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 RIVISITIAMO IL PASSATO

 

 

Da leggere su questa pagina questa settimana

 

Adam Vaccaro : Bonefro, Il buco nero degli anni 50-70 

Cocca Simona : Mia nonna racconta

Nanni de Logu : Storia di un emigrante

Dal web : I Comites nel Mondo

Franco Nicola : Notizie dal Molise e dei Molisani

Alda Viero : Vorrei, poesia per la San Valentino

Umberto di Genova : Per il giorno di San Valentino, poesia

Franco Nicola : Notizie dall'Italia e degli Italiani

StefanoVaccaro : La Verità per l'Unità

Primonumero : Guardialfiera e l'Unità d'Italia

Pietro La Barbera : La Cena al buio

 

                                                  
                                                

GRAZIE AI COLLABORATORI

 

Un vivissimo ringraziamento ai Molisani che collaborano a questa pagina ''Comunicazione Molisani'', tra cui : Adam Vaccaro, Nicola Picchione, Enzo D'Anchise, Gianni Spallone, Stefano Vannozzi, Michael Santhers, Membri del giornale online La Fonte, Umberto di Genova, Alda Viero, Matteo Fiorito, Giuseppe Ruffo, le Forche Caudine, Pietro La Barbera, Anna Di Nardo Ruffo, Nicola Lalli, la rivista Itinerari e Ida di Ianni, Ugo d' Hugo, ognuno permettendo ai Molisani di VIVERE IL MOLISE .

 

 

 

 



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Bonefro 

 

Esempio di un microcosmo tra i rischi di dispersione definitiva

 nell’attuale globalizzazione. (Il buco nero degli anni 50-70).

di Adam Vaccaro, poeta,scrittore

 

 

In 20-25 anni (dagli anni 50 agli anni 70) il paese di Bonefro ha subito un salasso peggiore di qualunque guerra o epidemia precedente. Dai 5-6 mila abitanti degli anni 40-50, ora ne conta circa 1.500 e, senza cambiamenti, il trend attuale è un annuncio di scomparsa. Un flusso migratorio di tali entità, in gran parte (contrariamente a quanto era accaduto nella prima metà del secolo) senza ritorno, non poteva non avere effetti devastanti. La profondità delle devastazioni – sociali, affettive ed etiche – prodotte da processi con caratteri di massa come quelli di cui stiamo parlando, devono forse essere ancora adeguatamente analizzate. Nelle fasi più acute – a Bonefro come in altri centri del Mezzogiorno – il movimento migratorio assunse l’aspetto di una fuga scomposta, come di chi sta abbandonando una nave che affonda. Lo spirito era quello del si salvi chi può. Il territorio d’origine diventava una sventura e un nemico da cui affrancarsi o liberarsi, quasi una sorta di vergogna da nascondere o un peccato originale da emendare. In tali condizioni, ogni precedente tensione sociale solidale e connettiva, diventava un intralcio e un disvalore. Ognuno per sé e Dio per tutti. L’identità socioculturale precedente, col suo corrispondente senso di appartenenza, divenne presto moneta svalutata in rapporto a quella vincente del più cinico individualismo.

L’ideologia capitalistica apparve a molti come l’unica divinità o possibilità di salvezza. Come meravigliarsi se, in tale clima, tra quelli – ed erano i più forti o attrezzati di energie, preparazione o disperazione – che si affollavano a questa o a quella frontiera (interna o esterna) si svilupparono classiche forme cannibalesche di guerre tra poveri, con vendette personali e ignominie delatorie, vere e false, presso questa o quella ambasciata, in particolare del Nord America.


Queste ultime (non dimentichiamo che siamo negli anni del più violento maccartismo) praticavano il metodo del sospetto generalizzato, con vere e proprie cacce alle streghe, rispetto a ogni minima traccia di comunismo nel sangue dei fortunati accolti e salvati.Bastava una lettera anonima per bloccare con le valigie in mano intere famiglie, che avevano venduto ogni cosa, poco o tanto che fosse, e avevano dunque alle spalle il vuoto. Tutti gli scontri ideologici tra rossi, bianchi e neri diventarono un catino di acqua sporca, in cui riemersero ingigantiti e distorti certi tratti dell’identità originaria di questo microcosmo: individualismo arcaico, sospettosità e istinti di salvezza animale, derivati dalle pratiche lavorative agricole svolte nell’arco di millenni in modo solitario e in territori alquanto isolati. Tutti cercavano così di svolgere nel massimo segreto possibile le lunghe e complesse pratiche di espatrio; che riguardavano tutti i componenti della famiglia  (anche quelli che non dovevano partire, compresi ascendenti, discendenti e collaterali) pedanti controlli medici e, soprattutto, indagini parapolizies che con richieste di informazioni presso questura, parrocchia e municipio. La trafila di tutte queste pratiche assumeva inevitabili forme di umiliazione, per cui chiunque vi si trovò coinvolto fu prosciugato di orgoglio e dignità, spinto a mentire, anche solo per paura che un particolare diventasse rilevante o un impedimento alla partenza. Quasi tutti furono insomma piegati a qualche forma di meschinità o menzogna, vendendo l’anima al diavolo e nascondendo questo scambio a se stessi e agli altri.


