Save up to 70% on last second travel deals!


RIVISITIAMO IL PASSATO

 

                                                                                                                                                                                                                                                             INTRODUZIONE

 

Carissimi  lettori di Comunnicazione Molisani, durante gli ultimi dieci anni siamo passati attraverso diverse tappe.  Abbiamo esplorato insieme la Regione Molise sotto numerosi aspetti.  Abbiamo esplorato insieme le pianure, le montagne, i fiumi e i laghi, le oasi e le coste e siamo rimasti incantati dinanzi a tante bellezze.  Abbiamo esplorato insieme ognuno dei nostri abitati, le città ed ognuno dei nostri paesetti, assaporandone la storia, le tradizioni e ammirandone i monumenti, i personaggi, il folklore e le sagre.  E poi più tardi, abbiamo approfondito i temi che caratterizzano la nostra regione e il nostro popolo, temi cosi numerosi che mi é impossibile enumerarli tutti.  Debbo ringraziare i lettori che mi hanno espresso sempre il loro interesse, ma debbo pure ringraziare diversi collaboratori che hanno scritto per voi in questa newsletter.

 

Vorrei andare più innanzi con questo progetto.  Vorrei presentare a voi che siete nati nel Molise soggetti che vi farebbero rivivere un  passato che avete conosciuto e vorrei col progetto far conoscere sopratutto questo passato ai nostri Molisani che sono nati all'estero e che hanno ancora molto attaccamento ai nostri luoghi natali.  Ma per realizzare questo progetto ho bisogno della vostra collaborazione.  Sono sicuro che ognuno di voi conserva qualche ricordo importante del suo paese, della sua famiglia, degli anni di lavoro, della partenza all'estero, degli anni vissuti in paesi stranieri.  Perché non far conoscere tutto ció ad altri molisani?  Fateci rivivere i vostri ricordi ! Basta mandarmi i vostri scritti a questo indirizzo ( informazione@amicomol.com ) e sarete pubblicati su questa pagina.  Grazie antecipatamente per la vostra collaborazione.

 

 UNA VASTA RACCOLTA D'INFORMAZIONI ON LINE SUL MOLISE, di Franco Nicola

 



 

 

                                                                                                                                                                                                                                                  

BONEFRO COME ERA 
''Amor mi mosse che mi fa parlare''. Dante
 (Un testo del Dott. Nicola Picchione)
 

L’individuo che perde la memoria perde una parte di sé; perde le sue radici. Così è per un popolo. Radici non come nostalgia ma come base sulla quale poggia la vita dell’uomo come individuo e come parte di una comunità.


Partendo da questa considerazione, mi sembra di porre all’attenzione di chi condivide la stessa idea alcune note di ricordi di Bonefro. Penso che fissare nella memoria sia compito di quelli della mia generazione, di chi ha avuto la ventura di assistere dal dopoguerra i rapidi mutamenti della nostra società: ciò che abbiamo conquistato (il benessere; l’avanzata tecnologia) e ciò che abbiamo perduto. Noi abbiamo avuto questo singolare privilegio, di vedere innovazioni – non solo tecnologiche- che in precedenza avrebbero richiesto molte generazioni.   
La mia passione per la fotografia mi ha insegnato che ciò che oggi può sembrare banale fotografare, col tempo diventa una testimonianza importante. Abbiamo talvolta l’illusione che il presente non debba passare e che ciò che udiamo e vediamo debba ripetersi a lungo. Invece passa velocemente ma non inutilmente: crea il futuro.

 


Il nostro piccolo paese ha seguito inevitabilmente questi mutamenti che hanno indotto variazioni notevoli nella vita quotidiana: alcune che sembravano regole assolute e che avevano dominato per secoli i nostri antenati sono scomparse in breve tempo così come sono mutati i costumi e la stessa lingua dialettale.  L’autore di questo sito, Nicola Lalli, cui dobbiamo essere grati per l’ottima idea e la sua realizzazione, mi ha suggerito di provare a scrivere qualche annotazione su Bonefro com’era.     Queste note non hanno alcun significato “storico”. Bonefro ha avuto la ventura – purtroppo non adeguatamente apprezzata- di aver avuto uno studioso di notevole valore che al suo paese ha dedicato molti anni di ricerche: i libri di Michele Colabella sono una fonte preziosa e completa della storia e della cronaca di Bonefro (il loro valore va molto più in là del ristretto studio del nostro paese). Queste note vogliono soltanto ridare un sapore ad alcuni aspetti della vita di Bonefro nel dopoguerra. Ricordandoci come eravamo possiamo capire meglio come siamo. 

