Da leggere questa settimana su questa pagina

 

 Notizie :  Dal Molise e dei Molisani

Nicola Picchione : La Cultura della Vecchia Bonefro

Giovanni Mancini : Storia della banda di Monteroduni

Silvia G. Rosa : Donne nella vita sociale Argentina

Anna P. Zurzolo : Note biografiche

Domenico Mesiano : La tregedia di Mattmark

Riccardo Bruno : La storia di un emigrato

Notizie : Dall'Italia e degli Italiani

 

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 NOTIZIE DAL MOLISE E DEI MOLISANI

 


CAMPOBASSO  Opportunità Europee per le Regioni e le Autonomie.  Lunedì 27 settembre 2010 la Regione Molise – presso la sede ubicata in via Genova n.11 a Campobasso –  darà il via ad “OP.ERA” . Il corso intensivo di formazione sull’Euro-progettazione  rivolto alle Pubbliche amministrazioni locali con l’obiettivo di aumentare la capacità territoriale di produrre proposte progettuali su programmi europei. Il corso, nei cinque giorni di svolgimento (per complessive 40 ore di formazione), conterà sulla partecipazione effettiva di 40 soggetti selezionati tra funzionari che operano all’interno dell’Amministrazione Regionale, delle Autonomie Locali e delle Rappresentanze Economiche e Sociali Regionali.

CAMPOBASSO  Giornate europee del Patrimonio. Domani alle 17 è in programma a Campobasso la bella manifestazione per le Giornate Europee del Patrimonio dal titolo “Le carte parlano di…Paolo Saverio Di Zinno”. Entri gratis nei luoghi statali della cultura. Ci sarà una visita guidata alle opere di Paolo Di Zinno con lettura di documenti e testi sul grande scultore molisano, autore dei celebri “Misteri”, le macchine professionali utilizzate per il Corpus Domini. La visita toccherà il centro storico, via Sant’Antonio Abate, ex corso del borgo antico, Santa Maria della Croce ed infine il Museo dei Misteri in via Trento. La manifestazione gratuita è nata da un’idea di Brunella Pavone, per la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise e Marilina Niro, consigliere comunale, Presidente della Commissione Politiche Europee, in collaborazione con Vittoria Di Cera e Angela Spensieri, per la Soprintendenza BSAE e con Liberato Teberini, Presidente dell’Associazione Misteri e Tradizioni.

LARINO-TERMOLI   Formazione dei Laici Al via il nuovo Biennio di Formazione. Riprende il cammino formativo del biennio per gli Operatori Pastorali della Diocesi di Termoli-Larino con rinnovato entusiasmo.Dal prossimo 11 ottobre presso i locali della Parrocchia Beata Vergine Maria del Carmelo a Termoli, con inizio alle 18.30, ed a Guglionesi, presso la sala parrocchiale, alle 18.00, tutti ipartecipanti saranno uniti dalla parola “Il Signore è il mio pastore: non manco dinulla”.Il cammino, che vede in don Giuseppe de Virgilio il direttore dell’itinerario, nonchédirettore del Servizio Diocesano per la Formazione dei Laici, vuole porsi qualeproposta a quei laici che nelle parrocchie, nelle associazioni e nelle realtà ecclesiali,condividono con i presbiteri responsabilità ecclesiali in ordine all’edificazione dellacomunità cristiana. Durante il primo anno di studio sarannopostelebasidell’approfondimento della vita cristiana ed al mistero trinitario e saranno evidenziati i temidell’introduzione alla fede e del suo contenuto cristologico. L’anno seguente invece, vedràlo svolgersi di temi riguardanti la Chiesa, il Nuovo Testamento, il ruolo del laico nellaparrocchia, l’agire cristiano e la via alla santità.Per informazioni è possibile contattare gli uffici della Curia Diocesana allo 0875707148oppure direttamente il Direttore del Servizio diocesano per la Formazione dei Laiciall’indirizzo e-mail giuseppedevirgilio@tiscali.it.

TRIVENTO Tagli ai trasporti, sanità e scuola: la diocesi di Trivento lancia il grido d'allarme. Lo fa con una missiva firmata ad un'ananimità da 45 sacerdoti e dal vescovo, Angelo Domenico Scotti che invitano la popolazione a partecipare alla fiaccolata indetta per il 13 ottobre prossimo ad Agnone. Ma ecco il testo integrale. "I sacerdoti della Diocesi di Trivento insieme al Vescovo, S.E.R. Mons. Domenico Angelo Scotti, dopo aver assistito in questi mesi con delusione crescente all’evolversi della situazione sociale della nostra Diocesi, con il delinearsi di un piano di riorganizzazione sanitaria, scolastica e dei trasporti sempre più fragile, precario ed inconsistente per tutto il territorio, con il serio rischio di accelerare in maniera irreversibile la morte dell’intera area, sentono ancora il dovere di intervenire ufficialmente presso il Governo Nazionale e Regionale del Molise sottolineando la discriminazione di fatto cui stanno giungendo gli abitanti di questa Diocesi in rapporto a coloro che vivono nelle città della stessa Regione. È chiaro che in tal modo la convivenza sociale del territorio della Diocesi, che gravita su due regioni (Abruzzo e Molise) e tre province (Campobasso, Isernia e Chieti), viene messa sempre più in pericolo nei nostri comuni montani interni, i quali, privati di scuole, di presidi sanitari ed anche di trasporti efficienti, rischiano di essere abbandonati. CONTINUA

MONTERODUNI  Nell'incantevole cornice del castello Pignatelli è stato presentato il volume di Pasquale Di Cristinzio dal titolo "Storia della banda di Monteroduni dalle origini all'associazione musicale", Maestro Raffale Bianco il 10 agosto '10. hanno preso parte all'evento: il sindaco di Monteroduni Custode Russo, l'assessore Pallante Clemento assessore provinciale, Don Paolo Greco parroco di Monteroduni.L'autore Pasquale Di Cristinzio, segretario e direttore artistico dell'associazione "maestro Raffaele Bianco" di Monteroduni e ideatore e fondatore della grande festa della musica "festa della banda" dal 2004 a tutt'oggi giunta alla settima edizione.CONTINUA

