OGGI OFFRO AI  LETTORI DI COMUNICAZIONE MOLISANI UN NUOVO SITO WEB :

MADRE PATRIA E CULTURA .

QUESTO SITO É UN OMAGGIO ALLA MIA PATRIA E ALLA CULTURA ITALIANA,

MA É ANCHE UN GESTO CHE VUOLE  SOTTOLINEARE IL 150mo  ANNIVERSARIO

 DELL'UNITÀ D'ITALIA.   IL SITO VI FA ACCEDERE ALLA CULTURA ITALIANA IN

TANTI MODI: BLOG, FOTOGRAFIE, VIDEO, MUSICA POPOPLARE  E MUSICA CLASSICA,

 INTERVISTE CON IMMIGRATI ITALIANI, STORIA,TRADIZIONI, CULTURA REGIONALE.

IL SITO SARÀ APPREZZATO DAGLI ITALIANI, MA MOLTO DI PIÙ DA COLORO CHE HANNO

DOVUTO ABBANDONARE UN GIORNO LA PATRIA, DIVENTANDO FIGLI DI NUOVE PATRIE. 

Nicola Franco

 

 

RIVISITIAMO IL PASSATO

  

Da leggere questa settimana su questa pagina

 

Nicola Picchione : Pan' e Pizz'

Giuseppe Ruffo : Le peripezie di nonno Costanzo

Mike Svarowshki : Contadini un tempo, poesia 

Notizie : Dal Molise e dei Molisani

Frank Salvatore : L'Ardua Strada dalla Schiavitu'a Barack Obama.

Notizie : Dall'Italia e degli Italiani

 

 

 

 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                

 PAN' E PIZZ

( Alimenti di base dei Molisani ). Dott. Nicola Picchione 

A pizz’ … ed altro.......

La pasta era- come è ancora- l’altro diffuso prodotto del grano. La pasta era fatta in casa, solo nelle feste era comprata: non era confezionata come oggi ma venduta sfusa. La pasta  fatta in casa era di solito senza uova: le uova venivano vendute per ricavarne qualche lira. Ricordo un uomo, zoppo,  e una donna che giravano il paese col manico di una larga cesta di vimini infilato nel braccio. Urlavano la loro presenza: chi tè l ‘ov’ ! .
            La pasta fatta in casa  aveva varie forme, lunghe (maccherun’, taglietèll’, laenèll’) o corte (taghierell’ , teccozz’, taccuzzell, ciuf-l’ , fusill’, r-chietell’). Il condimento era a base di pezzetti di lardo ( i c-culill’ ) soffritto con la cipolla e sugo di pomodoro. I più poveri adoperavano una farina meno nobile e poco purificata, più scura: il cruschello.  La pasta era più grezza:  i maccherun’ d’ ‘ntr-mmapp’.
            Il cibo base per la maggior parte dei contadini non era la pasta ma la pizza: non la napoletana ma di farina di granturco, cotta sul focolare, coperta dalla coppa sulla quale si spargeva la brace. Veniva spezzettata con le mani ancora molto calda, mescolata con verdure o fagioli e ripassata in padella ( pizz’ e foglie o pizz’ e fesciol’ ). La pizza era mangiata anche al posto del pane benché di sapore meno gradevole e di consistenza saponosa sotto la crosta molto dura. Ho già raccontato in un’altra nota del contadino che da anziano mi parlava di quando andava a lavorare nei campi portandosi un po’ di pizza e un pezzo di lardo fritto ( u cicul’ ) che però si limitava a strofinare sulla pizza per insaporirla e la sera lo riportava a casa per i figli. Quando la minestra di pizza era in eccesso veniva mangiata il giorno dopo, riscaldandola ( a pizz’ e r-cott’ ). 
 

           Il cibo entrava nei desideri e nell’immaginario. Oggi appare difficile pensare che solo alcuni decenni fa mangiare fosse per molti un problema. Il problema. Non era, ovviamente, un problema solo di Bonefro: il benessere doveva ancora venire e solo pochi potevano permettersi una alimentazione completa. Le stesse famiglie benestanti bonefrane usavano il cibo con parsimonia. La carne era riservata ai giorni di festa anche per loro. Mi raccontava mio padre che qualche agricoltore benestante negli anni  30 riportava a casa la carne comprata in macelleria  infilzata  in una bacchetta che teneva appoggiata sulla spalla: una sorta di trofeo o l’ ostentazione del suo benessere anche se ostentare non era nel carattere dei bonefrani. Poca carne era comprata in macelleria, molti allevavano polli o  conigli. Il maiale forniva gran parte dell’ alimento di origine animale nelle sue varie forme.            
                Il mangiare occupava desideri, fantasia. Il grande mangiatore era considerato una sorte di superuomo e le sue gesta giravano di bocca in bocca, come le 19 colazioni in una mattinata di Mast’ Caitan’ ( non è la stessa persona cui accennavo nella nota sugli artigiani) . Si raccontava che una mattina partì in bicicletta per vendere le falci nelle masserie. Il contadino si meravigliava nel sentirsi rifiutare un bicchiere di vino- conoscendo la sua tendenza a bere- e quando si sentiva rispondere che era digiuno e non poteva bere, ordinava alla moglie di preparare la colazione al mastro, uova fritte o salsiccia. Ad ogni masseria il mastro rifiutava il vino dichiarando di essere digiuno ed ogni volta gli si preparava la colazione.
            Il cibo condizionava anche il gusto estetico: come in altri paesi poveri del mondo, le donne grasse erano ritenute le più belle
( è bell’ ciott’ e ciott’).

