|
I
COSTUMI TRADIZIONALI DEL MOLISE
I costumi
tradizionali fanno parte ormai del folklore. Il Molise,
comme l'intera Italia, hanno saputo conservare questo elemento
culturale che fa parte delle tradizioni e dei gusti locali permettendo
al popolo, in particolare, di conservare nel tempo un mondo di valori
che cementano e unificano la comunità locale.
Cosiché, mentre le classi dominanti e la
borghesia hanno voluto distinguersi dalle classi meno
abbienti, adottando i cambiamenti e l'evoluzione della moda, il
popolo ( le classi più povere) é rimasto
fedele all'abbigliamento tradizionale, semplice e pratico.
Ed é cosi che il costume popolare si é conservato
intatto, malgrado i cambiamenti nella moda, avvenuti durante il
XIX e il XX secolo, rimanendo un segno di appartenenza ad una classe
sociale o a un gruppo etnico.
Il popolo
molisano ha creato i suoi costumi, dando libero sfogo alla fantasia,
ma pur subendo influssi esterni. Un influsso
evidente fu quello dei popoli balcani, ma il marchio
più forte venne dall'alta nobiltà aragonese e dalla
presenza dei borboni che regnarono a Napoli. Le nostre
comunità contadine, essendo povere, durante un certo tempo,
dovettero spesso fabbricare i propri tessuti (quelli più disponibili erano
i panni di lana tessuti in casa e sottoposti a trattamento finale nelle
gualchiere, e le pesanti e resistenti tele di canapa, anch’esse
ottenute in casa), ma più tardi, col sorgere delle fabriche di
tessuti pregiati e di guarnizioni nella vicina (Napoli) fabbrica
di San Leucio, adottarono di prevalenza i prodotti accessibili
nel vicino mercato napoletano.
I costumi
tradizionali molisani si distinguevano per due elementi, l'uno
evidenziava la provenienza del costume, cioé il comune (Acquaviva
Collecroce, Baranello,
Boiano,
Campochiaro,
Cercemaggiore,
Guardiaregia,
Larino,
Montecilfone, San
Giuliano del Sanno, San
Polo Matese, Sepino,
Vinchiaturo) e l'altro evidenziava lo
statuto di colui che lo portava. I costumi molisani sono
bellissimi e posso parlarne, sia perché vi rimangono tracce in
parecchi paesi del Molise, specie nella valle del Biferno, e sia
perché i nostri l'indossano ancora in occasioni de feste
patronali, di ricorrenze religiose, di esibizioni di gruppi
folkloristici e perfino in occasione di matrimoni.
|
COSTUMI TRADIZIONALI NEI COMUNI DEL MOLISERoccasicura
Da lunghissimo tempo si è persa
conoscenza del modo di vestire degli uomini di Roccasicura nei secoli
trascorsi. Le uniche notizie tramandate fino ai nostri giorni con
descrizioni verbali riferiscono che l’abito era foggiato in panno nero
sia per la giacca sia per i calzoni e che gli uomini usavano un
fazzoletto da collo a colori vivaci.
Conosciamo, invece, perfettamente il
vestiario femminile perché, ancora pochi anni fa, molte donne
anziane indossavano il tradizionale costume del paese. La camicia
bianca era di cotone con girocollo ornato da pizzo lavorato ad
uncinetto e re vuste (il corpetto) nero di lana o velluto con
bretelle larghe e scollatura quadrata al seno, era decorato con fregi
dorati ed era chiuso da bottoncini sul lato. Le bretelle con gli stessi
fregi dorati erano agganciate al corpetto con apposite cciappe
(ganci) e le maniche lunghe dello stesso tessuto erano smontabili con
attaccatura alle bretelle sulle spalle. La vónna
(gonna) di lana per l’inverno e di cotone pesante per l’estate, era
lunga fin quasi alla caviglia pieghettata tutt’intorno e liscia sul
davanti ed era di colore nero per le donne anziane o chiaro per le
giovani con una o più fasce scure basse sulla parte terminale.
