I COSTUMI TRADIZIONALI DEL MOLISE




I costumi tradizionali fanno parte ormai del folklore.   Il Molise, comme l'intera Italia, hanno saputo conservare questo elemento culturale che fa parte delle tradizioni e dei gusti locali permettendo al popolo, in particolare, di conservare nel tempo un mondo di valori che cementano e unificano la comunità locale.   Cosiché, mentre le classi dominanti e la borghesia hanno voluto distinguersi dalle classi meno abbienti, adottando i cambiamenti e l'evoluzione della moda, il popolo ( le classi più povere)  é rimasto fedele all'abbigliamento tradizionale, semplice e pratico.  Ed é cosi che il costume popolare si é conservato intatto, malgrado i cambiamenti  nella moda, avvenuti durante il XIX e il XX secolo, rimanendo un segno di appartenenza ad una classe sociale o a un gruppo etnico.  
 
Il popolo molisano ha creato i suoi costumi, dando libero sfogo alla fantasia, ma pur subendo influssi  esterni.  Un influsso evidente fu quello dei popoli  balcani, ma il marchio più forte venne dall'alta nobiltà aragonese e dalla presenza dei borboni che regnarono a Napoli.   Le nostre comunità contadine, essendo povere, durante un certo tempo, dovettero spesso fabbricare i propri tessuti  (quelli più disponibili erano i panni di lana tessuti in casa e sottoposti a trattamento finale nelle gualchiere, e le pesanti e resistenti tele di canapa, anch’esse ottenute in casa), ma più tardi, col sorgere delle fabriche di tessuti pregiati e di guarnizioni nella vicina (Napoli)  fabbrica di San Leucio, adottarono  di prevalenza i prodotti accessibili nel vicino mercato napoletano
 
I costumi tradizionali molisani si distinguevano per due elementi, l'uno evidenziava la provenienza del costume, cioé il comune (Acquaviva Collecroce, BaranelloBoiano,  CampochiaroCercemaggiore,  Guardiaregia,  Larino, Montecilfone,  San Giuliano del Sanno,  San Polo Matese,  Sepino, Vinchiaturoe l'altro evidenziava lo statuto di colui che lo portava.  I costumi molisani sono  bellissimi e posso parlarne, sia perché vi rimangono tracce in parecchi  paesi del Molise, specie nella valle del Biferno, e sia perché i nostri l'indossano ancora in occasioni de feste patronali, di ricorrenze religiose, di esibizioni di gruppi folkloristici e perfino in occasione di matrimoni. 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                     

COSTUMI TRADIZIONALI NEI COMUNI DEL MOLISE

Roccasicura
Da lunghissimo tempo si è persa conoscenza del modo di vestire degli uomini di Roccasicura nei secoli trascorsi. Le uniche notizie tramandate fino ai nostri giorni con descrizioni verbali riferiscono che l’abito era foggiato in panno nero sia per la giacca sia per i calzoni e che gli uomini usavano un fazzoletto da collo a colori vivaci.
Conosciamo, invece, perfettamente il vestiario femminile perché, ancora pochi anni fa, molte donne anziane indossavano il tradizionale costume del paese. La camicia bianca era di cotone con girocollo ornato da pizzo lavorato ad uncinetto e re vuste (il corpetto) nero di lana o velluto con bretelle larghe e scollatura quadrata al seno, era decorato con fregi dorati ed era chiuso da bottoncini sul lato. Le bretelle con gli stessi fregi dorati erano agganciate al corpetto con apposite cciappe (ganci) e le maniche lunghe dello stesso tessuto erano smontabili con attaccatura alle bretelle sulle spalle. La vónna (gonna) di lana per l’inverno e di cotone pesante per l’estate, era lunga fin quasi alla caviglia pieghettata tutt’intorno e liscia sul davanti ed era di colore nero per le donne anziane o chiaro per le giovani con una o più fasce scure basse sulla parte terminale. Una tasca laterale senza fondo chiamata puciarola consentiva l’accesso di una mano agli indumenti intimi. Re mandezine (il grembiule) di cotone nero o marrone era pieghettato ed un po’ più corto della gonna. Re vammacìle (Il copricapo) era costituito da tessuto rettangolare di cotone bianco munito di frangia sui lati corti e di merletto sui lati lunghi. Piegato e rimboccato in maniera particolare, si presentava quasi rigido sulla testa con un riquadro appena sporgente sulla fronte e scendeva libero ai lati e dietro fino alla vita. Re vammacìle si fissava con re spellóne (lungo fermaglio in oro od ottone) sui capelli acconciati con trecce arrotolate intorno alla testa.  http://www.molisealberi.com/roccasicura_tradizioni.asp
 
