Find Your Bliss at GreatPleasures

RIVISITIAMO IL PASSATO
 

                                                                                                                                                                                               

Da leggere su questa pagina questa settimana

 

Enzo Anchise:                                            La Traviata in Bottega

Monti del Matese:                                   Nozze a Cercemaggiore

Filippo Salvatore:                                             Diaspora Molisana

 Ennio di Loreto:                                            Maria Soledad Storto

Luciana Zingaro:                                                     Eugenio Cirese

Giambattista Faralli:                                                 Eugenio Cirese

Nicola Franco:                                                  Molisani a Montréal

 Eugenio Cirese:                                          Canzone d'atre tiempe

Molise:                                                                   Notizie dal Molise

Italia:                                                                         Notizie dall'Italia



kalendese@gmail.com

 

 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

RITROVIAMO IL PASSATO
 
 
EUGENIO CIRESE  di Luciana Zingaro
 

Davanti al computer, pronta per la stesura dell’articolo odierno de La Fonte. Regolare tête a tête bellico, io contro me: babilonia di idee e corte di parole possibili, tutte da sgrossare e ordinare a prezzo di estenuanti lotte in solitario tra tendenza alla logorrea, al caos copioso, e ricerca di rigore analitico, di nessi essenziali e consequenziali, quasi che il paradigma minimalista e sistemico debba essere più auspicabile perché non mi è connaturato. Mi punisco anche così. Fatto sta che mentre sono lì a farmi guerra, penso bene di riprendere in mano i due miei ultimi articoli pubblicati su La Fonte. Non li leggo con attenzione, mal mi sopporterei. Solo scorro e li misuro, per così dire: noiosa, pedante alla enne, oltre ogni proposito di levità. Figurarsi voi che angustia.Ecco, se mai tuttora vi avvicinate fiduciosi alla mia firma, con oggi vorrei rinnovare ed esaudire la promessa di brevità e senso che già vi ho fatto in passato, tranne avvedermi del fallimento totale della stessa dopo quattro-cinque fogli A4 di accidiose tirate. Speriamo e incrociamo. 

E’ la volta di un ritorno in Molise, ad un molisano grande, tanto da imporsi al di là dei confini regionali: Eugenio Cirese...CONTINUA

 

EUGENIO CIRESE  di Giambattista Faralli

Eugenio Cirese was born in Fossalto (Campobasso) in 1884 and died in Rieti in 1953, after having gone through all the levels of elementary teaching; teacher, didactic director and supervisor first in Molise, then in Abruzzo, and finally in Rieti. His early work is concerned mainly with the collection and study of Molisan folk songs, as shown by his first collection, Canti popolari e sonetti in dialetto molisano [Folk Songs and Sonnets in the Molisan dialect], 1910; at the end of his existential and poetic itinerary we find, emblematically, the massive and fundamental collection of Canti popolari del Molise (Rieti, 1953). His poetry is contained in the following works: Sciure de fratta [Hedge Flowers], Campobasso, 1910; La guerra: discurzi di cafuni [The War: Peasants' Talk], Campobasso, 1912; Ru cantone della fata [The Fairy's Rock], Pescara, 1916; Suspire e risatelle [Sighs and Laughter], Campobasso, 1918); Canzone d'atre tiempe [Song of Times Past], Pesaro, 1926); Rugiade [Dew], Avezzano, 1938; Lucecabelle [Fireflies], Rome, 1951; Poesie molisane [Molisan Poems], posthumous, Caltanissetta, 1955. Also worthy of mention is Gente buona [Good People], Lanciano, 1925, a regional school primer in keeping with the new directives of Gentile's reforms and of the pedagogical ideas of Lombardo Radice that confirms his mastery of the cultural anthropological patrimony of the region, repository of his dialect poetic world.
Criticism: P. P. Pasolini, "Un poeta in molisano," in Passione e ideologia, Milan 1960; E. Giammarco, Storia della cultura e della letteratura abruzzese, Rome 1969; G. Jovine, "La poesia dialettale molisana," in Benedetti molisani, Campobasso 1979; L. Biscardi, La poesia dialettale molisana, Isernia 1983; F. Brevini, Le parole perdute, Turin 1990; L. Bonaffini, "Eugenio Cirese," in Twentieth-Century Italian Poets, First Series, Dictionary of Literary Biography, Detroit-London 1991; L. Biscardi, in La poesia dialettale del Molise. Testi e critica, Isernia 1993.
...CONTINUA

                                                                                  

Canzone d'atre tiempe

I' parte pe na terra assai luntana,
l'amore m'accumpagna e me fa lume.

