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 RIVISITAMO IL PASSATO

 

Da leggere questa settimana:

 

Adam Vaccaro: Il destino di Esse Re

Gaetano Iacobucci: Il Barocco nel Molise

Franco Nicola: Notizie dal Molise 

Franco Nicola: L'Angolo dell'Emigrato

Dal Web: 150 anni d'Unità e l'Emigrazione

Franco Nicola: Dall'Italia e degli Italiani

Matteo Fiorito: Il Patriota Tito Barbieri

Adam Vaccaro : Letture varie (Milanocosa)

Franco Nicola: Madre Patria e Cultura

kalendese@gmail.com 


                                                                                                                                                                                                                                          

 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                           

 

 

  IL DESTINO DI ESSE RE

Di Adam Vaccaro

Poeta e critico letterario,Milano

    

 

Raccontavano i nonni e le madri, insieme al patrimonio tipico di favole e storielle, la lontana storia di un capo, un minuscolo re, che nei racconti veniva chiamato – vedremo perché – Re Esse; un capo che dopo aver condotto in salvo un gruppo di famiglie, alla disperata ricerca di scampo da una scorreria saracena; dopo aver girovagato per qualche mese e per centinaia di chilometri, nel terrore e nella ferinità dei boschi e delle montagne di allora, decise di stabilire quella comunità ridotta a un branco di straccioni affamati, nella zona, in quei tempi disabitata, dove sopravvive il paese attuale.

Decise dunque (Re Esse) di far costruire un primo gruppo di rifugi e abitazioni per i componenti e le famiglie superstiti a ridosso di una collina, che venne chiamata “Bonifera” (sicuramente con senso augurale) e che con aggiustamenti successivi arrivò al nome dell'odierno centro abitato. Mentre, contro ogni regola, per sé e il gruppetto dei suoi più fidi aiutanti volle far costruire un piccolo maniero, che sarebbe troppo chiamare castello, in cima alla collina più alta di tutta la zona; da quella collina, posta ad alcuni chilometri dalla Bonifera, si poteva godere la vista di un panorama, sia verso l’entroterra che verso il mare, incredibilmente ampio.                                                                                                                                                 

 

Forse l’incallito terrore dei Saraceni e quell’idea fissa di scovare ogni primo eventuale loro apparire. O forse i mesi della tremenda avventura collettiva avevano agito in maniera pesante sui rapporti tra quel capo naturale e gli sbandati che si erano affidati a lui. Le dure necessità avevano spinto in ogni caso a un irrigidimento militaresco delle comunicazioni; e quel piccolo duce deve aver imparato a constatare come la gestione del potere sia molto più facile, se viene tenuta una certa distanza tra conduttore e condotti.

La soluzione logistica escogitata venne ad ogni modo a indicare la sua visione dei più opportuni rapporti tra re e sudditi. “Re” volle infatti essere chiamato, benché fossero appena qualche centinaio i suoi “sudditi”, collocati a distanza e posizione tali che più sudditi non potevano essere. La collina Bonifera, intendo dire, non era solo collocata a una distanza tale da quella del Castello, che per allora era quasi inconcepibile, ma aveva una vista panoramica estremamente ridotta rispetto a quella, immensa, della sede del capo. Il nostro rozzo e megalomane re deve aver afferrato che uno degli elementi portanti della struttura di ogni potere è il possesso delle informazioni. E per quei tempi la prima fonte di informazioni era la vista più ampia possibile dell'area circostante.

 

Non possiamo dire, data l’assenza di documenti scritti, dove arrivasse la lucida scelta e dove cominciasse il meccanismo paranoico che ad un certo punto, probabilmente, prese la mano al nostro personaggio. I racconti dei vecchi ci parlano comunque di un avvio di ritualizzazioni che possiamo definire al tempo stesso barbare e sofisticate. Il nostro piccolo re si installò comunque nel maniero dopo pochi mesi, appena la costruzione, avviata dai più forti e fedeli componenti della comunità, fu minimamente agibile. Le successive opere di completamento e ampliamento furono affidate agli altri componenti maschili, sotto forma di premio o di pena. Chi otteneva ad esempio ottimi risultati nei raccolti o nell’allevamento del bestiame e, in pari tempo si teneva ossequioso verso il Re e le sue istituzioni, veniva “premiato” con un periodo di lavoro per l’avanzamento della costruzione del Castello. Lavori in tal caso scelti all’aperto o nella parte fuori terra, che potevano consentire la compartecipazione al controllo della vista panoramica circostante.

Chi, invece, per una qualche ragione doveva essere punito, veniva condotto bendato al Castello per un periodo di lavoro da svolgere in ogni caso in luoghi chiusi, possibilmente nelle parti sotterranee della costruzione. Lo stesso Re concedeva il privilegio di essere visto solo ai premiati, solamente al loro arrivo tuttavia, e alla loro partenza. Ai giudicandi e ai puniti si presentava, conseguentemente, incappucciato. Tutta la comunità maschile si ritrovò in pratica dopo qualche anno, come premiati o come puniti, a concorrere alla costruzione. E lo stesso può dirsi per la strada di collegamento, sostanzialmente una mulattiera, tra nucleo delle abitazioni e Castello; affidando agli uni le parti alte e con vista ampia, agli altri quelle più basse e chiuse                                                              

 