Morrone
Oggi non  rimane alcuna traccia dei costumi caratteristici paesani. A ricordo degli anziani, gli uomini indossavano calzoni corti di panno di lana, tessuto in casa, abbottonati da un lato e completati da calzettoni che arrivavano poco sotto il ginocchio. La giacca anch' essa di lana, bene attillata, formava una specie di corsetto con visibile lo sparato della camicia aperta in alto. Completava il costume un cappello a punta con nastro svolazzante.

Il costume femminile era rappresentato da una gonna rigonfia a più pieghe, corta al livello delle ginocchia. Un corpetto ben aderente al petto era completato da un fazzoletto di colori vivaci o bianco con ricami, fissato a punta sulle spalle, con le nocche annodate sul davanti. Nell'estate detti corpetti erano senza maniche e quelle delle camicie rimboccate con ricami.  In testa usavano le cosi dette mappe, che rimanevano piatte ed appuntate da uno spillo di metallo o d’oro, secondo le possibilità economiche. Cerchioni d’oro a filigrana pendevano dalle orecchie e collane, composte di palline d'oro di svariata grandezza, completate nel mezzo dal " broloque " filigranato e tondeggiante con numerose punte a stella.  La fede, in pratica l'anello dello sposalizio, era contraddistinta dal simbolo della croce. http://www.morronedelsannio.com/i_costumi.htm

San Polo Matese

La varietà delle fogge che caratterizza il costume tradizionale delle donne della fascia matesina, dimostra che l'adozione del costume ha origini remote, risalente forse all'epoca sannitica o romana, e, come sembra più probabile, a quella della invasione bulgara di Altzek. A San Polo le donne calzano scarpe nere e calzamaglie di color viola; il vestito, tutto d'un pezzo, comprende le bretelle, il corpetto e la gonna, il tutto di panno nero, preparato a mano. Alle bretelle vengono allacciate le maniche. Il corpetto che stringe alla vita e sostiene il seno, viene allacciato sotto le ascelle e, al di sotto, una camicetta bianca che fa da sfondo meraviglioso. La vita viene stretta da una fascia chiamata "mantera", larga circa 10 cm., tutta pieghe, che protegge i reni e si annoda davanti. Dalla vita, ancora, scende il grembiule (lo zinale), pur esso di panno nero, che arriva fin sotto le ginocchia.   L'ultimo pezzo dell'ornamento femminile è la... «continua»

 
Cerro al Volturno
Molto rilevante è stato a Cerro al Volturno il costume delle donne. Fino agli anni sessanta le donne a Cerro vestivano con un copricapo bianco ricadente sulle spalle , il "corpetto" era in velluto molto ricamato che andava a coprire una camicetta bianca di pizzo.  Il copri braccio era anch'esso di velluto, mentre la gonna tutta adorna di merletti scendeva fino ai "cioci" (dialetticamente detti scarpitt ) intrecciati sul piede e sulla caviglia con cordoncini di cuoio.Cerro si è fatta apprezzare negli ultimi anni con la "festa della sposa"

Vinchiaturo  A cura della prof.ssa G. Bagnoli

II medico Agostino Pistillo, in risposta ai quesiti dell'inchiesta murattiana del 1811, descriveva l'abbigliamento del contado di Vinchiaturo come semplice e severo nella sua compostezza.  Altre informazioni sono desumibili da due fotografie dello Studio Trombetta, una della seconda meta del 1800, l'altra del 1900.  La donna usava una camicia di cotone arricciata intorno al collo e sostenuta dalla gonna increspata in vita, di stoffa non troppo pesante (crespo n pannino detti anche zigrino o burdiglione) che "nell'inverno riesce troppo lieve e freddo: e questo deriva dalla miseria e dalla poca industria delle pecore pel ristretto pascolo" come scrisse il Pistillo.  Le stoffe, infatti, venivano da Sepino; e se tessute in paese, comunque, venivano portale alle gualchiere di Sepino per effettuare la valecatura.  Completavano il vestiario il corpetto, la scolla, con lunga frangia per lo più di seta, di colore paglierino o verde chiaro o azzurro, fermata a drappeggio sul petto con un grosso spillo d'oro ("brellòcche"), le maniche, legate al corpetto con nastri affinché potessero essere sfilate lasciandole, però, attaccate alle spalline, la mappa o il fazzoletto per i giorni feriali, di lana o seta semplice pur le maritate, multicolore per le nubili e di lino bianco per le zitelle, le calze nere, di lana o cotone, e le scarpe basse, di cuoco con lacci.  II girocollo con vellutino e ciondolo d'oro, con qualche piccolo inserto a cammeo e gli orecchini lunghi ("pendantiffe") ornavano il rotto.


