RIVISITIAMO IL PASSATO



 

                                                                                                                                                                                                                                                    

Da leggere su questa pagina:

 

Arti e mestieri nei Borghi Antichi

 

Artiginato artistico. Come valorizzare gli antichi mestieri

Eventi a Sepino, Agnone, Larino e Capracotta

Mazze e panèlle fanne le figlie bèlle!

L'Arrotino tra gli artigiani d'altri tempi

 

L'Angolo dell' Emigrato :

 

L'Emigrazione Molisana

La nostra gente, interviste con Immigrati

Caretteristivhe della comunità italo-americana degli Stati Uniti

Un secolo e mezzo di emigrazione

Immigrati Molisani a Montréal da conoscere

 

Notizie dal Molise e dei Molisani

Informazioni su  Comuni Molisani

Jelsi, la festa del grano

Notizie dall'Italia e degli Italiani

Arti e Mestieri in Italia

 

Contatto: kalendese@gmail.com

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                     

ARTI E MESTIERI NEI BORGHI ANTICHI

 
ARTIGIANATO ARTISTICO. COME VALORIZZARE GLI ANTICHI MESTIERI
 

Come valorizzare gli antichi mestieri dell’artigianato artistico molisano e quanta importanza possono avere nell’economia regionale. Se n’è parlato in un convegno organizzato dalla Fidapa nella sala Colitto dal titolo "Artigianato artistico molisano: tradizione e innovazione". Orafi, ramai, campanai, sarti sono questi gli antichi mestieri molisani che hanno ormai pochi apprendisti e che per lo più vengono svolti in botteghe di famiglia. L’obiettivo della Fidapa è stato proprio quello di stimolare i givai a riscoprire i mestieri d’arte, alla cui salvaguardia sono chiamati a contrbuire gli stessi artigiani.   All’incontro, molto partecipato, c’erano anche l’assessore alle Attività Produttive Franco Giorgio Marinelli e Franco Valente presidente del comitato regionale per la tutela dell’artigianato artistico e tradizionale. CONTINUA  

SEPINO  L'idea su cui prende forma ARTI e MESTIERI nei BORGHI ANTICHI, evento giunto alla terza edizione dopo il grande successo delle prime due, nasce dalla volontà di riportare in vita i mestieri e i sapori di una volta, dalla voglia di far rinascere i borghi dimenticati del centro storico, i loro profumi, le loro botteghe.  L'inestimabile ricchezza del patrimonio storico - culturale delle nostre radici è, oggi, solo un ricordo sbiadito, sopraffatto dai ritmi vertiginosi dei nostri tempi che non ammettono pause per fermarsi a ricordare e a sognare.

Alla memoria dei nostri anziani e alle loro mani sapienti è affidato questo patrimonio, alla loro esperienza il sapere dei mestieri e dei sapori di una volta.   I visitatori saranno accompagnati, lungo un percorso guidato per i vicoli del centro storico, alla riscoperta di botteghe ormai perdute nei meandri del tempo: dallo scalpellino al tornitore, dallo stagnaro allo scrivano e tanti altri ancora. CONTINUA

AGNONE   Fiera delle arti e mestieri antichi.  Sin dalla sua prima edizione, organizzata dall'associazione culturale Kerres "Giovani per l'Alto Molise", è stato un tuffo nel passato per i tanti visitatori che nei giorni della rassegna hanno affollato il centro storico di Agnone. In tal modo si è potuta rispolverare la memoria storica del nostro paese, caratterizzata da sempre dalla sua vocazione artigianale e culturale. Si sono potuti ammirare giovani artigiani alle prese con gli antichi mestieri della lavorazione del rame, del ferro battuto,dell’oro e dell’argento, del legno, dell’arte dolciaria e culinaria e non poteva certo mancare, della fabbricazione delle campane, che ha reso famoso agli occhi di tutto il mondo il nostro paese.
<> Non si possono certo dimenticare le piazze interessate, che come un tempo sono tornate ad essere il cuore pulsante della vita del borgo, nelle quali si sono potuti ammirare i mestieri antichi, in uno scenario unico nel suo genere, teso a recuperare il valore delle attività legate alle arti e ai mestieri della tradizione popolare.
La Fiera delle Arti e Mestieri Antichi ha reso possibile, in questo modo, una passeggiata per il borgo, nella storia nelle tradizioni culturali, artistiche ed eno-gastonomiche del territorio di Agnone. Fondamentale per la riuscita ed anche un vero colpo d’occhio per i visitatori è stata la partecipazione all’evento di centinaia di giovani che da figuranti riempivano il centro storico.
CONTINUA
 
