BARANELLO
BARAN


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The name was already mentioned in the 11th century, and probably derives from Vairanum, a Samnite town whose ruins can still be seen on nearby Mount Vairano. Giuseppe Zurlo, a renowned economist and a minister in the Kingdom of Naples, was born here in 1757.

Info

Territory: mountainous -- Population: ca. 2600 inhabitants -- Zip/postal code: 86011 -- Phone Area Code: 0874 -- Frazioni & Località: Aia la Strada, Annecchiali, Calvario, Canale, Cappella, Castellaro, Colle della Corte, Coscia di Ponte, Fonte Ferrara, Fonte Garile, Fonte Polo, Gaudo, Lago Ranallo, Largo Zullo, Martine, Masserie Tomaro, Petrole, Piana Casale, Piana Macaro, San Nicola, Terranova, Valle.

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WHAT TO SEE:

  • The Museo Civico, in the Townhall palace, hosts a large collection donated by architect Giuseppe Barone in 1896, among them Roman stones with inscriptions and fragments of frescoes from Pompei; a rich pinacoteque with paintings by Arcangelo Ciampoli (late 19th century), Francesco Fracanzani and Luca Giordano; the "Bosco di Fronatine Bleu" by Giuseppe Palizzi, and other pictures by Neapolitan and Flemish artists; in another chamber, ceramic pieces of many origins, Murano and Bohemia glasswork.Piazza Santa Maria, a Roman Funeral Monument representing two spouses holding each other's right hand. Church of Confraternita del Rosario, in the neoclassical style, with a fine Renaissance fountain in front.<>Church of San Michele Arcangelo, the parish church, recontructed after an earthquake in 1805, with paintings of the Neapolitan school.
  • Il nome del Comune deriverebbe, seconde le ipotesi più accreditate, dal vicino Monte Vairano, che si trova fra i territori di Baranello, Busso e Campobasso. Il paese è stato edificato su un colle più piccolo, a valle di Monte Vairano, detto appunto "Vairanello".

    Giambattista Masciotta, nel II volume della sua pubblicazione dedicata al Molise riporta che "la più remota menzione che abbiasi di Baranello risale all'XI secolo; ma è ovvio poter stabilire che un aggregato di case - il primo nucleo del presente Comune - esistesse intorno al Mille. Il documento è del 1011, e si riferisce ad una donazione fatta da Leone vescovo di Boiano alla badia Cassinese della chiesa di S. Giusta, sita appunto nell'agro di Baranello. Baranello, dunque, faceva parte della Contea di Boiano nei tempi longobardi"

    È opinione diffusa tra gli storici che, l'attuale abitato, avrebbe avuto origine dall'insediamento degli esuli di un paesello, "Bairanum" o "Vairanum", che sorgeva alle falde del Monte Vairano, distrutto, secondo alcune leggende, da cause naturali non documentabili. Il paese ricostruito fu chiamato "Vairanello", cioè piccolo Vairano, trasformato successivamente in Baranello.

    L'Arciprete Angelo Tirabasso nella sua Breve monografia su Baranello, pubblicata a Oratino nel 1930, scrive che: "Il Biondi ed altri ricordano che nei tempi del primo Medioevo si diceva anche Barano e Varano, donde Vairano attuale. Distrutta ed abbandonata, furono fondati i paesi circonvicini dai profughi e raminghi cittadini, e così sorse pure Baranello, o piccola Viano e Varano, o Vairano, poiché è risaputo che la dicitura Baranello è tutta moderna, mentre si è sempre detto Varaniello metatesi di Vairanello e corruzione di Vianello, o piccola Vianum, o Bovianum. È questo un forte argomento per l'esistenza di Bovianum Vetus sulla cima del monte Vairano" Questa ultima affermazione, molto discussa e recentemente confutata da autorevoli studiosi, sarà messa a confronto, nel capitolo dedicato a Monte Vairano, con l'ipotesi che individua in questa località la sede dell'antica e importante città di Aquilonia. In entrambi i casi, comunque, viene individuata nel territorio baranellese la presenza di un originario ed importante insediamento sannitico.

    Tornando alle notizie sul nome, è interessante ricordare che su alcune carte topografiche che risalgono al secolo XIII, l'attuale Baranello è viene indicato come "Varranella"

    S. Antonino, arcivescovo di Firenze nel secolo XV, scriveva: "Varranella il nome di questo Comune che, […] è detto Varanello" e, nella storia del famoso terremoto del 1456, ricorda che "Varanello fu uno dei paesi più devastati dal sisma".


    Links su Baranello

    http://www.emmeti.it/Arte/Molise/ProvCampobasso/baranello/index.uk.html

    http://molise.indettaglio.it/ita/comuni/cb/baranello/baranello.html

    http://www.costruzionicamardo.it/

    http://www.comuni-italiani.it/070/002/meteo.html

    http://www.araldicacivica.it/Molise/Comuni%20cb/baranello.htm

    http://www.provincia.campobasso.it/cultura/costumi/

    http://molise.indettaglio.it/ita/motori/cognomi/motore_cognomi_out.html?nome_comune=Baranello


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    MERCATO SETTIMANALE Settimanalmente a Baranello ha luogo un mercato di merci varie. 