La sobrietà dei colori e della foggia ero compensata dell'eleganza delle piegoline orizzontali, del pizzo e dei ricami ad intaglio del grembiule ("palmerino"), sovrastante la gonna, e dai ricami in corallini lucenti, secondo disegni a motivi floreali o geometrici, per l'abito da sposa, di crespo o broccato, tessuto di migliore qualità che, quasi sempre, passava di generazione in generazione.Per l'abito maschile la semplicità ere quasi spartana poiché esso si riduceva ai calzoni larghi e un poco corti ("zompafuosse"), alla camiciola, al giubbino, al cappello a falda larga per ripararsi dalla pioggia, alla cappa per i rigori dell'inverno, alle calze molto grossolane.  Come scarpe si usavano, talvolta pezze di cuoio sostenute da stringhe attorcigliate alle gambe ("zampitti"), e talvolta scarpe di cuoio grezzo montanti sul collo del piede, ricoperte d'inverno dalle uose ("cochere"), pezze di panno di lana per lo più di colore verde scuro o marrone, lunghe fino al ginocchio.  Nella tradizione di Vìnchiaturo, la severità dell'abito contrastava con le dinamicità dei motivi coreografici presenti nei balli, tra le cui figure, quelle del corteggiamento e quelle dette "di dispetto" erano le più difficili ma, anche, le più frequentate.  Notizie tratte dall'archivio privato di Antonio D'Ancona
 
Ripalimosani

“Comune di Ripalimosani: I contadini di ambi i sessi in tutte le stagioni vestono di panno di lana tessuto ne’ propri telai e fatto colle lane delle proprie pecore.
Porzione di esso si tinge dalle donne del paese con erbe e robbia, e l’altra si manda alla tintera...Nel lavare la biancheria generalmente fanno uso del sapone, e si rimarca del lusso, massime nel ceto delle donne. Vera sudicezza ne’ miserabili non se ne osserva. Pubblici stabilimenti da vestire li poveri mancano.” (1)
Povertà dunque, ma anche tanta dignità, e pulizia.  Questi erano però gli abiti dei “tempi normali” o “profani”, da contrapporre a quelli di “rappresentanza” o dei “tempi cerimoniali”.  Da alcune testimonianze orali ed atti dotali, afferma la studiosa Ada Trombetta, si capisce che gli abiti quotidiani erano simili a quelli delle feste, seppure privi di guarnizioni ed ori. 


Campochiaro
È uno degli abiti più complessi del Molise soprattutto per il numero dei capi e la ricchezza delle guarnizioni. La camicia bianca dell'abito femminile ha una scollatura quadrata rifinita a merletto e pettorina pieghettata; la gonna è nera (anche blu o marrone) liscia davanti e plissettata intorno; corpetto come la gonna, applicato a questa, aderente, sostenuto da bretelle (spallère) larghe, allacciato davanti con nastrini incrociati; maniche dello stesso panno della gonna (o di velluto), che lasciano in vista gli sbuffi della camicia; la scolla (il fazzoletto da collo) color verde (bianco per le spose) piegato a triangolo, posato sulle spalle e fermato davanti sotto il corpetto; due ampie fasce (lenza e tocca) girate sul seno e fermate a destra con una spilla; grembiule nero, rovesciato in alto, marginato in bianco e ricamato; un'altra fascia (zinàle arrète), di colore verde, poggiato dietro a partire dalla vita; la mappa nera foderata di bianco, rigida, posata obliquamente sulla testa, guarnita di merletto bianco, con frangia nella parte posteriore. L'abito maschile comprende la consueta camicia bianca con breve colletto "a pistagnina", calzoni neri lunghi fin sotto il ginocchio, cintura colorata annodata a destra, camiciola a doppio petto e giacca a tre bottoni, fazzoletto ricamato al collo, calze bianche o nere con lacci viola.
L'acconciatura, molto complessa, prevedeva due ciocche completate da fettucce bianche, girate attorno alla testa. Gli ori prevedevano, oltre alla collana, catene sottili con tre pendenti, lacci con ciondolo a forma di fiocco, fascette di velluto nero, girocollo, orecchini pendenti di forma ovale con perline o frangette, anelli, spille.
 
