CAMPOMARINO
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<>Di origine medioevale, citata nel 1084, fu abbandonata nel corso del XII secolo a causa di calamità naturali, terremoto, pestilenze e per le tante guerre a cui si aggiunsero i saccheggi dei veneziani durante la battaglia tra Venezia e Federico II di Svevia nel 1240. Fu quasi distrutta, e per questo motivo disabitata, infatti nei Regi Quinternoni, si vede in quell'epoca segnata "Campomarino inabitata per ducati 40", rimase in demanio al Re, come si rileva nel Catalogo dei Baroni. Fu ripopolata dagli albanesi di Gjergj Kastriota Skanderbeg nel 1461, quando questi giunse con i suoi prodi, che sbarcarono nel Regno portando al seguito anche le famiglie e preceduti da fama di indomiti combattenti. Erano abituati alla guerriglia più che a battaglie; molto abili ad aggredire di sorpresa, tendere agguati e pronti a sparire imboscandosi. Abituati a battersi fra le gole delle proprie montagne, ad agire fra le selve e le foreste del proprio paese, ma dettero prova di cognizioni militari quando si trovarono a manovrare in campo aperto, in battaglie campali affrontando frontalmente l'avversario. Fu ristabilito l'ordine in breve tempo, il Re Ferdinando d'Aragona, grato per il determinante aiuto ricevuto, offrì agli armigieri albanesi di scegliere una dimora nei pressi dei luoghi dei combattimenti. Venti famiglie sotto la guida del capitano "greco" Demetrio Mega, duca, si sistemarono e stabilirono in questo casale, avendolo avuto il loro condottiero in concessione per se e per i suoi connazionali dal Re, "lo coltivarono in parte, ed in parte lo tennero a pascolo, e vi fabbricarono, per loro comodità case e capanne in gran numero".

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Capanne, Kalidhe, caratteristiche costruzioni conservate sino ad alcuni anni fa. Dal 1461, Camomarino, nasce a nuova vita grazie all'insediamento degli arbëreshë, che nel corso dei secoli subirono non pochi soprusi e prepotenze, come la soppressione del rito greco - ortodosso. La lingua ed il rito religioso che praticavano sono stati i due grandi elementi di distinzione che li hanno fatto sentire stranieri agli occhi dei lëtì, latini. Erroneamente venivano chiamati "greci" a causa della loro lingua liturgica che era il greco e dal fatto che non sempre la popolazione del circondario sapeva a quale gruppo appartenessero.

 

"Quei, che l'abitano mantengono i costumi, e la lingua nella Nazione Albanese" scrive Giovanni Andrea Tria, infatti la lingua, gli usi ed i costumi resistettero ad ogni violenza, ad ogni tentativo di soffocamento e di distruzione. I nostri avi si insediarono in siti che, in linea di massima, riproducevano lo stesso ambiente abbandonato: luoghi di collina, spesso circondati da boschi o da montagne. Di solito edificavano ai piedi di una collina, kodra, da cui sgorgava una sorgente, chiamata kroj, pozzo. Al centro del tessuto urbanistico vi è la gjitonia, vicinato, che di solito ha un spiazzo, sheshi, che prendeva il nome dal capo famiglia la cui casa vi si affacciava o, comunque, della persona più in vista del vicinato.


 

"Ella è tutta murata con porte, e le sue muraglie sono ben forti, per guardarsi dalle scorrerie e saccheggiamenti, che sogliono fare i turchi in queste parti dal Mare Adriatico. Le sue fabbriche sono commode per gl'Abitatori, i quali non curano fasto, o superfluità, e il Palazzo Baronale è fatto à modo di Castello, come per lo più sono gl'altri, acciocchè sia commodo, insieme, e sicuro". Nel 1480 avendo i turchi espugnata Otranto, il duca Demetrio Mega, timoroso che fosse riservata a Campomarino la stessa sorte, si allontanò con alcuni suoi fedeli, e di lui non si ebbero più notizie. Restarono gli arbëreshë da lui condotti, e l'investitura del feudo fu data al conte Angelo di Campobasso, il quale la possedette per alcuni anni, fino a quando resosi fellone fu costretto ad abbandonare il feudo di Campomarino, che, dal re Ferdinando II d'Aragona, il 31 marzo 1495 fu concesso, insieme a molti altri, ad Andrea di Capua, duca di Termoli. Il quale per non tenere incolto ed infruttifero l'ampio territorio che i pochi arbëreshë non riuscivano a coltivare, invitò altri albanesi, che non avevano ancora fissa e stabile dimora. Il concorso fu grande, crebbero le abitazioni, si stabilì la presentazione del terraggio da semina, si convenne il censo di ricognizione del dominio diretto, la fida degli animali nelle difese, si parlò della dogana, dello scannaggio, della scafa, della pesca . Al Duca di Termoli successe il figlio Ferdinando di Balzo di Capua nel 1512; durante il suo governo nel 1519 essendo stato il litorale Adriatico infestato dai turchi, anche Campomarino fu presa nottetempo e saccheggiata, e molti cittadini furono menati schiavi in Turchia. Altre persecuzioni soffrirono per la loro fierezza e per il loro istinto di vita libera, caddero in disgrazia del Vicere don Pietro di Toledo che attraverso un editto ordinava lo sfratto dal regno di Schiavoni, Greci ed Albanesi che vi si erano rifugiati, e la distruzione delle loro abitazioni "con ferro e fuoco".

