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RIVISITIAMO IL PASSATO

 

  

Da leggere questa settimana su questa pagina

 

Antonio Di Lalla : Cosa sarà l'anno 2011 ?

Gianni Spallone : Appunti su Molisani e Molisanità

Nicola Franco : Madre Patria e Cultura, sito web

Notizie : Dal Molise e dei Molisani

Giovanna Chiarilli : La meglio Italia all'estero, N.Ricci

Aldo Mencaragli : Emigrare dopo i 50 anni

Nanni de Logu : Storia di un emigrante

Alberto Saibene : L'Unita vista dall'umile Molise

Luciano Scarpitti : L. Pilla, un grande Molisano

Dal web : Cultura Italiana

Notizie : L'Italia e gl'Italiani

 

 

 

 
 
 
 

                                                                                                                                                                                                                   

 

 Cosa sarà l'anno 2011?  Antonio di Lalla in  ''LA FONTE''

Un nuovo anno non è mai anno zero. Ignorare il passato è da schizofrenici, ma rimanerne prigionieri è sbarrare la strada al dinamismo insito nella vita stessa. Astrologi e cartomanti possono infondere ottimismo o pessimismo ma queste sono categorie alienanti, perché non fanno i conti con la storia, tendono a prescinderne; solo il realismo misto ad entusiasmo, in una parola solo la speranza, che non è mai neutrale, ci fa impegnare nella realizzazione dei nostri obiettivi. Jung ci spronerebbe ricordandoci che “abbiamo un debito con l’im- maginazione”. I faticosi centocinquant’anni dell’unità d’Italia, culminati con la Costituzione, punto fermo che nessuno deve azzardarsi ad imbrattare cercando di cucirla addosso al proprio inconsistente progetto utilitaristico, soprattutto in questo fragile momento, ci invitano a non arrestare il nostro cammino cedendo a un bieco federalismo, ma anzi a dare compimento al progetto di unità per il quale in tanti lottarono.

I professionisti della politica hanno sempre meno a che vedere con il bene collettivo, ma non riusciranno a farci rintanare, schifati, nel nostro guscio, né a farci tacere di fronte a chi persegue meschini interessi di parte, perché abbiamo un’idea molto alta della politica: è amore, premura, servizio. Ci aspettavamo, in verità, il tonfo del cittadino Berlusconi a livello parlamentare e giudiziario. Gli è stato concesso invece, su entrambi i fronti, come ai condannati a morte, il tempo di un’ultima sigaretta. Riuscirà ad assaporarne gusto e piacere senza fare ancora altri danni? Il card. Bagnasco, presidente dei vescovi italiani e generale di corpo d’armata, complimentandosi con il premier per la fiducia comprata, ha perso un’occasione preziosa per tacere. Almeno per una volta poteva mettere al primo posto il bene comune, anziché gli interessi privati! In ogni caso non parlava a nome mio.  Gli onorevoli, che di onorevole hanno poco o niente, in fondo sono da compatire. Da comuni mortali hanno fatto di tutto per salvare il posto di lavoro, con gli annessi privilegi, soprattutto in questo momento di crisi occupazionale. I capi-bastone li hanno scelti a loro immagine e somiglianza e se li scambiano secondo l’occorrenza in un gioco delle parti che ci trova estranei ad ogni tifo. Abbiamo una gerontocrazia mentale prima che fisica da rimandare semplicemente a casa, perciò trovano ogni pretesto per non cambiare la pessima legge elettorale, che, così come è, fa comodo a tutti, checché ne dicano in pubblico.

A livello regionale, il pluricommissario Iorio, nonché presidente della giunta, riesce a far parlare di sé tutti i media, di ogni tendenza, e anziché rendersi conto che il danno di immagine al Molise è lui, imperterrito, minaccia querele a destra e a manca. Ma ad una notizia, passata in sordina, va dato risalto: ha fatto tredici e nessuno si è complimentato con lui, anzi per questo la solita opposizione lo bistratta. Forse è il caso di riprendere il libro in bianco sul terremoto che ha dato alle stampe lui stesso e costatare che dopo otto anni, per sua ammissione, la ricostruzione è ancora al 13%. Il suo scagnozzo gongola, forse spera di non tirare le cuoia, politicamente s’intende, prima di aver gestito il restante 87% del flusso di denaro. Sembra imminente il risveglio della magistratura, sempre troppo tardi per chi vive nelle casette di Barbie.

Ed è proprio il risveglio che ci sta a cuore. Dei terremotati che cominciano a dire con forza basta a una gestione miope che non ha saputo individuare le priorità, interessata solo a protrarre l’emergenza. Dei molisani che vogliono sapere se l’inquinamento delle loro terre nel basso Molise non sia irreversibile, mentre intanto possono tirare un sospiro di sollievo per aver arginato l’eolico selvaggio, pronto a impiantarsi dappertutto senza nessun rispetto di siti archeologici, ambiente e natura. Che cominci a tirare un vento contrario? Dei lavoratori che scendono in piazza per far sentire tutta la loro disperazione, stanchi di versare lacrime di nascosto, fino a gesti inconsulti. Del popolo dell’acqua che ha visto riconosciuto l’impegno nella raccolta delle firme perché l’acqua resti un bene pubblico e ora si prepara perché i tre referendum ammessi spazzino via governi e governucoli pronti a vendersi anche il culo per denaro. Ma è soprattutto il mondo dei giovani, per troppi anni cloroformizzato, a far ben sperare, ora che finalmente è salito sui tetti per dare una spinta propulsiva a questo vecchio mondo senza più ideali. Se rinasce la voglia di istruzione seria, pubblica e per tutti, anche le televisioni potranno essere travolte perché non addomesticheranno più nessuno. Mangiamo la cultura e troveremo la forza di soffiare sui carboni che ancora ardono sotto la cenere. E tornerà a divampare il fuoco della passione civile. Antonio di Lalla in  ''LA FONTE''

 

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Appunti per una piccola antologia su molisani e molisanità.

