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Da leggere su questa pagina questa settimana

Notizie : Dal Molise e dei Molisani
Michael Santhers : Certi amori d'autunno, poesia
Enrica Orlando : La leggenda de Mussiè Mula; Castelnuovo
Comuni Italiani : Salvaguardare un patrimonio immateriale
Silvia G. Rosa : Le donne italiane in Argentina
Massimo Baldacci : l'Italia e gl'Italiani nel mondo
Rosanna Muzzonigro : Troppo vecchi per lavorare?
 
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 DAL MOLISE E DEI MOLISANI         


CASACALENDA L’ARTE CONTEMPORANEA DA CASACALENDA AL PONTE MILVIO .   Si è conclusa ieri, 17 settembre, l’edizione 2010 di Arte Contemporanea. Dopo il successo ottenuto nel 2009 a Casacalenda, la manifestazione di arte contemporanea ideata e diretta da Eva Bellini si è riproposta quest’anno sul prestigioso “teatro” naturale del Ponte Milvio di Roma e la sua Torretta Valadier. Una settimana all’insegna dell’arte che ha catturato l’attenzione delle migliaia di persone che quotidianamente attraversano il “ponte dei lucchetti”. L’amministrazione comunale di Casacalenda, che per prima l’anno scorso ha sposato questa suggestiva manifestazione ospitando sul suo territorio installazioni temporanee e permanenti, non è voluta mancare all’appuntamento ed è stata rappresentata dall’assessore alla Cultura Marco Masciantonio. «L’amministrazione non poteva mancare a quest’appuntamento – dice l’assessore – Casacalenda ormai da vent’anni è il centro regionale dell’arte contemporanea.

ALTILIA  Circa 160 scouts provenienti dai Gruppi Agesci di Campobasso, Termoli, Isernia, Venafro si sono incontrati ad Altilia per l'incontro regionale denominato "Guidoncini Verdi". Si tratta di un evento nel corso del quale le diverse squadriglie di Esploratori e Guide hanno messo in mostra le proprie competenze tecniche in materia di scouting, acquisite sia nel campo dell'abilità manuale, che dell'orientamento e dell'esplorazione. Dopo il pranzo, che si è svolto presso la Casa Scout "il Decumano", gestita dall'Associazione "Agisci!", nella splendida cornice del Teatro di Saepinum il Vescovo Mons. Bregantini ha celebrato la S.Messa.

ARGENTINA  Mancano pochi giorni alla missione in Argentina al quale, in rappresentanza della regione Molise assieme al responsabile del Servizio per i Molisani nel Mondo, Teresio Onorato, prenderà parte il Presidente della Prima Commissione consiliare regionale permanente Antonino Molinaro. Diversi gli obiettivi e tra questi : a  Buenos Aires la distribuzione gratuita di medicinali agli anziani indigenti di origine molisana. Lo stesso progetto già realizzato lo scorso anno a Mar del Plata, ha riscosso notevole consenso; Ma ancora la verifica delle condizioni di partecipazione della Federazione Fe.U.M.A. e delle altre Associazioni alla Fiera Internazionale di Buenos Aires che si terrà nel prossimo mese di Novembre, per promuovere i prodotti molisani;  La verifica condizioni di fattibilità di ristrutturazione edificio, già di proprietà delle Associazioni molisane, da  adibire a “Casa Molise” per giovani e studenti che vogliono recarsi in Argentina per motivi di studio; I Lavori di adeguamento da effettuare a Piazza Molise – Mar del Plata – con installazione di un Totem che pubblicizzi la Regione Molise e l’invito a visitare le bellezze  naturali, storiche, artistiche ecc. CONTINUA 

