COMUNICAZIONE MOLISANI

 

 

 

DA LEGGERE QUESTA SETTIMANA IN QUESTA PAGINA

 

 RIVISITIAMO IL PASSATO

Pasquale Antonecchia : Le carestie del 1764 e 1816 a Casalciprano

Claudia di Toto : La parata di San Giuliano del Sannio

 NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

Adam Vaccaro : Sacrario quieto (poesia) 

 I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI

Fausta Samaritani :  Laudomia Bonanni, scrittrice aquilana

Abruzzo & Molise Heritage: Unirsi! E perché no ?

Franco Nicola : Da sapere su l'Abruzzo e Molise

 L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

Francesco Saverio : Emigrazione italiana in Brasile 

Donna Magnani : La tavola molisana

 NOTIZIE DALL'ITALIA E DEGLI ITALIANI

Dal sito web Italica : Grandi narratori del '900 (G. D'Anunzio)

Nicola Franco : Letture per le prossime vacanze

Dal web : Le attività culturali attraverso la penisola

 

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 RIVISITIAMO IL PASSATO

 

Le carestie del 1764 e 1816 a Casalciprano. di Pasquale Antonecchia, Arcp. (1816) 

....;''Sicché scorgendo che ai nostri tempi ugualmente che a quelli “antidiluviani omnis caro corrupevat viam suam”, destinò un diluvio di miserie nella Terra. Questo nostro Regno che, se ha vantato per favore della Divina Provvidenza l’abbondanza di tutti i viveri, in detti tempi ha sofferta la scarsezza totale dei medesimi. Avvegnacchè il grano giunse al prezzo di ducati 6 al tomolo (cosa mai intesa dai nostri vecchi) se era di qualche buona condizione, e quello di qualsivoglia qualità a ducati 5; il granodindia, orzo e spelta a ducati quattro e mezzo e anche cinque, i legumi allo stesso prezzo. Il vino a grani 3 la caraffa, l’olio a carlini 3 lo staio ed anche a grani 34 e 35; il lardo a carlini 12 e più la decina, le galline a carlini due l’una, li pollastri a grani 10 l’uno, l’ova a un grano e talvolta a mezza cinquina l’uno.

Fu totale la scarsezza di pesci, di frutta e di ghiande ed anche di neve, la verdura non comparve sulla terra, neppure la campestre e quel che non mangiano i bruti, furono cibi desiderati dagli uomini. Si mangiano carni più abominevoli e che non sono in uso, dei cani, dei gatti, asini e più anche serpi. Le ossa di qualsivoglia sorte si raccoglievano nei luoghi sporchi dai poveri famelici, si bruciavano nel fuoco, si rodevano coi denti le parti abbrustolite e servivano per cibi. Entravano nelle stalle dove erano cavalli, scioglievano di questi lo sterco e sceglievano grani di orzo e se li mangiavano, siccome con somma mia afflizione osserva con i propri occhi nell’amministrare i SS. Sacramenti e nell’assistenza ai moribondi. Per l’insoffribile fame, anche le persone onestissime cedevano al proprio onore, a cui non avrebbero mancato prima per qualsiasi tesoro”.

Né meno spaventosa e terrificante fu la carestia del 1816. l’arciprete D. Pasquale Antonecchia la descrive in uno dei libri della Parrocchia, e noi la riportiamo nei seguenti minimi particolari.

"Se infinita è la misericordia di quell’Ente Eterno che ci regge e ci governa, terribile e spaventosa è la sua collera, allorché indispettita dalle nostre pertinaci dissolutezze, non può frenare il castigo, e lo spande per farci emendare. Non prestando noi ascolto alle sue numerose chiamate, allorché ci favorisce con delle fertili raccolte, e con dell’abbondanza, si serve egli della penuria e mortalità per richiamarci al dovere.

L’anno1816 già spirato ci istruisce bastantemente sull’evidenza di tal potente verità. La scarsezza provocata di tutti i generi di consumo per la vita animale è stata sì generale in detto anno, che affatto non si può ideare. Beati coloro che hanno avuto la sorte di nascere e nasceranno in tempi felici!

Tralasciando quelli di poco momento formo qui un quadro della vendita dei principali. Il grano si è venduto anche nel tempo della trebbia a ducati 5 il tombolo, il granodindia da 36 carlini a ducati quattro e mezzo. L’orzo e l’orzolo a carlini 30 e 35. La vendemmia che in apparenza sembrava ubertosa, pure riuscì assai meno del mediocre. I legumi rarissimi. La ghianda di querce e cerri pochissima, cosicché si è venduta la prima a carlini 15 e 20 il tomolo nei mercati, e la seconda a 11 e 13, il vino mosto sin’oggi si è comprato a grano sei la caraffa. La carne porcina a grani 18 il rotolo. Il lardo vecchio a carlini 5 e 6 il rotolo, il nuovo a 3 o 4. L’olio a ducati 40 il cantaio. Il pane a un carlino il rotolo.

