RIVISITIAMO IL PASSATO
               
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Molise: identità e stereotipi. Numero 1 di Gianni Spallone in Molisaneria.
 
 
.....Come si sa ogni regione ... per il fatto stesso di essere una certa regione, questa e non quella, è depositaria di una propria immagine. E si sa anche che ogni immagine è sempre una costruzione culturale la cui espansione implica una determinata concezione del tempo, con il passato necessariamente prolungato sul presente, e di alcuni spazi ‘mitici’. Spazi che sono allo stesso tempo reali e visibili ... e arbitrari o effimeri .....  L’immagine del Molise...si configura dunque come una somma quadruplicata di elementi fondanti: come i molisani vedono se stessi in un oggi che ingloba un ieri e come li vedono gli altri, nel continuo dialogo IN/ES...... Su queste basi l’immagine regionale interna ... si articola sulla normalizzazione di una ‘pretesa’ identità mediante segni riconoscibili di alcune caratteristiche reputate canoniche. Nell’insieme, una cosmovisione volubile e revocabile, inevitabilmente datata e epocale. Il molisano è infatti un soggetto che molte volte, nell’arco della propria storia, torna su se stesso per ‘ascoltarsi’.....La presenza di questa costante preoccupazione per la propria identità si tramuta in un atteggiamento che sfiora spesso una sorta di masochismo ossessivo..,...Voglio dire che se è vero che una vigile riflessione sul proprio modo di esistere è certamente segno di vivacità culturale e di razionalità, è anche vero che il fenomeno molisano è particolarmente irrequieto. Perché è chiaro: se una regione si guarda troppo allo specchio manifesta una sfiducia di sé, della sua forza naturale e, al contempo, una sovrastima del giudizio altrui, come se temesse che l’immagine regionale esiste solo nella misura in cui è riconosciuta, accettata, avversata o negata dall’ES.....
 

Quello che per ora si tenta di capire del Molise è in che consiste l’insieme dei suoi caratteri regionali sostanziali (lingua, arte, tradizioni) sedimentati in forma permanente. Gli elementi cioè che rappresentano il temperamento, la proliferazione, la traiettoria, la memoria condivisa, la sua spiegazione e la sua ragion d’essere, la sua origine e il suo presente, la sua sintesi e la sua profezia......  Il Molise assimilato a una sorta di laboratorio di esotismo di noialtri, luogo di consumo di giacenze del passato, Arcadia felice di un mondo incorrotto..... Va tuttavia detto che sul terreno di questa intermedietà anche il Molise concorre in proprio facendosi protagonista di un curioso paradosso ... sul quale vale la pena di riflettere un momento: da una parte fomenta l’auto-rappresentazione di una regione sigillata e quasi compiaciuta del proprio felice isolamento (piccola comunità dove tutti si conoscono, parlano lo stesso dialetto e si sentono solidali, in cui i TG locali indugiano su notizie strapaesane, spesso atteggiate a chiacchiericcio, come in questo esempio che se non è vero è plausibilissimo: “tra le comparse di Un posto al sole c’è anche un molisano”), dall’altra una visione, diciamo così, molisecentrica con un forte e quasi altrettanto compiaciuto sentore di occupare l’ombelico del mondo dove tutto accade e si esaurisce (comunità ex-rurale schizzata quasi senza accorgersene al post-industriale.....

