RIVISITIAMO IL PASSATO


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Nicola Franco: Notizie dal Molise e dei Molisani
Nicola Franco: L'Angolo dell'Emigrato
Nicola Franco: Intervista con Tony Vespa, Pres. F.A.M.Q.
Nicola Franco: Notizie dall'Italia e degli Italiani
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Pietro La Barbera : I Miserizzi;Pizza con giallo; (teatro)
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LA CULTURA DELLA VECCHIA BONEFRO

 Di Nicola Picchione

 

 

Le note che sono andato scrivendo sinora hanno tentato di descrivere un paese (Bonefro com’ era tanti anni fa) oppresso dalla fatica, dall’ incertezza del futuro, spesso dalla povertà se non dalla miseria. Ciò può aver indotto a pensare a un paese che era dominato anche dall’ ignoranza : rozzo e arretrato. Insomma con gente da non rimpiangere, priva di cultura.
            Non è così. Da troppo tempo il Sud si trascina dietro complessi di inferiorità e di colpe che oltrepassano quelle manchevolezze- gravi come un pesante fardello- che lo incatenano all’ arretratezza. Ho la sensazione che il Sud abbia una cattiva vista panoramica ma ottimi primi piani: voglio dire che se le popolazioni  sono state incapaci di scrollarsi di dosso catene pesanti che ne hanno impedito un adeguato progresso sociale, nei singoli individui si ritrovano spesso qualità sedimentate da secoli di cultura e civiltà, a patto di saper vedere non superficialmente
.
            Il popolo della vecchia Bonefro aveva- anche se con molti limiti- una cultura di tutto rispetto, in gran parte comune a tutto il Sud, in parte sua propria. Chi non conosce il Sud tende a farne un unico popolo accomunando gente molto diversa per carattere e per cultura. Indubbiamente molte caratteristiche sono comuni: la sfiducia nello Stato, la scarsa capacità di progresso sociale (pur con le dovute eccezioni), il progressivo impoverimento di risorse soprattutto umane causato dalla emigrazione, un rassegnato fatalismo. 
D’ altra parte, accomunano molte zone  la sensazione di un retaggio di civiltà antiche cumulatesi nell’ animo del Sud che puoi trovare nel contadino come nell’ intellettuale, una sorta di raffinatezza che travalica i modi palesi del vivere ma che si evidenziano nel parlare e nelle relazioni umane. Le ritrovi in chi è rimasto nei luoghi di origine e in chi vive da anni lontano: radici indelebili. Tante altre caratteristiche, tuttavia, diversificano notevolmente le varie parti del Meridione, come ingredienti comuni di una cucina che però ha trovato in ogni paese la sua diversità.
            Spesso i vizi riescono a galleggiare e mettersi in vetrina mentre le virtù tendono a rimanere nascoste. Quelle case non eleganti, quegli uomini con abiti spesso vecchi e rattoppati, quei ragazzi già precocemente sottomessi al bisogno, quelle vite che oggi ci appaiono tanto lontane, piegate dal lavoro e spesso dalla sofferenza  possono
insegnarci molto: non solo a misurare e ad apprezzare i progressi fatti ma anche a valutare quanto si è perduto.
            Il grado di civiltà di un popolo può essere valutato con vari parametri. Oggi prevalgono quelli dell’ apparenza e della tecnologia: chi ne possiede maggiormente è ritenuto più avanzato. Sarebbe ingiusto disconoscere i vantaggi della tecnologia- figlia della conoscenza scientifica- ma sempre più affiora il dubbio sui limiti di questo parametro che tende a mettere in second’ ordine
valori e rapporti umani che ritenevamo inutili ma che iniziamo a rimpiangere. L’uomo misurato prevalentemente sulla base della tecnologia e delle sue conoscenze scientifiche può portare alla presunzione di dominio sulla natura e sugli altri esseri viventi, alla illusione di risolvere tutto con la materialità dei congegni che se hanno molto migliorato la qualità della nostra vita non hanno risolto i tanti problemi tra i rapporti umani e poco hanno contribuito alla felicità delle persone che solo in parte è legata alla soddisfazione dei bisogni materiali. Essi hanno anche dato all’ uomo un potere distruttivo pericoloso, illudendolo di poter dominare la natura. Allo stesso tempo hanno reso l’uomo più fragile: basta un cavo elettrico rotto per mandare in crisi una intera città. Cominciamo anche a chiederci che cosa resterà in un lontano futuro della nostra civiltà basata su congegni elettronici deperibili, su documenti fragili.
            L’uomo vive molto meglio di una volta, ha conquistato diritti importanti, la sua salute è meglio tutelata, il lavoro è meno pesante ma spesso si sente più solo e più infelice. Il protagonista intellettuale di un film di Olmi dice - forse esagerando- che bere un caffè con un amico è meglio che leggere cento libri. La cultura è fondamentale per la crescita dell’ individuo e della società. I libri sono gli attrezzi per allenare la mente, come in una palestra. Sapere conferisce potere. Come la palestra fortifica i muscoli ma non fa tutti campioni così i libri sono fondamentali ma non possono sostituire i rapporti tra le persone. Anche i tanti congegni dei quali ci serviamo ogni giorno sono importanti ma è necessario non farsi prendere la mano, non diventarne schiavi. L’ auto, il telefono, Internet ecc..: non sono i nostri padroni ma semplici strumenti che tuttavia rischiano di dominarci. Sempre di più, noto, la Medicina si sovraccarica di strumenti senz’ altro utili ma si rischia di trascurare il suo compito fondamentale: curare non la malattia in astratto, non il singolo organo ma l’ uomo malato. Sembra retorica ma è realtà.
 
