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Da leggere questa settimana in questa pagina

 

Rivisitiamo il Passato

Nicola PIcchione : Ricordi e impressioni di un tempo lontano

Rosa Sciarretta, A Casalinghe, poesia

 

Il Molise e i Molisani

Gianni Spallone : Molise, idendità e stereotipi, II

Franco Nicola : Cultura e  Società, notizie

Franco Nicola : Da leggere, dal Molise e dei Molisani

Franco Nicola : Una ricetta di mia Mamma

 

I Nostri Fratelli Abruzzesi 

Dal web : I Costumi tipici Abruzzesi

Franco Nicola : Oggi l'Abruzzo, notizie

 

L'Angolo dell'Emigrato

Franco Nicola : I nostri nel mondo

 

L'Italia e gli Italiani

Milanocosa: Per un cambiamento della politica economica...

Letizia Leone : Mezzogiorno dell'animo. Anatomia del dolore

Dal web : L'economia Italiana verso il disastro


         
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I CONTADINI DI BONEFRO

Ricordi e impressioni di un tempo lontano

Nicola Picchione

 

LE STAGIONI 

 

 

L' estate dava il conto finale del lavoro di un anno, i pochi quintali di grano per ettaro, se andava bene, se il maltempo non concedeva nemmeno quanto bastava per mangiare, per la successiva semina e per pagare l'affitto se il campo non era di proprietà. Bisognava fare presto, profittare del tempo buono prima che la pioggia rovinasse il raccolto. Mietere dall'alba al tramonto per poi trebbiare, portare il grano a casa e quindi bruciare  le stoppie, arare e preparare la terra per la semina.

Mietere: un lavoro di squadra. Quattro mietitori con la falce affilata e lucente,  con le dita della mano  protette da  mozziconi di canna;  il legante pronto a raccogliere le spighe tagliate; 

formare i covoni e poi gli acchi.  Dopo, portare il grano sull'aia in attesa della trebbiatrice o- se il raccolto era modesto- trebbiare con l'asino che, gli occhi bendati per evitare vertigini, gira gira trasportando la grossa pietra che macina il grano. Poi aspettare la notte fonda quando si alza un filo di vento per ventilare con la pala e separare il grano dalla pula. Il contadino sa già come è andato il raccolto: gli basta un'occhiata prima della mietitura per prevedere se avrà 6-8 quintali da un ettaro oppure 12-13. Beati quelli che hanno la terra fertile a Melanico o a Malafede, non importa se solo in affitto, non importa se mietere in quel fosso ardente che è il Coverello c'è da bruciarsi il capo e la schiena, se l'acqua del grande pozzo salmastro in mezzo al tratturo è calda e amara; non importa se poi la notte serve non per riposare ma per trasportare il grano al paese. Non importa nemmeno se si corre il rischio di prendersi la malaria.

 

            Il contadino d'estate era come l'ape a primavera: un continuo andare e venire. Una lunga fila di persone e di bestie che lasciava il paese all'alba, un ritmo lento di scarpe e di zoccoli, la danza premonitrice del lavoro nel silenzio dell' aria ancora fresca ma che presto si scalderà. Una lunga fila al ritorno, dopo la sosta alla fontana con l'abbeveratoio per le bestie assetate. E al ritorno c'è da rigovernare  l'asino o il mulo o il cavallo, i polli, il maiale mentre la moglie accende il fuoco e  prepara  la minestra.

La moglie del contadino: una condanna senza limiti e senza colpe se non quella della povertà. Un doppio lavoro non riconosciuto, non apprezzato, non pagato. Semplicemente dovuto. Un lavoro più prolungato di quello del marito, il dopocena passato a rigovernare la casa e preparare il pasto da portare al campo il giorno dopo. Semplicemente dovuto, come fare figli- tanti- allevarli allattandoli a lungo, portandoli al campo e mettendoli all' ombra di un albero, calmandoli- se necessario- col decotto di papavero, crescendoli con la pappa di pane e poi con la pizza di granturco, racimolando qualche lira con la vendita di qualche uovo per le piccole inevitabili spese. Un lavoro, quello delle donne dei contadini, che inizia dalla fanciullezza imparando presto a sfaccendare a casa, lavare, accudire ai più piccoli; che continua da grande quando dovrebbero iniziare i sogni e le speranze, quando cominci a sentirti prigioniera, non puoi uscire con le amiche e puoi solo affacciarti alla finestra e guardare qualche giovanotto o sperare di vederlo passare  quando vai alla fontana con la tina dell' acqua. Una gioventù senza sogni, in attesa non di scegliere ma di essere scelta, col futuro già segnato, presto interrotta dal matrimonio col quale cambi padrone, dal padre al marito, senza mutare la vita.

 

            L' autunno  coglieva spesso il contadino di sorpresa con la pioggia e il maltempo quando  la terra non era ancora arata per il protrarsi dei lavori estivi, col granturco da raccogliere e poi sgranare e mettere ad asciugare sui teli lungo i marciapiedi davanti alle case. La pioggia, amica e nemica, a volte dispettosa che ti inzuppa sino alle ossa se non trovi un pagliaio dove riparare, che ti fa ritardare l'aratura e la semina. E' faticoso arare se la terra non è ben asciutta. Il vomere si carica di fango, devi pulirlo con la lunga verga; la bestia si stanca ed è inutile sibilare sulle sue orecchie con lo staffile. Anche per le bestie del contadino la vita era dura. Costava fatica enorme la biada che mangiava, sudore e improperi: perché era su di lui (anche su di lui!) che il contadino sfogava la sua rabbia. L'autunno del contadino non era meno carico di lavoro dell'estate. Arare, seminare non bastava. C' era l' uva della vigna. Raccoglierla, portarla a torchiare, fare il vino. E poi gli olivi.

Piccole le vigne di Bonefro, quanto bastava per il vino da consumare in casa, tanto le donne non ne bevevano. Il pudore antico di berlo aveva castrato in loro il piacere di gustarlo.

Piccoli gli uliveti che davano poco olio e cattivo, inacidito dalla lunga attesa prima di portare le olive al frantoio. Tanto meglio, se ne userà poco; un lusso che raramente cedeva il passo al lardo e alla sugna.

 

    L' inverno  segnava una tregua al lavoro che rallentava ma non finiva. Bisognava accudire agli animali. L'asino era un patrimonio, andare alla fiera a ricomprarlo era una spesa intollerabile. Occorreva curarlo, portarlo dal maniscalco per ferrarlo, portarlo ogni tanto in campagna anche d' inverno perché l' ozio lo viziava. Bisognava ripulire la stalla che era parte della casa e che ospitava attrezzi, botte, cassone del grano, polli e maiale. Da quel locale al piano terreno salivano per la scala interna effluvi che un cittadino non avrebbe  sopportato ma alle quali il contadino era abituato. Egli stesso si portava addosso un odore ineliminabile di sudore  entrato nella pelle. I pantaloni quasi sempre rattoppati, la coppola o il cappello avevano assorbito il sudore generato dalla fatica, penetrato nelle ossa e negli abiti.