Su questa linea imprudente il cosiddetto carattere del Molise si adibisce di volta in volta a essere denigrato o esaltato, ma sempre surrettiziamente in dissidio con il resto dell’umanità. Il fatto è che questo confronto non avviene attraverso una dialettica di immagini equivalenti, ma - per quanto ci riguarda da vicino - praticato con un cumulo di stereotipi...... lo stereotipo del Molise contiene immagini che si impongono per la loro forza...e, allo stesso tempo, per la loro genericità (condivisione di molti ingredienti naturali con tutto il centro sud). Ma si caratterizza soprattutto attraverso un punto di vista suppostamente unificante, in realtà riduttivo e fuorviante. Il che produce l’effetto di un perentorio impoverimento: il Molise si mostra/è mostrato con pochi tratti tipici-topici, stereotipati (appunto) e quasi sempre parziali, se non affatto infedeli. Ma se questa è la parte negativa della sua immagine (e su questo i molisani devono intervenire), la parte positiva risiede nel fatto che nel consunto catalogo collettivo dei luoghi comuni questi tratti esistono già e che, pertanto, l’immagine da essi generata va solo modificata e gestita più opportunamente......

 

Tenendo conto che i lineamenti di uno stereotipo sono esagerati per eccesso o per reticenza non solo perché pervengono sminuzzati e decontestualizzati, ma anche per la superficialità con cui pretendono di comprendere un intero gruppo sociale.  Per esempio (a fare un altro riferimento concreto), a leggere l’irriverente Ivana Mulatero (in Molisani), tutti i molisani sarebbero fatalisti e rinunciatari, sotto il segno del sottotitolo “lasse sta’ ‘u mónne cume ze tróve”......  Detto a commento di passaggio: per confermare che questo modo di vedere è un modo di non vedere, che non lascia percepire la totalità (o, peggio, la nasconde), basti notare che in un testo centrato su una serqua di proverbi e detti popolari chiosati con implacabile irrisione verso i protagonisti (stiamo ancora in Molisani) si racconta che il menù degli “indigeni” (mi fermo all’antratura, vocabolo obsoleto e oscuro ai più, da intendere come antipasto) è costituto dallo “squattone” che “è la vroda della bollitura della pasta”. E chi sono, e quanti sono (su 350.000 molisani) questi “indigeni” che nel presente storico del ragguaglio consumano lo “squattone”? I “pastori”, naturalmente, che lo usano anche “in caso di raffreddori”. In retorica quest’operazione si definirebbe argomentazione per sineddoche, una parte per il tutto, e tanto potrebbe bastare se il discorso non fosse più sostanziale e, per i molisani, anche un po’ imbarazzante....Il Molise che descrive se stesso come un Altrove. Altro che ironia o propaganda. Queste sono solo false informazioni che producono false immagini. Rappresentazioni surreali che oltrepassano la realtà e propagano l’inesistente. La stranezza, allora, sorge dalla sintonia, sia pure preterintenzionale, tra la Mulatero, cronista ‘fededegna’ intenta a descrivere i “difetti” dei molisani truccando il passato da presente e la Regione che reclamizza i ‘pregi’ adottando la stessa strategia: immagini (approssimative) che si tramutano incidentalmente in (pseudo) realtà......

A questo punto, poiché qui non si tratta di opporre alcunché a chicchessia, né di offrire risposte definitive, né di proporre soluzioni praticabili già da domani, ma più semplicemente di assecondare un dibattito sempre aperto, la cui origine è lontana e il cui futuro non risiede nelle nostre mani, bisogna ammettere – come a me pare chiaro – che i molisani contribuiscono in proprio e in buona misura a perpetuare l’ambiguità della propria tipologia etno-antropologica. Perché il dialogo con l’ES funziona più o meno così: i nostri osservatori si aspettano il Molise delle Estrada, delle Mulatero, del televisivo dottor Trecca (“Sono affezionato a questi posti incontaminati [e ti pareva!]...... Insomma da queste operazioni speculari e congiunte sorge un Molise bifronte, con due atteggiamenti paradossalmente omologhi. Quello percepito dell’ES, perfidamente distaccato, che intravede una regione rimasta