                                    La frutta non mancava ma era solo di stagione eccetto quella che era possibile conservare: mele, pere, uva che spesso i ragazzi rubavano quando il contadino la portava, già in parte schiacciata, per la vendemmia nei tinacci attaccati all’ asino. I grappoli migliori venivano conservati appesi a una pertica sino a Natale. Era frequente vedere lungo le strade pergolati    ( i pru-ulat’ ): la vite saliva accanto alla porta e si ramificava sotto la finestra. Non sempre il padrone riusciva a mangiare l’uva che attirava l’attenzione dei giovani. Da ragazzi, si andava anche nei campi a rubare frutta. Si prendeva di tutto, nei campi, spesso frutta ancora acerba per non farsela fregare dagli altri. Vicino casa mia c’era un orto (ora c’è una casa) con piante di carciofo: il padrone non riusciva mai a coglierne uno malgrado piantasse un grande cartello che ammoniva: campo avvelenato. Inutile come lo spaventapasseri per gli uccelli. Non esistevano insetticidi e mele e pere raramente erano prive del verme ma bastava eliminarlo. In cambio avevano un profumo e un sapore oggi dimenticati. Ho letto recentemente che una mamma a Termoli ha denunciato la mensa scolastica perché il figlio ha trovato un piccolo verme nella mela: non sa che è segno di prodotto non contaminato da antiparassitari, più biologico. Preferisce le mele grandi, quasi insapori, coperte di cera: ormai i cibi debbono soddisfare più la vista che il gusto. 
    La carenza maggiore rimaneva la carne. Era il desiderio di tanti. Non a caso in molti racconti il lieto fine era quasi il medesimo: “.. e hann’ fatt’ na’ belle  fest’ e hann megnat’ tripp’ turc-nell’ e test” :  trippa, torcinelli e testa. Una festa non tanto apprezzable oggi.  Una filastrocca recitava: “ iamm’ ‘na casa don Cicc’ ‘ndò s’ magn’ pan’ ond’ e saucicc’ ’”: casa fortunata, da favola.  Fare “scécquitt’ era una festicciola tra pochi amici: si parlava ma soprattutto si mangiava e si beveva. Alcuni amici si riunivano in un ‘v-ttar’ portando ognuno qualche alimento. Bisognava non farsi fregare. Mi è stato raccontato (da Corrado I.) che una volta si riunirono 4-5 amici tra i quali Giuseppucc’ u ferrar’ (poi emigrato) e il baffuto Aquilino. Nel locale  non c’era luce elettrica, la fiamma illuminava debolmente l’ambiente. Giuseppucc’ si mise al fuoco a cuocere la salsiccia in padella mentre gli altri parlavano  bevendo qualche bicchiere di vino. Aquilino ebbe un dubbio. Guardò meglio e fu certezza: Giuseppucc’ ogni tanto mangiava di nascosto un “cannello” di salsiccia e lo sostituiva con nu’ capucciam’ (il torso del granturco) col quale si alimentava il fuoco. Si avvicinò al camino e con grande serietà disse a Giuseppuccio: “ Non è giusto che noi siamo a parlare e bere e tu lavori. Vai tu con gli amici, ci penso io a finire di cuocere la salsiccia”. Giuseppuccio tentò inutilmente di rimanere al “lavoro”. Aquilino proseguì col metodo di Giuseppuccio. Alla fine gli altri dovettero constatare che alcuni cannelli di salsiccia erano stati troppo abbrustoliti e si erano… induriti tanto da non poter essere mangiati.
            Un amico che ancora vive a Bonefro mi ha raccontato che da ragazzo, nel dopoguerra, a un vicino era morto l’asino: lo pregò con altri ragazzi di fargli prendere qualche fetta di carne ma l’uomo rispose che nessuno avrebbe toccato il suo asino morto. La sera andò a seppellirlo. I ragazzi spiarono da lontano, di notte disseppellirono l’asino e fecero una memorabile manciata di carne.
            Il cibo come pensiero centrale iniziava sin da ragazzi. Si racconta (lo sanno tutti i bonefrani) che poco prima di Natale un maestro cercò di spiegarne il significato parlando della nascita di Gesù. Poi chiese a un ragazzo: “Che cosa è per te Natale?” e il bambino: “Zéppole, signor maestro”. Mangiare pasta fritta era un’occasione da non dimenticare così come mangiare la pigna a Pasqua. Anche una caramella era solo per i giorni di festa. .........C’era una sola occasione per mangiare poco o nulla: quando ci si ammalava. La Medicina di allora imponeva la “dieta”: digiuno. Mi raccontava mio padre che una volta da ragazzo ebbe una polmonite. Il medico ordinò il digiuno. Dopo qualche giorno aveva molta fame. Vide che la madre si era scaldata la pizza di granturco con i fagioli. La pregò di dargliene un po’ ma lei rimaneva fedele alla prescrizione del medico. Allora lui la pregò di fargliene sentire almeno il profumo. Lei si accostò al letto col piatto e lui fu rapido a prenderne con le mani quanto potette, nascondersi sotto le coperte e mangiarla. Oggi la Medicina dice l’ opposto: nessuna meraviglia, le cose umane vanno così anche quando vengono gabbate per scienza. Mia madre, invece, ebbe più fortuna perché non fu chiamato il medico. Da piccola ebbe una febbre e la madre le preparò il brodo di piccione. Sperò tanto, dopo, di avere un’altra febbre per avere di nuovo il brodo di piccione.