MOLISE Le associazioni aderenti al Casper, il Comitato contro la speculazione e per il risparmio, ha organizzato per il prossimo 23 settembre una manifestazione, a cui prenderà parte anche la Coldiretti, per protestare contro i rincari che negli ultimi 12 mesi hanno impoverito maggiormente le tasche degli italiani... Nel 2010 ogni cittadino molisano ha contratto debiti per una media di 1.850 euro. Risulta questo il dato emerso da un recente studio effettuato da Bankitalia sul territorio nazionale: "nell’ultimo anno le famiglie italiane si sono indebitate di più, specie per il settore casa - si legge sul rapporto - e i prestiti hanno segnato un aumento record del 20,8% tra luglio 2009 e luglio 2010". .. Cittadini che sono stati così costretti a indebitarsi anche per le spese sanitarie o per i viaggi – spiega Casper – Nel 2010 il credito al consumo in Italia ha fatto registrare un lieve rallentamento, fermandosi a quota 110 miliardi di euro. Un dato che non può generare alcun ottimismo: gli italiani sono oramai al collasso e non hanno più i soldi per contrarre ulteriori prestiti. Nonostante tale flessione, il debito procapite rimane elevato. Solo in Molise ogni cittadino ha contratto finora prestiti per una media di 1.850 euro".


 

 

CERTI AMORI D'AUTUNNO

L’aria vibra allarme alle ossa
deride foglie tremanti al sorteggio,
giallo è timbro d’addio

Le nuvole dribblano il sole
divorziato da pelli
con orgasmi bruciati
e lento s’avvia verso orizzonti acerbi
in attesa di nuovi stupori

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Da:Destini E Presagi

 

 

 

Incertezze dondolano il capo
a vecchi assuefatti a calure
collante al salto degli anni
ora soffiati da gracchi di corvi

Amore, in questa morte
che semina redenzioni
e di sangue e di linfa
noi illusi nell’eterno non senso
a correggerci immobili vite mentali
lo vedi il muschio
rende spugna la pietra
e il dolore stanco
suona il letargo



                                                                                                                                                                                                                                                

 

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RIVISITIAMO IL PASSATO

 
 
Castelnuovo: La leggenda di Mussiè Mulà
di Enrica Orlando

Un bar può significare tante cose.  Può essere il posto dove lavori, dove hai conosciuto o fantasticato di conoscere qualcuno. Può essere il posto dove andavi la domenica a comprare il gelato o il posto dove non sei mai entrato perché è talmente sofisticato da metterti a disagio. Poi c’è il bar in paese, quello piccolo all’angolo della piazza, dove tutti si conoscono e qualche volta c’è anche un juke box. Questo è quello che preferisci perché molto spesso nasconde delle storie o delle leggende e in questo caso diventa il bar dove non puoi proprio evitare di andare; anche se il paese dove si trova è un po’ lontano da casa tua, non ci sei mai stato e probabilmente dovrai indossare un giubbino anche se è agosto, perché Castelnuovo, nel comune di Rocchetta al Volturno, si trova nella parte alta della Valle del Volturno, proprio ai piedi del Monte Marrone, in una posizione che non avresti mai pensato possibile. Scesa dall’auto, nella piazza, ci sei tu, un vento fresco e tre anziani seduti su una panca. Alle spalle dei tre uomini, davanti ai tuoi occhi, il bar in questione, il bar della leggenda.

Mi avvicino “Sono qui i quadri del signor Moulin?” Contro domanda “Di chi?” chiede il primo. “Ma lei è forestiera signurì?” devia il terzo in ordine di panca.“Bhè io..no, no..”“Ma chi cercate?” seconda contro domanda del primo.“Mussiè Mulà” incalza il secondo. Alt. Ci siamo. I quadri di Mussiè Mulà. E’ stato un mio errore di comunicazione. In qualsiasi altro posto del mondo, l’uomo nato a Lille nel 1869, che ha vissuto da eremita sul Monte Marrone, solo, in una capanna costruita con le sue mani, coperto di pochi stracci e tanta barba, è Charles Moulin. Quando si varca la soglia di Castelnuovo, invece, Charles Moulin scompare e lascia il posto a un Monsieur, non a un Monsieur qualunque ma a un rispettato amico, dal nome cordialmente dialettizzato: Mussiè Mulà.