Atteso della carestia, doveva esserci una grande mortalità di Fedeli, tanto più che cibati si erano di verdura campestre priva di condimento per l’impotenza, e di fichi immaturi restati sulle piante, e pure per grazia di quella che “dat nivem sicut lanam” non è perito alcuno di fame in questo Comune di Casalciprano. Speriamo poi nel corso del 1817 che il Signor voglia preservarci da tutti quei mali, che accompagnano le tristi e cattive stagioni, nonostante che abbastanza non si fossero espiate le colpe, poiché abbiamo dalle Scritture che l’Altissimo è benigno, misericordioso e sofferente e di essere infinitamente assai maggiore la di Lui clemenza, di quello che esser possa la più malvagia ed abominevole malizia umana – Magnus Dominus, et misericors est, patiens et multa misericordia, et prestabilis super malizia.” Pasquale Antonecchia,arcp. 1816

 

La parata di San Giuliano del Sannio di Claudia di Tota

L'8 e il 9 Maggio a San Giuliano del Sannio, un piccolo paese limitrofo a Campobasso, si festeggia la parata dei fucilieri. Tale celebrazione ricorda il distacco degli emigranti costretti ad abbandonare la loro casa e i loro affetti per recarsi in America in cerca di fortuna. La commemorazione inizia dal palazzo Municipale con un piccolo corteo, guidato dalle Autorità e accompagnato dalla popolazione locale, diretto alla Chiesa di San Nicola, patrono del paese, dove il parroco consegna al sindaco due bandiere simboleggianti l'America del Nord e l'America del Sud. Il corteo ripercorre le strade cittadine per giungere, di nuovo, al Municipio dove ha inizio "l'Asta delle bandiere". Completata la vendita, il corteo si predispone nuovamente per raggiungere la Chiesa Madre dove i fucilieri rendono onore alla statua di San Nicola. I festeggiamenti si concludono con la celebrazione della Santa Messa. 
La mattina successiva, i fucilieri attraversano il piccolo borgo sparando ripetutamente in aria in segno di devozione al Santo. La tradizione è legata a diverse e remote origini. La prima si fa risalire al lontano 1724 quando la statua di San Nicola fece il suo primo ingresso nel paese e alcuni abitanti spararono, con i loro fucili, dei colpi in aria come segno di devozione e ringraziamento al Santo che divenne il patrono del luogo. La seconda fonte è legata al movimento garibaldino. Infatti, si racconta che un gruppo di giovani, appartenenti alle file di Garibaldi, attraversarono il paese per poi proseguire verso la città partenopea.
 Erano appena iniziati i festeggiamenti del Santo Patrono, i giovani soldati si unirono agli abitanti del posto per festeggiare il Santo con colpi di fucile sparati in aria. La terza credenza è una leggenda. Durante il periodo della transumanza, alcuni pastori pugliesi furono assaliti da briganti che volevano derubare i loro greggi. Alcuni pastori sangiulianesi accorsero in loro difesa sparando in aria dei colpi con i loro fucili. I briganti si misero in fuga e i poveri malcapitati ringraziarono i soccorritori donando loro le sacre immagini del Santo. Quale sia la reale origine di tale festività non è ancora accertata. Per gli abitanti di San Giuliano del Sannio è importante però onorare il loro Santo con dedizione e ossequioso rispetto. Claudia di Tota
 
 

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NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

                           

                                                                                                                                                 

 I VOSTRI GIORNALI MOLISANI ONLINE

 

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CASALBORDINO

I care Tanzania. Il Gruppo Missio San Salvatore di Casalbordino tra le diverse attività programmate quest’anno a sostegno del progetto Casa della Gioia Tanzania, presenta domnai alle ore 18,30 presso la Biblioteca comunale, in piazza Garibaldi a Casalbordino il libro fotografico: “I Care Tanzania” ( storie di vita donata) di Romina Remigio.L’autrice, giornalista affermata in italia e all’estero, in occasione del Centenario di fondazione dell’Istituto delle missionarie della Consolata, ha pubblicato un importante volume fotografico, finanziato dalla fondazione Carichieti sulla loro attività in Tanzania.

PETRELLA TIFERNINA

La sfilata dei cavalieri templari .Dopo il successo dello scorso anno che ha visto una due giorni dedicata alla cattedrale e ai suoi affascinanti misteri, l’associazione culturale Misteria Temply e il Comune di Petrella Tifernina ripropongono visite guidate, convegni e iniziative a tema, oltre all’affascinante sfilata dei Cavalieri Templari Cattolici d’Italia. L’appuntamento è il 2 luglio alle 15.30, quando l’arrivo dei Cavalieri Templari e il convegno sull’ “Antica regola dei templari” daranno il via ad eventi, visite guidate e festeggiamenti, percorsi animati, e degustazioni enogastronomiche che coinvolgeranno l’intero centro storico del paese.

