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COMUNICAZIONE MOLISANI

(Una newsletter per i Molisani all'estero o in Italia)

 

   

MOLISE E MOLISANI

 

Oggi Il Molise

Franco Nicola : Società e Cultura

Oscar de Lena : Video- Intervista

                                                                    

RIVISITIAMO IL PASSATO

 Angiolino Mascia : 20 mesi in un lager nazista 

 

I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI 

Bruno Tocci : Antichi Mestieri d'Abruzzo

 

Oggi L'Abruzzo

 Franco Nicola : Società e Cultura, notizie

 

L'ANGOLO DELL' EMIGRATO

Matteo SanFilippo : Gli Emigrati Italiani in Brasile 

 

L'ITALIA E GL' ITALIANI

Filippo Senatore: Il Grande Fratello e la fine dei Poeti

Quintocortile-Milanocosa: IX Rassegna...Poesiarte Milano

 

Scrivete a : masfrakal@videotron.ca 
Per commenti, collaborazione, richieste e suggerimenti
 

 


                                                                                                                                                                                                                                                               

RIVISITIAMO IL PASSATO

 

Angiolino Mascia : 20 mesi nell’inferno di un lager nazista di Giovanni Mascia (Blog Stefano Vannozzi)


 
Molto spesso la grande storia, ci scorre accanto. Anche nei suoi risvolti più drammatici e non lo sappiamo o facciamo finta di saperlo. Nella ricorrenza della giornata delle memoria, pubblichiamo un ricordo dell’Aviere ANGELOMARIA MASCIA (Cercemaggiore 1921 – Toro 1985),catturato in Albania e deportato dai nazisti il 9 settembre 1943 nel Campo di Concentramento di Goerlitz (Stammlager VIII A); liberato dalle truppe alleate il 20 aprile 1945.  Insignito della Medaglia d’Onore concessa dal Presidente della Repubblica alla memoria. 
 
2 giugno 2011 Festa della Repubblica. Una celebrazione particolarmente solenne quella di quest’anno nella ricorrenza del 150mo anniversario d’Unità d’Italia: in programma presso il teatro romano di Altilia-Saepinum la consegna delle medaglie di onore ad alcuni internati militare molisani nei lager nazisti ed a i familiari dei deceduti. Un colpo d’occhio particolarmente commovente e suggestivo: le bandiere e i labari delle associazioni d’arme, i gonfaloni comunali e della Provincia di Campobasso, le fasce tricolori di innumerevoli sindaci, stretti attorno alle massime autorità civili e militari della regione, e al Prefetto Stefano Trotta nel ruolo di padrone di casa.
Tra gli insigniti della medaglia d’onore concessa dal Presidente della Repubblica in forza della legge n. 296 del 2006, c’è l’aviere Angelomaria Mascia, detto Angiolino, nato a Cercemaggiore nel 1921, e proprio il 27 gennaio, quasi una predestinazione la sua. Catturato dalle forze armate tedesche in Albania, il 9 settembre 1943, all’indomani dell’armistizio, fu internato nel campo di concentramento nazista di Goerlitz, lo Stammlager VIII A. A Goerlitz Angiolino resterà rinchiuso fino alla liberazione avvenuta il 20 aprile 1945 per mano dalle truppe alleate, che lo tratterranno prigioniero per altri 4 lunghi mesi fino al 2 settembre 1945 quando finalmente potrà rientrare in patria, ponendo fine a una odissea iniziata con la chiamata alle armi di 4 anni prima, nel maggio 1941. Oltre quattro anni di peregrinazioni, segnati pesantemente dalla campagna di guerra in Albania e soprattutto da venti mesi di vita dura nel campo di concentramento, per aver rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare la guerra nazifascista: per aver scelto con l’internamento la fedeltà alle stellette della patria.
 
Purtroppo Angiolino Mascia non ha avuto la soddisfazione di ritirare il riconoscimento dalle mani del prefetto Trotta e di fregiarsi della medaglia d’onore a risarcimento delle pene patite durante i lunghi anni della sua giovinezza in armi. A ritirare la medaglia conferita alla memoria di Angiolino, scomparso prematuramente nel 1985 a Toro dove si era sposato e trasferito fin dal 1952, ha provveduto a nome della famiglia tutta il figlio Giovanni, commosso oltre ogni dire, anche per la significativa presenza del sindaco di Cercemaggiore, Gino Donnino Mascia, nell’occasione della cerimonia invitato dal prefetto ad affiancarlo.
Commosso il figlio, al ricordo dei ripetuti tentativi per attingere dalla viva voce del padre scomparso i particolari della tragedia epocale di circa un milione di italiani in armi, e le motivazioni che avevano spinto lui, insieme ad altri 650 mila soldati come lui, a preferire la prigionia nei lager tedeschi al passaggio dalla parte nazifascista. Le motivazioni sue e di altri centinaia di migliaia di sconfitti che avevano vissuto il fallimento del regime fascista, la misera fine delle guerre di Mussolini e lo sfacelo delle forze armate all’8 settembre. Commosso perché il padre poco più che ventenne aveva avuto tutte le ragioni di questo mondo a sentirsi tradito dal re e da Badoglio che lo avevano abbandonato senza ordini nelle mani dei tedeschi. Eppure aveva resistito a durissimo prezzo e non era passato nelle file del nemico e dei suoi alleati.  Commosso perché il padre contadino e falegname tuttofare, poi mugnaio in pianta stabile, a venti anni, con la sola quinta elementare, di sicuro avrebbe avuto difficoltà a esplicitare la scelta della resistenza, magari inconsapevole. O magarti dettata dalla convinzione che non avendo tradito nessuno, non voleva avere niente a che fare con i tedeschi, preferendo restare tra i reticolati dei lager piuttosto che immaginare di continuare a combattere contro altri italiani sotto il comando nazista.