Erano i primi anni del Novecento quando la leggenda ebbe inizio. Da allora è passato decisamente molto tempo e, secondo le voci dei tre uomini della panca, i quadri non sono più al bar, ma chissà dove: fine delle informazioni.  Questo è esattamente il punto della ricerca che potrebbe definirsi morto. La prima mossa, in ogni caso, è rientrare in auto, dato che il vento è anche più fresco del previsto. Senza pensarci troppo, la direzione diventa il Monte Marrone, raggiungibile attraverso la stradina in salita, affiancata da un panorama naturale, boschivo, verde e silenzioso. Un panorama che fa parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, un panorama incontaminato. Non c’è nessuno. Le ultime persone che hai visto erano al paese e ti hanno salutato, come se ti conoscessero o stessero aspettando proprio te. Lungo la strada, solo alberi e un cielo un po’ malinconico. Un silenzio che tranquillizza ogni inquietudine, come fosse l’oracolo conoscitore del mistero di Mussiè Mulà; come se fosse l’unico conoscitore della risposta alla domanda: perché un pittore francese, di grande talento e successo, si è ritirato tra i monti molisani?  La passeggiata in auto deve terminare in un punto preciso, dove non c’è più strada asfaltata e si può proseguire solo a piedi. Intorno, ancora il nulla. Poco lontano, il Monumento Nazionale delle Regioni d’Italia, dedicato al Corpo Italiano di Liberazione, nato su questi monti nel 1944. Sulla stradina verso il Monumento, compare la stele commemorativa di Giaime Pintor, patriota partigiano morto sul luogo; poco prima, c’è un orto piccolo e un uomo chino sulle piantagioni.

Nuovo tentativo: “Scusi signore, mi scusi ….”Un anziano signore, con tanti capelli e due occhi vispi e azzurri come la camicia, si avvicina alla staccionata che mi separa dal suo orto, per ascoltare“Cercavo notizie sul pittore..”“Moulin” “Eh già” . Ottimo inizio. “Sa dirmi qualcosa?”“Io ci ho passato una vita insieme.” Così il punto morto della ricerca si è trasformato nel punto di partenza.  L’orto si trova nel punto esatto dove, molti anni prima, sorgeva la casa dove quest’anziano uomo dagli occhi vispi ha vissuto con tutta la famiglia; a quindici anni era già calvo e a quindici anni ha conosciuto Charles Moulin.L’uomo sembra non conoscere i particolari dei successi del pittore ma è ben convinto di una cosa:“Era un mago. Con le erbe era un mago. Mi ha fatto ricrescere tutti i capelli, guardi quanti ne ho in testa, guardi…”Annuisco e accenno un sorriso.“Ma è vero che il signor Moulin ha esposto a New York?”“No, no, io non lo so. Io so che a lui non importava dei soldi. Se stava a sentire me, brevettava quell’erba che mi ha fatto ricrescere i capelli e sarebbe diventato miliardario… ma a lui non importava dei soldi.” Sorrido divertita. La leggenda di quest’uomo francese va oltre le sue abilità pittoriche, trascende ogni aspetto della realtà. Nella bocca di chi lo ha conosciuto, Moulin era un mago, un misterioso uomo che conosceva le erbe e sapeva come trasformarle in miracolosi rimedi. E poi, era anche un pittore. Moulin ha lavorato con Matisse, in Francia; ha vinto il Gran Pirx de Rome che gli ha permesso di lavorare a Villa Medici e ad Anticoli Corrado, ha esposto a New York e fu presentato fuori concorso alla Mostra del Salone di Parigi. Ma queste sono notizie che ricavo da libri o da internet. Nella bocca di chi lo ha conosciuto, Moulin era un mago che viveva tra i monti, che parlava con gli orsi, che viveva con un serpente. E poi, era anche un pittore.