Una tasca laterale senza fondo chiamata puciarola consentiva l’accesso
di una mano agli indumenti intimi. Re mandezine (il
grembiule) di cotone nero o marrone era pieghettato ed un po’
più corto della gonna. Re vammacìle (Il
copricapo) era costituito da tessuto rettangolare di cotone bianco
munito di frangia sui lati corti e di merletto sui lati lunghi. Piegato
e rimboccato in maniera particolare, si presentava quasi rigido sulla
testa con un riquadro appena sporgente sulla fronte e scendeva libero
ai lati e dietro fino alla vita. Re vammacìle si
fissava con re spellóne (lungo fermaglio in oro od
ottone) sui capelli acconciati con trecce arrotolate intorno alla testa.
http://www.molisealberi.com/roccasicura_tradizioni.asp
Morrone
Oggi non rimane alcuna traccia
dei costumi caratteristici paesani. A ricordo degli anziani, gli uomini
indossavano calzoni corti di panno di lana, tessuto in casa,
abbottonati da un lato e completati da calzettoni che arrivavano poco
sotto il ginocchio. La giacca anch' essa di lana, bene attillata,
formava una specie di corsetto con visibile lo sparato della camicia
aperta in alto. Completava il costume un cappello a punta con nastro
svolazzante.
Il costume femminile era rappresentato da una gonna rigonfia a più pieghe, corta al livello delle ginocchia. Un corpetto ben aderente al petto era completato da un fazzoletto di colori vivaci o bianco con ricami, fissato a punta sulle spalle, con le nocche annodate sul davanti. Nell'estate detti corpetti erano senza maniche e quelle delle camicie rimboccate con ricami. In testa usavano le cosi dette mappe, che rimanevano piatte ed appuntate da uno spillo di metallo o d’oro, secondo le possibilità economiche. Cerchioni d’oro a filigrana pendevano dalle orecchie e collane, composte di palline d'oro di svariata grandezza, completate nel mezzo dal " broloque " filigranato e tondeggiante con numerose punte a stella. La fede, in pratica l'anello dello sposalizio, era contraddistinta dal simbolo della croce. http://www.morronedelsannio.com/i_costumi.htm San Polo Matese
La
varietà delle fogge che caratterizza il costume tradizionale
delle donne della fascia matesina, dimostra che l'adozione del costume
ha origini remote, risalente forse all'epoca sannitica o romana, e,
come sembra più probabile, a quella della invasione bulgara di
Altzek. A San Polo le donne calzano scarpe nere e calzamaglie di color
viola; il vestito, tutto d'un pezzo, comprende le bretelle, il corpetto
e la gonna, il tutto di panno nero, preparato a mano. Alle bretelle
vengono allacciate le maniche. Il corpetto che stringe alla vita e
sostiene il seno, viene allacciato sotto le ascelle e, al di sotto, una
camicetta bianca che fa da sfondo meraviglioso. La vita viene stretta
da una fascia chiamata "mantera", larga circa Cerro
al Volturno
Molto rilevante è stato a Cerro al
Volturno il costume delle donne. Fino agli anni sessanta le donne a
Cerro vestivano con un copricapo bianco ricadente sulle spalle , il
"corpetto" era in velluto molto ricamato che andava a coprire una
camicetta bianca di pizzo. Il copri braccio era anch'esso di
velluto, mentre la gonna tutta adorna di merletti scendeva fino ai
"cioci" (dialetticamente detti scarpitt ) intrecciati sul piede e sulla
caviglia con cordoncini di cuoio.Cerro si