Certamente avrebbe avuto grande difficoltà a ricordare i sentimenti provati nei confronti di ufficiali e commilitoni che, al contrario, finendo per cedere agli inviti minacciosi dei carcerieri e alla propaganda ricattatoria degli ufficiali repubblichini, avevano via via aderito al Terzo Reich e alla Repubblica Sociale Italiana. Chissà se in costoro aveva avuto il sopravvento il desiderio di scampare alla misera sorte personale e porre un freno alla fame devastante, oppure quello di evitare possibili ritorsioni alla famiglia lontana, o proprio la speranza di riabbracciarli presto, i propri cari, magari la fidanzata o la moglie, i figli piccoli, o infine l’aspirazione di poter finalmente tornare a un lavoro libero, alla vita. O semplicemente sarà stato per il fisico fiaccato e le forze che erano venute meno.  Si può soltanto immaginare il dramma di chi ha vissuto e affrontato queste terribili alternative. Ma senza scendere a scandagliare la sacralità delle scelte più intime e sofferte, al figlio sarebbe bastato parlare della vita di tutti giorni a cominciare dalle foto che ritraevano il giovane padre, nell’elegante divisa azzurra dell’aeronautica nel settembre 1941 a Torino Mirafiori: le foto che lui aveva spedito con gli inevitabili baci alla madre a Cercemaggiore. Gli sarebbe bastato commentare le non poche foto scattate nel 1942 in Albania, davanti a un tavolo da lavoro, addossato a una baracca di legno posta ai margini di un bosco, o davanti allo stesso tavolo trasformato nella mensa approntata sulla spiaggia in riva al mare. Il mare d’Albania: meta di frequenti nuotate ben documentate dagli scatti virati con la seppia. Certo, le foto in costume da bagno, sul bagnasciuga o tra le onde, o le foto scattate a commilitoni sorpresi seminudi o in tuta da lavoro tra le spighe rigogliose dei campi di grano, lascerebbero pensare a momenti di beata spensieratezza anziché alla vigilia di un dramma senza confronti.


Al figlio sarebbe bastato commentare insieme ad Angiolino le foto di una città albanese, probabilmente Durazzo, caratterizzata dalle croci di un cimitero in primo piano e dal minareto con la moschea nel profilo del retrostante abitato, che sembrava distendersi su un ben circoscritto braccio di mare. Gli sarebbe bastato sapere come sia avvenuto che queste scene idilliache abbiano potuto lasciare poi spazio a un anno di successiva campagna di guerra, sempre in Albania, con i successivi trasferimenti da Durazzo alla valle del Devoli, a Shiak, a Koritza, a Valona. E soprattutto cosa davvero sia successo quel fatidico 8 settembre, quando i soldati italiani furono sopraffatti da una piena di sentimenti e informazioni contrastanti tra la fine sperata della guerra e la tragica realtà della cattura per opera dei tedeschi. Ecco, gli sarebbe piaciuto apprendere i particolari di quei giorni di deportazione dai Balcani a Goerlitz, attraversando mezza Europa in treno. E chissà che ad Angiolino come a migliaia di suoi compagni il viaggio verso l’inferno non sia apparso sulle prime come il viaggio del sognato ritorno a casa, per tramutarsi di lì a poco nell’incubo della nuda realtà fatta dapprima di vagoni piombati, di un ammasso di corpi costretti in spazi angusti, di divise che cominciavano a sfilacciarsi addosso, a incrostarsi al sudore e alla sporcizia, di ore e ore interminabili al ritmo ossessivo e rombante del treno, che li portava diritto al filo spinato del lager di arrivo, con le torrette di avvistamento e le baracche di legno inadeguato già nei primi giorni di ottobre a fronteggiare l’inverno imminente.

Gli sarebbe piaciuto parlare di tutto questo e di apprendere del comportamento dei compagni di viaggio, e della scorta prima e dei carcerieri poi. E di tante altri orribili aspetti: delle adunate senza fine per costringerli all’aperto, seminudi, a sfidare i rigori del freddo; degli interminabili rituali di disinfestazione degli abiti a brandelli da celebrarsi nudi, ma questa volte nelle baracche; delle latrine, ammesso che ci fossero state latrine nelle baracche o nel campo, e non pochi bidoni vuoti di benzina e il nudo pavimento delle baracche a disposizione di centinaia, migliaia di uomini; e della pulizia personale, ammesso infine che ci fosse al possibilità di accedere all’acqua per provare a continuare a considerarsi persone e non il numero che erano diventati.  Più di tutto gli sarebbe piaciuto sentire raccontare della fame, della fame spaventosa alla quale erano stati abbandonati, insieme al freddo e alla sporcizia, perché stremasse la loro resistenza e li costringesse all’adesione al nazifascismo. La fame che li portava a vendere nel più lurido dei mercati neri quel poco che avevano, un orologio, le stellette, le scarpe per un po’ di pane secco, una scatola di tonno, e sfuggire il tal modo alla pazzia. La sbobba di acqua calda con qualche grumo di patate o di carote, con la quale provare ad acquietare lo stomaco una volta al giorno, e la fetta di pane che sarebbe dovuta bastare fino al giorno dopo e spariva subito dopo, certo non bastavano a placare i morsi della fame, per sfuggire ai quali non restava che dormire, per chi ci riusciva. La fame sarà stata disumana se tra le poche righe che Angiolino n. 17619 dallo stalag VIII A n. 17002 riusciva a spedire al “caro padre”, a Cercemaggiore, non mancava mai, con l’assicurazione di stare bene in salute e così sperare pure dei cari e nonostante la pietosa bugia che il mangiare fosse sufficiente, la richiesta a mandargli prima possibile il pacco con “pasta, riso, conserva, formaggio e altro genere a tuo parere”.


Di tante altre cose ancora gli sarebbe piaciuto sentire: dei maltrattamenti inevitabili subiti, delle umiliazioni che erano costretti a sopportare, dell’affanno del lavoro coatto (in campagna presso un contadino o se no dove?) , dei giacigli senza materassi e senza coperte cui affidare i corpi debilitati, delle febbri e dei deliri degli ammalati, dello strazio degli appelli mattutini ai quali giorno dopo giorno mancava sempre qualcuno che non ce l’aveva più fatta ed era stato portato via dalla carrozza dei morti. E poi finalmente, dopo tanta miseria, gli sarebbe piaciuto sentirsi riallargare il cuore al racconto della liberazione avvenuta in quel fatidico, luminoso 20 aprile quando le truppe alleato avevano sfondato i cancelli del lager e reciso il filo spinato della recinzione.  Al figlio di Angiolino Mascia nato e Cercemaggiore e vissuto poi a Toro, sarebbe piaciuto visionare insieme al padre, internato militare italiano n. 17619 dallo Stammlager VIII A n. 17002 di Goerlitz, alcuni passi alleati successivi alla liberazione dal lager, e un documento di quei giorni, per commentare amaramente tra i segni distintivi del deportato il “braun” dei capelli. Probabilmente il padre non lo aveva mai notato. Ma per i seguaci dell’arianesimo puro, un aviere italiano che aveva rifiutato di combattere ai loro ordini, non poteva avere i capelli biondi. E così lui che non solo li aveva biondi ma di un biondo tendente quasi all’albino si era ritrovato con i capelli “braun”, cioè scuri, tra i suoi tratti somatici caratteristici. Al figlio sarebbe piaciuto chiedere conto della città dove il padre era stato condotto dopo la liberazione, di quella Delmenhorst, della quale s’era portato dietro una cartolina, ridotta poi a un brandello di cartolina, dove comunque si riconosceva il mercato coperto dalla curiosa struttura circolare, a forma di torta nuziale. E ancora chiedere di un paio di foto di una giovane donna tedesca con due splendidi bambini biondi, e della tessera della croce rossa per il viaggio di ritorno dei deportati , i quali a Bressanone erano stati accolti dal comitato parrocchiale che aveva offerto loro una immaginetta con sovraimpressa la preghiera della Madonna del Buon Ritorno con l’esortazione a essere comunque grati alla Vergine per la grazia loro accordata. Ecco, gli sarebbe piaciuto parlare, e parlare a lungo di queste cose e del ritorno alla vita di tutti i giorni. Ma erano passati ventisei anni dalla sua morte e non era più possibile farlo. Così come era stato impossibile farlo quando suo padre era in vita.