           L' inverno permetteva di ritrovarsi con gli amici, di andare in bottega dall' amico artigiano e scambiare quattro chiacchiere o la sera stare intorno al fuoco abbrustolire i ceci e bere un bicchiere con gli amici confessando le speranze e le paure o raccontando ai ragazzi di quei mesi ormai lontani passati a fare il militare in Altitalia dove la terra era fertile, facile da coltivare e si facevano  due raccolti l'anno, dove le donne erano alte, andavano a lavorare in bicicletta e la domenica andavano anche a ballare. Donne non serie come le nostre.

          D'inverno la casa è fredda, il calore del fuoco se ne sale per il camino; il letto ha mantenuto il calore del corpo e quello della brace messa dentro il prete di legno tra le lenzuola. Si potrebbe rimanere un pò di più sotto le coperte  ma l' abitudine costringe il contadino ad alzarsi presto anche se non è necessario.  Il lavoro rallenta ma non manca e c'è il maiale da uccidere. Una buona occasione per stare insieme fra amici e festeggiare l'occasione. Presto arriva la Primavera, bisogna zappare la vigna, potare poi seminare il granturco. Il lavoro si intensifica sempre più.

 

            Faticosa la vita del contadino. Non ci sono ferie. Non c'è certezza  se non quella che devi pagare l'affitto al padrone del campo se non è tuo, l'abbonamento al maniscalco, al medico, al barbiere, il debito col droghiere che ha segnato su un quaderno le piccole spese (il tabacco, il sale, lo zucchero). E poi tua moglie ti ripete che bisogna pensare alla figlia, prepararle un pò per volta il corredo. Un peso le figlie che devi sorvegliare perché se non sono serie non trovano marito; che ti aiutano poco nei campi; alle quali devi dare una dote; che non porteranno ai tuoi  nipoti il tuo nome.

            Non era tragica la vita del contadino. Sapeva accontentarsi. Pensava che quello era il suo inevitabile destino ma sapeva anche che tante cose possono essere migliorate come mandare a scuola i figli perché l'ignoranza è la vera disgrazia e la vera debolezza.  Aveva frequentato poche scuole il contadino ma si portava dietro una antica raffinata cultura sia pure chiusa in un guscio rozzo. Il suo lavoro solitario gli impediva di sviluppare una coscienza di classe ( e, d'altra parte, contro chi avrebbe fatto sciopero?) ma egli viveva in una comunità compatta, unita, nella quale gioie e disgrazie legavano gli individui. Non si chiudeva in casa quando non lavorava, si incontrava con gli amici, partecipava alla vita sociale, scambiava idee, si informava. Non aveva senso degli affari, sapeva che tutto ciò che aveva o poteva avere era frutto di fatica, che non poteva spendere più di ciò che aveva ed anzi doveva cercare di risparmiare  perché il futuro era incerto. Soprattutto la moglie sapeva risparmiare, riusciva anche a mettere da parte qualche lira di nascosto per comprare una gonna alla giovane figlia. Era rassegnata la moglie del contadino, non era arrabbiata. Sapeva che quello era il suo destino e se il marito qualche volta beveva di troppo e diventava litigioso, sapeva consolarsi: ce ne erano di peggio. Sapeva mettere insieme lavoro e rapporti con le amiche. Poteva prestare giornate di lavoro nei campi per poi riaverle, andava con le altre al ruscello o al forno o al mulino, si faceva pettinare e raccogliere la treccia a crocchia. Aveva addosso gli occhi di tutti, della suocera, delle vicine, del marito. Controllavano se la casa era in ordine, se i figli erano puliti, se le toppe ai pantaloni erano state cucite con perizia. Ne valutavano anche la capacità di piangere e recitare le doti di un familiare morto, finanche le qualità di un marito senza qualità. E ti meravigliavi se passando per strada d'estate da una finestra aperta usciva una voce argentina che cantava ma il più delle volte era una ninna nanna per addormentare il bambino. Di Nicola Picchione, Bonefrano

 

                                                                  

A CASALINGHE

 


A casalinghë nën fa mà nindë,

C’ià resbejë a matenë preste, prëparë a colazionë

Véstë i citëlë e i portë a na scolë

A casalinghë nën fa nindë

Va a fa a spésë, chi bustë pësandë arëvà na casë:

Arrepë i fënestrë, rëfà i littë, arëllavë,

scopë n’ derrë e rëccettë a casë

A casalinghë nën fa mà nindë

Pù, cucènë, chi a vo cottë, chi a vò crodë

Preparë a carnë, u pescë a verdorë,

assëcondë dell’ordinazionë.

A casalinghë nën fa mà nindë

                                                                     

 

Pu arëvénnë i fijë e u maretë,

mittë a tavëlë, magnë, sparecchië e rëllave i piattë

U pomeriggë, dopë magnatë

Sterë, cucë,  aiòtë i citëlë a fa i lezzionë,

i portë a na piscènë, a na palestrë,

da u midëchë e da u dentistë

Ma a casalinghë nën fa nindë

E a sérë, quandë i creatorë c’ia’ ddormëne

Essë penzë: mo më pozzë arëposà,

Ma… ecchë che lindë e profumatë arrevë u maretë,

e a casalinghë ija’ttocchë a far porë u straordinarië.

 

*********

 

Di Rosa Sciarretta, poetessa Termolese 

conosciuta per aver partecipato a numerosi

concorsi regionali e nazionali.

 

 

 

 

 

 

 

I Riti del Fuoco nel Molise

 (Pagina di Franco Nicola)

 

 

MOLISE : IDENDITÀ E STEREOTIPI, /II

Di Gianni Spallone

 

 

Nel precedente numero l'articolo di Gianni Spallone chiudeva cosi:

''A questo punto, poiché qui non si tratta di opporre alcunché a chicchessia, né di offrire risposte definitive, né di proporre soluzioni praticabili già da domani, ma più semplicemente di assecondare un dibattito sempre aperto, la cui origine è lontana e il cui futuro non risiede nelle nostre mani, bisogna ammettere  come a me pare chiaro  che i molisani contribuiscono in proprio e in buona misura a perpetuare l’ambiguità della propria tipologia etnoantropologica''.....

 

.........Il Professore Spallone continua : Noi ci adoperiamo a non deludere queste attese. Eccoci così approntare, da Torino a Toronto con in mezzo i giardinetti di Roma, l’instancabile esibizione girovaga, gli stand effimeri, i marchi di fabbrica più corrivi: poster di tratturi transumanti di pecore, le mozzarelle, il tartufo sott’olio, le pacchiane, i ‘tipi umani’ (!). Insomma ci incateniamo allo stereotipo del Molise ‘differente’ tramandando un’immagine imbalsamata. 