“Cosa mangiava? Vendeva sempre i quadri per un piatto caldo?” chiedo.
“Bhe no, viveva di decotti. Corteccia d’alberi, foglie, erbe. Cucinava nella capanna che aveva costruito con le sue mani e lì, dipingeva. Solo qualche volta scendeva in paese per un piatto caldo e in cambio regalava i suoi quadri. Ci volevano quattro ore a piedi per raggiungere le prime case. Tutt’ora, la capanna di Moulin è molto difficile da raggiungere; c’è un avvocato, figlio di un vecchio amico di Moulin, che di tanto in tanto va a sistemarla e secondo me ha molti quadri del Mussiè.”“Lei sa perché Moulin è
arrivato qui?”
“Era il 1911. Uno zampognaro aveva raggiunto la Francia partendo proprio da qui, da Castelnuovo. Questa è la patria degli zampognari, lo sapeva? Mussiè Mulà fece un ritratto del giovane e mentre dipingeva, ascoltava. Il giovane suonatore narrava dei suoi monti…”“…della luce che scendeva sulla sua terra al tramonto e lo faceva con una semplicità nella quale Moulin dovette vedere qualcosa di poetico e intenso. Promise al giovane zampognaro che lo avrebbe raggiunto a breve, e così fece. Non abbandonò più i monti molisani, lì dipinse, visse immerso nel loro silenzio e nei loro colori. Sembrava non aver bisogno d’altro. Si allontanò dalla sua capanna durante la prima guerra mondiale e poi altre volte, per delle esposizioni. Ma la sua vita era lì.”
“Vennero a prenderlo due uomini vestiti bene, dalla città. Lo portarono via, in una casa, e morì. Lui non era fatto per quella vita” continua il mio interlocutore, quasi infastidito “lui voleva stare da solo, tra queste montagne. Doveva stare qui. A lui non importava dei soldi. Doveva vivere
qui… ”“Ma lei sa perché è morto?”“Doveva restare qui,” continua lui, alzando le spalle. “A lui non importava dei soldi. Loro lo hanno lavato, gli hanno tagliato la barba, lo hanno vestito bene… ma lui doveva stare qui.”Gli occhi vispi che mi raccontano questa storia adesso sono velati da una profondità che prima non avevo notato. Secondo quegli occhi, un uomo come Moulin, tanto poetico da voler vivere circondato solo dalla natura, tanto completo interiormente da bastare a se stesso, o forse tanto incompleto da dover eliminare il mondo per essere felice, un uomo così intenso e libero, non poteva sopravvivere lontano dalla sua capanna, dalla sua libertà, dalla sua scelta.Forse, il mio anziano interlocutore non conosceva l’arte di Moulin, non sapeva come avesse vissuto prima di raggiungere Castelnuovo. La mia anziana fonte di leggenda sembrava non conoscere neanche Matisse e quindi l’importanza che questi potrebbe aver avuto nella vita di Charles Moulin ma, certamente, aveva capito l’essenza dell’eremita francese fuggito sul Monte Marrone, come in una favola.A quel punto, diventa chiaro che la ricerca, per il momento, è conclusa. Il mio interlocutore mi saluta senza molte smancerie o sorrisi, ma con molta cordialità.

Ci sono fonti che rivelano che la morte di Moulin avvenne nel 1960 a Villa Pansini, una clinica ad Isernia, dove fu portato direttamente dal Monte Marrone, come raccontava il mio intervistato.
Altre fonti, raccontano che Moulin fuggì, come tutti gli abitanti di Castelnuovo, all’arrivo degli alleati, quindi molto tempo prima del 1960. In ogni caso, le mie ricerche continueranno.Sulla strada del ritorno, con il sole ormai scomparso, mi ritrovo a fantasticare su possibili viaggi in Francia, a Lille, alla scoperta del mistero di Mulà. Mi chiedo come sia finita davvero l’avventura di quest’uomo. Ma in realtà mi sento già pienamente soddisfatta. I particolari su Charles Moulin devono essere da qualche parte, sicuramente, ma la sua vita, le ragioni della sua esistenza sembrano imprescindibili dalla leggenda, dal racconto paesano che risiede solo a Castelnuovo. Quindi, buona parte della ricerca, è stata fatta
.                      di Enrica Orlando in Comuni Italiani it

Come salvaguardare uno dei luoghi del “patrimonio immateriale”



Con le sue tradizioni ricche di canti, stornelli, artigianato e tradizioni Roccamandolfi, caratteristico paesino immerso tra le montagne del Matese, a metà strada tra Campobasso e Isernia, rappresenta una vera e propria perla del territorio, tanto da essere selezionato come migliore espressione molisana del patrimonio culturale immateriale.  Vanta anche uno dei costumi più belli della regione, composto da lunghe gonne plissettate e corpetti attillatissimi, che contrastano con il bianco candido dell’ampia camicia con le maniche a sbuffi.E proprio la valorizzazione e la conoscenza dei valori artistici, culturali e naturali, dei quali il territorio è ricco, è il fine dell’associazione pro loco “Per Roccamandolfi”, attivamente impegnata nella vita sociale del paese. Il presidente Domenico Pinelli intervistato per Comuni-Italiani.it  .