LARINO   Affluenza record per gli antichi mestieri in via Cluezio.  L’iniziativa di valorizzazione delle tradizioni e degli antichi mestieri a corerdo della Fiera di Ottobre è cominciata nel migliore dei modi, con un’affluenza record a detta degli organizzatori «degna di un grande e consolidato appuntamento».  In un contesto storico all’altezza della tradizione di Larino, le antiche arti e i mestieri di una volta sono tornati ad essere “di moda”, con un interesse forte da parte di grandi e piccoli.
Atmosfera piacevole e familiare lungo la strada del centro storico, costellata di "artigiani" e botteghe e risuonante di muisca grazie anche all’intrattenimento del gruppo dei Bufù.  Oggi tocca alla kermesse dei “Federiciani”, il gruppo storico degli sbandieratori di Lucera; da un punto di vista musicale invece l’intrattenimento sarà offerto dalla “Compagnia di Danza Taranta”, un gruppo misto di personaggi calabresi, siciliani e romani
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http://www.primonumero.it/attualita/news/topnews.php?id=1255185098
 

CAPRACOTTA  La Sala del Museo del Palazzo Baronale ricorda il passato.  A seguito di una delicata opera di ristrutturazione sono stati da poco ultimati i lavori di recupero di ampi locali nel piano seminterrato dalla Casa Comunale, oggi tornati al loro splendore epocale, che nel passato hanno ospitato le famiglie feudali che si sono succedute nel territorio di Capracotta.

Nelle varie sale sono stati raccolti gli attrezzi e gli strumenti della vita quotidiana di un popolo di montagna, che raccontano le vicissitudini di intere generazioni che hanno vissuto sacrifici immani dedicandosi a lavori che a mala pena riuscivano a soddisfare le più elementari esigenze personali e familiari.  Oggi le varie stanze vogliono ricordare a tutti il nostro passato, le nostre tradizioni, le arti manuali dei nostri padri.  I locali, senza barriere architettoniche, sono pronti a ospitare esposizioni, mostre e iniziative culturali di ogni genere.

Capracotta mette a disposizione non solo della comunità capracottese, ma dell'intera regione un angolo del proprio patrimonio storico culturale per favorire iniziative che possano concorrere a dare risalto al territorio dell'altissimo Molise in una concezione di miglioramento dell'offerta e nella contestuale opportunità di offrire spazi ad associazioni culturali, enti, privati, per la promozione e la diffusione della nostre specificità e della nostre vicende.  Un ringraziamento a tutti coloro che hanno voluto donare i "beni" di loro proprietà facendoli diventare di pubblico interesse e di "proprietà pubblica". Un ricordo alla figura del compianto Loreto Di Nucci,
che negli anni passati si è prodigato nel raccogliere presso le case dei capracottesi importanti reperti e per averli catalogati con il loro nome originale, nel vero dialetto degli anni passati. 
Alcuni cenni sul Palazzo Baronale di Capracotta CONTINUA

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                                                                         Mazze e panèlle fanne le figlie bèlle!  

                                                                          (Un racconto dialettale)                                                                       

 
Ce štèa na vota na famiglia assà unurata. U marite facèa u muratore, éva nu buone fatijatore e tutte u chiamavene a fatijà. La mugliéra accudiva la casa e facèa cacché fatiuccia a maglie. Tenèane nu figlie sule, ch'jva a la scola.
Finchè u brav’ome è štate buone de salute tutte felava lisce, ma nu juorne ‘štu povere ome z’ammalatte de nu brutte male e funètte rent’a u sperale.
A u sperale le miérece cercanne de curarle finchè putènne, ma po’ a la fine, quanne verènne ca nn’avèane cchiù che fa, u remannanne a la casa.
Campatte cacchè aute mese rent’a nu funne ‘è liétte e po’… ze ne jètte a ll’aute munne, lassanne la mugliéra e nu figlie ca jva a la scola sènza la croce de na lira.
 
La povera mamma jv’arrangianne la jurnatèlla ke cacché fatièlla pe cercà de métte nu tuozzere de pane a tàula. Ma, spisse nne riusciva manche a recrenà le solde pe pajà la bullétta de la luce.
U figlie ca suffriva sia pe la povera mamma ca ze desperàva pe la paccarija, ze sentiva murtefecate ‘nnante a le cumpagne e lassàtte la scola e jètte a cercà fatija. Jètte a tuzzerà parécchie porte, ma évene cchiù le juorne ca nne truave niénte ra fa, che chille c’arrangiave cacché solde.
 