Perché la tendenza all’auto-realizzazione di simili immagini significa che i tratti determinanti da cui attingiamo sono infissi nel passato e quelli dei nostri osservatori nel passato del passato. Sicché il famigerato “squattone”, la zampogna natalizia e la dolorosa istoria di Delicata Civerra fanno più audience (mi scuso per il termine) dei ristoranti a quattro stelle, della Seleen da trecento all’ora esposta dal concessionario molisano che ne possiede l’esclusiva in Italia, della zampogna solista diretta da Riccardo Muti alla Scala di Milano.  Insomma da queste operazioni speculari e congiunte sorge un Molise bifronte, con due atteggiamenti paradossalmente omologhi. Quello percepito dell’ES, perfidamente distaccato, che intravede una regione rimasta indietro, pragmatica, indolente; quello dell’IN apparentemente auto-celebrativo, laudatorio perfino in eccesso: una regione di grande energia e ospitalità. Il primo celebra gli aspetti primitivi della molisanità con aristocratica benevolenza...Il secondo coccola questa immagine per la stessa ragione: perché oppone all’incombente globalizzazione una civiltà ancora ‘a misura d’uomo’...  Da una parte il Molise tipico che sta in Italia ma non è Italia .....Dall’altra il Molise-Italia, solo un po’ particolare. L’ES dedito al proprio e altrui banchetto, l’IN ansioso di parteciparvi con le proprie specialità. Un pernicioso cortocircuito che fa del caso Molise un esempio da manuale. 

Allora? A volerne uscire credo che ci sia un’unica via: per la seconda volta nella sua storia ... Il Molise è chiamato a presentarsi come modello e non come contro-modello. Capovolgendo il pre-sentimento della regione ‘virtuosa’, a sé stante, per riaffermarlo in ‘regione e basta’. 

L’imposizione e il successo di questo modello rappresenta oggi la sfida e l’obiettivo che ci attende. Ciò d’ora in avanti significa che :

 -uno sforzo ragionevole deve essere rivolto al cambiamento radicale di immagini cristallizzate, manipolandole adeguatamente non per negarle ma per rinnovarle....;

-una strategia di promozione della regione più sottile e astuta: che aggiorni in una nuova legittimità storica il senso tradizionale di alcune immagini in modo da imporre la loro modernità;

-che, comunque, qualsiasi immagine della regione deve essere coerente non verso le aspettative di potenziali visitatori amanti del pittoresco e del diverso, ma credibile e effettiva in sé. Voglio dire: lanciare oggi un messaggio di un Molise ad alta tecnologia risulterebbe incongruo e controproducente. Esattamente quanto l’esasperata promozione della cucina agro-pastorale e dell’aria pulita.

Capire che certi cimeli in perenne esposizione saranno pure belli e con tanto di valore storico aggiunto, ma che a un’osservazione disincantata appaiono belli e storici come un pantalone alla zuava o una Bianchina degli anni Cinquanta; prendere atto che Altilia non è Pompei ... e che (uffa!) il portico del palazzotto di uno dei nostri paesi non è affatto “meglie ’e lu culunnate de San Pietre”, come pretende un poeta del posto, incentivando un campanilismo involontariamente ridicolo;

-l’abbandono della logica della griffe folcloristica, originale a tutti i costi, per misurarci con ‘l’altro’ da pari a pari; sfidarlo sul suo terreno (i jeans di Isernia contro i jeans confezionati altrove); fargli capire che il Molise non è la periferia d’Italia, che sta tra Roma e Napoli e che non è un posto ‘sperduto’; meravigliarci della sua meraviglia quando commenta l’impresa di un molisano in una competizione nazionale con uno stupito: “Però!” (come se lui fosse Plinio e noi i suoi coevi abitanti dell’Africa). E, soprattutto, non chiedergli mai più ‘come ci trova’ e ‘che pensa di noi’ (domande che ribadiscono un nostro inquietante senso di inferiority complex che occorre debellare urgentemente trasformandolo in tabù concettuale e linguistico). E, infine, l’impegno a fare con lucida autocritica i conti con noi stessi prima che con gli altri. Gianni Spallone in Molisaneria

 

                                                                                                                                         

Oggi il Molise

 

SOCIETÀ

MOLISE: A DICEMBRE AGNONE RINNOVA L'APPUNTAMENTO CON LA 'NDOCCIOLATA  Agenzia di Stampa Asca - 21 Nov 2011(ASCA) - Isernia, 21 nov - Dall'8 al 24 dicembre prossimi torna la grande ''Ndocciata di Agnone, centro montano dell'Alto Molise in provincia di Isernia ...

Tutto pronto per il Premio Goccia D'Oro. Quest'anno molte novità
LARINO _Torna quest'anno la manifestazione “Goccia d'Oro”, il premio dedicato agli oli extravergine d'oliva della regione e organizzato dall'Arsiam (Agenzia regionale per l'innovazione e lo sviluppo dell'agricoltura in Molise) di Larino. ...

Risorse e prospettive in Molise: in campo le aggregazioni locali
Su proposta e coordinamento delle realtà diocesane della Consulta delle aggregazioni laicali, della Caritas e dell'Ufficio della Pastorale sociale e del lavoro, avrà luogo oggi pomeriggio il convegno “Risorse e prospettive in Molise facente parte del ...

Eolico devasta antichi percorsi tratturali, denuncia Ecodem
E' quanto denunciato oggi dagli Ecologisti democratici del Molise. Gli Ecologisti democratici sollecitano cittadini, agricoltori e amministratori di scendere in campo al fianco del Ministero dei Beni Culturali considerato l'unico ancoraggio certo nella ...

755 giorni per il pagamento di una fattura. Aziende molisane senza ...
Il Molise non sta messo meglio: il tempo medio di attesa per il pagamento delle fatture è di 755 giorni. Cosa significa per le aziende dovere aspettare oltre due anni per veder pagata regolarmente una fattura? Quali costi ha sulle imprese e sui ...

Bregantini: “Marchionne utilizza il ricatto” | Caffé Molise
Si schiera con gli operai della Fiat l'Arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Episcopale problemi sociali e lavoro. Lo fa commentando la ...

Nasce un comitato per la valorizzazione dei borghi d'eccellenza ...
... Agnone, Scapoli ed Oratino che preso spunto dal progetto interregionale "I borghi d'eccellenza" di cui partecipe la Regione Molise per volontà dell'allora assessore regionale Franco Giorgio Marinelli, coofinanziato dal ministero del turismo. ...

REGIONE MOLISE: VITALIZI REVERSIBILI ANCHE A FIGLI E GENITORI
Sono i vitalizi previsti per i consiglieri regionali del Molise che hanno cessato l'attivita' politica. Una sola legislatura di cinque anni e si ha diritto ad una cospicua indennita' per la vecchiaia (almeno 2500 euro al mese), grazie alla legge del ...

COSIMOL: RICONOSCIMENTI PER PROGETTI MOLISE IN BRASILE
CAMPOBASSO, 28 NOV - Le iniziative di cooperazione internazionale messe in campo dalla Regione Molise in Brasile, continuano a riscuotere interesse e successo. In particolare, quelle che da alcuni anni vedono i cooperanti molisani impegnati in ...

