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COMUNICAZIONE MOLISANI

   

                                                                                                                                                   

DA LEGGERE QUESTA SETTIMANA IN QUESTA PAGINA

 

RIVISITIAMO IL PASSATO

Giovanni de Fanis : C'era una volta la fornace di Termoli

Atlante della Memoria : L'Abruzzo nella seconda guerra mondiale

Nicola Franco : NOTIZIE DAL MOLISE DEI MOLISANI

Michael Santhers : Elezioni Comunali nel Molise (poesia)

Nicola Franco : L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

Olga Chieffi : Carrette di ieri e di oggi

Sandro Sbarbero : Si racconta che.. Storie d'emigrati

Nicola Franco : I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI

Rita Trasacco : L'Abruzzo un territorio per tutte le stagioni

Dal web : Un po' di storia su l'Abruzzo e i suoi abitanti

Nicola Franco : NOTIZIE DALL'ITALIA E DEGLI ITALIANI

Alfredo Castiglione : L'Italia é davvero unita ?       

Nicola Franco : Preparate le letture per le vacanze  

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 RIVISITIAMO IL PASSATO

 

C'ERA UNA VOLTA LA FORNACE DI TERMOLI. Di Giovanni de Fanis

 

Fa impressione il silenzio proveniente da quei grandi capannoni, un tempo pieni di rumori e sudori, situati alla periferia sud di Termoli e oggi abbandonati al degrado. È doloroso osservare quell’enorme piazzale sempre pieno di operai, mattoni, carretti trainati da cavalli e camions, ora vuoto e mal protetto, malgrado la recinzione, che i carabinieri hanno posto sotto sequestro nei giorni scorsi per avervi scoperto un deposito clandestino di materiale nocivo per la salute. 
Questo è oggi il triste paesaggio che si offre alla vista di chiunque, lasciata la vecchia Ss16, s’inoltri sulla provinciale per S.Giacomo degli Schiavoni e Guglionesi. Per settant’anni esatti, dal 2 giugno 1928 al 31 Luglio 1998 secondo la Camera di commercio provinciale  (ma un mosaico in materiale lapideo fissato sul posto indica il 1926), quei capannoni e quel piazzale sono stati il cuore pulsante della prima, importante, moderna fabbrica di Termoli: la «Società Rag. Italo Sciarretta e C.».

Lungo settant’anni o poco più in quel luogo ha avuto origine e si è sviluppata, intrecciandosi con la vita di decine di lavoratori, l’avventura imprenditoriale di alcune note famiglie termolesi. In quello stesso posto, infine, si è consumata nel peggiore dei modi, con il tracollo finanziario e la chiusura. Si capisce perché di essa quasi nessuno, tra coloro che vi hanno recitato un ruolo di primo piano, voglia parlarne. Non solo perché ripercorrerne le tappe è doloroso, ma anche per via del fatto che, a tutt’oggi, quella storia non si è ancora conclusa del tutto sul piano legale.

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L'AZIENDA

Quando sorse, quello di contrada S.Maria Valentina era un «…grandioso opificio attrezzato dei più moderni macchinari”» (cfr. la pubblicazione citata) per la «produzione e vendita di prodotti laterizi e affini, prefabbricati in laterizio e non e di tutto ciò che è inerente al campo dell’edilizia civile e industriale»(²) Ma non si esauriva qui la sua ragione sociale, essa era estesa anche al campo della «…produzione di cereali e foraggi, vigneti oliveti e frutteti». Come si vede, un complesso di attività diversificate e importanti, sia per numero di addetti che per ampiezza dell’area sulla quale erano distribuite. Lo stabilimento laterizi era formato da un complesso di più edifici comprendenti, oltre quelli riservati alla produzione vera e propria, l’ufficio contabilità e vendite, il magazzino, la foresteria e l’alloggio per la famiglia dell’impiegato. Più una vicina cava d’argilla (in contrada Ponticelli). Fino all’avvento delle ruspe la materia prima era estratta a mano da operai con la qualifica di “zappatore”, caricata sui carrelli e trasportata a mezzo di teleferica in fornace. La lavorazione prevedeva successivamente il passaggio nel cosiddetto “bagnatoio”, il confezionamento e l’asciugatura del prodotto all’aria aperta, e alla fine la cottura nei forni, la cui alimentazione era a carbone e lignite. L’insieme dei fabbricati era dominato da una ciminiera alta più di venti metri. La pubblicazione già citata fornisce altre preziose informazioni, ad esempio: che nel 1928 la produzione giornaliera ammontava a 30.000 pezzi di mattoni forati e pieni; che gli operai impiegati erano circa 50; che il complesso macchinario era azionato da motori elettrici da 80 H.P.; infine, che il forno era l’Hoffmann, cioè quanto di più moderno offriva allora la tecnologia. Ci informa, altresì, sulla qualità della materia prima «…l’argilla impiegata, scavata nelle adiacenze della fornace, pur essendo ricca di sostanze ferruginose, è assolutamente priva di salnitro», e sul mercato di collocazione del prodotto: Molise, Abruzzo e Puglia. 