A notte passe e beve a la funtana,

me ferme a la pagliara 'n faccia a sciume.

Ma l'acqua de la fonte è n'acqua amara,
repose chiù nen trove a la pagliara.

                                                                                               

Di Eugenio Cirese 

 

Nen tenghe chiù pariente né cumpagne,
nen tenghe chiù na casa pe reciétte;

perciò mo vaglie spiérte, e nen me lagne,
ca tu me rieste, amore benedette!

Te sola m'à lassata ru destine,

lampa che scalle e nzegne ru camine.
 

                                                               

 

 

La via è longa e sacce addò me porta:
me porta a nu castielle affatturate
dó campene la gente senza sorta,

dó scorde ru dolore appena ntrate.
Tu famme core a core cumpagnia,

nen fa stutà la lampa pe la via.

da Poesie molisane, 1956 

 

 Song of Times Past

I'm leaving for a very distant land
accompanied by love that lights my way.
At night I drink the water from the fountain
I stop along the river in the hayrick.
But now the water has a bitter taste,
in the hayrick I can no longer rest.

                                                               

 

 I have no longer relatives nor friends,
I do not have a house to call a home;

and so I wander lost, but do not bend,

because I still have you, my blessed love!
You alone my fate didn't take away

lamp that gives me warmth and shows the way.

                                                                      

The road is long and I know where it ends:
it takes me to an old enchanted fortress
where only ill-starred people go to stay,

where once inside I'll soon forget my pain.
Stay close to my heart, and keep me company,

don't let the light die out along the way.


(Translated by Luigi Bonaffini)

 

 
LA TRAVIATA IN BOTTEGA di Enzo Anchise


Sarti, fabbri, falegnami, muratori, calzolai e altri piccoli artigiani e commercianti, integravano e completavano la società contadina. Le loro botteghe erano anche ritrovo giornaliero dei paesani che non frequentavano le cantine.  Gli artigiani erano tanti, ma il lavoro mancava. Così, per guadagnarsi la giornata, il sarto impagliava le sedie, il calzolaio ramazzava in chiesa, il barbiere cavava i denti e tutti, d’estate, strimpellando una tromba, un clarino o un trombone formavano una piccola banda, buona per accompagnare il santo in processione.    Un anno cadde tanta di quella neve che paralizzò il paese per moltissimo tempo. Si dice che non tutti i mali vengono per nuocere, perciò di tale situazione approfittarono gli artigiani per dare vita ad una banda che, nelle intenzioni, avrebbe potuto rivaleggiare con la famosa Banda Rossa di San Severo.

Giovanni Ferrara, secondo alcuni il miglior maniscalco della provincia, un tipo estroso e megalomane, si mise in testa che i suoi colleghi artigiani dovessero provare presso la sua bottega, tutti i santi pomeriggi, per dare anche loro un concerto in piazza, la vigilia dell’Incoronata. Addirittura propose che concertassero la Traviatadi Verdi.  Era pur vero che molti di loro la canticchiavano o fischiettavano a memoria, quotidianamente, mentre erano assorti nella pratica del loro mestiere, ma avventurarsi in tale impresa, a molti, sembrò pura follia. A sconsigliare mastro Giovanni furono proprio gli stessi mastri-musicisti che erano ben consci dei loro limiti artistici. Invece, il cocciuto mastro Giovanni, da semplice capo banda, volle addirittura calarsi nei panni del direttore d’orchestra, che nei movimenti veloci della bacchetta, ricordava Toscanini.  Per incitare gli amici, asseriva che in fondo, se pure andava male, nessuno poteva rimproverarli di niente, perché il concerto sarebbe stato gratuito. Inoltre, assicurava, solo loro, gli artigiani, unitamente a qualche galantuomo, conoscevano a memoria l’opera. Cosa ne capivano i poveri cafoni del melodramma verdiano

Invece proprio i cafoni, la sera dell’attesa esibizione, avendo avuto modo di ascoltare per tutti quei mesi di prova le stonature incredibili che provenivano dalla bottega di mastro Giovanni, si appostarono, dietro la cassa armonica, coi loro strumenti rudimentali, attendendo con impazienza di rivaleggiare con gli artigiani.  Non dovettero attendere molto. Già nelle prime battute del preludio, la tromba di mastro Nicola, apprezzato ciabattino, oltre che andare fuori tempo, inciampò in un do acuto, ma tanto acuto, che alle orecchie del pubblico presente risuonò come la più offensiva delle pernacchie. Neanche la tromba di latta di Vincenzo il banditore era mai arrivata a tanta stridula stonatura.   Fu allora che entrò in scena l’altra orchestra, quella dei cafoni. Armati di struculatore, barili, tric trac, raganelle, tielle, coperchi e cottore di rame, nonché di alcuni potenti bufù, diedero inizio a un assordante controconcerto, che annichilì del tutto i mastri concertatori, che da quella sera tornarono a fare solo i mastri e basta.