Mediterraneo delle Minoranze”: il progetto di Unimol e Provincia Il tema delle lingue e delle culture di minoranza, soprattutto negli ultimi anni, è entrato a pieno titolo nel complesso scenario della tutela e valorizzazione dei beni culturali, con un accento particolare su quegli aspetti immateriali della cultura fatti di pratiche, usanze, sistemi di relazione, costruzione e riproduzione costante del senso di appartenenza alle comunità e ai territori.

L’Europa dei giovani a Isernia Si è concluso il primo incontro tra studenti italiani e austriaci nell’ambito del progetto europeo “Wizard of...

Rapporto Svimez, preoccupato Falcione Il vice presidente dell’Associazione industriali del Molise raffredda l’entusiasmo di alcuni esponenti del centrodestra commentando i dati economici del 2010. Falcione sottolinea che emerge la conferma di un Mezzogiorno quasi fermo.”Il Pil è cresciuto solo dello 0,2 percento – afferma il vice presidente degli industriali molisani -  Il dato più preoccupante, però, riguarda l’occupazione, che a Sud è diminuita di circa 87 mila unità”. Falcione sottolinea, inoltre, che alla situazione generale dell’area, il Molise da un contributo negativo, “che non può non destare forti preoccupazioni – afferma -  il nostro Pil, infatti, nel 2010 è diminuito dello 0,6 percento; l’occupazione è scesa del 2 percento”. Falcione ricorda, inoltre, che la previsione di crescita del Pil nel 2011 è pari allo 0,1 percento.

100 anni fa moriva il fondatore della Banca di credito Cooperativo D'Abruzzo e Molise  Riscattare moralmente ed economicamente un intero territorio, incarnando lo spirito della Rerum Novarum di Leone XIII mediante l’ideazione della più antica Banca di Credito Cooperativo d’Abruzzo e Molise. È stato questo il fiore all’occhiello dell’intera esistenza di don Epimenio Giannico, il sacerdote fondatore nel 1903 di quella che si chiamava “Cassa rurale cattolica di depositi e prestiti S. Francesco d’Assisi”, di cui quest’anno ricorrono i cento anni della morte, avvenuta il 5 aprile 1911 ad Atessa, dove era nato nel 1852.....

Il tuo talento per il nuovo lavoro: Un progetto della FAP ACLI di Isernia Le ACLI e la Fap (federazione Anziani e Pensionati) di Isernia avvieranno il progetto Rigenerazioni dedicato al dialogo tra le generazioni e la vita attiva degli anziani. L'idea è quella di offrire una proposta di volontariato professionale agli anziani che vogliono contribuire alla riscoperta di antichi mestieri per favorire l'inserimento lavorativo dei giovani. "Vogliamo valorizzare il talento degli anziani per creare nuovo lavoro- afferma Pasquale Orlando,segretario nazionale della Fap ACLI - indicando un percorso di dialogo tra le generazioni. Abbiamo già creato una banca dei mestieri per valorizzare le competenze maturate nel corso della vita lavorativa dei nostri soci pensionati e aprire un  dialogo sociale sulla creazione di impresa e lavoro".........

Ad Isernia la mostra sull'emigrazione italiana  La giunta municipale di Isernia ha espresso parere favorevole alla richiesta d’ospitare la mostra dal titolo “Partono i bastimenti, l’emigrazione ita­liana nelle Americhe”, attualmente in corso al Se­nato e organizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del programma celebrativo per il 150° anniversario dell’unità d’Italia.La mostra sarà allestita nei locali di Palazzo Orlando a partire dal prossimo mese di novembre.

Colletta Alimentare, in Molise donate 38,31 tonnellate di prodotti   Nel corso della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, in Molise sono state donate 38,6 tonnellate di alimenti, raccolti da oltre mille volontari in oltre 100 punti vendita di tutta la regione. Si tratta di un risultato davvero ...

Larino, le arie del Risorgimento. Da Garibaldi ai briganti, dai moti alle guerre che hanno segnato il Risorgimento e il percorso unitario del Paese.Una storia che sarà ripercorsa attraverso i testi, le musiche e i canti che il coro polifonico Quod libet di Campobasso proporrà a Larino venerdì prossimo, 2 dicembre.Un'iniziativa pensata e promossa dal Rotary club di Larino, che con questo appuntamento chiude il ciclo di eventi organizzato per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'ItaliaDa Garibaldi ai briganti, dai moti alle guerre che hanno segnato il Risorgimento e il percorso unitario del Paese.......

 

                                                                                                                             

Dopo il primo libro: "Termoli dal periodo arcaico ai giorni nostri" pubblicato a dicembre del 2007 e "San Giacomo degli Schiavoni, date, avvenimenti e personaggi che hanno fatto la storia di S.Giacomo" pubblicato a marzo di quest'anno, è arrivato in libreria il terzo lavoro di Oscar De Lena dal titolo "Tèrmele…cóme jève bbèlle 'na vóte".

Trattasi di una raccolta di vecchie foto con brevi descrizioni storiche della Termoli dei primi del secolo scorso. In quest'epoca in cui si legge poco perché bombardati dai mass media che ci propinano solo immagini, l’autore ha pensato bene realizzare questo libro in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia per mostrare, in modo particolare ai giovani, come si presentava Termoli agli inizi del secolo scorso quando la cementificazione era ancor al di là da venire.  IN VENDITA PRESSO: odelena@alice.it

LIBRO DI RICETTE MOLISANE. Autore Franco Nicola

Finalmente é disponibile un libro di ''Ricette Molisane''  in lingua francese. Il libro ha come scopo di far conoscere ai Quebecchesi la cucina del Molise e la cultura molisana per incoraggiarli a visitare questa Regione d’Italia.  Le ricette sono quelle portate da Mamma Angelina in questo paese e che noi suoi figli abbiamo conservato gelosamente. Acquistate il libro rivolgendovi a l’autore: 514750 8993; oppure a business@amicomol.com

 

DA LEGGERE SUL MOLISE

  

CULTURA

Campobasso nel Calendario nazionale del Concorso di Talent Show School La città di Campobasso è stata inserita nel calendario nazionale del primo concorso canoro nazionale di talent show school denominato “Giromusica Italian School”. La macchina organizzativa è già all’opera da diverso tempo per scoprire nuovi talenti musicali in tutte le regioni italiane. L’evento prenderà il via a partire dal prossimo anno con la prima tappa che si svolgerà a Roma il 03 marzo. Unico nel settore discografico, televisivo e radiofonico a livello mondiale per genere, struttura, caratteristiche e tipo, “Giromusica Italian School” è il primo ed unico talent showschool al mondo di questo tipo e genere. Il “Giromusica Italian School” vuole divenire già dalla nascita il punto di riferimento per tutti quei ragazzi che aspirano a divenire cantanti professionisti.........