Ora, per cercare di immaginare quali lacerazioni sociali e quali devastazioni morali possa aver prodotto questo vortice di modalità e di fatti, occorre ricordare che un altro dei tratti dell’identità originaria di questi luoghi era ciò che si concentrava nel termine faccia. L’individualismo arcaico e la sospettosità derivanti dall’attività isolata trovavano, come dire, momenti di composizione aggregante nel fatto che ognuno doveva essere (con le parole, le capacità professionali e i comportamenti ripetuti) assolutamente credibile, costruendo un’immagine di affidabilità sociale di sé, che aveva come premio il riconoscimento dell’identità individuale e dell’appartenenza alla comunità. Da qui derivava una franchezza anche rude. Il rischio inaccettabile era la possibilità di essere smentiti o di non mantenere una parola o una promessa fatta,  condizione di appartenenza a quella comunità. L’immagine dunque, la faccia, con la religione della parola data, costituivano questione di vita o di morte sociale, ed erano una delle strutture etiche portanti per tali individui. Individui che, per questo, comperavano terreni e case con una stretta di mano; nessuno si sarebbe infatti sognato di tradire la propria parola, rischiando la pena capitale come soggetto sociale, cioè soggetto tout-court. Individui che, per le stesse ragioni, vedevano come una follia e un disonore la firma di una cambiale, vista di per sé come dimostrazione di inaffidabilità sociale, dato l’impossibile scambio di una promessa e scadenza categoriche con la propria perenne precarietà.

 


Solo tenendo presente tutto questo complesso contesto eticosociale si può immaginare cosa possono aver causato in tali soggetti comportamenti assimilabili a quelli di animali o di bambini spaventati, resi per questo proni e bugiardi rispetto alle varie forme di potere, fino alla viltà anonima verso nemici ideologici che erano comunque parti dello stesso tessuto sociale (in questo senso fratelli), dove i pochi motivi di scontro venivano in genere affrontati a viso aperto. È superfluo precisare che tali comportamenti deteriori non hanno toccato la generalità. Molti, per casualità o per forza d’animo, riuscirono a custodire la propria dignità. Ma è indubbio che gli strappi sociali e individuali furono ampi e profondi. E per coloro che non partirono, che andamento ebbe la stessa fase storica? Alcuni (tra i più grossi agricoltori) trassero vantaggio dal fatto che molti terreni furono lasciati liberi. Altre categorie, come i dipendenti pubblici, godevano già di un relativo privilegio rispetto a una condizione complessiva di bassi redditi e crescente precarietà. Ma i più, tra coloro che rimasero, subirono strappi con depauperamenti umani ed economici forse peggiori di quelli sofferti da chi era partito. Questi ultimi, con lavoro duro e sacrifici, recuperarono in genere – nei nuovi contesti economicosociali – molti pezzi della dignità smembrata e ferita dal processo migratorio. Per coloro che rimasero la politica non trovò di meglio che trasformarli in merce elettorale.
Tra i partiti (con poche eccezioni) da un lato, e i titolari del diritto di mettere una croce su una scheda elettorale, dall’altro, si scatenò un altro terribile e umiliante commercio. Una parte della nuova ricchezza prodotta dall’imponente sviluppo capitalistico venne utilizzata dal termitaio politico per compensare l’acquisizione di voti. E i compensi (si sa, non è solo la storia di Bonefro) presero le forme di pensioni e posti fasulli. Organici pubblici gonfiati senza soste e pensioni elargite in un’aria di festa senza fine. Anche qui trafile di carte (autentiche e false), che coinvolgevano burocrati, medici, ed emissari di partiti e sindacati: difficile rimanere fuori da una ressa che macinava in un altro modo i brandelli di dignità di questo ramo interno del flusso migratorio. Per i politici, l’interesse di parte veniva nobilitato dai benefici offerti e dalla funzione di controllare le tensioni derivanti da fenomeni sociali così vasti; mentre per i cittadini, la debolezza economica e la corsa generalizzata (per cui chi non partecipava invece della stima, meritava la derisione) giustificava ogni mezzo: l’importante era l’ottenimento di un pezzo di torta di quello strano banchetto, costi quel che costi.
 
<>Difficile rendersi conto che quel tipo di banchetto trasformava tutti i partecipanti in questuanti. Se in chi partì, certe umiliazioni subite (dalle burocrazie o dai contesti socioeconomici di arrivo) provocarono sicuramente un trauma e un bruciore, in chi rimase la situazione divenne ambigua e scivolosa in modo più graduale. Fatto sta che, in pochi anni, certi precedenti codici eticomorali come il culto del lavoro, con l’orgoglio di farlo e farlo al meglio, divennero anch’essi moneta svalutata. La misura man mano prevalente del valore divenne il danaro, comunque ottenuto. Perciò sui due versanti dello smembramento migratorio si svilupparono fenomeni degenerativi del vecchio blocco dell’identità originaria, che nel bene e nel male era riuscita a mantenere una sua qualificazione e riconoscibilità fino agli anni ’40. Ora tale riconoscibilità è più problematica. Per questo, negli articoli di fondo dei due numeri citati de “La Cosa-Casa Bonefrana” ho parlato di buconero degli anni 50-60, ma per quanto sopra detto occorre in effetti arrivare fino ai nostri giorni. Per questo l’indagine e le misurazioni non possono che proseguire e coinvolgere le attuali giovani generazioni. Dico blocco non a caso: faccio infatti riferimento a un’identità costruita sullo stesso territorio da millenni di esperienze, e attraverso vicende storiche che vanno dal 1000 a.C. alla prima metà di questo secolo. Quali erano, dunque, i tratti originari e le caratteristiche fondanti di tale blocco? di Adam Vaccaro,dal testo Microcosmi e globalizzazioni.