            Ci stiamo rendendo conto di aver rinunciato troppo presto ai rapporti umani, di aver sovrastimato la tecnologia sino a divenirne schiavi. La bravura di quegli artigiani che riuscivano a creare le loro opere con pochi attrezzi, l’esperienza antica dei contadini : non erano soltanto gesti di un lavoro umile. Era l’eredità di un apprendimento millenario, il lavoro che diventava frutto dell’ ingegno. C’erano nel lavoro agricolo e artigianale una progettualità e una strategia tramandate ma vivificate dalle necessità variabili. Il valore dei beni ( e spesso anche degli uomini) risalta quando lo perdiamo. L’artigianato di una volta ci appare non più banale ma prezioso. Il rapporto dell’ uomo con la terra poteva sembrare solo la rozza fatica per procurarsi il cibo: oggi sappiamo che era cura della terra sulla quale viviamo, era una parte della cultura umana. Curare la terra significava non solo procurarsi il cibo ma mantenerla viva. Oggi cominciamo a capire che cosa significhi l’abbandono delle terre, dei boschi, delle sorgenti. Suscitano in noi molta meraviglia le opere degli antichi: non riusciamo a capire come siano state costruite con pochi mezzi le piramidi o città come Machu Pichu: semplicemente, il nostro orgoglio tecnologico ci illude di avere l’ esclusività
del saper fare dimenticando che certi ponti romani durano più di alcuni ponti di oggi.
            

Queste considerazioni- banali e sintetiche- mi sembrano necessarie per parlare della “cultura” e del grado di civiltà di Bonefro del passato. Quel piccolo popolo era formato da artigiani, qualche commerciante, qualche intellettuale ma soprattutto da contadini. Scarsa era la scolarità, modesta la lettura di libri e giornali. Pochi i contatti col mondo esterno, necessari sia per misurare se stessi che per aprirsi a nuove esperienze ed accrescere le conoscenze. Eppure era depositario di una preziosa “cultura”.
            Esistono varie forme di cultura. Possiamo distinguerne essenzialmente due: una  popolare, primaria, e una intellettuale. La  prima si sviluppa lentamente e va a depositarsi nel profondo di un popolo condizionando comportamenti e regole tra le comunità. Si forma poco a poco, quasi insensibilmente. E’ in un certo senso l’ humus fertile del terreno, un concime naturale che permette lo sviluppo della vita sociale. La seconda nasce dalla mente, si nutre di studio; è una parte nobile dell’uomo, gli permette di progredire. Uno degli strumenti fondamentali di questa seconda forma è l’ istruzione della quale la scuola è un mezzo importante. Non sempre chi studia diventa colto: ci sono molti laureati che sono del tutto incolti. La scuola fornisce un metodo ma deve essere il singolo a saperlo usare.

 Tuttavia tutto ciò che ha prodotto la forma elevata di cultura deve nascere in un terreno fertile: esso deriva dalla cultura generale di un popolo, quella primaria. Voglio dire che da una cultura popolare diffusa e profonda – trasmessa quasi inconsapevolmente- nasce e si diffonde la cultura intellettuale. La letteratura è nata dal racconto popolare, dai tempi di Omero; la musica colta che chiamiamo classica è nata dalla musica popolare riprendendo forme e ritmi e spesso anche temi ( le famose Pastorali di Frescobaldi, Corelli, Bach, Hendel nascono dai suoni di zampogna dei pastori). E’ necessario, però, che la prima- quella popolare- sappia generare la seconda altrimenti, rimane sterile. Ci sono momenti felici nella vita di  un popolo nei quali la cultura di base, quella popolare, sa generare la forma più elevata. Nel nostro Sud – così carico di problemi, così restìo a emanciparsi da strutture mentali arretrate – si sono sedimentati millenni di civiltà che se non è più in grado di produrre da sola spinte innovatrici e non è più adeguata in un mondo profondamente trasformato, costituisce una base potenziale di avanzamento. Seppellirla- come un retaggio del quale vergognarsi e da abbandonare- significa rinnegare se stessi. Alcuni usi che sembravano sino a poco fa un freno al progresso oggi vengono rivalutati. L’ alimentazione mediterranea (espressione di una cultura popolare sedimentata nel tempo, figlia non solo di esigenze imposte dalle condizioni  ambientali ma anche di scelte lentamente selezionate e accumulate) è  ritenuta  dalla cultura intellettuale, cioè da studiosi,  la più idonea a mantenere una buona salute: la cultura “primitiva” e quella “intellettuale” hanno collaborato, l’una ha fornito all’ altra materiale di approfondimento e di conoscenza. Oggi ci stiamo rendendo conto che la fretta (la filosofia del “tempo è danaro”) peggiora la qualità della vita: impedisce i rapporti tra le persone, crea stress, alla fine finisce col fare un uso cattivo del tempo stesso. Sta prendendo piede lo “slow food”, si comincia a rimpiangere il piccolo negozio dove si comprava merce ma anche si parlava, si scambiavano notizie e sensazioni. Faremmo bene a rileggere il piccolo saggio di Bertrand Russel degli anni trenta: Elogio dell’ ozio. Ho già ricordato che i bonefrani di una volta passando davanti a chi era seduto avanti casa (chi si siede più avanti casa?) salutavano ancora alla maniera degli antichi greci. Ricordavo l’inizio di un dialogo di Platone, il Fedro. Socrate chiede a Fedro: Donde vieni ? A Bonefro si salutava: de ‘ndo’ vì? Oppure ‘ndo’ si ghiut’ ? O anche: ch’ fai? Nessuno si aspettava risposte precise, non era morbosa curiosità ma solo un manifestare il proprio interesse per l’altro. Infatti, si rispondeva: nd’ vu i’ oppure ch’ vu fa. Domande e risposte stereotipate ma socialmente importanti. Molti altri comportamenti erano tramandati da millenni. Ne cito uno tra i tanti. Ricordo quelli che passeggiavano in piazza discutendo. Spesso chi teneva la parola si fermava per sottolineare l’importanza di quanto affermava; gli altri (uno o due, mai in molti) si fermavano a loro volta e si rivolgevano attenti verso chi teneva la parola. Poi riprendevano a passeggiare lentamente per fermarsi nuovamente dopo un po’. Questo modo di discutere – passeggiando lentamente, fermandosi e poi riprendendo a camminare- era tipico dell’ antica Grecia, al tempo dei filosofi. Chi si comportava in questo modo si chiamava “agorazonta” , cioè uno che va a discutere in piazza passeggiando. Ho il ricordo di “agorazonti” sui due marciapiedi della piazza: due o tre amici che discutevano di politica o di altri argomenti. Ancora pochi anni fa un vecchio maestro di un altro paese mi ricordava che quando desiderava discutere approfonditamente andava a Bonefro. Ricordo le mie discussioni con Michele Iarocci non solo di politica ma di filosofia passando da Socrate e Marx o anche di religione e di etica. Quegli agorazonti, quelle persone che discutevano passeggiando e sostando erano padroni del tempo, di quel tempo che avevano deciso di dedicare alla discussione con amici. Quel modo di parlare passeggiando, rallentando, fermandosi era la punteggiatura di un periodo scritto: che sarebbe una pagina scritta senza punti, virgole ecc..?
            Se tutto questo non era esclusivo di Bonefro, alcuni aspetti del bonefrano ne caratterizzavano il comportamento. Pochi
leggevano tuttavia chi leggeva – libri, giornali- diffondeva la cultura. Il bonefrano- il contadino, l’artigiano- era avido di conoscenza. Meravigliava, allora, che tanti di loro sapessero più di quanto ci si sarebbe aspettato. Inaspettatamente trovavi nelle case di gente umile alcuni libri. Ho imparato un po’ di musica trovando a casa nostra- non so come ci fosse capitato- un vecchio libro di solfeggio musicale e imitando l’ uso di voce e mani da un giovane ( Alfredo Paolucci, poi emigrato in Canada) che stava imparando a suonare il sax e veniva a bottega a trovare un amico, discepolo di mio padre. Non c’erano scuole vere e proprie- fuori delle elementari e del professionale- ma ogni casa ogni bottega e finanche la strada diventavano scuole. Il barbiere Luigi Tavone che aveva fatto parte della banda musicale di Bonefro insegnava un po’ di musica ai ragazzi che volevano imparare a suonare uno strumento. Non so dire come tanti contadini e artigiani conoscessero l’ opera lirica. Non c’era TV, pochi avevano la radio, credo che nessuno andasse in città a vedere un’opera (ma so di un artigiano amico di mio padre- il compare Gaetano- che andava a vederla al Savoia a Campobasso) eppure la sera della festa ascoltavano in molti e con tanta attenzione i pezzi d’opera suonati dalla banda. Ho conosciuto da ragazzo contadini che conoscevano bene la geografia o la storia e qualcuno anche la letteratura e citava Dante a memoria.
            Si imparava presto a rispettare gli anziani, a salutare. Si imparava il valore della vita, del danaro, della famiglia. Se questi ed altri valori erano diffusi, ogni comunità li adattava al proprio carattere.
  