 

Non sono uno scrittore ed è molto improbabile che riesca a rendere l’impressione di quel mondo ormai scomparso e far rivivere lontane atmosfere e sentimenti. Chiedo scusa, perciò, a quei pochi che avessero la pazienza di leggere le mie brevi future annotazioni. Troverà manchevolezze e non concorderà con alcune affermazioni. Esse sono soltanto uno schizzo rapido, grossolano, soggettivo. Non troverà  analisi ma solo qualche ricordo, piccoli lampi della memoria.  Esse non seguiranno un ordine preciso ma soltanto la maniera con la quale si affacciano alla mia memoria. Vorrei parlare un po’ alla volta di come Bonefro si presentava, come viveva la gente nel bene e nel male: chi ha nostalgia pensi alla miseria e ai disagi di allora; chi non era ancora nato dovrebbe sapere ciò che di positivo c’era.


Credo che sarò tentato anche di raccontare qualche esperienza personale nel tentativo di inquadrare meglio quell’atmosfera. Forse sono stato l’ultimo dei medici  di vecchio stampo a Bonefro, a dover fare un po’ di tutto in quei primi anni del mio lavoro. Anche questo fa parte di Bonefro com’era con i suoi aspetti positivi e negativi. Poi passai all’alta tecnologia specialistica ma mai più ho avuto l’intensità di quei rapporti umani che mi sono entrati per sempre nel cuore e che mi riportano a Bonefro con amore ogni volta che posso.... ....Spero  che questa rubrica susciti interesse: potrebbe diventare un piccolo deposito di ricordi, considerazioni, descrizioni di ambiente di fatti di personaggi. Ovviamente, senza mai invadere la riservatezza (quella che oggi si chiama privacy).  Dott. Nicola Picchione
 
 



                                                                                                                                                                                                                                                    

ARMANDO MANZO. LA STORIA DI UNA PARTENZA.
(Ma una storia di Tutti gli Emigrati),di Mina Cappussi
 

 

Lo sguardo è quello un po’ triste di chi non ha mai dimenticato quella “partenza”, nonostante i tanti anni trascorsi, la Vita che è andata avanti, riservandogli “un posto di onorabilità” nella società argentina. Armando Manzo, commerciante di abbigliamento, originario di Duronia, in provincia di Campobasso, è tornato in Italia per l’attuazione del progetto di interscambio sportivo finanziato dalla Regione Molise, Servizio per i Molisani nel Mondo, invitato a partecipare ai lavori del Consiglio dei Molisani nel Mondo come membro del Direttivo dell’Unione Regionale del Molise di Mar del Plata, di cui è presidente Esteban Manzo.

Quando Armando comincia a raccontare, nell’ambito del progetto AGORA’ MEDIAPOLIS UN MONDO D’ITALIANI, si vede che quella storia ce l’ha impressa nel cuore. Giovanni Manzo e Incoronata di Pierno, originari   di Duronia, partirono nel 1952. Prima era partito il papà, appena dopo essersi sposato in Italia, poi, appena si era sistemato, era venuto a prendere la moglie. Ma Incoronata non partiva volentieri, nel Molise ci lasciava un pezzetto di sé.

 

“Sono cresciuto a Mar del Plata – racconta Armando – ma in casa di parlava il dialetto di Duronia”. Quando gli chiediamo se si sente italiano o argentino ci risponde con una sorta di accettazione triste del proprio destino.  “Difficile trovare una risposta – precisa – è come se si è innamorati di due donne, ma bisogna sceglierne una sola. In questo caso posso dire di amare entrambe, l’Italia, il Molise, che è la Terra dei miei avi, l’Argentina in cui sono cresciuto, di cui ho appreso la cultura. Però quando sento parlare italiano, quando ascolto i discorsi per strada, in campobassano, mi succede qualcosa dentro, non so nemmeno io cosa, ma è come se ci fosse una parte di me che prendesse il sopravvento. Sono già venuto nel 2005 per la Conferenza dei Molisani nel Mondo organizzata da Michele Picciano, nel 2007 e poi quest’anno con la squadra di calcio di Mar del Plata, rappresentativa argentina di origini italiane che ha giocato l’amichevole qui nel Molise. Però sono venuto anche nel 1989, per i Mondiali di Calcio, ed ero venuto prima, quando ero bambino. Ricordo che avevo 9 anni, sono venuto con papà, ho fatto visita a dei parenti a Milano, che viaggio in quella vecchia 1100 Fiat, con papà che cantava a squarciagola canzoni napoletane…”.