<> indietro, pragmatica, indolente; quello dell’IN apparentemente auto-celebrativo, laudatorio perfino in eccesso: una regione di grande energia e ospitalità. Il primo celebra gli aspetti primitivi della molisanità con aristocratica benevolenza...; il secondo coccola questa immagine per la stessa ragione: perché oppone all’incombente globalizzazione una civiltà ancora ‘a misura d’uomo. Da una parte il Molise tipico che sta in Italia ma non è Italia ... dall’altra il Molise-Italia, solo un po’ particolare. L’ES dedito al proprio e altrui banchetto, l’IN ansioso di parteciparvi con le proprie specialità. Un pernicioso cortocircuito che fa del caso Molise un esempio da manuale.  Allora? A volerne uscire credo che ci sia un’unica via: per la seconda volta nella sua storia (dopo la prima dei Sanniti) il Molise è chiamato a presentarsi come modello e non come contro-modello  Di Gianni SpalloneCONTINUA 
             

 




Il Medioevo a Chiauci
 
I Normanni nel 1002 la chiamavano "Clavicia" (da clava, simbolo di forza).  Ai tempi degli Angioini, Chiauci era nota col nome di "Castella Claviza".  Durante il dominio aragonese fu conosciuta col nome di "Clavico" o "Clavicij".   Successivamente la sua denominazione subì ancora modificazioni.  Nei "Quinternioni" del 1477, infatti , il paese è chiamato "Chiavicas", mentre nel secolo XVII è conosciuto come "Chiavico" o "Clauce"Dubbia è la derivazione del nome.   Alcuni ritengono che provenga da uno dei termini latini: "Clava" (clava, bastone ),  "Claviger" (portatore di clava), "Cloacina" (uno degli appellativi della dea Venere).   Si ritiene più probabile la derivazione del nome di Chiauci da "Clavis" (chiave).  L'ipotesi troverebbe convalida nel fatto che due chiavi maschie, incrociate a croce di S. Andrea, caricate di un'aquila con il capo rivolto a sinistra e sormontato da una corona di marchese, compaiono nello stemma del Comune.  Il richiamo alle chiavi simboliche della. S. Sede è chiaro, però è certo che Chiauci non è mai appartenuta alla S. Sede e che non è stata mai feudo ecclesiastico.  Nel 1269 Carlo I d'Angiò diede in feudo Chiauci ad un tale Beltramo o Bertrando Bucca.  Estintasi senza eredi la famiglia Bucca, Chiauci fu ceduta da Carlo II d'Angiò ad un certo Giovanni del Bosco.  Entrato, poi, a far parte del feudo di Montagano, all'inizio del secolo XIV, ne seguì le sorti fino al 1512, quando passò in proprietà della famiglia Sanfelice.  Ma nel 1530 Antonio Sanfelice fu dichiarato fellone e privato dei feudi per essere stato sostenitore del re di Francia.  Allora Chiauci tornò in possesso della Corte Reale di Napoli e, posto in vendita tra il 1530 e il 1532, fu acquistata dalla famiglia Greco. Nel 1626 Giambattista Greco vendette Chiauci a Francesco Petra, i cui successori la cedettero a Matteo Capuano.  Costui, a sua volta, l'alienò nel 1700 in favore di Maria Felicia Cocco per la somma di 17.400 ducati.   Alla morte di lei, il feudo passò in eredità al suo figliolo; Francesco Maria Adriano de Mari.  Ultimi signori di Chiauci furono i Gambadoro (a lato lo stemma in pietra ancora visibile all'ingresso del Palazzo Baronale) .  Il nome del paese cambiò ancora in Chiavico, Caluce e finalmente nell'attuale. da Chiauci web forum
 
I monaci messi fuori dai conventi nel 1866. Il caso di Toro.

Abitavano il loro convento dal 1592. Senza essere stinchi di santi, erano voluti bene dal popolo più che il clero secolare.  Vivevano di elemosina e ne facevano; chiamati, accorrevano a prestare l’opera loro spirituale; mantenevano la devozione con belle funzioni; ai forestieri che picchiavano alla loro porta, erano larghi di ospitalità.  Nei loro corridoi si poteva passeggiare, quando era freddo e gelo, al loro focolare scaldarsi; era un ritrovo, come in casa propria, permesso e desiderato .