Mo capetatte nu juorne che ‘šta povera famiglia nne tenèa niènte da magnà, allore u giovene scètte da la casa cundicènne ca jva a veré se truave d’arrangià caccose.
Dope na méz’ora, ze reteratte ke nu bèlle piézze ‘è furmagge e u mettètte a taula e magnatte isse e la mamma.
U juorne dope, ze reteratte a la casa ke nu bèlle pullaštre. La mamma l’addumannatte addò ze l’éva ‘bbuscate llu pullaštre e isse arrespunnètte: “ magne ‘nte ne ‘mpurtà”.
N’autu juorne putatte nu bèlle sciàlle nuove a la mamma.
La povera fémmena l’addumannatte d’addò meniva e isse arrespunnètte: “ te piace ma’, mittatélle e nte ne ‘mpurtà”.
 
Insomma ogni juorne u figlie repurtave la grazia ‘è Ddije a la casa. La povera mamma ‘ncumenzatte a magnarze la foglia e chierév'a u figlie d'andò meniva chélla rrobba, ma u figlie repetèva “ ‘nte ne ‘mpurtà”.
Na matina, u figlie ze ne scètte cumme a u solete. La mamma rezelatte la casa e z’assettatte, cumme ze usava, ‘nnant’a la casarèlla a fa la cauzétta inziéme a la vicina re casa. Mèntre ciacianiavene tra lore, la fémmena auze l’uocchie e vére da luntane ddu’ carbuniére che passavene ‘nziéme a u figlie.
 
Quanne le carbuniére arrevanne vicine a lore , u figlie addumannatte u permésse de puté salutà la mamma e chiste ddu’ ciu dènne.
Allora u figlie va a ‘bbraccià la mamma e le rice rént’a la récchia: Ma’, m’aviss’accise de mazzate quanne repurtave u furmagge la prima vota, mo’ nne jsse carcerate! La vasciatte e ze ne jètte mmiez’a le ddu’ carbuniére c’ u purtanne a u carcere.
La povera mamma scuppatte a chiagne e a murtefecarze, allora la vicchiarèlla che felave la cauzétta inziéme a éssa, menatte la tèrza: è proipeta vére ca mazze e panèlle fanne le figlie bèlle!
 
Un testo di Ugo D\'Ugo, 2009 , Campobasso
 

 

L'Arrotino tra gli artigiani d'altri tempi

TERMOLI   Gli adolescenti di oggi sicuramente non ne hanno mai sentito parlare, ma quelli della generazione dei cinquantenni a crescere, si ricorderanno la voce squillante che ogni tanto echeggiava per le vie del paese:"Donne correte, donne correte, è arrivato l'arrotino!" e di colpo attorno alla mola dell'artigiano affilatore di lame forbici e quant'altro era da affilare, si formava la coda di massaie che portavano i loro utensili per essere rimessi a nuovo e poter tornare alla loro funzione di affilare cibarie ed altro ancora. Oggi questa figura è pressoché scomparsa, però noi ne abbiamo scovato a Termoli ancora uno che ci ricorda in tutto e per tutto la figura antica di questo artigiano nel vero senso della parola.

Lui si chiama Rocco Izzi  77 Anni nato a Mafalda ma vive a San Salvo; ha un moto carro Ape di vecchia generazione e sul retro ha tutta l'attrezzatura necessaria per "arrotare" oltre ad una gran confusione di altri utensili. Gli abbiamo chiesto se da sempre avesse fatto questo lavoro e ci ha risposto: "No prima ho fatto il Barbiere, poi il muratore e poi l'arrotino cosa che ancora oggi mi permette di andare avanti." Viene qui a Termoli, ci dice, da circa 20 anni, ogni martedì mattina in via Inghilterra perché c'è il mercatino settimanale ."Rocco ma la gente che fa si rivolge ancora ad una figura come la sua per affilare i coltelli e le forbici ?""Diciamo che non è certo come una volta però qualcosa ancora facciamo, oggi purtroppo la gente non è più come una volta appena una cosa è usurata e non fa più le funzioni che era preposto a fare subito butta e compra roba nuova " e mostra un coltello che gli ha dato una signora solo perché era un po' rotto il manico di plastica ma la lama era perfetta, con un po' della sua opera era tornata come nuova e taglia che è una meraviglia ."Rocco ma per essere un arrotino perfetto bisogna avere il famoso tocco magico o dono di natura o bisogna applicarsi e fare molta pratica per raggiungere un grado di perfezione e precisione di affilatore ?""Diciamo che ci vuole un po' di quello e un po' di quell'altro io mi sono "specializzato prima lavorando da un barbiere e poi dal Fabbro a ferrare i cavalli a lavorare i ferri per gli zoccoli, poi in campagna abbiamo affilato zappe, roncole, falci, scalpelli ed altro, li mi sono affinato".