 

ALCUNI SCRITTI DI ADAM VACCARO

  adam.vaccaro@tiscali.it

 

 

Mia nonna racconta.

Di Cocca Simona (Scuola Elementare S.Giovanni dei Gelsi, Campobasso)

A Lucito, all'arrivo dei  tedeschi, scapparono tutti, tranne gli uomini, si rifugiarono in campagna nelle proprie ''masserie'', perché i

bombardamenti all'aperto erano rari.  Anche nelle masserie, peró, arrivarono truppe germaniche.  I soldati ci comandavano di fare per loro alcuni servizi: tagliare la legna, preparare da mangiare, ospitarli a dovere, preparare i letti, ammazzare polli e maiali, dare loro da bere il vino migliore, insomma accontentarli in tutto, altrimenti usavano violenza e, a volte, hanno anche ammazzato persone che si rifiutavano di

ubbidire.  Ricordo di un certo ''Cusmone'' al quale fecero prima scavare la fossa e poi lo fucilarono.

 

Un nostro parente, per salvare il suo maiale più grande dai tedeschi, lo caricó di notte su un carretto trainato dalle sue due vacche e lo portó nella nostra masseria dove lo custodimmo fino a quando non si tornó in paese.  Ad un certo punto la nostra masseria era diventata un villaggio, poiché vennero a stare da noi amici, parenti e altri le cui masserie erano diventate più pericolose per l'avvicinarsi dei Tedeschi.

Infatti la nostra masseria si trovava in un punto molto nascosto e sicuro; da qui, vedevamo passare tutti i giorni, soldati e assistevamo a pericolosi bombardamenti con gli aerei.  Ricordo di una mia parente e quasi coetanea quindicenne che rimase uccisa da un aereo che passó, mitragliando, a bassa quota, lei e il suo gregge: c'ero anch'io li,, ma ebbi la fortuna di trovarmi dietro a una collinetta, mentre lei era in piena radura.!  Non lontano dalla mia masseria, c'erano delle buche grosse e profonde come una stanza.

 

Ricordo che si viveva tutti insieme ma senza nemmeno le cose più necessarie, senza letti, senza coperte per ripararsi dal freddo, il mangiare era scarso; infatti le uniche cose che si mangiava erano prodotti della terra, pane, cereali e, quando era possibile, un pó di olio o lardo, patate; ma ognuno metteve in comune le cose che si riusciva a portare di nascosto con i muli dalle proprie case.    Poi un giorno venne ''Zi Rocco La Fannó'' ad avvertirci che a Lucito erano arrivati gli Americani e la nostra masseria poteva diventare pericolosa, perché quella notte ci sarebbero stati i combattimenti tra i Tedeschi, costretti a retrocedere, e gli Americani che avanzavano per liberare il paese.

 

Cosi' la notte, di nascosto e per una strada abbastanza scoscesa, i muli, gli asini stracarichi di tutte le nostre cose, le mucche che trainavano

i carretti con i maiali, polli, armenti vari, e noi tutti come in processione, silenziosi, portavamo sulle spalle le cose più care e solo dopo tanto cammino arrivammo alle case nostre del paese che avevamo abbandonate mesi prima.  Il paese era già stato liberato dagli alleati.  Noi continuammo la nostra vita in povertà, fino alla fine della guerra quando nostro padre tornó, ritrovando ormai dei figli adolescenti invece che i bambini che aveva lasciato !  Di Cocca Simona (Scuola Elementare S.Giovanni dei Gelsi) nel libro di Giuseppe Ruffo: ''Le storie diventano Storia''.


 

 

 www.airfrance.ca

 

                                                                                                                                                                                                                               

L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

L'INCREDIBILE STORIA DELLO ZIO D'AMERICA - LUIS TOZZI MARRAS 

 

Nel piccolo museo di Capo Palos dedicato alla Sirio, sono tuttora conservati i volantini che pubblicizzavano anche le soste "fuori programma" per caricare i clandestini. Si vociferò che senza quelle tappe sottocosta, la nave sarebbe passata al largo della micidiale scogliera denominata Bajo de Fuera che la fece naufragare. Il capitano Giuseppe Piccone che aveva 62 anni ed era al comando del Sirio da 27 anni, fu rinviato a giudizio, ma chiuso nel suo dolore, morì a Genova due mesi dopo l'evento descritto. Edmondo De Amicis, a seguito dell'esperienza "sofferta" a bordo del Sirio, affrontò il tema dell'emigrazione con la sua opera letteraria "Sull'oceano". Il tragico naufragio colpì molto la fantasia popolare che ispirò una drammatica canzone, tratta dal repertorio dei cantastorie. Nel 2001 il cantautore Francesco De Gregori inserì nel suo album " Il fischio del vapore ", una ballata conosciuta soltanto nel nord Italia, da cui partirono gli sfortunati emigranti del Sirio in cerca di fortuna.
Alla domanda di un giornalista: " Concorda che ci sia una similitudine drammatica con la situazione attuale dove le bagnarole affondano"? Il cantautore rispose: " Questo è proprio il motivo per cui noi la cantiamo, perché la nave Sirio, questa Titanic della povera gente, era una bagnarola di 23 anni, piena di disperati alla ricerca di una nuova vita" .