San Giuliano del Sannio
La camicia bianca ha la scollatura a girocollo con merletto, maniche a sbuffo e polsini con merletto; la gonna di panno marrone o blu è liscia davanti, arricciata tutto intorno con galloni in basso; il corpetto è basso, con bretelle larghe, allacciato davanti; le maniche, dello stesso tessuto della gonna e del corpetto, sono lunghe, ricamate, applicate al corpetto con nastri o cordicelle ornate di fiocchi; il grembiule è scuro, lungo, orlato con nastro; la scolla (fazzoletto da spalla) è a fantasia (ma anche monocolore) ed è posata sulle spalle con i due lembi infilati nella cintura; in testa la mappa rettangolare, marrone, con gallone d'argento, piegata e sostenuta in modo da coprire le orecchie e le spalle; le nubili non usano la mappa ma un fazzoletto da testa di seta chiara piegato a triangolo e annodato sulla nuca. L'abito maschile prevede la consueta camicia bianca di cotone, calzoni aderenti fermati alla vita da una cintura di lana rossa e abbottonati davanti con un doppio spacco, camiciola corta a doppio petto, giacca lunga, fazzoletto da collo rosso, annodato sotto il mento; calze bianche di pezza, uose di panno grezzo.

Isernia.  

'' La tradizione delle antichità molisane, riemersa attraverso la manifestazione della sua creatività nei monili di un tempo e negli antichi costumi, ha inaugurato l'anno sociale del Lions Clubs di Isernia che ha organizzato, grazie all'interesse della presidente del distretto isernino Valeria Buccomino e dei sui membri, una conferenza a cura del professor Antonio Scasserra.....   Che ha analizzato ed illustrato ai partecipanti nella sala dell'aula magna dell'Itis di Isernia l'antica storia contadina della popolazione molisana attraverso la peculiarità dei suoi abiti e la creazione dei gioielli indossati dalle donne nel secolo dell'ottocento. L'interessante tuffo nella tradizione che rappresenta una ricchezza importante da tramandare alle generazioni future per non scordare quegli importantissimi valori dell'umiltà, dell'onestà e del buon senso che caratterizzavano quell'epoca è stato affiancato dalla proiezione del filmato sulle attività del Lcif, Lions Clubs International Foundation che come ha spiegato il dottor Stefano Gravante, delegato di zona per il Lions Club è il braccio umanitario del Lions Clubs International ''.  La storia di un popolo attraverso i monili e gli abiti di un tempo

Il matrimonio di un tempo a Baranello

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                    

Particolarità dei costumi molisani.

'' Furono proprio gli accessori e le decorazioni a determinare le distinzioni da zona a zona ed a segnare le peculiarità dei costumi, ad evidenziare i “messaggi” ed i simboli, a dare significati riferiti allo status. Per la donna veniva inequivocabilmente rimarcato lo status di nubile rispetto alla donna maritata e, ancora più visibilmente, rispetto alla vedova. A Cercemaggiore, ad esempio, la gonna della donna sposata presenta, sul tergo, due fessure bordate di rosso, alla sommità delle quali sono sospesi con nastri rossi due pendagli d’argento, accessori entrambi che erano ridotti ad uno nel vestito della ragazza nubile; a Baranello le donne maritate si individuano dalle cinque file di nastro di seta rossa applicati al bordo della gonna nonché dagli spilloncini infilati nel copricapo (uno per ogni anno di matrimonio); a Sepino le maritate ostentano il loro status mediante un’ampia fettuccia (verde o rossa) applicata al bordo della gonna. L’abbigliamento nuziale raggiunge il massimo della ricchezza di accessori, guarnizioni, gioielli, la vedova elimina invece ogni decorazione e bandisce i colori.