Il bonefrano aveva una forte personalità che lo caratterizzava – non sempre positivamente- rispetto agli altri paesi. Non aveva l’attitudine al commercio come la gente di S. Croce. Troppo geloso del senso anche esasperato della dignità ( a facc’ mbacc’ ) per rischiare e avventurarsi in qualche attività dall’ esito incerto. Il bonefrano detestava avere debiti, era nemico delle cambiali. L’ incertezza del raccolto lo aveva reso eccessivo risparmiatore. Tutto questo -  senso esasperato della dignità, disprezzo per i debiti,  timore dell’ azzardo- lo frenavano  nelle iniziative. E’ stata, credo, una delle cause di decadenza del paese malgrado fosse viva l’ attenzione costante verso il futuro proprio e dei figli. Il bonefrano non aveva nemmeno la vivace ironia della gente di S. Giuliano. Non sapeva ridere della vita. Prendeva tutto troppo sul serio, tutto doveva passare sotto le forche della serietà e seriosità. Era persona concreta, con i piedi per terra. Non aveva molta fantasia. Credo che non amasse raccontare ai bambini favole fantastiche e gioiose. Nei racconti versava la sua visione cupa della vita, finanche nelle nenie per addormentare i bambini ( u lup’ se  magnò la pecurella…). Non è un caso che a Bonefro i miti non ebbero successo. Essi sono la rappresentazione simbolica della vita attraverso la fantasia: in essi la realtà va a nascondersi nei racconti mitici. Non ho ricordo di una delle mascherate che si facevano a carnevale nelle strade che fosse ispirata a miti o favole. Si raccontava di briganti che si facevano giustizia. Lo stesso bandito Giuliano non era descritto come emanazione della mafia ma come un giustiziere, un difensore dei deboli. Il senso della giustizia sociale era condizionato spesso da una ideologia esasperata, dalla voglia di rivalsa a tutti i costi delle classi sociali più umili. Sopravviveva un residuo di ricorso alla violenza che emergeva quando fosse in gioco l’ onore e la dignità personali e della famiglia. Il  bonefrano era quasi orgoglioso della propria capacità reattiva  sino a volte all’ uso delle mani (e talvolta del coltello). I residui della violenza (viva e più diffusa nel passato più remoto) serpeggiavano in vari modi tra individui, nell’ ambito familiare e tra quartieri del paese: a lungo durarono le piccole lotte tra il Piano e il Rosello, ho ricordo di molte sassaiole tra ragazzi.
        Era molto spiccato nel bonefrano  il senso logico. Molti ragazzi erano particolarmente bravi in matematica. Viva era l’ attitudine “filosofica” con particolare sensibilità verso i problemi sociali. Non è un caso che già ai primi del novecento sorse un circolo socialista di operai e contadini ( per queste vicende, molto interessanti, rimando ai preziosi scritti di Michele Colabella). Forse questa notevole tendenza alla razionalità era alla base di una scarsa religiosità del bonefrano (dedicherò una nota a questo particolare aspetto).  Un altro aspetto di quel mondo scomparso era la solidarietà. Era magari immersa ( e talora sommersa) in un chiacchiericcio che poteva apparire fastidioso e malizioso: tutti sapevano di tutti ed era inutile raccomandare di n-n’ t’ fa sepé i fatte è tè. La partecipazione al dolore ( tanta gente  andava a un funerale) poteva non sempre essere espressione di reali sentimenti. I sentimenti, del resto, rimanevano spesso nascosti o addirittura mascherati da atteggiamenti duri. La solidarietà, tuttavia, era viva. Non ti sentivi solo se eri in difficoltà. Trovavi un vicino propenso ad aiutarti, trovavi la vecchia che badava al tuo bambino se dovevi assentarti. Era frequente lo scambio di aiuto nel lavoro dei campi. Anche tra gli artigiani era frequente l’aiuto reciproco, prestarsi uno strumento. Era la solidarietà di chi conosce la precarietà ma anche di chi non si isola dagli altri e si sente parte di una società che esige il rispetto delle sue regole. Su queste basi era anche fondata la famiglia: un nucleo sociale solido sia pure carico spesso di regole rigide e oggi inammissibili, da tabù che oggi ci appaiono inaccettabili ( ma ogni epoca ha i suoi tabù). Oggi questo modello sociale si sta sgretolando sotto la spinta di diritti non sempre legati ai doveri e di una libertà che quando è eccessiva tende a impantanarsi nel caos.