Poi venne l’abbondanza col frigo pieno, con le merendine pronte, con le patatine tanto invitanti: cibi che una volta sarebbero stati definiti  buttmacc’. Mangiare non fu più un problema. La carne divenne cibo quotidiano. Per molti è diventato un problema mangiare troppo. Non sempre, anzi quasi mai, la quantità va d’accordo con la qualità. Oggi tornano di moda i “cibi genuini”: sarebbero quelli che una volta erano considerati normali. Così va il mondo. Cambiano anche i gusti: i giovani trovano duro il pollo di una volta e preferiscono quello di oggi prodotto in milioni di esemplari gonfiati con  ormoni e antibiotici in gabbie affollate, con carne molle e acquosa. Non bisogna meravigliarsene. Il cibo non è solo alimento, è parte della cultura umana.  Se è diffusa l’idea che “ come cucinava mamma non cucina nessuno” è solo per ciò che ci portiamo dentro. Mia madre non era una gran cuoca; credo che quasi nessuna donna di Bonefro lo fosse allora (avevano “altri pensieri per la testa”). Ma considero ancora oggi uno dei cibi migliori del mondo i suoi ciufoli e tann d’ rap cu’ ntrigh’ e una volta l’anno mi preparava la pizza di granturco con cavolo cappuccio. Forse solo perché è il ricordo che arricchisce  del miglior condimento le pietanze.  Non è un caso che Proust in pagine memorabili descrive sensazioni e ricordi riaffiorati col solo portare alle labbra un cucchiaino col tè e una briciola di dolce madeleine: “ da dove mi era potuta venire quella gioia potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce ma che la sorpassava infinitamente…E’ chiaro che essa l’ha risvegliata ma non la conosce, è in me”.  Non è proprio vero-come sostenevano alcuni ingenui materialisti- che noi siamo ciò che mangiamo ( la stessa benzina può servire a una seicento o a una Ferrari) ma il cibo fa parte della nostra cultura. E non è un caso che gli italiani, ricchi di fantasia, abituati per secoli a sopravvivere di espedienti, abbiano una cucina famosa nel mondo.
       Sarebbe un torto rimpiangere quei tempi e non apprezzare l’abbondanza  e l’igiene dei cibi di oggi. Ricordo quelle botteghe di alimentari con scarsa igiene e fornite di merce di ogni tipo, ricordo quel sale nero e umido, quella mortadella che tanto mi piaceva ma scura e affettata male. Anche se ammetto che quel piccolo pezzo di baccalà secco, duro e salato, che da piccolo rubai nel barilotto davanti al bancone del negozio di zia Lisa (io che mai più ho rubato) era tanto buono...........
        
