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Sfilata in costumi d'epoca a Bagnoli del Trigno.
Tradizione e leggenda rivivono il 18 agosto di ogni anno in una manifestazione unica nel suo genere a Bagnoli del Trigno, paese situato in Molise e più precisamente nella provincia di Isernia. Si tratta della rievocazione storica di un evento che vuole rappresentare lo spaccato di un’epoca, compresa tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, vissuto da Bagnoli del Trigno. In pratica, per un giorno, Bagnoli torna indietro di due secoli riproducendo nei minimi dettagli ciò che avveniva durante la festa di ringraziamento in onore di Santa Caterina. Il duca del paese, infatti, in occasione di quella festa sfilava in corteo nel pomeriggio con tutti gli altri nobili e le autorità dirigendosi nell’antico rione di Santa Caterina per dare inizio alla suggestiva serata in onore della Santa in piena e coinvolgente allegria tra musiche, canti, fuochi, fantasie e degustazioni di piatti tipici. La leggenda vuole che sin da tempi antichi, passata la mezzanotte, dal castello che sovrasta la roccia posta al centro del paese, si librassero delle fate, per cui, chi l’avesse avvistate ed espresso un desiderio, lo avrebbe di sicuro realizzato.
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Le donne italiane in
Argentina tra storia e letteratura
I più
significativi studi storiografici sull’emigrazione al femminile
permettono di tratteggiare un quadro delle diversificate situazioni e
dei molteplici stili di vita che nel nuovo contesto le donne emigranti
si sono trovate ad affrontare e di valutare se, come e in che misura le
loro identità e spazi d’azione siano stati influenzati e
stimolati in direzione di un rinnovamento.
La ricerca di Romolo Gandolfo sulle donne di Agnone, nell’alto Molise, immigrate a Buenos Aires alla fine dell’Ottocento, mostra l’ambivalenza dell’esperienza migratoria femminile . Il tipo di società che le donne di Agnone incontrarono nel nuovo Paese, infatti, non presentava le condizioni favorevoli per mettere in discussione la loro secolare condizione di subalternità, tuttavia non le condannava più alla tradizionale sottomissione. Nel quartiere del Carmen, dove gli agnonesi si concentrarono, sopravvissero a lungo tratti culturali legati alla tradizione molisana; una concezione più moderna del ruolo della donna si ebbe grazie alle nuove generazioni nate in Argentina. Se da un lato le agnonesi a Buenos Aires non ebbero la possibilità di raggiungere l’indipendenza economica, vista come disdicevole, da evitare per una donna sposata, e dovettero sottostare a valori e norme che imponevano loro l’esclusione dalla vita sociale della comunità, dall’altro poterono però accedere all’istruzione primaria, ciò che aprì uno spiraglio alla possibilità futura di acquisire nuovi ambiti di autonomia. L’emigrazione transatlantica rappresentò per le agnonesi un momento importante nel lento processo di emancipazione, ma scatenò anche tensioni e contraddizioni nuove nel rapporto uomo-donna, che portarono in molti casi al disgregarsi delle famiglie. Le ricerche condotte nella provincia argentina di Santa Fe da Alicia Bernasconi e Carina Frid de Silberstein analizzano comparativamente due scenari urbani con caratteristiche diverse, ma interessati entrambi dal fenomeno migratorio tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento . Le città prese in esame sono Rosario, la più grande e popolosa della provincia, con un importante porto sul fiume Paraná, e San Cristóbal, piccola città rurale. I risultati di questi studi permettono di confutare le tesi sulla marginalità della donna nel processo di integrazione nel mondo professionale del Paese d’accoglienza: le italiane si inserirono nel mercato del lavoro di Rosario e di San Cristóbal come domestiche o dedicandosi alla confezione di abiti. Il quadro occupazionale rioplatense non impose alle donne una rottura rispetto al loro universo domestico; le reti sociali costituitesi nella nuova società contribuirono a mantenere una continuità affettiva con il paese d’origine. Tuttavia operarono anche elementi di innovazione: non vi fu più spazio, ad esempio, per l’attività di filatura, fondamentale nell’industria domestica del nord Italia. La mia seconda Patria
di Nicolina Montagano
Una testimonianza
toccante, nel ricordo di chi ha “subito” l’emigrazione, il momento clou