 

Le Nozze a Cercemaggiore
 
 
Secondo il folklore cercemaggiorese i preparativi al matrimonio tra due giovani avevano inizio già la settimana che precedeva la celebrazione delle nozze. Questi giorni erano dedicati alla stima del corredo nuziale della sposa che veniva trasferito alla casa dello sposo.
La tradizione vuole che la mattina della funzione un messo si recasse dalle rispettive famiglie degli sposi e qui, con una frase velata, consegnava i doni precedentemente affidatigli: cappelli e scarpe per la donna e camice e legacce per l'uomo.
Subito dopo parenti ed invitati affollavano le case degli sposi fino all'inizio della celebrazione segnalata dal suono della campana della chiesa. La gente presente nell'abitazione dello sposo formava un corteo e si dirigeva verso la casa della sposa.
Qui, dopo i convenevoli, il padre della fanciulla la "consegnava" al futuro marito, ripetendo frasi di raccomandazione ed ammonimenti: Vulèteve bene, non facète fa a rise 'a gente (Vogliatevi bene, non fatevi deridere dalla gente).  A questo punto gli invitati si univano formando un solo ed unico corteo capeggiato dagli uomini, in coda ai quali vi era lo sposo affiancato da 2 giovani, seguito dalla sposa, anch'essa in mezzo a 2 ragazze.
Poi, a seconda del tipo di matrimonio (sfarzoso o comune), la composizione della coda del corteo differiva.  Nel primo caso vi erano subito coppie di remutate, donne maritate che indossavano gli abiti di gala portati il giorno delle loro nozze, nel secondo caso, la processione era chiusa dallo stuolo di tutte le altre donne.  Celebrato il rito, all'uscita dalla chiesa, gli invitati, che avevano preso parte al corteo, gettavano confetti e soldi sulla coppia.
continua... su Monti del Matese, approfondimenti
 
 

 

 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

L'ANGOLO DEGL'IMMIGRATI
 
 
 DIASPORA MOLISANA Di  Filippo Salvatore
 
É quasi il tramonto. Una fitta coltre di calura avvolge tutta la valle del Biferno. Il fragore di una motocicletta o il ritmico clacson di una corriera che da Termoli si dirige verso i paesi interni del Molise, rimbombano nella quieta che mi circonda.Sono seduto ai piedi dell'albero di pigne; intorno a me ci sono peschi con rami ricolmi di frutta matura.
Sto scoprendo poco a poco fino a che punto i luoghi in cui sono nato hanno lasciato in me una traccia indelebile.E dopo aver volato su l'Atlantico ed essere rinato in una terra gelida, glaciale, dove i colori, i sapori, i rapporti fra la gente, la cucina, il modo di concepire l'amore mi erano stranieri, mi rendo conto, uomo ormai maturo, che la mia esistenza sarà sempre in bilico.
Sono l'espressione delle mie esperienze: unico, doppio, triplice, multiplo. Ora so che ci sono costanti nel negozio umano. E, in ogni clima, su tutti i continenti, l'uomo, l'essere umano, rivendica la propria dignità
....
CONTINUA
 
 
NON C'É PIÙ MEMORIA: INTERVISTA A MARIA SOLEDAD STORTO
Di Ennio di Loreto in  Il Ponte(Molise) 
 

Ci racconti la tua vita? Sono nata a Buenos Aires nel ‘79. Mio padre è italiano ed è andato in Argentina all’età di 4 anni con mia nonna. Infatti, è partita prima lei poi, finita la guerra, l’ ha raggiunta mio nonno. In Argentina c’erano già i miei bisnonni materni che erano partiti prima della guerra. Tutti siamo originari di Casacalenda. In seguito, mio padre si è sposato con un argentina. Quando ero piccola, in Argentina si viveva molto bene. La gente era felice, c’era lavoro, pochissima delinquenza e la maggior parte delle persone stava bene.

Quando è cominciata la crisi in Argentina?  La crisi è cominciata 10 anni fa: il lavoro è diminuito, i prezzi sono aumentati, l’inflazione si è alzata, è aumentata notevolmente la delinquenza e la droga. Sia i governanti che i mezzi di informazione cercavano di minimizzare, che tutto era passeggero e che non bisognava preoccuparsi. L’anno scorso invece, a dicembre, è crollato tutto e la crisi è esplosa in tutta la sua gravità. Prima della crisi la gente confidava nella politica ora non più. I governi hanno privatizzato tutto, hanno venduto tutto agli stranieri.