"Oggi quali sono gli oggetti che maggiormente le persone che si rivolgono a lei fanno affilare?""Forbicine per le unghia, forbici per stoffa,  per potare le piante, coltelli pochi"Mentre parlavamo con Rocco si avvicinava una mamma con il suo bambino al quale diceva mostrando la postazione di Rocco "Guarda mamma quel signore fa l'arrotino " e Rocco tutto orgoglioso si faceva scappare un sorrisetto compiaciuto. Riscopriamo dunque questi vecchi affascinanti mestieri di una volta fatti con le mani di artigiani autentici e non con fredde macchine che capiscono solo impostazioni digitali fredde e prive di fascino, vuoi mettere il rumore della mola che strida contro la lama le scintille prodotte dal contrasto, l'odore acre del fumo che emana l'operazione che Rocco ci ha mostrato in diretta. Rocco Izzi Arrotino l'ultimo dei nostalgici del lavoro artigianale genuinoWalter Scotti  

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MONTRÉAL, LA FESTA DEL GRANO JELSESE

 

                                                                                   

IL CASOLARE

 

Come a voler riprendersi mal tolto
la natura avvinghia radiche al casolare,
cadente segnale di lacrime
che aspettano di ritornare agli occhi

Liscie pietre unte da gratti animali
riflettono stesso sole oltre oceano
è lì che stanno cuori confetti lanciati
verso matrimoni ciechi
mai domi a nostalgie tarlanti

                                                                    

Una porta semi aperta
baciata ai piedi da foglie morte
e una finestra che saluta al vento
sono queste scene del destino
ravvivate da un passero stridulo

Sul tetto, gramigne
capelli del tempo tra tegole
ancora berretti ai pensieri
lontani
Da:Destini E Presagi
http://www.santhers.com 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                      

L'ANGOLO DELL'EMIGRATO



 

Caratteristiche della comunità italo-americana degli Stati Uniti

Alcune caratteristiche della comunità italoamericana degli Stati Uniti dipendono da oltre 5 milioni di italiani entrati in quella confederazione durante un secolo, di cui 4 milioni prima delle leggi restrizioniste del 1924. Il massimo dell'espansione della comunità italiana in senso stretto si è avuto nel 1930: da allora lacomponente
italiana di nascita è diminuita. Decessi, ritorni e riduzione delle entrate hanno influito sul calo progressivo (calo del 12% dal 1950 al 1960, del 20% dal 1960 al 1970).
Secondo i dati dell'indagine del censimento del 1980, recentemente rielaborati da Graziano Battistella, gli italoamericani sono risultati ammontare a 12.195.798, cioè il sesto gruppo etnico per importanza negli Stati Uniti (il 5,4% della popolazione statunitense: praticamente una persona ogni venti americani)10. Altre indagini, non di fonte ufficiale e condotte con altre metodologie, ma non molto apprezzate sul piano scientifico (quale il riscontro dei cognomi italiani, o ritenuti tali) hanno stimato una componente di origine italiana ancora più elevata (sopra i 20 milioni di individui)11.
......Il gruppo italoamericano, secondo i dati del censimento, conserva una accentuata vocazione urbana (solo il 10% vive nelle aree rurali) ed è concentrato per il 57% negli Stati del Nord Est, per il 14% all'Ovest, il 16% nel Centro Nord e il 13% negli Stati del Sud.

La comunità è ormai «anziana», perché i due terzi sono di terza generazione e un quarto di seconda generazione: solo 830 mila sono le persone nate in Italia, di cui 187 mila conservano la cittadinanza d'origine, 6.890.453 sono di ascendenza «singola», 5.305.345 sono di ascendenza «multipla», 1.617.344 parlano italiano.