ROMA

Premio giornalistico a Monsignore Brigantino.  La fondazione don Luigi di Liegro e la Provincia di Roma hanno conferito il premio “don Luigi Di  Liegro”, per il giornalismo e la ricerca sociale 2011, per l’impegno e gli scritti dedicati al tema “per un’economia giusta” a monsignor GianCarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano e presidente della commissione Pastorale sociale e del Lavoro, presso la Cei (Conferenza episcopale italiana). La consegna è avvenuta ieri presso  la Pontificia Università Gregoriana in Roma.

SAN FELICE DEL MOLISE  

Le migrazioni storiche dei Croati. La prestigiosa Accademia americana  “Annual Review of the Croatian Accademy of America” di New York ha pubblicato il lavoro scientifico scritto da John Felix Clissa di San Felice Del Molise relativo alle migrazioni storiche degli italiani croati del Molise nel Western Australia. Si tratta della prima pubblicazione di un lavoro sulle minoranze linguistiche del Molise in una prestigiosa accademia americana. Il riconoscimento della validità del lavoro condotto con metodo scientifico e grande passione dallo studioso molisano è da sottolineare poiché riconosciuto a livello internazionale, e perché dà prestigio alla nostra regione anche a livello intellettuale, il suo nome compare accanto a nomi quali Darko Zubrinic e Jure Kristo. Lo studioso vive tra San Felice del Molise, l’Australia e la Cina dove insegna lingue,


 

Sacrario Quieto
 
Terra mia pietre morte
devo tornare in mezzo a voi
per sentire tutto l'amore
che non vi ho mai dato
per sentire la mia carne
cosi' fatta di voi
per cantare finalmente anch'io
insieme con gli ulivi caparbiamente abbrancati
al vostro umore
la mia e la vostra legge
                                       di vita aspra
 

 

 

Devo fermarmi in mezzo

al vostro sacrario quieto

per sentire tutto il bisogno

di quella dignità e compostezza

a voi interamente proprie

per cercare di assorbirne un bricciolo

anch'io 

 che piantero' negli occhi

e prtero' là in quel furore grottesco

che ha fatto di voi quel che siete

 

Adam Vaccaro

La piuma e l'artiglio, 1970

2006, Editoria e Spettacolo

Roma


 

 

RICCIA 

Tradizione culinaria riccese. “Me l’ha lasciate mammeme”: è il modo che tutti conoscono di trasferire le ricette di generazione in generazione.Ma alcuni preparati gastronomici risalenti ad antiche epoche sono patrimonio storico delle popolazioni e per questo vanno preservate nella loro originalità ed integrità. L’Accademia Italiana della Cucina ha voluto suggellare questo passaggio depositando le prime tre ricette storiche molisane davanti al notaio. E la Camera di Commercio di Campobasso ne sarà tesoriera..

AGNONE

La città d'Agnone sbarca sul programma Borghi d'Italia.  Dopo la scelta del Ministero del Turismo di inserire Agnone tra le località più belle del sud da pubblicizzare in uno spot della Rai, il piccolo centro dell’Altomolise torna ad essere protagonista delle emittenti televisive.......La troupe televisiva è stata due giorni in Agnone per le riprese (il 20 e 21 giugno, precisamente), con uno speciale sul borgo, intervistando i sacerdoti delle chiese di San Marco e Sant 'Emidio e raccogliendo informazioni sulla storica Fonderia Marinelli, la cucina dell'Ipssar e tutto ciò che d’interessante e accattivante è racchiuso nell’Atene del Sannio. La durata dell'intera trasmissione è di 26 minuti.

MOLISE

 IV Conferenza Molisani  nel mondo. "La conferenza dei Molisani nel Mondo di quest'anno, ha offerto lo spunto per trattare temi molto attuali e fondamentali per il futuro non solo del Molise, allargando l'orizzonte su questioni come le  risorse ambientali.Il confronto, oltre all'importanza di mantenere sempre attivi i legami e trattare temi significativi per lo sviluppo di questa regione, ha rappresentato un punto d'incontro con le idee ed i programmi dei tanti molisani che vivono in ogni parte del mondo.