   Cominciamo a volgere lo sguardo indietro con altri occhi. Finita in parte la voglia di rinnegare il passato, di cancellare le tracce di quando eravamo arretrati e chiusi; sazi del superfluo, timorosi di un futuro che speravamo sempre più luminoso e che comincia a sembrarci minaccioso e incerto, osiamo pensare che quel mondo dal quale a ragione volevamo fuggire –  che non può tornare, che non deve tornare- aveva aspetti positivi e può insegnarci qualcosa. Senza lasciarsi prendere dalla retorica, senza dimenticare i tanti aspetti di arretratezza, i soprusi sino alle violenze, dovremmo rivalutare non solo alcuni piatti che allora erano dei poveri e oggi – sazi di contraffazioni e adulterazioni- ci sembrano quasi un lusso ma riconsiderare anche alcuni fondamenti di quel vivere sociale.
    Sarebbe un male guardare a quel mondo come a un modello. Si tende addirittura a elogiarne aspetti senz’altro negativi. Un recente libro di una immunologa americana, Mary Ruebush è intitolato: “Lo sporco fa bene”. A Bonefro i ragazzi non amavano molto l’ igiene; la mattina si lavavano in fretta specie d’ inverno e ogni tanto le mamme dovevano acciuffarli e strofinare- tra proteste degli interessati- collo e orecchie. Ricordo che in terza elementare il maestro (Peppino Lalli) verificava la pulizia degli alunni, con un metodo infallibile: guardava dietro alle orecchie se c’era  u ruzz’. Lo sporco non fa bene ma quel saggio di una scienziata d’ America dove il bisogno di pulizia arriva ad eccessi vuole richiamare l’attenzione sui rischi di tutti gli eccessi, anche per la pulizia. Bisogna far giocare i ragazzi in luoghi non troppo puliti, afferma,  per attivare le difese naturali dell’ organismo: meno allergie e meno malattie. Noi non sapevamo nulla delle difese immunologiche ma giocavamo per strada senza troppe attenzioni all’ igiene.
    Una lezione particolare dovrebbe da quel mondo passato: porre un freno ai desideri e ai bisogni affinché non si trasformino da spinte evolutive a consumismo esasperato. Noi ragazzi eravamo già soddisfatti se a Natale ci veniva dato un mandarino o qualche fico secco; imparavamo presto a rispettare ogni piccolo oggetto.
     Oggi le regole nascono e sono subito sgretolate da altre sino a dubitare che possano esistere regole credibili; stiamo imparando che il lavoro è parte importante- anche se non esclusiva- della vita dell’uomo; che dobbiamo rivalutare il lavoro manuale; che non possono esistere diritti senza doveri, anche se una volta questi erano preponderanti rispetto ai diritti che erano privilegio per pochi. Il nostro Paese è cresciuto grazie proprio a quelle generazioni che credevano nel lavoro, nella famiglia, nel dovere; che sapeva pensare al futuro. 
     Non è semplice nostalgia ripensare a quei tempi senza vergognarsene ma senza esaltarli: i peccati dei poveri sono eguali nel mondo e forse anche le loro- spesso nascoste e misconosciute- virtù.Rivolgersi ogni tanto indietro aiuta a capire le proprie radici, a misurare i passi fatti e anche a trarne qualche insegnamento, considerando che anche se non si torna mai indietro il benessere economico non è mai garantito per sempre
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Dott. Nicola Picchione

 

                                                                                                                                                              

ALCUNE OPERE MOLISANE 

 

Dal sito web ''Poesia e Narrativa Molisana'' 

di Ugo d/'Ugo, Campobasso

 

Nustalgija de la Fota- Grafedit 1985 poesie

Le tracurzie de Maria Larusciulella - Grafedit 1985 satire.Satire in dialetto campobassano. Zia Maria L. popolana seria, ma con la lingua lunga, mette a nudo i problemi  della società  degli anni '70, non risparmiando critiche e scudisciate a chi le merita. La popolana  non si limita ai problemi cittadini e molisani, ma si spinge oltre, parlando di lavoro, di sanità, mettendo a nudo gli intrallazzi che si andavano tessendo a danno dei diritti della gente, proprio nella sanità italiana, cosa che la magistratura scoprirà esattamente 10 anni dopo, quando scoppierà il mega - scandalo della metà anni '90, più conosciuto con il nome di MANI PULITE, per non fare nomi.

 Il prezzo dell'amore Goliardica Editrice 2003 romanzo. E' la storia di chi e come eravamo, narrata attraverso le vicende di una famiglia contadina, nel periodo 1948-1965.