I PROPIETARI

Fondatori e primi proprietari della fornace sono stati il rag. Italo Sciarretta, l’imprenditore edile Vincenzo Sciarretta e suo figlio Dino, i fratelli Achille, Antonio, Amedeo, Manfredo, Rolando e Vincenzo Capecce, nonché un certo Mario Di Domenico. Quest’ultimo abbandonò piuttosto presto la società. Nella seconda metà degli anni quaranta anche i Capecce si ritirarono per dedicarsi definitivamente all’agricoltura. Furono rimpiazzati da Rocco Crema, un ex muratore diventato imprenditore edile, il quale per la gestione della sua quota di proprietà si avvalse dell’apporto del cognato Rocco Orlante, persona ricca d’inventiva e capacità manageriali non comuni. Orlante uscì presto di scena a seguito di terribile incidente stradale avvenuto nell’aprile del 1953. Anche Vincenzo e Dino Sciarretta a un certo punto mollarono la società. Come unici proprietari rimasero Italo Sciarretta e Rocco Crema, cioè il “Ragioniere” e l’“Aquila nera”, come li avevano soprannominati gli operai. Due persone profondamente diverse, sia per temperamento che per cultura, i quali, insieme ai loro figli, nel bene e nel male, hanno finito col segnare la storia di questa piccola industria locale. Benestante di famiglia, misurato nei comportamenti e nel parlare, oltre che ben introdotto negli ambienti che contano il primo. Irruente, aspro, tutt’altro che diplomatico, arrivato più tardi al successo e all’agiatezza il secondo.
  
Durante il ventennio fascista il rag. Sciarretta rivestì anche la carica di podestà. Gl’inglesi dell’VIII Armata lo sorpresero in tale veste la mattina del 3 ottobre del 1943, quando sbarcarono. Ma non lo rimossero, anzi, lo lasciarono al suo posto fino all’aprile dell’anno dopo. Costretto poi a lasciare la città, si trasferì in Calabria, rientrando definitivamente nel 1949. Sciarretta continuò a contare molto anche nella Termoli del dopoguerra e ciò è dimostrato da un avvenimento del marzo del 1952. Un alto esponente del Vaticano, il cardinale Deodato Piazza, giunto in città per consacrare vescovo il vicario termolese Biagio D’Agostino, anziché in vescovado, fu ospitato nella sua bella casa di corso Nazionale. Questo fatto impressionò fortemente l’ambiente cittadino, la famiglia Sciarretta accrebbe di molto il suo prestigio, ma nello stesso tempo diede la stura anche a invidie e pettegolezzi.  I rapporti di Sciarretta con le gerarchie ecclesiastiche, come s’è visto, già ottimi, si rafforzarono ulteriormente quando, unitamente al socio Crema, offrì per anni, gratuitamente, manodopera e materiali per riparare il malandato santuario della Madonna a Lungo, e, soprattutto, dopo la concessione, anch’essa a titolo gratuito, del suolo dove poi sorse la casa di riposo per anziani “Opera Serena”.
CONTINUA
  I DIFFICILI RAPPORTI CON GLI OPERAI  //  LA NUOVA FORNACE E LA CHIUSURA  //  Un testo di Giovanni de Fanis; (2005), in PRIMO NUMERO


 
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L'ABRUZZO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Da Atlante della memoria

 

L'abruzzese aveva contribuito alle "guerre del duce" con la consueta disponibilità al sacrificio che lo aveva spinto a partire come emigrante verso terre lontane o come lavorante stagionale o come pastore transumante. Egli era partito per la guerra d'Etiopia prima, quella di Spagna poi, mosso dalla disoccupazione, dai debiti, dalle dure condizioni di vita, piuttosto che da unanime sincero slancio ideale.

Dopo il 1936 il fascismo si lega a filo doppio con il nazismo: sovverte quei valori ereditati dal Risorgimento e dalla prima guerra mondiale e promuove "culture", come quelle razziali, a cui la popolazione non si ribella apertamente, ma che non comprende poiché non sente come proprie. L'Italiano (e quindi anche l'abruzzese) degli anni '30 si arrangia alla ricerca di una vita tranquilla e spensierata: questo non vale per la gran parte degli abruzzesi, poiché l'Abruzzo si presenta ancora come una regione arretrata e squilibrata. Per la popolazione abruzzese c'è qualche forma di protesta ed opposizione che porta lentamente al distacco e alla delegittimazione del regime (non a caso definito un "totalitarismo imperfetto"); anche l'opposizione politica si comincia ad organizzare,soprattutto nei centri urbani e nelle fabbriche. La stretta delle maglie repressive limita di molto l'attività degli oppositori: molti vengono arrestati e inviati al confine o messi in carcere (è da ricordare che l'Abruzzo è la regione con la più alta densità di campi di internamento in Italia). Già immediatamente prima dell'entrata in guerra le condizioni di vita degli abruzzesi peggiorano ancora di più, poiché erano entrate in vigore delle norme che avevano comportato ulteriori tagli sui redditi e sugli ammassi dei prodotti agricoli, generando così un malcontento nei ceti medio-bassi.

La guerra per l'Italia inizia il 10 giugno 1940. La gran parte dei soldati viene impiegata nei fronti jugoslavo e greco-albanese poi in quelli russo e africano, aggravando così i costi sociali ed economici: il grave momento porta ad una intensificazione della propaganda, che esorta allo spirito di sacrificio, in attesa della sicura vittoria. Già nel 1942 e nei primi dell'anno seguente la situazione evolve in tutt'altra situazione rispetto a quella auspicata: le gravi condizioni economiche, la diffusa disoccupazione, le disfatte nei vari fronti. Il 25 luglio 1943 Mussolini è costretto alle dimissioni e viene arrestato. L'Abruzzo diventa obiettivo strategico e viene colpito da pesanti bombardamenti (come quelli su Sulmona del 27 agosto e su Pescara del 29). Si arriva così all'otto settembre, all'armistizio; il 9 settembre si forma il Comitato di Liberazione Nazionale. Gli eventi che seguono immediatamente lo "sfascio" della nazione investono in modo particolare l'Abruzzo. Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, il 12 settembre viene liberato e portato in Germania. La Resistenza ha i suoi primi episodi proprio in Abruzzo. La prima fase di guerra contro i nazifascisti si chiude tra il 5 e il 6 ottobre con l'insurrezione di Lanciano, repressa con durezza. La situazione è sempre più drammatica: i bombardamenti si susseguono incessanti; la distruzione è totale; Chieti, dichiarata all'inizio del 1944 "città aperta" è piena di migliaia di sfollati; zone come l'aquilano soffrono per la mancanza di rifornimenti; continui sono i rastrellamenti per procurare ai tedeschi "carne da lavoro".