ROMA  In mostra sodici artiste molisane. Una mostra collettiva di artiste in maggioranza molisane nel cuore di Roma. Si chiama "La donna dell'arte" e riunisce le opere di Artemisia, Carma, Mariagrazia Colasanto, Nadia Comegna, Sara D'Uva, Karenina Fabrizzi, Giulia Magagnini Elena Maglione, Giulia Magnaguagno, Antonella Mastropietro, Irene Pietrafesa e Cristina Valerio. L'evento è patrocinato dalla Consigliera di Parità Regionale Giuditta Lembo e dalla Presidenza del Consiglio Regionale del Molise.Inaugurazione giovedì 23 settembre dalle ore 18,30 presso 6° Senso Art Gallery (via dei Maroniti 13, 00187 Roma, tel. 06-69921131) con la presenza di personalità del mondo artistico e di numerosi molisani residenti a Roma. Immancabile la degustazione dei prodotti tipici del Molise. L'evento sarà allietato dalla musica jazz del pianista Primiano Biase. Le artiste raccontano attraverso molteplici linguaggi artistici, dalla pittura alla fotografia fino all'artigianato, il loro mondo nel quale traspare al fondo una dichiarazione etica. Scrive il critico d'arte Paolo Minighetti: "Riconosciamo i quadri che alludono chiaramente al tema della maternità; quelli dove si segue la sensibilità per la natura (in specie coi fiori), altri che insistono sul simbolismo dolce e riposante dell'immagine celeste. Le artiste del Molise non disdegnano di estetizzare la terra. L'immagine dei fiori rimanda più facilmente a quella della maternità".La mostra è aperta fino a sabato 9 ottobre con i seguenti orari: da lunedì al sabato 11:00/19.00. Domenica su appuntamento.Per i contatti: info@sestosensoartgallery.com  

ROMA  Una serata a Roma per "raccontarci" in lingua molisana. Domenica 3 ottobre, dalle ore 15,30, presso gli spazi della Sala Uno di piazza San Giovanni in Laterano (di fronte alla basilica) avrà luogo un incontro di molisani promosso dalla Parrocchia di Fossalto (Campobasso) in collaborazione con l'associazione "Forche Caudine", lo storico circolo dei molisani a Roma.  Il programma prevede l'apertura a cura di Michelina Saliola, fossaltese residente a Roma, tra le promotrici dell'iniziativa. A seguire l'intervento di Don Antonio Pizzi, sacerdote fossaltese, scrittore e poeta. La prima parte della kermesse vedrà ragazze molisane che leggeranno poesie di Altobello, Cirese e Della Porta. Quindi don Antonio Pizzi reciterà brani dalle "Storie di Fossalto e Roccaspromonte". Sono previsti canti tradizionali molisani a cura del coro parrocchiale di Fossalto.  Nel corso della seconda parte sarà ancora don Antonio Pizzi a recitare poesie dedicate ai paesi molisani. Quindi, dopo alcune letture, sarà il coro ad intonare "Mmiez'a la vigna", canto tradizionale molisano. Un rappresentante dell'associazione "Forche Caudine" saluterà i convenuti.Dulcis in fundo: chiusura con un buffet di prodotti squisitamente molisani. L'ingresso è libero.   Preferibile inviare una prenotazione all'e-mail: info@forchecaudine.it.

MOLISE  Politiche giovanili per le borse di studio e master post laurea. Sono state approvate, in base alle risultanze delle verifiche svolte dal Comitato Tecnico di Valutazione, le graduatorie per l'accesso alle Borse di Studio per la partecipazione a  master o corsi di Perfezionamento post laurea, relativi all’Anno Accademico 2009-2010, finanziati dal P.O.R. Molise FSE 2007/2013 – Asse IV – “Capitale umano”, di cui all’Avviso Pubblico, approvato dalla Giunta regionale con Deliberazione n. 148 del 15 marzo 2010. Le candidature finanziabili sono in totale 64 e sono distinte per sesso, in virtù del rispetto del principio di pari opportunità. Ulteriori informazioni al riguardo possono essere assunte contattando il sito web della Regione Molise, www.3.regione.molise.it. “La Regione Molise - ha dichiarato l’Assessore Fusco Perrella – stanziando risorse che ammontano a 400 mila Euro, ha inteso rinnovare, per il secondo anno consecutivo, l’azione di valorizzazione del capitale umano regionale, fattore strategico, che garantiscel’efficacia delle politiche volte al sostegno dell’occupazione giovanile... CONTINUA

 

 

 FLASH 2010


 

Operai maledicono padroni
e questi i sindacati
protettori di raccomandati
che se la prendono con onestà
da sradicare


Negli ospedali lager
manager politici
laureati in agraria
misurano terra alle ossa
e angoli d’inclinazione
a inquadrature d’occhi di bue

Dispute in TV, sbotta un prete
ci vogliono cento vestiti di veline
per cucire uno chador
e in occidente non c’è distinguo
tra abiti e mutande

 

 

                                                               

 

 Tra clan e partiti
stesso intento in ruberie
varia solo voto d’elezione
spontaneo e barattato


Santi e croci convertiti
trebbie morali
gonfiano sacchi di reati
riserve in tribunali


Pesci fosforescenti
divorano uranio
e dal mare notti bianche
d’oscuro delinquere


Da:Destini E Presagi
http://www.santhers.com  

 

 

ADELAIDE  RIUNIONE MOLISANA AD ADELAIDE: FRA DECISIONI E FESTEGGIAMENTI  Si è svolta sabato scorso 25 settembre infatti, l’annuale riunione delle associazioni che compongono la Federazione dei molisani che vivono in Australia. L’incontro ha avuto luogo nella splendida tenuta del “Serafino restaurant” di McLaren Vale, a poche decine di chilometri dal centro di Adelaide. Le discussioni hanno riguardato le prossime delle varie associazioni sparse in cinque città australiane (Adelaide, Perth, Melbourne, Sidney e Obarth), il bilancio della federazione, gli appuntamenti futuri e i rapporti con la regione Molise. CONTINUA

TERMOLI  Lezioni di dialetto obbligatorie... L’amministrazione comunale finanzia un esoso progetto nella scuola sempre più povera per i tagli e l’esiguità di risorse. Dalle 30 alle 20 ore di lezione, dall’ultimo anno della materna a tutte le classi delle elementari, fino alla prima media. La materia è curriculare e quindi non facoltativa, elemento che sta suscitando diverse perplessità. Tra le scuole hanno detto per il momento sì il primo circolo, la Bernacchia e la Brigida, mentre il collegio dei docenti della scuola di via Stati Uniti si è pronunciato con un no: «Fermo restando la valenza didattica e culturale, non è stata condivisa la modalità di presentazione del progetto, non si da’ la possibilità di scegliere ad allievi e genitori». CONTINUA