IELSI

Padre Giuseppe Tedeschi. Domani 23 Giugno 2011 alle ore 20.00 nella Sala Convegni “G. Santella” a Jelsi si terrà un convegno dal titolo “Una tesi di laurea per ricordare il pensiero e l’opera di Padre Giuseppe Tedeschi” promosso dall’associazione a lui dedicata in collaborazione con le associazioni italo - argentine per commemorare una figura straordinaria e ancora poco conosciuta dell’emigrazione molisana. Padre Giuseppe Tedeschi nacque a Jelsi il 03 Marzo 1934 e morì barbaramente assassinato a La Plata, in Argentina, il 02 Febbraio 1976 per mano degli squadroni del generale Videla.....Nell’autunno del 1975 insieme a migliaia di persone chiedeva acqua per i diecimila baraccati del suo quartiere che avevano solo 18 rubinetti. Purtroppo i rubinetti non arrivarono mai ma al loro posto arrivarono i soldati che lo portarono via e il suo corpo fu ritrovato alcuni giorni dopo sfigurato dalle torture e brutalmente assassinato.

                                                                                                      

     Tutto lo Sport nel Molise : di Stefano Venditti

 


CERCEMAGGIORE

Lettera ai delegati dei molisani nel mondo e ai molisani nel mondo. Cari delegati e invitati alla IV Conferenza dei Molisani nel Mondo, con gioia vi informo di un evento straordinario che riguarda la nostra Regione e che si verificherà il prossimo anno. Nel 2012 celebreremo la ricorrenza del 600° Anniversario del ritrovamento della Statua Lignea di Santa Maria della Libera nella campagna di Cercemaggiore e della presenza dei Padri Domenicani nell'omonimo Santuario, dalla fine del 1400 fino ai nostri giorni. Il 18 maggio scorso, guidati da S.E. Mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano, insieme a 1800 fedeli siamo stati ricevuti in Udienza Generale da Sua Santità Papa Benedetto XVI in Vaticano e lo abbiamo invitato a venirci a fare visita.

MOLISE

Turismo: buone notizie. “I dati diffusi a livello nazionale dal Ministro Brambilla riguardo la capacità del Molise, insieme a sole altre due regioni in Italia, di invertire la rotta in un momento di crisi e far registrare un trend positivo per quanto riguarda le presenze turistiche, deve essere opportunamente valutato dal nostro sistema economico-produttivo, per incoraggiare  gli operatori del settore e le Istituzioni a continuare nell’opera intrapresa finalizzata alla promozione e alla fruizione del  nostro patrimonio paesaggistico, culturale e religioso”. 

COMUNI MOLISANI

I comuni di meno di 3000 abitanti si consorziano. Riorganizzare il sistema molisano per adeguarlo a quello nazionale. Se n'è discusso durante una conferenza organizzata dalla Regione Molise per fare il punto sulla situazione dei piccoli comuni. Bisogna mettere insieme le funzioni amministrative per ridurre le spese di gestione. E sono sei i servizi che a breve saranno svolti in forma associata per i comuni montani con una popolazione al di sotto dei 3000 abitanti e per quelli non montani con meno di 5000.
"Il Molise ha già attivato l'inter di riforma - ha commentato l'asssessore regionale agli enti locali, Salvatore Muccilli - e la situazione è abbastanza positiva.

MOLISE

Turismo...L'iniziativa rientra nelle azioni dell'Ente camerale volte al miglioramento degli standard qualitativi delle strutture ricettive e ristorative della provincia.  Per ottenere il marchio di Ospitalità Italiana le aziende sono state sottoposte a controlli ispettivi da parte di tecnici specializzati IS.Na.R.T. che hanno valutato:  - i parametri previsti per entrambe le tipologie di strutture, quali:  1. Accesso e posizione-look e facciata esterna;  2. Parcheggio;  3. Aree comuni e toilettes;  4. Sala bar / ristorante / mise en place;  5. Proposta eno-gastronomica e menu;  6. Trasparenza;  7. Comfort.   Solo in seguito, la commissione giudicatrice, alla quale hanno preso parte funzionari dell'IS.Na.R.T, rappresentanti della Camera di Commercio, delle Associazioni di categoria e dei consumatori, ha assegnato i riconoscimenti alle strutture meritevoli.. Le strutture che hanno acquisito il marchio sono state inserite in una guida nazionale e nel sito www.10q.it, a cura di IS.Na.R.T., che permettono al consumatore una scelta mirata e consapevole. 

AGNONE

Memorie di un santangiolese di Roma. E’ di questi giorni la pubblicazione del libro: “Scì benditt’ lu citro” (Memorie di un santangiolese de Roma), scritto da Luca Fasano. L’opera, come tradisce anche il titolo, ha una connotazione prettamente legata al territorio molisano. Il motivo sono le origini dell’autore, la cui madre ebbe i natali a S. Angelo del Pesco, minuscolo paese di alta collina che, pur ricadendo in territorio d’Isernia, è posto giusto ai confini tra le province di Isernia e Chieti.