Nasce la linea Gustav che va da Ortona a Cassino, quindi segue i bacini dei fiumi Sangro, Aventino, Alento, le montagne dell'Abruzzo meridionale e dall'alto Molise. Tutto il territorio della Gustav è interessato: si applica la tattica della "terra bruciata"; si procede con rastrellamenti, saccheggi, stragi.

Ortona viene contesa per due settimane palmo a palmo (sarà per questo chiamata "la Stalingrado d'Italia"); la battaglia del Sangro costa ai soli alleati oltre 1500 morti e 5000 feriti; tutta la "Gustav" è costellata ancora oggi di cimiteri di guerra che ospitano le spoglie di combattimenti di tutto il mondo. Ma a farne le spese in misura oltremodo maggiore sono i civili; anche chi credeva di aver trovato rifugio sicuro in una piccola località sono coinvolti nella distruzione: è il caso ad esempio degli eccidi di Limmari, presso Pietransieri (frazione di Roccaraso) dove vengono uccise 123 persone, di Gessopalena, con 38 morti, di Filetto e Onna dove per rappresaglia muoiono in totale 31 persone. Finalmente la liberazione giunge pure per l'Abruzzo: l'esercito tedesco viene sconfitto, le città man mano liberate. Le macerie lasciate non sono solo quelle "fisiche" ma anche quelle riguardanti l'odio e la vendetta. La Chiesa, che in diversi casi si era mostrata accondiscendente verso il regime fascista, mostra invece in più occasioni di essere il vero punto di riferimento per la popolazione, come ad esempio a L'Aquila, grazie all'opera del vescovo Confalonieri, o a Chieti. L'Abruzzo, come il resto della nazione, si avvia verso una fase nuova, in cui per la prima volta si possono pronunciare le parole pace, libertà, democrazia.   Da Atlante della memoria

 
 

                                                                                                                                                                                                

NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

                                                                                          

 

ELEZIONI COMUNALI NEL MOLISE
 
Nei paesi,Somari al salto d'ideologie
all'ippodromo di binocoli capovolti
e immessi in tresche senza fine
alle quali appioppano vessilli culinari
sventolanti a flatulenze labiali

Clan, fazioni, famiglie, tribù
marsupiali a bottini embrionali
a crocevia staccionata
teleguidati da supreme icone
in TV pastorizie

                                                              

Piccoli Don Rodrigo
in oscuro galateo d'assonanze
alchimisti con sieri e urine
a luccichii dorati
moltiplicati da lenti a prosciutto
illudono a pregiato metallo
corvidi in amore
ma a volte Robin Hood
travestito da Don Abbondio
scaglia ai Signorotti
avvelenate frecce al deretano
e battono in ritirata
sui cento metri Usain Bolt

 

Da:Destini e Presagi
www.santhers.com

 

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MOLISE. IV Conferenza dei Molisani nel mondo.  Si tratta di una Conferenza itinerante, che toccherà i Comuni di Isernia, Campobasso, Vinchiaturo, Termoli e Larino, partendo da Isernia. La giornata inaugurale prevede la celebrazione della Santa Messa in Cattedrale, da parte di S.E. Mons. Salvatore Visco, Vescovo di Isernia e, a seguire, l’appuntamento con i delegati esteri nell’aula Magna dell’Università degli Studi del Molise. L’apertura della conferenza sarà affidata al Presidente della Regione Molise, sen. Michele Iorio, che ha voluto mantenere su di sé la delega: seguiranno i saluti delle autorità, del VicePresidente del Consiglio dei Molisani nel Mondo in rappresentanza delle delegazioni estere, Tony Vespa (Canada). Il Seminario "I valori del Molise: i Beni Culturali", vedrà gli interventi dei delegati esteri: Miguel Angel Lanese (Argentina), Nicola Francischiello (Venezuela).

CAMPOBASSO. - E' stata presentata questa mattina a Palazzo Moffa, 'In Consiglio regionale', la rivista periodica istituzionale edita dalla Regione Molise. Il presidente del consiglio regionale molisano, Michele Picciano, ha accolto con estrema soddisfazione ''questa iniziativa editoriale che colma un vuoto e che vuole essere la voce di tutti i consiglieri, al di la' delle appartenenze politiche''.

VENAFRO. Musica e arte. La festa consiste in una grande manifestazione popolare che vuole celebrare il solstizio d'estate. L'evento è aperto a tutti i partecipanti, amatori e professionisti che desiderino esibirsi davanti ad un vasto pubblico. Martedì dunque, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, La Soprintendenza BSAE del Molise e la Soprintendenza BAP del Molise, offriranno al pubblico, nelle sale del Castello Pandone di Venafro (IS), le esibizioni dei vari musicisti.

BONEFRO. Musica rock. Prende il via, con l’apertura delle iscrizioni al concorso per artisti e gruppi emergenti “Bonefro Rock Contest”, la serie di eventi della prossima estate, del progetto “Bonefro Rock Festival” dedicato alla musica rock e alle arti che adottano il rock come strumento privilegiato della comunicazione, alle sue forme espressive aperte alla contaminazione, alla pluralità, allo scambio e alle trasformazioni, all’utilizzo delle nuove tecnologie applicate alla musica. 