      ....... Mi chiedo perciò che senso abbia raccontare come si mangiava allora. E’ nostalgia per un passato vicino ma pure già tanto lontano? E’ orgoglio per il progresso fatto e l’abbondanza raggiunta? E’ scaramanzia per esorcizzare un ritorno ai bisogni del passato? E’ un invito a pensare alla fame attuale di alcuni e lo spreco di altri?
            Quel piccolo mondo nel quale mangiare era ancora un problema per molti (ma quel piccolo mondo che racconto era uno dei tanti piccoli mondi alle prese con gli stessi bisogni) e nel quale ogni boccone era frutto di grande fatica, potrebbe essere un punto di riferimento e di partenza. Quando si parte- anche quando si va molto lontano- bisognerebbe ricordare sempre il punto di partenza. Non si torna mai indietro, il passato non esiste è solo nella nostra mente ma è bene ricordare che la crescita economica non è necessariamente continua: può fermarsi e ci possono essere momenti di difficoltà e di rinunce. L’abbondanza di oggi non è garanzia per domani. La crescita non può essere infinita e qualcuno comincia a farci ragionare su una decrescita: per ridurre lo spreco, per rispettare la natura. Quel piccolo mondo di Bonefro – come di tanti altri paesi- ci può insegnare molto: che se la povertà tende a creare infelicità, l’abbondanza non crea necessariamente felicità. Ci si abitua ad essa e il superfluo finisce con essere considerato necessità e diritto....... 
   ........Sarebbe stupido rimpiangere quei tempi disprezzando l’ abbondanza e le comodità di oggi ma ogni tanto dovremmo ripensare al punto di partenza. Forse a questo potrebbe servire ricordare quei tempi, guardare da dove siamo partiti: imparare a navigare meglio nella vita, fare buon uso delle risorse, evitare sprechi, recuperare solidarietà, imparare dalla natura e rispettarla. Mangiare meno, mangiare meglio. Per rispetto non solo della natura che non va depredata e offesa ma anche di noi stessi recuperando quel senso della misura che ci fa non padroni ma buoni amministratori di un mondo del quale siamo ospiti, che ci è stato consegnato pulito e che corriamo il rischio di trasformare in una discarica. Dott. Nicola Picchione

 
 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                

Un matrimonio combinato

(Le peripezie di nonno Costanzo)

Giuseppe Ruffo; Le Storie diventano Storia. Scuola Elementare di Bonefro

 

La partenza.

Sono nato nel 1919. Sono partito, militare di leva, il 4 aprile 1939. Scoppiata la guerra, sono stato trattenuto alle armi e mandato a Coo, nel Dodecanneso, in Grecia. Sono stato li' fino al 1943, quando,, in seguti all'armistizio, da lleati, diventammo nemici dei tedeschi.

 

Il ferimento.

Il 3 dicembre 1943 sono stato ferito. Il proiettile mi ha traversato il polso, é penetrato nella gamba destra ed é stato estratto dopo undici mesi.  Ferito, sono stato fatto prigioniero; mi hanno portato all'ospedaletto da campo tedesco e quindi in aereo a Rodi.  Dopo mi hanno detto che mi avrebbero portato in Italia, mentre mi hanno condotto in Germania, nella Sassonia , a Dresda.

 

Il campo di concentramento.

La prigionia in Germania é stata dura: 300 g. di pane al giorno e un mestolo di brodaglia al posto della pasta asciutta.  Ci davano un filone di pane di kg. 1,800 che dovevamo dividere  fra sei persone.  Avevamo costruito una rozza bilancia con un bastoncino di legno e due laccetti ai lati; pesevamo le porzioni di pane che dovevano essere uguali per non litigare.  dopo sei mesi d'ospedale da prigioniero, mi hanno mandato -zoppo zoppo- a lavorare in fabbrica senza ricevere paga tranne un marco da campo di colore rosso con cui potevamo comprare un bicchiere di birra.  Il campo di concentramento comprendeva circa 50 baracche di legno piene di prigionieri, circondate di filo spinato attorcigliato da cui non si poteva proprio scappare.  Nei quattro angoli del campo c'era una torre con la guardia e una mitragliatrice pronta a sparare se qualcuno fuggiva, ma non ci ha provato mai nessuno.  Uscivamo in fila accompagnati dalla sentinella negli spostamenti tra il campo e la fabbrica.  Per strada vedevamo mucchi di immondizia, di rifiuti; c'erano bucce di  patate, di barbabietole, carote.... I prigionieri rovistavano, prendevano le bucce e le mangiavano per la fame.  Vedendo i miei amici ho avuto anch'io il desiderio di rovistare e con un pezzo di ferro cercavo qualcosa da mettere sotto i denti.

 

Ho trovato una scorza di pane e la stavo portando alla bocca. All'improvviso mi parve che qualcuno mi chiamasse: ''Costanzo che stai facendo?'' Ho buttato via tutto: scorza di pane e bacchetta di ferro e non ho più rovistato tra i rifiuti: se dovevo morire non sarei certo morto perché mi procuravo io stesso qualche malattia.  Ai bordi della strada c'erano degli alberi di mele: con una spallata le facevamo cadere, le raccoglievamo e le mangiavamo.

 

Un giorno ne raccolsi due e le divorai: quel giorno mi parve di sentirmi meglio! Ma quello fu il primo e l'ultimo giorno in cui le mangiai,perché il giorno successivo, proprio dietro di me, c'era la guardia che mi diede numerosi colpi sulla schiena col calcio del fucile, tanto da farmi camminare curvato tutto il tragitto.  Da allora non le raccolsi più.