 

 


                                                                                                                                                                                          

 I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI

 

Laudomia Bonanni, scrittrice aquilana del Novecento

di Fausta Samaritani

 

1. Dagli esordi agli anni della guerra

 

 

La giovane maestra, dalle lunghe trecce nere, arriva il 16 marzo 1926 a Corvara, un paese con antiche case-mura che abbracciano la torre circolare e la chiesa e che cade entro la circoscrizione di Castellamare Adriatico, nome che sarà mutato in Pescara. La maestra porta con garbo un nome antiquato, Laudomia, scovato venti anni prima da sua madre, Amelia Perilli, in un romanzo di Massimo d’Azeglio. La sua famiglia appartiene alla nicchia della piccola nobiltà, provinciale e impoverita, che ha perduto gli antichi possedimenti terrieri. Il suo cognome è doppio: Bonanni Caione.

            

 

Pochi mesi più tardi la madre, anch’essa maestra elementare, donna pratica e tenace, la va a trovare e le porta in dono un cartoccio di caramelle. Seduta su un banco, nell’aula vuota, Laudomia sgranocchia, mentre scrive un racconto di gusto dannunziano, ispirato alle Novelle della Pescara: sua madre ne vuole tanti, per pubblicarli presso l’editore aquilano Vecchioni. La raccolta uscirà nel 1927 col titolo Storie tragiche della montagna. Novelle d’Abruzzo. In queste storie si incontrano donne forti, che suscitano travolgenti passioni, mentre gli uomini fanno da fondale.

Laudomia, nata all’Aquila l’8 dicembre 1907, ha venti anni. Vince il suo primo premio letterario, grazie a un concorso bandito da «I Diritti della scuola». A questa rivista, che è nata come espressione dell’Unione Magistrale Nazionale e è diretta da Annibale Tona, la Bonanni collabora dal 1931 agli anni Settanta con racconti brevi per i bambini e saporite note di cronaca scolastica: materiale di varia natura, in larga parte più tardi rielaborato per essere utilizzato in altre pubblicazioni. Ogni suo interesse in questi anni è focalizzato sul mondo dell’infanzia. Per i tipi della casa editrice I.R.E.S di Palermo, nella collana “Primule dorate” diretta dallo scrittore neo verista Giuseppe Ernesto Nuccio – siciliano per le origini della famiglia e per formazione culturale – Laudomia pubblica nel 1928 «Il pesco vestito di rosa» e «Il canto dell’acqua»: due raccolte di storie semplici e gradevoli per l’infanzia, con insetti, erbe, bimbi e fiori. Quadretti saporiti, ma privi di intenti pedagogici e letterari.

Nei momenti liberi Laudomia dipinge paesaggi, a olio e acquerello e decora ceramiche.  La carriera della giovane maestra prosegue in paesini delle terre alte d’Abruzzo: Caramanico e Abbateggio (Pescara), Preturo e Assergi (L’Aquila). In questi ambienti rurali, isolati e poveri, Laudomia vive in condizioni molto disagiate, anzi dure. In classi prive di strumenti didattici e non riscaldate d’inverno, ella svolge le sue lezioni la mattina presto, per permettere ai suoi giovanissimi allievi di andare a lavorare nei campi.

Quando a Preturo arriva, da L’Aquila, l’ispettore scolastico Antonio Silveri, Laudomia Bonanni Caione scrive un dettagliato rapporto sulle condizioni delle due classi, prima e terza miste, in cui svolge il suo programma didattico. E’ una breve cronaca della scuola elementare, in un paese arroccato sulle montagne d’Abruzzo; ma Silveri riconosce in Laudomia una felice sensibilità nel descrivere luoghi, piccoli episodi, carattere degli allievi, sensazioni. Le consiglia di approfondire il tema e di farne un libro. Noterelle di cronaca scolastica di Laudomia Bonanni Caione esce all’Aquila nel 1932: oggi è considerato un documento autentico sulle condizioni delle scuole rurali, in pieno fascismo.

«Qui tutti si alzano prima del sole e tutti lavorano più delle loro bestie da soma. […] Vengono a scuola dopo una buona ora di lavoro (e la scuola incomincia alle sei, poiché son quasi tutti pastori): e chi ha le scarpe fetide di letame caldo, chi i capelli sparsi di fili di paglia, chi le tasche gonfie di fave secche, date poco prima al maiale e gustose a rosicchiarsi per via e, perché no? Anche a scuola.»