A Famiglietti del Molise Premio Nazionale Italia Nostra. Apprezzamenti di Petraroia Formulo i più sentiti apprezzamenti istituzionali per il conferimento del prestigioso Premio Nazionale di ITALIA NOSTRA 2011 “ Umberto ZANOTTI BIANCO” in ex-aequo al Dott. Gino FAMIGLIETTI, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise per la sua meritoria azione di tutela del patrimonio artistico, storico, archeologico, naturalistico e ambientale molisano e confermo la mia presenza alla cerimonia di consegna in programma domani presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”. Con l’occasione mi preme esprimere una nota di plauso per l’opera dell’Associazione ITALIA NOSTRA che in numerose e complesse vicende regionali inerenti la devastazione del territorio si è distinta per impegno ed abnegazione. .............

Inaugurata a Montenero la sede dell'Associazione La Fabbrica dei Sogni ...........Le principali attività che l’associazione intende promuovere sono: doposcuola, ludoteca, baby sitting, aiuto quotidiano nei compiti, laboratori didattici, attività ludico-educative e di supporto per diversamente abili, feste di compleanno e a tema, campi invernali e colonie estive. L’associazione dispone di un ampio e confortevole locale per lo svolgimento delle proprie attività, le quali saranno pianificate in accordo con le famiglie. Il personale altamente qualificato è coordinato dalla dott.ssa Monica Padula, specializzata in Programmazione e gestione dei servizi e dalla dott.ssa Mary Tascione, Educatrice professionale.

III Edizione rassegna corale diocesana “Cantiamo a Cecilia Si terrà domenica 27 novembre 2011 alle ore 16,30 la III Edizione della Rassegna Corale Diocesana “Cantiamo a Cecilia” presso la chiesa S. Maria della Croce a Cercemaggiore.Alla rassegna che vedrà la partecipazione di ben 15 cori delle parrocchie della diocesi di Campobasso-Bojano, sarà presente anche l’arcivescovo mons. GianCarlo Bregantini al quale il coro di voci bianche di Cercemaggiore riserverà una particolare sorpresa artistica, in suo onore. La rassegna, organizzata dall’Ufficio diocesano di musica Sacra guidato da don Giuseppe Graziano, è stata coordinata da Tiziana Martinelli. La direzione artistica e musicale è affidata al M° Sabina Mascia.

Click sulla tradizione, ecco i premia...Resi noti i vincitori del concorso fotografico promosso a Capracotta nell’ambito dei festeggiamenti in onore della...

Isernia scelta per iniziative V Giornata nazionale cultura popolare
Il convegno verrà aperto dagli interventi istituzionali del gover¬natore Michele Iorio, del rettore Giovanni Cannata, del sindaco di Isernia Gabriele Melo¬gli, del presidente della Provincia Luigi Maz¬zuto e del direttore della 'Fondazione Molise ...


 

                                                                                                                                          

 

Finocchio al forno

(4 porzioni)

 

Ingredienti

 

Due tuberi di finocchio

sale e pepe a gusto vostro

4, 5 cucchiai d’olio

100 g di formaggio pecorino

50 g di burro

 

Preparazione

 

Tagliate i tuberi dei finocchi in quattro, eliminando le parti dure, e fateli cuocere nell’acqua salata, per farli intenerire.  Eliminate dai tuberi  il superfuo dell’acqua e metteteli in un tegame adatto per il forno.  Per condirli aggiungete su i tuberi delle  nocette di burro e molto formaggio pecorino.  Basta ora che mettiate il tegame  al forno durante 20, 25 minuti, a 300 gradi, per poi servire il finocchio affianco  ad una ricetta di carne o di pesce

 DAL LIBRO DI ''RICETTE DEL MOLISE'' ,SCRITTO DA FRANCO NICOLA

E CHE POTETE RICHIEDERE AL 514- 750 8993 E business@#amicomol.com


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I Nostri Fratelli Abruzzesi

 

I costumi tipici Abruzzesi

 

La nostra conoscenza dei costumi tipici abruzzesi ha origine da un evento fortuito legato alla realizzazione di incisioni con scene di vita e costumi popolari del Regno di Napoli. Infatti, nel 1782 il re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, su suggerimento del marchese Domenico Venuti, decise di far ritrarre dal vero gli abitanti del Regno nelle loro "fogge di vestire più caratteristiche", per poi riprodurre le incisioni realizzate sui servizi di porcellana, allo scopo di rilanciare e dare nuovo impulso alla Real Fabbrica di Porcellana di Capodimonte da egli stesso creata e diretta allora dal Venuti. Per scegliere i pittori da inviare nelle varie Province del Regno fu indetto un concorso che vide vincitori gli artisti Saverio Della Gatta ed Alessandro D'Anna. La "missione", durata dal 1783 al 1797, fu in un secondo tempo portata avanti da Antonio Berotti (sostituitosi a Della Gatta) e dal giovane Stefano Santucci (che prese il posto di D'Anna), che proseguirono nel difficile compito di recarsi di persona nei paesi in cui le differenze di vestiario fossero significative, più caratteristiche e di rilevante effetto cromatico, peregrinando così nelle impervie (e in alcuni casi poco sicure) regioni del Regno. I documenti a noi pervenuti sono lacunosi ma ci permettono di tracciare le diverse tappe del percorso seguito dai "regi disegnatori": si trattò di una ricognizione capillare durata una quindicina d'anni che portò gli artisti in Abruzzo agli inizi del 1790 (e fino al '93) per riprodurre dal vero i costumi e i paesaggi tipici della regione............

 

 Circa quaranta anni dopo (1832) si pubblica a Napoli la raccolta "Costumi diversi di alcune popolazioni de' Reali Domini di qua dal Faro", composta da trentanove acqueforti realizzate dai disegni di Giacomo Milani e dalle incisioni di Raffaele Aloja, di cui ben ventinove raffiguranti costumi abruzzesi e molisani.  Altra importante pubblicazione è quella di Bartolomeo Pinelli, che, pur non essendosi mai allontanato da Roma, con la sua "Raccolta di cinquanta costumi li più interessanti delle Città, Terre e Paesi, in province diverse del Regno di Napoli" del 1814 ha dato un decisivo impulso allo sviluppo dell'iconografia del costume popolare, includendo ben venti acqueforti di costumi abruzzesi nella sua opera. A queste opere "maggiori" vanno aggiunte quelle dello Sgroppo, di Ferrari e di diversi pittori minori, nonché le incisioni e litografie colorate e le acquetinte realizzate da M. F. Damame-Démartrais a Parigi. Sebbene nel passaggio dalle incisioni alle tempere questi artisti abbiano quasi sempre profondamente trasfigurato la realtà del mondo rurale, eliminando gli aspetti più drammatici in favore di una rappresentazione idilliaca e serena, i particolari riguardanti gli abiti e i monili indossati dai sudditi del Regno si sono mantenuti sostanzialmente fedeli agli originali registrati sul campo. Tutto sommato, dare una definizione iconografica precisa di un tema così variegato, come appunto quello del costume popolare della regione Abruzzo, non è opera facile; se, infatti, dal punto di vista iconografico molte raccolte ci vengono in aiuto, non esiste un'opera completa dal punto di vista bibliografico e della ricerca storica, o un inventario dei capi del vestiario popolare, che ci permetta di ricostruire perfettamente il complesso mosaico delle fogge di vestire della nostra regione............