I tedeschi con noi erano barbari, cattivi, durante tutto il periodo della prigionia. Io, poi, nel 1961 sono emigrato in Germania e ho conosciuto i tedeschi come persone civili: c'era differenza come la notte e il giorno; sono dieci volte più bravi di noi italiani.

 

Il fidanzamento.

Con mia moglie mi sono fidanzato durante la guerra: i nostri genitori hanno combinato loro il nostro  matrimonio.  ''Costanzo, non ti piacerebbe quella ragazza?'' Si, mi piace, se ritorno....''  Cosi' lei mi aspetto'.  Nel febbraio del '44 le ho scritto e la risposta l'ho ricevuta solo nel mese di agosto a causa della guerra.  Quando sono tornato a Bonefro, zoppicavo, ma lei mi ha ccettato cosi' com'era.  Una volta guarito perfettamente, non ho zoppicato più.

 

I forni crematori.

Io non ho visto i forni crematori, ma noi tutti prigionieri sapevamo della loro esistenza.  Spesso ci prelevavano dal campo di concentramento e ci portavno a fare una puntura.  Ci spogliavamo e posavamo gli indumenti in una stanza dove ci dovevamo disinfettare.  In una stanza affianco c'erano tante docce e i soldati tedeschi ci mandavano lii dentro.  Spesso, invece di aprire il rubinetto dell'acqua, aprivamo quello del gas. Come vedevamo uscire l'acqua: ''Meno male'' ! dicevamo.   Dopo esserci lavati passavamo dal dottore che ci faceva la pu7ntura. Questo é successo tre o quattro volte.

 

L'amicizia.

Con me c'erano altri prigionieri italiani,avevamo buoni rapporti; soffrivamo tutti alla stessa maniera.  C'era un genevose nella  mia baracca. Una sera era cosi' pensieroso: '' A cosa pensi , alla fidanzata a Genova?''  ''Ma quale fidanzata , Costanza. Vedi le mie gambe: sono pelle e ossa. Quando possiamo ancora campare? Un mese, due... in Italia non ci torneremo più....'' E dai, stai zitto...'' Poi non l'ho più visto.

 

La fine della guerra.

Un giorno, era il 24 o 25 aprile del 1945, ci arrivó un ordine : non si lavora più.  I giorni successivi ci fecero mettere a posto il materiale di lavoro e ci portarono in una stanza; eravamo una cinquantina di prigionieri.  Sentimmo l'allarme: il bombardamento era vicino.  ''Cosa é successo?'' Chiedemmo.  Un maresciallo femina rispose: va tutto male!''  Poi non sentimmo più niente.  In giorno, verso i primi di maggio, ci pôrtarono nel refettorio. Quel giorno ci trattarono bene. Mentre mangiavamo, arrivó il capo: ''Ragazzi la guerra é finita - disse. Potete rientrare in Patria, in Italia.  Ci dovete perdonare, scusare: la guerra é brutale.  Vi auguro di ritrovare famiglia e casa,ma tanti di voi non ritroveranno,né famiglia, né casa''.  E ci spiegó come tornare in Italia.

 

Il ritorno a casa.

La prima notte di viaggio dormimmo in una stalla, sulla paglia.  In ogni paese della Germania, dove eravamo costretti a fermarci, andavamo dal borgomastro e lui ci procurava da mangiare.  Tutto il viaggio fu un'avventura.  Sono partito dalla Germ ania il 9 maggio del 1945 e sono arrivato a Bonefro il 12 luglio sempre del 45. Giuseppe Ruffo; le storie diventano Storia. Giugno 2005.

 

                                                                                  

CONTADINI UN TEMPO

Con scarpe bussole di pensieri
tracciavano miserie
su sentieri sempre a capo
nella pagina del giorno,brutta copia

Aspettavano il sole partorisse
qualche luccicante moneta d’oro
ma sulla rugosa fronte,sudore
argento fuso si perdeva
sotto berretto a carità rovesciata

Da lontano l’orizzonte,trespolo sogni d'occhi
e filo per appendere ossa d’asciugare,
il tramonto alba vista di spalle
ad inseguire pane all’amo destino
 
 

                                                                                     

 

Cantavano uccelli in festa a raccolti
nei campi,confini tagliati a vene d’avi
e difenderli trasfusioni d’antiche forze

A volte in cielo nero fumo di pipa
Dio arrabbiato,scagliava bianchi sassi
a massacro d’ogni frutto e germoglio

Seguivano preghiere a voce alta
a ricordarsi dono del creato
e in suppliche all’infinito
a riconfermarli alla terra
sfinita madre di pochi seni e tanti figli

 
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Da:Destini E Presagi
http://www.santhers.com

 Mike Svarowshki 

mikesvarowshki@yahoo.it

 

 

I libri che avreste voluto leggere da tanto li troverete da
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DA LEGGERE Di Nicola Franco  : '' Un Homme en devenir'' (La Storia di una Vita); presso l'autore:
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NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 