Nel tragico naufragio Luigi e il suo amico Palmerio si salvarono. Palmerio si salvò aggrappato alla sua valigia di cartone mentre Luigi perse tutto quel poco che aveva. Lo shock fu tale che Palmerio decise di rientrare a casa a rischio di subire la fucilazione e perciò non diede ascolto alle minacce dei traghettatori che lo volevano trattenere. Anche Luigi per lo spavento subito avrebbe voluto seguire l'amico e tornare indietro, ma fu assoggettato e persuaso dagli agenti d'emigrazione con la minaccia della fucilazione per diserzione ed emigrazione clandestina. Quindi gli amici si separarono e Luigi fu caricato su altra nave e spedito in America. Giurò allora che se avesse attraversato l'oceano sano e salvo non lo avrebbe riattraversato mai più, e così avvenne. Lo salutò con un bacio, una sconosciuta signora anche lei salvatasi dal naufragio. Un bacio benaugurale che lo accompagnerà per tutta la vita e che Luis non scorderà mai...
Sbarcò a Buenos Aires solo e senza nulla, aveva addosso un paio di pantaloni e una maglietta oramai bisunti e questo lo metteva a disagio non poco. Fu accolto e ospitato per un po' di tempo dalle suore, (forse le scalabriniane che si diffusero proprio in quegli anni a favore dei migranti, specialmente dei clandestini e dei minori senza famiglia per evitare che finissero nelle mani della criminalità o degli sfruttatori, oppure dalle suore di Santa Francesca Cabrini del Collegio "Caballito" nel sobborgo di Flores di Buenos Aires che si occupavano degli immigrati più poveri).

Da Buenos Aires andò a lavorare al nord, a San Miguel de Tucumán, dove lavorò per la ristrutturazione della Casa de Tucumán, nota anche come Casita histórica de Tucumán o Casa de la Independencia, dove il 9 luglio 1816 il Congresso riunito dichiarò l'indipendenza dell'Argentina, dalla Spagna. Oggi è monumento nazionale.

Dopo questa prima esperienza lavorativa, Luigi, girovagò, via via nel corso di due decenni, in tutto il territorio argentino, lavorando un po' ovunque. In tutti questi anni probabilmente andava anche alla ricerca di una pace interiore, di un adattamento dopo il grande impatto con un nuovo mondo e con tutto ciò che comporta lo sradicamento dal proprio ambiente di nascita.
Attaccato com'era ai ricordi della sua terra non riusciva neppure a sopire questa inquietudine con una nuova compagna pensando sempre a colei che aveva lasciato in patria. Così, sebbene corteggiato da molte donne, rimase scapolo per circa una ventina d'anni.

Dopo aver girato in lungo e in largo tutta l'Argentina, finì in Patagonia, dove già dal 1880, la "Conquista del deserto" soggiogò o sterminò le rimanenti tribù indigene della Pampa meridionale e della Patagonia, e dove c'era ancora bisogno di maggior manodopera.
Furono anni difficili sia per la lingua, sia per il clima e l'adattamento culturale. I migranti venivano trattati dai latifondisti senza scrupoli come schiavi, lavorando ininterrottamente anche dodici ore al giorno per un misero salario. I bambini venivano sfruttati senza pietà e le donne molto spesso violentate.
Nonostante le gravi difficoltà il giovane Luigi si dedicò esclusivamente al lavoro. L'adattamento e la nostalgia della sua terra lontana lo tormentavano; avrebbe voluto crearsi una famiglia e stabilizzarsi ma il suo cuore non gli dava pace: non riusciva a realizzare che quella terra sarebbe stata la sua nuova patria per sempre. Il suo carattere divenne chiuso e timido e il suo animo gravido di ricordi indelebili che si porterà nel cuore per tutta la vita.
Arrivato in Patagonia, notò una bella ragazza che pascolava le mucche nella pampa e improvvisamente, dopo tanti anni, il suo cuore gli sussultò nel petto... Ma fra i due ci fu solo uno scambio di sorrisi. Luigi non era ancora pronto a are ulteriori avances. E tutto finì con uno scambio di timidi sguardi. 
In Su Situ de Nanni

I COMITES NEL MONDO,LA FORZA DELLE NOSTRE COMUNITÀ

I COM-IT-ES (Comitati degli Italiani all'Estero) sono organi rappresentativi della nostra collettività, eletti direttamente dagli italiani residenti all'estero. Essi operano presso ciascuna circoscrizione consolare ove risiedono almeno 3.000 cittadini italiani, ovvero presso la Rappresentanza diplomatica se nel Paese non vi sono Uffici consolari.

Organi e membri :

--Organi del Comites sono l'Assemblea Plenaria, che deve riunirsi almeno una volta ogni quattro mesi, e l'Esecutivo (formato da un numero di membri non superiore ad un quarto dei suoi componenti), che comprende il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario e il Tesoriere. -----/ Possono essere, inoltre, nominate apposite Commissioni di Lavoro, per specifiche materie o problematiche. -----/ I membri eletti, che devono avere cittadininanza italiana, sono 12 per le Comunità fino a 100.000 connazionali e 24 per quelle con oltre 100.000 connazionali. -----/ Si affiancano ad essi i membri cooptati, scelti direttamente dai membri eletti, da una rosa di candidati presentata dalle Associazioni Italiane; essi devono essere cittadini stranieri di origine italiana, residenti stabilmente nella circoscrizione consolare, e non possono superare la misura di un terzo dei componenti il Comitato eletto per i Paesi europei e due terzi per quelli extraeuropei. -----/ Tutti i membri del COMITES restano in carica per 5 anni e sono rieleggibili.