La soppressione del 1809 li risparmiò. Il convento aveva ospitato personaggi di fama, in specie prelati.  Qualche frate aveva coltivato le lettere, diffuso libri ignorati e patriottici.  In Toro mancato questo figlio , mancò una compagnia, un decoro, un nome di fama.   Il giorno che il convento fu chiuso, fu un giorno di afflizione e mai non si credeva che, proclamata la libertà ufficiale,si dovesse negare ufficialmente a chi ne aveva fatto  conto di essa e dargli un grande castigo. Presto si decimò anche il clero, rimanendone superstiti pochi. Ma non tardò, non a rifiorire si a moltiplicarsi, con ordinazioni affrettate, con le quali vennero su preti senza vocazione e di origine volgare, che profanarono il sacerdozio per vita non esemplare, e per cultura neppure comune.   Alberto Trottanel sito Civilt Contadina di Enzo D'Anchise.
 
 
 
                                                     
 

                                                                                                                                                                                                                                     

L'ANGOLO DELL 'IMMIGRATO
 
Come vivono questi emigrati ?  Molti di loro hanno fatto fortuna, altri un po' meno.  Tutti, però, vivono nel ricordo della patria lontana e sognano di poter un giorno tornarvi; anche se poi, avendo stabilito nuove radici, il ritorno resterà un pio desiderio.   Sarà la lontananza dalla loro terra, sarà il contatto quotidiano con gente diversa dalla propria, fatto sta che all'estero l'attaccamento alle proprie origini, fa parte di un campanilismo che in patria non esiste ormai più; è perciò che anche i molisani, come gli immigrati di altre provenienze, si riuniscono tra di loro, formano associazioni di appartenenti allo stesso paese di origine, di cui portano il nome; e queste, a loro volta, confluiscono in una federazione che ne coordina le attività. Ogni sabato essi organizzano feste associative per incontrarsi, per dialogare, per raccontarsi, per pranzare insieme e ballare; ma soprattutto per sentirsi vivi e per tener accesa la fiaccola della nostalgia, che è pane quotidiano per chi vive lontano dal proprio paese e dai propri cari.   Al contrario di quanto accade in molti dei loro paesi di origine, dove non ci si vede quasi più, abbrutiti come sono - i molisani in patria - dal consumismo e dal progresso che impongono loro una vita di solitudine.......  
.....A differenza delle altre regioni,...Isernia, ad esempio, risulta tra i primissimi posti in graduatoria, tra tutte le città d'Italia, per qualità di vita e per vocazione al risparmio.  I paesetti arroccati sulle colline, una volta simbolo di un degrado miserevole, sono oggi lindi, pittoreschi, con le loro casette dalle facciate bianche, come quelle dei presepi.  La terra, ormai, è abbandonata e incolta, poiché altre possibilità di lavoro si offrono, più redditizie e meno faticose.......Cos'è rimasto più, nel Molise, della civiltà contadina, dell'esodo dalla terra e dell'emigrazione selvaggia?   Quasi niente.  Soltanto quel poco che rivive nella memoria e nel racconto degli anziani e di cui scomparirà ogni ricordo, con la estinzione della loro generazione. poiché, come scrive Sabino D'Acunto: " In questa terra avara la mia gente / rinnova le sue stirpi / come sui rami mutano le foglie ".  Michele Pirone, emigrato di Pettoranello, a Montréal.