Il molisano giocoso Goliardica Editrice 2005 -indovinelli - canti- dispetti-filastrocche- giochi- farse carnevalesche ed altro materiale del folklore molisano.

Il canto della ciavola Nocera Editor 2008 poesie in lingua

Il segreto di Sara ed altri racconti  Goliardica Editrice 2009 -Sara, ragazza ebrea, perseguitata riesce ad approdare nel Molise dove vivrà nascosta, grazie ad una ostetrica emiliana e alla bontà d'animo di un prete e di una famiglia contadina , molisani. Ma le vicende del periodo fascista segnano profondamente la ragazza, innescando in lei una paura irragionevole che la continuerà a perseguitare fin oltre il tempo del buio e...Gli altri racconti di varia umanità, sensibilità, storia e folklore fanno conoscere meglio l'animo e le bellezze della terra di Molise.  

Il MOLISANO SAGGIO ( con I.Cosco)- Habacus editrice - ottobre 2009. (1750 gocce di saggezza popolare) oltre 1750 proverbi e modi di dire del popolo molisano con commento e richiami storici, edito con il contributo della Provincia di Campobasso.

In stampa:

IL MOLISANO SAGGIO ( di U.D'Ugo -I. Cosco) II Edizione con 2000 proverbi,  curata ed ampliata da Ugo D'Ugo 

CENT'ANNI DI BALDORIA di U. D'Ugo (antologia di giochi, versi, canti e mottetti popolari del Molise).

Ugo d/'Ugo, Campobasso


SCOPERTE SU SCOPERTE, SUL MOLISE, IN UNA SOLA PAGINA

 

 

                                                                                                                                                                                                

NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 

A SPASSO NEL TUO MOLISE, fotos franco

 

 

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MOLISE In Molise manca la collaborazione interistituzionale per promuovere il Turismo. A parlare è l’assessore al Turismo della Provincia di Isernia Florindo Di Lucente promotore, assieme al presidente Luigi Mazzuto e al contributo logistico del Presidio turistico, del progetto “Isernia Insieme vacanze per gruppi nelle terre pentre”, una iniziativa di promozione e di valorizzazione dei beni di interesse storico-archeologico e naturalistico della provincia di Isernia.  Lunedì scorso un gruppo di quarantatre studenti di un Istituto Agrario di Roma è giunto in Molise per una gita di istruzione. 
SAN PIETRO AVELLANA L'Osservatorio astronomico taglia il traguardo dei dodicimila visitatori.Nella giornata di lunedì 9 maggio 2011, infatti, è entrato nella struttura il visitatore numero 12mila. L’Osservatorio è entrato in funzione nel 2006. Da allora ad oggi la media annuale delle presenze all’interno della struttura è di circa 2.400 persone. Un numero di visitatori davvero notevole che testimonia il crescente interesse per l’astronomia e per l’Osservatorio gestito dalla Provincia di Isernia. Tra i visitatori si registrano presenze provenienti da ogni parte del mondo: Europa, America del Nord, Asia e anche Africa. Inoltre, le richieste per poter far visita alla struttura sono in costante aumento sia da parte di singoli visitatori che di gruppi organizzati..
<>FERRAZZANO  Tornano le Maschere Nude con la commedia "Camere da letto".  Giovedì 12 maggio e Venerdì 13 maggio 2011 al teatro del LOTO di Ferrazzano (CB), alle ore 21.00, le Maschere Nude, Amici del teatro Pirandelliano di Campobasso metteranno in scena la divertente commedia di Alan Aykbourn “Camere da letto”. Nella commedia in due atti la vicenda gioca sulla progressiva messa a nudo della precarietà del matrimonio con un riflettore che, spostandosi di stanza in stanza, scopre nella normalità, un malessere di fondo. Lo scavo nelle complesse dinamiche dei rapporti familiari porta alla luce nodi irrisolti ed equilibri precari, all'interno di un generale disagio originato da una sessualità irrisolta e da riti privi di senso. ..
CAMPOBASSO Giuseppe Saluppo presenta il libro "Il Molise tra destra e sinistra storica"  . Sarà presentato lunedì 9 maggio alle ore 17:00 il libro di Giuseppe Saluppo “Il Molise tra Destra e Sinistra storica” presso l’Aula Magna Convitto M. Pagano. Sul tema interverranno il Presidente del Consiglio regionale Michele Picciano, il Cappellano militare Mons. Gabriele Teti, la prof.ssa Simonetta Tassinari e la prof.ssa Antonella Presutti. Chiuderà l’evento il Presidente della Regione Molise Michele Iorio portando il saluto della Regione tutta.  Ancora un lavoro pregevole di Giuseppe Saluppo, questa volta, per ricostruire le vicende politiche molisane che hanno portato al compimento dell’Unità d’Italia.
ORATINO  Il premio di poesia Arturo Giovannitti. Un binomio che si ripete, grazie, ancora una volta, al Premio nazionale di Poesia “Arturo Giovannitti”. Domani alle ore 17 , nell’auditorium comunale “Libero Altobello”, è prevista la cerimonia conclusiva del concorso letterario, organizzato dall’Associazione culturale “Arturo Giovannitti”, con la preziosa collaborazione dell’Associazione culturale . Altroverso ed i patrocini della Presidenza del Consiglio regionale e della Provincia di Campobasso. Giunto quest’anno alla ottava edizione, il Premio è diventato ormai un appuntamento fisso nelle attività primaverili del piccolo comune molisano.
CAMPOBASSO  Il mandolinista molisano Tiziano Palladino vincitore del Premio delle Arti. La primavera musicale italiana prevede, ogni anno, l’organizzazione del Premio nazionale delle arti. La manifestazione, promossa dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Direzione generale per l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica – ha come obiettivo quello di individuare i migliori musicisti emergenti iscritti nei conservatori d’Italia.  
CAMPOBASSO Sede del nuovo liceo musicale.  sede più idonea per l’ubicazione del Liceo Musicale e Coreutico, che sarà attivato presso il Liceo delle Scienze Umane “Giuseppe Maria Galanti”.  Va sottolineato che la decisione della Provincia arriva dopo un ampio confronto  con le Amministrazioni locali e con i rappresentanti delle Istituzioni scolastiche effettuato anche sulla base delle risultanze di una approfondita fase istruttoria che ha tenuto conto di molteplici fattori, tra i quali vanno sicuramente ricordati quelli che fanno riferimento alla compatibilità del nuovo liceo con il complesso del sistema scolastico, formativo e lavorativo esistente e, comunque, sulla base di più parametri: contesto ambientale ed infrastrutturale; logistica, costi e utenzacontinua
 