AUSTRALIA  A tu per tu con gli emigranti molisani... Sono partiti decenni e decenni fa dai nostri Comuni e hanno fatto fortuna nella terra delle opportunità, senza dimenticare le origini. Sono i molisani d’Australia, decine di migliaia di nostri corregionali che vivono tra grattacieli e tecnologia, salsa di pomodoro fatta in casa e immaginette di padre Pio. Il nostro inviato è andato a vedere come vivono, si è intrufalto nelle loro case per intervistarli e raccogliere storie e ricordi che confluiranno in una rubrica apposita. Il viaggio comincia da Perth, 5mila molisani in uno Stato di 2 milioni di abitanti, con un "passami nu pezzo di pane, please" davanti a una tv ultrapiatta. ...CONTINUA

MOLISE  La Regione invita gli studenti australiani, ma non ha un soldo .  Le emozioni e le speranze delle giovani Danika e Kimberlee a poche ore dalla partenza per il Molise per un corso di italiano organizzato dall’Unimol. «Vogliamo scoprire i posti dei nostri avi, capire i loro stili di vita» hanno confessato le giovani di Perth. Intanto da palazzo Moffa è arrivata una brutta notizia. Per mancanza di fondi è stato chiesto alle associazioni molisane in Australia di antcipare le spese per gli alloggi in b&b e i pasti non previsti dal programma. E intanto si attendono ancora i rimborsi per l’acquisto dei laptop voluti da Iorio. CONTINUA 

 ASCOLATATE I NUMEROSI VIDEO SUL MOLISE E MOLISANI 

 

MOLISE  In Molise il terziario impiega 63%  dei lavoratori.  Dagli ultimi dati diffusi dell’Istat, lo scorso 23 settembre sulle forze di lavoro, e relativi al II trimestre 2010, risulta che, a livello nazionale, il numero degli occupati cresce dell’1,1% rispetto al trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre del 2009, invece, si è registrata una riduzione pari allo 0,8% (-195.000 unità), sintesi di una sostenuta riduzione della componente italiana (-366.000 unità) e di una significativa crescita di quella straniera (+171.000 unità).... CONTINUA

CAMPOBASSO  L’estate se ne è andata; come a dare il saluto alla stagione autunnale arriva puntuale la 19^ Rassegna Polifonica Internazionale “Città di Campobasso”, nonostante i venti di crisi che si ripercuotono immancabilmente e sempre sulla cultura. Organizzata dall’Associazione Polifonica Molisana, la 19^ edizione si svolgerà dal 2 al 10 ottobre 2010. Come di consueto la manifestazione prevede tre concerti dislocati nell’arco di una settimana. La Rassegna, ormai consolidata nel tempo, costituisce uno strumento con varie finalità culturali:- la divulgazione del repertorio, degli stili e degli interpreti nell’ambito della musica corale e la presentazione di nuove composizioni;- il consolidamento del contatto con il pubblico campobassano e regionale che di rado ha l’occasione di accedere a questo significativo aspetto della produzione musicale;- la valorizzazione di alcuni importanti luoghi artistici della città.

MOLISE  La regione Molise intima all’universita’ Cattolica di firmare entro domani il nuovo protocollo di accreditamento che prevede tagli consistenti alla spesa, ma l’ateneo non molla.Per abbattare il deficit sanitario la Regione deve chiudere tre ospedali su sei e tagliare i rimborsi alle strutture private. Per la Cattolica l’accordo stabilisce un tetto di 39 milioni di euro (contro gli attuali 62 mln), come “limite massimo di prestazioni erogabili dal Centro di Campobasso, comprensivo anche delle prestazioni erogate a residenti fuori regione”. In una nota inviata qualche giorno fa dal Sub Commissario alla sanita’, Isabella Mastrobuono, si chiede la firma entro le ore 12 del 29 settembre 2010, precisando che “in caso di mancata stipula, dovranno applicarsi le previsioni di legge”, ovvero la sospensione dell’accreditament, nonostante la manifestazione di piazza della scorsa settimana a cui hanno partecipato migliaia di cittadini. CONTINUA

 

                                                                                                                                                                                     

Da Consultare per essere bene informati.

 

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                                                                              LA CULTURA DELLA VECCHIA BONEFRO                          