MOLISE  Decamerone Molisano.  “Non sono le donne che devono entrare in politica, è la politica che deve entrare nelle donne”: è una delle battute più feroci di Cetto La Qualunque, il politico volgare e perverso creato dalla fantasia di Antonio Albanese. E come sempre succede quando la satira è colta e intelligente, la battuta arriva a segno e colpisce il tratto di misoginia, la diffidenza verso le donne, l’atteggiamento a metà fra sufficienza e malcelato disprezzo che pervade questa società e si traduce nell’opinione comune che la via del successo, per le donne, passi attraverso l’alcova. Nella politica come nel giornalismo, nell’economia come nell’arte e nelle attività culturali. L’alcova come scorciatoia, l’alcova come metodo per fare carriera o per ottenere quello che si vuole, l’alcova come strumento di scambio o di mediazione politica, l’alcova che secondo i moralisti e i benpensanti sostituisce la preparazione professionale, il talento, la capacità....... 

TERMOLI Via alla fiera che resiste alla crisi... Centoquarantasette le postazioni, con un’ampia gamma di articoli. Dall’abbigliamento ai prodotti tipici alimentari, esposti negli stand da numerosi esercenti provenienti da diverse regioni italiane, come la Calabria, la Puglia, l’Umbria. Ha aperto i battenti la mattina di sabato 15 gennaio in piazza del Papa l’ottava edizione della “Fiera delle novità e delle occasioni”, iniziativa promossa dalla cooperativa sociale Unicomm. Erano presenti al taglio del nastro oltre all’organizzatore Erminio Vitillo il sindaco Antonio Di Brino, il vice Enzo Ferrazzano, il presidente regionale di Confcooperative Domenico Calleo.continua

TERMOLI CANTI PER LE VIE CITTADINE: SI RINNOVA RITO DI S. SEBASTIANO.  Si riaccende puntuale anche quest’anno la tradizione del San Sebastiano. Oggi 19 gennaio l’eco dei tradizionali strumenti ha invaso la città diramandosi lungo le vie del centro. Gruppi di ragazzi e ragazze con le classiche tuniche bianche hanno intonato il celebre motivo dedicato al santo coinvolgendo nella loro performance i passanti che hanno partecipato divertiti. Le comitive si sono esibite lungo il Corso Nazionale, nei locali, bussando anche alle porte delle abitazioni dei cittadini che non hanno esitato ad aprire per assistere compiaciuti all’evento. Per l’occasione il gruppo della A’ Sartagne ha dedicato la sua esibizione alla memoria del giovane motociclista Nicola Carosone scomparso in un incidente stradale nel luglio scorso. Grande partecipazione anche per l’esibizione del gruppo della parrocchia di San Timoteo, che ha intonato i canti tra gli applausi nella piazza del mercato di Corso Fratelli Brigida. In prima fila i bambini, negli abiti tradizionali.

MOLISE Pubblicato il bando "Giovani al lavoro": finanziamenti per singoli ed associati fino ai 35 anni. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore al Lavoro e alle Politiche Giovanili, Angela Fusco Perrella, ha disposto l'apertura della III Annualità del bando per la creazione di impresa denominato "Giovani al Lavoro".Il bando è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Molise n. 1 del 15/01/2011, ed è disponibile sul sito www.regione.molise.it.I requisiti di partecipazione, la tempistica di presentazione delle domande e le modalità di spedizione delle candidature sono esplicitate nel bando."Questa iniziativa - hanno detto il Presidente Iorio e l'Assessore Fusco Perrella - ha mostrato validità nei primi due anni della sua applicazione, sia per l'interesse destato nei giovani che per la ricaduta occupazionale prodotta sul territorio. Recentemente il più prestigioso quotidiano economico italiano, il "Sole24Ore", ha riconosciuto al Molise la capacità, superiore a tutte le altre regioni italiane, di far crescere l'occupazione giovanile, di far diminuire la disoccupazione e di far aumentare il numero, sempre di giovani, in possesso di un lavoro a tempo indeterminato. Dati, questi, frutto anche del progetto "Giovani al Lavoro"....