C’erano poi altri aspetti – riguardanti la sfera sessuale – della tecnica di gestione del potere di questo barbaro e minuscolo Re, che nei racconti venivano ovviamente taciuti ai bambini e via via passati agli adolescenti, in questo magari dai padri, come segno di ammissione a un cerchio di età più adulto. Il racconto più completo diceva dunque che il Re, oltre ad amministrare direttamente la Giustizia, univa in matrimonio e concedeva il “privilegio” della prima notte alle spose. Gli sposi intenzionati a convivere venivano prelevati la sera da uno dei sette sgherri, che abitavano il Castello insieme al Re. Questi poi, alla presenza di tutti e sette i suoi “Custodi”, come venivano chiamati, celebrava il rito. Dopo di che lo sposo rimaneva a mangiare e a ubriacarsi con i Custodi, mentre il Re si ritirava a compiere il suo “dovere” in una speciale “camera delle spose”. La cosa passava appunto come concessione del Re per la procreazione di figli forti. Ma non solo: lo schema classico dello “jus primae noctis” era come rovesciato. Non era il Re, cioè, che veniva a commettere un sopruso occasionale da sovrano. Infatti il Re non aveva mogli né figli direttamente gestiti: era però il (solo) Marito, l’unico (vero) Sposo, di tutte le donne, che col “matrimonio” venivano licitate a essere in uso dei “mariti”. Il privilegio era quindi di questi ultimi e non del Re; privilegio che veniva sovranamente sancito il mattino seguente, davanti alla prima lama di luce del sole nascente, con l’affidamento della sposa e la vista dell’incantevole vasto panorama.

Il racconto della vicenda di questo re e della sua piccola comunità segue un destino che termina nel sangue. Il suo schema ideologico, costituito da un originale miscuglio di elementi di varia medioevalità, si impose ai suoi sudditi abbastanza pacificamente per poco più di un ventennio. Fino a quando uno sposo, evidentemente non convinto ad apprezzare i privilegi della vista panoramica e della concessione in uso di una delle mogli del Re, aiutato dalla fedifraga, pugnalò alla carotide quest’ultimo. La fuga dei due giovani però non riuscì. Furono subito dopo massacrati dai sette Custodi e dai Premiati che a quell’ora stavano cominciando a lavorare. Vennero riportati in paese nelle condizioni sanguinolente in cui erano ridotti, con una sorta di corteo d’orrore guidato dai lugubri sette Custodi.

                                                                                                   

Anche questi, da personaggi forti e schietti quali erano all’inizio di quell’avventura di scampati, avevano avuto tali mutazioni da ridursi ad alani sadici e crudeli. Erano stati anch’essi forse vittime della particolare struttura sociale escogitata dal Re. In cambio del loro costante privilegio dell’abitazione nel Castello, e quindi della vista sia panoramica che del Re, era stata loro imposta la più assoluta castità sessuale. Che fosse questa la causa principale della loro metamorfosi, o altre più complesse, legate ai poco immaginabili rapporti interpersonali col Re, non è possibile precisarlo.

Ad ogni modo questi sette monacali servi del potere, arrivati col loro orribile corteo in paese, decretarono di bruciare davanti a tutti, quei poveri Resti, in un desiderio forse inconscio di purificazione e/o con la speranza, magari, di proseguire da un punto pulito la vita della comunità. Fu un’illusione: in pochi mesi si eliminarono reciprocamente nel tentativo di ognuno di conquistare il ruolo dell'assassinato Re Esse. L'ultimo di essi venne fatto a pezzi dagli uomini più decisi della comunità, stufa ormai di quel capitolo sfociato in una carneficina, che deve aver fatto impressione anche per quei tempi piuttosto selvaggi.

Il vuoto amministrativo venne presto occupato da non so quale marchese, collegato a un potere ben più distante, quale era la corte napoletana. Il nuovo arrivato riprese l’abitudine normale di costruire la propria sede nel punto più alto sì, ma immediatamente a ridosso della corona di case in calce e sassi, già aggrappate al costone verso sud-est della Bonifera. Il nuovo castello, più degno di tale nome, si appollaiò dunque come chioccia sulle proprie uova e iniziò a condurre – tra le altre novità – quel gruppo di dimenticati e sconsacrati, nell’arco storico dei nati e dei morti regolarmente registrati. In carrozza col marchese arrivò ovviamente un ministro della Santa Romana Chiesa, il quale provvide a regolarizzare davanti a Dio la posizione di tutti quei concubini, paganamente fin’allora autorizzati a coricarsi e a far figli assieme. Oltre che per le nascite e le morti, anche per i matrimoni iniziò la fase civile della cattolica monogamica normalizzazione e delle sistematiche registrazioni.

Come può essere facilmente immaginabile, i nuovi poteri, civile e religioso, scatenarono sul recente passato barbaro e pagano, una accurata opera di cancellazione della sua memoria. Re Esse, infatti, con tutto il suo tragico, grottesco e paranoico miscuglio di autoritarismo e paternalismi di diverse origini (nobiliare, cattolico e persino musulmano) aveva rappresentato pur sempre un esempio di autonomia amministrativa di una sperduta comunità. Il nuovo potere si presentava come un superiore livello di civiltà, anzi come “la” civiltà, ma comportava anche una ben più pesante imposizione di tributi, per il mantenimento di un adeguato livello di vita dei propri (numerosi) rappresentanti, locali e centrali                                                                                                                                 

         

Il potere di Re Esse – pur costando un numero di ignominie paternalistiche inaccettabile alla prima coscienza della propria dignità – veniva insomma a costare alla comunità, in termini economici, ben di meno rispetto al nuovo potere, visto il ridottissimo numero di persone e operazioni amministrative che lo costituivano. La moltiplicazione dei pesi economici richiese perciò ai nuovi amministratori politici e religiosi una intensa campagna ideologica contro il passato. Questo fu demonizzato ancor più del giustificabile, nel timore che potesse risorgere sotto nuova veste una tendenza alla gestione autonoma.

Prendendo spunto da alcuni morti in seguito a dissenterie, venne lanciata una campagna di paura di una forma pestilenziale, addebitandone la causa per metà al Castello – dove erano stati seppelliti i resti di Re Esse e dei suoi Custodi – e per l’altra metà a una probabile forma di punizione divina. Fu così inviata una squadraccia, proveniente dal Casertano, cui venne data carta bianca nell’opera di saccheggio e distruzione del Castello. Vennero persino riesumate le salme e tutto venne bruciato in un ulteriore enorme falò di varie speranze di cancellazione e purificazione.