Durante le lunghe partite a scacchi delle serate invernali, Angiolino Mascia non aveva mai accennato ai venti mesi passati nell’inferno del lager nazista, dove chissà da chi e chissà come aveva imparato il nobile gioco sì, ma poche o nessuna parola tedesca, lui che coi tedeschi aveva avuto così strettamente a che fare, per un paio di interminabili anni. Né il figlio né altri gli avevano mai sentito pronunciare una parola tedesca, a parte l’inevitabile “schnell”, “presto, subito”, retaggio di ordini che non ammettevano repliche e indugi. Né tantomeno lo aveva sentito parlarne in altra sede. Il figlio lo ricorda già ammalato e prossimo alla fine, degente in ospedale, restarsene impassibile davanti alle sue reiterate richieste.
– Papà è mai possibile che io debba sfogliare libri e riviste, rovistare archivi, intervistare altri testimoni, e non possa avere una sola informazione da te?
– E che ti devo dire! – fu la sua placida risposta. – Sono cose passate…
Ecco, probabilmente Angiolino si era riportato dal lager un solo desiderio: dimenticare tutto, perché tutto gli era apparso brutto, duro, doloroso, vergognoso da ricordare. E non ha mai voluto spendere parole per farlo. Ed ecco perché, in un magnifico pomeriggio che sembrava sospeso nel tempo senza tempo di Altilia-Saepinum, nel ritirare la medaglia d’onore alla sua memoria, il figlio si è particolarmente commosso. Non poteva non commuoversi nel dire grazie ancora una volta alla memoria del padre, per i quattro anni di sacrificio e di dolore offerti alla patria e per la lezione morale insita nella scelta di resistere e nella consegna del silenzio eloquente di una vita intera.  Giovanni Mascia  in
Longa vita est si plena est di Stefano Vannozzi

 

''RICETTE MOLISANE'' // RECETTES DU MOLISE

IL RICETTARIO É PRECEDUTO DA UN AMPIA PRESENTAZIONE SUL MOLISE  E LE TRADIZIONI MOLISANE.  IL LIBRO É IN VENDITA AL COSTO DI 25  DOLLARI CANADESI  ALLA LIBRERIA ITALIANA DI MONTREAL, ALLA CASA D'ITALIA DI MONTREAL, ET PRESSO L'AUTORE FRANCO NICOLA A QUESTO NUMERO 514.750.8993; O A QUESTO INDIRIZZO : business@amicomol.com  

 

 


 

                                                                                                                                                                               

 MOLISE E MOLISANI

 

  


 
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 "Il dipartimento regionale dell'ACSI Cultura ha deciso di premiare la giovanissima flautista Felicia Genovese, talento questo di notevole spessore che contribuirà nel futuro prossimo venturo, ad avvicinare ...

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Un Molisano da conoscere

Oscar De Lena, Video Intervista

 

Sito: San Giacomo degli Schiavoni

 

 

 

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 I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI 

 


 
 
Antichi Mestieri D'Abruzzo Di Bruno Tocci  nel sito Cappadocia
 

LA ‘MMASCIATA

Un mulattiere “mujaro” , o vetturino, conduceva generalmente un gruppo di cinque muli detto in dialetto locale “ ‘mmasciata” e trasportava legna da ardere, carbone, traverse ferroviarie, fascine ed anche tini pieni d’uva nel periodo delle vendemmie.  Qualche mulattiere ha lavorato anche per il trasporto di materiale per la costruzione di tralicci elettrici in zone impervie, e qualcun altro trasportava materiale per le miniere.

La maggior parte delle attività erano comunque legate ad esigenze di trasporto a carattere stagionale e i mulattieri si trasferivano spesso nelle zone dove era richiesto il loro lavoro, assumendo così caratteristiche quasi nomadi.  Un esempio di quanto detto era il lavoro di trasporto del legname abbattuto durante i periodici tagli dei boschi nel territorio circostante o, talvolta, in altre regioni d’Italia (Toscana).  L’arrivo del mulattiere, nel bosco da smacchiare era preceduto dal taglialegna.

IL TAGLIALEGNA

I  taglialegna, “tagghiaturi”, erano i primi ad operare, e quando avevano tagliato una certa quantità di metri cubi entravano in azione i mulattieri. I taglialegna arrivavano in gruppi di soli uomini ed, in genere, alloggiavano in capanne nei pressi del bosco da tagliare.   Nel loro lavoro usavano l’accetta ed il segone per abbattere l’albero e tagliare i pezzi più grossi, la roncola o pennato per i rami piccoli. Noi in genere avevamo a che fare con squadre di taglialegna casentinesi di Badia Prataglia. Mentre  tagliavano, ogni piccolo inconveniente era accompagnato da  una bestemmia  composta generalmente da due vocaboli, il primo dei quali era sempre maremma o madonna ed il secondo dipendeva dalle circostanze. Ogni tanto si riposavano per fumare sigarette costruite all’istante con cartine e tabacco sfuso. Tagliata la legna, la sistemavano in cataste alte un metro e lunghe multipli di mezzo metro detti metri steri. Questo sistema era utile  per quantificare il loro lavoro,  e quello del mulattiere.