PESCASSEROLI. L'Appennino da rivivere. ....Le quattro giornate di “Appennino da rivivere” però non saranno fatte di sole parole. Accanto ai momenti dedicati al convegno il programma dell’evento prevede numerose proposte di escursioni, pensate per dare un concreto contributo alla promozione dell’area della Valle del Giovenco, consentendo al più ampio pubblico di entrare in contatto con il territorio, la sua gente, le sue tradizioni e la sua cultura, muovendosi con il passo lento e lo sguardo attento del camminatore.

MOLISE . Leghisti contro il Sud e il Molise: vogliono impoverirci"La Lega Nord è nemica del Sud e del Molise, e ci vuole ancor più impoverire. Ma invece di sperperare centinaia di milioni in inutili trasferimenti di uomini e strutture ministeriali, produciamo nuova occupazione e altro sviluppo nel Mezzogiorno del ...

LARINO. Soppressione del tribunale di Larino. In nome della razionalizzazione delle spese si svuota il Basso Molise. Ordine del giorno di Bonomolo in Consiglio regionale.  L’annunciata chiusura del Tribunale di Larino alimenta nuove polemiche nel Basso Molise. Nell’ambito di una politica di razionalizzazione delle spese lo Stato taglia gli uffici giudiziari che non hanno sede nei capoluoghi di provincia e che non hanno in organico almeno venti giudici. Per il Basso Molise è l’ennesimo colpo, dopo il ridimensionamento del Vietri, nonostante il “contentino” del centro pediatrico del Bambin Gesù. Inevitabili le polemiche, anche perché i cittadini temono una riduzione dei presidi delle forze dell’ordine, con ricadute negative sul tessuto sociale, incremento dello spopolamento e dell’isolamento, con carenza di servizi.

CASACALENDA. Acquarellisti quebecchesi a Casacalenda. Nei giorni scorsi in Canada, a Montréal, il Sindaco di Casacalenda Marco Gagliardi ha incontrato la Presidente del C.I.A.M. (Centro Internazionale Acquerello del Molise) Loreta Giannetti e José Duclos importante pittrice ed insegnate di acquerello dell’Università Concordia di Montréal per gettare le basi per un importante progetto turistico-culturale che vedrà Casacalenda location e fonte di ispirazione per una quindicina di appassionati acquarellisti provenienti da Montréal per seguire le lezioni che la professoressa Duclos.

GUGLIONESI. Antonio Sabetto Filosofo.Per le edizioni Studium di Roma Antonio Sabetta ha pubblicato il suo ultimo volume Giambattista Vico. Metafisica e storia nella prestigiosa collana “Interpretazioni” (dove si contano saggi di A. Rigobello, A. Pieretti, M. Borghesi). Dopo una monografia del 2006 e alcuni saggi su riviste scientifiche internazionali, questo libro raccogli il frutto della meditazione vichiana dell’autore che dura da alcuni anni.  . Vico costituisce il filosofo italiano più significativo dell’epoca moderna. Considerato spesso un precursore, dimenticato a tratti dalla critica, incompreso durante la vita, egli è stato colui che prima e più di tutti ha portato la storia nella riflessione filosofica ed ha elaborato una gnoseologia, alternativa a quella cartesiana, imperniata sul principio del “verum-factum”.

TERMOLI-LARINO. Quando la fede incontr l'intelletto. La diocesi di Termoli-Larino ha avviato lo scorso 20 maggio, con la presentazione del libro di Giuseppe Mammarella “San Pardo, patrono principale di Larino e Diocesi”, edito da Palladino, un progetto teso alla valorizzazione della sua storia ponendo l’attenzione ai beni culturali. Al fine di attuare questo progetto si è avviata una rete di collaborazioni volta a creare momenti educativi per tutte le comunità con attenzione soprattutto ai giovani.  In particolare, tra i prossimi appuntamenti è prevista per il 28 luglio, presso il cinema Sant’Antonio, la presentazione del volume “San Basso, patrono principale di Termoli e Diocesi”, a cura di Giuseppe Mammarella ed edito da Palladino.

MONTENERO DI BISACCIA. L'amministraione incontra gli operatori economici.  L’iniziativa è stata promossa per illustrare i progetti che saranno attivati in vista dell’imminente stagione estiva e le opportunità promozionali che saranno fornite alle categorie interessate; l’Amministrazione metterà infatti a disposizione appositi spazi sul sito web istituzionale del Comune di Montenero di Bisaccia, all’interno dei quali potranno essere pubblicizzati gratuitamente sia i singoli esercizi che le eventuali iniziative che gli operatori vorranno comunicare.

MOLISE. Si è conclusa la prima giornata della IV Conferenza Molisani nel mondo Con un seminario riguardante i Valori del Molise: i beni culturali, tenutosi presso l'aula magna dell'Università degli studi del Molise, si è inteso coinvolgere nella programmazione culturale i molisani residenti all'estero e tutti i consiglieri, ...

RICCIA. Pesentazione dei nuovi bandi regionali per l'agricoltura e l'occupazione giovanile. ... I bandi riguardano: - l'agriturismo; - la ristrutturazione di fabbricati rurali; - la valorizzazione di aree forestali; - tirocini informativi per i giovani laureati con età inferiore ai 35 anni... "Dato il momento di crisi - ha affermato l'assessore comunale all'Agricoltura Pietro Testa - questi bandi danno la possibilità di aprire nuove strade e offrono ai giovani la chance di fare investimenti allo scopo di trovare altri sbocchi, alla luce della piena crisi in cui versa oggi l'agricoltura tradizionale".... Per la partecipazione ai bandi, i soggetti interessati devono presentare una domanda di aiuto compilata attraverso la procedura informatica messa a disposizione dall'Organismo Pagatore (O.P.) AGEA accedendo al portale del SIAN (www.sian.it).