ISERNIA Il Paleolitico rischia il crollo.  "Entrambe belle, entrambe uniche, entrambe grandiose, entrambe vocate ad un unico destino: disastro culturale. Annunciato. La magnificenza di Pompei e la meraviglia preistorica di Isernia, legate a doppio filo, verso l’oblio anticipato dalle decisioni governative sui dai tagli alla spesa pubblica, che, come spesso accade, vengono riservati al nostro settore più prestigioso, quello della cultura e dei Beni Culturali. Questo il motivo storico ricorrente ma ora c’è dell’altro. E che altro", così l'inizio della nota alla stampa di Emilio Izzo, che allega la foto in cui si vede un secchio...continua
MOLISE  Nuovo sito per l'ente del turismo.  L’Assessore regionale al Turismo Franco Giorgio Marinelli d’intesa con l’Ente Provinciale del Turismo di Campobasso lanciano il nuovo sito web www.eptmolise.it. Il portale, oltre ad essere un “ufficio informazioni turistiche” a portata di click, offre diversi servizi all’impresa, tra questi la possibilità di promuovere la propria attività nel settore turistico. L’azione è rivolta a tutte le aziende turistiche molisane.
COLLI AL VOLTURNOTre giorni di festa...L’associazione socio-culturale “Forza Giovane” ha diffuso in questi giorni il programma ufficiale della quinta edizione della festa tradizionale dedicata a Sant’Antonio Abate che si svolgerà nelle serate di venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 gennaio. Un ritorno al passato e alla tradizione vera e propria, grazie alla riscoperta degli antichi riti del fuoco e al passaggio in paese della confraternita dedicata al santo. La prima serata, quella di venerdì 14 gennaio, prenderà inizio alle ore 20 con l’esibizione del gruppo “Lotonero” e a seguire degli “Shamandura” and special guest in concerto.L’evento si svolgerà in piazza Madre Teresa di Calcutta all’interno di un ampia struttura coperta e riscaldata. Durante le tre serate di festeggiamenti sarà attivo un attrezzato stand gastronomico...
AGNONE L'amministrazione incontra le categorie commerciali. E’ ormai un dato di fatto che l’Altomolise attraversa un momento realmente difficile sotto tanti punti di vista, e che per superarlo bisogna puntare sulle attività produttive e sul turismo, risorsa fondamentale della zona, forse unica. Affinché venga favorita la crescita economica e turistica, l’amministrazione comunale di Agnone ha deciso di andare incontro alle varie categorie commerciali, elemento cardine dell’economia territoriale. ... 
 FORNELLI  Dopo la decisione unanime del Consiglio comunale, il borgo di Fornelli spera di entrare a far par parte del Club “I borghi più belli d’Italia”, promosso dalla consulta del turismo dell’associazione dei comuni italiani.Nei giorni scorsi è giunto in paese il direttore di questo particolare club, il dottor Umberto Forte che accompagnato dagli amministratori Andrea Ionata, Pasquale Lombardi e Antonio Ottaviano ha effettuato un minuzioso sopralluogo al centro storico rimanendo colpito dalla bellezza architettonica dei vicoli e delle piazzette.Tuttavia per migliorare i requisiti dell’intero patrimonio storico, è indispensabile la collaborazione di quanti vivono nel bordo di Fornelli. Proprio per questo motivo l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni Tedeschi ha indetto ed organizzato una riunione per martedì 10 novembre alle ore 20.30 all’interno della sala consiliare con i cittadini del centro storico.Un appuntamento utile per fornire idee per migliorare ancor di più il borgo di Fornelli e farlo entrare a pieno titolo in questo prestigioso club...continua
RICCIA Festa della Memoria... Successo di partecipazione ed emozione per la tradizionale festa degli anziani, organizzata dall'amministrazione comunale. Oltre 250 i partecipanti, allegri e coinvolti nei canti e balli della tradizione, ma, soprattutto, nella gioia di ritrovarsi insieme. Per molti è l'occasione nella quale si incontrano dopo molto tempo, assaporando l'affetto che l'uno ha per l'altro, spesso tramite un ricordo o una battuta che narra di episodi e immagini antiche. Scelte ad hoc anche le colonne sonore da Nicola e Maria Di Criscio e di Antonio Di Domenico, che hanno spaziato nel meglio della musica folkloristica locale e dell'intrattenimento nazionale popolare. Ritornelli di vera allegria. Il buon anno ha portato con sé una originale sorpresa: la Befana, giunta all'improvviso alla festa. Ha distribuito poco carbone e molti auguri di buona salute... continua
PESCOPENNATARO Il successo di Daniela Terreri in TV. "Sono una donna molisana che è andata via dalla propria regione per seguire l'arte: prima la musica poi il lavoro attoriale. Sono una donna semplice e genuina, che piace molto alle persone che conosco per il mio modo di essere". Con queste parole Daniela Terreri, attrice nata a Pescopennataro, in provincia di Isernia, ha svelato le proprie origini, dopo il successo ottenuto nelle ultime settimane nella fiction di RaiUno "La ladra" nel ruolo di Gina, capo-cameriera del ristorante di Eva (Veronica Pivetti).... continua
AGNONE Celebrazione 150mo anniversario dell'Unità d'Italia. Il 150° anniversario dell'Unità Nazionale è stato recepito in tutto il mondo quale occasione di attenzione ed approfondimento su vari aspetti della cultura italiana.Ovunque le grandi metropoli, specialmente quelle in cui i flussi migratori sono stati più abbondanti, sono impegnate a divulgare le esperienze italiane con mostre e manifestazioni.Il Molise spicca particolarmente in questa grande vetrina del made in Italy attraverso il prestigio e la notorietà della Pontificia fonderia di Campane Marinelli dovuta sopratutto al suo primato nella classifica delle Ditte più longeve al mondo.Oltre al crescente interesse di stampa e televisione nazionali, la Fonderia  di Agnone registra un incremento di giornalisti stranieri. Nei prossimi mesi interi documentari, in Germania come in Corea, saranno dedicati all'arte campanaria dell'antica famiglia Marinelli... continua
BOIANO  Dopo la segnalazione fatta da SEL Bojano alle autorità competenti in merito ai lavori eseguiti al sagrato della cattedrale, da più  parti ci è stato chiesto un parere su come si sarebbe dovuto procedere per una progettazione più corretta ed appropriata.   Lo facciamo in modo molto sintetico e "soltanto" per esprimere il nostro punto di vista.È necessario, perciò, precisare che ogni progettazione non dovrebbe prescindere dall'analisi storico-critica del contesto generale in cui si va ad operare.   Nel nostro caso la questione riveste maggiore importanza se si tiene conto che l'area interessata dall'intervento rappresenta il punto nevralgico del sistema sociale della città. Qui, infatti, confluiscono le principali arterie viarie del tessuto urbano antico in cui, non a caso, si localizzano alcune emergenze architettoniche che nel passato hanno contribuito a rendere questo ambito dell'abitato come il più significativo sotto l'aspetto storico, sociale ed economico della nostra comunità....
GUGLIONESI Nonno raccontami una storia.  Dal mese di Novembre 2010 l'Associazione di Promozione Sociale Anteas "per Guglionesi" sta lavorando, in collaborazione con l'Istituto Omnicomprensivo di Guglionesi, al progetto "Nonno raccontami una storia". Un progetto che vuole continuare a guardare alla intergenerazionalità della nostra società facendo incontrare i "nonni" con i "nipoti" attraverso il racconto di una storia. Il progetto è promosso dalla Anteas Molise con la supervisione del presidente Luigi Ballone e del responsabile del progetto Francesco Farina.Ieri 15 Gennaio 2011 le storie raccontate sono state tre: la prima che ha in qualche modo lasciato i ragazzi a bocca aperta grazie al racconto del comandante Guglielmo Augelli e la sua bussola, la seconda con la partecipazione di Mario Caruso che ha ripercorso la costruzione di un antico barile e la terza con Carmine Sabetta alle prese con l'emigrazione in America.... continua
 