è fatta apprezzare negli ultimi anni con la "festa della sposa"
http://www.altovolturnoedintorni.it/?p=433
Vinchiaturo
A cura della prof.ssa G. Bagnoli
II medico Agostino Pistillo, in risposta ai quesiti
dell'inchiesta murattiana del 1811, descriveva l'abbigliamento del
contado di Vinchiaturo come semplice e severo nella sua
compostezza. Altre informazioni sono desumibili da due fotografie
dello Studio Trombetta, una della seconda meta del La sobrietà dei colori e della foggia ero compensata dell'eleganza delle piegoline orizzontali, del pizzo e dei ricami ad intaglio del grembiule ("palmerino"), sovrastante la gonna, e dai ricami in corallini lucenti, secondo disegni a motivi floreali o geometrici, per l'abito da sposa, di crespo o broccato, tessuto di migliore qualità che, quasi sempre, passava di generazione in generazione.Per l'abito maschile la semplicità ere quasi spartana poiché esso si riduceva ai calzoni larghi e un poco corti ("zompafuosse"), alla camiciola, al giubbino, al cappello a falda larga per ripararsi dalla pioggia, alla cappa per i rigori dell'inverno, alle calze molto grossolane. Come scarpe si usavano, talvolta pezze di cuoio sostenute da stringhe attorcigliate alle gambe ("zampitti"), e talvolta scarpe di cuoio grezzo montanti sul collo del piede, ricoperte d'inverno dalle uose ("cochere"), pezze di panno di lana per lo più di colore verde scuro o marrone, lunghe fino al ginocchio. Nella tradizione di Vìnchiaturo, la severità dell'abito contrastava con le dinamicità dei motivi coreografici presenti nei balli, tra le cui figure, quelle del corteggiamento e quelle dette "di dispetto" erano le più difficili ma, anche, le più frequentate. Notizie tratte dall'archivio privato di Antonio D'Ancona Ripalimosani
“Comune di Ripalimosani: I
contadini di ambi i sessi in tutte le stagioni vestono di panno di lana
tessuto ne’ propri telai e fatto colle lane delle proprie pecore. Campochiaro
È
uno degli abiti più complessi del Molise soprattutto per il
numero dei capi e la ricchezza delle guarnizioni. La camicia bianca
dell'abito femminile ha una scollatura quadrata rifinita a merletto e
pettorina pieghettata; la gonna è nera (anche blu o marrone)
liscia davanti e plissettata intorno; corpetto come la gonna, applicato
a questa, aderente, sostenuto da bretelle (spallère)
larghe, allacciato davanti con nastrini incrociati; maniche dello
stesso panno della gonna (o di velluto), che lasciano in vista gli
sbuffi della camicia; la scolla (il fazzoletto da collo)
color verde (bianco per le spose) piegato a triangolo, posato sulle
spalle e fermato davanti sotto il corpetto; due ampie fasce (lenza
e tocca) girate sul seno e fermate a destra con una spilla; grembiule
nero, rovesciato in alto, marginato in bianco e ricamato; un'altra
fascia (zinàle arrète), di colore verde,
poggiato dietro a partire dalla vita; la mappa nera foderata
di bianco, rigida, posata obliquamente sulla testa, guarnita di
merletto bianco, con frangia nella parte posteriore. L'abito maschile
comprende la consueta camicia bianca con breve colletto "a pistagnina",
calzoni neri lunghi fin sotto il ginocchio, cintura colorata annodata a
destra, camiciola a doppio petto e giacca a tre bottoni, fazzoletto
ricamato al collo, calze bianche o nere con lacci viola.