CASTEL SAN VINCENZO. Il comune aderisce agli itinerari della fede.  Il ritorno di un’amministrazione locale nel pieno dei propri poteri, dopo un periodo di vacatio legislativa, si evince anche da piccoli interventi quali il recupero di somme, che sembravano ormai perse, necessarie alla promozione del proprio territorio. Al Comune di Castel San Vincenzo si sta lavorando anche in questo senso, ossia riprendere da dove ci si era fermati al momento del commissariamento.

CASTEL SAN VINCENZO. Domenica medievalia. L'Associazione Culturale “Francesco Durante” di Caserta, il Centro Studi per il Medioevo di Terra di Lavoro e l’Associazione Culturale “Ave Gratia Plena” di Limatola organizzano: “Medievalia”, manifestazione che si terrà domenica  prossima  nel Palazzo ducale De Jorio - Frisari....I corsi estivi di cultura materiale del Medioevo “Medievalia” si propongono di far conoscere alcuni aspetti legati alla cultura materiale del Medioevo con particolare attenzione all’antica Terra di Lavoro, di cui la Provincia di Caserta occupa una gran parte del territorio.

MOLISE. Privilegiati i prodotti molisani. È stato approvato ieri all’unanimità dal Consiglio regionale del Molise il regolamento attuativo della legge regionale numero 9 del 22 marzo 2010 che disciplina le attività agrituristiche in Molise. Relatore della proposta di legge e del regolamento è stato il consigliere Camillo Di Pasquale che ha sottolineato l’importanza di questi provvedimenti in quanto favoriscono la valorizzazione e l’utilizzo dei prodotti tipici molisani....continua

GILDONE. Processione del pane. Chi l'ha vista per caso una volta torna a Gildone (CB), questa volta munito di macchina fotografica o videocamera, per godersi nuovamente lo spettacolo: donne di ogni età che sfilano in processione con in testa enormi cesti di vimini contenenti fino a 15 kg di pane! E' la suggestiva "Processione del Pane" di Gildone, che si tiene ogni anno a Giugno in onore della festività di Sant'Antonio da Padova, quest'anno festeggiata domenica 19. Oltre al Santo e ai fedeli, il corteo si impreziosisce di queste donne che, come in un affresco di altri tempi, camminano con passo sicuro e deciso lungo le strade del paese senza temere oscillazioni del peso portato in testa. Ogni cesto viene sistemato sul capo grazie a un fazzoletto arrotolato a forma di cerchio in modo da tenere in asse il cesto e il suo peso.

MOLISE. IV conferenza Molisani nel mondo. Con un seminario riguardante i Valori del Molise: i beni culturali, tenutosi presso l'aula magna dell'Università degli studi del Molise, si è inteso coinvolgere nella programmazione culturale i molisani residenti all'estero e tutti i consiglieri, tanto di maggioranza quanto di opposizione. continua

 

Intervista col Signore Pasquale Iacobacci.

Il Direttore della Nuova Casa d'Italia, ricorda 

la sua storia ai cittadini di Montreal e ai cittadini Italiani.

 

 
 
 

                                                                                                                                                                                                  

L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

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CARRETTE DI IERI E DI OGGI. Di Olga Chieffi

 

Cambia il colore della pelle, i tratti del viso sono diversi, così come diverse sono la lingua, la cultura e la provenienza. Una cosa, però, accomuna gli emigrati di ieri e gli immigrati di oggi: il sentimento di paura e smarrimento di chi lascia, a volte per sempre, il suo paese.  «Eppur bisogna andar...», con  bauli, valige di cartone, passaporti e oggetti d’uso comune che sono sempre gli stessi, ad accompagnare l’emigrante  nel suo viaggio «della speranza», intrapreso da tantissimi italiani fino agli anni '80, e da altrettanti stranieri, che ancor oggi approdano nel nostro paese per sfuggire da una realtà troppo spesso disumana. Questo il tema di “Vietato l’ingresso”, una pièce scritta da Corradino Pellecchia per gli alunni che hanno partecipato al Laboratorio teatrale nell’ambito del progetto “Vivere, costruire e sognare insieme”, coordinato dallo stesso autore e regista e da Elena Terrone, che è andata in scena presso il teatro dell’ Itc “A.Genovesi”. Progetto scolastico, questo, fortemente voluto dal dirigente Caterina Cimino, che ha visto la partecipazione di Fabio Agostinelli, Anna Cappello, Veronica Caputo, Stefania Carrano, Patricia Citro, Vania D’Alessandro, Sonia Furno, Barbara Gallo, Carla Memoli, Giovanna Sciortino, Martina Vassallo, con special guest il senegalese Luna e la chitarra di Orazio Curzio. 

 

 

I ragazzi hanno riacceso i riflettori sulle nostre disperate partenze, passando attraverso la tragedia di Marcinelle, in cui persero la vita 136 minatori italiani,  l’arrivo degli emigranti a Ellis Island, giungendo ai  bongo, tappeti e narghilè sulle spiagge immacolate di Lampedusa. Le navi che trasportavano gli emigranti italiani  non erano attrezzate per questo genere di viaggi, come quelle di oggi. Erano imbarcazioni a impiego misto (merci e uomini): partivano dall’America o dall’Australia cariche di prodotti da vendere in Europa e ritornavano cariche di uomini. A farne le spese erano gli emigranti che venivano ammassati sulle navi in condizioni disumane. La maggior parte, avendo passato una o due notti all’aria aperta, erano stanchi e pieni di sonno. Quasi tutti si trascinavano una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma in mano o sul capo, bracciate di materassi e di coperte; molti erano scalzi e portavano le scarpe appese al collo. Quando partivano, gli emigranti, sempre in numero troppo elevato rispetto alla capienza del piroscafo, venivano mandati in terza classe, su navi vecchie e malandate dove anche ponti e stive erano sovraffollate e le condizioni igieniche disastrose. Accadeva così che scoppiassero delle epidemie e che alcune persone morissero per malattie, fame o soffocamento. Giunti a destinazione, i derelitti non avevano nessuna organizzazione che li assistesse, tranne qualche modesta iniziativa caritatevole. Una parte di questa umanità mista, una volta arrivata, riusciva a trovare un lavoro che permetteva di sistemarsi e spesso di migliorare sensibilmente le condizioni di vita. Alcuni addirittura “trovavano l’America”, cioè facevano fortuna, altri invece dovevano rifarsi una vita e, per loro, la “Merica” era terra di lavori faticosi e mal pagati, di sacrifici, di emarginazione sociale e di difficile inserimento.