Scoppiata la crisi, tutti sono corsi in banca a cercare di ritirare i soldi ed hanno preso d’assalto i supermercati. In una settimana sono cambiati 5 presidenti. Prima della crisi, 1 pesos argentino valeva un dollaro, ora invece ce ne vogliono 4. Il pane è passato da 0,70 a 3 pesos. Molta gente ora mangia veramente poco. Oggi in Argentina c’è veramente una situazione terribile, se esci per la strada ti derubano e, se non hai soldi, rischi che ti ammazzano, ci sono bambini che girano con le pistole, c’è droga dovunque, si vive veramente nel panico.

In questa situazione abbiamo ricevuto anche aiuti da Paesi stranieri, per esempio la Spagna ha inviato medicinali e l’Italia beni alimentari, ma tutto passa per il Governo centrale ed alla povera gente non rimangono che le briciole.
Qual è la tua storia in Italia?  Così come tanta gente sta scappando, anch’io ho cercato una soluzione a questo stato di cose, anche se le difficoltà che sto incontrando sono terribili e quasi incredibili. Io ho richiesto la cittadinanza al Consolato Italiano, ma se prima della crisi ci volevano 6 mesi, ora ci vogliono 10 anni. Così, mi hanno semplicemente rilasciato un visto di ingresso per motivi turistici valido 2 mesi. Grazie all’impegno dei miei parenti, per ora la Questura mi ha rilasciato il permesso di soggiorno “in attesa di cittadinanza”, ma ancora non riesco ad avere il libretto di lavoro.  L’ufficio provinciale del lavoro ha detto che con questa motivazione non possono rilasciare il libretto e che chiederà lumi al Ministero. Così, ad oggi, non posso lavorare pur avendo già trovato due opportunità di lavoro. Certo, io vorrei rimanere in Italia, ma se non posso lavorare sarò costretta a tornare. Pensavo che essendo figlia di un italiano sarebbe stato più facile, ma ora non la penso più così, evidentemente non c’è più memoria.
Come immagini il futuro? In Italia ho visto un paese molto tranquillo, c’è lavoro e benessere, così come era l’Argentina prima della crisi. Indubbiamente, anche se mio padre non vuole che io ritorni in Argentina la nostalgia è forte, lì ho lasciato la mia famiglia. Ma se il mio futuro personale non è facile, quello dell’Argentina è veramente difficile. Quello che andrebbe fatto è cacciare tutti i politici corrotti, riformare la polizia, anch’essa fortemente corrotta, ed inasprire le pene. E poi è urgente ripristinate la giustizia sociale, oggi in Argentina ci sono pochi ricchi e tantissimi poveri.
 
 
IMMIGRATI MOLISANI A MONTRÉAL DA CONOSCERE
 
JOHN CIACCIA.  Nato a Ielsi (1933).  Venne in Canadà nel 1937; studió alla Holy Family e David O'Connel.  Ottenne una laurea in giurisprudenza a l'Università MacGill. Praticó la professione d'avvocato prima di assumere la carica di Sottosegratario di Stato per gli Affari Indiani nella capitale Ottawa.  Fece molto per gli Indiani del paese e per il Québec facilitó le cose per la realizzazione della costruzione della più grande complesso idro-elettrico del mondo, la Baia James. Dal 1971 si diede alla politica e rappresentó il partito Liberale del Québec per la città di Mont-Royal.  Appoggió le leggi 22 e 101 le quali promuovono l'unilinguismo del francese nel Québec.
 
UMBERTO DI GENOVA. Nacque a Casacalenda (1929). Parti' poi con la famiglia (1933) a Boiano dove ha compiuto tutto il percorso scolastico.  Appassionato di sporti invernali che praticava nel vicino Campitello, rappresentó il Molise in diversi campionati sciistici nell'Italia del nord.  Arrivato in Canadà fu impiegato di Radio Canada Internazionale per trasmettere le notizie in lingua italiana .  Fu presente in  molti settori della comunità Italiana dagli anni cinquanta fino ad oggi. Citiamo il suo aiuto agli immigrati nella comunità della Piccola Italia e la Chiesa della Difesa.  Fu il Direttore del P.I.C.A.I. (Responsabile per l'insegnamento della lingua italiana alla comunità del Québec).   Ricordiamo la squadra di calcio da lui diretta,'kalena'' per unire  e divertire i membri della comunità.   Sin dall'inizio partecipó alla vita politica della Provincia del Québec.  Con coraggio scelse la difesa e la promozione del partito indipendendista (Parti Québecois)  presso la comunità italiana.
 