 

Qui Armando non ha retto all’emozione, rammentando la gioia di un padre che mostrava al proprio figlio la Terra, le abitudini, il calore e l’ospitalità della gente molisana, la bellezza di una natura ancora selvaggia, la pregnanza delle tradizioni. “Ricordo – aggiunge dopo un po’ – che quando ho visto per la prima volta il mio paese, Duronia, mi è sembrato di conoscerlo da sempre. Mio padre me l’aveva sempre descritto in ogni particolare, era come se avessi visto la fotografia delle case, delle vie, della gente. Mi diede un pallone, mio padre, e io via a giocare con i ragazzi di Duronia, come se avessi sempre giocato per quelle stradine, con i calzoni corti e la fronte imperlata di sudore. Giocavo con quei ragazzi, tra di essi c’era mio cugino, Adelmo Berardo, oggi Consigliere Regionale del Molise. E poi si andava a guardare le partite al campo sportivo; un mondo così solare, così immediato, così vero, che mi sembrava di essermi svegliato da un sogno!”

 

Armando, cosa ti ha colpito di più di quella prima visita?

“Era morta una vecchietta, i figli piangevano disperati, tutti vestiti di nero. Ecco, mi è rimasto impresso il canto di dolore degli anziani di Duronia. Non l’ho mai dimenticato. Credo che sia stato proprio quel gemito forte, il lutto di gente avvezza al dolore, alle privazioni, ai sacrifici, a risvegliare in me l’amore per la mia Regione. E’ come se quell’amore fosse sempre esistito nel profondo e all’improvviso è affiorato. Ricordo il viaggio a Como, dove andammo a trovare il fratello di mia madre, Enzo Di Pierno. Ecco, è così che nel 1989, quando avevo 25 anni, abbiamo fondato l’Unione Regionale del Molise di Mar del Plata. Posso dire che quest’associazione nasce da un canto funebre, che ha toccato certe corde. All’epoca c’erano già altre associazioni originarie del Molise. Io le frequentavo, soprattutto quella di mio padre, il Centro Italo-Argentino di Mar del Plata. Di quelle persone non c’è rimasto più nessuno, sono tutti deceduti, erano gli emigranti originari, quelli che erano partiti perché costretti a lasciare la loro terra. Giocavano a bocce, a Tressette, cucinavano piatti tipici molisani e parlavano dialetto”.

 

La vicenda della famiglia Manzo è simile a quella di tanti altri molisani che in quegli anni dovettero guardare oltre i confini regionali e nazionali per poter sperare in un futuro migliore. Con il papà di Armando, Giovanni, era emigrata una sorella, Antonietta. Un’altra sorella, la più piccola, emigrò in Canada, a Montréal. “Mio padre – aggiunge Armando – mi diceva sempre che la vita è dura, che l’emigrazione significa dolore e sofferenza. Mia madre, che è malata, non sa oggi che la sorella di Duronia è morta. Credo sia questo il senso e il dolore dell’emigrazione.

Ebbene, noi tutti dobbiamo lavorare per un obiettivo, trasformare tutto questo dolore dell’emigrazione in opportunità, memoria ma anche voglia di cambiare. In questa direzione va letto il lavoro del Servizio per i Molisani nel Mondo della Regione Molise e del dr. Teresio Onorato, secondo le direttive del Presidente Iorio.  E’ per questo che abbiamo rafforzato l’associazionismo e presentato progetti operativi, perché intendiamo trasformare il ricordo e il dolore in momenti di appartenenza per i nostri giovani.   Anche noi festeggiamo il Corpus Domini, abbiamo uno dei Misteri, San Nicola e ogni anno, a Mar del Plata, viene riproposta la processione con migliaia di fedeli. Una tradizione religiosa assai sentita, che coinvolge gli adulti, ma anche i giovani. Vorremmo dar vita ad una grande manifestazione in questo ambito, è il desiderio di molti in Argentina, e don Rocco Di Filippo si è reso disponibile per un evento di spessore che coinvolga tutti gli italiani e molisani in Argentina.