 

Capita spesso che in una stessa famiglia o località coesistano fogge di vestire diverse sia per linee che per colori, in relazione soprattutto alle condizioni economiche delle persone e all'età, anche se spesso gli elementi dell'abbigliamento mantengono la loro struttura originaria. La maggior parte di queste differenze è dovuta in modo particolare ai contatti e agli interscambi economici e culturali che coinvolgono soprattutto i paesi situati nelle conche e nella fascia costiera, mentre più conservativi restano i comuni delle zone centrali abruzzesi, soprattutto quelle del Gran Sasso e della Maiella. Così come i paesi situati in aree decentrate risentivano maggiormente dalle influenze dei territori limitrofi: ad esempio la Marsica fu più soggetta agli influssi delle fogge ciociare che a quelle napoletane.  La struttura economica abruzzese ha comportato anche il livellamento, comunque non totale, del costume popolare maschile. Infatti, la maggior parte degli uomini era costretta ad emigrare stagionalmente nelle regioni vicine, perchè impegnata nella pastorizia o nell'esercizio di attività artigianali. Di conseguenza il costume maschile, sottoposto a continui stimoli innovativi, comincia a perdere la sua identità in un lento processo di omologazione che coinvolge sia le forme dei singoli capi del vestiario che gli elementi decorativi. È anche da tener conto l'ipotesi della Colaiacovo secondo la quale "gli uomini in fatto di eleganza non sono mai stati troppo ricercati o amanti della singolarità, per cui il loro costume è stato sempre uguale in tutti i paesi",. Non altrettanto può dirsi del costume femminile che è invece più conservativo e fedele alle fogge tradizionali, anche per il fatto che la donna resta quasi sempre in paese ed è quindi poco soggetta a contatti e scambi culturali con altre località. Le costanti evoluzioni del costume in Abruzzo furono condizionate anche da fattori climatici, che portarono variazioni non solo cromatiche ma anche stilistiche.

 

Possiamo quindi affermare con certezza che non esiste un abito tradizionale abruzzese, così come non esiste il canto o la danza abruzzese. Esistono tante espressioni diverse in una Regione che ha avuto una storia complessa e tanti usi e costumi stratificati con tante varianti, influenzata dalle condizioni locali. Tuttavia possiamo affermare che il vestiario femminile della Regione Abruzzo è riconducibile a pochi tipi base sui quali poi ogni paese, ogni popolo e persino ogni gruppo familiare, ha sovrapposto le caratteristiche locali. Dopo aver premesso, quindi, che quasi ogni paese d'Abruzzo, seppur piccolo, ha un suo costume particolare, proviamo a delineare qualche caratteristica comune. Prima di tutto è da sottolineare come il costume maschile sia sempre meno appariscente e ricercato di quello femminile.  Per esso elementi comuni sono dati da una giacca che scende a metà coscia di panno blu o marrone con gilet sottostante derivati dalla marsina nobiliare settecentesca, così come i calzoni al ginocchio. Spesso troviamo un'alta fascia avvolta in vita di tessuto di colore contrastante. Ai piedi le "ciocie" i cui lacci si legano intorno ai polpacci coperte da grosse calze di lana bianca o scarpe di cuoio con fibbia d'argento. Sul capo un cappello a tesa larga o a cono ornato con nastri e fibbie nel caso dei brigante o degli zampognari. i. I costumi femminili, pur nella loro diversità, presentano elementi comuni quali: un'ampia e lunga gonna e sottogonna, il corpetto, la camicia di tela candida, maniche rimovibili da portare sopra la camicia con una serie di ganci o lacci per collegarli al corpetto, grembiuli ornati da merletti o nastri e il copricapo. La stoffa era tessuta in casa dove il telaio, custodito con molta cura, era un elemento immancabile in tutte le cucine, anche le più umili. L'impiego di tessuti di lana (per la cui produzione Scanno era assai nota nei secoli scorsi) risulta ovviamente più frequente nei centri montani..............Un discorso particolare necessita il copricapo che assume fogge diversissime a seconda dei paesi. Originale quello di Pratola Peligna, realizzato con un fazzoletto rimboccato che si pieghetta in modo armonioso, e ancor più quello di Scanno che ha attirato l'attenzione di molti studiosi. Ad Introdacqua le donne portano sul capo un grosso asciugamano, come in uso nelle campagne romane, che nella stagione invernale si arricchisce di una stoffa pesante, ripiegata, per lo più di colore rosso scarlatto  Dal sito web: ''Rete della Cultura Abruzzese''.

 

 

 Oggi l'Abruzzo 

 

CULTURA

Dialoghi d'Amore San Valentino - Il Museo delle Ambre ha ospitato una kermesse di personalità di spicco del mondo dello spettacolo e dell'arte all'interno della manifestazione "Dialoghi d'Amore". Arti a confronto, pittura e narrativa, unite da un unico comune denominatore: l'Amore. 

Io esco...e tu ?  Pescara - Presentazione ad ingresso libero “Io esco … e tu?” - Corso di Filosofia Attiva con un linguaggio chiaro ed accessibile a tutti , edizione in 8 incontri, lunedì 28 novembre 2011 ore 18.30 “IO ESC...

Al via la rassegna 'Invito al Teatro'  Fossacesia - Appuntamento i primi tre venerdì e le prime tre domeniche di dicembre, per un totale di sei spettacoli, al Teatro Comunale di Fossacesia con la prima rassegna "Invito a Teatro" curata dal Teatro del Krak di Ortona, cofinanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti.... 

Patini, iniziative culturali  Castel di Sangro - Continua il successo di visite alla grandiosa opera di Teofilo Patini “BESTIE DA SOMA” presso la Pinacoteca Patiniana , Palazzo de Petra. L’opera, di proprietà della Provincia dell’Aquila, e presente in città - dice una nota - grazie all’impegno del consigliere provinciale....

Glass, Trasparenze opalescenti. Pescara - Domani sera, ore 21.00, l’Aurum si animerà grazie alle suggestioni evocate da Glass trasparenze opalescenti, fortunata produzione de L’Uovo Teatro Stabile di Innovazione che questo autunno è l’evento centrale del progetto di valorizzazione del patrimonio [...]

Mostra - Dove 'favole e sogni son pianura e roccia' Antonio Di Pillo (1909-1991) uno scultore abruzzese in Puglia. La mostra, a cura di Clara Gelao, è dedicata allo scultore abruzzese Antonio Di Pillo, nato a Pratola Peligna,in provincia dell' Aquila, nel 1909, del quale ricorre il ventennale della morte. Di Pillo, dalla personalità affascinante e complessa ed il cui percorso artistico si svolse tra il natio Abruzzo, Trinitapoli e Roma, ebbe con la Puglia un rapporto speciale, che si riflette nei soggetti di molte delle sue opere. La rassegna offre un' elegante esemplificazione delle stesse, eseguite in bronzo e/o terracotta (nudi, busti,teste-ritratto), oltre ad una selezione di disegni e ad una singolare indagine fotografica. Sono esposte, inoltre, come suggestivi entr'actes, alcune opere di altri maestri (Gaetano Martinez, Pino Conte, Michele Depalma) che presentano evidenti analogie con la produzione di Di Pillo.