Nel costume maschile tali “segni”, pur presenti, sono meno rilevanti e meno frequenti: i legacci per le calze, il fazzoletto da collo, i ricami sui polsini o sui colletti. Taluni oggetti, gioielli ed accessori dell’abbigliamento rispondono ad un rigoroso cerimoniale, soprattutto quelli legati alle ricorrenze importanti nella vita: il fidanzamento, le nozze, la morte.  Il coltello con manico intarsiato e le forbici erano i doni dello sposo; le stringhe policrome per le calze e soprattutto il fazzoletto (da naso o da collo), ricamato in rosso con frasi d’amore lungo i bordi sono il dono della fidanzata al promesso sposo (“quando viene la stagione e il sudor ti bagna il petto, ammirando il fazzoletto ricordati di me” è la frase ricamata a punto croce su un fazzoletto da Cercemaggiore); un panno bianco inamidato e la lunga collana d’oro è il dono della suocera alla nuora il giorno delle nozze, al momento dell’ingresso nella casa.

 arricciata in vita o plissettata “ad organetto”, liscia davanti in modo da ricevere agevolmente il grembiule. Il corpetto, stretto e preferibilmente allacciato davanti, può essere sia unito sia più comunemente staccato dalla gonna, realizzato in modo da stringere la vita e tenere ben sollevato il seno, con la stessa funzione del busto (solo in qualche caso schiaccia e copre il seno). Il grembiule (zinale), nato per fini pratici, finì con il diventare un complemento essenziale, di valenza non solo decorativa ma anche fortemente simbolica: il grembiule è protezione del sesso, e, donato allo sposo, è simbolo di possesso esclusivo da parte di quest’ultimo. Il copricapo di panno (mappa) è anch’esso fortemente caratterizzato sia nella forma che nelle decorazioni, adatto ad evidenziare e valorizzare il viso, arricchito di spilloni in metallo prezioso talora di dimensioni gigantesca (come a Cercemaggiore ed a Guardiaregia).   Generalmente il copricapo è una prerogativa delle donne maritate, non usato nei giorni feriali. Altro capo, non strettamente funzionale e per questo non presente in alcuni costumi, è il fazzoletto da collo (scolla), bianca o di colore chiaro (nera o scura per le vedove), ricamata spesso in rosso con frasi d’amore.  Il significato simbolico investe anche i gioielli (di oro, argento, corallo) indossati numerosi il giorno delle nozze e nelle feste importanti. L’abbigliamento maschile presenta poche varianti da zona a zona; il colore è sempre scuro (tranne alcuni casi nelle zone costiere per il costume estivo, che era di canapa) e i capi si limitano ai calzoni, generalmente lunghi fin sotto il ginocchio, alla camicia bianca, alla camiciola (gilet) e alla giacca corta; per l’inverno in alcuni casi c’è il mantello scuro a ruota '' .  Dal sito : http://www.morronedelsannio.com/i_costumi.htm

 

 

PRIMAVERA

 

Il sole scopa l'ultima neve,

orgasmi di torrenti

parto di colori

 

Lavatrici

il canto degli uccelli

 

Pendoli d'asini

segnano con l'ombra

le ore nuove ai contadini

e batacchi le scandiscono

 

Il vento

prende a calci in culo

le ultime nuvole maldestre 

 

 

Terso il cielo

si riprende lo specchio

sui denti dei bimbi

 

Il poeta

scrive versi trappole

per fanciulle trasognanti

 

Ultimi schiamazzi al tramonto

mettono a cuccia

i morti risorti

 

Primavera

ripartenza e traguardo

che fu addio.

 

Michael Santhers; da

 Sorrisi Pignorati

 

                                                            Il merletto a Roccavivara
 
'' Roccavivara è un piccolo centro in provincia di Campobasso, sulla cima a un colle in un ambiente naturale e suggestivo. Di rilievo l'antico santuario della madonna di Canneto di cui si hanno notizie già dal VIII secolo come possono testimoniare i numerosi ritrovamenti archeologici. La chiesa dei Benedettini della metà del XII secolo, di notevole interesse il pulpito riccamente decorato del 1223. La statua della Vergine con Bambino e il Crocifisso, entrambi del XIV secolo.

