RIVISITIAMO IL PASSATO
 

 

 Da leggere su questa pagina

 

Giuseppe Ruffo:                  La campagna di bronzo alla Patria

Monti del Matese:                                                Adriano Lualdi

Ass. Kerres:                                               Arti e mestieri antichi

 C. Bruno-Cellupica:                                 Memorie di una donna

 Jennifer Petrino :                          A Italian Family returns home

 Da leggere:                                               Diversi autori Molisani

  Notizie :                                                Dal Molise e dei Molisani 

 Notizie:                                                                  La nostra Italia

 Video Franco Nicola:                                         La Nostra Gente


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 RICORDANO IL PASSATO

 
 
La campagna del bronzo alla Patria
Scuola elementare di Bonefro.
Ricercche a cura degli alunni : Baccari Giuseppe, Bucci Domenico,Colombo Luigi, Di Manzo Antonio,
D'Onofrio Nicola, Fantetti Giuseppe, Giangioppo Luigi, Giuliano Michele, Lomanno Antonella, Tavone Gianni
Altri titoli: Le razzie dei Tedeschi; il cuore generoso di un Bonefrano; il cuore di una madre piange sempre;
momenti vissuti da una bambina e le peripezie di nonno Costanzo. 
Dal Libro: ''LE STORIE DIVENTANO STORIA''. Giuseppe Ruffo
 
Il richiamo della campana.

Eravamo quattro ragazze più o meno della stessa età; io avevo 17 anni.  Quel giorno, era il 3 o 4 settembre del '43, abbiamo capito che i soldati italiani dovevano prendere la nostra campana: il milite ignoto del monumento l'avevano già preso e spedito e stavano per prendere la campana della Chiesa Madre del peso di 18 quintali.   Ci siamo messe d'accordo e siamo salite sul campanile: la porta era sempre aperta, ma noi la sprangammo dall'interno e cominciammo a suonare la campana, prima che venisse tolta, per far sentire il suono a tutta la popolazione.  Era tempo di guerra, tutta la gente giunse in piazza: ''che cos'é successo?'' si chiedeva.  E noi suonavamo a distesa la campana.
 
Don Domenico, l'arciprete, subito accorse; vennero il commissario prefettizio, il maresciallo: tutti sotto al campanile e noi sopra a suonare con la porta chiusa.  Don Domenico ci chiamava: ''Oh Dio, scendete giù, altrimenti andate in prigione!''  Da sotto ci vedevano bene e avevano capito chi eravamo.  Facemmo suonare la campana fino a quando non ce la facevamo più, senza ascoltare le pressioni delle persone che ci invitavano a scendere.  Poi abbiamo smesso e siamo scesi giù, ma non avevamo il coraggio di aprire la porta.  Il maresciallo ci esortava" '' Aprite, altrimenti vi porto in prigione!'' Finalmrnte ci decidemmo ad aprire.  ''Perché avete suonato la campana?''  ''Perché voi nel pomeriggio dovete portarla via e noi volevamo fare ascoltare, per l'ultima volta, il suo suomno festoso cosi caro a tutta la popolazione''.  ''Ma sapete che é tempo di guerra? Vedete quanta gente é accorsa pensando che fosse successo qualcosa?  Seguitemi!''  IL commissario prefettizio, Don Corrado de Curtis, già piccolo per statura, lo é diventato ancora di più: poverino!  Nonostante ció é intervenuto in nostro favore: ''cosa vi é saltato in testa? Come dobbiamo fare se veramente vi mettono in prigione?''  ''Non fa niente, tanto prima o poi, ci metteranno fuori''.
 