Ma, soprattutto, la stessa fine fu assicurata a chiunque si fosse azzardato anche solo a pronunciare il nome di quel patetico re senza corona. La promessa venne presa opportunamente sul serio e quelle semplici menti lavarono con scrupolo la lingua e la memoria di quel nome, evitando con la stessa accuratezza di trasmetterlo a figli e nipoti. Nel battezzo generale del paese, seguito al secondo falò purificatore, furono dati nuovi nomi a quei piccoli che, forse figli di Re Esse, erano stati chiamati come lui. E se il terrore agì sulle menti, il martello venne applicato alle poche pietre che recavano incisioni del nome proibito. Rimase una sola di queste, tra i ruderi che si trascinarono nei secoli fino a qualche decennio fa dell’infimo castello. Quella pietra, quasi completamente martellata, aveva conservato chi lo sa se per caso o volontà, qualche resto della scritta iniziale: “S…R…X”, si riusciva a leggere. Si poteva dedurre che indicasse il nome, seguito dall'appellativo REX.

Quel sasso, resistendo a suo modo alla volontà di cancellazione assoluta del subentrato potere, aveva continuato a dare un nome al personaggio cui si riferiva e aveva costituito un intoppo all’esigenza di quella come di quasi tutte le forme di potere, di cancellazione e distorsione della memoria. Il nome proibito si rattrappì nella esse iniziale, sia su quella pietra che negli improibibili racconti orali, che si concatenarono in forma di favole nei secoli successivi. Racconti che diventarono appunto favolosi, mitici, e con particolari diversi aggiunti da questa o quella fantasia, applicata alla materia iniziale o ricevuta. La proibizione favorì perciò, come al solito, la più possibile via di trasgressione e col tempo si rivoltò contro i suoi impositori.

Questi infatti sparirono nella folla dei dimenticati, mentre quel re e il suo impronunciabile nome continuarono a vivere nei racconti e nel segno di una simbolica esse, più amati e considerati forse di quanto meritassero. Qual è la memoria proibita che non si mette a ornare i propri oggetti? La figura di quel re da tragica farsa non venne infatti mai messa in termini odiosi; e gli aspetti più negativi venivano in genere completamente addebitati ai suoi sette ascetici custodi: è che chi riesce a incarnare una qualche figura di padre, dopo tutti i sogni di assassinio, ritorna sempre.

 

Oltre a quel sasso con quella iscrizione semicancellata, venne rinvenuta in epoca recente (inizio secolo) un’altra pietra con sopra inciso: “EGO POSSUM AD LIBITUM LICERE”, con caratteri ancora piuttosto chiari e che provocò notevoli dibattiti tra gli studiosi locali, sia sulla innegabile contraddizione con la rozzezza da analfabeta del personaggio, sia sul suo più autentico senso, pur non apparendo in proposito alcuna possibile incertezza. Sulla prima questione qualcuno, non si sa bene sulla base di quali fonti, diede credito all'ipotesi dell'arrivo tra i più stretti collaboratori di Re Esse di un monaco pellegrino (presenza che avrebbe avuto la sua influenza anche nel modulo di castità sessuale dei Custodi). Sulla seconda questione, una parte di questi forse incerti latinisti, tentò con discutibili argomenti di sostenere una ipotesi di senso che in effetti dissimulava, a livello alto, la simpatia persistente verso quel re fondatore del paese della Bonifera.

Questi studiosi si misero a sostenere, cioè, che con quella frase Re Esse non volesse solo esprimere l'affermazione pomposa di un potere volto a paternalistiche concessioni; quel “ad libitum” secondo loro non doveva essere inteso come arbitrio, potere di licitazione a proprio esclusivo e libero giudizio o piacere: poteva invece essere inteso come potere di licitazione volto a favorire il massimo di piacere-benessere. Le correnti degli interpreti locali si accanirono e scontrarono senza possibilità di soluzioni univoche, e non è qui il caso di entrare in tale diatriba. A me interessa solo dire, anche con tale ulteriore particolare, come la memoria di quella vicenda rimase fortissima e con varie modalità in tutti gli strati sociali del paese. E anche, bisogna aggiungere, nella memoria denigrante dei paesi vicini, se nelle questioni da taverna o da fiera ai pronipoti dei primi abitanti della Bonifera venivano riconosciuti i titoli originari (vista la singolare “cessione in uso” delle mogli da parte di Re Esse) del diritto di appartenere al circolo dei “gran figli di puttana”.

A dire il vero quei pronipoti non avevano poi grandi difficoltà a restituire l’onore di quel diritto di appartenenza, anche ai loro denigratori. I signorotti medioevali infatti, collegati alla corte di Napoli o meno, proseguirono per secoli e non solo alla Bonifera (benedetti e approvati da gran parte degli indiscutibili portavoce di Dio sulla Terra) nella ignominia dello “jus primae noctis”; neppure vagamente nobilitato dalla stravolta logica di Re Esse, ma come puro e volgare tributo, tra gli altri, da pagare al potere. Di Adam Vaccaro.  (Segue prossima settimana)  

 

 
IL BAROCCO NEL MOLISE
Di Gaetano Iacobucci
jacobuccig@gmail.com

Caratteristiche

Il Barocco, diffuso largamente nelle grandi città italiane come Roma, Napoli, Lecce, ha avuto in Molise una diffusione modesta. Il potere politico religioso del XVI e XVII secolo nelle grandi città italiane era ERAnelle mani di facoltose famiglie e di dignitari ecclesiastici spesso legati al potentato politico economico. Inoltre considerevole era anche il potere religioso: le comunità ecclesiali delle grandi città, molto sensibili alle minacce della Riforma Protestante proveniente dai paesi del nord Europa, aprirono le porte allo stile Barocco, promosso dalla Chiesa di Roma quale strumento di evangelizzazione.