Di Gianni Spallone

Il molisano ama molto il lavoro, qualsiasi lavoro, domestico e pubblico (per esempio ripitturare la facciata del Municipio di Campobasso). Purché gli sia concesso di farlo con l’alacrità di un messicano sfiatato. Dunque nessuno gli ingiunga di affrettarsi. Non abituato a comandare, non sa nemmeno ubbidire.  Tutte le argomentazioni sull’isolamento e la ruvida naturalezza dei molisani, l’amabile indulgenza per gli agi che la regione non offrirebbe suggeriscono ai turisti più saputi l’idea di celebrare questa condizione come garanzia di zelante austerità e encomiabili virtù. Così insistono nel consigliare ai molisani di continuare a praticare l’isolamento e la naturalezza per restare in eterno ruvidi, poveri di beni e di spirito, ma tanto tanto simpatici. Si sa che i litigiosi governanti delle altre regioni d’Italia passano il tempo in dispute diuturne (diurne e notturne) e in deplorevoli inciuci. Al contrario quelli molisani preferiscono impegnarsi in più graziose funzioni e quando capita di dover prendere qualche decisione (diciamo a caso: la promozione televisiva della regione) in men che non si dica si mettono d’accordo e si precipitano in TV. A quelli si induriscono le natiche, questi sono abituati alle lievi brezze delle performance all’aria aperta. Quelli insaziabili di potere (e ricchezze annesse) vivono schiavi delle cariche pubbliche, questi titolari di scarse risorse con quelle di cui dispongono si dedicano a spaventare le zanzare.

 

<>In questi ultimi tempi si tengono nelle varie sedi istituzionali molisane molti tavoli di lavoro motivati da un’unica idea fissa: la salvaguardia delle radici e dell’integrità della regione, minacciate dalla globalizzazione. Ebbene, tutte le pur intelligenti proposte avanzate risentono di una chiara mancanza d’equilibrio derivante da un clamoroso errore ottico. Non si riesce a vedere simultaneamente le cose come sono, entro un unico scenario, e si finisce sempre per considerarle a macchia di leopardo. Oggi un’istanza per la valorizzazione di Campitello Matese, domani un’altra per l’invaso di Occhito. Una, urgentissima, per trovare una soluzione al dissesto infinito della Bifernina, un’altra per distrarre dall’emergenza infinita della Bifernina. Oggi l’alta velocità per la Campobasso-Termoli, domani l’improcrastinabilità della Termoli-San Vittore. Oggi i turcinelli a Ripalimosani, domani i cavatelli a Macchia Valfortore. Senza tregua.  Evidentemente tutti i mali della vita sociale molisana e della sua storia non nascono dal niente. La loro origine sta in una chimica bislacca di corpi semplici eternamente senza sintesi, una incontenibile e letale forza centrifuga che rompe, fraziona, polverizza e disperde ogni tentativo di aggregazione. Ognuno per sé e, quando occorre, tutti contro tutti.Per la crescita della regione si dovrebbe … si potrebbe … se quei forcaioli dell’opposizione … se il Corso di Campobasso … nei centri storici sarebbe necessario … se dipendesse da noi … se veramente Di Pietro … se Jorio fosse più tosto … se, come nei paesi più evoluti, i buoi invece di essere buoi fossero trattori … Sé sé!
                                                                             

Su una cosa sono d’accordo i molisani (conservatori, progressisti e apolitici). Ed è che tutti sembrano interessati alle sorti della regione, alla sua rinascita, alla sua consegna (o restituzione) alla vita che conta, esibendo i tanti titoli depositati nella sua storia secolare. Tutti sono convinti dell’opportunità di cambiare rotta, di finirla con le sterili sagre strapaesane di cozze, cocozze e taccozze e di avviare una trasformazione profonda e solidale di tutti i comportamenti, politici, economici, sociali, intellettuali e amministrativi con l’obiettivo ideale e morale di diventare al più presto cittadini europei (per esempio, attraverso il cosiddetto Corridoio-V-Termoli-Kiev si potrebbe andare verso una promettente balcanizzazione, e successiva uralizzazione, dribblando, allo stesso tempo, il fastidioso ostacolo dell’italianizzazione).  Notizie vere (e verosimili) dal villaggio: “Capracotta perpetua il ricordo di Alberto Sordi dedicandogli un monumento. In un film l’attore romano l’aveva definita una Cortina per villeggianti non facoltosi”; “Frosolone risponde a  Capracotta: anche la cittadina delle coltellerie è stata citata da Alberto Sordi in un film. L’attore romano vi recitava la parte di Fra Cacchio da Frosolone. Un comitato locale sta organizzando una degna celebrazione”; “Campobasso, come già Frosolone e Capracotta con Alberto Sordi, si appresta ad inaugurare un monumento a Vittorio De Sica. In un film in cui interpretava il ruolo di un preside inflessibile il grande attore ciociaro sanzionava una disattenzione di un precario con la famosa battuta: “Ti faccio trasferire a Campobasso!”. Alla cerimonia d’inaugurazione parteciperà un pronipote di Virgilio Riento.

 

Specialità molisane: semplicità, forza di sopportazione, e soprattutto sofferenza lunga e silenziosa sotto serene apparenze. Quella che il poeta inglese Keats chiamava: “La capacità di saper resistere al negativo”. Quella che dopo un’operazione chirurgica riuscita così così (“Bisogna rioperare”) fa dire al malato che, comunque, il dottore ha fatto del suo meglio. Il molisano ha una cattiva salute di ferro.   Il molisano sopporta le privazioni perché porta dentro di sé le norme di quella saggezza che colloca l’individuo al di sopra delle avversità. Un particolare stoicismo istintivo e elementare, una sorta di senechismo innato e dunque inconsapevole che non lo avvilisce neppure nelle sventure. Neppure quando, con la cicatrice ancora aperta, si rende conto che in certi chalet post terremoto non si sta affatto bene come a casa propria.Se qualcuno ci pensasse potrebbe mettere in relazione la complessità del carattere dei molisani con la conformità del territorio. Per esempio, l’asprezza e la severità di certi coltivatori diretti deriva senza alcun dubbio dalla connessione intima con il paesaggio collinare, petroso e argilloso, franoso e franato, di orizzonte limitato, senza climi estremi, ma anche senza dolci tepori. è particolarmente gratificante sentire un forestiero che, appena entrato in contatto con la cultura vera della regione (che peraltro è sotto gli occhi del mondo intero, se solo si degnasse di voltare la faccia), descrive i molisani con lo stesso rigore scientifico con cui un esploratore descriverebbe gli indigeni della foce dell’Orinoco. Miti, ospitali (cioè, traducendo nei fatti, prodighi di scamorze e taralli), spontanei e perfino (ma questa forse è soltanto una obliqua “captatio”) che il portico della piazza di Jelsi ricorda tanto il colonnato di San Pietro.