                                                                                               Un testo di Nicola Picchione

 Le note che sono andato scrivendo sinora hanno tentato di descrivere un paese (Bonefro com’ era tanti anni fa) oppresso dalla fatica, dall’ incertezza del futuro, spesso dalla povertà se non dalla miseria. Ciò può aver indotto a pensare a un paese che era dominato anche dall’ ignoranza : rozzo e arretrato. Insomma con gente da non rimpiangere, priva di cultura.
            Non è così. Da troppo tempo il Sud si trascina dietro complessi di inferiorità e di colpe che oltrepassano quelle manchevolezze- gravi come un pesante fardello- che lo incatenano all’ arretratezza. Ho la sensazione che il Sud abbia una cattiva vista panoramica ma ottimi primi piani: voglio dire che se le popolazioni  sono state incapaci di scrollarsi di dosso catene pesanti che ne hanno impedito un adeguato progresso sociale, nei singoli individui si ritrovano spesso qualità sedimentate da secoli di cultura e civiltà, a patto di saper vedere non superficialmente.
            Il popolo della vecchia Bonefro aveva- anche se con molti limiti- una cultura di tutto rispetto, in gran parte comune a tutto il Sud, in parte sua propria. Chi non conosce il Sud tende a farne un unico popolo accomunando gente molto diversa per carattere e per cultura. Indubbiamente molte caratteristiche sono comuni: la sfiducia nello Stato, la scarsa capacità di progresso sociale (pur con le dovute eccezioni), il progressivo impoverimento di risorse soprattutto umane causato dalla emigrazione, un rassegnato fatalismo. D’ altra parte, accomunano molte zone  la sensazione di un retaggio di civiltà antiche cumulatesi nell’ animo del Sud che puoi trovare nel contadino come nell’ intellettuale, una sorta di raffinatezza che travalica i modi palesi del vivere ma che si evidenziano nel parlare e nelle relazioni umane. Le ritrovi in chi è rimasto nei luoghi di origine e in chi vive da anni lontano: radici indelebili. Tante altre caratteristiche, tuttavia, diversificano notevolmente le varie parti del Meridione, come ingredienti comuni di una cucina che però ha trovato in ogni paese la sua diversità.
            Spesso i vizi riescono a galleggiare e mettersi in vetrina mentre le virtù tendono a rimanere nascoste. Quelle case non eleganti, quegli uomini con abiti spesso vecchi e rattoppati, quei ragazzi già precocemente sottomessi al bisogno, quelle vite che oggi ci appaiono tanto lontane, piegate dal lavoro e spesso dalla sofferenza  possono insegnarci molto: non solo a misurare e ad apprezzare i progressi fatti ma anche a valutare quanto si è perduto.
            Il grado di civiltà di un popolo può essere valutato con vari parametri. Oggi prevalgono quelli dell’ apparenza e della tecnologia: chi ne possiede maggiormente è ritenuto più avanzato. Sarebbe ingiusto disconoscere i vantaggi della tecnologia- figlia della conoscenza scientifica- ma sempre più affiora il dubbio sui limiti di questo parametro che tende a mettere in second’ ordine
valori e rapporti umani che ritenevamo inutili ma che iniziamo a rimpiangere. L’uomo misurato prevalentemente sulla base della tecnologia e delle sue conoscenze scientifiche può portare alla presunzione di dominio sulla natura e sugli altri esseri viventi, alla illusione di risolvere tutto con la materialità dei congegni che se hanno molto migliorato la qualità della nostra vita non hanno risolto i tanti problemi tra i rapporti umani e poco hanno contribuito alla felicità delle persone che solo in parte è legata alla soddisfazione dei bisogni materiali. Essi hanno anche dato all’ uomo un potere distruttivo pericoloso, illudendolo di poter dominare la natura. Allo stesso tempo hanno reso l’uomo più fragile: basta un cavo elettrico rotto per mandare in crisi una intera città. Cominciamo anche a chiederci che cosa resterà in un lontano futuro della nostra civiltà basata su congegni elettronici deperibili, su documenti fragili.
            L’uomo vive molto meglio di una volta, ha conquistato diritti importanti, la sua salute è meglio tutelata, il lavoro è meno pesante ma spesso si sente più solo e più infelice. Il protagonista intellettuale di un film di Olmi dice - forse esagerando- che bere un caffè con un amico è meglio che leggere cento libri. La cultura è fondamentale per la crescita dell’ individuo e della società. I libri sono gli attrezzi per allenare la mente, come in una palestra. Sapere conferisce potere. Come la palestra fortifica i muscoli ma non fa tutti campioni così i libri sono fondamentali ma non possono sostituire i rapporti tra le persone. Anche i tanti congegni dei quali ci serviamo ogni giorno sono importanti ma è necessario non farsi prendere la mano, non diventarne schiavi. L’ auto, il telefono, Internet ecc..: non sono i nostri padroni ma semplici strumenti che tuttavia rischiano di dominarci. Sempre di più, noto, la Medicina si sovraccarica di strumenti senz’ altro utili ma si rischia di trascurare il suo compito fondamentale: curare non la malattia in astratto, non il singolo organo ma l’ uomo malato. Sembra retorica ma è realtà. 
            Ci stiamo rendendo conto di aver rinunciato troppo presto ai rapporti umani, di aver sovrastimato la tecnologia sino a divenirne schiavi. La bravura di quegli artigiani che riuscivano a creare le loro opere con pochi attrezzi, l’esperienza antica dei contadini : non erano soltanto gesti di un lavoro umile. Era l’eredità di un apprendimento millenario, il lavoro che diventava frutto dell’ ingegno. C’erano nel lavoro agricolo e artigianale una progettualità e una strategia tramandate ma vivificate dalle necessità variabili. Il valore dei beni ( e spesso anche degli uomini) risalta quando lo perdiamo. L’artigianato di una volta ci appare non più banale ma prezioso. Il rapporto dell’ uomo con la terra poteva sembrare solo la rozza fatica per procurarsi il cibo: oggi sappiamo che era cura della terra sulla quale viviamo, era una parte della cultura umana. Curare la terra significava non solo procurarsi il cibo ma mantenerla viva. Oggi cominciamo a capire che cosa significhi l’abbandono delle terre, dei boschi, delle sorgenti. Suscitano in noi molta meraviglia le opere degli antichi: non riusciamo a capire come siano state costruite con pochi mezzi le piramidi o città come Machu Pichu: semplicemente, il nostro orgoglio tecnologico ci illude di avere l’ esclusività
del saper fare dimenticando che certi ponti romani durano più di alcuni ponti di oggi.
            Queste considerazioni- banali e sintetiche- mi sembrano necessarie per parlare della “cultura” e del grado di civiltà di Bonefro del passato. Quel piccolo popolo era formato da artigiani, qualche commerciante, qualche intellettuale ma soprattutto da contadini. Scarsa era la scolarità, modesta la lettura di libri e giornali. Pochi i contatti col mondo esterno, necessari sia per misurare se stessi che per aprirsi a nuove esperienze ed accrescere le conoscenze. Eppure era depositario di una preziosa “cultura”.
            Esistono varie forme di cultura. Possiamo distinguerne essenzialmente due: una  popolare, primaria, e una intellettuale. La  prima si sviluppa lentamente e va a depositarsi nel profondo di un popolo condizionando comportamenti e regole tra le comunità. Si forma poco a poco, quasi insensibilmente. E’ in un certo senso l’ humus fertile del terreno, un concime naturale che permette lo sviluppo della vita sociale. La seconda nasce dalla mente, si nutre di studio; è una parte nobile dell’uomo, gli permette di progredire. Uno degli strumenti fondamentali di questa seconda forma è l’ istruzione della quale la scuola è un mezzo importante. Non sempre chi studia diventa colto: ci sono molti laureati che sono del tutto incolti. La scuola fornisce un metodo ma deve essere il singolo a saperlo usare.  Tuttavia tutto ciò che ha prodotto la forma elevata di cultura deve nascere in un terreno fertile: esso deriva dalla cultura generale di un popolo, quella primaria. Voglio dire che da una cultura popolare diffusa e profonda – trasmessa quasi inconsapevolmente- nasce e si diffonde la cultura intellettuale. La letteratura è nata dal racconto popolare, dai tempi di Omero; la musica colta che chiamiamo classica è nata dalla musica popolare riprendendo forme e ritmi e spesso anche temi ( le famose Pastorali di Frescobaldi, Corelli, Bach, Hendel nascono dai suoni di zampogna dei pastori). E’ necessario, però, che la prima- quella popolare- sappia generare la seconda altrimenti, rimane sterile........CONTINUA

 

 

STORIA DELLA BANDA DI MONTERODUNI di Giovanni Mancini

Nell'incantevole cornice del castello Pignatelli è stato presentato il volume di Pasquale Di Cristinzio dal titolo "Storia della banda di Monteroduni dalle origini all'associazione musicale", Maestro Raffale Bianco il 10 agosto '10. hanno preso parte all'evento: il sindaco di Monteroduni Custode Russo, l'assessore Pallante Clemento assessore provinciale, Don Paolo Greco parroco di Monteroduni. L'autore Pasquale Di Cristinzio, segretario e direttore artistico dell'associazione "maestro Raffaele Bianco" di Monteroduni e ideatore e fondatore della grande festa della musica "festa della banda" dal 2004 a tutt'oggi giunta alla settima edizione.