I dati di flusso. Ormai gli arrivi negli USA sono ridotti a poche migliaia e non coprono neppure il numero stabilito dalle quote (le entrate di italiani negli USA costituivano nel 1966 l'8% del totale degli arrivi e nel 1978 solo l'1%). Tuttavia, nonostante l'esiguità numerica, i nuovi entrati mostrano qualifiche più elevate che nel passato.
..
CONTINUA


Un secolo e mezzo di emigrazione - storie, successi, speranze.
di Antonio Maglio -
 
Sono 3.971.652 gli italiani residenti all'estero. In Europa sono 2.218.044, in Nordamerica 350.958, in Sudamerica 1.186.668, in Oceania 124.733, nell'Africa mediterranea e in Medioriente 29.916, in Sudafrica 49.533, in Asia 11.800.   Naturalmente, i nostri connazionali sono molti di piú, ma sono queste le cifre che risultano dai registri consolari. Ed é da esse, le uniche ufficiali finora, che bisogna partire per stabilire quanti sono gli elettori ai quali la legge recentemente varata dal Parlamento italiano consente di esercitare il diritto di voto all'estero.

La differenza tra i numeri reali e quelli virtuali ha una spiegazione:  l'iscrizione all'anagrafe consolare non é mai stata in cima ai pensieri degli italiani che vivono fuori del territorio nazionale.   In passato non avevano nessun tornaconto a farlo; ora probabilmente lo faranno perché solo cosí potranno votare.   Ma non é il voto l'oggetto della presente inchiesta.   Esso, semmai, ne é lo scenario perché il lungo viaggio tra Europa, Americhe e Oceania che sta per cominciare ha altri obiettivi: raccontare tra attualitá e storia le nostre comunitá, confrontare i vari tipi di multiculturalismo dei Paesi dove maggiore é la presenza italiana, scoprire quanto essa ne abbia influenzato lo sviluppo.   Solo andando alla ricerca degli "altri italiani" si puó capire quanta Italia c'é nel mondo.   La Gran Bretagna é la prima tappa per due motivi: perché é stato il primo Paese a darsi una struttura sociale multiculturale e perché é stato tra i primi ad aprire le porte ai nostri connazionali nonostante che certe ferite non si fossero ancora rimarginate.   É accaduto subito dopo la guerra, fine degli anni Quaranta, quando si trattó di ricostruire le industrie inglesi danneggiate o distrutte dai bombardamenti. In quello stesso periodo anche altri Paesi europei hanno accolto il massiccio flusso migratorio che partiva dall'Italia, ma non é fuori luogo rilevare che durante la guerra italiani e inglesi avevano combattuto, con ferocia carica di odio ventennale, su fronti opposti e che a guerra finita si sono ritrovati per crescere insieme.


Si individuano quattro grandi fasi: la prima, che va dal 1876 al 1900; la seconda, che é quella compresa tra il 1900 e la prima guerra mondiale; la terza coincide con il periodo tra le due guerre; la quarta, che va dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta. Le destinazioni sono quasi sempre le stesse: l'Europa, poi il Sudamerica (Argentina e Brasile soprattutto), in un secondo momento gli Stati Uniti. É subito dopo l'ultima guerra che avviene la diversificazione: le tradizionali mete vengono abbandonate perché Stati Uniti e Argentina soprattutto avevano messo in atto rigorose misure per scoraggiare l'ingresso di altri lavoratori stranieri.

Ed é a quel punto che il Canada, il Venezuela e l'Australia entrano negli orizzonti dei nostri emigranti. Pochi dati per dare la dimensione del fenomeno: tra il 1876 (epoca della prima rilevazione ufficiale) e la fine del secolo sono emigrati quasi cinque milioni e mezzo di italiani; la cifra sale a otto milioni e 700mila nel periodo tra il 1901 e il 1915; in vent'anni, tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1975, sono partiti altri sette milioni e  400mila.


