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RIVISITIAMO IL PASSATO !
 
 

                                                                                                                                                                                                                       

DA LEGGERE QUESTA SETTIMANA SU QUESTA PAGINA

 

Ugo d'Ugo:                                                              Terra Mulesana, poesia

Nicola PIcchione:                             Voci, suoni, rumori...del mio paese

Giorgio Giannini:                                 I campi d'internamento nel Molise

Molise:                                                                  L'estate dei Molisani 2010

Michael Santhers:                                                          Estate 2010, poesia

Italia:                                                              Estate Italiana Eventi e Sagre 



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                                                                                                                                                                                   TERRA MOLISANA (di Ugo D 'Ugo, Campobasso)

Quanto è bella/ la terra del Molise/ pure s’è piena/ di pietre e malerba/ Con le montagne alte/ con la neve bianca/ e col mare pure/ sempre azzurro/ E la gente, i paesani miei/ è tutta gente buona e bella/ Gente semplice, attaccata/ alla terra e al lavoro/ gente che scende dalla montagna/ gente col cuore spezzato/ Sì lo so o paesani miei/ la terra nostra è povera/ ma bella com’è essa/ in terra non ce ne sta/ E vedo ancora dalla finestra mia/ quella montagna bianca/ da dove una volta vedevo/ il lupo che scendeva/ piano piano/ tutto affamato/ a questo paese disabitato/ Ma la povertà e la carestia/ la fame e l’ingordigia del denaro/ mandano questa buona gente/ assai lontano/ e sopra questa terra bella/ sana, aspra e forte/ non ci resta che il lupo affamato.  (Da Poesia e Narrativa Molisana),1960
 
TERRA MULESANA (di Ugo D' Ugo Campobasso)

Quant’è bèlla la tèrra d’u Mulise,pure s’è chiéne de vrécce e malajèrva,/ che le muntagne aute,che la néva ghiancae che lu mare pure,sèmpe azzurre./ E la gènta, le paisane mije,tutta gènta bona e bèlla. Gènta ‘ngènua, attaccata/ a la tèrra e a la fatija, gènta ca scégne da la muntagna, gènta cu core spezzate!/ Sì, u sacce, o paisane mije, la tèrra noštra è povera,ma bèlla cumme a éssa/‘ntèrra nen ce ne šta. E vére ancora da la funèštra mia chélla muntagna ghianca/ d'andò na vota vedèau lupe ca scegnèa chiane chiane tutt’affamate/a ‘štu paése spaisate. Ma la puurtà e la caraštija, la fame e la ngurdenija d’u renare,/mannene ‘šta bona gènta assai luntanee ngopp’a ‘šta tèrra bèlla, sana, aspra e forte‘nce rèšta ché u lupe affamate. (Da Pöesia e Narrativa Molisana)1960

 

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VOCI, SUONI, RUMORI E SILENZI DEL MIO PAESE.
Dott. Nicola Picchione...
 

 

Di solito i ricordi sono affidati alla rievocazione di fatti e persone, alla descrizione di luoghi.  La maggior parte dei ricordi affiora  dalla memoria visiva. Viviamo in un mondo dominato dalle immagini che ha attenuato il valore di alcuni sensi come l'olfatto.  Ricordo particolari odori con i quali avrei saputo riconoscere una casa bonefrana anche se ci fossi entrato ad occhi chiusi. Nelle case di allora, molto più che in quelle di oggi, si sommavano e si fondevano una moltitudine di odori che finivano per conferire alla casa una  sorta di particolare  personalità olfattiva. Oggi l’olfatto è ritenuto meno importante, i fiori attirano non per il profumo ma per il solo aspetto. Anche l' udito, frastornato da rumori eccessivi e spesso sgradevoli tende ad affievolirsi, quasi ritirando le sue antenne come i tentacoli di un polipo infastidito.  E', dunque,  il mondo dell' occhio. La memoria si adegua, l’evocazione di immagini richiama non solo altre immagini ma esperienze e fatti lontani, anelli via via sorgenti dai precedenti a formare una catena di ricordi: parti da una piccola immagine, da una scena minuscola che affiora per caso alla mente e rischi di immergerti in un abisso di ricordi.  Ad esempio il solo ripensare a che cosa c’ era affianco casa mia mette in moto i miei ricordi, riportando a galla fatti e persone cui non pensavo più. Dove ora c’ è una casa c’era un orto rialzato rispetto al piano della strada dalla quale era separato da un basso muro di pietre a secco ( a murell’ ).

 