Com'era

Il contado di Molise a Francesco Jovine, piaceva questa denominazione, letta su vecchie carte della sua terra, gli sembrava esprimesse meglio di un lungo discorso l'essenza negli articoli poi raccolti in un volume per i tipi libreria editrice Marinelli di Isernia, a cura di Nicola Perrazzelli, fissava alcuni aspetti della ruralità della società molisana, un'aria di medioevo contadino, domestico e livellato, probo tenace, fortemente attaccato alle tradizioni, fedele alle antiche leggi dell'ubbidienza. Il segreto respiro di un mondo ormai remoto, di una terra e di una gente di antica civiltà, ma oppresse dall'abbandono e dall'oblio quali quella del Molise al tempo dei Borboni. Lavorare finchè c'era luce nella vita dei nostri avi era una verità così comune da essere mai messa in discussione, il correre del sole regolava la giornata, la campana fissava i dettagli, il contadino era fortemente condizionato dai fenomeni naturali, quando non riusciva a dare spiegazioni logiche, attribuiva poteri magici da cui difendersi e convivere, essendo Monteroduni un paese la cui storia è luce riflessa dai centri maggiori, la cui popolazione nel 1861 era composta di 2.824 all'alba dell'unità della nostra Nazione.

In sostanza la vita anche in tempi remoti come abbiamo ricordato stagnava come in un fatale isolamento, notizie di guerra di caduti di dinastie, di congiunzioni di astri arrivano quando avevano perduto ogni significato, ogni carattere emotivo. Anche poche industrie che il contado di Molise aveva sul suo territorio: "fornaci per laterizi, molini, pastifici, avevano produzione limitata per il consumo locale, prodotti eccellenti dell'artigianato: sarti, falegnami, fabbri emigranti nelle grandi città dell'Italia o di America hanno dato prova della capacità. Il fenomeno che colpisce è stata ed è la passione di Monteroduni per la musica, infatti molti giovani si recavano a lezioni private per apprendere e suonare strumenti d'ottone e di legno, altri sempre numerosi erano quelli che preferirono esercitare chitarre e mandolini. Il gusto quasi innato per la musica portò molti cittadini ad organizzare un complesso bandistico di cui per lo più facevano parte artigiani locali. Il numero dei componenti oscillò sempre intorno ai quaranta, nello stesso tempo ebbe inizio alle prime reclute della nuova organizzazione musicale da parte di Francesco Scioli nel 1857, religioso, scrittore, storico, archeologico e pubblicista. Egli fu anche il primo maestro e direttore, il maestro Trevisonno dal 1892 al 1902. poi i maestri:Donato Marchetti, Luigi Lucantonio che nel 1903 musicò il melodramma:" Erminia. Il libretto fu scritto dal maestro elementare Gaetano Del Rossi, facendolo poi rappresentare al teatro Bellini di Napoli, ma senza successo.

Stampa periodi molisani dell'ottocento

La prima caratteristica della stampa molisana per il periodo 1860-1900 è data dal gran numero dei periodici pubblicati ben 27 e non solo nelle grandi città, Isernia, Larino, Venafro, naturalmente Campobasso ma anche centri di scarsa importanza, come abbiamo ricordato l'isolamento del territorio molisano con il resto dell'Italia e dell'Europa, di qui la necessità di una stampa locale che tenesse informati gli elettori sui principali avvenimenti. La seconda è connessa alla presentazione dei candidati alle elezioni politiche, i quali sostenevano determinati periodici che ad elezioni svolte, cessavano le loro pubblicazioni, infatti molte testate scompaiono nel giro di qualche anno e addirittura di qualche mese. Vi è un elemento che accomuna quasi tutta la stampa del tempo, è l'anticlericalismo che in alcuni raggiunge punte di una insostenibile volgarità. L'anticlericalismo si manifesta nell'articolo di fondo ed è bilanciato da altri articoli nel corpo del giornale. Nello specifico ricordiamo Il Battagliere indipendente pubblicata ad Isernia nel 1893 e diretta da Giuseppe Campagnale. Il giornale si proclama radicale perché radicalismo è sinonimo di progresso, vi è nel periodico una precisa disposizione contro il potere temporale e per la libertà di coscienza. In occasione dei moti di Palermo e delle eccezionali volute dal Governo del Tempo, il giornale prese una coraggiosa posizione deprecando ogni tentativo liberale e difendendo il proletariato agricolo della Sicilia. Negli ultimi numeri del periodico gli spunti nuovi sono piuttosto diluiti anche se non del tutto dimenticato. È da tener presente che il Giornale ebbe una tiratura di 700 copie. Il Giornale veniva stampato in Agnone ebbe la nascita nel 1894 e fu diretto da Vincenzo la Banca. Il periodico si proclamava "Notiziere" infatti ebbe carattere strettamente locale, fino al 1898 anno della chiusura del Giornale non è stato possibile desumere un indirizzo politico.

Fatta questa piccola parentesi ritorniamo alla storia della banda musicale, dagli inizi del 1900 fino alla prima mondiale, il complesso bandistico ebbe per la prima volta alla direzione artistica il Maestro Raffaele Bianco e l'altra complesso dal Maestro Angelo Ferretti. Ma presto si ritirò lasciando la direzione artistica al maestro al Maestro Raffaele Bianco 1950 anno del suo collocamento a riposo. Il complesso decade e la musica esulò dai suoi programmi. Nello specifico il maestro Raffaele Bianco eccellente concertatore e direttore d'orchestra è stato il primo valido Maestro che Monteroduni può annoverare, figura centrale; combattente in entrambe le due guerre mondiali. Cavaliere di Vittorio Veneto, l'unico ad aver ricoperto tute le cariche pubbliche, ricordiamo brevemente : Nomina a Giudice conciliatore dal 28 giugno 1922. – anno 1922 // Commissario prefettizio (anno 1936); - 1936 // Podestà dal 1936 al 1944; // Sindaco del comune di Monteroduni; nel 1944.