 

Sulla scia dei libri ameni per l’infanzia, letture delicate da affiancare ai testi di didattica, Laudomia pubblica nel 1935, presso Bemporad, una raccolta di novelline dal titolo Damina Celina ed altri racconti. Collabora anche a varie riviste, come «Corriere d’Abruzzo» e «La Donna fascista», con articoli di varia umanità, sulla educazione dell’infanzia, sulla donna moglie e madre, sul valore e l’orgoglio del proprio lavoro. Sulla rivista «Il Popolo d’Abruzzo» pubblica raccontini per i bimbi, con fiori e api, grilli e formiche. Nel 1938, quando il quotidiano romano «La Tribuna» affronta il delicatissimo tema della letteratura per l’infanzia e per la giovinezza, Laudomia manda alla redazione una lettera che è pubblicata. Inizia poi la sua collaborazione a «La Tribuna» e anche la sua amicizia con Arnaldo Frateìli – firma prestigiosa – che è inviato speciale del giornale. Si conoscono sei elzeviri, firmati L. Bonanni Caione, usciti su «La Tribuna» dal 1939 al 1943. La testata muore il giorno dell’entrata della V Armata a Roma.

Arnaldo Frateìli presenta Laudomia Bonanni Caione all’editore Valentino Bompiani che ha una collana editoriale dedicata ai giovani. Nel 1939 Laudomia vi pubblica il romanzo coloniale Men. Avventure al Nuovo Fiore. È la storia di una bambina abissina orfana, Men, che sopravvive a stento alle angherie di cattivi etiopi che vivono secondo arcaici modelli feudali. Per Men, i bianchi sono invece «generosi, giusti e magnifici in tutte le loro cose».

La scrittura, al pari delle altre arti, è considerata in quest’epoca dalla politica come un necessario contributo alla educazione, secondo i dettami e gli ideali dell’etica fascista. Aldilà della chiara propaganda coloniale dell’epoca, si avverte nelle pagine della Bonanni una sofferta volontà di riscatto da una condizione che umilia la donna. La piccola Men è una antenata di altre figure femminili della Bonanni che maturano speranze di libertà e di autoaffermazione. Esse manifestano superiorità psicologica nei riguardi del maschio e incutono rispetto. Si chiamino esse Elsa, Ferì, Colomba, Palma, Clemenza o la Rossa, sono tutte espressione di un femminismo lacerato, tipico della Bonanni.

 

A dicembre 1938 Laudomia Bonanni Caione lascia l’insegnamento, perché comandata a riordinare la biblioteca aquilana “Umberto Postiglione”. Due mesi prima l’organizzazione delle donne fasciste l’ha eletta sua rappresentante presso il Tribunale dei Minori dell’Aquila. In questa veste Laudomia visita in carcere i minori, assiste alle udienze del Tribunale e collabora coi giudici con pareri sulla possibilità di rieducare i giovani deviati, per inserirli nuovamente nella società. Per circa trenta anni Laudomia resterà a stretto contatto con giovani che hanno avuto a che fare con la giustizia, maturando una straordinaria esperienza di vita. Nel suo libro Vietato ai minori (Bompiani, 1974) raccoglierà il succo di tante storie di bambini e di adolescenti, incontrati in Tribunale e in carcere.

 

Durante la guerra, Laudomia Bonanni Caione, come ispettrice provinciale della Gil, si occupa di colonie montane e marine per i bambini, campi di riposo per giovani lavoratrici, colonie per figli dei nostri emigrati in Libia. A ottobre ’43 la linea Gustav taglia a metà l’Italia, dal Tirreno all’Adriatico, passando, in Abruzzo, lungo la Valle del Sangro. I paesi oltre la linea Gustav sono forzatamente evacuati dai tedeschi, che distruggono le case, pur di cacciare verso Nord gli abitanti. Una folla di migranti risale l’Abruzzo e invade L’Aquila. Tra questi derelitti ci sono vecchi strappati alle loro montagne, feriti dei bombardamenti, zingari provenienti dalla costa, intere famiglie che all’Aquila si accampano in strada, sotto la neve. Laudomia assiste a questa emergenza epocale e ne trarrà spunto per racconti e elzeviri, pubblicati dopo la guerra.

Manca a Laudomia, per essere considerata una scrittrice completa, la pubblicazione di un grande romanzo. Ne mette in cantiere due: La corrente, che scrive tra il ’35 e il ’39, e Prima del diluvio, di gusto verista, che termina a gennaio 1945. Alla morte della Bonanni, nel 2002, i due dattiloscritti inediti saranno trovati nei cassetti della sua scrivania; ma ampi brani, tratti da questi due romanzi, saranno serviti a Laudomia Bonanni come spunto per elzeviri e per racconti, pubblicati, a partire dalla fine degli anni Quaranta, su giornali e su riviste.

<>Nell’anno scolastico ’43-’44 Laudomia Bonanni Caione torna all’insegnamento, nella scuola aquilana “San Salvatore”, poi  “Edmondo De Amicis”.  Dal giorno del terremoto l’edificio, in piena zona rossa, è puntellato e sbarrato. Nessuno può entrare. In quella notte, sotto le macerie, è scomparsa anche Teresa Cepparulo, appassionata ricercatrice di testimonianze sulla vita e sull’opera di Laudomia Bonanni.  (segue) ........
                                                  

 

 

Da sapere su L'Abruzzo e Molise

 

Unirsi ! E perché no?