                                                                          

EMIGRANTI

 

Come granchi

partono

con pelli di ricambio

profumo di pianto antico

stirate da bianchi capelli

in valige a spago

domicili erranti

 

Donne coperte

strappano moccoli

di bimbi sorridenti

alla porta delle scarpe

Sventra il tramonto

                                                     

il sole

si perde il richiamo

scivola sulla saliva

il distacco

 

Un'alra fetta

di salame sottovuoto

depliant del dolore

nel fango della storia

 

Michael Santhers,

Da Soste precarie

 

http://www.santhers.com 

 

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GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI

L’Italia, oggi, è diventata un paese di immigrazione e sembra aver perso la propria memoria storica rimuovendo quello che noi siamo stati e siamo ancora: un popolo di emigranti. Questo gruppo nasce con l'unico scopo di invitare alla riflessione su tutto quello che i nostri emigrati hanno sofferto, sugli errori commessi dagli altri nei loro confronti e che noi oggi stiamo commettendo verso altri....
Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.  “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».  In quegli anni – ieri rispetto alla Storia - in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.  In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.......Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.

Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori. 
L’Italia, oggi, è diventata un paese di immigrazione e sembra aver perso la propria memoria storica rimuovendo quello che noi siamo
stati e siamo ancora: un popolo di emigranti.....dal sito web Cestim on line.
 
 
IMMIGRATI MOLISANI A MONTRÉAL DA CONOSCERE
 
Domenico Cristofaro
Nacque a Montréal nel 1917.  Dopo la morte dei genitori fu educato dal nonno a Ripabottoni.  Dopo le elementari tornó nel paese natio. Qui lavoró giovanissimo in una ditta di confezioni maschili mentre la sera continuava gli studi.   Ebbe l'occasione durante diversi anni di lavorare in diverse industrie dell'abbigliamento.  Non poté sopportare il lavoro inumano dei lavoratori di questo settore, perció cominció a lottare per il miglioramento delle loro condizioni.  Nel 1957 Nickie Cristofaro entró  nel sindacato Amalgamated Clothing Workers of America per difendere gli operai e le operaie.  Difatti organizzó dibattiti, si adoperó nelle controversie e costitui unioni in quasi tutte le fabbriche di sua pertinenza..  Il sindacato Amalgamated gli affidó la locale italiana 274 a cui erano affiliati moltissimi italiani.  Cristofaro fu un uomo altruistico e collaboró con molte opere caritative.  
 
Donato del Busso
Nacque a Spinete nel 1942.  A tredici anni, dopo la seconda media,arrivó a Montréal dove prosegui gli sudi ottenendo il diploma di High Sshool.  Come molti altri immigrati accettó i lavori più umili fino al momento in cui si lascia guadagnare dal settore commerciale.  Nel 1964
fonda la compagnia Plaza Furniture; e qui il successo lo condusse verso una più ampia impresa fonadando il commercio Le Père du Meuble. Il negozio sarà conosciutissmo in tutta la regione metropolitana.  Donato importa mobili dall'Italia, dagli USA e da altre province canadesi per soddisfare la clientela locale. Nel campo sociale ebbe il merito di fondare e dirigere l'Associazione PAS (Pouvoir d'Achat Sélectionné), una catena che uni venti cinque negozi tra i più importanti della provincia.
 
Salvatore di Donato
Nato nel 1939 a San Giovanni in Galdo. Emigró nel 1965 dopo aver studiato a l'Accademia di Taglio Snob di Torino.  Giunto a Montréal praticó il mestiere di sarto facendosi apprezzare per la sua capacità creativa.  N el 1974 acquistó il laboratorio Créations Dominique  e riusci in poco tempo a superare i concorrenti. Créations Dominique fu tra le poche sartorie artigiane dove l'efficienza canadese unita al buon gusto e a l'estro italiano riesce a confezionare l'abito perfewtto in tutte le sue parti. 
 
Antonio Festoso
Nato a Larino nel 1927. Arrivó a Montréal nel 1959.  Qui fece prima il falename e nel 1969 creó la compagnia Sotofe specializzata nel mobile d'arte: camere da letto, salotti, soggiorni. Un mobile dalle lnmee moderne, elegante, curato in tutti i particolari.
 