Dietro si alzava una siepe di sambuco. Per noi ragazzi il sambuco era una pianta particolare  perché dovevi guardarti dal mangiarne i frutti piccoli, neri, carichi di succo. Ci ripetevamo che erano velenosi, non so perché: ho imparato che se ne possono fare, invece, ottime marmellate. Dicevamo che, invece, quei piccoli frutti neri erano adatti per fare l' inchiostro che, però, nessuno di noi si era mai provato a fare. Con i rami del sambuco  d’inverno facevamo uno strano giocattolo molto semplice che non saprei definire con un termine italiano: u t-r-tupp-l’.  In pratica ritagliavamo un corto cilindro-quanto il palmo di una mano- lo liberavamo del midollo interno ottenendo uno stretto canalino vuoto cui  adattavamo  una sorta di pistone fatto con un pezzo di legno adattato col coltello
in modo che scorresse  nel canalino. Ci procuravamo della stoppa prendendola dai materassi o da qualche vecchia coperta imbottita   e masticandone due  piccoli batuffoli ottenevamo due pallottoline umide. Le introducevamo, nel cilindro, una in cima e l’ altra alla estremità opposta. Spingendo col petto fortemente il pistone contro la pallottolina più vicina, si creava una compressione dell’aria tra le due  pallottoline e alla fine quella in cima fuoriusciva  con forza battendo contro le nostre mani  pronte a recuperarla che ricevendo vari colpi finivano per scaldarsi. Era un modo come un altro per scaldarsi le mani d’inverno mentre quel rumore di piccolo scoppio ci rallegrava. La tonalità del rumore all’uscita della pallottola di stoppa era determinata dal diametro del cavo del cilindro: dipendeva dalla nostra scelta del pezzo di sambuco. Così c'era  u masculon' e u masculitt' , u f-mm-non' a seconda che il rumore del colpo fosse grave o acuto. Ognuno di noi ( eravamo tanti- Tonin’, Frangisc’ , Caitan’, D-nat’, C-l-stin’, Frang-schill’…-e ci siamo persi di vista) aveva il suo t-r-tupp-l’ col suo rumore particolare.
Quella siepe ospitava d’estate innumerevoli lucciole e la sera le traiettorie delle loro scie luminose non attraevano soltanto altre lucciole per amoreggiare e riprodursi ma anche noi ragazzi che le catturavamo per metterne alcune sotto un bicchiere nella ingenua speranza che -come qualche vecchio ci aveva garantito- durante la notte si trasformassero in soldi metallici. Si impara anche dalle delusioni.   Questo esempio rappresenta un ricordo nel quale non entrano suoni e rumori e il ricordo potrebbe continuare a lungo rimandandomi più indietro al carro blindato americano che sostava proprio vicino quel muretto a secco, ai soldati americani; oppure richiamare la mia memoria a una foto di mio padre molto giovane che lo ritrae bello, elegante e sorridente appoggiato a quel muretto. Si potrebbe partire da un piccolo ricordo per navigare  a lungo nel gran mare della memoria. Del resto, Proust  ha costruito il suo voluminoso capolavoro proprio facendo rimbalzare i ricordi da uno all’ altro. Invece, si può tentare di rievocare atmosfere particolari limitandosi  soltanto  alla memoria uditiva. Proverò a farlo rievocando le voci, i suoni, i rumori ed anche i silenzi di quell' epoca ormai lontana.
 
La mattina, soprattutto d' estate, il silenzio era rotto all' alba dai passi dei contadini e delle loro bestie che si avviavano ai campi. Era il rumore discreto, quasi ritmato che gli zoccoli ferrati producevano sui ciottoli cui si aggiungeva quello più leggero, quasi strascicato delle scarpe dei contadini  munite di robusti chiodi a volte grandi ( i centr' e i c-ndrell') che servivano a  limitare il consumo delle suole. Spesso alcuni di questi chiodi si staccavano finendo tra la polvere della strada e costituendo un pericolo non solo per le gomme delle biciclette ma anche per i piedi nudi dei ragazzi poveri. Il rumore dei passi e degli zoccoli era sovrastato di tanto in tanto da quello delle ruote coperte dal cerchio di ferro dei carri ( i cherrett' e i trein' ). Ogni tanto a questi rumori si frapponeva qualche voce che incitava un animale o salutava qualcuno. Erano le voci del paese che iniziava a vivere e lavorare quando la luce era ancora tenue e lottava col buio ( tra lum' e lustr' ). Era una sorta di brontolio discreto che non infastidiva come ti violenta oggi il rumore aggressivo delle moto.
  