I maggiori committenti che apprezzarono questo movimento artistico, sia nel campo della pittura che dell’architettura, furono proprio la Chiesa, i sovrani, i principi e le istituzioni civili, a cui si affiancò la borghesia. Certamente il Molise non fu turbato dalle minacce della Riforma, tant’è che nelle sue dimesse diocesi non aveva neanche i mezzi per promuovere questa nuova tendenza artistica. In linea generale il Barocco deve essere considerato movimento culturale globale che comprendeva filosofia, letteratura, musica e arte, la cui durata va dalla fine del XVI secolo alla metà del XVIII.

Le fondamentali caratteristiche dell’architettura barocca sono le linee curve dagli andamenti sinuosi come ellissi, spirali a costruzioni policentrica, che talvolta si intrecciano tra loro tanto da risultare indecifrabili. L’opera barocca doveva ridestare meraviglia e forte senso della teatralità spingendo l’artista all’esuberanza decorativa, unendo pittura, scultura e stucco nella composizione spaziale e sottolineando il tutto mediante suggestivi giochi di luce e di ombre.In breve tempo il Barocco divenne, grazie alla sua esuberante teatralità, ai suoi effetti grandiosi e alla magniloquenza profusa su ogni superficie e con ogni materiale, lo stile sia della Chiesa Cattolica sia delle Monarchie Europee. Il risultato di questa espressione fu una tendenza all’assolutismo, con manifestazione di un potere fastoso.

Testimonianze molisane

L’arte barocca del XVII-XVIII secolo in Molise risente dell’apporto dei Signori locali sia attraverso le arti figurative, sia nell’architettura e nella letteratura. Le Diocesi molisane appoggiarono la cultura barocca; in particolare il Vescovo di Larino Mons. Tria,  seguendo l’esempio di alcuni Pontefici si fece promotore nelle arti figurative e architetturali per mettere in atto le norme promosse e incoraggiate dallo spirito della Controriforma (cf. N. Franco).

                                                                                           Opere significative

- Ripabottoni, Chiesa dell’Assunta, realizzata nel XVIII secolo, opera di Ferdinando Sanfelice;

- Casacalenda, Chiesa dell’Addolorata (1761); - Montorio nei Frentani, Chiesa dell’Assunta, edificata su una chiesa di antica costruzione;

- Bonefro, S. Maria delle Rose (1740); - S. Martino in Pensilis, Chiesa di S. Pietro Ap. (1728);

- Guglionesi, Collegiata di S. Maria Maggiore, edificata nel periodo romanico, al quale è riconducibile la cripta, ricostruita nel 1746;

- Acquaviva Collecroce, Chiesa S. Maria Ester (1715); - Campobasso, S. Antonio Abate (1572);

- Venafro, Chiesa dell’Annunziata, considerata tra le chiese barocche più belle del Molise. jacobuccig@gmail.com http://www.lafonte2004.it/

 

 
 
 

                                                                                                                      

              
NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI



CAMPOMARINO   Nei palazzi del sesso, dove le sudamericane si vendono per 50 euro. Il business dei protettori . Sono alcuni fra centinaia di annunci più o meno dello stesso tenore che si possono leggere, tutti i giorni, sui quotidiani locali. Quei trafiletti infarciti di parole come “sesso” “prestazione” sexy” e termini affini che incuriosiscono i lettori, qualche volta strappano risatine, spesso danno luogo a battute e doppi sensi. Ma cosa si nasconde dietro quelle parole? Sono davvero “messaggi personali” rivolti ai cuori solitari, oppure sotto c’è qualcosa di più inquietante e non completamente trasparente?

OTTAWA - CAMPOBASSO L'Orchestra Giovanile di Ottawa a Campobasso. Il Centro Giovanile Formativo Italo Canadese in collaborazione con l'associazione Molisana di Ottawa consegneranno una somma di $ 4000.00 che andrà a favore dei giovani musicisti i quali si stanno preparando per una tournée in Italia a marzo 2011, dove è previsto tra l'altro, come tappa principale, un concerto a Campobasso presso il Teatro Savoia, città che durante la seconda guerra mondiale era anche conosciuta come: "Piccolo Canada" grazie alla presenza e al ruolo delle truppe alleate canadesi nella regione del Molise.

TERMOLI  Braccio di ferro sulle domeniche:firme pro apertura. Raccolte firme e pareri molto discordanti: continua a far discutere la questione delle aperture domenicali nei negozi. Il clima è sempre più rovente nei centri commerciali, dopo la limitazione a 35 aperture imposta dall’ordinanza del sindaco Antonio Di Brino, che ha fissato il nuovo calendario per adeguarsi alla norma regionale.

GUARDIALFIERA Casette per terremotati: costate 500mila euro, mai abitate. Anche se non è inserito nella lista dei 14 centri del cratere sismico, il Comune di Guardialfiera ha un piccolo “villaggio provvisorio”: cinque casette prefabbricate, di quelle erette all’indomani del sisma del 31 ottobre 2002 per dare un riparo temporaneo ai senzatetto. E sono proprio quelle abitazioni precarie, che in tutti o quasi i comuni del cratere sono purtroppo diventate case definitive, visto i tempi biblici della ricostruzione, a costituire un elemento di interesse per gli inquirenti. .

