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COMUNICAZIONE MOLISANI

 

 

Da leggere questa settimana in questa pagina

 

Rivisitiamo il Passato

Donato del Galdo : I contadini di S. Giuliano 100 anni fà

G.Villari,J.Gianfrancesco : Il costume delle donne di Roccamandolfi

 

Il Molise e i Molisani

Franco Nicola : Società e cultura

 

I nostri Fratelli Abruzzesi

Dal web,Primadanoi iT : Tre giovani ricordano la guerra

Franco Nicola : Abruzzo cultura e società

 

L'angolo dell'emigrato

Oscar de Lena : L'emigrazione a S. Giacomo tra 1892 e 1924

Nicoletta Lafratta : Tu che da San Giacum te ne si jute, poesia

 

L'Italia e gl' Italiani oggi

Francesco Troiano : Biografia di Aldo Palazzeschi

Dal web, Italiaca : Biografia di Paolo Conte

 

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 RIVISITIAMO IL PASSATO

 

 

 Chi erano i contadini delle campagne di San Giuliano di Puglia,100,150 anni fà?

Di Donato del Galdo

 

 

Tra i contadini impegnati nei lavori nella zona di Montecalvo, (agro di San Giuliano di Puglia),vi erano quelli con fissa dimora nelle masserie.  Essi erano i piccoli e medi proprietari, pochi erano i mezzadri, molti erano i fittavoli.  Ad essi si univano i salariati fissi, i mesaroli, ingaggiati l'otto settembre di ogni anno, per la custodia delle pecore e delle vacche  e per i lavori di aratura con i muli e con i cavalli.  Altre persone affluivano nelle campagne e nelle masserie, i piccoli propetari di singole quote di terreno, i braccianti per la coltivazione e compartecipazione del granone, dei ceci e delle fave.  E la loro presenza durava diversi giorni, nelle varie epoche di coltivazione e di raccolto dei cereali.

 

 

Tra i contadini impegnati nei lavori nella zona di Montecalvo, (agro di San Giuliano di Puglia),vi erano quelli con fissa dimora nelle masserie.  Essi erano i piccoli e medi proprietari, pochi erano i mezzadri, molti erano i fittavoli.  Ad essi si univano i salariati fissi, i mesaroli, ingaggiati l'otto settembre di ogni anno, per la custodia delle pecore e delle vacche  e per i lavori di aratura con i muli e con i cavalli.  Altre persone affluivano nelle campagne e nelle masserie, i piccoli propetari di singole quote di terreno, i braccianti per la coltivazione e compartecipazione del granone, dei ceci e delle fave.  E la loro presenza durava diversi giorni, nelle varie epoche di coltivazione e di raccolto dei cereali.

 

Le condizioni dell'ambiente erano dure per tutti, per il lavoro, per il mangiare, per il dormire.  Durante la notte occorreva sdraiarsi sui sacchi pieni di paglia, messi uno accanto all'altro sul selciato della masseria o sul terreno battuto... Il più delle volte si alloggiava nello stesso locale adibito a stalla per i muli, i cavalli, gli asini.  Le persone più stanche dormivano, altre invece, passavano la notte senza dormire.  Ci si sdraiava sui sacchi di tela pieni di paglia, vestiti, tanto per riposare dalla fatica fatta durante le lunghe ore del giorno e per non rimanere all'addiaccio.  E si attendeva il levare del sole per far ritorno al lavoro. Il pensiero era di terminare al più presto il lavoro in corso, onde fare ritorno al paese e non rimanere più a dormire nelle masserie.

 

Altri lavoratori che tribolavano ancora di più per le condizioni disagiate del lavoro e dell'ambiente, erano i braccianti agricoli.  Il periodo della mietitura e della trebbiatura richiedeva nel suo lavoro un maggior numero di braccia.  Il lavoro di mietitura e di trebbiatura era pesante e faticoso.  Il caldo bruciava d'estate.  L'acqua era poco buona, attinta nei pozzi, ove la gente vi affluiva a decine e decine.... .. Le sorgenti di acqua corrente erano ben poche, nella zona cosi vasta.  La fontana in mezzo al tratturo.  Unica e rara. La fontana di don Nunzio, cosi chiamata, scavata nel letto del torrente di S. Croce.  Poi vi erano piccole fontane in fondi privati.  ricavate dallo scavo del terreno in posti da prosciugare che davano evidenti segni di presenza dell'acqua.  Queste piccole fontane nel periodo di maggiore necessità diventavano sorgenti di prelievo per tutti i lavoratori presenti nelle contrade per ragioni di lavori nei campi.

 

Al mattino, subito dopo esserci alzati dai duri giacigli, o usciti dai fienili o dalle pagliere, e la sera, subito dopo staccato il lavoro, si cercava qualche rigagnolo, o piccolo condotto di acque derivate dai terreni prosciugati, per potersi lavare le mani e il viso.  Per ristorarsi.  E qualora l'acqua era invitante perché abbondante e pulita, ci si lavava a dorso nudo, perché il giovamento dato all'organismo fosse maggiore......Capitava di tornare da Montecalvo dopo che il tempo aveva già iniziato a piovere e le possibilità di tornare nei campi a lavorare, per quel giorno, non vi erano.  Allora si decideva di far ritorno a casa in paese.  Si attendeva uno sprazzo di tempo calmo per partire.  Giacché la durata del percorso da fare a piedi non era mai meno di un'ora a dir poco.  Il tempo riprendeva a piovere, cosi ci si bagnava da cima a fondo, con tutti i vestiti che si avevano in dosso.  Né poteva esser l'ombrello o il mantello a ripararci.Dal  libro ''Vita di Contadini'' di Donato del Galdo, 1981, Edizioni Enne.