 

Il problema non è tanto come gli altri vedono il Molise, il problema è che gli stessi molisani non conoscono, non sono sicuri o non sanno distinguere le proprie caratteristiche demo-etno-antropologiche. Un cultore del dubbio direbbe: “Non sapere chi siamo, né dove andiamo”. Prendete i portavoce per antonomasia: gli intervistatori locali inviati agli appuntamenti culturali. Tutti indistintamente, arresi e avidi di risposte, si chinano di fronte agli artisti arrivati ad Altilia o al Savoia per fargli la fatidica domanda: “Come trova i molisani? Che ci può dire del Molise?”. E la risposta, puntuale come la scadenza del mutuo, è sempre un facsimile di quella fornita benevolmente tempo fa dalla ballerina Luciana Savignano e parafrasata recentemente anche da Massimo Ranieri (interpellato ad Altilia a “Voci di una notte di mezza estate”): “Non ero mai stata/o in questi posti remoti dove ho avuto la bella sorpresa di trovare una natura incontaminata e un’ottima accoglienza”. E ben gli sta (all’intervistatore di turno), ché, nella stessa situazione, una nota giornalista campobassana pagò un conto anche più imbarazzante. Quando in un convegno alla sala Ersam chiese a un collega di Roma: “Come trova i giornalisti molisani?” e quello, tra il sornione e l’implacabile, rispose: “Bene, bene, molto vivaci, vi manca solo un po’ di professionalità”.  

<>E va bene. La ricerca del “molisan character” è un mito pericoloso (e minaccioso). I segni particolari della moli sanità: una leggenda. Nessuno infatti potrebbe confondere, data l’estensione della regione, un abitante dell’alto (sic!) o, meglio ancora, dell’altissimo (sic!) Molise (già diversi tra loro) con uno della zona industriale di Termoli, o un venafrano con uno del basso (sic!) o del bassissimo (sic!) Fortore, che è quasi più pugliese.  Del resto, in mancanza di una identità linguistica comune e sull’esempio dell’illuminante plurilinguismo di Campobasso (dove i borghesi di Vazzieri non capiscono il dialetto e i santantunari veraci non parlano l’italiano) quasi tutti i 136 paesi molisani si sono attrezzati reclutando linguisti di buona volontà per redigere grammatiche, dizionari e modi di dire contrastivi con l’italiano. Così ora, a far bella mostra di sé nei reparti specializzati, ci sono: il santeliano-italiano, il tufarolo-italiano, il luparese-italiano e via compulsando sino all’annunciato roccapipirozzese-italiano. Il risultato è mirabolante e non mancherà di spaccare la linguistica in due epoche: un calcolo ancora ufficioso fa sospettare infatti che almeno il 5% delle 2400 lingue di uso scritto, censite nel mondo, è patrimonio della regione Molise.  Il molisano è molisano, molisano, molisano. Come diceva quello? Nessuno è perfetto!  Gianni Spallone
                                                                                           
 
 
 
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 OFFRO AI  LETTORI DI COMUNICAZIONE MOLISANI UN NUOVO SITO WEB :

MADRE PATRIA E CULTURA .

QUESTO SITO É UN OMAGGIO ALLA MIA PATRIA E ALLA CULTURA ITALIANA,

MA É ANCHE UN GESTO CHE VUOLE  SOTTOLINEARE IL 150mo  ANNIVERSARIO

 DELL'UNITÀ D'ITALIA.   IL SITO VI FA ACCEDERE ALLA CULTURA ITALIANA IN

TANTI MODI: BLOG, FOTOGRAFIE, VIDEO, MUSICA POPOPLARE  E MUSICA CLASSICA,

 INTERVISTE CON IMMIGRATI ITALIANI, STORIA,TRADIZIONI, CULTURA REGIONALE.

IL SITO SARÀ APPREZZATO DAGLI ITALIANI, MA MOLTO DI PIÙ DA COLORO CHE HANNO

DOVUTO ABBANDONARE UN GIORNO LA PATRIA, DIVENTANDO FIGLI DI NUOVE PATRIE. 

Nicola Franco

 

 

NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 

 Campobasso Primo incontro per la Fondazione Molise Cultura. Nel pomeriggio di oggi, presso la Giunta regionale, presieduta dal Presidente della Regione Michele Iorio, si è tenuta la prima riunione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Molise Cultura. Presenti all’incontro i due Consiglieri di Amministrazione, Arturo Messere e Adalberto Cufari, il Direttore della Fondazione, Sandro Arco, e il Revisore dei Conti Franco D’Abate. Nell’incontro sono stati definiti i percorsi principali da seguire nell’attuazione delle finalità della Fonazione, anche alle luce dei nuovi compiti assegnatele dalla Legge Finanziaria regionale 2011.

Guardialfiera L'Unità vista dall'umile Molise. Siamo a Guardalfiera, una cittadina di 2000 abitanti e 10 preti, «in contrada di Molise», nel regno di Napoli. È il 1859, alla vigilia dei grandi avvenimenti unitari, e la vita del paese, scandita dai ritmi della terra, scorre placida attorno alla grande casa della famiglia de Risio, i piccoli feudatari locali. Al centro della famiglia c'è don Giovannino, che organizza una scuoletta frequentata dai rampolli della zona. Protagonisti della vicenda sono però Don Matteo, un prete di campagna, esemplato su Don Abbondio, ma dotato di maggior volontà, e Pietro Veleno, un giovane contadino, famiglio dei de Risio, che concepisce un amore impossibile per la coetanea Antonietta de Risio. Jovine, in una scrittura tutta di cose di ascendenza verghiana, descrive con precisione etnografica la vita del paese: i notabili, i servitori, i contadini che compongono una società ancora feudale. La prima parte dell'opera si consuma nelle piccole storie di vita paesana.... 