 Negli anni 60 i taglialegna al posto dell’accetta cominciarono ad utilizzare la motosega con motore a scoppio a due tempi.   Non ancora a conoscenza di questa evoluzione, e ascoltando  il caratteristico rumore di un motore a due tempi, mi chiedevo che cosa ci facesse per tutto il giorno una lambretta in pieno bosco e su strade inaccessibili. Passando un giorno vicino ad un albero che stavano abbattendo mi accorsi della novità.  Debbo dire che  non mi fece una buona impressione, perché al caratteristico profumo di legno tagliato e foglie si aggiungeva adesso anche l’acre odore dei fumi di scarico completamente estraneo all’atmosfera del bosco.

IL CARBONAIO

I carbonai si costruivano delle capanne all’interno del bosco ed in genere portavano con sé l’intera famiglia che tutta insieme partecipava al lavoro. Il carbonaio era un mestiere difficile che si trasmetteva di padre in figlio. Provenivano  prevalentemente dall’Appennino toscano e Abruzzese, dalla Garfagnana da Montemignaio e dalla Ciociaria. Il carbone è un prodotto della distillazione della legna. Si ottiene facendo avvenire una combustione in carenza di ossigeno, liberando le componenti più volatili e l’acqua. Il carbone di legna ha un calore specifico di 7500 Kcal/Kg contro i 2500 Kcal/Kg della legna verde. In tempi in cui il prezzo del trasporto era consistente,  risultava molto più conveniente produrre carbone direttamente nel bosco. La cottura della legna era un’operazione molto delicata, che richiedeva grande esperienza.

“Il carbonaio comincia con il costruire “l’uovo di legna”,  alto fino a 3 metri, lo riveste in basso di zolle, sopra di uno strato di foglie secche e terriccio. Egli ha avuto cura, accatastando il legname, di lasciar nel mezzo un forno profondo una quarantina di centimetri. Viene dato fuoco di sopra; la carbonaia fuma subito. All’incirca dopo dodici ore, l’uomo comincia a praticare dei buchi, che poi tappa  o stappa, a seconda di come spira il vento al fine di assicurare un tiraggio uniforme.

La cottura dura tre giorni; se è stata fatta a regola d’arte, il carbone acquista la tempera, cioè reagisce con l’umido sputando ragia bianca.”   Il carbone buono ha una colorazione nera con riflessi azzurri e spezzandolo  presenta una rottura netta e non si sfarina. Il carbone più pregiato è quello ottenuto con legni forti quali leccio, quercia e cerro. Finito il processo di cottura si  lasciava raffreddare la carbonaia, possibilmente annaffiandola, e successivamente  il carbonaio provvedeva ad insaccare il carbone in appositi sacchi di canapa ed aiutava il mulattiere a caricarli sui muli, 2 per soma.  Questo mestiere, per effetto della riduzione dei costi di trasporto e del minor consumo, è quasi sparito ed il carbone, attualmente in commercio,  si produce in stabilimento con processi industriali automaticizzati oppure viene importato dai paesi dell’Europa dell’est.

C’erano poi i fascettari che confezionavano le fascine permettendo ai mulattieri di trasportarle, ed infine c’era il  guardaimposto che provvedeva ad accatastare la legna nell’imposto ottimizzando gli spazi e facilitando il carico degli autocarri. Nei ritagli di tempo provvedeva a risistemare i sentieri per agevolare il lavoro del vetturino.   Di Bruno Tocci  nel sito Cappadocia

 

 
SOCIETÀ

Province abruzzesi unite per continuare a garantire servizi  31 dello Statuto della Regione Abruzzo, in merito alle disposizioni urgenti in materia di funzioni delegate alle province. Ad accogliere l'invito di Del Corvo, le altre tre Province con Guerino Testa per Pescara insieme al presidente del consiglio De ...............

Abruzzo: Province si confrontano su futuri ruolo e competenze  L'Aquila, 26 mag - Rappresentanti delle Province abruzzesi si sono ritrovati all'Aquila per un confronto sul futuro ruolo degli Enti e sulle loro competenze.......

Pd: a Teramo "Rifare l'Italia", i giovani dirigenti e ...  L'Hotel Abruzzi in Viale Mazzini a Teramo ospita l'iniziativa dal titolo "Rifare l'Italia-Rinnovare il Pd". Parteciperanno, tra gli altri, Matteo Orfini, nazionale .......

Abruzzo: in tre mesi scomparse oltre mille aziende in tutto il ... A scattare la fotografia dell'economia abruzzese è la Cisl regionale che,ha diffuso i dati più recenti. In particolare, ad aprile di quest'anno, sono 1.179.541 le ore di cig ordinaria (1.327.090 a marzo; ............

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L'Aquila, IV edizione Premio Sdocc!: la storia dell'Abruzzo dentro le immagini  La nostra storia attraverso le immagini, questo solo uno dei significati del Premio Sdocc !  l'Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell'Italia Contemporanea, rivolta agli studenti universitari e agli operatori della cultura cinematografica, con obiettivo di stimolare la ricerca e la produzione multimediale.........

Giulianova, XIII edizione del Festival Internazionale Bande Musicali  Oggi,29 maggio,alle ore 21.00 la serata di gala “Le Note della Moda”,un evento fatto di abiti sontuosi e buona musica , aprirà ufficialmente la XIII edizione del “Festival Internazionale Bande Musicali”, realtà prestigiosa che dà lustro alla città di Giulianova............

Il grande cinema nella provincia dell’Aquila 30 Maggio – 15 Giugno 2012 Un omaggio al comprensorio provinciale con cinque imperdibili appuntamenti che si articoleranno tra maggio e giugno a L’Aquila, Sulmona e Celano con l’obiettivo di valorizzare il nostro territorio attraverso il grande cinema.........

Abruzzo, non ci sono soldi, la Cultura può attendere  ABRUZZO. Per le istituzioni culturali Abruzzesi il Governo Chiodi non ha soluzioni e le dirette interessate si sentono abbandonate............  

 

 


 

CULTURA

Daniela Musini negli States con d'Annunzio e la Duse PESCARA - Ormai non ci sono più confini per l'artista abruzzese Daniela Musini, magistrale interprete dell'opera dannunziana e della figura di Eleonora Duse in tutto il mondo..............

Provincia dell'Aquila, alla Biblioteca S.Tommasi va in scena la ... Grande appassionato dell'Abruzzo montano, più di quello costiero, D'Alessandro ha dichiarato in un'intervista, che la nostra regione “lo prende al cuore perché terra magica ...........