The idea of establishing the Abruzzo and Molise Heritage Society (AMHS) came about after my wife, Edvige, my brother, Joseph, and I attended the First World Congress of Molisani in North America.  The Congress was held in Toronto in August 1999 and was hosted by the Federation of Associations of Molisani in Canada. 

 

For my brother and me, being immigrants of Molise, the Congress was an impressive event.  Particularly noteworthy was the high degree of unity and pride among the many Molisani immigrants who settled in Canada in the early 1950’s.  These immigrants had achieved economic success and had retained their identity as “Molisani” in a country that posed similar challenges to immigrants in the United States in the late 1800’s and early 1900’s. 

 

The Toronto experience prompted me to explore the possibility of establishing a Heritage Society in the Washington, DC area.  In doing so, I realized that the presence of native Molisani and descendants was modest in the area and could not sustain a “Molisani-only” Society.  I decided to include Abruzzo.  Combining these two regions reestablished, at least on paper, a union of two regions which up until 1963 were one.  To launch the Society, I sought the help of Father Zanoni, Pastor of Holy Rosary Church, who agreed to place a notice in the Voce Italiana, the church’s monthly newsletter, inviting readers to indicate if there was an interest for such a Society.  My wife, Edvige, an Abruzzese, and I were pleasantly surprised by the response, sufficient in number to proceed with plans to organize an Abruzzo and Molise Heritage Society.  Joining us in this endeavor were some enthusiastic “Abbruzesi” and “Molisani.”   Among them were Sergio Fresco, Ennio DiTullio (his enthusiasm was contagious), Mario Ciccone, Gloria Sabatini, Tony D’Onofrio and Omero Sabatini. 

 

We shared a common purpose for the Society: to promote and perpetuate our cultural heritage to our children and their descendants.  We recognized that most Americans, and for that matter, Italian Americans, knew little about the regions of Abruzzo and Molise.  Travel books gave scant notice to the charm, beauty, history and culture of these two regions and its people.  In June 2000, the Abruzzo and Molise Heritage Society (AMHS) was officially launched at the Casa Italiana, the social hall attached to Holy Rosary Church.   From that modest beginning the Society has grown to over 200 members.  The Society is embraced by other people with no ties to either of the regions, but simply appreciate being part of a group that is highly motivated and enjoy the culture and cultural offerings of the Society.  AMHS has become one of the more dynamic and highly-regarded Italian American organizations in the Washington, DC area.  Its programs and activities over the years have been varied and extensive, reflecting its mission.

 

A highlight of the Society’s social calendar is its annual Christmas Gala, a festive occasion for members and friends.  One noted Gala honoree included Associate US Supreme Court Justice Anthony Scalia.  It also sustains a scholarship program.

 

Aside from offering a variety of social and cultural programs, the Society’s outreach to other Italian-American organizations in the area is well known and appreciated.  The Embassy of Italy has expressed its support and appreciation for the role the Society has played in enhancing the image of Italy in the Washington, DC area.  For more information about the AMHS (Abruzzo and Molise Heritage Society) , please visit our website at www.abruzzomoliseheritagesociety.org



 
 

                                                                                                                                                                                          

 L'ANGOLO DELL'EMIGRATO

 

 

Emigrazione Italiana in Brasile di Francesco Alessio Saverio

Secondo una stima dell'IBGE (Istituto Brasiliano Geografico Statistico) fra il 1884 ed il 1939 sono entrati in Brasile oltre 4 milioni di persone.  Gli italiani rappresentavano il più importante gruppo di immigrati, superando persino i portoghesi. La prima ondata di emigranti, prevalentemente di origine veneta, si insediò nelle regioni del Sud, a Santa Catarina. Gli italiani che arrivarono successivamente, per lo più contadini, per lavorare come braccianti seguirono lo sviluppo delle piantagioni di caffè insediandosi nella regione di Sao Paolo.

Nel 1871 una legge, detta del Ventre Libero, sancì l'inizio della fine della schiavitù. Da quel momento i figli di donne schiave sarebbero stati liberi; nel 1888 la schiavitù fu abolita. La manodopera degli emigranti Italiani sostituì in buona parte quella prestata fin allora dalle persone usate come schiavi: in quanto bianco e cattolico l'immigrato italiano era trattato diversamente dagli schiavi di colore, ma la qualità della vita effettiva era di poco superiore, e poi le condizioni di lavoro difficili, la mentalità schiavista di molti proprietari terrieri portarono il governo italiano a proibire l'emigrazione in Brasile con il Decreto Prinetti del 1902.