L'acconciatura, molto complessa, prevedeva due ciocche completate da fettucce bianche, girate attorno alla testa. Gli ori prevedevano, oltre alla collana, catene sottili con tre pendenti, lacci con ciondolo a forma di fiocco, fascette di velluto nero, girocollo, orecchini pendenti di forma ovale con perline o frangette, anelli, spille. San
Giuliano del Sannio
La
camicia bianca ha la scollatura a girocollo con merletto, maniche a
sbuffo e polsini con merletto; la gonna di panno marrone o blu è
liscia davanti, arricciata tutto intorno con galloni in basso; il
corpetto è basso, con bretelle larghe, allacciato davanti; le
maniche, dello stesso tessuto della gonna e del corpetto, sono lunghe,
ricamate, applicate al corpetto con nastri o cordicelle ornate di
fiocchi; il grembiule è scuro, lungo, orlato con nastro; la scolla
(fazzoletto da spalla) è a fantasia (ma anche monocolore) ed
è posata sulle spalle con i due lembi infilati nella cintura; in
testa la mappa rettangolare, marrone, con gallone d'argento,
piegata e sostenuta in modo da coprire le orecchie e le spalle; le
nubili non usano la mappa ma un fazzoletto da testa di seta
chiara piegato a triangolo e annodato sulla nuca. L'abito maschile
prevede la consueta camicia bianca di cotone, calzoni aderenti fermati
alla vita da una cintura di lana rossa e abbottonati davanti con un
doppio spacco, camiciola corta a doppio petto, giacca lunga, fazzoletto
da collo rosso, annodato sotto il mento; calze bianche di pezza, uose
di panno grezzo.
Isernia.'' La tradizione delle antichità molisane, riemersa attraverso la manifestazione della sua creatività nei monili di un tempo e negli antichi costumi, ha inaugurato l'anno sociale del Lions Clubs di Isernia che ha organizzato, grazie all'interesse della presidente del distretto isernino Valeria Buccomino e dei sui membri, una conferenza a cura del professor Antonio Scasserra..... Che ha analizzato ed illustrato ai partecipanti nella sala dell'aula magna dell'Itis di Isernia l'antica storia contadina della popolazione molisana attraverso la peculiarità dei suoi abiti e la creazione dei gioielli indossati dalle donne nel secolo dell'ottocento. L'interessante tuffo nella tradizione che rappresenta una ricchezza importante da tramandare alle generazioni future per non scordare quegli importantissimi valori dell'umiltà, dell'onestà e del buon senso che caratterizzavano quell'epoca è stato affiancato dalla proiezione del filmato sulle attività del Lcif, Lions Clubs International Foundation che come ha spiegato il dottor Stefano Gravante, delegato di zona per il Lions Club è il braccio umanitario del Lions Clubs International ''. La storia di un popolo attraverso i monili e gli abiti di un tempoIl matrimonio di un tempo a Baranello |
|
Particolarità dei costumi molisani. '' Furono proprio gli accessori e le decorazioni a determinare le distinzioni da zona a zona ed a segnare le peculiarità dei costumi, ad evidenziare i “messaggi” ed i simboli, a dare significati riferiti allo status. Per la donna veniva inequivocabilmente rimarcato lo status di nubile rispetto alla donna maritata e, ancora più visibilmente, rispetto alla vedova. A Cercemaggiore, ad esempio, la gonna della donna sposata presenta, sul tergo, due fessure bordate di rosso, alla sommità delle quali sono sospesi con nastri rossi due pendagli d’argento, accessori entrambi che erano ridotti ad uno nel vestito della ragazza nubile; a Baranello le donne maritate si individuano dalle cinque file di nastro di seta rossa applicati al bordo della gonna nonché dagli spilloncini infilati nel copricapo (uno per ogni anno di matrimonio); a Sepino le maritate ostentano il loro status mediante un’ampia fettuccia (verde o rossa) applicata al bordo della gonna. L’abbigliamento nuziale raggiunge il massimo della ricchezza di accessori, guarnizioni, gioielli, la vedova elimina invece ogni decorazione e bandisce i colori. Nel costume maschile tali “segni”, pur presenti, sono meno rilevanti e meno frequenti: i legacci per le calze, il fazzoletto da collo, i ricami sui polsini