Abruzzo e Molise a Ecotur
CHIETI SCALO - 80 mq, questo è lo spazio in cui I borghi più belli d’Italia” d’Abruzzo e Molise stanno promuovendo la propria immagine presso la borsa del “Turismo VerdeBlu” ECOTUR Nature Tourist Workshop inaugurata oggi presso la Camera di Commercio di Chieti e che si protrarrà fino a domani domenica 8 maggio.
Il luogo è di quelli che rimangono nella mente, ovvero le colline del basso Molise che sembrano sfiorare il prospiciente mare Adriatico. In queste terre non è per nulla retorico dire che sudore e fatica, da sempre, hanno unito le generazioni non migrate all'estero, che tuttavia ancora oggi sembrano vivere in una terra sospesa, quasi isolata, se non dimenticata. Eppure bellissima, per chi ama squarci di autentica ruralità. .....I borghi piu' belli d' Italia di
 Accesi i riflettori sullo stato di salute dell’economia del Molise e, in particolare della provincia di Campobasso. Alla presenza del Prefetto di Campobasso, Stefano Trotta, dell’assessore Regionale al Bilancio, Gianfranco Vitagliano, del rettore dell’Università degli Studi del Molise, Giovanni Cannata, del direttore della Banca d’Italia, Giuseppina Capozza e degli altri massimi esponenti del mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario locale, in occasione della 9a giornata dell’economia, sono state esaminate le fondamenta della situazione economica territoriale.
 E' un fiume in piena Oreste Campopiano. Il candidato di "Regione Nuova" alla presidenza di Palazzo Magno diventa addirittura feroce quando gli si rivolgono quesiti che riguardano il lavoro e la cultura. "Permettere alle splendide menti dei nostri ...

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                

  L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

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Segnalazioni e novità librarie su l'emigrazione

In questa scheda vengono segnalate le "novità librarie" proposte dalle Case Editrici.
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ITALIANI ALL’ESTERO – NARDI (UIM EUROPA): “NOI EMIGRATI SBEFFEGGIATI PER FIGURACCE PREMIER”   “Ormai con le nuove tecnologie non si salva più nessuno, quando si è tra la gente guai a dire cose oscene, bisbigliare commenti eticamente scorretti, fare gestacci e tantomeno addormentarsi in pubblico: tutto verrà ripreso, registrato e messo in rete a disposizione di chiunque disponga di un collegamento internet. Una volta quando a qualche personaggio accadeva di dire e fare cose sconvenienti o l'ascoltavi in diretta oppure l'episodio l'avevi perso; altre volte quando la televisione, magari involontariamente, li riprendeva a loro insaputa in atteggiamenti imbarazzanti o eri uno spettatore di quel programma TV oppure quell'episodio te l'eri persa e basta”. Lo afferma in una nota il coordinatore UIM Europa e consigliere del CGIE, Dino Nardi. .... 

Associazionismo, volontariato ed emigrazione  ..Gli emigrati vivono in genere due stati d’animo contraddittori: una sorta di rancore verso la terra d’origine e l’attaccamento morboso a essa. Il primo è legato alle ragioni stesse dell’espulsione, il secondo alla forza delle radici che tanto più si fanno sentire quanto più si è distanti dalla propria terra. Su questa ambivalenza si gioca tutta la permanenza del legame con la madre Patria e la possibilità di imbastire politiche migratorie reciprocamente vantaggiose....

Partecipando al convegno internazionale “Regionalism and Regional Cooperation” a Parenzo (Istria - Croazia), l’assessore veneto al bilancio e ai programmi comunitari transfrontalieri, Roberto Ciambetti, ha sottolineato nella sua relazione che, con l’affermazione del principio di sussidiarietà, “le Regioni devono assumersi la responsabilità di rappresentare in tutte le sedi a loro disposizione le esigenze concrete dei cittadini e delle imprese, proponendo e sostenendo processi innovativi e virtuosi che facilitino la produzione di norme europee realmente rispondenti alle esigenze dei territori”. ....
 
Già il Governo ha ridotto drasticamente i fondi per il funzionamento degli organi che rappresentano gli italiani nel mondo. Ma se a ciò si aggiunge che i soldi arrivano con mesi di ritardo, per i Comites la situazione diventa insostenibile." Lo dice Laura Garavini, deputata del Partito Democratico eletta nella ripartizione Europa, dopo avere depositato un'interrogazione parlamentare sui ritardi dell'amministrazione nell'erogare i finanziamenti ai Comitati degli italiani all'estero. Nell'atto parlamentare, firmato anche dai deputati Pd Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi e Fabio Porta, si chiede al Ministero degli Affari esteri di sbloccare al più presto la situazione.
 
Già il Governo ha ridotto drasticamente i fondi per il funzionamento degli organi che rappresentano gli italiani nel mondo. Ma se a ciò si aggiunge che i soldi arrivano con mesi di ritardo, per i Comites la situazione diventa insostenibile." Lo dice Laura Garavini, deputata del Partito Democratico eletta nella ripartizione Europa, dopo avere depositato un'interrogazione parlamentare sui ritardi dell'amministrazione nell'erogare i finanziamenti ai Comitati degli italiani all'estero. Nell'atto parlamentare, firmato anche dai deputati Pd Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi e Fabio Porta, si chiede al Ministero degli Affari esteri di sbloccare al più presto la situazione.