 

 

IL COSTUME DELLE DONNE DI ROCCAMANDOLFI  Di Giovanni Villari e Joe Gianfrancesco

 

Fare la storia di un costume significa fare la storia di un paese, una comunità, in quanto nell’analisi di ogni abbigliamento locale si concentrano aspetti sociali, economici e culturali di un paese che si esprime e si manifesta nel modo di abbigliarsi. Il costume di Roccamandolfi è ritenuto dagli esperti uno dei costumi tradizionali più belli d’Italia, non solo in virtù della bellezza estetica ma anche soprattutto per il valore antropologico e culturale che racchiude l’abito stesso unitamente ai copiosi monili che lo corredano. Le antiche fogge locali subirono tra l’800’ ed il 900’ numerose modifiche, alcune delle quali stravolsero i modelli originali. Anticamente l’abito variava  nei colori (marrone, blù, vinaccia) e  negli ornamenti, in base allo stato civile di chi lo indossava ma finì con il trascorrere del tempo con l’uniformarsi in un unico colore: nero, indice di eleganza e di raffinatezza. Presso il Museo Nazionale delle Tradizioni Popolari di Roma si conserva un esemplare da coniugata.

Il capo fondamentale che caratterizza l’abito è il copricapo detto “mappa”  di cotone bianco per le nubili, nero per le vedove e di panno rosso per le coniugate. Di forma trapezoidale viene posta leggermente di sbieco sul capo, in modo da proiettare una leggera ombra sul viso. Quella delle coniugate  è ornata da un gallone in oro filigranato e marginata da un merletto bianco. Nell’800’ la “mappa” fu ricamata a punto croce mentre agli inizi del 900’ fu introdotto un grazioso motivo floreale che diede maggior eleganza non solo alla mappa ma all’intero abito.

La “mappa “ è arricchita  con uno splendido spillone d’argento dal pomo lavorato artisticamente in filigrana, elemento fallico per forma  e posizione sul capo le cui dimensioni variano dai 35 ai 65 cm, il cui peso può sfiorare 1 kg. Dono dello sposo nel giorno delle nozze, risultava tanto più grande e pesante quanto più egli era ricco.

Il corpetto fu il primo capo che subì radicali modifiche, nell’800’ fu dotato di bretelle larghe, abbastanza da accogliere dei ganci d’argento detti “ciappe” a modo di fibbia la cui funzione era quella di collegare la parte bassa alle spalle, l’allacciatura era praticata sui fianchi tramite stringhe incrociate a crociera. Il corpetto che seguì con l’avvento del secolo successivo fu attillatissimo, con scollatura ovale in modo da permettere la vista della pettorina della candida camicia ricamata ad intaglio in sintonia con il colletto, chiuso davanti, sul seno, tramite gancetti nascosti, ornato con gallone a riporto delle maniche staccate dalle spalle, per permettere maggior movimento e far fuoriuscire gli enormi sbuffi della camicia. Nella parte bassa della schiena, al di sotto del punto vita, presenta un rotolino di stoffa la cui funzione è quella di allentare il peso della gonna, per le donne meno prosperose serviva ad arrotondare i fianchi.

La gonna, dello stesso tessuto del corpetto e delle maniche, lunga fino alle caviglie, anticamente era confezionata con una plisettatura particolarissima detta “a organetto” , sostituita successivamente con un nuovo sistema di drappeggio a pieghe meno strette e profonde, che si muovono sui fianchi per congiungersi dietro, al centro, in un piegone baciato. Per le grandi occasioni come il matrimonio veniva arricchita da una delicata fascetta di seta monocolore lungo tutto il margine, sormontata a distanza da una trina barocca dorata e da una fila di gallone. Il grembiule posto davanti laddove la gonna è liscia, era di panno di lana di colore verde, viola, blù o marrone, lungo circa quanto la gonna con la parte superiore rovesciata in avanti. Era il simbolo di protezione del sesso. Infatti toglierselo o farselo togliere in pubblico significava prostituirsi. Lungo tutto il perimetro veniva impiegato un nastro di seta policromo, con motivi floreali e ornitologici, proveniente dall’antica fabbrica di seta di S. Leucio (CE), insieme a trine e galloni. Con l’evolversi del costume sull’abito, interamente nero, tale modello fu sostituito da uno più elegante di linea diritta, di raso o di seta in tinta, arricchito sul ventre con lavorazione a nido d’ape e ornato da un merletto o passamaneria con tasca laterale per accogliere un sontuoso fazzoletto.

Numerosi monili arricchiscono ulteriormente il costume, tra essi il pezzo più importante è il laccio, un lungo filo d’oro portafortuna usato anche dalla classe gentilizia borghese, dotato di un gancio scorri - nastro che ha la facoltà di scorrere lungo i due fili della collana. Le nubile lo appuntavano sul grembiule a destra, le coniugate a sinistra, simbolo di cuore libero o impegnato.

La collana  più vistosa è la cannaccha a grani vuoti ma voluminosi, pertanto leggeri a forma di sfera ovoidali o di barilotto. Essa termina con un ciondolo detto “presuntuosa o cemmeraglia”,  che per la costante presenza di piccoli triangolini in oro lucido accostati in ritmica sequenza, pare una stella con al centro due cuori simbolo d’amore o una nave simbolo del viaggio da intraprendere insieme con la vita matrimoniale.