 
Più tardi -quando già i contadini avevano già fatto nei campi una parte del loro lavoro  e stavano facendo colazione- la strada si animava di altri rumori: gli artigiani avevano aperto le loro botteghe e  salivano nell’ aria le voci dei ragazzi che andavano a scuola. Si chiamavano, si rincorrevano. Allora auto e moto passavano raramente, senza correre. C’era il pullman blu dei Fantetti che arrancava alzando polvere;  andava alla stazione e due volte la settimana a Campobasso. C’era l’ autocarro di Ercole di S. Croce, un vecchio OM col lungo muso col quale il vecchio (così mi sembrava) dal profilo adunco e severo di un antico indiano trasportava merce da Campobasso a S. Croce. Guidava con estrema lentezza (partiva da Campobasso alla chiusura dei negozi e passava per Bonefro verso le 3-4) dando modo a noi di appenderci dietro e farci trascinare per poi abbandonarlo senza rischio di cadere come accadeva con camion più veloci. Durante il giorno potevi sentire una madre o una nonna chiamare a gran voce un figlio o nipote per andare a “fare un servizio”. Potevi sentire la voce acuta di una donna richiamare i pulcini per dare loro la pappa ( a far-nerell' ); era un richiamo acuto in crescendo(Viiiiiiil-vil-vil-vil) che veniva urlato anche quando il cielo si copriva di nuvole nere e minacciava un temporale improvviso che avrebbe colto per strada i pulcini mettendoli in pericolo. Potevi sentire il richiamo di un ambulante che passava per il paese e tentava di attirare l'attenzione della gente. Chi comprava stracci ( jamm' i  c-nciun',  u  c-nciunar'), chi offriva  un tegame o una pentola in cambio dei capelli lunghi di donne che avrebbe rivenduto per confezionare parrucche ( e capill' o' cap-llar' , urlava con un accento napoletano spesso falso ), chi comprava le uova ( una frase secca e ripetuta: chi tè l' ov' ). Un altro poteva passare col suo piccolo carico di  chincaglieria esposta su una cassetta tenuta a tracolla con una cinghia: pettini e pettinesse!  A p-tness’ era il normale pettine; u’ pett-n’ era più corto, fatto d’osso, a denti molto stretti e lunghi ed era usato soprattutto per eliminare le uova di pidocchi che allora erano molto diffusi. Le donne portavano la crocchia ( u’ tupp’) e si  pettinavano  ogni 7-15 giorni i lunghi capelli raccolti a treccia prima di comporre la crocchia avvolgendo la treccia dietro la testa per poi coprirsela col fazzoletto legato sulla nuca, quasi sempre nero o blu. Più spesso si facevano pettinare da un’ amica, magari sull’ uscio di casa.  Ogni tanto passava anche il venditore pugliese di calce viva col suo carro trainato da uno stanco cavallo ( chi vò a cavec'  egghianch' ! ) o passava l' ombrellaio o l'arrotino  con la sua bicicletta  con di mola a pedale ( “ Donne, portate forbici e cortelli”).
Potevi sentire la voce del venditore di “pianete”, piccoli foglietti colorati sui quali era scritto il tuo destino. Un piccolo pappagallo colorato estraeva a caso col becco da un cassetto uno dei tanti foglietti e tu vi leggevi il tuo destino e la tua fortuna, una sorta di oroscopo. Così ti consolavi a sapere che avresti avuto la ricchezza o l’amore magari con qualche difficoltà che avresti senz’ altro superato. Potevi anche comprare per poche lire il canzoniere con i testi delle canzoni di successo.
Ma la voce che sentivi più spesso, più volte al giorno, era quella di  M-ngucc' Busc' il banditore. Con i capelli a spazzola e un occhio spento, a volte – quando passava verso sera- incespicando anche con la voce se aveva bevuto un bicchiere di troppo, si fermava nei punti strategici imboccava la sua tromba simile a un corno di vecchio ottone capace di una sola nota, un La ormai stonato, e vi soffiava dentro più che poteva per richiamare l'attenzione. Se il richiamo non gli riusciva bene e si smorzava troppo presto, lo ripeteva prima di dare l’annuncio. L' artigiano si fermava imponendo in bottega il silenzio ( zitt' , s-ntim’ u' banneiol' ) e il banditore urlava in dialetto le informazioni : Chi avess' r-truvat’ ‘na chiav’ a purtass’ emmé..” oppure: Na chianch' di G-sepp'  u mac-llar’   z'  venn' a carn' a vasc'  mecèll' “: poteva capitare che una mucca morisse non per malattia ma per incidente o per indigestione o per parto e la carne veniva venduta a prezzo ridotto. Annunziava anche l'arrivo in piazza del pescivendolo vicino al quale si formava un gruppetto di chiazzaioli e qualcuno allungava ogni tanto la mano per prendere un' alice e mangiarla cruda dopo averla ripulita degli intestini. Il pescivendolo affidava una parte della merce a Nucent', un uomo magro e alto (così sembrava a me ragazzo) che poi girava il paese con due cassette di legno tenute elegantemente sotto il braccio in cerca di clienti . Annunciava ad alta voce Andiam' , due chili di alici a cento lire!”.
 
Quando il campanile dava il segnale di mezzogiorno, nelle strade calava di colpo e totale il silenzio che sembrava contribuire a cristallizzare la luce abbagliante dell'estate. Anche quel silenzio  era spesso interrotto improvvisamente dal lontano canto imperioso di un gallo che riempiva l'aria a proclamare il suo imperio sul pollaio. Il canto occupava l’aria  come una sonora esplosione quasi riempiendola ed espandendosi, poi sembrava sfioccarsi  affievolendosi come se ricadesse a terra vinto dalla quiete di quell’ ora e il gallo si arrendesse al silenzio sicuro che nessuno minacciava il suo regno. Non so perché ma quel chicchirichì che saliva nell’aria prolungato e prepotente e che rapidamente andava morendo, mi metteva una grande tristezza eppure quando andai via da Bonefro, ragazzo, sentivo nostalgia proprio di quel canto che, nel ricordo, mi richiamava la campagna, l’aria di paese, la libertà di correre.  Poi il pomeriggio si riempiva delle voci dei ragazzi che diventavano padroni della strada.
 

 
 

Al tramonto tornava il tramestio sulla breccia degli zoccoli, delle scarpe chiodate, dei carri: l' ora del ritorno dai campi. Mentre dai camini iniziava ad alzarsi il fumo azzurrognolo che indicava la preparazione della cena, altri esseri continuavano la dura lotta della sopravvivenza diffondendo i loro rumori: il cielo si riempiva del volo delle rondini e credo che le loro strida, il loro garrire non fosse il  volare giocoso  come sembrava a noi ragazzi ma l'equivalente delle voci degli uomini- il cenciaiolo, l' ombrellaio, l'arrotino- alla ricerca di cibo per sé e per i figli. Non c' era grondaia che non fosse affollata di nidi di rondini e rondinelle piene di piccoli col becco perennemente spalancato a reclamare cibo.    Poi veniva la sera. Le voci dei piccoli gruppi davanti casa erano discrete: si passavano notizie, commenti, pettegolezzi, piccoli segreti che tutti conoscevano. Passavano gruppi di giovani che cantavano le ultime canzoni di successo sentite alla radio ( Il primo amore non si scorda mai, Solo me ne vo per la città, Ma tu non hai compreso questo amor) o qualche canzone a dispetto con parole composte non si sapeva da chi ispirate a qualche piccolo scandalo locale.