del Convegno “La mia seconda Patria”, che si è tenuto a
Ripabottoni, nella ricorrenza della tragedia di Marcinelle, organizzato
dall’Associazione Tito Barbieri, con il patrocinio del Comune di
Ripabottoni e della Comunità Montana “Cigno Valle Biferno” di
Casacalenda. La signora Nicolina Montagano ha raccontato la propria
esperienza di figlia di emigranti, con il papà costretto a
partire per la Germania negli anni ’60. Una
ricerca condotta presso gli alunni della Scuola Elementare di Bonefro
ha raccolto le storie di papà, di nonni, zii, parenti
espatriati, i lunghi addii, la visita medica, i documenti che vietavano
l’espatrio siglati da una S per scabbia, una P per donna incinta, una X
per deficienza mentale. Si è commosso anche il Presidente
dell’Associazione socio-culturale “Tito Barbieri”, Domenico Ciarla, che
ha introdotto i lavori del convegno spiegando la scelta della data
dell’8 luglio, in concomitanza con la ricorrenza di Marcinelle. “Un
fenomeno, quello dell’emigrazione italiana – ha spiegato – che è
purtroppo di grande attualità. Dovremmo ricordare, quando
parliamo dei tanti immigrati che hanno invaso il nostro Paese, di
essere stati, fino all’altro ieri, zingari noi stessi”. E il convegno
è entrato nel vivo, introdotto dal consigliere Cristofano
Vincenzo. La ricercatrice e giornalista Mina Cappussi ha portato i
saluti del Responsabile del Servizio per i Rapporti con i Molisani nel
Mondo della Regione Molise, Teresio Onorato. “Un saluto di benvenuto –
il messaggio del quale ha dato lettura – a tutti i molisani di
Ripabottoni rientrati in questo periodo. Impegnato nell’organizzazione
della missione in Argentina per il prossimo mese di settembre, in vista
della 1^ Conferenza dell’America latina a mar del Plata e dell’incontro
con le Associazioni di Molisani in Argentina, vi sono vicino col cuore.
Come sempre”. E la Cappussi ha relazionato sulla grande ondata
migratoria che ha sconvolto il tessuto sociale italiano tra gli anni
’70 del 1800 e la prima guerra mondiale, ripresa con maggior vigore nel
secondo guerra, quando l’Italia usciva da un
conflitto che l’aveva fiaccata. “Di recente – ha ricordato la studiosa
– sono stata a Bedford, in Inghilterra, dove gli italiani hanno
lavorato nella fabbrica di mattoni London Brick. Gli italiani, i
molisani, i bussasi, cocevano i mattoni che sono serviti a costruire la
nuova Inghilterra”. Ed è andata indietro nel tempo, alla legge
sull’emigrazione del 1888, varata dal Parlamento italiano il 30
dicembre di quell’anno, che riconosceva il diritto ad emigrare. Ha
parlato dell’opera di Monsignor Bonomelli, mostrando un libricino
originale del 1910, delle compagnie di navigazione, dei truffatori che
facevano commercio di carne umana abbandonando gli emigranti al loro
destino, della Legge sulla Frode in Emigrazione approvata dal Governo
di Mussolini nel 1931, del provvedimento degli Usa del 1917 che vietava
l’ingresso negli States degli italiani analfabeti, delle quote del ’21,
abolite nel 1965. Un cenno agli schedati di Ripabottoni, De Julio Luigi
Maria Arsenio, Di Julio Tito, Giovannitti Arturo. “Sono convinta – ha
concluso – che per quanto possiamo fare per rimediare all’oblio in cui
abbiamo relegato i molisani all’estero, non faremo mai abbastanza per
restituire loro l’abbraccio della Terra d’origine”. Coinvolgente, a
tutto tondo, forte e appassionata la relazione di Antonio D’Ambrosio,
già Presidente del Consiglio Regionale del Molise, fondatore
dell’Associazione “Pro Giovannitti”, firmatario della proposta di Legge
che istituisce il Museo Regionale dell’Emigrazione intitolato ad Arturo
Giovannitti. Il suo intervento ha affrontato le ragioni della massiccia
ondata migratoria, facendola risalire all’Unità d’Italia, quando
l’aristocrazia viene soppiantata dalla borghesia mangiatutto. “I
contadini si organizzano dopo la vittoria di Garibaldi, che aveva
promesso loro la distribuzione delle terre in cambio dell’arruolamento
– ha sottolineato – e vengono trucidati. Fanno la rivoluzione, anche da
noi, per l’occupazione delle terre; quelle terre demaniali che avevano
sempre coltivato prima dell’Unità”. Il convegno è stato
inserito nella splendida cornice di una mostra documentaria
sull’emigrazione curata dall’Associazione culturale.
Ripabottoni.
(26-08-2008). Dal
giornale Eco del Molise: http://www.ecodelmolise.com/
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