Musica classica, concerti corale Santa Cecilia a Teramo e Giulianova  Teramo. L’associazione corale Santa Cecilia di Teramo, nell’ambito del programma concertistico pluriennale (Il barocco trionfante: la mistica elevazione dello spirito),..........

L'Aquila, cultura. Quarta edizione del premio SDOCC!, ricerca e ... Presso la Sala convegni della Giunta regionale d'Abruzzo (L'Aquila, palazzo Silone, e mercoledi' 30 maggio, avra' luogo la quarta edizione del Premio Storia-Documento-Cinema-Centritalia............

A Cermignano è tutta un'altra musica Cermignano. Venerdì 1 e sabato 2 giugno, l’associazione culturale L’Altra 543, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Cermignano, organizza la manifestazione dal titolo Tutta un’ALTRA musica ...............

Torna anche quest’anno il Premio Cinematografico Palena!  Come sempre sarà dedicato ai due personaggi che maggiormente hanno reso famosa Palena nel mondo: Perry Como e Ettore Maria Margadonna........

Ultimo appuntamento con il Chamber Music Festival 2012  Il Concerto del “Trio des Alpes” chiuderà la 5° edizione della rassegna di Musica da Camera di Chieti...........

MUSICAVIVENTE vistauditogustotatto Pescara MUSICAVIVENTE vistauditogustotatto nasce da un’idea di Giorgio D’Orazio e Adolfo De Cecco finalizzata a concentrare in un momento di svago e socialità un buon dosaggio culturale tra musica esclusivamente dal vivo, fotografia, pittura, fumetto, architettura, design, ristorazione e intrattenimento vario...........

Miriana Di Tonno con La sveglia vince il concorso artistico-letterario Giovina Di Girolamo  La lotta tra tentazione ed educazione, tra la necessità di farsi accettare dal gruppo e la propria personalità scorrono tra le righe del racconto “La sveglia”. Miriana Di Tonno, studentessa del liceo classico Luca da Penne narra uno spaccato della vita dei giovani d’oggi........

Mostra dell'artista Filippo Manzullo .  Fondamentalmente paesaggista, dove il realismo interpretato sfiora il surreale. Dipinti non appoggiati sul disegno ma che prendono forma da ombre che si caricano di colore, di movimento, di materia e che si modellano su un gioco di luci...........

Parata per festival internazionale bande   Giulianova - Si apre questa sera con una parata per le vie del centro storico, la tredicesima edizione del Festival Internazionale di Bande Musicali,........
 

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L'ANGOLO DELL' EMIGRATO 

 

 

Gli Emigrati Italiani in Brasile di Matteo Sanfilippo , dal sito web ASEI


I primi movimenti migratorii verso la colonia Sud Americana.

La storia degli italiani in Brasile ha una genesi molto antica, che troppo spesso è tralasciata nelle storie dell’emigrazione. E’ invece importante per quanto ci permette di capire sulle modalità iniziali degli scambi tra due realtà apparentemente assai lontane.......... Nei primi anni del Seicento Ferdinando I di Toscana  valuta la possibilità di una colonia brasiliana......... Più tardi Ferdinando fa armare una caravella e una tartana nel porto di Livorno e le affida al capitano Thornton. Il viaggio è in realtà preparato da tempo...... il granduca ha persino chiesto a Robert Dudley una pianta dell’Amazzonia, da quest’ultimo esplorata nel 1595. Dudley consiglia a Thornton di cercare l’oro sulle rive del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco. Ferdinando ordina più prosaicamente di caricare balle di merci e di fondare, se possibile, un avamposto commerciale.  Thornton naviga per quasi un anno: approda in Guyana e in Brasile, esplora il Rio delle Amazzoni e l’Orinoco, rientra facendo tappa alla Caienna e a Trinidad. Il 12 luglio 1609 è di nuovo a Livorno, ma non trova nessuno cui riferire la propria impresa. Il 7 febbraio di quell’anno il granduca è morto e a Firenze non si pensa più alla possibilità di fondare una colonia o un comptoir commerciale oltreoceano. ..........

Tre fratelli di origine genovese - Giuseppe, Francesco e Paolo Adorno – erano infatti membri della spedizione che portò alla fondazione della Capitania di San Vicente negli anni venti del Cinquecento. Filippo Cavalcanti era sfuggito alla giustizia medicea, nascondendosi prima a Lisbona e poi a Pernambuco nel 1558. Lo avevano seguito altri viaggiatori toscani che avevano riferito a Firenze le meraviglie di quelle terre: Francesco Carletti aveva toccato il Brasile nel suo viaggio intorno al mondo iniziato nel 1591; il già citato Baccio da Filicaia vi si era fermato dal 1596 al 1607, impegnato nella costruzione di fortificazioni  e nelle esplorazioni. Nel frattempo i genovesi Pietro Scipione Grimaldi e Marco Ventimiglia si erano dedicati al e al contrabbando della farina tra il Rio della Plata e il Rio de Janeiro.  La colonia portoghese si allontana dall’orizzonte italiano, quando svanisce il sogno di una base toscana. I visitatori dalla Penisola sono pochi e casuali nel Sei-Settecento.

Una presenza costante si registra soltanto durante le guerre ibero-olandesi, quando due migliaia di marinai e soldati napoletani partecipano agli scontri e agli arrembaggi degli anni 1625-1641. Molti periscono tra i flutti e gli altri non lasciano comunque traccia nella storia del Brasile. Il ricordo dei missionari gesuiti e cappuccini di origine italiana scivola egualmente nel nulla, tranne nei casi di chi ha lasciato una relazione o firmato la costruzione di un edificio.
Alla fine del Settecento il numero degli italiani in Brasile è ridottissimo; cresce invece drammaticamente, quando la colonia inizia a staccarsi  dalla madrepatria occupata dai francesi durante guerre napoleoniche.
In tale occasione la corte portoghese fugge da Lisbona e, seguita dal nunzio vaticano, si rifugia a Rio. Il trasferimento è temporaneo nelle intenzioni, ma diviene con il tempo definitivo. Nel 1822 l’Impero brasiliano si separa dal Portogallo e sette anni dopo la nunziatura apostolica del Brasile si separa da quella di Lisbona per coprire tutto il subcontinente meridionale, le Antille e il Messico. In seguito la giurisdizione religiosa sui paesi di lingua spagnola è divisa da quella dei paesi lingua portoghese e dal 1836 il nunzio in Brasile si occupa soltanto dei cittadini di questo paese. Da adesso in poi Roma è regolarmente informata su quanto avviene in quella terra lontana e segue passo passo l’evoluzione della chiesa e della società locali.