 

                                                                                                          

 DOLORE

Il tempo archivia vite ai ricordi
e quelle scritte nel lungo dolore
hanno pochi scaffali in altrui memorie
smaniose leste a svuotarli
-Il dolore è vecchio cane pulcioso
evitato,seppur con false sdolcinate parole
reti a vanti d’umana pietà,

                                                                          
 
in pubblico tutti lo coccolano
ma la bestia allerta a ogni inganno
al muover di braccio di mimiche tetre,
percepisce minacce,antichi raggiri
anche quando raro una mano sincera
intende planare calorosa carezza
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Da:Destini E Presagi
Michael Santhers
http://www.santhers.com

 



TERMOLI  Un Carnevale ispirato all’Unità: sul carro Garibaldi e Mazzini.  Sarà un carnevale interamente ispirato all’Unità d’Italia, quello organizzato a Termoli per il 6 e l’8 marzo. All’unico carro allegorico fatto di «cartapesta e di persone» e ispirato "rigorosamente" alla storia del nostro Paese, seguirà infatti la grande sfilata del corteo storico. A comporla saranno proprio dai personaggi più famosi del Risorgimento italiano e fautori dell’Unità.  

<>MOLISE Valorizzare la tipicità regionale. I profumi della natura, la salubrità dell'ambiente, la genuinità dei prodotti, la ricchezza storica e culturale, la cordialità ed ospitalità della sua gente. Su questi elementi il Molise ha costruito nel tempo la sua storia e su questi stessi elementi sta progettando il suo futuro .
ISERNIA
L'8 marzo il carnevale viaggia in trenino. Il Comune e la Proloco  hanno organizzato per martedì 8 marzo, in piazza Celestino V, con inizio alle ore 16, la “Festa del Carnevale”.Il programma prevede la possibilità di girare in città col “Trenino di carnevale”, di ascoltare le selezioni musicali del “DJ Fernando” e di partecipare allo spazio di “Animazione per bambini” con l’intervento di artisti di strada e la distribuzione di coriandoli, stelle filanti e mascherine.


MONTENERO DI BISACCIA   Donne protagoniste del presente. Il Sindaco e l’Amministrazione comunale, in occasione della Festa della Donna, presentano il convegno dal titolo: “Donne: protagoniste del presente”. All’evento, che si svolgerà l’8 Marzo alle ore 17 nella Sala Consiliare in Piazza della Libertà, interverranno il Sindaco Nicola Travaglini e l’assessore alle Pari Opportunità e alle Politiche Sociali, Gianfranca Marchesani. 

MOLISE Economia; incredibile; il Molise tira. In Molise, i fattori economici sembrerebbero sottolineare una volontà di sviluppo con ritmi di crescita pari a quelli di aree più avanzate. Infatti, il 39,4% delle famiglie vive un "relativo benessere". Insomma, seppure il sistema economico mondiale abbia rallentato, la ventesima regione avrebbe le carte in regola per vivere una migliore qualità di vita...... Stando ai dati Istat, la patria di Cuoco ha fatto registrare uno dei tassi più alti di progresso tra quelli delle aree urbanizzate italiane.


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CAMPOBASSO Dal 6 al 12 Marzo "Read an eBook Week", un'intera settimana dedicata agli eBook .Per conoscere meglio il mondo dell'editoria digitale è in programma dal 6 al 12 Marzo un'intera settimana dedicata agli eBook. "Read an eBook Week" è un evento internazionale, nato pionieristicamente da un'idea della scrittrice Tina Towes nel 2004, che riunisce virtualmente rivenditori di eBook, editori, autori, produttori di device e migliaia di lettori.

ISERNIA L a mostra personale di Elio Franceschelli. Sabato prossimo, 5 marzo, alle ore 18, verrà inaugurata la mostra «minimalaniml» di Elio Franceschelli, allestita presso lo storico Palazzo Orlando con il patrocinio del Comune di Isernia.Franceschelli vive e lavora fra l'Italia e New York e con quest'ultima sua esposizione intende proporre una retrospettiva di opere che vanno dal 1990 al 2010. Si tratta d'una mostra di grande impatto visivo e dimensionale, che occuperà i tre piani del palazzo. Rimarrà aperta fino al 10 aprile e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

MOLISE Carnevale, ricetta la Cicerchiata. Dolce tipico e tradizionale del periodo di Carnevale, ricorda gli struffoli napoletani ma è legato alla tradizione gastronomica carnevalesca e non a quella natalizia.Gli ingredienti della cicerchiata sono quanto mai semplici: farina, uova, burro e zucchero per la pasta. Aroma di limone o di arancia. Miele bollente per “legare” le piccole palline di pasta, fritte e poi assemblate a ciambella o a forma di cupola.l’impasto, che non ha bisogno di riposare prima di essere fritto, sarà realizzato seguendo le seguenti proporzioni: ogni 100 grammi di farina un uovo, una piccola noce di burro, un pizzico di zucchero e pochissimo sale. Aromatizzate con la scorza di agrume grattugiata.Le palline da friggere, ricavate da un lungo cannello, saranno di circa 1 centimetro di diametro. Nella tradizione la frittura avveniva nello strutto, ma sta ai vostri gusti e abitudini personali usare l’olio di oliva o quello di semi.


RICCIA
  Riti e tradizioni carnevaleche nel Fortore. I riti di Carnevale costituiscono l'occasione nella quale le pulsioni ancestrali più profonde della civiltà agropastorale del Molise emergono in tutta la loro spettacolarità. Non c'è comunità nella quale non si rinnovino le tradizioni che mutano da paese a paese, mantenendo però alcuni substrati comuni quali il legame con i riti della fertilità, l'avvio del nuovo ciclo stagionale agricolo, il risveglio della natura, la cacciata del vecchio.  

ISERNIA  Solidarietà a Teatro. Appuntamento conclusivo domenica, 6 marzo 2011, con la manifestazione “Solidarietà a Teatro”.Alle ore 18 nell’auditorium della Provincia di Isernia andrà in scena lo spettacolo “Pretacipenza” scritto da Giovanni Pallotta e interpretato dalla compagnia Mbrianna.L’incasso della serata sarà devoluto a favore delle associazioni di volontariato Asca e Unitalsi.