Premio Nazionale  Giorgio Gaber. Il Teatro Stabile di Grosseto insieme alla Fondazione Giorgio Gaber hanno indetto, per l'anno scolastico 2011/2012, la III edizione Premio Nazionale Giorgio Gaber per le nuove generazioni "Libertà è partecipazione" a cui possono partecipare gli Istituti d'Istruzione di ogni genere e grado del territorio italiano, ad eccezione di quelli per l'infanzia, e tutti quei soggetti culturali (associazioni, compagnie) senza scopo di lucro.......

"LAME DEL RISORGIMENTO" Mostra intitolata "Lame del Risorgimento": un'esposizione di materiali risorgimentali (dal 1848 al 1870) riecheggianti per forme e stile oggetti di epoca romana e preromana dal civis romano al civis risorgimentale, simili per ideali e accessori militari. Sono intervenuti il dott. Glauco Angeletti, Direttore del Museo camplese, e l'ing Gabriele Giovannini, Sindaco di Campli.

Mirabilia d'Abruzzo  Descrizione - L'associazione culturale Akedà, in collaborazione con la Regione Abruzzo, ha realizzato “Mirabilia d'Abruzzo”, un'esclusiva applicazione iPhone e iPad dedicata all'arte, alla cultura e all'enogastronomia abruzzesi...

Giornata di studio dedicata al padre domenicano Padre Benedetto ...
Grande erudito e insigne storico della cultura religiosa domenicana, strenuo difensore della presenza dei Domenicani a Teramo, L'Aquila e in tutto l'Abruzzo, Padre Benedetto Carderi fu autore di numerosi libri tra cui:“I Domenicani a L'Aquila”, ...

Teramo, presentata la mostra “Ashby e l'Abruzzo
Teramo, 27 nov 2011 - Il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, davanti a una gremita Sala San Carlo, da poco ristrutturata dopo i danni subiti dal terremoto, ha presentato la mostra “Ashby e l'Abruzzo”, giunta alla sua ultima tappa presso il Museo Civico ...

“La voce di 'na squacciafichere”, Irma Cauli a Martinsicuro
MARTINSICURO – La cultura e le tradizioni abruzzesi protagonisti domenica 27 novembre (ore 18) alla Torre di Carlo V con “La voce di 'na squacciafichere”, la raccolta di poesie dialettali di Irma Cauli. Le tradizioni popolari, il territorio e il ...

Virtual museum of photografy Il sito è un museo virtuale della fotografia in cui è possibile visionare foto di luoghi e paesaggi abruzzesi, nonché foto che documentano tradizioni popolari della regione Abruzzo.

Il portale dei pittori abruzzesi dell'Ottocento e del primo Novecento La pittura abruzzese dell'Ottocento annovera alcuni grandi, indiscussi maestri talora addirittura capiscuola (la genia dei Palizzi, Francesco Paolo Michetti, Teofilo Patini) accanto a una schiera altrettanto nobile e di personalità artistiche che considerare "di seconda linea" sarebbe ingiusto e improprio.

 

SOCIETÀ

Cultura del progetto: l'Abruzzo alla conquista dell'Europa
... in grado di inserirsi nella rete europea, anche se partono dal territorio. Anche la competizione è europea, quindi la qualità deve essere altissima, è necessaria competenza e attenzione». Cultura del progetto : l ' Abruzzo alla conquista dell ' Europa.

ABRUZZO/TURISMO: DI DALMAZIO, NO LOCALISMI MA POLITICHE DI SISTEMA
Questo il tema della tavola rotonda che si e' tenuta questa mattina, presso il Citta' Sant'Angelo Village, alla presenza dell'assessore al Turismo della Regione Abruzzo, Mauro Di Dalmazio. ''Il quadro a tinte fosche della situazione nazionale, ...

In Abruzzo mutui per mandare i figli all'università
In Abruzzo l'ammontare medio di denaro chiesto per questo tipo di mutui è di 111.500 euro. E' un'ulteriore conferma della difficoltà economica della regione. E' dell'altro ieri la notizia dell'aumento, in un anno, da 30 mila a 33 mila delle persone ...

PSR Abruzzo 2007-2013 - Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 della Regione Abruzzo Informazioni e documenti relativi agli interventi del Programma di Sviluppo Rurale 2007/2013 - PSR Abruzzo cofinanziati dall'Unione Europea.

Osservatorio del PaesaggioIl sito ha la funzione di far conoscere al pubblico l'esistenza dell'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio naturale e costruito, renderne noti gli scopi, le finalità, i lavori. Nel sito sono presenti 7 pagine tra cui una dedicata alla catalogazione dei Beni Culturali Minori ed un'altra all'Atlante dei paesaggi....

Osservatorio Sociale Regionale

Il sito fornisce notizie e informazioni rivolte al cittadino: archivio dati; notizie dalla Regione; mappa dei servizi; documentazione; normativa.

 

 

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 L'ITALIA E GLI ITALIANI

 

 

''Per un cambiamento della politica economica in Italia ed Europa che rilanci domanda, al Parlamento della Repubblica Italiana e alle forze politiche

Pubblicato da Adam Vaccaro NEL SITO MILANOCOSA

 

In questo difficile momento il paese ha bisogno di un governo autorevole che agisca con determinazione sia all’interno che nel quadro europeo e globale. Pur non nascondendo le gravi responsabilità che competono a buona parte della classe dirigente nazionale per non aver saputo attuare politiche che favorissero lo sviluppo del paese, la stagnazione dell’economia italiana nell’ultima decade trova la sua principale spiegazione nell’ambito del contesto macroeconomico europeo, e in particolare nell’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi.

La crisi europea e il suo aggravamento, in particolare con l’attacco ai titoli del debito pubblico italiano, trovano la loro origine in questa assenza e sono solo parzialmente riconducibili alla progressiva caduta di credibilità del governo sinora in carica. La mancata iscrizione tra i compiti della Banca Centrale Europea del tradizionale ruolo di prestatore di ultima istanza nei confronti dei debiti sovrani ha contribuito ad esporre all’attacco i titoli del debito italiano e di altri paesi europei. Le misure intraprese dai paesi dell’Eurozona per sostenere i debiti sovrani, e in primo luogo il cosiddetto Fondo Salva-Stati, risultano del tutto insufficienti anche per i debiti delle economie più piccole, e a maggior ragione per quelli dei paesi più grandi. Per di più le misure di restrizione dei bilanci pubblici che vengono richieste in cambio di quegli aiuti hanno aggravato la recessione e la stessa crisi finanziaria nei paesi beneficiari. Attualmente l’Eurozona è senza una bussola. Per l’opposizione del paese più forte, nell’ultima riunione del G-20 essa ha persino respinto la proposta di una emissione di Diritti Speciali di Prelievo da parte del Fondo Monetario Internazionale a sostegno dei debiti sovrani sotto attacco. Sono in gioco la sopravvivenza dell’Unione Monetaria e del Mercato Unico, e la stabilità economica europea e globale...