 
Poi scendeva la notte che portava il meritato riposo, la notte col suo silenzio interrotto da qualche latrato lontano di cani o, quando iniziava la buona stagione, il miagolìo prima lamentoso e implorante poi rabbioso di gatti in amore. Di fronte casa mia c'era un olmo col nido di un uccello notturno ( u cell' da male chenzon' ) che ripeteva il suo monotono, breve richiamo quasi a segnare il tempo della Primavera come un tic-tac d’orologio. Ogni tanto vagava anche il richiamo della civetta che era ritenuto di cattivo augurio, portatore di morte che colpiva non si sapeva bene se la casa dove la civetta si posava o quella verso la quale guardava. Le civette, uccelli bellissimi e dall’ aspetto pieno di dignità, avevano questa cattiva fama ed erano perseguitate dai ragazzi. Ne ricordo una con le ali inchiodate su una porta – un crocifisso- bersaglio dei ragazzi con il loro arco e le frecce fatte con le stecche appuntite di vecchi ombrelli.

 D'inverno cambiavano suoni e rumori soprattutto quando nevicava. La neve copre ma non maschera: trasforma. Muta il paesaggio, si addolcisce; gli angoli si smussano, scompaiono i colori scuri dei tetti e degli alberi spogli. Mutano anche i suoni e i rumori, diventano più morbidi, si smorzano gli acuti, si crea un’ eco che però svanisce rapidamente raccolto e assorbito dal manto nevoso. La neve è un invito al silenzio. Scompare il rumore dei passi, le rare voci sembrano provenire da lontano. Il suono dell’ orologio del campanile arriva ovattato. Il silenzio della neve è diverso dagli altri. Se sei andato a letto senza che avesse nevicato e ti svegli la notte, capisci che ha nevicato. Non sai perché, non riesci a spiegare la sensazione che provi  ma giureresti che è caduta o sta ancora cadendo la neve. Ti alzi infreddolito ( allora non c’era riscaldamento) vai alla finestra e hai la conferma: sciocc’ ! . Se eri un ragazzo, gioivi a vedere la neve. Non perché non saresti andato a scuola: ci saresti andato comunque, anche con la neve, ma poi all’uscita sarebbe stata una festa con  i compagni.  Non per tutti era una festa. Non per  maiali che vedevano arrivare la loro ultima ora. Non per i passeri che non avevano da raccattare qualche pezzetto di cibo e finivano con l’essere ingannati dal chicco di granturco infilato nella tagliola nascosta sotto la neve. Nemmeno per chi era tanto povero e non aveva la legna per il fuoco. Allora potevi sentire di notte un rumore particolare, il rumore della miseria estrema e del bisogno: qualcuno andava a tagliare la legna nel bosco di fronte, la Difesa. Toc- toc : colpi secchi, decisi, dati con forza per fare prima possibile. Di notte, di nascosto per evitare di chiedere il permesso al Comune e di pagare.    Così emergono  ricordi entrati dall’ udito, depositati in una parte della memoria dalla quale si estraggono piccole schegge di un mondo di tanti anni fa, voci, rumori, suoni che animavano il paese, e silenzi che non erano vuoti ma davano cadenza alle voci e ai rumori, ordinandoli secondo le stagioni e le ore. Ho provato a richiamarne alcuni, una piccola parte : come sempre, piccole storie  ormai sepolte da altre voci da altri rumori forse meno discreti, più violenti. Ogni epoca ha le sue voci, i suoi suoni e rumori, le sue pause: sembrano non lasciare tracce, sembrano un moto invisibile dell’aria, onde che subito muoiono. Eppure entrano dentro di noi e vanno a depositarsi in un oscuro magazzino. Basta trovare la chiave, aprire ed essi usciranno e voleranno per un po’. Solo per un po’.  Nicola Picchione, Giugno 2009

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                         

 

i campi d' internamento

Una breve analisi di Giorgio Giannini



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L’ORGANIZZAZIONE DEI CAMPI
 
Secondo il Decreto 4 settembre 1940, i Campi sono sotto la sorveglianza ed il controllo del Ministero dell’Interno, che vi delega un funzionario di Pubblica Sicurezza (un Commissario o un Ufficiale di Polizia). Talvolta, però la Direzione è affidata al Podestà (Sindaco) del Comune.  La vigilanza è in genere affidata ai Carabinieri della locale Stazione, che installano un posto fisso di guardia all’interno del Campo o nelle immediate vicinanze. Talvolta, vi sono anche Poliziotti, che svolgono in genere funzioni amministrative.   Con un apposito Regolamento è disciplinata l’attività degli internati e i loro diritti e doveri. Possono svolgere alcuni lavori, conformi al loro rango, ricevendo un equo compenso, determinato dal Ministero dell’Interno. Devono essere trattati con umanità e devono essere protetti contro ogni offesa o violenza e non possono essere destinati in località esposte al fuoco nemico (vicino al Fronte di guerra) o insalubri.

Hanno diritto alla libertà di religione e di culto e conservano gli effetti e gli oggetti di uso personale. Normalmente, di giorno, possono circolare nei dintorni del Campo e nel Paese vicino, ma non possono interessarsi di argomenti politici o militari.  Le spese per il loro mantenimento sono a carico dello Stato, salva rivalsa sui loro beni o sul compenso da essi percepito per il loro lavoro. Se il Campo non ha la mensa,mangiano presso trattorie pagando con il sussidio del Ministero dell’Interno.