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Quindi dispersi andarono raminghi nel regno per molto tempo, finchè Vincenzo di Capua, terzo barone di Termoli, inviò al Vicere una dettagliata relazione descrivendo gli albanesi di Campomarino "quali veramente essi erano, buoni, forti, generosi, scevri completamente dai difetti degli altri di nazione Albanese, e che niun male avevano fatto mai ai vassalli del Re". Il trentuno marzo 1550 il Vicere ordinò al Governatore della Provincia di Capitanata, di effettuare particolari informazioni su quanto il Barone affermava nella sua supplica, e "l'istruzione essendo completamente riuscita favorevole agli albanesi di Campomarino", furono riabilitati con decreto governativo il sei maggio 1550, e poterono tornare nelle loro abitazioni tutti gli albanesi che si erano salvati dall'incendio e da altri giunti da poco. "Poco di poi questo popolo, avendo acquistata la piena coscienza dei propri diritti, cominciò ad agitarsi per ottenere un miglioramento delle condizioni economiche", e nel 1558, l'Università ricorse nel S.R.C., domandando la riduzione dell'immoderata fida, che dal feudatario si praticava su tutto l'agro di Campomarino. La causa commessa al Consigliere de Rubeis, fu decisa solennemente a favore dell'Università di Campomarino il 24 marzo 1564. Il feudo di Campomarino passò dai duchi di Termoli alla famiglia Vaaz de Andreada, e nel 1636 fu ultimo barone di questa famiglia Emanuele Vaaz De Andreada. Figlio di Michele, ricco mercante portoghese, che nel 1610 aveva restaurato ed ampliato la chiesa dell'Ascensione in Napoli, a proprie spese. Nella numerazione che stampò il Mazzella nell'anno 1601 si dice "Campomarino fuochi 331", nell'altra del 1626 "Campomarino vecchio 123, Campomarino nuovo 104". Questa diminuzione di abitanti lo si deve al terribile terremoto che il trenta luglio 1625 arrecò enormi danni a Campomarino e agli altri paesi circonvicini. In questo periodo il mare continuava a lasciare terra e iniziarono a formarsi paludi . Il de Bonis riporta nell'anno 1670 e stampato nel 1671 "si registra in Campomarino antico 200, nuovo 132. Ora però trà Paesani, e quelli, che vanno, e vengono, e non hanno fissa abitazione ascendono al numero di Anime settecento, e sedici in circa". Da una numerazioni dei "fuochi" fatta dal governo napoletano "Capitanata fuochi 1448" , nello stesso documento si legge "sono ancora in questo regno alcune terre et casali di Schiavoni, Greci et Albanesi, che sono fuochi extraordinari perciò che non atanno fermi né siedono stabili in Regno et d'una Provincia ad altra et sogliono ancora abitare in pagliara et casucce …".

 

Queste emigrazioni interne dovute al solo tentativo di sfuggire all'onerosa tassa del focativo ed alle persecuzioni dei vescovi e dei baroni avute nella seconda metà del 1500. Nel 1636 il feudo passò ad Orazio Marulli patrizio di Barletta, che lo tennero fino al 1724. Orazio, acquirente del feudo, sposò Isabella Santacroce, dalla quale ebbe otto figli, la primogenita Vittoria ricevette in dotario Campomarino, in occasione del matrimonio con Giuseppe Marulli duca di Frisa e San Cesario. Alla morte di Francesco Vaaz, gli eredi di costui cercarono di rendere nulla la vendita effettuata da Francesco. La lite "si trascinò, attraverso le varie giurisdizioni, per oltre sessanta anni, fino al 1714, allorchè una sentenza definitiva riconobbe l'assunto degli eredi". Campomarino, nel 1724 fu venduta all'asta ed acquistata dalla famiglia di Sangro duchi di Casacalenda, che la tennero fino all'abolizione del feudalesimo; e la divisione delle terre feudali fu eseguita con l'ultimo dei baroni don Scipione de Sangro. Nel 1900 il barone Zezza, erede di una di Sangro, contestò alla famiglia Marulli il titolo di marchese di Campomarino; ma il tribunale e la Corte di Appello di Napoli, con rispettive sentenze del 1902 e 1903 "giudicarono che il possesso del titolo da parte del Marulli, quantunque coevo al titolo stesso ben chiaro, non ha alcuna efficacia per far che diventi dritto quel che finora fu godimento di fatto per abuso e per tolleranza". Xhanino Mastronardi



Il Comune

 

http://www.comune.campomarino.cb.it/

http://www.campomarino.info/

http://web.tiscali.it/campomarino/

http://www.comuni-italiani.it/070/010/

http://it.wikipedia.org/wiki/Campomarino

http://www.3bmeteo.com/meteo_regione11.htm

http://www.comuni-italiani.it/070/010/mappa.html

http://www.comune.campomarino.cb.it/notizie.htm

http://www.molisecitta.it/comuni/campomarino.html

http://www.viagginrete-it.it/ricercacitta.asp?citta=Campomarino

http://www.guzzardi.it/arberia/mappa/molise/campomarino/index.htm

http://molise.indettaglio.it/ita/comuni/cb/campomarino/campomarino.html

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Dove alloggiare

 

http://www.hotelacquario.it/

http://www.turismomolise.com/

http://www.viaggiaedormi.it/scheda.php?id=15924&plu=1&click=1

http://www.viagginrete-it.it/ricezione.asp?strutture=Campomarino

http://www.secerchitrovi.com/campeggi/molise/cb/campomarino.htm

http://www.paesionline.it/molise/campomarino/comune_campomarino.asp
http://www.arbitalia.it/katundet/campomarino/campomarino.monumenti.htm

http://www.emmeti.it/Welcome/Puglia/ProvFoggia/Gargano/Campomarino/index.it.html


 




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