Compiti e Funzioni

--In primo luogo il Comites, in collaborazione con l'autorità consolare ed Enti, Associazioni e comitati operanti nella circoscrizione, promuove idonee iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale, all'assistenza sociale e scolastica, alla formazione professionale, alla ricreazione, allo sport e al tempo libero della comunità italiana residente nella circoscrizione. Esso, inoltre, esprime pareri, proposte e suggerimenti sulle iniziative che l'autorità consolare intraprende in favore della comunità.

I-- I Comites svolge funzioni consultive che si concretizzano nel formulare pareri motivati ed obbligatori sulle richieste di contributo avanzate da associazioni assistenziali italiane operanti nella circoscrizione consolare.

--Il Comites deve costantemente cooperare con l'autorità consolare nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini emigrati, nel rispetto delle norme previste dall'ordinamento locale e delle norme del diritto internazionale e comunitario.

--Il Comitato è tenuto inoltre a segnalare all'autorità consolare le eventuali violazioni delle Convenzioni e delle norme internazionali inerenti ai lavoratori italiani.

--Per l'attuazione dei compiti previsti, il Comites, che può dotarsi di autonomo regolamento interno, provvede direttamente alle spese necessarie per le proprie attività, anche grazie ai contributi annuali appositamente stanziati dal Ministero per gli Affari Esteri.-----/ L'attività svolta da tutti i membri nell'ambito del Comites non dà diritto a compensi remunerativi. Sono però previsti i rimborsi delle spese di viaggio nei casi stabiliti dalla circolare ministeriale n. 4 - lettera D-8 del 14.3.1988. DAL WEB....

CONSULTA ITALIANSINFUGA.COM

INTERVISTE D' ITALIANI  SU YOUTUBE

 CON FRANCO NICOLA



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NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 

MOLISE  Per un turismo religioso. Sta tutto nel nome: il senso, gli obiettivi, lo spirito che hanno animato il progetto. “Mariana” è la nuova idea di turismo culturale che partendo dalla Patrona del Molise, la Modonna dell'addolarata, si irradia nei luoghi di culto della regione, la maggior parte dedicati a Maria. Un progetto al quale stanno lavorando di concerto l'assessorato regionale al turismo e la curia rcivescovile di Campobasso, con il supporto dell'associazione ETHOS presieduta da Rita D'Addona. Il primo intenzionato a promuovere l'accoglienza e le opportunità di sviluppo, il secondo a valorizzare i percorsi di fede .

TERMOLI  Gli studenti dell'Istituto Ugo Tiberio, presentano la mostra i luoghi della memoria. Anche quest'anno i ragazzi dell'Istituto Tecnico per Geometri “Ugo Tiberio “ di Termoli presentanouna mostra di progetti  di valorizzazione architettonica e strutturale  del proprio territorio.  La mostra si intitola: "I luoghi della memoria" -  e sarà inaugurata sabato 12 febbraio 2011 a partire dalle ore 11,00. L'idea di fondo che  anima il progetto è che la vera ricchezza di un luogo è la sua ricchezza culturale. Non è pensabile lo sviluppo equilibrato di un territorio se non si parte dalla valorizzazione del suo patrimonio culturale, sia esso quello tracciato nei libri di storia: i fatti e gli eventi dei nostri padri illustri; sia esso quello scritto nelle pagine della nostra letteratura: il piccolo mondo antico dei nostri borghi molisani, sto pensando a Jovine i questo momento; sia esso quello scritto con le pietre: le nostre chiese, i palazzi, le piazze, i nostri centri storici.

<>GUARDIALFIERA  Il suo legame con Jovine: intellettuali a confronto.  Guardialfiera ha rinnovato il fortissimo legame d’affetto con il più illustre dei suoi concittadini: lo scrittore Francesco Jovine, scomparso prematuramente a 48 anni nel 1950. L’occasione, tutta speciale, è stata quella della presentazione in Molise della ristampa da parte dell’editore Donzelli di “Signora Ava”, prefazione di Goffredo Fofi e postfazione di Francesco D’Episcopo, (pagg. 227, € 23,00), la cui prima edizione risale al 1942. In una sala “Conedera” gremitissima di intellettuali e uomini di cultura molisani, insegnanti rappresentanti delle scuole coinvolte nel progetto “Jovine e il suo Molise”, di amministratori pubblici e semplici guardiesi..

GUGLIONESI  Stagione teatrale ATAM. La tenera e alterna vicenda di vita di Geraldina e Tommaso, nata in età scolare nel giardinetto comune retrostante le reciproche case, muove timidamente i primi passi sui banchi del liceo per esplodere poi passionalmente in età finalmente adulta concretizzandosi in una ineguagliabile storia d’amore colma di alti e bassi, tracimante di continui confronti e traballante dinanzi alla sua stessa forza. Due rette che ora sembrano incrociarsi in un punto comune, ora sembrano invece destinate a percorrere vie parallele nell’unica condivisione di un piano fatto di elementi ad ambedue comuni ma visibili comunque da angolazioni diverse. Geraldina e Tommaso profondamente diversi ma talmente uguali da non poter scordare gli attimi preziosi dei semplici giochi infantili, la tenerezza degli sguardi adolescenziali, la bellezza della scoperta della sensualità, il desiderio di una vita da condividere. L’abile mano della regia di Enrico Maria Lamanna rende frizzante e pieno di ritmo il gioco alterno del rintuzzarsi continuo dei personaggi.