Non possono spedire o ricevere corrispondenza postale o telegrafica o pacchi se non tramite l’Autorità di P. S. che ha la vigilanza su di loro. Non possono detenere titoli, gioielli ed oggetti di valore, che devono essere depositati in cassette di sicurezza presso una Banca, e neppure somme di denaro superiori ai bisogni ordinari,che devono essere depositate presso una Banca locale o l’Ufficio postale, con un libretto intestato, dal quale però possono ritirarle liberamente.  All’assistenza sanitaria provvede il Medico Condotto o l’Ufficiale Sanitario del Comune. In caso di necessità e per le visite specialistiche, sono accompagnati dai Carabinieri in ospedale o in città.

Le condizioni igieniche dei Campi sono spesso precarie per il sovraffollamento e per la mancanza di acqua corrente e di adeguati locali adibiti a bagno.  Le condizioni di vita degli internati sono in genere accettabili solo per i sudditi nemici che ricevono dalla Croce Rossa Internazionale (CRI) pacchi con generi di conforto, comprese le sigarette.  La dimensione dell’Internamento nella Regione è stata esaminata dagli studiosi che hanno raccolto notizie abbastanza precise per le 5 località di internamento: Agnone, Boiano, Casacalenda, Isernia, Vinchiaturo (tutte nell’unica Provincia di Campobasso).

 

 

Campi per l'internamento civile nell'Italia fascista 

Durante la seconda guerra mondiale, fra il 1940 ed il 1945, ...

approssimativa dei deportati transitati lungo tutto il periodo di apertura del lager), .

.... Biblioteca di Campobasso I CAMPI DI CONCENTRAMENTO NEL MOLISE Marialaura Lolli, ...

AGNONE

È allestito nel luglio 1940 nell’ex Convento di S. Bernardino da Siena, di proprietà della Diocesi di Trivento (?), che dopo essere stato abbandonato per un lungo periodo, era stato adibito dal 1931 a Seminario estivo. Ha una capienza di circa 150 posti, sistemati in 7 camere grandi e 9 piccole. Manca l’impianto di riscaldamento.  È diretto da un Commissario di Polizia. La vigilanza è affidata ai Carabinieri, che allestiscono un posto fisso nell’edificio.  All’inizio, gli internati sono solo uomini, appartenenti alle categorie dei sudditi nemici (soprattutto inglesi) e degli ebrei stranieri (soprattutto tedeschi ed austriaci). Successivamente, i primi vengono trasferiti in altri Campi. Nel luglio 1941, anche gli ebrei (57) sono trasferiti ad Isernia , mentre dal Campo di Boiano, che viene chiuso, arrivano il 15 luglio 58 Rom. Da allora il Campo diventa misto (uomini e donne) e accoglie solo rom originari della Jugoslavia, salvatisi dallo sterminio pianificato dagli Ustascia croati.

Da questo momento le condizioni di vita degli internati rom peggiorano notevolmente e soffrono anche la malnutrizione. Anche la libertà di movimento è notevolmente ristretta, mettendo anche delle inferriate alle finestre, in quanto i rom attuano vari tentativi di evasione e spesso venivano alle mani tra di loro, causando risse. Però, quando la CRI effettua una ispezione, il 21 giugno 1943, sia l’alimentazione che le condizioni igienico-sanitarie sono migliorate. Infatti, i rom coltivano l’orto, possono lavarsi con acqua calda tre volte al mese ed un medico effettua periodicamente delle visite. I malati più gravi sono trasferiti all’ospedale di Isernia. Alcuni rom sopravvissuti hanno dichiarato che la vita per loro era abbastanza accettabile, essendo abituati a vivere in condizioni molto precarie.  Dopo l’8 settembre, i Carabinieri liberano gli internati, molti dei quali si uniscono ai partigiani. Altri, invece, rimasti nella zona, vengono catturati dai tedeschi ed impiegati nella scavo di fossati anticarro e nelle deposizione di mine.


BOIANO

È allestito, nell’estate 1940, in un ex tabacchificio, di proprietà della società Saim e situato nella periferia del paese, vicino alla ferrovia. Può accogliere, secondo un rapporto del Ministero dell’Interno, 250 internati normali oppure 300 zingari (rom), alloggiati in tre capannoni, cinti da reticolati e con le inferriate alle finestre, mentre in un altro ci sono la cucina, il refettorio ed altri servizi.  E’ diretto da un Commissario di Polizia e la vigilanza è affidata ai Carabinieri, che allestiscono un posto fisso nel Campo, ed ad alcuni Poliziotti.

  I primi internati arrivano nel settembre 1940 e sono soprattutto Rom, cinesi ed ebrei stranieri. Le condizioni di vita sono alquanto precarie, tanto che il 3 febbraio 1941 un rappresentante degli internati si lamenta con l’Ispettore del Ministero dell’Interno per le condizioni antigieniche dei locali e per la qualità e la quantità del vitto.
Iniziano quindi i lavori di ristrutturazione dei capannoni, in cui ci sono anche infiltrazioni di acqua piovana
, ma poi si decide, anche su parere dell’Ispettore Generale del Ministero (Rosati) di chiudere il Campo; così, il 15 luglio 1941 i 58 Rom presenti sono trasferiti ad Agnone.


CASACALENDA

È allestito nelle’estate 1940 nell’ex Convitto della Fondazione Caradonio-Di Blasio,ubicato vicino ad un Ginansio-Liceo, nel centro storico. L’edificio dispone di 3 stanze grandi e 9 piccole, con circa 150 posti. La mensa è autogestita.........continua...