 

Negli Stati Uniti gli Italiani entravano in contatto con una popolazione estranea per lingua e spesso per religione, che aveva usanze e cultura diverse dalla loro: si trattava di operai specializzati o piccoli proprietari che sapevano leggere e scrivere e che disprezzavano quella povera gente che sbarcava carica di stracci. A questa emarginazione, gli Italiani reagirono appartandosi in quartieri dove riprodussero il modo di vita lasciato in patria; in queste situazioni di emarginazione, soprattutto nell’America Settentrionale, divenne importante la figura del “boss”, e il resto è dolorosa storia di sangue, di malavita. Gli occhi di quegli italiani sono gli stessi degli africani di oggi che ci fanno paura solo perché abbiamo smarrito quella memoria. Luna, un senegalese da anni ospite nella nostra città, ha concluso emozionalmente lo spettacolo con il suo racconto, il suo canto. Canto, quello degli emigranti, siano essi italiani, africani, orientali, che raccontano di “mali antichi”, di “strappi” provocati delle partenze di guerra o di lavoro, di divieti sociali imposti alla libertà di amare, del malessere interiore di cui nessuno si accorge, delle violenze e delle ingiustizie taciute, di quei tipi di lavoro che “consumano” il corpo e lo spirito, della paura di un futuro con magre prospettive o il grigio senso di rassegnazione  

 

Non dimentichiamo i nostri antenati emigranti, non dimentichiamo di essere salernitani, eredi di quella Schola che riuniva all’ombra del duomo le tre massime culture del tempo, la cristiana, l’islamica e l’ebraica, riconoscendoci  quale crogiuolo e incrocio di tutte le culture, come una carta porosa, mirante ad unire ciò che nella vita di tutti i giorni è tragicamente disunito: l’oriente e l’occidente, il nero, il bianco, entrambi affacciati sul Mare nostrum, che sembrano non essere più capaci più di guardarsi negli occhi e dialogare, consci purtroppo che, per ora, solo nello spazio salvifico delle arti il cartello “Vietato l’ingresso” è da sempre bandito. Di Olga Chieffi, in Positano news

 

 

SI RACCONTA CHE..........

Avetani laboriosi ......

Si racconta che molti avetani affrontarono l'America con un piglio che li rendeva invisi alle persone 'di colore'.
Per paura di perdere il lavoro, gli emigranti avetani lavoravano instancabilmente, ad un ritmo che a quel tempo (ossia alla fine dell'ottocento) solo gli emigranti cinesi riuscivano a mantenere.
Così i 'neri' cercavano di spiegare loro a gesti (i nostri valligiani conoscevano solo la parlata avetana) che ogni tanto era il caso di riposarsi per non compromettere le poche conquiste sindacali che all'epoca si iniziava ad ottenere.

Bar a Chicago ............

Ricordava u Luigin di Zerghe, ossia Luigi Sbarbaro d'Andrea della famiglia degli Stecche: "Semmu annèe in ta bara du Dullu. Gh'era de facce scassè, che zugavan a carte cun i curtelli ciantài sutta a tora", ovvero "Siamo andati nel Bar di Dull. C'erano delle facce da delinquenti, che giocavano a carte con i coltelli piantati sotto la tavola".
Luigin aveva vissuto, con il padre, a Chicago: qui il genitore aveva una barca che, muovendosi su e giù per il lago, fungeva da rivendita di frutta e verdura.

L'arte di arrangiarsi ........

La Texiu, ossia Teresa Repetti di Giovanni di Codorso (classe 1886), che col padre e la matrigna era emigrata in America, raccontava che per sbarcare il lunario si appostava con i genitori agli angoli delle strade di New York e, con l'ausilio di un organetto ed una scimmietta, chiedeva l'elemosina.
Un giorno, mentre stava dormendo, giunsero alcuni malviventi che volevano rapinare la famigliola del magro incasso della giornata.  Grazie agli strepitii ed alle urla della scimmietta, i ladri furono costretti alfine alla fuga.

 

 
 
 

                                                                                                                                  

 I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI

  

 

L'ABRUZZO UN TERRITORIO PER TUTTE LES STAGIONI. Di Rita Trasacco

 

 

Una delle caratteristiche che rendono la regione Abruzzo particolarmente appetibile dal popolo dei turisti e dei vacanzieri è l’estrema versatilità, dovuta principalmente ad una peculiare configurazione ambientale: con la sua collocazione logisticamente strategica al centro della penisola italiana, infatti, il territorio abruzzese offre ai visitatori una gamma completa di scenari e di luoghi, che sono in grado di  soddisfare tutte le esigenze, garantendo un’ampia scelta di soluzioni, che possono essere vissute all’insegna della massima flessibilità.  Il binomio mare-montagna per l’Abruzzo non è solamente uno slogan, ma una realtà del tutto concreta, che consente di programmare soggiorni sia in incantevoli località montane per il turismo estivo e invernale, sia in una delle numerose e ridenti cittadine disseminate lungo i circa 160 km di costa che proiettano l’intera regione sul Mare Adriatico. In quest’area geografica di appena 10.763 kmq, per un’intrigante alchimia messa in atto dall’orogenesi terrestre, il campionario ambientale e naturalistico è praticamente completo.