RIPALIMOSANI  Percorso benessere, l’iniziativa piace e riempie la sala consiliare . Risposta decisamete al di sopra di ogni aspettativa quella registrata ieri sera al Comune di Ripalimosani, nella sala consiliare, per il progetto “In cammino verso il peso salute”, organizzato dall’amministrazione comunale, gratuito e rivolto a tutti i cittadini di ogni età.Quattro incontri condotti dal dottor Marco Tagliaferri, dalla dottoressa Celeste Vitale e dalla dietista Silvana Giunta per imparare ad autogestire la propria alimentazione, a saper scegliere, per raggiungere un elevato livello di qualità della vita attraverso cibo sano e giusto movimento.

BONEFRO Terremoti SpA!  I l Movimento dei Cristiano Sociali del Molise insieme al mensile “La Fonte” promuove per le 17.30 presso il Villaggio Provvisorio di Bonefro la presentazione del libro “Terremoti SpA” di Antonello Caporale. Sarà presente l’autore che ne discuterà insieme a Antonio Di Lalla, parroco di Bonefro, Domenico D’Adamo, Redattore periodico dei terremotati “La Fonte”, Domenico Ciarla, Presidente Associazione “Tito Barbieri”, Rita Vignone, Comitato “Scuola Sicure” di Sepino, Luigi Montagano, Direttore Amministrativo Scolastico-Colletorto, Remo De Marco, Comitato Provinciale INPS, Pasquale Sisto, Segretario Generale FILLEA- CGIL Molise, Pino Puchetti, Consigliere Comunale di Larino (CB),

CASTELNUOVO AL VOLTURNO  Dal Molise l'uomo cervo sbarca in Sardegna. E’ tutto pronto per l’annuale rappresentazione dell’uomo Cervo. Intanto la maschera antropomorfa sarà ospite il 7 febbraio del carnevale di Samugheo in Sardegna. Il carnevale si avvicina e anche nella Valle del Volturno sono iniziati da tempo i preparativi per l’organizzazione degli eventi tradizionali che si ripetono ormaida anni...

 

 
 

                                                                                                                                                                                                                                          

L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

Beaches Resorts -- The Ultimate All-Inclusive Cari



                                                                                                         

                                                      Emigrati  //  Emigrazione

                                                                              

Cervelli, la fuga è irreversibile: 7 su 10 non rientreranno in Italia
La ricerca ha coinvolto un campione di 995 studiosi italiani emigrati all'estero che lavorano in

ambito scientifico, di età compresa fra i 25 ei 40 anni: tra loro, il 73 per cento

 afferma di non avere alcuna intenzione di ritornare in Italia. .......

“Sicilia Mondo”, a Vienna nuovo ponte socio-culturale per gli ...
Un'occasione di forte aggregazione socio-culturale sono stati inoltre la visita alla Chiesa

 dei Minoriti, luogo di incontro degli emigrati siciliani, dove è in esposizione permanente

 un caratteristico presepe donato dalla città di Caltagirone, .......

ALESSANDRIA DELLA ROCCA: MONUMENTO AGLI EMIGRATI
ALESSANDRIA DELLA ROCCA: MONUMENTO AGLI EMIGRATI Candidature anche

 dall' Australia al concorso di idee per l'ideazione e la progettazione del Monumento agli ...

Giovani Italiani all'estero: Fondazione CRT Bandi Marco Polo; 2ml di euros per mobilità studenti.

Sono giovani, iscritti ad un ateneo piemontese, hanno una media almeno del 27, una buona conoscenza dell’inglese e un percorso di studio brillante: sono questi i requisiti richiesti a studenti, laureandi e ai dottorandi delle università subalpine per accedere alle nuove borse di studio del Progetto Marco Polo, finanziato dalla Fondazione CRT e dalla Regione Piemonte per favorire la mobilità e l’indipendenza, specie di quegli studenti che non vivano nei grandi centri urbani. .........

Giornata della donna a Lille promossa dal Consolato e Com. It Es.

 In occasione dell'8 marzo, il Console d'Italia e il Presidente del Com.It.Es di Lille hanno organizzato la Festa delle donne un evento sotto la Presidenza del Sindaco di Lille, Sig.ra Martine Aubry, ...

Inaugurata la sede dell'ITAL UIL di Barcellona

Alla presenza di dirigenti della UIL, del patronato ITAL, del sindacato UGT, delle autorità

consolari italiane, del Comites e di presidenti di varie associazioni ed organizzazioni italiane

locali, è stata inaugurata a Barcellona la nuova sede dell’ITAL-UIL,...

Inno di Mameli su tutti i campi per Unità d'Italia
Lo ha deciso il Coni L'Inno di Mameli risuonerà su tutti i campi ei palazzetti d'Italia per tre giorni. Così ha deciso il Coni, in merito alle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia: per assicurare la dovuta solennità e la massima partecipazione ...

LA NOTTE TRICOLORE APRE LA FESTA PER L'UNITÀ D'ITALIA
Sarà la Notte Tricolore del prossimo 16 marzo ad aprire la lunga serie di manifestazioni che si svolgeranno in città nel corso dell'anno per celebrare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. La vigilia della Festa Nazionale, proclamata per il 17 ...