 

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 NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 


<>TERMOLI    Gli operatori turistici ricevono la Bandiera Blu d'Europa 2010 .  Questa mattina il Sindaco di Termoli, Basso Antonio Di Brino. Il Vice Sindaco Vincenzo Ferrazzano, l'Assessore al turismo Giuseppina Vergallo, l'Assessore all'Ambiente Luigi Leone, l'Assessore ai Lavori Pubblici Luigi Turdò, l'Assessore all'Urbanistica Ennio De Felice, l'Assessore alla Cultura Michele Cocomazzi e la Dirigente di Settore Brigida Barone, hanno omaggiato tutti gli operatori turistici con l'assegnazione per l'ottavo anno consecutivo (2003-2010) dell'ambito riconoscimento della 'Bandiera Blu d'Europa. .
VENAFRO  Le manifestazioni estive a Venafro . Dopo la buona riuscita della manifestazione “I costumi del Medioevo”, tra costume, storia e tradizione della Regione, e l’evento legato alla tappa locale del tour di “Miss Italia” il Comune di Venafro, in collaborazione con l’associazione Venafro Domani presenta una serie di iniziative per allietare cittadini e turisti che trascorreranno il mese di agosto in città...Appuntamento il 7 agosto alle ore 21.00 in piazza Porta Nuova, con l’esibizione del gruppo “I Fucular Mulisan”, canti popolari dal vivo.Il 10 agosto, a partire dalle ore 18.00, in via Latina si svolgerà la simpatica gara di intaglio di cocomeri che vedrà la partecipazione dei migliori chef della zona, patrocinata dalla Federazione Italiana Cuochi.Su Corso Campano il 13 agosto dalle 22.00, esibizione musicale di gruppi live e dj venafrani denominata “Nato sbagliato

MACCHIAGODENA   E’ tutto pronto a Macchiagodena per la quinta edizione del Mercatino nel Borgo Antico, la tradizionale mostra mercato dell’artigianato e dei prodotti tipici locali che si snoda lungo i suggestivi scorci del centro storico che affacciano sulla vallata del Matese. L’appuntamento è per venerdì 6 agosto alle ore 18.30, quando i caratteristici vicoletti del borgo antico saranno invasi dei profumi e dei colori che solo le tipicità locali sanno regalare.

RIONERO SANNITICO A Rionero Sannitico la prima tappa del trekking sulle Vie della Transumanza .  Riparte stamattina da Rionero Sannitico la carovana di "Settembre andiamo, è tempo di migrare", l'itinerario di turismo a cavallo organizzzato dall'Unione Sportiva Acli.  Il gruppo, composto da una quarantina di cavalieri ed uno staff di sostegno organizzativo, è partito da Pescasseroli (Aq) dopo i saluti del Sindaco Finamore e la benedizione di cavalli e cavalieri da parte del Parroco Don Daniele Mussa, ed è giunto in Molise per l'arrivo della prima tappa dove è stato accolto dalla comunità di Rionero Sannitico.

SCAPOLI  - Ancora una trasferta fuori regione per il Circolo della Zampogna di Scapoli .  Ancora una trasferta fuori regione per il Circolo della Zampogna di Scapoli: questa volta in Calabria dove, il 13 agosto 2010 a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, avrà luogo per la prima volta il festival Sùanu ‘e Canna – Musiche Tradizionali/Musiche di composizione per Zampogna.La manifestazione è promossa dalle associazioni culturali “I Pignatari”, “Nistanimera” e “A.M.A.”, dal “Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale”, in collaborazione con la Discoteca di Stato - Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e con il patrocinio della Provincia di Catanzaro e dell’Amministrazione Comunale di Sant’Andrea.

DURONIA  A Duronia la serata in onore di Elio Germano .  Nella splendida cornice di Duronia, il Presidente del Consiglio regionale, Michele Picciano, ha preso parte alla serata dedicata ad Elio Germano, il famosissimo attore originario del paese molisano, vincitore quest'anno della Palma d'oro a Cannes per la migliore interpretazione come protagonista della "Nostra Vita"  di Daniele Luchetti. Nel corso della serata, il Presidente Picciano ha consegnato una targa a Germano a nome di tutto il popolo molisano per il lustro che negli ultimi anni ha dato al Molise.