Gli italiani che arrivarono a Sao Paulo all'inizio del XX secolo provenivano nella maggior parte dal Meridione d'Italia, San Giovanni in Fiore, Cosenza, Potenza, Salerno, e erano quasi tutti di estrazione contadina. Importante, per i nuovi arrivati, fu l'appoggio fornito dalla rete di relazioni con i connazionali. Nella rapida crescita di città come Sao Paolo gli Italiani e i Calabresi furono i protagonisti.

Quelli di loro più intraprendenti abbandonarono le campagne ed il sogno di diventare piccoli proprietari terrieri e si avventurano nel settore dei servizi, nel commercio, al dettaglio e all'ingrosso, contribuendo notevolmente al rapido sviluppo delle città brasiliane.
Bràs, Bexiga, Barra Funda, Bon Retiro, sono alcuni dei quartieri completamente italiani, luoghi dove gli emigrati rinsaldavano le relazioni fra paesani, conservavano la loro cultura, come testimoniano le numerose feste dei Santi Protettori dei loro paesi d'origine. 
Gli Italiani che arrivarono in Brasile a quei tempi, a differenza dei Tedeschi, o dei Portoghesi, non rappresentavano ancora una cultura e una coscienza nazionale, non avevano in comune fra i vari gruppi di provenienza nemmeno la lingua.

la Lingua Italiana si diffuse successivamente grazie a due motivi. Da una parte motivi di unione: favorire le relazioni e i matrimoni tra italiani del Nord e italiani del Sud. Dall'altra motivi di separazione: per chi migliorava le sue condizioni economiche e sociali, per la classe media, l'uso del dialetto era una caratteristica delle classi sociali inferiori dalle quali dovevano distinguersi. In questo modo, più o meno velocemente, alcuni dei costumi delle culture di origine vennero abbandonati...Di Francesco Alessio Saverio.  Dal sito Emigrati.It.

LA TAVOLA MOLISANA, a Layman's Musings... by Donna Magnani

                                                        
There is much more to our cultural heritage than buildings, artifacts and other tangible things that can be touched, photographed or put into museums.  We derive our sense of identity from the collective memories, knowledge and oral traditions that reflect the spirit of our people and communities.  This, the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) has termed living or intangible cultural heritage. The Molise presents a movable feast of intangible cultural heritage that I’d like to express as “La Tavola Molisana.”  And, although food—producing, cooking and enjoying it—is an integral part of Molise life, this article is NOT about food.  It is about the overall cultural richness and generosity I have been blessed to experience, and invite you to share.

But my musings did start with lunch: A business visit with a carpenter was running late and local restaurants had stopped serving lunch.  Recognizing our situation, the carpenter invited our group of four to lunch at his home. He and his (working) wife served a fabulous meal of home-cured meats, cheese, pasta, wine and more--simple but "squisito."  A good deal of the table conversation centered on our appreciation of the spontaneous generosity of these (virtual) strangers and our amazement at our hosts’ ability to produce so much.  Friend and co-director Luigi Pece explained, it is “la tavola molisana,” which I've come to see as a deeply seated part of the Molise culture.  Since that lunch, I’ve seen "la tavola molisana" in many new experiences as I venture into the intangible cultural heritage of the Molise:

It’s the Castropignano winemaker who shared with us his excellent but most unusual wine of wild grapes.  But more importantly, it’s his story-telling, including his discovery of Samnite warrior tombs while clearing the old vineyar. 

And it’s in learning how to make cavatelli in Campodipietra, but more so the camaraderie of feeling like part of the family…...in watching the press of olives you’ve just picked in Bonefro and enjoying dinner in the pressing room, because you understand the tradition from the days when olive producers ate communally while awaiting their turn at the press...  ... and artisans at work with antique hand tools and skills handed down for hundreds of years.  It’s an evening in a house built 300-400 years ago, with a rush ceiling between the original smoke-covered beams, heated only by the fireplace (which is also used to cook dinner)...

...watching in fascination as the flames are fanned by blowing through a reshaped rifle barrel (instead of a bellows); fascinated not only by the “technology” but also by the fact that the locals still know how to use it! 
But it was the graciousness of my Molisani hosts and companions, for whom story-telling, wit and laughter come most naturally, that provided the true warmth on that winter evening.

 

These treasured experiences are more valuable than just a photograph or even a memory, and I believe they will last much longer.  They change and enrich our lives, and because of that, will change and enrich the lives of our descendants.  Perhaps in this way our intangible cultural heritage will long outlast the tangible. 

 

We at ECHO Molise invite and encourage you to partake of “la tavola molisana,” of this movable feast of intangible cultural heritage, during your heritage visits to the Molise. 

 

Alda Viero, Una importante e dinamica figura

 della comunità italiana à Montréal

 

 


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