Gli orecchini si preferivano a forma di boccole o di pendenti, ad essi erano attribuiti poteri apotropaici e terapeutici se dotati di elementi che generavano tintinnio. Le spille, dalle svariate forme ( forbici, chiavi, ancore ……), erano usate per coprire il primo bottone della camicia, appuntare il laccio e inoltre se ne mettevano tante sulla mappa in base al numero dei capi di corredo portati in dote. Un testo di Giovanni Villari e Joe Gianfrancesco

Altri costumi  tradizionali molisani

 


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NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

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PIETRABBONDANTE  “L’opera ingegneristica moderna, rispettosa ed integrata con l’ambiente e particolarmente adatta ad conservare e a rendere fruibile il grande patrimonio culturale del Sannio, e di Pietrabbondante in modo particolare, è forse uno degli esempi più concreti dell’importanza dell’autonomia regionale e del valore immenso che essa rappresenta per il futuro di questa terra e di chi ci vive. ....

TERMOLI  Si terrà da oggi lunedì 22 fino a domenica 28 agosto 2011, nei locali del Castello Svevo di Termoli, la nuova personale fotografica curata da Giovanna De Benedictis, visibile al pubblico dalle ore 21 alle ore 24. La mostra, già inserita nel palinsesto dell’Estate Termolese 2011, sarà strutturata in due diverse sezioni: La prima, è il risultato ottenuto dalle foto di scena effettuate durante le riprese del cortometraggio intitolato: “L’ultima follia”; un progetto interamente girato nel Basso Molise che verrà presentato al pubblico ad ottobre 2011. Durante la permanenza dell’esposizione sarà comunque possibile assistere al trailer del cortometraggio......

MOLISE  Atlante castellano del Molise.  unedì prossimo, alle ore 17, presso il Palazzo della Provincia, verrà presentato il volume “Atlante castellano del Molise. Castelli, Torri, Borghi fortificati e Palazzi Ducali”, realizzato dall’Istituto italiano dei Castelli – sezione Molise, con il patrocinio dell’assessorato regionale al turismo.Un’opera che racchiude una catalogazione di strutture castellane, fortezze, borghi, cinte murarie e palazzi ducali presenti in Molise, .......

TERMOLI  Oggi a Termoli si inaugura la prima galleria temporanea di arte contemporanea. Solo per un mese infatti sarà aperta a Termoli la “Temporary gallery”: il tempo di un breve passaggio che punta a dare il senso della vicinanza, a stimolare la voglia di possesso, di oggetti e opere d’arte contemporanee. L’inaugurazione di questo progetto assolutamente innovativo, frutto di esperienze maturate tra Europa e Stati Uniti ma con il cuore in Molise, avverrà a Termoli alle ore 21, in corso Umberto I, n. 79......

ISERNIA  La prima è andata. Buon afflusso di pubblico per l’esordio della settima edizione della Canzone d’autore. Dieci, le canzoni ascoltate ieri sera per la prima delle tre serate della kermesse canora. Pensata dal Comune di Gabriele Melogli e dalla Pro Loco di Roberto Bucci. Studiata dal direttore artistico Dario Salvatori e presentata dalle molisanissime Mariolina Simone (di Isernia) e Daniela Terreri (di Agnone), ormai volti noti delle tv nazionali. Ieri mattina, davanti alla sede della Pro Loco pentra, è andata in scena la conferenza stampa di presentazione dell’evento. ......

MOLISE  Domani, martedì 30 agosto, alle ore 17,30 presso l’aula del Consiglio regionale del Molise, sarà presentato il volume 'Molise e Molisani tra Ottocento e Novecento', curato da Sergio Bucci per la Palladino editore e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio regionale del Molise. L’opera contiene la ristampa analitica dei testi: Questioni agricole e Giacomo Caldora nel suo tempo e nella posteriorità, di Giambattista Masciotta; Elementi biografici intorno al generale Gabriele Pepe raccolti dal nipote Marcello Pepe; Molise e Molisani: bellezze, monografie, biografie, medaglioni di Vincenzo Fonzo; Viaggio nel Molise di Francesco Jovine..... 

ISERNIA  La canzone italiana d'autore.Matteo Sperandio e Q-Artet (per una notte trio) sono i vinci¬tori della settima edizione del concorso musicale “La canzone italiana d’autore”. Il ternano Sperandio e i suoi musicisti hanno proposto “L’amore originale”, un brano apprezzato dalla giuria sia per il testo che per l’arrangiamento, con un apparato stru¬mentale costituito da violino, pianoforte e contrabbasso.Seconda s’è classificata l’abruzzese Lara Molino con la can¬zone “Pomponio”. ..........

BOIANO  Spettacolo medievale in città. “Gente nuova della mia terra, dopo mille anni avete voluto saper chi siete. Beh, queste sono le radici della vostra storia presente. L’eredità che vi lascio è l’onore di un illustre nome”. Con queste parole il conte Rodolfo de’ Moulins, italianizzato in “di Molisio”, con la voce del doppiatore italiano di Arnold Schwarzenegger, Alessandro Rossi, rievoca le gesta del conte normanno, titolare della Contea di Bojano, che diede il nome alla Regione Molise.