Apriamo una parentesi sul secondo conflitto mondiale. Il comune di Monteroduni, la guerra fino ad allora sentita come un evento certamente grave ma lontano, con l'armistizio dell'8 settembre '43 e la conseguente occupazione tedesca non fu un'esperienza piacevole. Ricordiamo un episodio che vide il podestà Raffaele Bianco in prima persona, si reca nel rione Cappellone insieme ai militari tedeschi da lì a poco esattamente le ore 9.15 dovrà dare ordine di fa brillare le cariche. L'arciprete don Placido unitamente ad alcune donne che abitano nel quartiere, timorose per i danni possono arrecare alle loro abitazioni , vicine a quelle dell'abitazione di Domenico Scioli, reo di aver commesso un furto del bestiame, e la chiesetta del Cappellone, dove la Vergine è oggetto di culto molto sentito dalla comunità, cercano di convincere militari a scongiurare l'evento.  All'ora stabilita cioè alle 9.15 il maestro Bianco da l'ultimo sguardo da tasca e ordina il "fuoco", nel frattempo le cariche esplodono, un militare strappa l'orologio a catena dalla mano del podestà e si allontana. L'abitazione del Scioli non c'è più, le abitazioni e la chiesetta sono salve, solo il podestà ci ha rimesso l'orologio. Chiudiamo la parentesi e si continua a parlare della banda. Eccellente maestro concertatore, direttore d'orchestra, dicevamo portò la banda musicale ai massimi livelli per questo rinunciò la direzione della Banda Musicale di Macerata, per quale era risultato vincitore di concorso. Si sono succeduti Maestri Marsechiello, Persichilli e Cesario.

Venne l'era del Maestro Raffaele Percopo egli è stato un riformatore, sostituì gli strumenti con i cantanti lirici nel 1965, l'ultimo direttore di sinfonie serali.  Apriamo di nuovo una parentesi sempre sul secondo conflitto mondiale. Dopo l'occupazione tedesca, vennero le truppe alleate, un soldato americano di nome John Forte chiese delle famiglie Di Biello e Percopo: si aprirono le porte delle due case, al milite sembrato di essere ritornato a casa. A questi parenti chiese qualche giorno di riposo e di calma, a sera egli si sedette al pianoforte e suonò una canzone tutta pervasa da una dolce melodia. Egli disse che la canzone l'aveva musicata il suo amico Carmi Chael anche lui al fronte.La canzone da lui perfezionata a Monteroduni in casa dei parenti con il brano:"Io ti ho incontrato a Napoli". La famosa canzone avrebbe accompagnato l'esercito americano durante tutta la campagna di Italia.

Oggi

Con il passare degli anni le condizioni con cui veniva a trovarsi la Banda Musicale di Monteroduni divennero sempre più critiche, per la perdita di numerosi musicisti, per raggiunte limite di età o deceduti. Ma nonostante tutto diverse iniziative furono portate avanti un passaggio significativo, si è avuto il 25 settembre 2002, quando venne istituita l'associazione musicale "Maestro Raffaele Bianco". Per continuare il discorso tradizionale della Banda di Monteroduni. La festa più importante, dell'Associazione è la grande festa della Musica, che si tiene ogni anno nella prima decade di giugno. Di Giovanni Mancini

Un video su ''I DISAGI DELLA GIOVENTÙ  DEL MOLISE 

 

  

 

                                                                                                                                                                                                             

 L'ANGOLO DELL'IMMIGRATO

 


Emigrati di Torrebelvicino

 

La partecipazione delle donne italiane ai movimenti sociali e politici di Silvia G.Rosa

Gli studi sulla partecipazione femminile ai movimenti sociali e politici contribuiscono a mettere in risalto un aspetto forse poco noto dell’immigrazione in Argentina: il ruolo primario che le italiane giocarono nel quadro di un impegno sociale che concorse attivamente alla formazione della nascente società. Uno dei problemi che le donne immigrate tra il 1850 e il 1950 condividevano con le argentine era il persistente rifiuto dei diritti politici e la mancanza di una legge sul suffragio femminile, a cui si associava la negazione della parità salariale.
Sulla scia di idee libertarie e socialiste, giunte dall’Europa insieme agli intellettuali ed ai professionisti immigrati e diffuse attraverso le associazioni operaie e contadine, cominciarono a prendere piede alcuni movimenti di rivendicazione sociale ai quali si unirono attivamente anche numerose italiane. Uno dei più noti episodi di protesta sociale, ricordato col nome El grito di Alcorta, ebbe luogo nel 1912 nella provincia di Santa Fe, importante zona agricola popolata da oltre 1.500 italiani su un totale di 2.000 coloni. La rivolta dei braccianti agricoli contro i latifondisti scoppiò nella località di Alcorta con lo scopo di trasformare i rapporti contrattuali fra coloni affittuari e proprietari terrieri. Il movimento fu organizzato nella fattoria di un immigrato italiano, Francisco Bulzani; sua moglie, Maria Robotti rivestì un ruolo decisivo nella battaglia, partecipando, insieme ad un cospicuo numero di donne, a scioperi, marce ed assemblee.
In Argentina, molte lavoratrici di origine italiana erano iscritte al partito socialista o ad associazioni operaie di stampo socialista, anche con posizioni di primo piano. Julieta Lanteri (1873-1932) fu tra le promotrici delle azioni politiche e legislative in difesa del diritto al voto e Carolina Muzzilli (1889-1917), morta di tubercolosi a soli ventotto anni, fu attiva sul fronte delle lotte per la parità salariale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne. In un articolo di denuncia Carolina Muzzilli scriveva: «Se parliamo delle lavanderie meccaniche […] non è possibile tacere di fronte al modo inumano in cui lavorano le operaie […]. Obbligate a lavorare, quelle della sezione lavaggio, sui pavimenti bagnati, d’inverno tremando dal freddo e d’estate nell’atmosfera insopportabile a causa di vapori dell’acqua che si sprigiona dai cilindri, sono continuamente molestate dagli ispettori, ricevono frequentemente spintoni, e sopportano una giornata di lavoro da nove a undici ore!».
La partecipazione delle donne al movimento anarchico fu ancora più massiccia: l’anarchismo, infatti, incorporò un discorso sulle problematiche lavorative ad una visione attenta ad ogni tipo di sfruttamento, incentrata sulla compenetrazione di forme di oppressione economiche e culturali, e promosse tipologie di sciopero e di protesta, come i boicottaggi (diretti a colpire prodotti -cibo e vestiario- il cui acquisto e consumo era in prevalenza femminile), che le donne, anche non lavoratrici, potevano facilmente mettere in atto.  È con i presupposti teorici della giustizia sociale e della libertà personale, sostenuti dal movimento anarchico, che ebbe luogo nel 1907 uno dei più importanti episodi di protesta vissuti dall’Argentina nei primi decenni del XX secolo, la Huelga de las escobas, che prese le mosse nel quartiere portuale della Boca, densamente abitato da italiani, e che dilagò poi in tutta la città di Buenos Aires. L’insurrezione, capeggiata da affittuari anarchici che chiedevano la diminuzione dei prezzi degli affitti, coinvolse molte donne, le quali, armate di scopa, durante una marcia divenuta famosa, spazzarono via simbolicamente i proprietari delle case. Quando gli inquilini in sciopero furono sfrattati dalla polizia durante le ore di lavoro, le donne, nuove protagoniste della rivendicazione politica, lottarono con le scope e buttarono acqua bollente dai balconi. di Silvia Giovanna Rosa