 

Abbiamo un gruppo folk dedicato al bojanese Cosimo Silvaroli, che unisce il folklore di due Paesi, il tango argentino con i balli popolari del Molise. Abbiamo una Scuola d’Italiano e una insegnante, Maria Teresa Perrella, originaria di Bojano, che coordina tutti i corsi per quei ragazzi che intendono studiare la lingua della nostra Patria. C’è poi la Ferias de Colectividades del Mundo, una festa della Mondialità in cui sono rappresentate tutte le nazioni, la Germania, la Spagna, il Brasile. Ed è il Molise che ha il compito di rappresentare l’Italia, proponendo, tra l’altro, prodotti tipici italiani, tra i quali formaggi e salumi, ferratele, canestrelle, pizzelle. E poi c’è il Coro del Matese…”   Armando continua a parlare, l’attaccamento all’Italia e al Molise lo si legge negli occhi, non servono parole per descriverlo, e mentre continua a parlare di tradizioni, di cultura, di religiosità popolare, pare che il tempo si sia fermato, le lancette di un orologio invisibile hanno battuto un’epoca ormai lontana che sa di valige di cartone, qualche abito, fame, miseria e speranza: gli ingredienti, insomma, dell’emigrazione.

 


Kalyx.com Herbs, Foods, Supplements, Bath & Body



                                                                                                                                                                                                                                                     

 

NOTIZIE DAL MOLISE E DAI MOLISANI

 


CAMPOBASSO

Il dolore e la speranza del Teco vorrei, Di Rita Iacobucci

Vorrei morire con te, dio che la fede ci dice diventato uomo. Vorrei starti dietro e affrontare questa vita con il cuore sempre tiepido di chi crede. Vorrei guardare quell'auto accartocciata, dentro c'era la vita di Salvatore, i suoi trent'anni. Li ha giocati e persi sulla statale stamattina, mentre secondo il Vangelo di lì a qualche ora tu avresti gridato "Elì Elì, lammà sabachtanì?". Perché lo hai abbandonato? Perché lo hai lasciato in un'alba che si è tramutata in notte? Perché non cancelli il dolore di questa madre, bella e addolorata come la tua. Fausto porta la croce su un letto d'ospedale, guidava quello che ora è un ammasso di rottami sporchi. Sale sul Golgota a 32 anni. Sembrano i tuoi, dio che ti ...continua...

MONTEMITRO

Da domenica 11 aprile 2010 - La statua di Santa Lucia viene portata dai fedeli da solo donne ed in seguito ha inizio l'asta dei dolci, ogni sorta di torte sono state preparate e donate in onore a Santa Lucia.  La domenica successiva alla Santa Pasqua una singolare processione si avvia dal centro di Montemitro alla cappella di Santa Lucia, a circa tre chilometri dal paese, nella contrada detta “Selo”, dalla lingua croata “villaggio”: il luogo dove sorge la cappella accolse fuggiaschi slavi nel ‘500 in fuga dalle invasioni turche, che portarono il culto in Molise della santa siciliana. In seguito ad una calamità naturale il villaggio andò distrutto e i suoi abitanti si spostarono nel paese vero e proprio di Montemitro. Negli anni trenta del ‘900 Santa Lucia apparve in sogno ad un uomo del posto a cui fu chiesto di ricostruire la cappella sulle antiche fondamenta del Selo, dove era stata distrutta anche l’antica cappella a lei dedicata. Ad un’altra donna, sempre in sogno, la Santa chiese di preparare del pane per il giorno della festa in suo onore. Da allora ogni domenica in albis il popolo di Montemitri si reca in processione alla cappella di Santa Lucia al Selo, portando in spalla- secondo tradizione i portantini sono solo donne - la statua della Santa....continua...

POGGIO SANNITA

La pro loco di Poggio Sannita  "C. De Horatiis" proseguendo nel suo progetto di rivalutazione delle tradizioni locali, ed in occasione della Pasqua 2010 ha riproposto la tradizione tipicamente poggese delle "raganelle" e dello "sgalascione". Numerosi ragazzi hanno girato per le strade del paese con i tipici strumenti in legno che probabilmente prendono il nome dalle rane di stagno (dette appunto in termine dialettale "raganelle") perchè gli strumenti emettono un suono che ricorda il gracidare delle rane. La tradizione vuole che il suono delle raganelle si sotituisca al suono delle campane (in silenzio come vuole il rito pasquale) per il richiamo dei fedeli alle funzioni del  venerdì e del sabato Santo, il frastuono assordante dovuto al tipico gracchiare delle raganelle è alternato dal canto della litania che costituisce una sorta di invito ad andare a messa: "Ognune a la messa cantata ca mò ze dice" .