MOLISE   Una scrittrice molisana, quasi dimenticata. «Lina Pietravalle! Chi era costei?», avrebbe sicuramente esclamato con stupore Don Abbondio, il celeberrimo personaggio dei “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, in veste moderna, leggendo per la «prima volta» il nome di questa scrittrice del Novecento che tutt’ora risulta ancora «sconosciuta» o forse la risposta più plausibile «dimenticata». .....

CASACALENDA  Verrà inaugurata domani pomeriggio, 4 agosto, alle ore 18 la mostra fotografica «Terra Nostra» di Guerino Trivisonno che resterà aperta fino al 13 agosto presso la Sala consiliare del Comune di Casacalenda (corso Roma, 78). Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti Trivisonno e il sindaco di Casacalenda Marco Gagliardi che ha messo a disposizione gli spazi del Municipio per l'esposizione di 50 opere del fotografo molisano.

SAN BIASE  Di terra in terra correnti migratorie di San Biase, il titolo: l'esodo e le sue cause, gli arrivi nelle terre di destinazione e i rientri definitivi, le tematiche; luce su storie antiche e recenti, racconti di vita personale e collettiva, riflessioni sui cambiamenti, sostrati economici, le questioni affrontate......

 

                                                                                                                                      

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TERMOLI  Il volto di rosa e lo sguardo basso, umile, pudico: la Madonna della Purità, una delle prime opere, all’entrata dell’episcopio, cattura l’occhio attento del visitatore. Non a caso il particolare del viso della Vergine, che si staglia nel dipinto del XVI secolo, in un tondo incorniciato in un quadrato proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Colletorto e appartenente all’ambito di Teodoro D’Errico, è ritratto nella locandina e fa da copertina ai cataloghi della mostra. ........

TEVENNA  Artigianato a tavenna. Verrà inaugurata il prossimo 2 settembre alle 19 l’ottava edizione dell’"Artigianato... a Tavenna". Dopo l’apertura degli stand espositivi seguirà alle 20 la sagra della carne alla Irene, curata dall’Avis N. Muretta - Tavenna, e il concerto in serata delle Pecore Nere Dire Straits. Stesso copione per il 3 settembre che invece, in serata, ha in programma lo spettacolo di Nduccio. Alle 17.30 sia del 2 che del 3 sono inoltre in programma giochi per bambini.

TERMOLI  Opere teatrali di spessore per grandi personaggi che hanno fatto la storia del palcoscenico, riuscendo a trascinare il pubblico nella magica dimensione del teatro: è questo quello che Ugo Ciarfeo, regista molisano, è riuscito a regalare ai suoi spettatori in questi anni. Dieci per l’esattezza. Un arco di tempo che gli ha consentito di divenire una sorta di motore trainante per il mondo della cultura teatrale bassomolisana. Era il 2001, infatti, quando rientrato nella sua terra “da pensionato”, decise di mettersi alla prova.....

CAMPOBASSO  IL Molise tra storie e leggende.  Domani, mercoledì 31 agosto, alle ore 18 presso l’aula del Consiglio regionale del Molise, sarà presentata la ristampa de Il Molise tra storia e leggenda, opera prima dello storico Renato Lalli.....

ISERNIA  Patrto dei sindaci dei comuni isernini.  “Un’iniziativa importante, attraverso cui realizzare l’apposito Programma che entro il 2020 impegna gli stati membri d’Europa a ridurre le emissioni di CO2, aumentando, nel contempo, almeno del 20% il livello di efficienza energetica e almeno di un altro 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile sul totale del mix energetico”.

MIRABELLO  Festa del tricolore. Si terrà dall'1 all'11 settembre la Festa Tricolore di Futuro e Liberta' a Mirabello (non quello molisano ma quello in provincia di Ferrara). Un occasione importante perché durante l'edizione dell'anno scorso, caratterizzata da un entusiasmo e da una partecipazione incredibile, iniziò quel percorso che da li a poco avrebbe portato alla nascita del nuovo partito di Gianfranco Fini........

BOIANO  Esposizione W. Genua. Nel corso del vernissage, il giornalista e poeta Giuseppe Pittà ha definito la biografia di Walter Genua come una vita fatta interamente di sospensione e di sogno. Infatti Walter Genua, come ha affermato l'architetto Emilio Natarelli, anche nella sua ricerca artistica più recente, pur adottando uno sguardo disincantato e indagatore della realtà contemporanea, resta sempre ancorato alla mitografia classica e a un linguaggio squisitamente metafisico........

FILIGNANO Concorso di fotografia.L'associazione Pro Loco "Mainarde" di Filignano, con il patrocinio del Comune di Filignano, dopo il grande successo della prima edizione del concorso 

fotografico dedicata alle bellezze paesaggistiche del Comune, organizza quest'anno la 2° edizione ispirandosi al tema dell'emigrazione e del viaggio inteso come percorso di conoscenza e di crescita, inevitabilmente iniziatico e sempre verso l'origine....

SALCITO Lina Pietravalle, scrittrice. «Lina Pietravalle! Chi era costei?», avrebbe sicuramente esclamato con stupore Don Abbondio, il celeberrimo personaggio dei “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, in veste moderna, leggendo per la «prima volta» il nome di questa scrittrice del Novecento che tutt’ora risulta ancora «sconosciuta» o forse la risposta più plausibile «dimenticata». Eppure, questa straordinaria figura «leggendaria» della nostra letteratura italiana del secolo scorso, autrice di numerosi scritti oltre ad essere stata una stimata ed apprezzata collaboratrice di quotidiani e di periodici a livello nazionale e amante quest’ultima degli «usi e costumi» della sua terra d’origine, il Molise. .....