...............La grande emigrazione italiana inizia infatti dopo l’Unità.... Tuttavia nei primi decenni del secolo partono verso il Brasile viaggiatori d’eccezione, che ne diffondono la fama per tutta Italia. Il medico fiorentino Giuseppe Raddi accompagna oltremare l’arciduchessa Leopoldina, che va in sposa a Pedro, primo imperatore del Brasile. Raddi ritorna nel 1818 a Firenze e dona al Museo di fisica e storia naturale ben quattromila esemplari di piante e tremila di insetti e animali. Il resoconto del suo viaggio ci fa sapere che nel Brasile di quegli anni ci sono già alcuni toscani, come Riccardo Zani, militare di origine livornese. Inoltre racconti come il suo pubblicizzano nella Penisola le occasioni che si possono trovare oltreoceano.
Avventurieri di un qualche lignaggio tentano quindi la fortuna in Brasile, magari cercando impiego quali cacciatori d’indigeni, come capita agli inizi del Settecento. A sua volta il (piccolo) successo da essi raggiunto o comunque l’eco delle loro gesta attira verso il Sud America i tradizionali flussi temporanei di artisti, artigiani e lavoratori girovaghi.   Lo sviluppo tecnologico facilita infatti le partenze stagionali, riducendo la durata del viaggio transatlantico. Inoltre questi primi flussi migratori sono irrobustiti dal fallimento dei moti risorgimentali. Alla sconfitta e soprattutto alla repressione dei moti del 1820-1821 in Piemonte e a Napoli decine, forse centinaia, di congiurati o comunque di persone coinvolte s’imbarcano per cercare la libertà o per sfuggire la galera. Così il Rio Grande do Sul, al confine dell’area platense, ospita alcuni genovesi in fuga, cui tengono dietro napoletani e toscani. L’origine sociale di questi esuli è varia, tuttavia in loco si dedicano quasi sempre ai trasporti (soprattutto marittimi e fluviali), alla ristorazione e al commercio di alimentari
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Agli emigrati volontari si uniscono i deportati. Il Regno delle Due Sicilie sfrutta le sue relazioni con il Brasile per inviarvi dal 1820 centinaia di prigionieri. Alcuni riescono a integrarsi nella società coloniale e decidono di rimanere oltreatlantico una volta riacquistata la libertà. Minor fortuna ha invece la sessantina di ex-carcerati pontifici, per lo più giovani romagnoli, inviati oltremare nel 1837. Il loro viaggio è un calvario e l’inserimento molto difficile, ma anche in questo caso alcuni si stabiliscono definitivamente a Bahia, a Rio de Janeiro o nel Rio Grande do Sul.  Si forma così un nucleo di emigrazione politica il quale non rinnega le idee, che ne hanno provocato la partenza, anzi continua a diffonderle: gli ideali della Giovane Italia sono per esempio riecheggiati da tutta la comunità italiana con rabbia e disdoro dei consoli napoletani e dei plenipotenziari austriaci presso la corte imperiale. Nel 1835 entra addirittura in funzione una Congrega della Giovane Italia a Rio, assai attiva sino al 1838, cui aderisce Giuseppe Garibaldi, che diviene presto una delle figure centrali delle agitazioni sudamericane. Il centro di Rio si collega infatti strettamente a quelli di Buenos Aires e Montevideo e i mazziniani in esilio prendono parte ai moti sudamericani: li rintracciamo tra i rivoltosi del Rio Grande (1834-1845) e tra quelli che hanno preso parte alla più breve sollevazione caterinense (1839) contro l’imperatore brasiliano, nonché nelle guerre in Uruguay tra il 1839 e il 1851. Gli stessi deportati pontifici aderiscono, appena sbarcati, alla rivolta indipendentista e repubblicana di Bahia (novembre 1837).

Anche al di là di questi avvenimenti politici, l’emigrazione attira l’attenzione delle autorità romane. I nunzi vaticani e i loro funzionari si interessano alle sorti degli emigrati. L’Archivio Segreto Vaticano e l’Archivio di Stato di Roma, che ha ereditato parte dei documenti amministrativi dello Stato della Chiesa, possiedono di conseguenza una notevole collezione di documenti sulla già menzionata vicenda dei deportati in Brasile del 1837: avventura complicata dalla presenza di emigrati volontari arruolati come i galeotti da un emissario italiano del governo brasiliano, lo spoletino (quindi cittadino pontificio) Vincenzo Savi. Inoltre tra le carte vaticane e tra quelle della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, già de Propaganda Fide, si trovano numerose riflessioni sulla sorte dei primi europei di origine non iberica immigrati in Brasile. In particolare nel 1845 sbarca a Rio Gaetano Bedini, futuro cardinale e segretario di Propaganda Fide, che si interessa a quanto accade agli immigrati tedeschi e italiani e promuove una nuova sensibilità religiosa per la questione migratoria. Soprattutto solleva il problema dell’impreparazione del clero americano e della possibilità che i protestanti possano strappare alla Chiesa di Roma le anime dei migranti. Per ora si tratta di paure di poco conto, ma il successivo tempestoso sviluppo dell’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo darà ragione all’avveduto diplomatico vaticano. DI Matteo Sanfilippo, in sito web ASEI


 

30 maggio: Rapporto Italiani all'estero 2012  Verrà presentato il prossimo 30 maggio a Roma, il Rapporto Italiani nel mondo 2012 della Fondazione Migrantes, pubblicazione che ogni anno fotografa la realtà degli italiani residenti all'estero,..........

Giovani emigrati calabresi: mandati via da una terra che amano  Secondo il sondaggio in via di realizzazione ad opera dell'associazione Libera Reggio LAB attraverso il magazine online Terrearse.it............

Emigrati: all'estero oltre 4 mln di italiani. Il 7% intera popolazione ...  'Emigrati: all'estero oltre 4 mln di italiani. Il 7% intera popolazione' su Yahoo! Notizie Italia. (ASCA) - Roma, 30 mag - L'Italia resta un paese diemigrazione se e ' ............

Emigrazione: Migrantes, valorizzare esperienza italiani all'estero  L'attaccamento alle proprie origini culturali, anche da parte degli italiani che hanno programmato una permanenza stabile all'estero, porta a interrogarsi sul loro auspicabile apporto alla societa' italiana..........