Nel pomeriggio hanno staccato la campana, l'hanno portata davanti alla chiesa e hanno cominciato a romperla:  quelle martellate rispondevano nelk cuore di tutti, presenti e non, poiché si sentivano anche a notevole distanza.  Assistevamo impotenti, senza poter intervenire... e che potevamo fare in confronto a chi aveva donato il proprio anello nziale, gli orecchini, le pentole in rame?  Potevamo solo guardare increduli.... E giù con quei martelli.  La cvampana non c'era più, il suono morto, il nostro cuore a pezzi come i pezzi della campana.  Ognuno di noi ne prendeva un pezzettino, una scheggia; ma nessuno si allontanava, rimanemmo li' ionchiodati, fino a quando non l'hanno demolita tutta.  Questo é successo il 3 o il 4 settembre, il giorno 8 arrivó la notizia dell'armistizio; la campana non parti': ormai non serviva più.  Nei giorni successivi Don Domenico, nella sua omelia, ci invitó: ''chiunque abbia un pezzo della campana é pregato di riportarlo, per porla ricostruire''.  l'attuale campana é quella ricostruita con lo stesso bronzo, ma più leggera di circa un quintale, anche se della stessa grandezza.  Per noi non fu preso alcun provvedimento, grazie all'intercessione del parroca e del commissario prefettizio.  IL maresciallo, ogni qualvolta mi incontrava, mi ricordava: ''tu devi ancora scontare un gfiorno di galera!''

 
Adriano Lualdi

Anche il Molise può vantare almeno un personaggio che abbia segnato la storia della musica nazionale: Adriano Lualdi, nato a Larino (CB) il 1885, studiò pianoforte, composizione e direzione d'orchestra prima a Roma, poi a Venezia con Worf-Ferrari. Diplomatosi al conservatorio nel 1907, iniziò giovanissimo l'attività di direttore d'orchestra dedicandosi, a fasi alterne, anche alla composizione di opere per il teatro (tra le quali ricordiamo "Le furie di Arlecchino", del 1915; "Guerrin Meschino", leggenda medioevale per marionette del 1920; "

" Il diavolo del campanile", del 1925, ispirato ad un racconto di E.A.Poe; e una lunga serie di composizioni per musiche corali, da camera e per orchestra).
Fu anche un importante critico musicale, collaborando con riviste specializzate nel settore e quotidiani e fu tra i primi organizzatori del "Festival di Musica Contemporanea" a Venezia.
Acceso assertore dell'ideale nazionalistico, sostenne le sue idee oltre che con l'esempio della propria musica con articoli e volumi editoriali (fra cui "Arte e regime", del 1929; "Il rinnovamento musicale italiano", del 1931; "Per il primato spirituale di Roma", del 1941).
Lavorò prevalentemente fuori regione (perché ancora oggi, purtroppo, l'attività culturale, artistica e musicale del Molise è molto limitata). Morì a Milano nel 1971
.(Estratto dal sito Monti del Matese).
 
Arti e Mestieri Antichi

La Fiera delle Arti e Mestieri Antichi (abbreviato F.A.M.A.), per vari motivi, rappresenta il fiore all'occhiello di tutte le attività promosse dall'Associazione Culturale Kerres: innanzitutto rappresenta un momento di aggregazione unico per la Città di Agnone, in quanto, durante gli ormai consueti tre giorni dedicati a questa manifestazione, sono alcune centinaia le persone di ogni fascia d'età ed estrazione sociale che, uniti solamente da una smodata passione per la loro terra natìa, si rimboccano le maniche e si prodigano per l'ottima riuscita di questa fiera così particolare.

In secondo luogo, tale manifestazione, fin dalla sua prima edizione, si è immediatamente affermata come l'evento di punta dell'estate agnonese, capace di richiamare nel centro storico della cittadina altomolisana migliaia di turisti provenienti da tutta la regione e non solo.
Infine, non dimentichiamoci come la Fiera delle Arti e Mestieri Antichi sia un ottimo veicolo turistico-culturale sia per la valorizzazione del centro storico agnonese, sia pe la salvaguardia della nostra identità storica in quanto sono non poche le persone che, in tal modo, hanno l'occasione di avvicinarsi al mondo dell'artigianato e, dopo aver visto dal vivo gli sforzi protratti per confezionare un prodotto artigianale, di solito non hanno più remore e favorevolmente spendono qualche euro in più per assicurarsi un prodotto come quello artigianale che, senza ombra di dubbio, a livello qualitativo, artistico e di fascino è molto più prezioso di qualsiasi prodotto di manifattura industriale
...