MOLISE  Il Molise tra storia e leggenda. Domani, mercoledì 31 agosto, alle ore 18 presso l’aula del Consiglio regionale del Molise, sarà presentata la ristampa de Il Molise tra storia e leggenda, opera prima dello storico Renato Lalli. l volume, edito dalla Regia edizioni con il patrocinio della Presidenza del Consiglio regionale del Molise, continua ad essere – nonostante siano trascorsi quarantacinque anni dalla stesura dei testi – una insostituibile testimonianza dei riti e delle tradizioni particolari di centinaia di comunità della nostra regione....

RICCIA  L’estate di Riccia non si ferma mai. Sabato 27 agosto è toccato al consueto Palio di Sant’Agostino accendere il ricco programma degli appuntamenti con il divertimento e la tradizione in paese. Nello specifico, quella in onore di Sant'Agostino si tratta di una festa patrocinata dalla Pro-Loco di Riccia, ed è la festa patronale del paese. Sabato pomeriggio è andato in scena il classico Palio di Sant’Agostino (organizzato dalla Pro-Loco e ......

CAPRACOTTA  La notte delle note . Continua la stagione estiva capracottese con i tanti appuntamenti del cartellone allestito dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale. Gli appuntamenti più attesi saranno nella giornata di oggi,  16 agosto, con musica no stop. Per tutti i gusti e per tutte le età.Si inizia nella mattinata alle ore 11,00 con il concerto di “Musica ad Alta Quota”,  con la Compagna Brass Exambre che si esibirà sulla montagna di Monte Capraro, alla Località Coppo della Madonna,.......


 

 

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 L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

 

L’Emigrazione in Italia ed in particolare a S. Giacomo negli anni 1892- 1924
Tratto da un’indagine sull’emigrazione sangiacomese
di Oscar De Lena

 

                                                                       

Tu che da San Giacum te ne si jute

 

Pe tanda mutive e tanda ragione

ti ni vutaje da stu pajese d'ore.

A capmonde, qome dici tu

j truvète a fatije, ti fatte na chèse,

na famije e na pusizione.

Ogne ann d' estète arvì

p t n jì au mère a divertì.

Ma quand pirl che mè,

non sciuscilijè, ne spaccuniè,

parle sangiacumèse come mè,

pcchè tu li sì, ghe canosce a tè e tu a mè.

 

Dal sito: http://sangiacomomolise.altervista.org/

                                                                          

 

 

Ti si forze scurdète di quand' a fème

tnève "u sapore de pène e cpolle"?

Pe quilli poca jume arrnttite

i pann du sangiacumèse

e ne 'nd scurdè che chi ta misse

a u monn e a tande fatijète pe tè

a San Giacume stè

e notte e jum pènze a tè.

Perciò, quand pù,

lasce ogne da fè.

Scapp da quella cittè,

pije u prime trène

e vill'arrvedè.

                                                  Di Nicoletta Lafratta

 


Tra il 1876 ed 1980 circa 26 milioni di italiani abbandonarono i loro paesi per trasferirsi in America, Australia ed Europa. Fu uno dei più grandi esodi di un popolo nella storia moderna.Di questi, quasi 6 milioni scelsero l’America, New York, the big apple, la grande mela, come veniva chiamata questa città, che poteva dar da mangiare a tutti.
Quando ero piccolo e vivevo ancora a S. Giacomo spesso mio nonno Oscar seduto sotto il camino nelle fredde serate invernali, mentre aspirava boccate di fumo dalla sua pipa, raccontava a noi nipoti dei suoi viaggi e degli anni vissuti in America spesso citando qualche parola in inglese, ..quel poco che ricordava. Vi era rimasto per circa dieci anni. Era partito la prima volta nel 1921, qualche anno dopo la fine della grande guerra, quando l’economia dell’Italia era ridotta al lastrico e, sbarcare il lunario specialmente quando bisognava sfamare parecchie bocche, non era facile...
Tornò dall’America una prima volta dopo quasi cinque anni per ripartire subito dopo qualche mese. Poi nel 1930 tornò definitivamente al suo paesello per trascorrere il resto della sua vita con mia nonna e suoi tre figli, tra i quali mio padre. Questi suoi racconti, che da ragazzo mi sembravano delle favole, mi spinsero dopo la sua morte, ad indagare, a cercare di saperne di più come aveva fatto a raggiungere l’America, con che nave, con chi, dove aveva vissuto, come aveva vissuto. Fu così che grazie anche ai mezzi oggi a nostra disposizione: computer sempre più potenti e veloci, Internet e quant’altro la scienza ci offre, decisi di fare delle ricerche non solo su mio nonno, ma su tutti i suoi paesani che avevano fatto le sue stesse esperienze lasciando S. Giacomo per migliori lidi e scommettere su un futuro migliore per loro e per i loro figli…Ma come faceva, una persona, che cento anni fa non si era mai mosso dal suo paese e senza conoscere una parola d’inglese a raggiungere l’America? Dall’Italia ci si imbarcava quasi sempre dal porto di Napoli insieme ad altri paesani. Qui, mentre le navi lasciavano il molo si sentiva l’eco delle struggenti canzoni come S .Lucia luntane e Partono i bastimenti…