Roma Gruppo teatrale molisano a Roma. Si rinnova per il quinto anno l'appuntamento con il teatro molisano a Roma, che vede l'associazione "Forche Caudine" tra i promotori dell'evento insieme agli amici delle associazioni di Agnone (“Nuova Villacanale”) e di Poggio Sannita.In scena, presso il teatro San Luca (via Renzo da Ceri angolo via Luchino Dal Verme), quartiere Prenestino-Pigneto. la farsa dialettale "A ppoche a poca se coce la precoca".Il prezzo del biglietto è di 8 euro e gli spettacoli saranno alle ore 17 e alle ore 21 del 5 febbraio 2010.La prevendita è curata da Tecnocasa Studio Appio-Tuscolano, largo Michele Unia 12 o via Baccarini 16/C e Studio Prenestino, via Prenestina 176, tel. 06-2753127 (chiamare a nome di Forche Caudine).

Campobasso  Le tele della pittrice molisana Iolanda Santimone sono in mostra al "Camaleonte" di Campobasso (via Elena). Gente comune, volti anonimi che compaiono sulla tela e raccontano attimi di regolare quotidianità ad ogni latitudine del globo. Sono questi i protagonisti assoluti delle opere della giovane pittrice campobassana Iolanda Santimone, che venerdì 21 gennaio ha inaugurato la sua prima mostra personale. Dieci tele che parlano di vita, in gocce narrative scandite da una pittura vivace e intimista che dal quotidiano raccoglie il materiale per raccontare una storia. ...Appuntamento nella caffetteria “Il Camaleonte”, in viale Elena a Campobasso. Per maggiori informazioni: mobile 3397909957, e-mail iolesant@virgilio.it.

Termoli Turismo, De Gregorio lascia l’Azienda e lancia una società mistaIl nuovo ente di accoglienza e promozione turistica, che si aggiunge all’Aast, vedrà la partecipazione per il 49 per cento anche degli operatori del settore, dagli albergatori ai ristoratori a tutta la filiera. L’iniziativa vede come promotori il Comune e Gianfranco De Gregorio, che dopo 4 anni e mezzo ha lasciato l’incarico di commissario straordinario dell’Azienda di Soggiorno: «Credo che la straordinarietà a un centro punto debba avere un termine, considerando anche le difficoltà economiche degli enti turistici regionali». Si punterà sul cicloturismo, per il quale sono stati già individuati 13 percorsi a Termoli e nell’hinterland, e sul calcio, con il Football club in collaborazione con Rino Alfieri e il club della Juventus, che vedrà la partecipazione di 120 ragazzi ospiti della città tra giugno e luglio. .

  Ricette Termolesi

'A frettate chi lecette (frittata con alici)

Ingredienti per 4 persone:
4 uova;
500 g di alicette spogliate;
½ bicchiere d'olio;
peperoncino, prezzemolo, sale.

Sbattere le uova col prezzemolo tritato e il peperoncino. Unirvi le alici. Dopo aver mescolato bene, versare il composto in una "sartagna" (padella) con l'olio ben caldo, cercando di far addensare il più possibile il tutto prima di girare la frittata.Variante:si possono fare delle frittatine usando di volta in volta un solo cucchiaio del composto. In Primonumero

 

Larino '' L'altro siamo noi''.  "L’altro siamo noi. Intolleranza, tolleranza, inclusione": questo il titolo dell’incontro che domani martedì 25 gennaio alle ore 17 nella sala comunità di Largo Pretorio avrà come ospite il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax.
Promosso ed organizzato dalla Comunità Pastorale di Larino e dall’associazione Centro Sociale “il Melograno”, l’incontro con il Cardinale Martino vuole rappresentare un ulteriore tassello lungo la difficile strada dell’inclusione sociale dei migranti presenti in Italia..

Termoli Turismo in crescita. Strano a dirsi, in una località che soprattutto nei mesi che vanno da giugno a settembre vive il cosiddetto afflusso turistico, ma il migliore trend registrato nel 2010 lo si è avuto tra ottobre e dicembre.Stiamo parlando di incrementi percentuali delle presenze, sia chiaro, con numeri nemmeno lontanamente paragonabili al quadrimestre clou, che da solo ‘fagocita’ circa i due terzi dei pernottamenti consumati in riva all’Adriatico, ma considerando il periodo economicamente ancora non felice, la chiusura per un lungo periodo del lungomare nord, dove insiste la potenza di fuoco maggiore della ricettività termolese, e il meteo che non è certo stato clemente a dicembre, senza citare le altre emergenze vissute nel territorio, il risultato è ragguardevole e lusinghiero.... continua

Campobasso  Al teatro Savoia' Le Magie du Moul9in Rouge''.Appuntamento con il musical mercoledì 26 e giovedì 27 gennaio al Teatro Savoia di Campobasso nell'ambito della stagione teatrale 2010-2011. In scena il Firenze Rock Opera Group con "MR - Le magie del Moulin Rouge".... continua

Santa Croce di Magliano. "Laici cristiani costruttori di bene comune in Molise", questo pomeriggio a Santa Croce di Magliano il terzo incontro del percorso di Formazione Socio-Politico. Giovedì 13 gennaio p.v., si svolgerà presso il "Centro della Comunità", in via del Carri in Santa Croce di Magliano, con inizio alle 17.30, il terzo incontro del Percorso di Formazione Socio-Politico realizzato dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali coadiuvata dalla Caritas Diocesana e dall'Ufficio Diocesano della Pastorale Sociale e del Lavoro.Il tema: "Per una società responsabile e solidale", avrà come relatrice Suor Alessandra Smerilli. Introdurrà i lavori monsignor Gianfranco De Luca, vescovo della diocesi di Termoli-Larino.... continua

Colle d'Anchise Una bella mattinata di sole ha fatto da cornice la scorsa domenica a Colle d'Anchise sul veloce percorso tracciato in Piana dei Mulini da Luca Rosa, delegato Fidal al settore giovanile, ai campionati regionali societari di cross 2011, per l'aggiudicazione dei titoli maschili e femminili di tutte le categorie giovanili: allievi, juniores e assoluti (cross corto e lungo). Ma la maggiore partecipazione si è avuta tra gli atleti amatori e master, che in circa 200 hanno fatto da apripista nella manifestazione sportiva, correndo per 6 km e 4 km al fine di aggiudicarsi il CdS rispettivamente nel settore maschile e femminile....continua