RIFORMA COMITES E Cgie

Gli italiani all’estero devono  essere rappresentati nei comites dai partiti una prima volta con i 18  parlamentari ed una seconda  con liste di partito per l’elezione dei comites? Si dovrebbe sostituire il libero pluralismo associativo con l’organizzazione totalizzante di sedi e comitati elettorali di partito? Stando a Fantetti quello che conterebbe sarebbe il determinarsi di due aree corrispondenti alle attuali maggioranza e minoranza parlamentari. Troppo poco  in verità, per garantire l’autonomia del sociale nei paesi d’accoglienza, per evitare il regime di fatto, la trasformazione dei comites in improduttive minipalestre della demagogia populista e del CGIE in un inutile  parlamentino in sedicesimo.

 
GIORNALI ITALIANI NEL MONDO.
'Vogliamo pensare al futuro, o vogliamo restare incollati al secondo millennio per anni? Siamo nel 2011, il mondo va avanti e noi, italiani, spesso non ce ne accorgiamo; e se lo facciamo, è solo all'ultimo minuto'.......Il punto è un altro: con la crisi economica che stiamo vivendo - sì, perchè hai voglia a parlare di ripresa, qui i giovani non hanno lavoro e le imprese continuano a chiudere -, sarebbe forse giusto pensare anche a come risparmiare un po'. .......Aldo Di Biagio chiede dove sono i soldi dei giornali italiani all'estero. Giusto, bene. Noi chiediamo all'amico Aldo: quand'è che la politica si deciderà a parlare sul serio di informazione online? Noi abbiamo sentito su questo tema tutti gli eletti all'estero, di destra e di sinistra, più volte: ci hanno sempre detto che sì, che le notizie ormai corrono sul web, che bisogna pensare ad incentivare e a sostenere tale tipo di informazione. Parole, parole, solo parole. Fatti? Al solito, zero. Come eletti all'estero, perchè non vi date una mossa anche in questo senso?
 
"D’Alema ha bocciato riforma Comites e Cgie" D’Alema ha espresso la sua opinione sulla riforma che si sta cercando di attuare e, di fatto, l’ha bocciata”. .... “Il discorso di D’Alema è stato perfetto perché viene da una persona che conosce le comunità e le ha sapute inquadrare nella storia d’Italia, ci ha fatto capire come si possono sviluppare i rapporti con queste collettività. Ha indicato le riforme prioritarie che vanno fatte, dalla lingua e cultura alla cooperazione”. 
 E’ stato diramato qualche giorno fa dalla Regione Abruzzo l’invito alle Associazioni Abruzzesi sparse nei cinque continenti, perché ne diano avviso a tutti i corregionali, d’una Giornata tutta dedicata a loro, fissata per sabato 9 luglio prossimo all’Aquila. Si tratta d’una iniziativa, già in altra forma tenutasi per alcuni anni, ma che a ben vedere ha tutta l’aria d’inaugurare un rapporto nuovo: un appuntamento annuale, per consentire a tutti gli Abruzzesi, ...

 

Intervista con Tony Vespa, Presidente della F.A.M.Q.

 

                                                                                                                                                                                    Premio MAIELLA 2011

Rho (Milano) - 22 maggio 2011 – h. 15,30

 

Sotto l’Alto Patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, delle Regioni Abruzzo, Lombardia e Molise, della Provincia di Milano, delle Province abruzzesi e molisane  e della Città di Rho,  si annuncia la 24^ edizione  del  Premio MAIELLA il più prestigioso evento culturale della Città di Rho. Introdurrà la cerimonia di consegna dei Premi un Concerto del

Coro “Stella Alpina” di Rho.

 

 

Torna il 22 maggio prossimo, a RHO (MI)  presso l'Auditorium Via Meda,  l’annuale appuntamento con il Premio MAIELLA, promosso e organizzato dall’associazione “La Maiella” di Rho (MI) in omaggio al mondo abruzzese e molisano che vive “fuori regione” e che da oltre due decenni rappresenta uno degli appuntamenti culturali più rilevanti della Città di Rho.

L’edizione 2011 vedrà protagonisti, come sempre, personalità di alto profilo quali:

·         Rinaldo VERI’ Ammiraglio di Squadra della Marina Italiana, Comandante NATO del Quartiere Alleato Marittimo di Napoli;

·         Feliciantonio DI DOMENICA,  Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Ortopedica dell’Istituto Gaetano Pini di Milano, abruzzese

·         Nicola FRANCO, cooperante internazionale, funzionario canadese e giornalista indipendente di Montreal (Canada) molisano

·         Maria Rita D’ORSOGNA, Docente di Matematica della California State University, abruzzese

·         Fabrizio FRANCESCHELLI, regista e autore televisivo, abruzzese

·         Anna CAVASINNI, giornalista, regista e ricercatrice del sociale, abruzzese

 

La  consegna dei Premi  avrà luogo domenica 22 maggio 2011, alle ore 15,30 presso l'Auditorium di Via Meda a RHO (MI) , alla presenza delle massime autorità istituzionali, civili, religiose e militari della Lombardia, dell’Abruzzo e del Molise, del Parlamento Italiano e del Governo, oltre alla consueta folla di cittadini, ha ottenuto l’Alto Patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Lombardia, delle Regioni Abruzzo e Molise,  della Provincia di Milano, delle Province abruzzesi e molisane e, ovviamente, della Città di Rho.