MAFALDA  Festa Argentina a Mafalda: I compaesani di Mar Del Plata hanno partecipato in videoconferenza .Lo scorso 7 agosto si è svolta a Mafalda, in provincia di Campobasso, la consueta "Festa Argentina", una serata di festeggiamenti che viene organizzata in questo comune molisano da oltre 10 anni e che presenta ai partecipanti le tradizioni culinarie tipiche argentine, tra le quali il famoso "asado" (carne arrosto). A darne notizia è "Spazio Giovane Tv", il programma televisivo ideato da Marcelo Carrara e dedicato alla comunità italiana che va in onda sul Canal 2 di Mar del Plata, tutti i venerdì alle ore 23, il sabato alle ore 9 e il mercoledì alle ore 18.30.

CAMPOBASSO  Firmato il “Patto per l’inclusione sociale” . Il Presidente della Regione Michele Iorio ha firmato in mattinata con il vice Sindaco di Campobasso Giuseppe Cimino il “Patto per l’inclusione sociale”. “E’ questo un primo importante passo – ha detto il Presidente Iorio - per la realizzazione di una rete di collaborazione tra Istituzioni e mondo dell’associazionismo privato per il sostegno alla popolazione e principalmente a quelle sacche più deboli e a rischio. Il documento che firmiamo oggi, che poi sarà esteso a tutto il territorio regionale e alle altre Istituzioni che vi operano a vario livello, è la sintesi dei suggerimenti, delle idee e delle progettualità arrivate alla struttura regionale dai diversi soggetti pubblici e privati che riunimmo qualche mese fa per fronteggiare insieme il problema della droga e dell’inclusione sociale in genere. In questi mesi abbiamo raccolto direttamente da tali soggetti iniziative, buone pratiche e proposte che abbiamo messo in questo documento cercando di renderle immediatamente operative con l’impegno di risorse provenienti dei singoli bilanci e dalla programmazione strutturale. In questo modo abbiamo dato anche una risposta concreta all’invito rivoltoci in questo senso da Monsignor Bregantini

CAMPOBASSO  Si torna a parlare di riduzione dei costi della politica. Tra le priorità anche la seconda lettura dello Statuto.  Ferie finite anche per il Consiglio regionale. Da oggi riprenderanno le attività delle Commissioni permanenti, martedì 14 settembre è convocato anche il Consiglio regionale. Un autunno che si apre con qualche polemica soprattutto per le Commissioni permanenti, dove in qualcuna i presidenti lamentano l'assenza di personale. Ad evidenziare il problema è soprattutto il responsabile della IVª Commissione, che pur avendo avuto a singhiozzi la dotazione della segreteria fino a giugno, da quella data in poi manca di personale addetto che possa sostenerlo nella preparazione della fase istruttoria sui temi che dovranno andare alla discussione dell'aula. «Abbiamo tematiche che dovranno essere a breve verificate e discusse al centro del dibattito consiliare - ha detto il presidente della IVª Commissione Vincenzo Niro - come la legge sull'editoria, la riforma della cultura e della pubblica istruzione.

MOLISE   In Molise, gli investimenti esteri si riducono e perdono posizione; il decremento è dovuto all'instabilità politica e legale, alla fiscalità e alla carenza delle infrastrutture materiali e immateriali. Nell'area della comunità europea sono preferiti per gradimento : Inghilterra, Francia e Germania. Nelle produzioni industriali moderne, il lavoro ha un valore crescente come fattore primario della produzione. Il lavoratore va protetto e tutelato dai pericoli incombenti, con investimenti nella sicurezza e nel contrasto con il lavoro irregolare e il sommerso.  


 

                                                                                                                                                                                     

Da Consultare per essere bene informati.

 

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