 
 

 


 

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COME SI DIVERTONO I MOLISANI

 DURANTE L'ESTATE (2010)

CAMPOBASSO  "Il Molise all'Opera"  Festival Lirico V Edizione - Estate 2010. Martedì 10 Agosto 2010 a Campobasso (Piazza della Repubblica) parte la V Edizione del Festival Lirico "IL MOLISE ALL'OPERA Estate 2010 con la messa in scena dell'opera buffa più famosa: "Il Barbiere di Siviglia", di Gioacchino Rossini, melodramma in due atti su libretto di Cesare Sterbini...Il Calendario completo del Festival..

CASACALENDA Evento Kalenarte. Due ore passate a discutere di arte contemporanea, Kalenarte e del suo futuro. Un incontro dibattito piacevole e pieno di confronto quello che si è tenuto stamattina presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea “Franco Libertucci”

SESSANO DEL MOLISE . SAN DONATO MARTIRE   dal al NIVVOLO' FABI IN CONCERTO

TERMOLI . SAN BASSO. dal al Sfilata in mare per onorare il santo patrono della città di termoli!non perderti lo spettacolo..sii dei nostri e potrai dire: anch'io c'ero!

SAN MARTINO IN PENSILIS dal al . L'estemporanea avrà come tema una canzone popolare "S. Martino è nu' belle pajese" l'iscrizione è di 20 € e comprende la cena o il pranzo i premi sono di 600 € al1° classificato 400 € al 2°e250 € al 3° per maggiori informazioni contattare il 3466039451 Enzo.

CHIAUCI ARTE CONTEMPORANEA Dal al . Da domenica 1 agosto a sabato 14 agosto sarà aperta la mostra di arte contemporanea, dal titolo "REALTA' FILTRATA TRA OBBIETTIVI E TELE", presso il Palazzo Baronale del borgo Altomolisano il quale farà da contenitore a istantanee fotoamatoriali ed ai quadri astratti dell'artista pescarese Arabella Morelli. Una mostra inconsueta per allestimento e contenuti, associabile al filone delle esposizioni "fuori uso", un ambiente familiare disabitato riconvertito in spazio espositivo. L' ingresso alla mostra è gratuito.orari:dalle 17.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdìdalle 16.00 alle 20.00 sabato e domenica .

FROSOLONE SAGRA DELLA FIORENTINA. La corsa degli asini rappresenta oggi essenzialmente un momento di grande divertimento ed ilarità per il foltissimo pubblico di adulti e bambini che si assiepa intorno al grande recinto allestito ogni anno per la gara..... 

RICCIA FESTA DELL'UVA. 12 SETTEMBRE 2010 La "Festa dell'uva" di Riccia è nata nei primi anni Trenta sotto il regime fascista che disponeva l'organizzazione di "Feste dell'Uva" in tutti i comuni d'Italia: la prima edizione della festa, infatti, si tenne nel 1932 per continuare fino al 1939 quando venne interrotta dalla guerra mondiale..

<>FROSOLONE. SAGRA MARE E MONTI. 22 AGOSTO. Dall'incontro tra la cucina degli chef Bobo del ristorante Ribo di Guglionesi (CB) e Domenico del ristorante la tana dell'orso di Frosolone (IS) nasce la Sagra gastronomica Mare e Monti, quest'anno giunta alla V edizione. La manifestazione ha il suo punto di forza nell'abbinamento tra i sapienti piatti a base di pesce.

CERRO AL VOLTURNO . FESTA DEL PANE. Festa del pane Cerro al Volturno 09/08/2010-11/08/2010

FROSOLONE. XIV EDIZIONE DELLA SAHGRA VACCA ARGENTINA. 7 AGOSTO. Questa è una sagra che viene da lontano perché, se a promuoverla è il ristorante la Tana dell'orso, a realizzarla sono esperti cuochi che cucinano carni esclusivamente locali secondo la tradizione argentina. Intere parti di vitello vengono infatti fissate su assi di ferro disposte alla distanza di circa tre metri e collocate tutte intorno ad un grande fuoco di legna di quercia: tali parti sono lasciate a cuocere lentamente per circa 8-10 ore ... CONTINUA

BOIANO. MATESE FRIEND FESTIVAL. 6-8 AGOSTO. 

CANTALUPO NEL SANNIO. VENERDI 6 AGOSTO. Festa del patrono San Salvatore: estrazione della lotteria di Sant'Anna e intrattenimento musicale con Musica Romagnola.

BONEFRO. TEATRO SUD. Dal 2 al 5 agosto, presso il suggestivo Teatro all'aperto costruito intorno alla settecentesca "Fontana della Terra", si apre il sipario sulla V edizione della rassegna teatrale di Bonefro che si è distinta nelle passate edizioni come uno degli appuntamenti "popolari" più seguiti dell'estate molisana. CONTINUA

AGNONE.Estate Agnonese 2010  Dal 1 agosto al 13 novembre 2010 .. 

CASTELPETROSO  Festa di San Nicola di Bari  Domenica 1 Agosto 2010Santa Messa (ore 11.00) e spettacolo musicale in serata.