o sui colletti. Taluni oggetti, gioielli ed accessori dell’abbigliamento rispondono ad un rigoroso cerimoniale, soprattutto quelli legati alle ricorrenze importanti nella vita: il fidanzamento, le nozze, la morte. Il coltello con manico intarsiato e le forbici erano i doni dello sposo; le stringhe policrome per le calze e soprattutto il fazzoletto (da naso o da collo), ricamato in rosso con frasi d’amore lungo i bordi sono il dono della fidanzata al promesso sposo (“quando viene la stagione e il sudor ti bagna il petto, ammirando il fazzoletto ricordati di me” è la frase ricamata a punto croce su un fazzoletto da Cercemaggiore); un panno bianco inamidato e la lunga collana d’oro è il dono della suocera alla nuora il giorno delle nozze, al momento dell’ingresso nella casa. arricciata in vita o plissettata “ad organetto”, liscia davanti in modo da ricevere agevolmente il grembiule. Il corpetto, stretto e preferibilmente allacciato davanti, può essere sia unito sia più comunemente staccato dalla gonna, realizzato in modo da stringere la vita e tenere ben sollevato il seno, con la stessa funzione del busto (solo in qualche caso schiaccia e copre il seno). Il grembiule (zinale), nato per fini pratici, finì con il diventare un complemento essenziale, di valenza non solo decorativa ma anche fortemente simbolica: il grembiule è protezione del sesso, e, donato allo sposo, è simbolo di possesso esclusivo da parte di quest’ultimo. Il copricapo di panno (mappa) è anch’esso fortemente caratterizzato sia nella forma che nelle decorazioni, adatto ad evidenziare e valorizzare il viso, arricchito di spilloni in metallo prezioso talora di dimensioni gigantesca (come a Cercemaggiore ed a Guardiaregia). Generalmente il copricapo è una prerogativa delle donne maritate, non usato nei giorni feriali. Altro capo, non strettamente funzionale e per questo non presente in alcuni costumi, è il fazzoletto da collo (scolla), bianca o di colore chiaro (nera o scura per le vedove), ricamata spesso in rosso con frasi d’amore. Il significato simbolico investe anche i gioielli (di oro, argento, corallo) indossati numerosi il giorno delle nozze e nelle feste importanti. L’abbigliamento maschile presenta poche varianti da zona a zona; il colore è sempre scuro (tranne alcuni casi nelle zone costiere per il costume estivo, che era di canapa) e i capi si limitano ai calzoni, generalmente lunghi fin sotto il ginocchio, alla camicia bianca, alla camiciola (gilet) e alla giacca corta; per l’inverno in alcuni casi c’è il mantello scuro a ruota '' . Dal sito : http://www.morronedelsannio.com/i_costumi.htm
Il merletto a Roccavivara
'' Roccavivara
è un piccolo centro in provincia di Campobasso, sulla cima a un
colle in un ambiente naturale e suggestivo. Di rilievo l'antico
santuario della madonna di Canneto di cui si hanno notizie già
dal VIII secolo come possono testimoniare i numerosi ritrovamenti
archeologici. La chiesa dei Benedettini della metà del XII
secolo, di notevole interesse il pulpito riccamente decorato del 1223.
La statua della Vergine con Bambino e il Crocifisso, entrambi del XIV
secolo.
A Roccavivara tra le diverse tradizioni locali è storicamente provata la lavorazione del merletto, della tela e dei ricami in genere, che sin dalla più tenera età veniva tramandata da madre in figlia. E ogni ragazza ancora in giovane età si dava con passione alla preparazione della propria dote, che prima del matrimonio veniva esposta ed ammirata da tutta la comunità. Naturalmente attraverso la "dote" si poteva individuare anche il ceto sociale a cui la giovane sposa apparteneva. (personalmente lo trovo poco riguardoso per le famiglie che non avessero avuto grandi possibilità). Ma per fortuna col passare degli anni queste tradizioni si persero, però i bellissimi ricami sono rimasti. Tuttavia sempre ancora elementi ornamentali importanti che hanno svolto dettagli per il futuro tali che alle caratteristiche di alta qualità e raffinatezza hanno saputo coniugare le moderne neccessità di funzionalità e design. Una veloce fantasia, materie prime