Da Franco Pinerolo, fonte:  CONTINUA

 

 

 Mezzogiorno dell'animo Pubblicato da Adam Vaccaro

 

Mezzogiorno dell’animo: Anatomie del dolore.

Mezzogiorno dell'animo, Enrico Pietrangeli,

 CLEUP - nov.2011, pagg.100, euro 12,00

 

La nuova silloge poetica di Enrico Pietrangeli dal titolo “Mezzogiorno dell’animo” si suddivide in dodici sezioni compiendo un ciclo sul dolore con testi perlopiù compilati a partire dall’epilogo di un altro ciclo, quello della scorsa rassegna estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione da cui prende spunto lo stesso incipit del libro e che, per il secondo anno consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi. A seguire viene riportata una nota critica al testo realizzata da Letizia Leone.

Ciò che colpisce ad una prima lettura della raccolta poetica di Pietrangeli “Mezzogiorno dell’anima”, è la precisione con la quale l’autore indica il percorso lungo il sentiero polveroso del dolore, puntellandolo con cartelli, indicazioni, pietre miliari, quasi a voler ordinare e governare le tappe di certe percezioni emotive ed abrasioni della coscienza. Come la tassonomia di un rigoroso scienziato dell’anima dei primi del novecento, il poeta indaga, classifica, contestualizza all’interno di griglie, la terra barbara di un “sentire”, anzi dell’essere dolorosamente nel mondo: dal Prologo del dolore, passando per Agnosticismo, Contrappunto, Metamorfosi, Anamnesi, ma anche Fobie, Scherzi, Epitaffi, fino all’Epilogo e alla Traduzione del dolore. Una ricca declinazione ancorata di tanto in tanto in auto-giustificazioni esistenziali dell’io, come quando il dolore diventa qualcuno che ci vive accanto, coinquilino silenzioso ma invadente. Allora l’esperienza viene legata ai ceppi del minimalismo quotidiano e di questo dolore, apoditticamente, si dichiarano le generalità:

Il dolore è una malandata // pentola lasciata sul fuoco, // distrattamente, mentre ero //  fuori, a rifornirmi di sigarette.

Ma l’anamnesi, in questa diagnostica impietosa, non può esulare dal riferire all’ipotetico medico in ascolto, (e l’ombra della guarigione aleggia in più punti del libro), tutte le oscillazioni di una coscienza in bilico tra interiorità e alterità. Il libro ha il ritmo di queste oscillazioni tra meditazioni personali, squarci di vita vissuta e considerazioni su un destino cosmico di metamorfosi:

…dovrò scegliere // se morire d’inverno, sotto il gelo // oppure sopravvivere perendo //in un altro strato di legname, // nella corteccia di una bara // che, lentamente, tutt’intorno // nell’esigua luce s’estende. 

Ma di questo dolore se ne vogliono cogliere tutte le prospettive anche attraverso le diverse modulazioni stilistiche dei testi e accanto ai toni elegiaci, se serve, si sfruttano le possibilità della prosa inserendo l’antipoesia del grottesco, come nella sezione “Prosimetro del dolore” dove l’attenzione si focalizza sulla parabola di vita di una mosca da putrefazione. A seguire brillano certi “Scherzi del dolore” dove la forma si modella agevolmente anche sull’anagramma. E non a caso la chiusura è siglata da una traduzione che vuole consegnarci le parole di un bellissimo “Madrigale della morte” di Francisco de Icaza, traduzione, dunque, nel senso di esplicazione e testimonianza di una familiarità con la morte e con il senso di caducità del ” bello” che appartiene ad ogni poeta.

Alla fine della lettura giungiamo a consapevolezza che questi testi sono il viatico di chi, esiliato, non cede alla rassegnazione o alla rinuncia, perché “Itaca” non è utopia del sogno ma meta ultima che si fa origine e inizio, azione o opera, valore fondante da cui ripartire…E ci resta la

Il dolore non è premessa // alla rinuncia, ma oltrepassare // la porta, quella del cuore. // Proemio // Con ciclo inverso e diverso, // altra ruota girerà sul verso, // l’incompiuto giro d’una pausa // in attesa di un moto perfetto.

Di Letizia Leone. nella Rivista on line ''Associazione Culturale Milanocosa'' 

 

 ECONOMIA: VERSO UN DISASTRO ?

 

 Da Franco Pinerolo : http://documentoeconomisti.blogspot.com/

Documento degli economisti. Al Parlamento della Repubblica Italiana e alle forze politiche. Per un cambiamento della politica economica in Italia ed Europa che rilanci domanda, sviluppo e occupazione.

2011, quale futuro per l'economia italiana? | Diritto di critica  

10 gen 2011 – Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2011 si preannuncia difficile per l'Italia: l'inizio dell'anno porta con sé notizie e statistiche utili per.

Rehn da Monti: "L'Italia può farcela" Merkel-Sarkozy: "Se crolla ...
"Ho sempre amato la cultura italiana, da ragazzo leggevo i libri di Guareschi e mi piace pensare che sia Don Camillo che Peppone sosterrebbero oggi il governo Monti...", ha esordito con un battuta il commissario (VIDEO). "L'Italia - ha aggiunto ...

Crisi, un disastro se l'Italia fallisse. Un sollievo se a fallire fosse la ...  

22 nov 2011 – Economia ./adv/site/economia-cobranding.html ... Ma il fallimento dell'Italia non rappresenterebbe un disastro per l'intera Europa? Credo di sì ...

MONTI MALE MINORE dopo il Berlusconismo ma il disastro è in

atto ...  notiziegenova.altervista.org/.../3031-monti-male-minore-dopo-il-...10 nov 2011 – E' ovvio che se le dimissioni di Berlusconi fossero state favorite molto prima dei risultati nefasti che son stati raggiunti dell' economia italiana e ...

Via libera a Monti oppure sarà disastro sui

mercatiilcorriereblog.it/economia...economia.../5877-via-libera-a-monti-opp...12 nov 2011 – E ormai lo sanno anche i sassi: l'Italia è troppo grande per potere fallire senza guasti per l'insieme dell'economia occidentale; ma è anche ...

Italia, tre settimane prima del disastro  www.giornalettismo.com/.../italia-tre-settimane-prima-del-disastr... -

Italia8 nov 2011 – Il mercato delle obbligazioni e quei 340 miliardi che ballano L'Italia ha appena ... e la bancarotta del debito italiano, con l'apocalisse dell'euro. ...

Default Italia / Quanto tempo ci resta...  www.defaultitalia.it/Default

Italia, un conto alla rovescia per gli ultimi 100 giorni dell'economia italiana come predetto dagli economisti mondiali. ... Meno di 100 giorni al fallimento ...

La scommessa Monti per salvare l'Euro - AffarInternazionali  www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=190814

nov 2011 – Il deflagrare autunnale della crisi economica italiana e Il sostanziale ... cioè salvare se stesso e, così facendo, evitare il fallimento dell'Uem. ...