Quale ruolo assolve, per realizzare il progetto Patrimonio Culturale Immateriale?

Oggi, con la partecipazione al progetto “Patrimonio Culturale Immateriale” promosso dall’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) ha assunto un ruolo più importante e determinante per il recupero delle tradizioni e delle culture locali. Ma ancor più è un valore aggiunto per la vita sociale del nostro paese, mettendo insieme uomini e donne politicamente diversi, accomunati da un unico interesse: il paese.Da questo punto di vista fondamentale importanza assumono le piccole attività o le feste che ci tengono uniti.

Quali sono le tradizioni locali e quanto vengono oggi salvaguardate dall’associazione?
Tra le tradizioni locali vorrei sottolineare quelle di costume, legate al folklore, ricco di storie e riti che oggi si ripropongono in maniera forte. Tra queste “Il rito della palma”, “La pesa di San Donato”, “La Gnoccata”, “il Carnevale” e “Sant’Antonio” che vengono da noi sponsorizzate, promosse e sostenute.

Quali sono i servizi offerti all’utenza?
Oggi, grazie al lavoro svolto in collaborazione con il gruppo Rocka in Musica, possiamo offrire ai turisti in visita in città un’area camping dove alloggiare, accoglienza presso la Casa dell’Ospite, punti ristoro dove mangiare e una guida completa per la scoperta del territorio.

Appuntamenti clou da non perdere?
La kermesse “Rocka in Musica” che si svolge solitamente nel mese di luglio e “la Gnoccata” che si tiene sempre nello stesso mese estivo. Poi le festività legate a ricorrenza religiose, quali le celebrazioni in onore di San Liberato la prima domenica di giugno, quelle per San Donato il 6 e 7 agosto e la festa del Pastore la terza domenica di luglio.

Come vede il futuro della Pro Loco?
Io, in qualità di presidente, auspico un rafforzamento e rinnovamento, con una sempre più nutrita partecipazione dei giovani che splendidamente organizzano e realizzano “Rocka in Musica”. Noi non ci metteremo da parte, ma saremo sempre pronti a lavorare per la pro loco e per il nostro paese
. In Comuni-Italiani.it
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L'ANGOLO DELL'IMMIGRATO
 
 

Le donne italiane in Argentina tra storia e letteratura
di Silvia Giovanna Rosa

Quest'articolo si propone di evidenziare il ruolo svolto dalle donne nel rapporto tra continuità e mutamento culturale, sia attraverso un’analisi dei principali studi storiografici sull’argomento, sia mediante le immagini e le rappresentazioni che la letteratura non scientifica fornisce in merito..... Per ricostruire i modelli comportamentali attraverso i quali prendeva forma la vicenda esistenziale delle donne immigrate, occorre innanzi tutto tenere conto delle differenze temporali e, conseguentemente, socio-culturali fra chi, per esempio, emigrò oltreoceano negli anni Trenta dell’Ottocento e chi giunse nel nuovo Paese a metà del Novecento.....  Le italiane erano tante, quante le variegate realtà dell’Italia da cui partivano. A determinarne i ruoli, i comportamenti, le attività e forse anche le identità, concorrevano l’appartenenza alla classe sociale e la provenienza regionale e territoriale, nonché il mestiere esercitato e l’assetto economico in cui lo si esercitava. ........ I più significativi studi sull’emigrazione al femminile permettono di tratteggiare un quadro delle diversificate situazioni e dei molteplici stili di vita che nel nuovo contesto le donne emigranti si sono trovate ad affrontare e di valutare se, come e in che misura le loro identità e spazi d’azione siano stati influenzati e stimolati in direzione di un rinnovamento.....   
 