La sintesi é fornita da un accurato saggio di Antonio Golini e Flavia Amato: dal 1876 al 1988 quasi 27 milioni di persone hanno preso le vie dell'emigrazione.   Secondo quanto emerge da una rilevazione del 1994 del Ministero degli Esteri tra emigrati di prima generazione e oriundi (i loro figli, nipoti e pronipoti) ci sono nel mondo 58 milioni 500mila italiani.   Nel corso del viaggio tra Europa, America e Australia vedremo in quali condizioni sono partiti, ma cercheremo di capire soprattutto chi sono "gli altri italiani", molti dei quali, in virtú del diritto di voto recentemente riconosciuto, potranno finalmente eleggere loro rappresentanti, ma anche essere eletti, al Parlamento di Roma.   C'é dialettica sull'argomento nell'"altra Italia", ma non indifferenza.   Ci si aspetta che dall'urna elettorale escano nuove dimensioni culturali: per l'Italia, che dovrá fare i conti con le esigenze, i modi di pensare, le aspettative degli "altri italiani"; per essi, che potranno mettere a fuoco cosa il loro Paese d'origine puó dare e di cosa puó avere bisogno.  Se ne avvantaggeranno tutti, perché il pragmatismo arido del Nuovo e del Nuovissimo Mondo e le dinamiche secolari che hanno fatto grande (e anche piccola, a volte) l'Italia hanno bisogno di camminare insieme. Daranno vita, forse, al nuovo italiano, homo novus senza frontiere che assomiglierá a Leonardo e a George Washington.   E sará cittadino, non suddito.  da www.corriere.com
 

IMMIGRATI MOLISANI A MONTRÉAL DA CONOSCERE

MARIO BARONE

Nato a Cantalupo nel Sannio nel 1931.  Emigró a Montréal nel 1951.  É presidente della Mario Barone Inc.   Fu Consigliere municipale di San Leonardo per tre volte; fu vice presidente  della  Caisse Populaire St. Gilbert e Membro dell'Associazione Uomini d'Affari.   M. Barone operó sopratutto nell'edilizia  e costrui'  bungalows, villette, duplex,, triplex, condomini, edifici commerciali e industriali.  Dal 1960 varcó anche la frontiera. Costrui' la strada numero 9 presso la città d'Albany et un albergo nello stato di New York, il Monte Mario. Costrui' pure delle bellissime palazzine nella città d'Isernia, il suo capoluogo d'origine.  Il  figlio Italo Barone é l'eride delle imprese paterne.

FRANCO CAMPANELLI 

 É nato a Bonefro e raggiunse il padre a Montréal nel 1959.   Dopo aver subito moltissime difficoltà nei primi tempi dopo l' arrivo, si lanció nelle assicurazioni, con la Prudential life prima e United Invest dopo.  Il successo in questo lavoro gli permise d'aprire e gestire il Bar Molise e nel 1978 la compagnia Solbec.   La Solbec fu un successo.   La fabbrica é specializzata nella fabbricazione di attrezzature per giardini, spiagge,, piscine e alberghi.   La qualità dei suoi prodotti ne fecerro il fornitore ufficiale della grande compagnia Eaton e di altri cento negozi sparsi nel Canadà e negli  Stati Uniti.

NICOLANGELO CIRINO  

 É nato a Matrice  nel 1929.   Emigró à Montréal nel 1954.  Nei primi anni del suo arrivo, lavoró  con la Louisburg Construction Inc.   E poi nel 1961 si associó con la Saint Michel Taxi Inc. Nel 1969 fondó la propria compagnia di Taxi,  la Expo Taxi Inc.  Nel 1973 creó l'attuale compagnia Villeray Taxi  Inc. la cui flotta oggi serve  i cittadini di Montréal  e della  periferia.   Michelangelo fu chiamato a Montréal Mister Taxi, tanto era apprezzato.  Il suo nome é conosciuto pure nella comunità per avere appoggiato molte iniziative nella comunità.

ELIO CIVITELLA

É nato a Montelongo nel 1933.   Emigró prima in Argentina dove  trovó lavoro nell'edilizia.   Ma la situazione politica del paese sud americano, lo convinsero a raggiuingere il fratello a Montréal.    In pochi anni potette fondare la compagnia Buenos-Aires (1957), la Civitella Construction (1959) che si trasformó (1977) in Placement Civitella.  Non ancora soddisfatto lanció la Ciy Tile & Terrazzo Inc. (1964) specializzata nella lavorazione deel marmo e della ceramica di lusso da rivestimento e pavimentazione.   I contratti furono numerosi,  perció dovette ingrandire gli edifici e introdurre gli attrezzamenti  più moderni..  Per amministrare  i beni del  Gruppo Civitella,  Elio creó la European Marble & Ceramics (1970) e il Centre Commercial E.M.C (1977).  I lavori eseguiti, da l'est a l'ovest del Canadà sono numerosi e imponenti.  Per cui il nostro cittadino di Montelongo puó essere orgoglioso d'aver raggiunto, pur partendo da zero, un grande traguardo con il suo coraggio  e la sua intelligenza.

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