Con i pochi bagagli al seguito: qualche fardello legato con lo spago, una valigia di fibre e di cartone ed il passaporto appena rilasciato dalle autorità competenti. La destinazione a bordo della nave era quasi sempre quella della terza classe;dove ricevevano in consegna: due gamelle, un bidoncino per il vino, un sacchetto per il pane e 10 fasce per materassi. Brodo, farinate di ceci, maiale in gelatina e zuppe era il menù della terza classe; per gli aristocratici della prima classe, raffinati menù venivano preparati giornalmente dagli chef di bordo. Il costo del biglietto variava tra le 100 e le 150 lire. Ce lo ricorda anche la canzone: “….mamma mia dammi cento lire che in America voglio andare”Nei primi del novecento quando questo fenomeno dell’emigrazione andava crescendo anno dopo anno, un operaio a S. Giacomo guadagnava circa 2 lire e mezzo al giorno …quando riusciva a fare qualche giornata.La giornata lavorativa era di 11 ore, sabato e qualche volta domenica compresa. Il pane costava 35 centesimi al chilo, l’olio una lira e 15 centesimi più o meno come un chilo di carne. Furono queste le motivazioni che indussero parecchi a lasciare i propri paesi per destini migliori…A metà dell’ottocento i velieri impiegavano 57 giorni per collegare Napoli all’America; ma già nei primi anni del 900 con le nuove navi a motore come quelle con cui viaggiarono i nostri antenati: Re d’Italia, Madonna, S. Giusto, Conte Rosso, Roma, Dante Alighieri, …..la traversata si era ridotta a soli 13 giorni; in un mese la nave doveva compiere un’andata e un ritorno.
il costo del biglietto Napoli – New York tra il 1880 ed il 1924 era passato da 15 a 30 dollari. Le ore a bordo le passavano a guardare l’immensa distesa dell’oceano, a ripensare ai propri cari lasciati al paese, alla vigna abbandonata…agli ulivi che non sarebbero stati più raccolti…al sapore della propria terra che non si può dimenticare….A bordo non mancavano momenti di allegria quando, insieme ad altri passeggeri di altri paesi italiani, si inventavano giochi per poter sorridere; si faceva: la gara dei "mangiatori di spaghetti a mani legate" o una gara di equilibrio per restare in piedi su un bidone che rotolava sulla tolda della nave.

                                                
<>Guardando le poche foto di quel periodo non si nota opulenza, né c'e' sfoggio di ricchezza alcuna. C'e' però una straordinaria dignità e una malinconia di fondo, soprattutto nei volti dei bambini e delle donne. Dal nostro piccolo paese nel trentennio che va dal 1892 al 1924 partirono per New York ben 290 persone. Per un piccolo paese che ne contava ca. 900 quasi un terzo della popolazione era emigrata.Questo è il numero di persone che con tanta pazienza e in tante nottate trascorse a fare le ore piccole al computer collegandomi con il sito Internet di Ellis Island ho rintracciato nei registri di sbarco.Delle 290 persone, quasi tutti di giovanissima età, ci sono 85 diversi cognomi: questo stà ad indicarci che almeno un componente per famiglia era emigrato. Alcuni di questi cognomi esistono ancora, altri ormai sono divenuti cittadini americani non più presenti nell’anagrafe del nostro paese.Cito solo alcuni dei cognomi di nostri paesani emigrati che ho rintracciato sui registri di sbarco ad Ellis Island:

Alberico, Albino, Alessandro, Altieri, Amicone, Angelucci, Barone, Belvedere, Biondelli, Bosco, Bucci, Caccavalle, Candeloro, Candigliotti, Caruso, Chilleri, Cianci, Ciccarone, Cocco, Colaneri, Concetto, Console, Consorte, Conte, D’Adamo, D’Alessandro, D’Amario, D’Auria, De Lellis, De Lena, Di Lena, De Virgilis, Di Cecco, Di Foglia, Di Girolamo, Di Giorgio, D’Ippolito; Di Mirco, Di Salvatore, Di Tilla, Di Toro, Di Virgilio, D’Orso; Fabrizio, Galasso, Garzella, Ippolito, Lafratta, Lallo, Lannutti, Leone, Lizzi, Loreto, Luciani, Luciano, Mancini, Mastromonaco, Maurizio, Meccia, Menna, Miletti, Miticocchio, Moscatelli, Murazzo, Pellicciotti, Perfetto, Perrotta, Pesce, Pilli, Ricci, Romolo, Rosati, Rossi, Sciarretta, Silvani, Tancredi, Terpolilli, Tittoferrante, Traglia, Valentini, Valentino, Vena, Verdastro, Vitelli.  Quando il 1° di marzo del 1921 mio nonno con la nave S.Giusto partì da Napoli per l’America, altri 12 compaesani erano presenti con lui sulla nave: Di Lena Oscar di 41 anni; Vena Isidoro 72 anni; Di Salvatore Teresa 44 anni; D'Amario Carmela 16 anni; D'Amario Francesco 17 anni; D'Amario Anna 7 anni; D'Amario Antonia 17 anni; Galasso Federico 27 anni; Rossi Michele 24 anni; Miticocchio Teresa 49 anni; Luciani Giuseppe 14 anni; Luciano Raffaele 16 anni; Terpolilli Corradino 18 anni. Ma dove la colonia dei sangiacomesi si stabilì preferenzialmente in America ?In un piccolo paese della Pensylvania: PITTSTON, a circa 200 Km da New York ed altrettanti da Filadelfia.