CAMPOBASSO  Monsignor Bregantini 'ordina' un eccezionale ritiro spirituale per 50 sacerdoti.  Si svolgerà domani, 8 febbraio 2011 dalle ore 9,30 il primo Ritiro Diocesano presso la Struttura scolastica della Scuola Alberghiera di Vinchiaturo.Parteciperanno al ritiro circa cinquanta sacerdoti.Una singolare iniziativa, voluta dall’Arcivescovo di Campobasso-Bojano Bregantini, con l’obiettivo di  valorizzare e promuovere  la struttura e, nello specifico, la Scuola Alberghiera della provincia campobassana. Seguirà un incontro diretto con alunni e docenti come momento mediatico di scambio favorevole ad  incrementare la crescita culturale e spirituale nel campo della formazione e formazione professionale.

 

 

CASACALENDA  Lezioni di casacalendese. Inizieranno mercoledì 9 febbraio le Lezioni di casacalendese organizzate dal Comune di Casacalenda per i ragazzi delle Scuole Medie del paese. Un'iniziativa fortemente voluta dall'Amministrazione Comunale e promossa dal consigliere Nicola Eugenio Romagnuolo che vedrà i ragazzi dagli 11 ai 14 anni impegnati in un vero ciclo di lezioni che verranno portate avanti dallo scrittore e studioso della lingua, degli usi, dei costumi e delle tradizioni di Casacalenda ing. Antonio Vincelli. Chi meglio di Antonio Vincelli avrebbe potuto portare avanti un simile programma didattico? Le lezioni, che produrranno crediti formativi per gli studenti casacalendesi, si svilupperanno in più moduli dove verranno analizzati in maniera certosina grammatica, fonetica e sintassi del dialetto casacacalendese. Nell'ultima lezione, inoltre, l'ingegnere Vincelli illustrerà ai ragazzi i giochi tradizionali delle generazioni passate di Casacalenda che ha, tra l'altro, raccolto e spiegato nel suo ultimo libro. L'appuntamento è dunque per mercoledì 9 febbraio ale ore 11,30 presso l'aula magna dell'Istituto Superiore "De Gennaro" di Casacalenda in viale Kennedy.

ISERNIA  Il Rotary Club di Isernia, che si pregia di essere “Ambasciatore del Paleolitico nel mondo" segue con apprensione lo stato di necrosi di quell’inestimabile patrimonio..Il Rotary Club di Isernia, che si pregia di essere “Ambasciatore del Paleolitico nel mondo”, così come da riconoscimento da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sta seguendo con apprensione le vicende relative all’importante sito preistorico di Isernia – La Pineta. Infatti, il giorno di Natale il Past President, Delegato alle Attività Culturali del Club, Vincenzo Di Luozzo ed il Responsabile della Comunicazione avv. Ottavio Balducci, in rappresentanza dell’associazione, si sono recati presso l’area archeologica, dove il Coordinatore delle Attività di Promozione, Comunicazione e Valorizzazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise Emilio Izzo, al quale va tutta la nostra solidarietà per il costante impegno, aveva indetto una conferenza stampa al fine di evidenziare il preoccupante stato di necrosi di quell’inestimabile patrimonio, derivante dalla situazione di stallo creatasi da diverso tempo.

<>SANT 'ELIA A PIANISI  Casa del Welfare: il contributo dell’Associazione Genitori. S. Elia a Pianisi..  Il Ministero sceglie l’organizzazione come esempio positivo di operatività.  Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali (DG Volontariato, Associazionismo e formazioni sociali) ha scelto l’Associazione dei Genitori per realizzare quattro indagini esplorative nell’ambito del IV Rapporto Biennale sul Volontariato ed in occasione dell’Anno Europeo del Volontariato.L’Associazione dei Genitori di Sant’Elia a Pianisi scelta dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ( DG Volontariato, Associazionismo e formazioni sociali) come campione di studio per i risultati conseguiti e l’impegno profuso nella realizzazione di un progetto sociale. Gratificante per gli associati che con la loro esperienza potranno contribuire alla realizzazione di rilevazioni esplorative riguardanti “Progetti di Ricerca dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato nell’ambito del IV rapporto Biennale sul Volontariato”. L’apporto dell’Associazione dei Genitori, così come risulta dalla comunicazione, è ritenuta particolarmente importante ai fini di un valido e significativo lavoro di ricerca ed analisi conoscitiva, per cui vedrà impegnati ulteriormente e seriamente gli associati nel fornire dati ed informazioni aggiornate su tematiche significative relative al mondo dell’associazionismo volontario.
SAN GIACOMO DEGLI SCHIAVONI  Eccellente risposta dei cittadini al tema dell'ambiente. "E' solo grazie alla disponibilità e alla sensibilità dimostrata dai cittadini di San Giacomo che l'avvio della raccolta differenziata porta a porta ha già conseguito risultati importanti. Un ottimo segnale che dimostra l'attenzione dei cittadini su un tema così sensibile e avvertito da tutte le fasce sociali della popolazione. Basti pensare alla risposta che è arrivata dagli anziani del nostro comune che, nonostante qualche difficoltà in più, hanno inteso appoggiare questa battaglia di civiltà che porterà i suoi frutti per le generazioni future. I recenti avvenimenti in tema ambientale che hanno coinvolto l'area del basso Molise dimostrano quanto questi argomenti stiano a cuore di chi ha intenzione di tutelare il proprio territorio non rinunciando al proprio futuro. 