 

 


                                                                                                                                                                                                                  

L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

Ricordi della memoria di una bimba che rivivono

Carmelina Bruno-Cellupica.  Nata a Rionero Sannitico, Prov. d' Isernia il 15 Luglio 1947.

  Emigrata il 6 Gennaio 1957 à Toronto, Canadà. 

            Sono la figlia degli emigranti Antonio Bruno nato nel 1914 a Rionero Sannitico e Emilia Capretta nata nel 1925 a Rionero Sannitico. Mamma e Papa rischiarono tutto quando partirono per il Canada: l’incertezza di una vita piu dura da affrontare, una lingua sconosciuta da parlare, una societa di culture e di tradizioni diverse in cui inserirsi. Queste erano tutte prove della loro straordinaria forza di carattere. Voglio che questa mia storia sia un’espressione d'amore e di gratitudine verso i miei genitori.

            Ricordo vivamente quell’inverno del 6 Gennaio 1957. Nel frattempo che un grande fuoco scoppiettava nel camino, arrivavano tanti miei parenti per salutarci. Era il giorno della Befana, ma la nonna piangeva, stringendosi mamma ed  i suoi nipotini come quando non ci avesse visti mai piu. Le “Valigie di Cartone” erano pronte. Mamma si affacciava sull’uscio per cogliere l’arrivo della macchina che doveva portarci lontano, lontano in una terra straniera. I lamenti diventavanano urli, forse anche bestemmie contro la partenza dolorosa dei nipotini e la sua figlia. Negli anni 1957, dopo la guerra, l’Italia, purtroppo, offriva ben poco per la classe contadini come i miei genitori. L’emigrazione era la strada per una vita migliore e una speranza di un futuro per i loro figli.  Mentre la neve cadeva, e il vento soffiava, con due piccoli figli e una semplice valigia piena di ricordi, speranze e sogni, mamma lasció il piccolo paese di Rionero Sannitico per raggiungere mio padre a Toronto in Canada. Lui resideva a Toronto gia dal 1954.

Arrivati al porto di Napoli, abbiamo dato l’ultimo saluto allo Zio Peppino che ci aveva accompagnati e salimmo sulla trabballante passarella della Vulcania, la nave che ci conduceva oltreoceano. Questo lungo viaggio rivive spesso nella mia memoria. Con il lasciare dello stretto di Gibilterra abbiamo dato l’ultimo addio all nostra cara terra. Appena entrati nell’ Oceano si vedevano enorme onde di acqua che sembravano montagne immezzo al mare. Quasi tutti gli emigranti furono ammalati dal mare potentemente mosso. Qualche giorno, quando il mare era sereno e calmo, io accompagnata dalla mamma, e guidata da lunghe fune gialle che attraversavano il corridoio, ho tentato di andare sulla terrazza della nave. Una volta arrivati fuori, purtroppo si vedeva non altro che acqua, cielo, vento e fiocchi di neve.

Dopo dieci lunghissimi giorni, arrivammo finalmente a Halifax, (Canada) al Molo 21 (Pier 21). Siamo stati accompagnati dentro una enorme sala insieme a migliaia di altri emigranti. Qui abbiamo incontrato il primo ostacolo; cioé la lingua Inglese. Per mamma da sola con due piccoli figli sara` stata un’esperienza difficile. Qui si doveva ritirare la famosa “Valigia di Cartone”, subbire una visita medica e acquistare il timbro di “Landed Immigrants”. Il viaggio non era ancora finito! Per arrivare a Toronto c’erano ancora due giorni e una notte di treno. Questo percorso mi e sembrato piu lungo e piu traumatizzante del viaggio nella nave. Cioé, stanchi e anche con un po di fame dovemmo dormire su dei sedili di legno, senza cuscini e neppure una copertina. Questi treni erano adatti piuttosto per transportare la merce non i passeggieri.