La ricerca di Romolo Gandolfo sulle donne di Agnone, nell’alto Molise, immigrate a Buenos Aires alla fine dell’Ottocento, mostra l’ambivalenza dell’esperienza migratoria femminile. Il tipo di società che le donne di Agnone incontrarono nel nuovo Paese, infatti, non presentava le condizioni favorevoli per mettere in discussione la loro secolare condizione di subalternità, tuttavia non le condannava più alla tradizionale sottomissione. Nel quartiere del Carmen, dove gli agnonesi si concentrarono, sopravvissero a lungo tratti culturali legati alla tradizione molisana; una concezione più moderna del ruolo della donna si ebbe grazie alle nuove generazioni nate in Argentina.  Se da un lato le agnonesi a Buenos Aires non ebbero la possibilità di raggiungere l’indipendenza economica, vista come disdicevole, da evitare per una donna sposata, e dovettero sottostare a valori e norme che imponevano loro l’esclusione dalla vita sociale della comunità, dall’altro poterono però accedere all’istruzione primaria, ciò che aprì uno spiraglio alla possibilità futura di acquisire nuovi ambiti di autonomia. L’emigrazione transatlantica rappresentò per le agnonesi un momento importante nel lento processo di emancipazione, ma scatenò anche tensioni e contraddizioni nuove nel rapporto uomo-donna, che portarono in molti casi al disgregarsi delle famiglie. 
 
Le ricerche condotte nella provincia argentina di Santa Fe da Alicia Bernasconi e Carina Frid de Silberstein analizzano comparativamente due scenari urbani con caratteristiche diverse, ma interessati entrambi dal fenomeno migratorio tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento...... Le città prese in esame sono Rosario, la più grande e popolosa della provincia, con un importante porto sul fiume Paraná, e San Cristóbal, piccola città rurale. I risultati di questi studi permettono di confutare le tesi sulla marginalità della donna nel processo di integrazione nel mondo professionale del Paese d’accoglienza: le italiane si inserirono nel mercato del lavoro di Rosario e di San Cristóbal come domestiche o dedicandosi alla confezione di abiti. Il quadro occupazionale rioplatense non impose alle donne una rottura rispetto al loro universo domestico; le reti sociali costituitesi nella nuova società contribuirono a mantenere una continuità affettiva con il paese d’origine. ....
 
Il lavoro di Graciela Ciselli esamina l’esperienza migratoria delle italiane, soprattutto di origine meridionale, che si stabilirono, al seguito dei mariti, nella provincia di Chubut, in Patagonia, presso gli accampamenti allestiti vicino agli impianti statali di estrazione del petrolio di Comodoro Rivadavia, tra gli inizi del Novecento e gli anni Sessanta .
Le famiglie degli operai impiegati nei giacimenti petroliferi erano prevalentemente di tipo nucleare e al loro interno i compiti erano stabiliti rigidamente: gli uomini lavoravano nel giacimento, mentre alle donne era riservato il ruolo tradizionale di cura dei figli e della casa. Dalla ricerca emerge come il lavoro fuori casa fosse percepito dalle donne come destabilizzante rispetto agli equilibri familiari e all’autorità del capofamiglia. Unica eccezione era quella delle vedove degli operai, le quali, in attesa che i figli maschi raggiungessero l’età lavorativa, erano impiegate nella nettezza dei bagni pubblici all’interno dell’accampamento. A partire dal secondo dopoguerra anche le donne cominciarono a lavorare per l’Impresa, ma solo fino al matrimonio o alla nascita dei figli. Inoltre furono create due scuole per la formazione di infermiere. Secondo Graciela Ciselli nei giacimenti petroliferi statali di Comodoro Rivadavia la famiglia patriarcale si inserì all’interno della società fortemente gerarchizzata dello stabilimento, interagendo con essa e creando forme di controllo a più livelli. Le donne italiane immigrate si integrarono nel contesto del nuovo paese, continuando a muoversi, però, in una società regolata e condizionante, nella quale gli elementi culturali del paese d’origine si coniugarono con gli interessi socio-economici dello stato argentino e ostacolarono il processo di modernizzazione del ruolo femminile.
 
di Silvia Giovanna Rosa
 
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