CASTEL DEL GIUDICE-CASTELPETROSO   Appuntamenti di "Terra Nostra, costumi e musiche del Molise". Saranno Castel del Giudice e Castelpetroso ad ospitare, rispettivamente sabato 5 febbraio e domenica 6, i prossimi due appuntamenti di "Terra Nostra, costumi e musiche del Molise", la manifestazione itinerante, voluta dall'assessorato al Turismo della Provincia di Isernia, che, dalla scorsa estate, sta svelando ai turisti, ma anche, e soprattutto, ai molisani, lo straordinario mondo dei segni che si cela dietro il vestiario popolare.Un viaggio particolarissimo tra quelli che a buon diritto possono essere considerati il "libro aperto di un popolo, quella storia parallela che porta a scoprire aspetti del vivere sociale che spesso passano inosservati o sono del tutto trascurati e sottovalutati dalla storia ufficiale, quella scritta sulla carta", come spiega l'esperto Antonio Scassera..

<>ISERNIA Madre Teresa, il Musical. Sabato 5 Febbraio 2011 alle ore 21 presso l'Auditorium della Provincia di Isernia si terrà un nuovo appuntamento con SOLIDARIETÀ A TEATRO. Di scena Madre Teresa, il Musical per la regia di Daniela Battista. Il musical racconta, in musica ed in prosa, la vita di Madre Teresa attraverso i suoi pensieri, le preghiere, la sua gente, il suo lavoro, la sua vita, con particolare riferimento agli aspetti più semplici e più umili: l'amore per i poveri, il lavoro, il valore nella diversità tra gli uomini, la sua gente, il suo sorriso gioioso nell'affrontare i problemi più tristi. Il musical vuole recuperare teatralmente, offrendoli al pubblico, i segmenti e sentimenti "cantati, ballati e recitati" della vita di una piccola donna che è da considerare fra le più grandi del mondo. La semplicità è una delle sue armi preferite per combattere la povertà. Povertà che non è soltanto la povertà materiale di un paese, l'India, ai limiti della sofferenza, ma è soprattutto la povertà del cuore.
 

                                                                                   

V O R R E I 

 

Vorrei che un giorno tu mi raggiungessi

sulla mia piccola isola selvaggia

e tenendoci per mano contare

le stelle nel cielo infinito.

 

Vorrei tu fossi la mia rotta,

la mia enegia;

che mi coccolassi come una bambina

che ancora io sono.

 

Vorrei dipingere tutti i miei sogni

dei colori più belli, 

 

                                                                              

 mentre il vento accarezzasse

i miei lunghi capelli

e le onde del mare portassero

il sussurro della tua voce lontana.

 

Vorrei volare verso l'orizzonte,

risentire il profumo dei fiori

e pensare che basta una parola

a rendere felice una persona.

 

Vorrei...si, vorrei

con te aspettare il giorno che nasce

e fare si che fosse un giorno

migliore di ieri.

Alda Viero, in Fiori di campo, 2000,

Montréal, Québec, Canadà

 

 

AGNONE  Per conoscere la verità storica post unitaria, nec essita una università del sud.  ....Per uscire dal buio che la Storia italiana insiste a riservare a quel periodo determinante pure per i giorni nostri, l'Università delle Generazioni di Agnone propone ai responsabili delle Istituzioni nazionali, in particolare ai rettori di tutte le Università italiane (nonché alle sedi storiche estere, come il prestigioso International Institute of Garibaldian Studies of Saratosa, Florida, USA diretto da Anthony Campanella) di esaminare la possibilità di realizzare una vera e propria "Università del Sud" con il prioritario scopo di fare emergere finalmente tutta la verità storica post-unitaria, il cui accertamento porti alla pacificazione nazionale tra Nord e Sud. Altro scopo principale di tale "Università del Sud" sarebbe quello di dare una prima spinta decisiva al pieno riscatto meridionale, senza il quale l'Italia tutta resterà monca di una parte consistente del proprio territorio....continua

MOLISE  Agricoltura in crisi e le balle di Coldiretti.  "Sono in corso incontri della Coldiretti su tutto il territorio regionale per incontrare gli agricoltori. Titoli di giornali annunciano opportunità meravigliose per un futuro in agricoltura che definire roseo è poco, uno sviluppo del settore che grazie ai progetti messi in essere da Coldiretti, avrà finalmente risolto tutti i problemi del settore e di conseguenza benessere per tutto l'indotto. Sentire questi annunci,queste notizie positive e rassicuranti, farebbero comparire il sorriso sulle labbra, l'acquolina in bocca, saltare dalla gioia, se non fossero clamorose BALLE", così l'inizio della lettera mandata alla stampa di Domenico Zeoli, un agricoltore di Larino. ...continua

ISERNIA  Domani sera in scena al Maci ''Miseria e Libertà''..Primo appuntamento del nuovo anno con gli eventi inseriti nel cartellone di “Sabato al Maci”, la rassegna di eventi, artistici, musicali e culturali organizzata dalla Provincia di Isernia. Domani sera, sabato 8 gennaio 2011, andrà, infatti, in scena alle ore 17.30 nell’Officina della Cultura e del tempo libero uno dei capolavori di Eduardo Scarpetta, ossia, la commedia napoletana “Miseria e Nobiltà”. La commedia sarà interpretata dagli attori della compagnia del Centro artistico di sperimentazione teatrale.