Una volta arrivati a Toronto era pieno inverno e abbiamo trovato tanta neve e tanto freddo. Tanti genitori dovevano lavorare in due per sostenere la famiglia.  Gli uomini spesso lavoravano fuori ,dove il freddo gelava le mani oppure sotto il sole che bruciava e le donne su una macchina da cucire contando i “pezzi”. Il mio babbo lavorava in una fabbrica lunghissime ore. Con un solo stipendio, Mamma e Papa dovettero subbire il peso sulle spalle del debito della prima casa. Forse per loro questa casetta era anche un’affermazione della sua indipendenza e del suo successo. Per noi, i suoi figli, questo primo passo significava il nostro futuro: i sogni nella “Valigia di Cartone” !!!

Spesso quando la mamma non poteva farci dei regali, io pensavo sempre alla nonna Michelina che avevo lasciato in Italia. A me nonna mi voleva un bene grande. Mi regalava le caramelle acquistate dal sale e tabacchi di Gerolimo utilizzando i centesimi occorenti dal magro stipendio familiare. Mi portava l’uovo fresco dalla gallina appena covato e mi faceva vincere tanti capricci di nascosto dalla mamma.

FATE CONOSCENZA CON LA NAVE VULCANIA

Forse io e mio fratello siamo stati fortunati perche` mamma e  rimasta in casa  occupandosi delle faccende e della sua famiglia. Quando finiva la scuola noi trovevamo la mamma che ci preparava la merenda. Non era necessario di portare la chiave al collo legata ad un nastro di stoffa come la portavano tanti bambini emigranti. Per me, i primi anni scolastici non sono stati facili. Non sapendo parlare la lingua Inglese era difficile seguire le lezioni o farmi un amico. Poi molti Canadesi di origine Inglese non si fidavano dei nuovi emigranti; quindi io dovetti combattere la stereotipizzazione e la discriminazione. Tanti di loro non erano amichevoli. In questi tempi difficili papà diceva sempre : “Studia perché tutto nella vita va e viene, ma nessuno puo rubbarti quello che hai imparato”.   Con la fondazione del ''National Congress of Italian Canadians'' nel 1970, l’anno dopo che io mi sono laureata, la vita per gli Italo-Canadesi e stata un pó più facile.

Ognuno di noi é una storia in sé! Da quel difficile inizio le nuove generazioni hanno fatto diventare realta` quei sogni nella “Valigia di Cartone”. La mia storia ha dell'inverosimile e quasi  dell'ironico!  Quella bimba emigrante di nove anni che non sapeva neanche una parola d’Inglese si e laureata come insegnate d’Inglese nelle scuole elementare. Sono passati cinquanta due anni da quanto sono partita dall’Italia. Oggi sono sposata con Roberto Cellupica anche lui ha emigrato da Isola del Liri nel 1961. Roberto ha lavorato da solo per realizzare un suo sogno:oggi e proprietario di un’azienda di stampa. Ho tre figli: Umberto, Adriano e Cristina. Essi formano la prima generazione di Italo-Canadesi.  Sono Nonna di due bellissime nipotine: Sabrina e Natalie. Esse sono la seconda generazione Italo-Canadese.

Umberto é laureato in medicina, in pediatria.  Adriano é direttore della sua tipografia, e Cristina dovrà laurearsi in psicologia. Grazie ai sacrifici di mamma e papà, io e i miei figli siamo testimoni dei loro sogni. Oggi la nostra communita Italo-Canadese é rappresentata a tutti i livelli nello sviluppo di questo paese: dalla politica al sociale; dalla cultura alla scienza e alla tecnica c’e sempre un nome Italiano. Ma il pensiero ritorna sempre alle parole di papa “Studia, lavora, e rendi fiero la tua famiglia!”  Ho cercato di passare questi valori ai miei figli e alle mie nipotine con un’aggiunta mia “Rendi un servizio alla communita non importa quando sia umile.”

Con fierezza posso affermare che porto due paesi nel cuore: l’Italia perche mi ha preparato alla vita, mi ha dato le mie radici, i miei valori, e le mie convinzioni morali . Il secondo, il Canadà:  il mio paese d’adozione, perché mi ha aperto le porte del progresso economico e culturale. Con cuore grato ringrazio l’Italia e il Canadà. Carmelina Bruno-Cellupica

 
An italian family returns home  di Jennifer Petrino.