Popolo di santi, poeti, navigatori ed emigranti: aumentano gli ... Aumenta infatti il numeroitaliani residenti all'estero (Aire) erano 4.208.977, 93.742) dei nostri connazionali nel mondo: secondo il «VII Rapporto italiani nel mondo», presentato a Roma dalla Fondazione Migrantes, al primo gennaio 2012 gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) erano .......

Emigrati: aumentano italiani all'estero. I giovani i piu' in fuga  Roma, 30 mag - Continua a crescere il numero degli italiani che decidono di vivere all'estero se e' vero che solo nell'ultimo anno si e' registrato un aumento di iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero pari a 93.742 unita', .............

 IMU: I PARLAMENTARI ELETTI ALL'ESTERO SCRIVONO ALL'ANCI E ALL'IFEL ...... i comuni aderenti alla Vostra associazionea farsi carico delle necessità e delle istanze dei cittadini emigrati iquali chiedono che siano mantenute quelle agevolazioni che lo Stato italianoha riconosciuto con grande lungimiranza fin dal 1993."............

Italiani all'estero, Giordano e Berardi (PdL): Opportuno il rinvio ...... costituisce un atto dovuto oltre che una forma di rispetto nei confronti dei milioni di italiani che vivono all'estero), questa va interpretata nel contesto economico-finanziario, ancora debole e deficitario, in cui versa il nostro Paese....

 

 
 
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L'ITALIA E GL' ITALIANI 

 


Il Grande Fratello e la fine dei Poeti. Di Filippo Senatore

Estratto dal libro'' Atti del Convegno ''Scritture / Realtà'', 2000

 A cura di Adam Vaccaro e Rosemary Liedl Porta

La National Security Agency ci sta spiando dal 1952.  Solo nel 1999 la notizia è trapelata. Nel 1947 ci fu un accordo secreto detto Ukusa, tra Usa, Gran Bretagna, Canadèà, Australia e Nuova Zelanda per intercettare le comunicazioni estere e interne.  ...  Le centrali di Echelon sono in grado di intercettare qualsiasi tipo di telecomunicazioni radiofonica, telefonica, via Fax e internet da dovunquie parta e ovunque sia indirizzata.  All'inizio il sistema era volto allo spionaggio classico, ma con la fine della guerra fredda hanno preso il sopravvento lo spionaggio industriale e le attività di controllo sui cittadini. ... Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno permesso la capillare diffusione a buon mercato d'internet con l'aumento esponenziali degli utenti che si fanno meglio controllare se proprietari di siti....  Che in Italia ci sia un duopolio televisivo da oltre 15 anni non è una scoperta.  Da una parte la televisione pubblica, controllata da un direttorio di partiti dell'arco costituzionale, si sforza di essere pluralista con  molti limiti sulla libertà di espressione delle voci marginali e minoritarie.  Dall'altra la tv privata di un solo padrone obbedisce al diktat  del nuovo partito-azienda che impone candidati premier, ministri e palafrenieri.  La tv di stato si è appiattita sul cinismo di quella commerciale con un turn over di direttori e dirigenti che ha indebolito le linee editoriali a vantaggio di veti incrociati tra partiti con il risultato di lottizzare alcuni spazi occupati dai leader più forti....... 


 

Un gruppo di volontari coatti permette di spiare la propria vita privata da una telecamera che manda in onda senza troppe cewnsure fatti quotidiani, non sempre spontanei.  Nessuno si è chiesto quale sia la regia di un evento omologato promosso da tutti i mezzi di comunicazione che per la prima volta si impone come prodotto globale.  Ma ci sono gravi, precisi concordanti sospetti che portano a conclusioni aberranti.  Quella più ottimista è che l'audience prevale su tutto e che un programma di successo puo' essere esportato senza limiti.   Tutto è permesso: basta che il branco approvi !   Quella più pessimista è che c'è una sola regia che impone in barba alla sovranità popolare di molti Stati, prodotti commerciali di comunicazione preconfezionati impedendo la fantasia e libertà non solo ai cosidetti creativi ma ai telespettatori passivi che almeno si affidano alla varietà.  Echelon ci permette di giocare con l'illusione che i controllati siano solo i protagonisti della fiction mentre lo siamo tutti.

La tv percio' si presta a fare una prova generale di un futuro prossimo totalitario a reti unificate.  Non a caso la parola ''Grande Fratello'' evoca un centro occulto del potere che cala dall'alto scenari aberranti della vita quotidiana.  Si costringe e si orienta persino il senso comune inquinando la parte più riservata della coscienza dove risiede l'etica dell'uomo......  Il totalitarismo si sta trasferendo dalla costrizione fisica a quella psichica con il risultato che nell'imminenza di un nuovo fascismo non sarà più necessaria la vita coatta per i dissenzienti e per gli oppositori del regime.

E i poeti e la poesia?  Nati con Omero e i lirici greci si sono affidati alla comunicazione del piede che batte il ritmo e della cetra che ammorbidisce i versi.  I poeti oggi  sull'orlo della via di estinzione sono anche loro spiati e selezionati se usano qualche parola forte?  Il loro destino è tremendo: peggio dello strappo della lingua edel taglio delle mani.  Essi si stanno modificando e presto produrranno solo slogan vuoti copiati da spot televisivi, previamente censurati e depurati da parole pericolose.  Il vocabolario si sta riducendo e standardizzando con i condimenti di ''quell'altro'','' intrigante'' e ''intrigante''.  La poesia muore con il pianeta in agonia, inquinato dal veleno che sottraggono linfa vitale alla fantasia e all'azione.  La poesia muore ammalata di afonia e di afasia, priva di canto, decifrata solo da funzionari addetti al controllo del dissenso"   Filippo Salvatore , in Atti del Convegno Scritture e Realtà pubblicato da Adam Vaccaro e Rosemary Liedl Porta.