    SANTO PATRONO 7 e 8 maggio: “Fiera di S. Michele” legata alla festa del patrono S. Michele Arcangelo.

    ALTRE FIERE E FESTIVITA'
    7 e 8 dicembre: Festa dell’Immacolata Concezione. 
    2 giugno : Madonna di Pompei e del SS. Rosario; 
    13 giugno : S. Antonio da Padova; 
    13 agosto : S. Filomena; 
    29 agosto : S. Giovanni Battista che si svolge nell’amena e ridente contrada «Cappella». 27 Gennaio :S. Antonio Abate.Gli agricoltori devoti al Santo, protettore degli animali, usano ancora oggi accendere grossi fuochi non solo davanti alle abitazioni delle contrade ma anche nel centro, proprio nella piazzetta antistante la fontana monumentale dedicata a Cerere. Qui, sin dalla mattina, viene allestito un grande falò e in passato vi era la distribuzione del fuoco e di generi alimentari ai poveri.
    11 Dicembre: Festa di S.Martino
    L’undici novembre di ogni anno si rinnova a Baranello la tradizionale festa di S. Martino, unica in tutto il Molise, le cui origini si perdono nella memoria del tempo. In essa si rinnova il rituale della preparazione della “pizza scema”, preparata, anticamente, soltanto di farina di grano, acqua e un pizzico di sale. Essa viene cotta sulla “liscia del camino”, ovvero sul piano del focolare precedentemente riscaldato con la brace e inserita sotto una “coppa”, ovvero un alto coperchio in metallo che viene a sua volta coperto di brace. La pizza viene divisa di solito in dodici spicchi (o porzioni) e ogni spicchio nasconde al suo interno un simbolo a cui viene attribuito, dalla tradizione popolare, uno specifico significato. Generalmente negli spicchi vengono inseriti prodotti cerealicoli più comuni della terra e altri minuscoli oggetti allegorici.

    Ad esempio, il chicco di grano viene associato allo “zappatore-contadino”, il seme di zucca al “bugiardo”, la ghianda al “maiale”, la biada “all’asino”, il seme d’uva “all’ubriacone”, la fava “alla Regina” della festa, il fagiolo “al cornuto”, il granone “al campiere”, la cicerchia a chi è afflitto da “flatulenza”, il caffè “al caffettiere”, il cece “al camerlengo”, ed altri ancora. Un’unica porzione contiene una monetina che, secondo un’usanza peraltro comune ad un’antica tradizione anglosassone, augura prosperità e ricchezza a chi trova.

    La tradizione vuole che la pizza venga servita ai commensali riuniti a tarda sera davanti ad una spartana tavola imbandita, a partire dal più giovane. L’ospite o il congiunto che trova nello spicchio a lui attribuito la monetina dovrà, la domenica successiva a tale festività, comprare carne di maiale o di vitello per la famiglia ospitante. A tavola la “pizza scema” è accompagnata da formaggio stagionato o provolone piccante e, da una succosa salsiccia condita da un rosso sughetto di pomodorini dolci, il tutto naturalmente innaffiato da un frizzante novello vino rosso. 

    Costume Molto ricco l'abito femminile di Baranello. La camicia bianca di lino ha una pettorina ricamata con colletto a tombolo. La gonna di panno nero è liscia davanti e plissettata tutto intorno, bordata, per le donne maritate, con cinque file di nastro rosso; corpetto nero agganciato dietro con stringhe incrociate; esso, per le donne nubili, forma un pezzo unico con la gonna e copre il seno; per le fidanzate e per le maritate tale corpetto è molto basso e lascia in evidenza il seno. Le maniche rosse sono corte con polsini guarniti da coccarde multicolori; grembiule nero, fittamente ricamato con motivi a fiori e uccelli e bordure policrome, fermato alla vita da una cintura girata più volte attorno alla vita e legata davanti. Sulla testa la mappa nera orlata di rosso. L'abito maschile ha la camicia bianca, i calzoni neri lunghi fino al polpaccio, la camiciola nera a doppio petto, una pesante giacca anch’essa a doppio petto, al collo il fazzoletto bianco merlettato con ricami in rosso; il cappello è di feltro con larga falda e le calze sono bianche.
    Sulla mappa sono applicati dei piccoli spilloni in oro corrispondente al numero degli anni di matrimonio. Le collane sono anch'esse in oro, ad acini vuoti (cannàchere) con ciondolo di filigrana d'oro con due cuori al centro (presentosa); orecchini a grandi cerchi (polombelle), spille ed anelli. L'acconciatura femminile prevede, solo per le coniugate, due imbottiture semisferiche adatte a sostenere la mappa.

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