                                                                                                                                                                

 

 

                                                                                                                                                                                                     
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    A Colonia il concorso “150 anni dell’Unità d’Italia e l’emigrazione italiana nel mondo”

Il bando si rivolge a tutti i ragazzi italiani, tedeschi o di altra nazionalità che nella circoscrizione consolare di Colonia studiano la nostra lingua. Gli elaborati in italiano dovranno pervenire al Consolato generale d’Italia entro il 13 maggio

COLONIA - In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, al fine di sensibilizzare le giovani generazioni, non solo sull’aspetto storico dell’evento, ma anche sulle sue implicazioni sul piano sociologico e culturale, il Consolato generale di Colonia, in collaborazione con il Comites di Colonia, l’Istituto Italiano di Cultura e la Camera di Commercio Italiana per la Germania, bandisce un concorso rivolto a tutti gli alunni e gli studenti di italiano residenti nella circoscrizione consolare sul tema “150 anni dell’Unità d’Italia e l’emigrazione italiana nel mondo”. Tale progetto, rivolto a tutti i ragazzi italiani, tedeschi o di altra nazionalità che studiano la lingua italiana nelle scuole bilingui, nei corsi d’italiano inseriti nell’offerta scolastica di ogni ordine e grado o presso le numerose Università del Land Nordreno-Vestfalia, prevede la realizzazione di elaborati in lingua italiana scritti o in formato grafico o multimediale (racconto, ricerca, fumetto, disegno, collage, video, foto, ecc.) sulle tematiche dell’emigrazione italiana nel mondo e del contributo fornito dagli italiani nel mondo alla formazione dell’identità nazionale.

Le tematiche dei lavori sono le seguenti: i simboli dell’Unità nazionale e della Repubblica: l’inno nazionale, il tricolore.; il contributo fornito dagli italiani allo sviluppo ed alla crescita del Paese di accoglienza; il contributo fornito dagli italiani nel mondo alla formazione dell’identità nazionale; la memoria dell’immigrazione nelle nuove generazioni e nel Paese di accoglienza; l’integrazione nel Paese di accoglienza: dalle prime generazioni ad oggi ed il mantenimento delle proprie radici socio-culturali.

Gli elaborati, unitamente al modulo di partecipazione (disponibile alla pagina web http://www.conscolonia.esteri.it/NR/rdonlyres/442621FF-264F-43CB-93AA-416FB03A23EC/34363/150anni_concorso_modulo.doc) , dovranno pervenire entro e non oltre il 13 maggio 2011 al seguente indirizzo: Consolato Generale d’Italia, Universitätsstr. 81 50931 Köln, specificando sul plico “Concorso 150 anni”. Farà fede il protocollo in arrivo. Gli elaborati inviati non saranno restituiti.

Nella valutazione degli elaborati si terrà conto dei seguenti criteri: coerenza dei contenuti dell’elaborato con le finalità e le tematiche del presente bando; originalità, creatività ed espressività dell’elaborato.

La premiazione dei vincitori del concorso avrà luogo in occasione della celebrazione della Festa della Repubblica Italiana, il 2 giugno , presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. La giuria sarà composta da un rappresentante del Consolato Generale, del Comites di Colonia,  dell’Istituto Italiano di cultura di Colonia e della Camera di Commercio Italiana per la Germania. Sarà quest’ultima, per festeggiare il centenario della propria attività, ad offrire i premi.

Per ulteriori informazioni contattare il numero di telefono 0221-4008745, consultare il sito www.conscolonia.esteri.it, o inviare un messaggio di posta elettronica a commerciale.colonia@esteri.it. (Inform)
                                                                    


 

 
 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

          DALL'ITALIA E DEGLI ITALIANI

 

                                    

      

 

L’ASSOCIAZIONE FAMIGLIE RIPABOTTONESI

(Montréal) RICORDA IL PATRIOTA TITO BARBIERI. 

 

La personalità e l’attività rivoluzionaria di Barbieri emergono in tutta la loro complessittà mettendo in luce il carattere non solo costituzionale, ma anche unitario e nazionale del suo impegno politico. Una delle figure del liberalismo molisano, un patriota che ha lottato per gli ideali di libertà e di uguaglianza durante il Risorgimento.

La famiglia di Emilia Magliano

Pasquale Magliano di Montorio nei Frentani sposa, nel 1782, Antonietta Palma di Larino e vengono al mondo, tra gli altri, a Montorio nei Frentani, tre figli: Giandomenico nel 1786, Giuseppe Antonio nel 1792, ed Emilia, il 29 marzo 1802.

La famiglia si trasferisce a Larino e la terza, Emilia, nel 1817 contrae matrimonio con Tito Barbieri di Ripabottoni che, solo quattro anni dopo, rimane vittima di un agguato mentre si appresta a partecipare ad un convegno di Carbonari. Emilia, incinta, partorisce il 18 ottobre dello stesso anno (1821), poco meno di due mesi dopo la morte del consorte, ragion per cui decide di imporre al figlio lo stesso nome del padre Tito.

Educato dalla madre negli stessi ideali paterni, fu tra gli animatori del partito che nella nostra provincia cospirò contro il regime borbonico e dedica la sua vita all’Affermazione dei principi di libertà e giustizia sociale . L’infanzia del piccolo Tito, nonostante la mancanza del padre, scorre tranquilla e si  alterna  tra la residenza di Ripabottoni e quella del nonno paterno a Larino. In casa con lui oltre alla madre vive la sorella più  grande Cleonice, che sposerà Nicola Miozzi, di Bonefro dal quale avrà quattro figli: Tito. Luigi. Alessandro e Carlo.

Divenuto adolescente, Tito viene inviato nel seminario di Larino dove “ é compagno di studi di Ruggiero Colavecchio“ di Rotello. Di carattere esuberante come “il suo defunto padre”, Tito si trasfèrisce  succcssivamente a Napoli dove oltre allo studio, coltiva anche la passione per la sciabola di cui diventerà un formidabile tiratore.

LA BATTAGLIA DEI LIBERALI MOLISANI, CON TITO BARBIERI

Alla fine del 1847 il Regno di Napoli é il solo tra gli stati italiani che rimane impermeabile all’onda rinnovatrice. Ferdinando II é infatti sordo ad ogni richiesta di concessione della Costituzione, per questo a Napoli gli affiliati alla giovane Italia, uniti ai massoni e ai carbonari, costituiscono un comitato rivoluzionario che ben presto trova ramificazione in tutte le Provincie del Regno.