                                                                             PROFILO D'ITALIA                 


Guardatela di profilo

l'Italia, un cane arrabbiato, sgraziato

che sbatte violento contro il muro d'Europa,

testa fracassata di Piemonte-Lombardia

naso e becco Liguria con orecchie alzate

ma sorde Veneto-Trentino

in corsa con Zampe rachitiche di Calabria

e bilancio di spelacchiata coda di Puglia,

petto Umbria-Toscana

schiena infiammata Emilia-Marche-Molise

                                                                              

e testicoli persi a l'urto, Sicilia-Sardegna 

-Emoragie alterne Etna-Vesuvio

porro inoperabile-gargano

-sperma di masturbazione estiva

il popolo eiaculato in mare

-Batteri di cancrena i politici,

antibiotico placebo il Vaticano

-Ah! dmenticavo un bay pass San Marino

-Il tutto in cura all'ospedale Miracoli

-Io sono il poeta radiologo al capezzale

e tra incensi di ciminiere e corone di copertoni

mi gratto..... al basso ventre.

 

Michael Santhers, da Sorrisi Pignorati

 

                                                                                                                                                             

         

Quintocortile

Viale Bligny 42 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617

  con la collaborazione di Milanocosa

 

Comunicato Stampa 

 

IX RASSEGNA

POESIARTE MILANO

 

ALTRO ORO

 

Moneta e mondo – oro e terra. Termini e orizzonti entro i quali si colloca la necessità di definire il valore delle cose e delle persone. Possono i linguaggi delle arti restituire a queste smarrite identità un nuovo baricentro di senso e di valore?

 

11 e 12 giugno 2012

(h 17-20)

 

In questo nostro tempo il denaro è ormai un flusso disciolto nel sistema arterioso-venoso del corpo sociale, serpe inafferrabile, svincolato dalle cose, valore narcisisticamente collassante su sé stesso. Valore virtuale e pure tanto addentro nella minuta realtà delle cose e dei rapporti da esserne l’unica, non separabile ragione. Nemico mascherato da mondo.

Il segno acceso di ogni forma d’arte potrà forse restituire identità alle parti in gioco, quella misura e distanza fra oro e terra, segno e mondo dalla quale, entro la quale, scocchi un’alchimia che irrompa fortemente nel dominio chiuso in atto e apra a un altro valore, significato, senso.

 

Poesiarte Milano  si svolgerà  a Quintocortile  nei giorni di lunedì 11 e martedì 12 giugno 2012 dalle ore 17,00 alle ore 20,00 con opere e interventi  sul tema di oltre cinquanta fra poeti, artisti  e musicisti.

   

Organizzazione a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)

Con la collaborazione di: Adam Vaccaro, Claudia Azzola, Laura Cantelmo, Annamaria de Pietro e Giuliano Zosi (Associazione Milanocosa)

artisti:

Adalberto Borioli, Antonino Bove, Salvatore Carbone, Giulia Comenduni, Albino De Francesco, Giuseppe Denti, Fernanda Fedi, Jane Kennedy, Mavi Ferrando, Gino Gini, Maria Luisa Grimani, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Ruggero Maggi, Libera Mazzoleni, Gi Morandini, Antonella Prota Giurleo, Raffaele Romano, Ottavio Rossani, Evelina Schatz, Roberto Sommariva, Rosanna Veronesi.

poeti:

Ennio Abate, Claudia Azzola, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Gilberto Finzi, Gabriella Galzio, Eugenio Grandinetti, Gilberto Isella, Gianmario Lucini, Meeten Nasr, Giampiero Neri, Guido Oldani, Maria Pia Quintavalla, Franco Romanò, Anthony Robbins, Ottavio Rossani, Tiziano Rossi, Tiziano Salari, Fausta Squatriti, Adam Vaccaro, Giuliano Zosi.

musicisti:

Adalberto Borioli e il duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti.

 

PROGRAMMA

ore 17,00 - 20,00: letture dei poeti con intermezzi musicali e visione delle opere esposte

ore 20,00: aperitivo

Lunedì 11 giugno

 

                Presentazioni

                Franco Romanò

                Eugenio Grandinetti

                Gabriella Galzio

             Intermezzo musicale con Adalberto Borioli

                Tiziano Salari

                Maria Pia Quintavalla

                Gilberto Isella

 

            Intervallo con  visione opere esposte

 

                Tiziano Rossi 

                Annamaria De Pietro

                Giuliano Zosi

 

            Intermezzo musicale con Adalberto Borioli

 

                Giampiero Neri

                Fausta Squatriti

                Luigi Cannillo 

 

Martedì 12 giugno

 

                Ennio Abate

                Laura Cantelmo

                Adam Vaccaro

             Intermezzo musicale col Duo Poemus, Barbara Gabotto e      Giacomo Guidetti

                Guido Oldani

                Mariella De Santis

                Meeten Nasr

 

            Intervallo con visione opere esposte 

 

                Claudia Azzola

                Anthony Robbins

                Gilberto Finzi

             Intermezzo musicale col Duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti

                Gianmario Lucini

                Ottavio Rossani

                Rinaldo Caddeo

Il denaro nasce e si istituisce come controvalore convenzionale delle cose.

Il potere del denaro – di coloro che lo detengono – si pone come luogo socialmente, politicamente individuato, altro rispetto alla massa di coloro che non lo detengono, che sono attraversati dalla convenzione-valore delle cose, essi stessi e i materiali modesti di cui dispongono, fino a diventare essi stessi moneta di scambio, strumenti, lavoro, fra il denaro e le cose.

Questo è avvenuto storicamente.

Ma ora viviamo qualcosa di diverso: il denaro, identificato coi suoi detentori, non è più blocco contro il quale sociologicamente, politicamente ci si possa opporre, ma è ormai un flusso disciolto nel sistema arterioso-venoso del corpo sociale, serpe inafferrabile, svincolato dalle cose, valore narcisisticamente collassante su sé stesso. E coinvolge in un cerchio malato chi lo detiene e chi non lo detiene. Valore virtuale, e pure tanto addentro nella minuta realtà delle cose e dei rapporti da esserne l’unica, non separabile ragione. Valore di sé stesso, nemico mascherato da mondo.

Re-istituire la misura di giusta distanza fra moneta e cosa, fra oro e terra, vuol dire re-istituire il valore. Che è sempre confronto, lotta, l’affondo sconcertante di un aguzzo baricentro.

Ars può tentare, di fianco, di ritrovare – in fuoco alchemico – il valore smarrito fra le cose e re-istituire il segno: moneta buona, altro oro.       

  

                                                             ASSOCIAZIONE MILANOCOSA,

                                     

Milano, 24 aprile 2012

 

Info:

Associazione Quintocortile -  Mavi Ferrando, Donatella Airoldi - tel. 338 8007617  quintocortile@tiscali.it

Associazione culturale Milanocosa - Adam Vaccaro - tel 347 7104584 info@milanocosa.it