FORLI DEL SANNIO. FESTEGGIAMENTI SAN GIUSEPPE MOSCATI.Da: Sabato 31 Luglio 2010, 20:30 A: Domenica 1 Agosto 2010, 20:00 La Parrocchia di San Biagio V. e M., il Centro Culturale San Giuseppe Moscati, il Comune di Forlì del Sannio organizzano i Festeggiamenti in onore di San Giuseppe Moscati. CONTINUA

MONTAQUILA  L'ASSOCIAZIONE CULTURALE "Colle Pepe" organizza XI° edizione di Sagne & Ceci, tutto all'insegna della tradizione dei nostri nonni. Con mostra di attrezzie e macchine agricole antice, il tutto si svolgerà sulla Piazza Madonna di Fartima di Masserie la Corte MONTAQUILA (IS).. 

GILDONE Sagra dei Peperoni, 15 Agosto 2010. La sagra dei peperoni fritti viene organizzata in occasione della festa in onore della Madonna dell'Assunta presso la contrada Santa Maria a Quadrano.

PIETRACATELLA   13a sagra dei cavatelli, Pza Sa Maria;   Parrocchia S.Giovanni Battista,Gruppo Caritas; ore 20/30..  

MIRANDA  La Tartufata. 23, 24 e 25 luglio 2010 ; Anche quest'anno ci sarà La Tartufata a Miranda - Isernia - Molise, nei giorni 23, 24 e 25 luglio 2010. Il tartufo molisano è alla base dei piatti che La ProLoco di Miranda prepara ottimamente, e cioè la pasta, la ricotta, l'uovo è un'ottima bruschetta con pane locale 

PIETRACATELLA Il Vicolo in vita; 06,08,2010. Una serata alla riscoperta dei vicoli caratteristici di Pietracatella allietati da musiche, balli, artisti di strada, mostre, mercatini, stand gastronomici e tanto altro ancora...CONTINUA

IELSI  Festa del grano di Jelsi in onore di Sant'Anna dal 2 luglio al 8 agosto 2010 ...

MACCHIAGODENA Sagra dell'Agnello; Ristorante "Il Barile"; 24/07/2010-25/07/2010 ; degustazione di piatti tipici a base di agnello

BOIANO Festa "Madonna del Rosario"; Maiella,Boiano. Spettacoli e gara di fuochi pirotecnici ;2 E 2 MAGGIO 2010;In occasione della festivita' della madonna del rosario a bojano(cb)ci sara' una gara notturna. pirotecnica puzo francesco di bojano(cb) pirotecnica iannace di montesarchio(bn) piroflash di de blasio ruggiero di ceppaloni(bn) .

ISERNIA FIERA DELLE CIPOLLE dal 1487 ; 6^ edizione 2010 - dal 25 al 29 giugno 2010 ; COMUNE DI ISERNIA Assessorato alla Cultura e Turismo - Assessorato al CommercioPro Loco di Isernia ; « Progetto Allium Cepa »: per la valorizzazione e il rilancio turistico, culturale e commerciale del territorio comunale... CONTINUA

CASTELPIZZUTO Festa di San Domenico  (ultima domenica di maggio). Festa religiosa di origine antichissima, è molto sentita anche nei paesi limitrofi. Inizia al mattino con la funzione religiosa e la processione accompagnata dalla banda, per concludersi alla sera con un varietà folcloristico di piazza.

PIZZONE Festa dei Santi Giovanni e Paolo; il 27 giugno 2010 L'Ultima domenica di giugno si svvole a Pizzone la festa dei S.S. Giovanni e Paolo con celebrazione della Messa presso la chiesetta in località "Fonte Vetica".

SAN PIETRO AVELLANA Festa dell'Emigrante San Pietro Avellana. Martedì 17 Agosto 2010, 21:00Ore 21,00: Ballando sotto le stelle. Ore 24,00: Estrazione della lotteria

GUARDIALFIERA Festa di San Gaudenzio .1-2 giugno 2009 Sfilata di cortei storici. Rievocazione scenografica della visita di papa Leone IX a Guardialfiera. La Porta Santa e il lucro delle indulgenza plenarie perpetue. Cori polifonici.

MONTERODUNI Festa della Ciliegia . Piazza Monumento Sabato 29 Maggio 2010 Dalle 20 alle 23.00. L'Associazione Culturale "Il Nostro Paese" organizza la Festa della Ciliegia Menù: Sagne e fagioli, arrosticini, ciliegie, dolce alle ciliegie, cherry, pane e vino in Piazza Monumento

PETACCIATO Tutte le festività e eventi  estivi. http://www.eventiesagre.it/Eventi_Vari/19821_Estate+a+Petacciato.html

PESCHE  Festa di Santa Maria del Bagno. Pesche, il 30 maggio 2010 .  L'ultimo sabato del mese di maggio viene celebrata la festa in onore di Santa Maria del Bagno. Nella sera che precede la festa i fedeli si riuniscono nel Santuario per guidare la statua della Madonna fino alla chiesa Madre. La statua viene collocata su un carro e portata in processione seguita da una fiaccolata. La settimana successiva, la statua della Madonna viene trasportata nuovamente nel Santuario con una processione.

TORO Festa di Sant'Antonio 2009.  Dal 31 maggio al 21 giugno 2009 Presentiamo il programma della festa di Sant'Antonio a Toro che come da tradizione è imperniato sulla tredicina dedicata al Santo di Padova e sulla benedizione delle pagnottelle durante le Sante Messe del 13 giugno, mentre la festività civile si terrà nelle giornate di venerdì 19 e sabato 20 giugno.. 