 I patrioti non rinunciavano alle loro aspirazioni, si organizzavano in società segrete. La più importante é la Carboneria, diffusa in Italia é in tutta l’Europa, e Tito sul sacrificio di suo padre che ha giurato di lottare per gli ideali carbonari e continuerà a farlo fino al gran giorno, la mia spada sarà al servizio di chi vorrà combattere contro il tiranno borbone, l’italia tutta é in gran fermento, nessun esercito può fermare le idee nuove, i nostri caduti sono sempre al nostro fianco e tra loro anche mio padre. Io porto il suo nome, Tito, e porto anche in petto il suo grande amore di libertà.

Tra il finire di giugno o i primi di Luglio 1948, Tito Barbieri da Ripabottoni in Campobasso e, forte dell’aitanza delle sue parole, promuove il disegno di un regime provvisorio ed insinuante e minaccioso, alto proclama, per la guarentigia della persona e delle cose un governo a se.

Solo in pieno 48 con Tito Barbieri, Nicola De Luca e Gabriele Pepe, la battaglia dei liberali molisani assume caratteri politici più definiti, come pure l’attività dei Consigli Generali della Provincia che rivendicano una maggiore autonomia amministrativa nei confronti della “ Capitale accentatrice di ogni potere ”.   La cospirazione di Casacalenda segna anche l’inizio dell’intensa attività rivoluzionaria di Tito Barbieri, egli non solo fu elemento di congiunzione fra i vari comitati del basso Molise con quello del capoluogo, ma l’anima stessa del movimento liberale molisano.

Inizialmente moderato, Barbieri passerà su posizioni più intransigenti e radicali, giustificando anche il ricorso alle armi  “ per sostenere quei diritti ” che una corte anti liberale aveva cancellato dopo il l5 maggio. Falliti i tentativi, sull’esempio delle Calabrie. di instaurare nella Provincia governi provvisori percorrerà, nel luglio del’48, con Domenico Farina e Gioacchino Occhionero i paesi del basso Molise con lo scopo non solo di reclutare volontari per assalire le truppe reali ma anche per “ marciare su Napoli contro il Real Governo .

 Infatti,  Cominciano da Bonefro il loro giro nei comuni di Santa Croce di Magliano, Montelongo, Rotello, Ururi  e San Martino in Pensilis per organizzare un contingente di volontari e  farli marciare con gli altri della Provincia contro le truppe Reali reduci dalla Lombardia, distruggerle nella gola di Casacalenda, marciare su Napoli per abbattere la Monarchia e proclamare la Repubblica .

Gli emissari del comitato di Casacalenda vengono ricevuti a Bonefro in casa dei fratelli Nicola e Raffaele Miozzi che si incontrano con altri galantuomini tra i quali Paolo Baccari, genero di Paolo Caprice, Emanuele e Paolo Emilio Fantetti, Beniamino Baccari, Luigi Pece e Michele Lallo. Barbieri spiega allora che é necessario arruolare gente armata e spedirla contro l’Autorità Reale per operare una diversione delle Regie.

Tito girando per il distretto di Larino, a differenza di altri patrioti sempre armati di schioppi. lui avrà con sè solo la sua “ fedele sciabola per difendersi da chi lo volesse attentare ” . Rientrato a Ripabottoni Tito si dedica principalmente all’amministrazione dei suoi beni. Un affetto quasi morboso lo lega alla madre con la quale ama trascorre molte ore della  giornata.

Il cognato Nicola Miozzi lo introduce negli ambienti liberali della Provincia. Anche a Ripabottoni, come altrove, si avverte forte la necessità di conquistare una maggiore libertà e rendere meno tristi le condizioni di vita della popolazione oppressa dalle imnposte  e dissanguata dall’sura. Tito, influenzato già da Napoli dalle idee di Mazzini e, successivamente, dagli scritti di Gioberti, comincia a sognare il  rinnovamento politico e morale degli italiani.

Come altri guarda con speranza all’unità della nazione ponendo perô al centro dei suoi interessi la “questione sociale.” In questo si trova d’accordo con altri patrioti molisani, tra i quali Nicola De Luca, Paolo Caprice, i fratelli Benevento di Rotello. i Colavecchia, lo stesso Gabriele Pepe che incontra più volte a Larino e non ultimi il cugino Pasquale Magliano e Giovannantonio de Gennaro. Proprio frequentando Casacalenda e la casa di de Gennaro” dove spesso pernotta ospite di Domenico e donna Gabriella Valiante. Tito conosce Antonietta Franceschini, sua coetanea, della quale si innamora e che porta all’altare soltanto pochi mesi dopo.

                                                                                                                                                                      

D A   L E G G E R E
 
 

                                                                                                                                                                  

MADRE PATRIA E CULTURA

 

 

Gentilissimi Italiani (del Canadà e d'Italia), questo é un messaggio speciale per voi. Con piacere vi presento un nuovo sito web.  Il sito ''Madre Patria e Cultura'' é nato dal desiderio di rendere omaggio alla patria che festeggia quest'anno il 150mo   anniversario Unità d'Italia.

 

Il sito vi spalanca le porte sulla cultura Italiana : vi troverete un blog, fotografie, albums diversi, racconti di viaggi, video, interviste e riflessioni personali su video, radio italiane, posti televisivi della penisola, musica classica, popolare e contemporanea, come pure le reti d'incontri sociali (Facebook,Twitter, ecc...).  

 

Un posticino particolare é accordato al Molise, la mia regione d' origine, con (l'Amico molisano),  mettendo sempre in rilievo la nostra storia e le nostre tradizioni.  V'invito a scoprire questo nuovo sito, a divertirvi, a rilassare, utilizzando il materiale  messo a vostra disposizione.

 

Eccovi l'indirizzo :http://madrepatria.virb.com/

 

Buona navigazione !  Nicola Franco

 


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