Le lunghe spiagge dorate lambite da acque a tratti ancora incontaminate, tanto da ricevere l’attribuzione di ben 13 bandiere blu come ambito riconoscimento all’impegno per uno sviluppo ecosostenibile, sono patrimonio di città e paesi che hanno coniugato la propria ricchezza naturalistica con l’antica vocazione all’accoglienza, mediante la realizzazione di centri di soggiorno adatti a tutte le età, come dimostrano le recenti indagini statistiche in costante crescita.  Ma con un tragitto in media di appena 60/70 km dalla costa verso l’interno è possibile arrivare in alta montagna, all’interno di un tratto della dorsale appenninica che nel territorio abruzzese tocca le vette più alte, con il Gran Sasso e la Majella, dove attrezzate stazioni sciistiche invernali e confortevoli strutture per il soggiorno estivo garantiscono un livello di ricettività compatibile con tutte le formule e le più disparate aspettative. Questa collocazione in un unico territorio di ambienti così variegati consente inoltre di dare al soggiorno un carattere multiforme, con la possibilità di compiere escursioni anche giornaliere giocate tra ambienti totalmente diversi, nei quali è inestimabile e tutta da scoprire l’offerta culturale, storica e artistica, fatta di eremi, abbazie, santuari, castelli, musei, pinacoteche e siti archeologici. ....

L’antico incontra il nuovo, il passato abbraccia il futuro: in queste alleanze tra opposti l’Abruzzo gioca magistralmente le sue carte vincenti, sia a livello ambientale che a livello culturale, presentandosi alla platea nazionale e internazionale come una regione dalle potenzialità incalcolabili, che di giorno in giorno si trasformano in straordinarie realtà, grazie all’impegno operoso di una popolazione orgogliosa e sempre più consapevole delle proprie risorse. Di Rita Trasacco, nel sito in Tutto Abruzzo

 
 
 
 

                                                                                                                                                                                                    

NOTIZIE DALL'ITALIA E DEGLI ITALIANI

 

 
L ' ITALIA É DAVVERO UNITA ? Di Alfredo Castiglione
 

 

Per la nostra analisi partiamo dalla considerazione del ritardo con cui siamo arrivati alla concezione di nazione. L’Inghilterra e la Francia gia’ dal tredicesimo secolo potevano fregiarsi di questo titolo. Noi abbiamo impiegato altri sei secoli per concepirlo. L’unica unita’ su cui potevamo contare era quella linguistico-culturale, partorita da quella meravigliosa opera che e’ il Convivio di Dante Alighieri.  Anche la Germania sconta questo ritardo di nazione. Ma l’Italia, per la sua storia antecedente al medioevo, cioe’ per la presenza sul suolo peninsulare di un impero, come quello dell’antica Roma poteva essere in posizione di privilegio.  Invece, dalla caduta dell’Impero Romano fino alla breccia di Porta Pia, sono passati quattordici secoli. Le Alpi e duemiladuecento chilometri di coste facevano dell’Italia un contenitore ben delimitato, che aspettava la riorganizzazione in uno stato moderno.  Invece, la presenza dello Stato Pontificio e lo scotto da pagare ai popoli del Nord e quelli dell’Oriente, liberi dalle frontiere tracciate dai Romani e allettati dai resti dell’impero, hanno fatto della nostra nazione una terra di conquista.

Mancava a noi un comune denominatore per rinsaldare i ranghi.

  L’Esarcato di Ravenna, ultimo avamposto dello Stato Romano d’Occidente, non aveva la forza per unire l’Italia.  Ci provo’ Federico ll, uno svevo, nato a Iesi ed innamorato dell’Italia, guerriero e scienziato (per l’epoca), uomo illuminato che cerco’ di abbattere il feudalesimo e lo strapotere della chiesa, la quale dal trattato di Sutri in poi, si era affermata anche sul piano temporale e legittimata come stato. Come? Legittimando gli imperatori.  Ma Federico non ebbe eredi all’altezza del compito e tutto falli’.  Poi arrivarono gli Angioini, chiamati dal papa, che si sistemarono al Sud. E da li’ in poi i tentativi di unita’ non ebbero piu’ sponsor. Gli stranieri si alternarono, riducendo l’Italia a un territorio da annettere per glorificare i loro regni.

Il Risorgimento, cioe’ il movimento storico da cui nacque lo stato italiano, inizio’ la sua lunga marcia dal secondo decennio del 1800.  In quel periodo, il movimento era composto da élite culturali e dalla borghesia illuminata, che dialogavano con chi poteva incidere sul tentativo di unificazione. Il Regno di Sardegna, ovvero la casata di Savoia, aveva le carte in regola per procedere al tentativo. Essa era una monarchia di stampo militare, con un parlamento e dunque uno stato. Mancava solo un genio della politica, che si materializzo’ con Cavour. Questi si uni’ a Mazzini, il teorico dell’Unita’ (ma su base repubblicana) e a Giuseppe Garibaldi, il grande guerrigliero che combatteva per la liberta’ dei popoli. Essi costituirono il trittico d’élite, che compi’ cio’ che prima o poi sarebbe dovuto avvenire: l’Unita’. Pensare che il Regno di Napoli avesse la forza di sopravvivere per un altro secolo era improponibile. Non c’era uno stato forte a sostenere la casata borbonica, e quindi non c’era un’economia strutturale, non c’era un esercito compiuto e non c’era uno spirito di nazione. Al Nord, l’occupazione austriaca marcava le sue difficolta’, per un regno che dopo la rivoluzione francese aveva iniziato un conto alla rovescia. Il papato viveva arroccato, avendo esaurito tutte le alleanze possibili. Dunque, nei primi decenni del 1800, c’erano tutte le caratteristiche per far crollare la disunita’. E cio’ avvenne.