selezionate con diligenza ed una sempre più grande facoltà di colori hanno consentito di seguire anche le più recenti disposizioni dando libero sfogo alla creatività. Diverse sono le lavorazioni che individuano la tradizione rocchese nel settore dei ricami, dei merletti e tessuti d'arte. Il punto intaglio è il ricamo per massimo grado di perfezione, un arte che era divenuta popolare nel XVI secolo ed è tutt'oggi di gran moda per la decorazione di: lenzuola, tende, tovaglie, vestiti etc. Di grande eleganza e effetto questo lavoro e può sembrare difficile questa convinzione va invece tolta. Perchè è importante capire il procedimento. Per fare il ricamo a intaglio basta del tessuto sul quale provare due punti: il punto intaglio e il punto festone, invece per il punto inglese e per il cordoncino ci vogliono un paio di forbicine ben affilate, per esercitarsi nel taglio del tessuto sotto le barrette ed il gioco dei pieni e dei vuoti è subito fatto. Questo tipo di ricamo bastano, un pò di attenzione, un pò di pazienza e soprattutto tanta buona volontà. Ora parliamo del "uncinetto filet" Naturalmente anche per questo tipo di lavoro è neccessario come prima cosa, buona volontà pazienza e soprattutto passione, per questo lavoro manuale quello che occorre sono uno schema base da seguire, un uncinetto e un gomitolo e questo è tutto. Con questo sistema si possono realizzare tante cose, dalla semplice presina a un centro tavola, alle tendine fino al copriletto, e varie trine. "Uncinetto filet a ferro pieno". Ecco un lavoro le quali origini si perdono nella notte dei tempi e che oggi solo poche nonnine e qualche signora sa tradurre in realtà. Questo tipo di lavoro permette solo la realizzazione di trine semplici ma molto belle che le nostre nonne usavano per fare bordi per gli asciugamani, lenzuola e per le credenzine. Si inizia realizzando tanta catenella in base a quanta trina si vuole e la base per la lavorazione è la stessa dell'uncinetto a filet. Una volta si usava un uncinetto tutto particolare, ma che purtroppo oggi è molto raro trovare. Naturalmente si può anche utilizzare un semplice uncinetto. "Filet su tessuto" Un lavoro soprattutto bello e delicato
è il filet su tessuto che rende ogni lavoro più romantico
e prezioso. Per eseguire questo lavoro così bello bisogna usare
un pezzo di tessuto di lino però non troppo sottile, filo da
ricamo e delle forbicine con la punta. Prima di tutto si sceglie lo
schema da eseguire, si possono usare anche quelli utilizzati per
l'uncinetto. Si mette il tessuto su di un telaio in modo che resti
sempre ben teso e si inizia a contare i buchi che sono neccessari per
il disegno. Poi a intervalli si deve tagliare i fili dell'ordito e
della trama fino a realizzare una rete, sulla quale poi si dovrà
ritessere con ago e filo il disegno che si desidera realizzare.
"Lavori a telaio" Un altro lavoro molto ricercato, prezioso e senz'altro che desta ammirazione è il lavoro eseguito su telaio. Di questo lavoro si parla già nell' Odissea in quel epoca così lontana ma che ancora oggi qualche signora piena di, fantasia, buona volontà e con grande pazienza lo realizza. Con questo bellissimo lavoro si possono fare, delle tende, tovaglie, asciugamani, copriletti e altri lavori molto eleganti, per rendere la casa elegante, oppure anche per la casa di ogni giorno. Per chi ha passione può realizzare anche camicette, vestiti, e bordi che renderanno un capo di vestiario particolarmente personale oltre a raffinato. Se volete lavorare al telaio è neccessario una bella stanza dove sistemare il telaio, dopo si arrotolano dei fili su una mazza chiamata "sugglio" questi poi si infilano dentro i "licci" e si può iniziare a lavorare. I pedali situati in basso sono un pezzo molto importante e a seconda come si schiacciano si realizza il tessuto liscio che si usa quasi sempre per asciugamani, lenzuola, oppure a quadri per tovaglie o altro. Per chi ha la passione per le cose di un tempo e ha una grande pazienza, questo è il lavoro adatto ''. http://www.larchivio.org/xoom/ilmerletto.htm Links sul soggetto
|