Anna Paletta Zurzolo, Note Biografiche

Una bimba povera, emarginata, guardata con diffidenza perché appartenente a una piccola minoranza religiosa ma dotata di squisita sensibilità, ascolta e osserva, con acuta intelligenza, il mondo nel quale vive, conservando ogni cosa nella sua "stanza della mente collegata al cuore" perché, figlia di emigranti, é destinata ad esser sradicata dal suo paese natale.

Da questa "stanza", dopo anni, i ricordi dell’infanzia sgorgano vividi e nitidi, in un intreccio di storie narrate con lo stesso ritmo di quelle che, una volta, si raccontavano attorno al focolare nelle lunghe sere d’inverno. Storie sapientemente incastrate l’una nell’altra come pezzi di un grande mosaico nel quale si anima la vita di un paese calabrese, tra gli anni 50 e 60 del novecento, attraverso una folla di personaggi a volte appena abbozzati ma sempre disegnati con incisività e grande spirito d’osservazione.

Anna Paletta Zurzolo è nata a San Giovanni in Fiore. All’età di quattordici anni è emigrata in Canadà dove vive con suo marito e due figli. Pane Vino e Angeli è il suo primo romanzo che in Canada ha avuto diverse edizioni e ha ricevuto il premio Commonwealth. Ottimo successo ha avuto la traduzione in lingua tedesca, anch’essa in diverse edizioni. La versione italiana inedita ha ricevuto la menzione speciale del premio Grotteria 2003 per "l’abilità narrativa di mescolare ricordi di vita migrante con gli elementi di folklore del paese d’origine".

La tragedia di Mattmark.

Come ogni anno, dopo la pausa estiva, alla ripresa dell’attività lavorativa,  gli Italiani in Vallese si ritrovano a Mattmark, nell’Alto Vallese per commemorare i caduti sul lavoro di quella tragedia che strappò agli affetti familiari ben 88 lavoratori, di cui 56 lavoratori emigrati italiani, alcuni in giovane età, e tutte le altre migliaia di caduti nelle altri parti del mondo. A Mattmark, successivamente a tale tragedia, di incidenti ce ne furono degli altri. Alla fine dei lavori, il bilancio complessivo fu di 110 morti.  E’ un appuntamento che ormai si ripropone da 45 anni, da quando quel maledetto fronte del ghiacciaio dell’Allalin, assieme all’ingordigia ed alla mancanza di buon senso dei responsabili del cantiere della diga, provocarono quella immane  tragedia. Un appuntamento denso di emozione! Per la Comunità italiana in Vallese ed i suoi rappresentanti , Mattmark è diventata l’occasione per discutere dei problemi del mondo del lavoro dell’emigrazione italiana in Vallese, in particolare delle questioni legate alla sicurezza nei posti di lavoro. Ma è diventata anche il momento per fare un bilancio annuale dell’impegno sociale delle Istituzioni rappresentative degli Italiani in Vallese nei riguardi della Comunità, per ritrovare   stimoli ad ulteriori iniziative, per ricordare a tutti ed in particolare ai giovani che se oggi sono stati fatti dei passi in avanti sulla via dell’integrazione e della crescita civile e sociale, lo si deve anche e soprattutto al sacrificio di quegli uomini.

Inoltre, questo momento serve per ricordarci, ricordare e riflettere sulla situazione di altre Comunità che oggi si trovano ad affrontare gli stessi problemi che hanno vissuto i nostri padri e nonni al momento del loro arrivo in Svizzera. Molti tendono a dimenticare e  si sente molto spesso dire che gli Italiani erano diversi rispetto ai nuovi migranti. Ma tutto questo è falso. Quindi, se si vuole veramente rispettare la memoria di quei caduti sul lavoro, ci si deve impegnare anche nei loro confronti, per non fargli subire le tante umiliazioni patite dagli emigrati italiani al momento del loro arrivo in Svizzera ed in Vallese. Quest’anno, poi, in occasione del 45° anniversario, la ricorrenza diventa un poco più speciale perché, come già avvenuto cinque anni fa, ci sarà la presenza di una forte delegazione di cittadini ed Autorità civili e religiose dalla Regione Veneto, perché 18 delle vittime erano originari della provincia di Belluno. Saranno presenti il Vescovo di Belluno – Feltre, Monsignore Giuseppe Andrich,, Sindaci e rappresentanti della Provincia e della Regione, i responsabili dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, con il suo Direttore Patrizio De Martin.

Il programma per tale ricorrenza prevede già un momento molto forte la sera del 3 settembre presso la sala parrocchiale di Briga con un concerto del “Coro alpino di Toggenburg e proiezione in sottofondo del DVD realizzato in occasione del 40° Anniversario. La serata sarà introdotta da alcuni saluti di benvenuto da parte della presidente della Colonia Italiana di Briga, Naters e Dintorni Cinzia Viscomi, della Responsabile dell’Agenzia Consolare di Sion Rossana Errico e del Presidente del COMITES del Vallese Domenico Mesiano. La serata sarà chiusa con un breve momento conviviale.  La giornata di sabato 4 settembre è prevista a Mattmark, ai piedi del ghiacciaio dell’Allalin. Sul luogo dove è deposta la lapide, si terrà la cerimonia religiosa e la parte ufficiale alla presenza delle Autorità italiane e svizzere. Alla fine, davanti alla chiesetta a valle, ci sarà l’aperitivo  offerto come sempre dalla Colonia di Briga, Naters e Dintorni. Domenico Mesiano Presidente del COMITES del Vallese, Agosto 2010