 
 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                 

L'ITALIA E GL'ITALIANI

 


 

                                                                                                                                                                     

L'UNITÀ D'ITALIA (150ANNI)

                                                                             

 Riflessioni: Unità d'Italia.. C'è bisogno di un risveglio, di un ...
Si comincia a parlare del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'

Italia. Si stanno già moltiplicando i dissensi, i distinguo, le delusioni. Con l 'aria

che tira, sarà difficile che sia una festa. Comunque ci vuol altro che ...

CLT - *Unità d'Italia/ Sorgerà a Caprera il museo nazionale Garibaldi
... considerata tra le più importanti fra quelle promosse dal Comitato per la

celebrazione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, in ragione del suo

Mostre: il contributo delle minoranze linguistiche nell'Unita' d ...
''L'obiettivo, aggiunge Bruni, e' anche quello di rileggere il quadro storico

pre Unita' d'Italia e il coinvolgimento nel progetto risorgimentale delle ...

Cinema: a Firenze 100 film raccontano la storia d'Italia
Istituto Gramsci Toscano, Gruppo toscano del Sindacato critici cinematografici

 nell'ambito del programma per il 150/o anniversario dell'Unita' d'Italia. ...

“LA MARCIA DELL'UNITA' D'ITALIA”: IL CALENDARIO DELLE ...
La “Marcia dell'Unità d'Italia” è partita il 3 novembre 2010 da piazza dell' Unità D'Italia

in Trieste e, dopo aver percorso tutta la penisola e raggiunto ogni capoluogo di Regione,

si concluderà a Torino, in Piazza Castello, il 17 marzo ...

 

 

                                                                                                                                                                      

L'ITALIA CULTURALE

 

 

ARTE ITALIANA     DESIGN ITALIANO     MODA ITALIANA     CINEMA ITALIANO    



 
L' ITALIA DI IERI
 
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Tradizioni delle Marchiggiane     Tradizioni Toscane     Tradizioni dell'Emilia - Romagna
 
Tradizioni Italia Settentrionale :
 
Tradizioni Ligure     Tradizioni Piemontesi     Tradizioni Valdostane     Tradizioni Lombarde
 
Tradizioni del Trentino     Tradizioni Venete     Tradizioni della Venezia-Giulia
 
Tradizioni Insulari : 
 
Tradizioni Siciliane     Tradizioni Sarde 
 
Tradizioni delle Stagioni
                                                                                                                                                                        



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