Isernia Sul nuovo e costruendo Auditorium di Isernia si è detto di tutto e di più. Non intendo entrare nel merito delle questioni tecniche né tantomeno economiche e ancor meno di competenza. Si sa, sulle competenze, specialmente quando i soldoni sono tanti, partono le più svariate candidature ed a volte neanche quelle. Abbiamo soggetti tanto “autorevoli” che nemmeno si candidano, pretendono ed ottengono progettazioni e direzione dei lavori, imponendo come cesari la loro unica ed irrepetibile perizia.continua

Venafro  Lavoro al castello Pandone. Nonostante l'urgenza da più parti evidenziata e la necessità di completare i lavori, il cantiere per la riqualificazione dell'area del Castello Pandone di Venafro, continua a restare fermo, in attesa, si dice, di nuovi finanziamenti regionali. Circa un mese fa, il Consigliere Massimiliano Scarabeo, chiedeva al Presidente Iorio se la Regione Molise  avesse davvero l'intenzione di erogare il finanziamento di cinquecentomila Euro e, soprattutto, se fosse a conoscenza delle problematiche tecnico-burocratiche che interessano l'intero appalto. A distanza di tempo, nessuno dei vertici regionali a cui il Consigliere Scarabeo si è rivolto, ha dato cenno di riscontro alla sua interrogazione e quindi, puntualmente, com'è logico e giusto che sia, arriva la nota di sollecito a quanto richiesto lo scorso mese di dicembre.continua



 

Memorie del futuro

La cenere dei fumi di Auschwitz
così bianca, viola infine rossa
batte batte dentro al cuore

non volerà ricadrà su questi
ruderi e cori di blatte
a nutrire il nostro sangue

acceso che pesa ogni grammo
di carne umana
rossa poi viola infine bianca


 

di ogni vittima diventata cenere
deposta nelle mani di Cerere – che
ne faccia messi di una Terra

non più prona a poteri e follie
offerta al dio di tutti
senza figli prediletti

di una Terra non più
crocifissa da confini e
tavole imbandite di eletti

assediate da cumuli di blatte
affamate impazzite –

se questo è un uomo

 Adam Vaccaro; (www.milanocosa.it) 

 

Molise A Matera patto tra le Università Puglia, Basilicata e Molise. I rettori ed i Senati accademici di sei università della Puglia, della Basilicata e del Molise si incontrano lunedì 24 gennaio a Matera, presso la sala consiliare della Provincia, per discutere del progetto di creare una federazione. Nel progetto rientrano gli Atenei di Bari (nella foto), del Salento, di Foggia, della Basilicata e del Molise ed il Politecnico di Bari.La federazione dell'Università è prevista dalla nuova legge del governo ("riforma Gelmini"), da poco emanata. Al progetto le sei Università stanno lavorando da lungo tempo e già il 2 settembre era stato firmato un protocollo d'intesa.Tutto rientra "nell’ottica di un’ottimizzazione ulteriore delle risorse e delle potenzialità, nei vari tavoli di lavoro congiunti attivati su ricerca, offerta formativa, alta formazione, servizi comuni agli studenti, trasferimento tecnologico, dottorato, internazionalizzazione, centri di eccellenza, spin off, ecc".

Alto Molise Processo di spopolamento in fase avanzata... “Agnone, come la maggior parte dei paesi dell'Alto Sangro e dell'Alto Molise, non è più la stessa. L'ultima volta che ci sono stato, forse 6 o 7 anni fa, sono rimasto attonito nell'osservare il numero di case disabitate...” Così si legge nella lettera di Massimo Balzano a "Majella Madre", l’associazione che mira al ricongiungimento tra le regioni Abruzzo e Molise.Purtroppo quello che si legge è realtà, perché facendo una passeggiata nel centro storico di Agnone non si può non notare il quantitativo di case messe in vendita. Tanti, troppi sono i portoni che recano affisso il cartello ‘vendesi’. Sono gli stessi abitanti del borgo antico a denunciare questa drammatica situazione. Così un cittadino di mezza età: “Questi delle case in vendita sono soltanto i casi visibili, ma poi ci sono tantissime altre abitazioni semplicemente chiuse perché disabitate, che vengono riaperte solo durante le feste estive e invernali. ..

Isernia  Progetti di reinserimento sociale. L’Esecutivo regionale ha approvato, su proposta dell’Assessore regionale alle Politiche Sociali, Angela Fusco Perrella, la prosecuzione dei progetti gestiti dalle tre Case di reclusione di Campobasso, Larino e Isernia e dall’Ufficio per l’esecuzione penale esterna. Le iniziative progettuali, che prevedono un costo complessivo di 150 mila Euro, consentiranno il potenziamento dei servizi di rete, orientati al reinserimento sociale e lavorativo dei cittadini con problematiche di giustizia.... continua

Rocchetta al Volturno Serate culturali al CEA Bactaria. Continua al CEA Bactaria di Rocchetta a Volturno la I Edizione di “Serate culturali al CEA Bactaria”, iniziata il 3 dicembre 2010, patrocinata dalla Regione Molise, il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il Comune di Rocchetta a Volturno e il Consorzio Mario Negri Sud. La terza serata, 14 gennaio 2011, sarà dedicata a Celestino V dal titolo “La lunga Vita di Pietro da Morrone che fu Papa Celestino V”. Il seminario sarà tenuto da Antonio Grano. Il Dott. Antonio Grano, sociologo e storico di Celestino V, ha pubblicato molti volumi e articoli sul Santo “della rinuncia”.

Pescopennataro Oltre 30 escursionisti, con numerosi bambini, hanno partecipato alla passeggiata nel bosco di abeti soprani, svoltasi domenica scorsa durante una splendida giornata invernale che ha esaltato il fascino dei luoghi toccati.La passeggiata organizzata dal Parco Attrezzato L’Abete Bianco con l’obiettivo di far apprezzare a bambini e genitori le bellezze della natura ha permesso inoltre di riassaporare l’enorme gioia di una giornata trascorsa con la propria famiglia.I bambini hanno mostrato una grande curiosità ponendo numerose domande a cui ha saputo rispondere la guida del Parco. Al ritorno i bambini ancora pieni di energia hanno potuto consumare insieme ai genitori il pranzo presso il Ristoro Abete Bianco.