                                                                               

MADRE PATRIA E CULTURA:
 

 

         

 

 

                                                                                                                                

 NOTIZIE DALL'ITALIA E DEGLI ITALIANI

 

Cultura, A Roma non si rischia mai di annoiarsi!  di Matilde Centaro

Ferve la vita nella capitale. E mentre l’aria che si respira è sempre più quella tiepida di una primavera che fiorisce, l’Urbe si popola di turisti italiani e non che si dividono tra le molte iniziative e attrazioni che la città offre.E così, camminando per Roma di domenica mattina, dalle strade piene di vetrine ricche di ogni genere di oggetto desiderabile, ai vicoli più appartati ma non per questo meno accesi di vita, dalle manifestazioni mondane e istituzionali, ai luoghi dove rovine e vestigia rievocano il passato di una civiltà ricca e antichissima, al turista incuriosito e affascinato può capitare di imbattersi in una folcloristica sfilata di uomini in costume che celebrano in ogni loro dettaglio usanze, oggetti, abbigliamento, danze e combattimenti della Roma che fu.Una parata rievocativa della storia romana nei pressi del Colosseo, in occasione del Progetto Pactvm di Rievocazione e Ricostruzione storica dell'Antica Roma, a cura del gruppo “Natale di Roma 2011”, è infatti quella che sabato e domenica scorsi ha investito le strade cittadine per celebrare il 2764° Natale di Roma.Iniziativa che si va piacevolmente a sovrapporre a quella durata oltre una settimana e che ci ha resi – noi cittadini d’Italia – i “cittadini più fortunati del mondo”, come ha recitato lo slogan di una campagna pubblicitaria che ha abitato per giorni su cartelloni pubblicitari e in spot televisivi.

Si sta parlando della settimana della cultura. Per nove giorni molti dei più importanti luoghi di cultura della Capitale – come del resto d’Italia – hanno spalancato le loro porte per accogliere gratuitamente al loro interno un pubblico extra-ordinario e quanto mai eterogeneo. Anche noi di Italia chiama Italia abbiamo provato a districarci in questo piacevolissimo labirinto di luoghi.E dunque, chi, romano o d’altra provenienza, non avrà provato, magari purtroppo con scarso successo come è capitato a noi, a prenotare uno dei limitatissimi biglietti per accedere gratuitamente alla Galleria Borghese e ammirare così capolavori come la metamorfosi da fanciulla a pianta catturata nel suo compiersi dal Bernini nel gruppo marmoreo che ritrae “Apollo e Dafne”?   L’alternativa di certo non manca. Basta lasciarsi rapire dai saloni e dalle architetture barocchi di Palazzo Barberini, dallo scorso settembre finalmente aperto al pubblico quale sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica. E così ci avventuriamo in un percorso pittorico che ci porta a conoscere l’evolversi dell’arte in Italia dal Duecento al Seicento, incontrando personaggi del calibro di Raffaello, Caravaggio, Filippo Lippi, El Greco e molti altri. Proseguiamo incantati, certo non senza farci distrarre dalla suggestiva ambientazione che ci mostra il suo acme nella volta del sontuosissimo salone affrescata da Pietro da Cortona.E certamente rischieremmo di perderci in tanta meraviglia, se non fossimo guidati da un risoluto e preparato accompagnatore turistico, anch’esso gentilmente offerto da questa iniziativa, giunta ormai alla sua tredicesima edizione, che non smette di stupirci piacevolmente nella qualità del servizio offerto.Lo spettacolo non finisce qui. Basta guardarsi intorno per capire che questo “nutrimento dell’animo” non è questa volta una prelibatezza riservata a pochi.Dal turista straniero colto di sorpresa ma adeguatosi perfettamente a questo regime di ingressi gratuiti in cui si è fortunosamente imbattuto nella settimana casualmente scelta per il suo soggiorno italiano, allo studente tutto nostrano che si avventura in un tour di approfondimento che eccezionalmente non va ad incidere sulle sue tasche, dall’esperto d’arte, al visitatore occasionale che forse non sarebbe mai stato un “visitatore” in altre circostanze: i gruppi estemporanei che si lanciano in queste avventure riuniscono compagni di ogni sorta.Tante iniziative, dunque, che ci informano di una maggiore presa di coscienza delle immense potenzialità artistiche, archeologiche e culturali in genere del nostro patrimonio, che, insieme alle bellezze naturali che il Bel Paese ci regala, dovrebbero costituire il punto di forza dell’Italia.Ecco perché, camminando di domenica mattina nelle strade della Capitale, una cosa è certa…di sicuro non rischieremo di annoiarci! Di  Matilde Centaro in Italia chiama Italia  ...http://www.italiachiamaitalia.net/news/121/ARTICLE/25750/2011-04-18.html
 
 
 

                                                                                        

Buon Compleanno Italia

 

Quanto cammino, quanti morti

Per un pezzo di terra, per un ideale,

Per una bandiera

 

Non e’ stata la forza dei mille ad unirci

Ma il grande amore per la Patria,

Che oggi sentiamo poco

Forse siamo meno uniti di allora

Ma il brivido del’inno

Ad ogni occasione ci fa dire siamo ITALIANI

 

Con i mille difetti, con le nostre chiacchiere da bar

Sara’ che ancora distante il divario da Nord  a Sud

Ma una cosa ci unisce piu’ di tutte, l’amore verso il nostro tricolore.Non m’importa che colore erano i Garibaldini

Con la forza delle idee, dei sentimenti, hanno fatto L’ITALIA

 

Quei sentimenti e idee che oggi non ci sono piu’.

150 Anni, buon compleanno mia vecchia Italia!

Buon compleanno a tutti gli Italiani che con le due guerreHanno mantenuto la democrazia e la liberta’!

 

 

 

Buon compleanno a tutti i governi che pur con mille e mille storieHanno con fatica mantenuto l’Italia UNITA

 

Buon Compleanno a tutti i cittadini di questo SPLENDIDO Paese. Che ogni giorno per secoli ci garantiscono la vivibilita’ in un Paese pieno di profumi, con la sua cucina,

 

Buon Compleanno a tutti gli artisti che hanno reso questo Paese UNICO nel Mondo

Buon Compleanno a tutti i nostri connazionali in giro per il Mondo, che con la loro semplicita’ portano il nome dell’Italia con orgoglio.

 

Buon Compleanno Italia, sono fiero di appartenere a questa terra, a questa bandiera, sono fiero di essere un ITALIANO!

 

Emanuel Esposito