Dal 1861 siamo una nazione ed una patria, abbiamo uno stato unitario e gli italiani sono sotto una sola bandiera. Gia’, gli italiani. Che dopo centocinquant’anni si trovano a celebrare la loro avvenuta unita’, senza averne profonda emozione. Ma non perche’ si metta in discussione la sua sacrale importanza, tuttalpiù per il motivo che la nostra nazione viene percepita dai suoi abitanti come unita’ da sempre. Con buona pace della Lega, che scambia il consenso di certo pragmatismo e legittimo malcontento di fasce di abitanti del Nord (in virtu’ di come sono state gestite per decenni le risorse dello stato), per aneliti indipendentisti.  La coesione italiana si manifesta davanti a tutte le tragedie e le gioie che hanno interessato questa nazione. Dal patos per il bambino nel pozzo di Vermicino, ai quiz di Lascia o Raddoppia, dal tragico destino comune della Seconda Guerra Mondiale, al grave sconcerto per l’uccisione di Aldo Moro. E poi: dalle vittorie di Tomba, a quelle degli Azzurri, dall’orgoglio per la Ferrari, a quello per il festival di Sanremo. Basta anche che una barca di dodici metri, Azzurra, partecipi in maniera dignitosa ad una coppa mondiale, che tutti gli italiani si siedono uno affianco all’altro, e diventano all’occorrenza “fratelli velisti”. Tutti, in ogni circostanza, ci sentiamo accomunati nello stesso destino. Quale altra prova ci vorrebbe per dimostrare la coesione morale?

Ma di contro cosa c’e'? Semplice, alcuni screzi antichi tra meridionali e settentrionali. Ma quale nazione non ne possiede al suo interno? C’e’ sempre la natura umana che tende a portare l’uomo a sentirsi migliore di altri uomini. Ma e’ un fattore da ascrivere alla psicanalisi, e che si riscontra in maniera parossistica nei campanilismi. Insomma, divisioni fisiologiche. Con questo non si vuole negare l’esistenza di un “questione settentrionale” e di una “questione meridionale”. Ma sono fenomeni di carattere economico. psicologico e sociale, e non certo frutto di identita’ differenti. Queste ultime pur esistono e vivono ancora sotto traccia, ma sono solo il rimasuglio di quei secoli di disunita’, derubricate ormai nei sentimenti nostalgici. Alla politica del XXl secolo spetta il compito di governare le sacche di malcontento, ove tali residui sono poggiati, tenendo conto della reale faccia dei problemi, ovvero le istanze socio-economiche territoriali. L’Italia e’ unita, e l’erosione di coesione viene sopita dagli eventi quotidiani che ci accomunano. Dai piu’ grandi ai piu’ banali. Alfredo Castiglione
 
  

GRANDI NARRATORI DEL 900 .......(Italica)

La letteratura italiana del ‘900 è attraversata da grandi opere di narrativa. Da Il fu Mattia Pascal a Gli indifferenti, da Il bell'Antonio a Il Gattopardo. Il progetto percorre la cultura letteraria italiana attraverso i suoi esponenti di spicco nel segno della narrativa

 

ITALO SVEVO  Il romanzo ''La Vita''

 

 

Iniziato nel 1887 e pubblicato a spese dell'autore solo nel 1982, “Una vita” è il primo romanzo di Italo Svevo. Il protagonista è Alfonso Nitti, giovane colto che vive in ristrettezze economiche ed è costretto a trasferirsi dall’amato paese natale in città, per lavorare presso la banca Maller. Tormentato dalla nostalgia per la sua terra ed oppresso dal lavoro, Alfonso trova conforto solo nelle visite in casa Maller, soprattutto in virtù dell’amicizia con la figlia del principale, Annetta, che gli propone la stesura di un romanzo a quattro mani e conquista rapidamente il suo cuore. Costretto a separarsi dalla giovane a causa della lunga malattia e successiva morte della madre, al suo ritorno Alfonso scopre con sgomento che Annetta si è fidanzata con il cinico cugino Macario. Sconvolto, egli chiede alla ragazza un ultimo appuntamento, ma al posto di Annetta si presenta il fratello Federico. Sottrattosi al duello, Nitti sceglie come estrema soluzione il suicidio.

 

Il romanzo, che doveva intitolarsi "Un inetto", è la storia di un uomo solo, scisso dalla società ed incapace di accettarne le regole. Il tentativo di uscire dal proprio isolamento si rivela fallimentare ed evidenzia l'esistenza di un confine invalicabile tra il mondo dell'alta borghesia capitalista e l'universo piccolo borghese.  Alfonso Nitti è un antieroe che vive continuamente in bilico tra il desiderio di affermarsi, le velleità letterarie, la consapevolezza della propria superiorità rispetto al mondo esterno ed un’innata incapacità ad agire. Ogni tentativo si rivela vano perché Alfonso rimane sempre uguale a se stesso; anche il gesto estremo del suicidio non ha niente d’eroico, rappresentando bensì l’ennesimo compito svolto meccanicamente
Negli anni del superuomo di D'Annunzio, Italo Svevo crea un personaggio la cui inettitudine non possiede alcunché di nobile, essendo causa primaria della sua marginalità. La stessa Trieste, che in quegli anni viveva uno straordinario fervore culturale per il suo ruolo di ponte tra mondo latino e Mitteleuropa, si riduce ad una città squallida e grigia, specchio della debolezza del protagonista. Dal sito Italica