DONATO PADUANO. Nato a Ripabottoni. Fu il primo pugile d'origine italiana a laurearsi come campione del Canada dei pesi welter.  Conquistó diversi titoli, in  particolare con J. Durelle.  Già nel 1975 Paduano aveva una notabile paggella  con 56 incontri, 44 vittorie, 10 sconfitte e 2 pareggi.  Ma la sua presenza fu sopratutto un esempio e uno stimolo per i giovani italiani.
 
ERMANNO  LARICCIA. Nato a Larino.  Svolse nella sua vita due attività importanti, per le quali fu molto apprezzato, quella d'ingegnere et quella di giornalista.  Ermanno fu professionista e esercitó una prima attività  presso Canadair come Senior Designer e poi  si traspôrtó, per lo stesso lavoro, presso Pratt e Whitney.  Più tardi si diede alla professione di giornalista e collaboró in questo campo con i seguenti giornali: il Mezzogiorno, il Resto del Carliono, il Progresso, il Messaggero di Sant' Antonio, e giornali della nostra comunità.  Oggi fa parte dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia del Québec e dell'Ordine dei Gionalisti Italiani.

 
 

 

 
 


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

NOTIZIE DAL MOLISE
 

Agricoltura molisana strozzata, nuovo appello del comitato "Uniti per non morire"Il Comitato Spontaneo Agricolo "Uniti per non morire" di Guglionesi rivolge un appello collaborativo agli altri comitati agricoli nati in regione e a tutte le persone che hanno davvero a cuore le sorti dell'agricoltura molisana. CONTINUA

La Dottrina sociale della Chiesa approva o disapprova l’energia nucleare? Prendiamo spunto da tre considerazioni: 1. La Santa Sede è tra i fondatori dell’AIEA, l’agenzia dell’ONU per l’energia nucleare e lo Statuto di questo organismo, accettato anche dalla Santa Sede quale membro fondatore, dice che l’energia nucleare è un diritto inalienabile per lo sviluppo economico e sociale. La posizione di membro fondatore dell’AIEA consente alla Santa Sede di seguire da vicino e di promuovere per il bene comune da un lato il processo di disarmo e la non proliferazione nucleare e, dall’altro, la ricerca e le possibili applicazioni pacifiche della tecnologia nucleare...CONTINUA
 
<>Continuano le iniziative de LaltroTheatro inserite nel cartellone della 53esima Estate Termolese. La compagnia di Ugo Ciarfeo torna in scena il 22 agosto alle 21.30 al Teatro Verde, con la rappresentazione “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, e il 23 agosto alle 21.30 alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea, con lo spettacolo “Nel teatro la poesia”, con poesie di vari autori. CONTINUA 

Immigrati: Operativi gli sportelli di supporto nei centri di Larino e Ururi Sono attivi da pochi giorni due sportelli di ascolto e supporto per immigrati, voluti dall'Ambito Territoriale Sociale di Larino e gestiti dal Centro Sociale “il Melograno”.Gli sportelli concretizzano le previsioni della convenzione firmata dall’Ufficio di Piano e dall’Associazione di Volontariato “il Melograno”, per dare attuazione all’apposito Progetto che si propone di sostenere i processi di integrazione ed accoglienza dei cittadini immigrati presenti sul territorio dell’Ambito, assicurando attività di informazione ed assistenza al disbrigo di pratiche inerenti la permanenza in Italia, accompagnamento nell’accesso alla rete dei servizi sociali e socio-sanitari, nonché interventi di mediazione linguistica. CONTINUA

Roccavivara, visita a "S.Maria di Canneto: Storia, arte ed architettura di un'antica basilica benedettina sul Trigno"  Nell'ambito delle attività del progetto "Oro Molise" del Servizio Civile Nazionale, relativo alla salvaguardia ed alla valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e delle risorse turistiche del territorio, il 25 agosto 2010, organizzata dai volontari impegnati nel progetto e con la collaborazione della Comunità Montana "Trigno medio Biferno" e la partecipazione del comune di Roccavivara, si terrà la manifestazione "S.Maria di Canneto: Storia, arte ed architettura di un'antica basilica benedettina sul Trigno". La visita della chiesa di S. Maria di Canneto e degli scavi della villa romana verrà guidata dall'architetto Franco Valente.

 


                                                                                                                                                             Per essere meglio informati    

 

 MOLISANDO  MOLISENEWS  ALTRO MOLISE

 

            ECO DEL MOLISE  PRIMA PAGINA MOLISE  FUTURO MOLISE

 

           LA GAZETTA DEL MOLISE    IL SANNIO QUOTIDIANO