CAMPOBASSO

Ti racconto un libro di Antonella Cilento. Un unico filo che lega la vita di due donne. Un destino comune scandito dalla solitudine e dall'infelicità, con il Mediterraneo che fa da sfondo e la storia che sta a guardare.Una vende se stessa e tenta il riscatto diventando l'amante di un marchese collezionista di arte e di vite altrui, l'altra si dimena affannosamente in una rete famigliare percorsa da molti nodi silenziosi: orfana di padre, sposa tardiva, madre mancata...continua...

MOLISE

IL MOLISE TRA LE REGIONI D’ITALIA CON IL REDDITO PIU’ BASSO.  Il Molise al terzultimo posto della graduatoria delle regioni italiane per il reddito dei suoi abitanti. Quattordicimila e 520 euro il reddito annuo pro capite registrato in un’indagine condotta a livello nazionale. Nelle regioni settentrionali i redditi sono del 10, 6 per cento più elevati rispetto alla media. Il gap arriva a superare il 30 per cento nel confronto con il Sud, dove invece in media il reddito è del 20, 2 per cento inferiore inferiore al dato nazionale.

COMUNITÀ MONTANE

<>Grande è il dilemma che sta ormai interessando l’Italia da qualche tempo riguardo alle Comunità Montane. Le Regioni hanno lavorato e stanno continuando ad adoperarsi per cercare di riordinare il territorio delle Comunità Montane secondo la Legge Finanziaria n. 244/2007, ma il Governo vorrebbe rimuovere tali enti, con l’abolizione dei relativi fondi. Anche se il problema sta passando un po’ in sordina, il Molise è maggiormente interessato perché ha bisogno dei presidi montani, per servizi associati necessari a colmare le diseconomie di scala e i ritardi strutturali. Abbiamo chiesto al Sindaco Micaela Fanelli una dichiarazione a riguardo. 

MOLISE

Il “Diario” di Giambattista Masciotta rappresenta uno scrigno prezioso che contiene una miriade di informazioni e di dati attraverso i quali è possibile conoscere in profondità un personaggio tra i più importanti della cultura molisana a cavallo di due secoli importanti, l'Ottocento e il Novecento. Ma non siamo di fronte ad una semplice narrazione di esperienze individuali del tutto eccezionali di un intellettuale famoso, caratteristica della memorialistica che, affermatasi con il Rinascimento in Italia, era entrata così nella tradizione occidentale diffondendosi successivamente nel resto d'Europa. Certo, questo “Diario, a livello di contenuti, presenta i tratti dell'evoluzione che la memorialistica aveva conosciuto dai primi esempi rinascimentali fino ai testi ottocenteschi nei quali questo genere di narrazione si era arricchito di implicazioni politiche e sociali grazie, come scrive Ferroni, a “una nuova curiosità per la vita individuale, in cui sembrano riflettersi, più rapidamente e più intensamente di quanto poteva avvenire in passato, gli eventi, i fatti, le situazioni di un mondo in celere movimento”....continua...

BOIANO

<>E' la festa della "Primavera sacra" dei Sanniti, il cosiddetto "Ver sacrum", atto che probabilmente è all'origine della nascite di Bojano e di altri centri di origine sannita. La rievocazione si rifà al rito sannitico che consisteva nella consacrazione di gruppi di giovani inviati, al seguito di buoi sacri, a fondare nuove civiltà. È una rappresentazione scenica itinerante in costumi d'epoca, un'iniziativa che vuole portare all'attenzione di tutti la necessità di conoscere il proprio passato, di conoscere le proprie origini. La ricostruzione dei rituali si basa sulle notizie tramandateci da scrittori greci e latini e dai recenti studi di archeologia, glottologia e filologia.
 

 

DA CONSULTARE PER ESSERE BEN INFORMATI.


  ALTRO MOLISE    ECO DEL MOLISE  

PRIMA PAGINA MOLISE  LA GAZETTA DEL MOLISE