A Roccavivara tra le diverse tradizioni locali è storicamente provata la lavorazione del merletto, della tela e dei ricami in genere, che sin dalla più tenera età veniva tramandata da madre in figlia. E ogni ragazza ancora in giovane età si dava con passione alla preparazione della propria dote, che prima del matrimonio veniva esposta ed ammirata da tutta la comunità. Naturalmente attraverso la "dote" si poteva individuare anche il ceto sociale a cui la giovane sposa apparteneva. (personalmente lo trovo poco riguardoso per le famiglie che non avessero avuto grandi possibilità). Ma
per fortuna col passare degli anni queste tradizioni si persero, però i bellissimi ricami sono rimasti. Tuttavia sempre ancora elementi ornamentali importanti che hanno svolto dettagli per il futuro tali che alle caratteristiche di alta qualità e raffinatezza hanno saputo coniugare le moderne neccessità di funzionalità e design. Una veloce fantasia, materie prime selezionate con diligenza ed una sempre più grande facoltà di colori hanno consentito di seguire anche le più recenti disposizioni dando libero sfogo alla creatività.
Diverse sono le lavorazioni che individuano la tradizione rocchese nel settore dei ricami, dei merletti e tessuti d'arte.  Il punto intaglio è il ricamo per massimo grado di perfezione, un arte che era divenuta popolare nel XVI secolo ed è tutt'oggi di gran moda per la decorazione di: lenzuola, tende, tovaglie, vestiti etc.  Di grande eleganza e effetto questo lavoro e può sembrare difficile questa convinzione va invece tolta. Perchè è importante capire il procedimento.  Per fare il ricamo a intaglio basta del tessuto sul quale provare due punti: il punto intaglio e il punto festone, invece per il punto inglese e per il cordoncino ci vogliono un paio di forbicine ben affilate, per esercitarsi nel taglio del tessuto sotto le barrette ed il gioco dei pieni e dei vuoti è subito fatto. Questo tipo di ricamo bastano, un pò di attenzione, un pò di pazienza e soprattutto tanta buona volontà.

Ora parliamo del "uncinetto filet" Naturalmente anche per questo tipo di lavoro è neccessario come prima cosa, buona volontà pazienza e soprattutto passione, per questo lavoro manuale quello che occorre sono  uno schema base da seguire, un uncinetto e un gomitolo e questo è tutto. Con questo sistema si possono realizzare tante cose, dalla semplice presina a un centro tavola, alle tendine fino al copriletto, e varie trine. "Uncinetto filet a ferro pieno". Ecco un lavoro le quali origini si perdono nella notte dei tempi e che oggi solo poche nonnine e qualche signora sa tradurre in realtà. Questo tipo di lavoro permette solo la realizzazione di trine semplici ma molto belle che le nostre nonne usavano per fare bordi per gli asciugamani, lenzuola e per le credenzine. Si inizia realizzando tanta catenella in base a quanta trina si vuole e la base per la lavorazione è la stessa dell'uncinetto a filet. Una volta si usava un uncinetto tutto particolare, ma che purtroppo oggi è molto raro trovare. Naturalmente si può anche utilizzare un semplice uncinetto.
"Filet su tessuto" Un lavoro soprattutto bello e delicato è il filet su tessuto che rende ogni lavoro più romantico e prezioso. Per eseguire questo lavoro così bello bisogna usare un pezzo di tessuto di lino però non troppo sottile, filo da ricamo e delle forbicine con la punta. Prima di tutto si sceglie lo schema da eseguire, si possono usare anche quelli utilizzati per l'uncinetto. Si mette il tessuto su di un telaio in modo che resti sempre ben teso e si inizia a contare i buchi che sono neccessari per il disegno. Poi a intervalli si deve tagliare i fili dell'ordito e della trama fino a realizzare una rete, sulla quale poi si dovrà ritessere con ago e filo il disegno che si desidera realizzare.

"Lavori a telaio" Un altro lavoro molto ricercato, prezioso e senz'altro che desta ammirazione è il lavoro eseguito su telaio.  Di questo lavoro si parla già nell' Odissea in quel epoca così lontana ma che ancora oggi qualche signora piena di, fantasia, buona volontà e con grande pazienza lo realizza.  Con questo bellissimo lavoro si possono fare, delle tende, tovaglie, asciugamani, copriletti e altri lavori molto eleganti, per rendere la casa elegante, oppure anche per la casa di ogni giorno. Per chi ha passione può realizzare anche camicette, vestiti, e bordi che renderanno un capo di vestiario particolarmente personale oltre a raffinato. Se volete lavorare al telaio è neccessario una bella stanza dove sistemare il telaio, dopo si arrotolano dei fili su una mazza chiamata "sugglio" questi poi si infilano dentro i "licci" e si può iniziare a lavorare. I pedali situati in basso sono un pezzo molto importante e a seconda come si schiacciano si realizza il tessuto liscio che si usa quasi sempre per asciugamani, lenzuola, oppure a quadri per tovaglie o altro. Per chi ha la passione per le cose di un tempo e ha una grande pazienza, questo è il lavoro adatto ''. http://www.larchivio.org/xoom/ilmerletto.htm




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