Questo paese della contea di Lucerne era famoso per le sue numerose miniere di carbone; fu così che i nostri paesani, abituati a vivere nei campi assolati delle nostre campagne, dovettero adattarsi ad entrare per tante ore al giorno al buio delle lunghe gallerie, a scavare con il piccone montagne di carbone che poi dovevano trasportare nei depositi all’esterno delle gallerie.Non erano i soli italiani presenti in questo paese; da Gualdo Tadino ( PG ) arrivarono a Pittston qualche migliaia di persone e alcune centinaia ne arrivarono da S. Cataldo e Montedoro ( CL ) dove, avendo chiuso le solfatare, centinaia di minatori si trovarono senza lavoro e si aggiunsero così anche loro ai nostri paesani. 

Oggi a Pittston le miniere, dopo una lunga serie di incidenti che hanno fatto anche tanti morti, sono state chiuse e, le generazioni che si sono succedute, godono di un discreto benessere. Tutti sono ancora attaccati al paese di origine e, l’attuale sindaco, è un avvocato, il figlio di un ex emigrante di Gualdo Tadino con cui Pittston è gemellato.Qui a S. Giacomo, forse non tutti lo sanno, ma la lapide ai caduti della prima guerra mondiale che potete vedere all’ingresso del paese, inaugurata nel lontano 1922, fu realizzata proprio con le rimesse dei nostri compaesani residenti a Pittston.Fu con queste rimesse che i nostri padri e le nostre madri ebbero la possibilità di vivere, studiare, di farsi una loro vita in Italia evitando la dura esperienza dell’emigrazione. Due anni fa, ad uno dei tanti siti Internet americani che parlano di emigrazione, inviai una foto di mio nonno con altri paesani quale contributo dei sangiacomesi al benessere dell’economia della nazione americana. L’anno scorso ho ricevuto una E-mail da parte di una novella scrittrice americana: Stefania Longo di Scranton, distante 15 chilometri da Pittston.  Si era appena laureata in Lingua Italiana ed era stata invitata dai suoi professori a scrivere un libro sull’emigrazione italiana in quell’area.Stefania mi chiedeva l’autorizzazione ad usare le mie foto per il suo libro.Il libro è stato pubblicato la scorsa settimana e sono in attesa di riceverne copia. Nel mio piccolo, penso di aver dato anch’io un contributo a che i sacrifici di questi nostri parenti e compaesani non siano stati vani e, concludo questa ricerca sul tema dell’emigrazione ringraziando tutti gli altri sangiacomesi che, con il loro lavoro, hanno lasciato un'impronta indelebile nei paesi che li ospitavano e continuano ad ospitarli, incidendo profondamente nel tessuto sociale, ma anche nella struttura economica, nelle tradizioni e nella memoria popolare.

Quando la mia amica scrittrice mi invia le sue E-mail usa chiuderle con questa frase:
"È proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante."
Oscar De Lena, Anno 2004

 

 
 

                                                                                                                                                                                                     

 L'ITALIA E GL' ITALIANI

Evasione, Comuni arruolati svelano redditi ANSA.it - ‎1 ora fa‎ROMA - Il fisco arruola sempre più i comuni nella lotta all'evasione. A loro spetterà una quota sempre più alta degli incassi e, per favorire i controlli, potranno decidere di rendere pubblici i redditi dichiarati dai loro cittadini. ...

 Congresso Eucaristico, ultimo summit in Regione per la commissione“La nostra comunità ha dimostrato grandi doti organizzative, di responsabilità e generosità – sottolinea Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche e commissario delegato per il Congresso - Tutto ciò che è stato fatto sin qui testimonia il grande impegno di tutte le persone coinvolte nell’organizzazione del XXV Congresso Eucaristico Nazionale, persone che hanno dato il massimo per far sì che questo grande evento abbia la migliore riuscita”. Presente all’incontro a Palazzo Raffaello anche il capo dipartimento della Protezione Civile nazionale, il prefetto Franco Gabrielli. “Sono qua per plaudire e ringraziare”, dice, mentre il delegato della Cei Vittorio Sozzi sottolinea l’importanza del Congresso Eucaristico nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità italiana.

http://www.gomarche.it/news.php?newsId=311215 Si apprestano alla partenza i 12 marchigiani che quest’anno parteciperanno alla 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’iniziativa, promossa localmente dal Circuito marchigiano CGS-ACEC “Sentieri di Cinema”, si inserisce nel percorso che, da quasi 30 anni l’Associazione nazionale CGS (Cinecircoli Giovanili Socioculturali) propone durante la prestigiosa manifestazione cinematografica lagunare: una proposta formativa laboratoriale che confluisce nell’assegnazione (da 15 anni) del Premio “Lanterna magica”, riconosciuto dalla Mostra.                                                                  

                                                  

Papa: arte porta aperta verso infinito Borsa Italiana - ‎3 ore fa‎(ANSA) - CASTEL GANDOLFO, 31 AGO - Le creazioni artistiche sono uno dei ''canali'' che possono condurre a Dio: l'arte, infatti, ''e' come una porta aperta verso l'infinito, verso una bellezza e una verita' che vanno al di la' del quotidiano''. 

MiTo SettembreMusica 2011. Il programma di Milano, giorno per giorno mentelocale.it - ‎4 ore fa‎Torna per la quinta edizione MITO SettembreMusica, in programma dal 3 al 22 settembre. Tantissimi gli eventi in programma tra la Lombardia e Torino: dal cinema al teatro, passando per i più disparati generi musicali: pop, rock e jazz. ...