ROCCAMANDOLFI Festa di San Liberato  Domenica 6 Giugno 2010 . E' la festa più importante, ricorre ogni anno la prima domenica di giugno. Durante la settimana precedente, e anche quella successiva, schiere di pellegrini, organizzate in "Compagnie", giungono da ogni parte del Molise e dal vicino casertano.. CONTINUA

CASTELLINO DEL BIFERNO Il Pizzichendò. 12-13 giugno 2010La celebrazione è in onore di S. Antonio di Padova ed inizia la sera del 12 giugno con la preparazione della callàra, il grande paiolo che verrà utilizzato per la cottura delle sagnetèlle, la pasta di casa consumata da tutta la comunità; e contemporaneamente.. 

LONGANO Festa di Sant'Antonio. Da Martedì 1 Giugno 2010, 19:30 a Domenica 13 Giugno 2010, 19:30Tredicina a Sant'Antonio.Longano - Chiesa Madre. Sabato 12 Giugno 2010, 19:30Santa Messa di Sant'AntonioDomenica 13 Giugno 2010Santa Messa e processione in onore a Sant'Antonio

GAMBATESA Festa della Madonna delle Traglie,  25 luglio. Nelle prime ore del mattino, l'ultima domenica di luglio, i fedeli si recano a piedi da Gambatesa al Santuario per prelevare la statua della Madonna e condurla a spalla in paese, dove viene sistemata nel luogo detto "Ponte quadresquadre". CONTINUA

MONTECILFONE Festività di Sant'Antonio da Padova. In occasione della festività di Sant'Antonio da Padova, che si svolge il sabato o la domenica successivi al 13 giugno, insieme alla relativa vigilia, gli abitanti del paese addobbano carri e animali che partecipano alla processione in onore del Santo.

SAN MARTINO IN PENSILIS Estemporanea di pittura San Martino in Pensilis.  Il 7 e 8 agosto 2010 . Concorso nazionale di pittura in estemporanea, tema è la canzone popolare"sammartene è nu belle pajese" si svolgerà in San Martino in Pensilis (CB) il 7 e 8 agosto per maggiori informazioni Enzo Cupaioli 3466039451.

FORNELLI Festa Della Taranta.  02/07/2010 - 03/07/2010 . Non poteva mancare un tributo alla tradizione culturale musicale delle nostre terre. Ballarelle, Pizziche, Tarante e musica popolare risuonano per il paese i primi giorni di Luglio. ..

CAMPOBASSO Processione dei MISTERI .Campobasso nel giorno del CORPUS DOMINI . La processione dei Misteri si svolge ogni anno a Campobasso in occasione della festività del Corpus Domini. Da oltre due secoli e mezzo, angeli, diavoli, santi e madonne sospesi nel vuoto sfilano per le vie di Campobasso.Gli attuali Misteri, straordinari per l'eleganza ed il fascino, furono ideati dallo scultore campobassano Paolo Saverio Di Zinno (1718-1781) intorno al 1740...

ROCCAMANDOLFI  PROGRAMMA FESTIVITA' 2010. LUCIGNOLO 2010. "Gara dei Tratturi" Pro-motor - Comune... 

TERMOLI Mostra fotografica del nuovo libro di Alessio Pollutri e Daniela Sonoro.  Per presentare ed esporre le foto gli autori hanno costruito una mostra in cui la fotografia si unisce al suono della parola, al testo, alla cera, alle rose e a tanto altro per creare un universo narrativo di cui i visitatori si sentiranno partecipi.

CAMPODIPIETRA Festività San Michele Arcangelo. 9-10-11-12 agosto 2010 La Parrocchia San Martino Vescovo, con il patrocinio del Comune di Campodipietra, organizza - dall'8 al 12 agosto 2010 - la festività in onore del Santo Protettore, San Michele Arcangelo. 

RICCIA 79° Festa dell'uva. Dal 12 settembre 2010 al 12 settembre 2010. Strade cittadine di Riccia. La "Festa dell'uva" di Riccia è nata nei primi anni Trenta sotto il regime fascista che disponeva l'organizzazione di "Feste dell'Uva" in tutti i comuni d'Italia: la prima edizione della festa, infatti, si tenne nel 1932 per continuare fino al 1939 quando venne interrotta dalla guerra mondiale.

MACCHIA D'ISERNIA XI Edizione MACCHIA BLUES . Come di consueto, l'Associazione culturale "La Fenice" ha programmato l'undicesima edizione del Macchia Blues festival.Le date dello svolgimento della manifestazione sono quelle dei giorni prossimi 28, 29, 30, 31 Luglio e 1° Agosto.

RIPALIMOSANI Ripa Estate 2010. 23 Luglio ore 21:00 P.za San MicheleFESTA DEI RAGAZZI Consiglio Comunale del Ragazzi e Patrocinata dall'Unicef. 

SAN MASSIMO Festival Internazionaledel Folklore nel Matese San Massimo. Dal 13 luglio al 19 luglio 2010 dal 13 luglio al 19 luglio 2010 Piazza Marconi a San Massimo ospiterà il F estival Internazionale del Folklore nel Matese, uno spettacolo composto di canti, danze ed emozioni della vita contadina molisana e sanmassimese. Sul palco si avvicenderanno gruppi provenienti dal Senegal, Sardegna, Grecia e Ungheria. Stands gastronomici allieteranno le serate. 

PER CONOSCERE LES FESTE RELIGOSE E I SANTI PIÙ FESTEGGIATI

NEL MOLISE, CONSULTATE LA MIA PAGINA LA FEDE DEI MOLISANI:

http://www.amicomol.com/la%20Fede%20dei%20Molisani.html

                                                                                              
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