Jennifer Petrino's family is Italian, but they've been in America for three generations, and over time, the connection to Italy has grown weaker. As she was looking at some old home movies one evening, Jennifer realized that she wanted to know more about her Italian heritage. "I called my grandmother and asked her everything I could think of to ask - all the names of her sisters and brothers and her grandparents and great-grandparents, and anything she could remember, and it just kind of snowballed from there."
Next, Jennifer began looking for documents. The first document she found was copy of the 1920 Census listing her great grandmother's family. To find out more about her great grandmother, Caterina, Jennifer went to her local Family History Center, a genealogical resource run by the Mormon Church.
In the microfilmed records of the ships arriving at Ellis Island, Jennifer learned much about her family's immigration history. The first surprise: "Through my research I learned that my
family - Caterina - went back and forth to Italy three times total. Sort of like birds of passage, they go back and forth and they visit their family and come back, and sometimes the family comes with them and stays." The next surprise: on the ship with Jennifer's great grandmother the last time she arrived was a second Caterina with the same last name. Jennifer had found her great-grandmother's younger sister Caterina, who returned to Sicily after a brief stay in America. She was 18 years younger than her sister, and in a decision that would cause some confusion later on, their parents had chosen to name them both Caterina.

Now Jennifer wanted to know if the younger Caterina had any descendants in Italy. She wrote to the Civil Records Office in Misilmeri, a small town in Sicily, which she knew from her grandmother was the ancestral home. The reply came, giving the name of the younger Caterina's daughter - Francesca Saglimbene.
Jennifer wrote to her, and a visit was arranged. A few months later, Jennifer travelled 5000 miles from her Florida home to the small town of San Giorgio su Legnano, outside of Milan, to meet the younger Caterina's daughter, Francesca, and her grand-daughter Barbara. Jennifer brought along old photographs given to her by her grandmother. On the back of one, her grandmother had written "the fountain where grandma Aiena went to get water." This was the fountain in Misilmeri on the piazza where the two Caterina's had lived as children. The next day, the two families went to Misilmeri, and made the fountain their first stop.
At the Civil Records Office in Misilmeri, Jennifer learned more details about her family tree. She also learned that dozens of her relatives still lived in Misilmeri, and the mayor had invited them all to the town hall for a celebration of the unique bonds between Italy and America.
Francesca's grand-daughter, Barbara, expressed the joyful mood of the reunion: "We were two families, and now we are re-unified. We are all together now and it is really beautiful that we have a piece of us also there in America." From the Web

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DA LEGGERE DURANTE LE VACANZE, DI SCRITTORI MOLISANI:

 

IL MOLISANO GIOCOSO  //  IL SEGRETO DI SARA  //

dell'autore Ugo D'Ugo, Campobasso. 

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IL PIACERE DI STUPIRSI

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Stampato a cura del Centro Antitesi a.i.s. Via Manzoni,77 00010 Fontenuova-Roma 

presso l'autore: zionofrio@tiscali.it

 

LA FORZA DELL'AMORE

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PIETRE E UTOPIE  //  SOSTE PRECARIE  //  SORRISI PIGNORATI  //  VETRIOLO 

4 volumi di poesie del Poeta Molisano Michael Santhers

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NOMI E COGNOMI; LE FAMIGLIE DI CERCEMAGGIORE NEI SECOLI

Autore Stefano Vannozzi

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via Trieste 22, 86012 Cercemaggiore, (CB)

 

UN SECOLO DI CARTOLINE: ATTRAVERSO LA STORIA POSTALE DI MORCONE

Autori: Stefano Vannozzi, Corrado Nozzolillo, Anna Aucone

Da richiedere al Comune di Morcone; Museo Civico ''E. Sannia'' e

presso l'autore: info@stefanovannozzi.it

 

INTERVISTA AL SANTUARIO DI CASTELPETROSO,don Nicola Lombardi racconta

AUTORE : Angelo Ferrara

Edizioni SPD- VILLAGGIO DI MARIA, Via Santuario,34

89090 CASTELPETROSO (IS) Tel.0865.936091