Isernia  Le zampogne di Scapoli in un libro francese. Pubblicato di recente, dall’associazione «Cordae/La Talvera», il volume contenente gli atti del convegno internazionale sulle cornamuse che, dal 12 al 14 dicembre 2008, si tenne a Gaillac in Francia; convegno che fu intitolato “Un monde qui bourdonne ou la vie palpitante des cornemuses...”.A quell’incontro partecipò anche l’antropologo musicale Mauro Gioielli, insieme ad alcuni dei maggiori organologi europei, in rappresentanza di Francia, Italia, Belgio e Spagna. Gioielli tenne una conferenza su “Les aérophones à poche italiens de l’Antiquité à l’époque moderne”. Il testo della conferenza compare ora nel volume degli atti del convegno (pagg. 79-87).Il capitolo curato da Gioielli ripercorre tutta la storia degli strumenti ad otre italiani, dall’utriculus latino (cornamusa degli antichi Romani) alle moderne zampogne a triplo chanter, attraverso il chorus medievale, il phagotus rinascimentale e la sordellina secentesca.

 

 


 

 

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 L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

 

La meglio Italia all'estero: Lo Scrittore Nino Ricci Di Giovanna Chiarilli

 

"Avevo dodici anni quando visitai il Molise. Quel viaggio cambiò letteralmente la mia vita: per la prima volta capii il mondo dei miei genitori e la sua complessa cultura”. Inizia con questi ricordi il racconto di Nino Ricci, nato a Leamington, in Canada, nel 1959. Già ai tempi del liceo era una celebrità perché divorava libri e scriveva storie a ritmi da primato, “ma ad impressionare era più che la qualità, la quantità”. Un amore per la letteratura instillato dalla sorella e che l’ha portato ad essere uno degli scrittori italo-canadesi più apprezzati e tradotti nel mondo. Due le lauree a supporto di questa passione, in Letteratura Inglese presso la York University di Toronto, e in scrittura creativa e letteratura canadese alla Concordia University di Montreal, e non poteva mancare un soggiorno a Firenze per studiare la nostra letteratura. Oggi Ricci vive a Toronto e la sua principale occupazione, chiaramente, è la scrittura.

Nel 1990, con Lives of the Saints ottiene il Books in Canada First Novel Award e il Betty Trask Award in Inghilterra; prima opera della trilogia composta da In a Glass House (1993) e Where She Has Gone (1997) raccolte in La terra del ritorno. Ma alla domanda quale sia la filosofia di questa trilogia, risponde: “Non sono sicuro che si possa individuare una filosofia o un messaggio nei miei romanzi. Credo che la letteratura esplori le complessità dell’essere uomini. L'esperienza dell'emigrazione mostra molte complessità: l'identità, la casa, la terra madre e così via, e mi ha offerto un'ampia tela su cui lavorare. Sono stato anche colpito dai vari miti come la terra promessa, il viaggio epico e dal sentimento che alla fine dell’esodo c’è una terra perduta cui ognuno mira di ritornare, come Ulisse dopo la guerra di Troia. Nei romanzi cerco di esplorare le dinamiche familiari e sociali, l'interrelazione tra religione e immaginazione, cerco un conflitto, in Vite la tensione tra l'individuo e la moralità sociale, in Where she was gone l'amore familiare e quello sessuale”.  Da Le Vite dei Santi, tradotto in 15 lingue, è stata tratta una fiction trasmessa da Mediaset, con Sophia Loren come protagonista e Sabrina Ferilli. “Il personaggio della Loren ne La Ciociara mi è stato d'ispirazione per la figura della madre, averla nel film equivaleva ad un valore aggiunto”. Ricci, con una punta di rammarico, sostiene che “lo script si è allontanato molto dalla trilogia. Ma questo capita con i film, spesso un oggetto a sé stante e non uno specchio del libro. Il risultato è che non sono riuscito a sentirmi realmente connesso con il pubblico italiano. Milioni di persone hanno seguito il film, ma non hanno visto qualcosa venuto dal mio cuore”.
 
Nino Ricci scrive in inglese ma le sue opere sono impregnate di radici italiane “cui sono profondamente grato perché mi hanno consentito un accesso alla cultura italiana che va ben oltre le nozioni, una cultura che mi arricchisce immensamente e allarga i miei orizzonti e la mia umanità. Allo stesso tempo sono grato al mio essere canadese perché qui avverto una libertà che non credo sia possibile altrove. E come sempre, cerco di attingere le mie influenze dovunque e di essere consapevole dei molti fili che si legano insieme per creare un'identità”.
Tra i suoi ultimi lavori, Testament con cui ha vinto il Trillium Book Award 2002. Oggi è immerso nella sua prossima opera, un romanzo su uno scrittore di successo di 50 anni che va incontro a una crisi di mezza età, “ma - precisa - non è una storia autobiografica.  Un mondo d'Italiani

                                                                                                              

                     Emigrare dopo i 50 anni è difficile ma non impossibile!

 Di Aldo Mencaragli, Australia

In tanti mi chiedono come mai ci sia così poca informazione su Internet per quello che riguarda l'emigrazione dopo i cinquant'anni. Purtroppo per i meno giovani, il mondo dell'emigrazione predilige i giovani. Questi sono più flessibili, offrono un maggior numero di anni lavorativi all'orizzonte e costano molto meno. Ciò non vuol dire però che un cinquantenne non possa prendere in considerazione una vita all'estero e raggiungere il suo obiettivo.Bisogna caro lavorare di più sull'analisi di se stessi e su che cosa si offre ai potenziali datori di lavoro all'estero. Di seguito vi propongo gli argomenti principali che dovete risolvere prima di partire verso altri lidi.