ISERNIA Incontro culturale sulla cattedrale di Isernia. Martedì prossimo 8 febbraio, alle ore 17.30, presso la bi­blio­teca comunale “Michele Romano”, si terrà un incontro sul tema “L’ambiente sotto la Cattedrale di Isernia: decorazioni e scritture”. La serata culturale verrà presentata dalla soprintendente Alfonsina Russo. Le relazioni saranno affidate a Fulvia Ciliberto e Cecilia Ricci, docenti dell’università degli studi del Molise.

 

                                                                                   

PER IL GIORNO DI SAN VALENTINO

 

Il quattordici febbraio é festa dell'amore

e abitualmente ci si regala un falso cuore;

non importa di cosa il cuor puo' esser fatto,

rappresenta sempre, per l'amor, quell'atto.

 

Cupido,considerato il dio dell'amore,

perché sfreccia sempre in ogni cuore,

é esaltato da tutti in San Valentino:

come fosse il nostro vero Dio divino.

 

Con ipocrisia oppure con il vero amore,

per l'occasione ci si scambia un cuore

e dicendo a tutti ''buon San Valentino''

nell'amor crediam d'esser sul trampolino.

                                                                              

Cioccolato o fiori a profusione

ognun regala come una devozione

e ogni commerciante ne approfitta:

vendendo roba di qualsiasi ditta.

 

Cosi' tutti commemorano quel giorno

con regali, cioccolato e fiori intorno,

senza ricordarsi del nostro vero protettore

e pregan San Valentino, difensore dell'amore.

 

Per l'occasione mi rivolgo al Santo 

che per l'amore ha fatto tanto,

affinché protegga me e tutti quanti,

anche quegli ipocriti che son tanti.

 

Umberto di Genova,  Montréal, Québec, Canadà.

 

 

VENAFRO   Domenica 13 febbraio 2011, alle ore17,30, sarà presentato a Venafro, nella sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri, Via dei Mulini, il libro “Peraforte de ’na ota e de mo’” di Filippo De Angelis. Dopo i saluti delle autorità sono previsti interventi degli scrittori e poeti Amerigo Iannacone, Aldo Cervo e Giuseppe Napolitano. Moderatrice Vincenzina Scarabeo, Dirigente scolastico. Sarà presente l’autore. Filippo De Angelis, è nato a Pietraforte, frazione di Pozzaglia Sabina (RI), nel 1949, e vive a Venafro

BRUXELLES  A via il master universitartio di IIo livello ''Giacomo Sedati'' , in programmazione comunitaria. E’ iniziato oggi, presso la sede di rappresentanza della Regione Molise a Bruxelles, la seconda parte del Master universitario di II livello “Giacomo Sedati” in Programmazione Comunitaria. Il Master, gestito dall’Università degli Studi del Molise, è stato istituito dalla Regione Molise e dalle Province di Campobasso ed Isernia, che hanno finanziato specifiche borse di studio. Obiettivo dichiarato dell’iniziativa è quello di dare ai partecipanti una formazione nella preparazione, nello sviluppo e nella proposizione di programmi cofinanziati dalla UE, con particolare riguardo per quelli che utilizzano fondi comunitari ad accesso diretto. All’Istituto Europeo di Pubblica Amministrazione (EIPA), vista la consolidata esperienza nella materia che lo caratterizza, è stato affidato un ruolo importante nello sviluppo della formazione riguardante le tecniche di gestione di un progetto e l’utilizzo dei fondi strutturali... continua

 

 

       HO SCELTO PER VOI I SEGUENTI TITOLI :

 

            IL MOLISE E LE SUE MANI D'ORO    RADICI E MEMORIA  

DALLA FAME DI TERRA ALLA FUGA DEI CAMPI

 

            IL REGNO DEL MOLISE    SULLE STRADE DELLA REALTÀ 

ARCHITETTURA E TERREMOTO IN MOLISE     MOLISE, MOLISE

 

 

 


October is Cabo Month


Campobasso  -  tel. 0874 91246

in  collaborazione  con  la  Compagnia  Teatrale   I MISIRIZZI

e  il  Ristorante “La Vecchia Cucina”

propongono  

“ LA  CENA  AL  BUIO ”    

In un’atmosfera suggestiva e coinvolgente verrete aiutati a riscoprire il valore dell’ascoltare,

il bello del toccare, il piacere del gustare e il fascino del riconoscere i profumi…

ogni portata sarà assaporata rigorosamente al buio ( bendati )…

l’evento culturale di singolare intensità è sapientemente studiato per esaltare il momento conviviale e

per vivere nel “buio” una particolare esperienza di relazione e di comunicazione…

Venerdì  4  Marzo  2011,  dalle ore 20,  una serata da non perdere,

impreziosita da momenti poetici e musicali che la renderanno indimenticabile…

Menù di raffinata qualità…

Il  costo  è  di   25 / 00

PRENOTAZIONE  OBBLIGATORIA

     

RISTORANTE  LA  VECCHIA  CUCINA   -    Campobasso  (CB)   -    Via  Giuseppe  Garibaldi  n. 184 / A

Tel.   0874  438858    -    Cell.   338 7454234


 

 

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