Comuni virtuosi 2011 Il premio “5 stelle” va a Castellarano Il Fatto Quotidiano - ‎27/ago/2011‎Fra i 32 Comuni iscritti al bando quest'anno un premio speciale è andato all'amministrazione di questo paese in provincia di Reggio Emilia particolarmente eccellente nelle cinque categorie di gara: gestione del territorio, impronta ecologica, rifiuti, ...

                                                                                                               

AGOSTO
 
Nella calma che fu di tutti
e ormai comprata illegale dai furbi
ciabattando i turisti irritano
guai a guinzaglio dei residenti

Vocii di bambini in cattività liberate
radunano tormenti ai vecchi
notai al pomeriggio
stilano testamenti su scacchiere
s’immaginano feretri scettri
e si giocano sguardi sgranati
premiati e puniti al lascito

Sotto ombrelloni a specchio
i Politici rimettono nuovi fili
al rosario di carni roventi
rotolate ai piedi

                                                                                                                                          

Su guide di Bibbie VIP
donne all’amo del tempo di spalle
mediano con creme incensate
litigi sotto bussole di nasi smagnetizzati
nella valle del
seno
tra natiche a bucce d’arancia
e visi a scorza di cocomero

Qua e là cartelli allusivi
a Buddismo occidentale
..si accettano anche
cani..
e qualche bestiola osserva
la foto canina e perplesso come a dire
…non è una novità
il decreto solo aggiunge
anche la specie a quattro zampe

Mike Svarovsky
Da:Destini E Presagi
www.santhers.com

 

Biografia  di Aldo Palazzeschi


Aldo Palazzeschi (pseudonimo di Aldo Giurlani) nasce nel 1885 a Firenze. Nel 1902-03 frequenta la scuola di recitazione diretta da Luigi Rasi. Il suo primo volume di versi, apparso nel 1905, è “I cavalli bianchi”, cui seguono “Lanterna” (1907) e “L’incendiario” (1910). In essi, il crepuscolarismo perde certe connotazioni languorose, proprie ad esempio d’un Corazzini, per “sostituire il lazzo al sospiro, contro il sospiro” (E.De Michelis). Nel frattempo, egli stringe rapporti con i futuristi fiorentini e milanesi, pur se il suo contributo al movimento avrà sempre forme peculiari e poco ortodosse. E’ del 1911 “Il Codice di Perelà”, forse il suo esito più rilevante. Nel 1914, la rottura con Marinetti ed il futurismo prelude pure al suo allontanamento dal nazionalismo e dal fascismo: il romanzo “Due imperi... mancati” (1920) fotografa il suo atteggiamento antiinterventista. Dei lavori successivi, meritano menzione “Stampe dell’Ottocento” (1932), tutto sul filo della memoria; “Le sorelle Materassi” (1934), all’insegna di un’immalinconita ironia; “Il palio dei buffi” (1936), in un’ottica di deformazione del reale. Nel 1941 si trasferisce a Roma, ove si spegne nel 1974, dopo avere licenziato altre opere di minore importanza.
“Il poeta si diverte / pazzamente / smisuratamente / non lo state a insolentire / lasciatelo divertire / poveretto / queste piccole corbellerie / sono il suo diletto”. In questi versi, è possibile rinvenire l’originalità dell’approccio palazzeschiano nell’ambito della letteratura nostrana del primo ‘900: codesta rivendicazione del divertimento, peraltro, si traduce in  forme di sperimentalismo assai più radicali di quelle dei futuristi suoi compagni di strada (in verità, per un periodo assai breve: già nel 1914, il Nostro dichiara infatti su “Lacerba” di non sentirsi più futurista). Espressa con vigore dapprima nelle raccolte poetiche, la pungente vena palazzeschiana si concretizza al meglio nel romanzo “Il Codice di Perelà”, allegoria amara e scorata, che prende a tratti l’aspetto di un calco della vita di Gesù. L’insieme di novelle e bozzetti, sospeso sul crinale del grottesco, di “Stampe dell’Ottocento”, anticipa l’altro grande risultato di quegli anni, “Le sorelle Materassi”, dove il modulo verista è ibridato con buffe ed intenerite annotazioni. Nelle fatiche successive, da “I fratelli Cuccoli” (1948) alle novelle de “Il buffo integrale” (1966), sino ai romanzi “Il doge” (1967), “Stefanino” (1969), “Storia di un’amicizia” (1971), la felice vena espressiva sua faticherà a trovare i giusti sentieri.Di Francesco Troiano

Biografia di Paolo Conte


Seguendo la tradizione forense famigliare, si laurea in legge all’Università di Parma, ma la sua vera passione è la musica, soprattutto il jazz: con il proprio quartetto incide, infatti, l’EP di standard per la RCA “The Italian Way To Swing” (1962). Autore di canzoni per diversi artisti, nel 1967 raggiunge la popolarità firmando “La coppia più bella del mondo”, gran successo di Adriano Celentano. Dipoi, licenzia vari brani famosi, per Enzo Jannacci (“Messico e nuvole”), Caterina Caselli (“Insieme a te non ci sto più”), Patty Pravo (“Tripoli ‘69”) e molti altri. Debutta con un album che porta il suo nome nel 1974: sono più d’una le composizioni notevoli, da “Sono qui con te sempre più solo” a “La fisarmonica di Stradella”, fino a quella “Onda su onda” già proposta da Bruno Lauzi. Eguale titolo pel secondo disco l’anno seguente, ove a spiccare son le stupende “Genova per noi”, “Chi siamo noi?” 

 

 
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