Anzianità sul mondo del lavoro Innanzitutto il mondo del lavoro può considerarvi, sia in Italia che all'estero, meno favorevolmente rispetto ad un giovane che ha appena terminato gli studi quindi meno preparato ma, crucialmente, pagato molto meno. Questo comporta il dover assumere una mentalità molto più flessibile per quello che riguarda la tipologia ed il livello di lavoro da tenere in considerazione se si vuole andare a lavorare all'estero. Consiglio vivamente di fare una "spietata" analisi della propria esperienza lavorativa relativa non solo agli ultimi anni ma bensì agli ultimi decenni. Si tratta poi di riassumere questa sottolineando i punti salienti e l'esperienza accumulata. Avendo avuto l'opportunità di lavorare, anche se brevemente, in nazioni con un'economia in via di sviluppo e certamente non a livello delle economie occidentali, ho potuto apprezzare l'importanza che queste nazioni pongono sull'apprendimento di metodologie di lavoro del mondo occidentale. Se siete in grado di mettere a disposizione la vostra esperienza a favore di chi è interessato a migliorare la propria qualità del lavoro in paesi del secondo e del terzo mondo, migliorerete le vostre possibilità di emigrare all'estero trovando lavoro.

Sanità Un ostacolo non da poco per gli ultracinquantenni è quello relativo alla sanità. Ovviamente con il passare degli anni l'utilizzo dell'assistenza ospedaliera e medica salirà e quindi emigrare in un paese dove l'assistenza sanitaria è molto inferiore può rappresentare un rischio notevole. Esistono Paesi nei quali l'accesso a strutture ospedaliere di livello occidentale è difficile e molto costoso. Preparatevi a mettere da parte un gruzzolo in modo da affrontare queste spese più o meno previste senza dover fare i salti mortali dal punto di vista economico. Tenete poi in considerazione la possibilità di mantenere comunque una via di rientro in Italia aperta in modo da poter utilizzare l'assistenza ospedaliera in Italia che, nonostante quello che si dica, viene giudicata comunque di qualità alta in un contesto globale.

Visto Emigrare dopo i cinquant'anni verso nazioni tipo l'Australia o il Canada, dove bisogna avere un visto lavorativo, è molto difficile. A questo punto conviene prendere in considerazione i paesi europei o quelli dove esistono programmi che consentono a chi si sta avvicinando all'età pensionistica di ottenere un visto di residenza se si riesce a dimostrare di avere un tot di introiti mensili. Se state considerando nazioni come la Malesia, ad esempio, il programma 'My Second Home' offre un'alternativa a chi si trova strade sbarrate verso altre nazioni.

Capitale/investimenti La tentazione di usare i risparmi accumulati durante alcuni decenni di vita lavorativa in Italia per aprire un'attività all'estero è molto forte. Fate attenzione però a percorrere questa strada se non avete esperienza nel ramo dell'attività che state prendendo in considerazione e della nazione che vi ospiterà. Leggo in moltissimi forum le disavventure di italiani che emigrano verso destinazioni esotiche, aprono un ristorante o un bar e dopo un paio di anni sono sul lastrico perché il business è fallito.

Pensione Se avete la fortuna di ricevere una pensione in Italia, prendete in considerazione l'opportunità di farla fruttare di più vivendo in una nazione dove il costo della vita è inferiore rispetto all'Italia. Se tutto va bene riuscirete a condurre un'esistenza dal tenore superiore a quello che vi lasciate dietro però fate attenzione alle bizze del cambio di valuta. Un esempio recente viene fornito da tutti i Britannici emigrati in Spagna quando la sterlina era forte. Dopo alcuni anni la sterlina si è indebolita paurosamente rispetto all'euro e tutti coloro che facevano affidamento ad un introito in sterline si sono ritrovati o a stringere la cinghia o a dover tornare in Inghilterra per iniziare a lavorare.

Lingua Ovviamente parlare una lingua straniera aiuta nel vivere all'estero. Purtroppo la conoscenza di una lingua straniera da parte della maggioranza degli italiani ultracinquantenni è scarsa. Ciò non vuol dire che non si possa iniziare a cinquant'anni e imparare le basi di una lingua sconosciuta. Non fate affidamento però alla nozione che "tanto sono italiano e mi faccio capire". Il conoscere una lingua straniera vuol dire instaurare nuove amicizie nella nazione di destinazione, un passo importantissimo per tutti coloro che hanno alle spalle decenni di amicizie coltivate in Italia parlando italiano. E' controproducente andare a vivere all'estero in cerca di una vita migliore se non si è in grado di comunicare con amici con i quali condividere questa nuova esistenza!  Se poi credete ancora che sia difficile migrare dopo cinquant'anni, leggetevi la storia di Antonio Oliviero, emigrato in Brasile dopo essersi reso conto che l'Italia non offrisse molto.

               L'INCREDIBILE STORIA DELLO ZIO D'AMERICA - LUIS TOZZI MARRAS 

La storia di Luigi Tozzi inizia con il padre Ferdinando maestro scalpellino e costruttore che giunge a Scano Montiferro nella prima metà del 1800, ancor prima dell'unità di Italia, a seguito di un'impresa che doveva realizzare il primo acquedotto e la fontana monumentale al centro del paese, con finanziamento del governo piemontese, forse per interessamento di Vittorio Angius che con Scano aveva particolari rapporti di amicizia.
Ferdinando Tozzi era originario di Pavia, e, oltre che ottimo lavoratore della pietra, era un bravo trombettiere della banda del Vescovo di Bosa. Arrivò in Sardegna per realizzare la rete fognaria di Bosa. In quella città conobbe Marainnica Marras, che sposò, e più tardi si stabilirono a Scano Montiferro. Ebbero quattordici figli (Brizio, Salvatore, Luigi, Erminia, Filomena, Leonilda, Giuseppina e Mariantonia, Mafalda? e altri di cui non conosco i nomi); i tre maschi impararono ben presto l'arte del padre e a loro volta la insegnarono ai propri figli.
Luigi il figlio minore partì in America già nel 1906 all'età di 16 anni, il figlio maggiore Brizio, si trasferì in Corsica negli anni ‘30, l'unico a restare in Sardegna fu il secondogenito Salvatore che si sposò con Anna Lucia Cappai che gli diede sei figli: Ferdinando, Ernesta, Cicita, Raimondo, Luigia e Antonio. Negli anni ‘50 i tre figli di Salvatore emigrarono in Francia.
La famiglia Tozzi diffuse così l'arte della lavorazione della pietra un po' ovunque, tanto che ancora oggi parlare dei "Tozzi" equivale a dire "maestri scalpellini" per antonomasia. I Tozzi non solo sapevano lavorare la pietra con maestria ma la cavavano e le tagliavano direttamente con le loro mani. Si dice che maestro Ferdinando vedesse già dentro la roccia il capitello o la testata d'angolo che doveva realizzare, e che parlasse con essa per capire il punto esatto in cui doveva dare il colpo di martello e così la roccia si apriva quasi magicamente e si lasciava docilmente modellare.
Da maestro Ferdinando ai fratelli, poi ai nipoti e quindi ai pronipoti, sono quattro le generazioni di maestri scultori della pietra e numerose sono le loro opere tra case, ponti, monumenti funebri, che hanno lasciato sparse un po' ovunque.
Perciò anche Luis Tozzi, di cui vogliamo raccontare la storia rocambolesca, era sin da giovanissimo un primier picapedrero y constructor.....
continua in un prossimo numero.
  24 Gennaio 2011 di Nanni de Logu.                                          