LA STORIA DI UN EMIGRATO , BRUNO NICOLO'. di Riccardo Bruno, Trapani.
Il mio prozio Nicolò BRUNO, nacque il 15 febbraio 1892 in Via Torre Pali, nel Rione S. Pietro di Trapani-Sicilia., terzo figlio dei miei bisnonni : Francesco Paolo BRUNO, calzolaio, e Caterina VIRGILIO, casalinga, entrambi di Trapani.  Fu il padre Francesco paolo il primo ad emigrare nel 1902, dirigendosi in Louisiana-USA, a New Orleans, come tanti siciliani prima di lui.
Nel 1904, anche Nicolò decide di seguire le orme del padre; il 1° Ottobre sulla nave SS Patria Nicolò, accompagnato dallo zio Dionisio SCONTRINO di Trapani ( lui diretto a Monroe, LA), e in compagnia anche di Donato BRUNO fratello del padre di Nicolò, si imbarca a Napoli, arrivando il 19 Ottobre e dichiara di essere diretto a Ruston, LA, dove lo attende il padre Francesco Paolo. Ma Nicolò BRUNO e Dionisio SCONTRINO non sbarcarono subito sul suolo americano, e sono trattenuti per un giorno ad Ellis Island poichè arrivati troppo in ritardo all'imbarco 1 ottobre 1904 a Napoli sulla nave "Patria"; Dionisio usufruisce del vitto composto da 2 colazioni, 2 pranzi e 2 cene, mentre Nicolò rimane a digiuno. Vengono rilasciati il 20 ottobre 1904 alle ore 8.19 A.M. Donato Bruno è "ADMITTED" poichè risulta idoneo nel secondo colloquio della commissione di controllo degli emigrati.

Nel 1905 il padre Francesco Paolo torna in Italia e vi rimane fino al 1906, quando insieme al parente Antonino BRUNO riemigra nuovamente. In questo periodo probabilmente padre e figlio, decidono di trasferirsi Ruston, Lincoln Parish, Louisiana, come è evidenziato dal census del 1910: abita al 202 North Vienna in casa di un certo Frank dal cognome illeggibile sul census ed insieme alla famiglia di questo. Lavora come calzolaio presso un negozio di scarpe.
Nel 1912 si trasferisce a Monroe, Ouachita Parish. Ritorna in Italia per svolgere il servizio militare presso la Guardia di Finanza, e risulta di professione operatore cinematografico. La chiamata è del 6 Giugno 1912 e da questa data fino al momento del congedo avvenuto il 30 Agosto 1919, Nicolò BRUNO partecipa alla Prima Guerra mondiale, su diversi fronti; viene nuovamente richiamato in servizio nel Luglio del 1920 e non so quanto tempo vi rimase, ma sicuramente alcuni mesi, poichè Nicolò appena libero, amareggiato dalla lunga permanenza in abiti militari, decide di emigrare nuovamente e definitivamente in Louisiana.

Parte con la nave “Patria” il 24 Aprile 1921 da Palermo per New York dove arriva il 7 Maggio 1921, e sbarca due giorni più tardi. Poichè passa attraverso Ellis Island, ritengo che abbia effettuato il viaggio nelle stive della terza classe. Al suo arrivo ha con sè 35 dollari, dichiara che sarebbe andato a stare da un amico, un certo Giuseppe La Monica a New Orleans. Altresì dichiara inoltre di essere un manovale, di saper leggere e scrivere l’italiano, di non avere il biglietto per proseguire il viaggio fino a destinazione, e di essere stato già negli Stati Uniti tra il 1904 e il 1912, di aver lasciato nella sua casa a Trapani la madre Virgilio Caterina.  Dall'Aprile del 1921, il nome di Nicolò rispunta a Monroe-Ouachita Parish, dove conosce Nellie G. Guerriero che sposa tra il 1924 e il 1925.

Nel census del 1930 dichiara di avere 37 anni, di essersi sposato a 32 (quindi nel 1925) con Nellie G. Guerriero, è cittadino americano, assumendo il nome Nicholas. In questo periodo è proprietario del Bruno’s Electric Shoe Shop sito a 106 N. 2nd Street in centro città a Monroe, negozio all'avanguardia e di lui, della sua abilità imprenditoriale parlano i giornali del posto, essendo riuscito con impegno e serietà a farsi un ottimo nome.
Non so con precisione quando costruì la sua bella casa al 503 Alexander Ave di Monroe; la signora Sue Lynn Sandifer di Monroe che mi ha aiutato nella ricerca mi informa che Alexander Ave adesso si chiama Roselawn Ave.  Intanto nasce nel novembre del 1930 la loro prima figlia, Martha Jane, che muore infante nel luglio successivo. Certamente il dolore deve essere stato grande, e Nicolo’ e Nellie decidono di adottarne una di nome Sara Ellen. Di quest'ultima non ho notizie precise, ma in uno dei necrologi di Nicolò BRUNO ho letto che il nuovo cognome della figlia era Bottorff. La signora Sue Lynn Sandifer invece mi comunica che il suo cognome attuale è Benton, nome del marito con cui si sposa prima del 1956.  Anche se le distanze sono eccessive mio zio Nicolino come affettuosamente lo si chiama in famiglia, rimane sempre in contatto con i suoi fratelli a Trapani. Invia pacchi dono durante il periodo post-bellico, aiutando così i suoi parenti, cosa sicuramente molto gradita considerando che quel periodo non era tra i più felici.

La prima parente che decide di fargli visita a Monroe è la sorella Caterina che si imbarca e lo rivede nel 1950, quando ormai Nicolò, divenuto Nicholas, è un uomo ampiamente affermato.  Difatti il 17/11/1951 zio Nicolino scrive a suo nipote Francesco Paolo usando un foglio di carta intestata del Bruno’s Electric Shoe Shop, cosa ancora inusuale per molti in Italia.  Nel 1953 aiuta suo nipote Francesco Paolo BRUNO (fratello di mio padre) ad emigrare in America grazie al Refugee Relief Act che permette l'entrata in USA a tutti coloro che avevano vissuto il periodo della 2° guerra mondiale come profughi. L’atto di richiamo vero e proprio avviene nel 1956. Su Francesco Paolo Jr mio padre scrisse anche un bel libro" Sulle ali di un sogno".
Intanto Nicholas è in pensione e dopo lunga malattia si spegne a Monroe nel 1962 all'età di 70 anni. Le sue spoglie riposano presso il St. Matthew Cemetery a Monroe, dove, caso originale, la data di nascita è erroneamente scritta 10 feb 1893, invece di 15 feb 1892. Riccardo Bruno