 

 
 

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 L'ITALIA E GL'ITALIANI

 

 

 

 

L'UNITÀ D'ITALIA (150ANNI)

 

 L'Unità vista dall'umile Molise. Siamo a Guardalfiera, una cittadina di 2000 abitanti e 10 preti, «in contrada di Molise», nel regno di Napoli. È il 1859, alla vigilia dei grandi avvenimenti unitari, e la vita del paese, scandita dai ritmi della terra, scorre placida attorno alla grande casa della famiglia de Risio, i piccoli feudatari locali. Al centro della famiglia c'è don Giovannino, che organizza una scuoletta frequentata dai rampolli della zona. Protagonisti della vicenda sono però Don Matteo, un prete di campagna, esemplato su Don Abbondio, ma dotato di maggior volontà, e Pietro Veleno, un giovane contadino, famiglio dei de Risio, che concepisce un amore impossibile per la coetanea Antonietta de Risio. Jovine, in una scrittura tutta di cose di ascendenza verghiana, descrive con precisione etnografica la vita del paese: i notabili, i servitori, i contadini che compongono una società ancora feudale. La prima parte dell'opera si consuma nelle piccole storie di vita paesana.... continua

 

Il motto dei nostri governanti: non ho preso abbastanza dall'Italia.  Leopoldo Pilla: un grande molisano che ha dato disinteressatamente la vita. Lettera di Luciano Scarpitti

Caro direttore, Sono iniziate le manifestazioni ufficiali con le quali si vuole celebrare il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, ma a mio avviso non è sufficiente ricordare quanti sforzi e quanti sacrifici sono stati fatti per raggiungere quel risultato, occorre, invece, soffermarsi anche su cosa è oggi il nostro Paese e se sono stati rispettati gli ideali che animarono i nostri valorosi antenati.

In Molise abbiamo la possibilità di ricordare un grande personaggio di quel periodo: Leopoldo Pilla. Nato a Venafro il 20 ottobre 1805, professore nella Università di Pisa, celebre geologo e naturalista, nel 1848, saputo che era scoppiata la prima guerra di indipendenza, si arruolò insieme ai suoi allievi per formare un intero battaglione di studenti toscani. Questi valorosi giovani, con i professori in testa, avevano abbandonato gli studi, per dare il loro contributo volontario e disinteressato alla lotta contro gli austriaci che le truppe di Carlo Alberto combattevano in Lombardia. Si racconta che nel portare un attacco ad un ponte, presso Curtatone, Leopoldo Pilla si mise alla testa dei suoi giovani per offrire un'evidente dimostrazione di coraggio, ma un colpo di cannone lo raggiunse in pieno petto e quella fu la sua ultima lezione. Riferiscono gli storici che mentre moriva disse: "Non ho fatto abbastanza per l'Italia".

Ecco, su questo noi abbiamo l'obbligo di ragionare, proprio quest'anno al momento delle tanto decantate celebrazioni.  C'è qualcuno oggi nel nostro Paese che "fa abbastanza per l'Italia?". Se togliamo i militari impegnati in pericolose missioni all'estero, che sono gli eroi dei nostri tempi, tutti gli altri sono fortemente impegnati a realizzare progetti egoistici che non tengono in nessun conto gli interessi nazionali. Le nostre cronache giornaliere sono piene di comportamenti illegali a cui nessuno più riesce a mettere un freno, tanto che alcuni di quei comportamenti una volta decisamente condannati ora sono entrati nella normalità e al massimo considerati "birichinate" o addirittura ammirati come "furbate". L'unico impegno "morale" oggi è quello di cercare di arricchirsi se possibile senza danneggiare gli altri, ma se questo non è possibile allora si accetta anche di andare contro gli interessi della collettività. Qualcuno arriva a dire che è stata fatta l'Italia, ma non sono stati educati gli italiani.

Oltre a questo va osservato che mentre Leopoldo Pilla aveva in progetto di consegnare l'Italia unita al regno dei Savoia, oggi il Paese è democratico, appartiene a noi, quindi tanto più dovremmo curarlo con attenzione particolare, invece si usano tutti i mezzi per ottenere privilegi e vantaggi senza occuparsi dell'utilità generale. Siamo noi a scegliere la nostra classe di governo nazionale e locale, poi assistiamo a spese dissennate, a clientelismo e familismo sfacciato, a casi sempre più frequenti di corruzione, a nascita di partitini personali per sfruttare il finanziamento pubblico, ad arricchimenti non giustificati da un impegno straordinario, a costi della politica esorbitanti, insomma ad una serie di comportamenti che si possono tranquillamente definire "antiitaliani". Proprio molti di questi signori, a cui noi diamo la nostra fiducia, che dovrebbero essere di esempio per tutti, al temine della loro carriera sono sicuro che diranno, parafrasando Leopoldo Pilla: "non ho preso abbastanza dall'Italia".   Oggi non basta ricordare gli atti eroici di tempi ormai lontanissimi e personaggi dalla statura morale ineguagliabile.

 

 

 

 


 

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