CASTELLINO DEL BIFERNO


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Provincia CB
C.A.P. 86020
Altezza s.l.m. 453
Superficie kmq 15
Abitanti 719
Santo Patrono S. Pietro in Vincoli
Data del S. Patrono 01 Agosto

Prefisso: 0874
Codice fiscale: C175
Codice ISTAT: 70014
Nome degli abitanti:

Castellinesi

Superficie territoriale (ha) 1.526
Altitudine centro abitato m. slm. 450

Cod regione 14

Cod provincia 70

Cod comune 14
Maschi 316
N. medio di componenti per famiglia 2,38 
Femmine 357
Numero 281
Altre abitazioni 211
Totale 673
Componenti 668
Totale 485
Densità per Km2 43,6

Abitazioni Occupate da residenti 274

 


 

Originariamente il comune ha avuto varie denominazioni, infatti nel 1011 era detto "Castrum Edolini", poi "Castellum de Lino e Castrum Lini" nei sec. XV XVI "Castellina", nel 1640 "Castellino del Lino" e finalmente nel secolo XVIII Castellino. Nel 1861 sorse la necessità di aggiungere un altro nome per distinguerlo dai vari Castellino esistenti e da Castellino Tanaro (Cuneo), per cui nel 1863 il comune fu autorizzato a chiamarsi Castellino del Biferno.I primi documenti storici relativi a Castellino risalgono all'epoca Normanna, quando il feudo era possesso del ducato di Montagano. Nel periodo svevo invece, era pertinente alla Contea di Molise. Le famiglie feudali succedutesi nella dominazione del feudo, i cui membri si fregiavano a volte del titolo di "Duca di Castellino",......continua
 
 

Riguardo all’origine etimologica di Castellino si hanno tantissime informazioni. Il nome attuale compare per la prima volta nel XVIII secolo, questo è preceduto da una miriade d’altri nomi. Nel 1011 il borgo era detto “Castrum Eudolini”, nel XV secolo “Castellum de Lino”, in seguito “Castrum Lini”, nel 1640 “Castello di lino”, poi “Castello di Lino” e finalmente il nome attuale. L’appellativo “del Biferno” su aggiunto nel 1860 per  distinguere il comune da altri “Castellino” disseminati nel Regno d’Italia. Forse in origine il paese fu soggetto al ducato di Montagano, in ogni modo durante il periodo svevo apparteneva alla Contea di Molise.Dopo essere stato concesso ad Enrico de Cusenza, Castellino fu concesso ad Andrea d’Isernia. Quest’ultimo ebbe come successore l’omonimo nipote, che, nel 1330, concesse il paese a Filippo di Luparia la cui famiglia conservò Castellino per oltre un secolo. All’instaurazione della monarchia aragonese, il feudo passò alla famiglia d’Evoli succedendosi da Antonio nel 1443 ad Andrea sette anni dopo. Nel 1465, però, Castellino fu confiscato e assegnato ad Angelo di Gambatesa conte di Campobasso.


 



CONOSCERE MEGLIO CASTELLINO

 
 
 
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Manifestazioni e Spettacoli

I6 Gennaio: Ricciata
Dal 13 Febbraio Al 19 Febbraio: Carnevale

19 Marzo: S. Giuseppe

29 Marzo: Venerdì Santo

20 Maggio: Beata Vergine delle Grazie

13 Giugno: Pizzechentò

24 Giugno: S. Giovanni Battista

1° Agosto: San Pietro in Vincoli

1° Agosto: Sagra delle sagnitelle


 

Il  “Pizzichendò”
La celebrazione è in onore di Sant’Antonio di Padova ed inizia la sera del 12 giugno con la preparazione della “callàra”, il grande paiolo che verrà utilizzato per la cottura delle “sagnetèlle”, la pasta di casa consumata da tutta la comunità. Al contempo viene preparato il “brodo bugiardo”, cioè senza carne con pomodoro, polpettine di "
casceove" (cacio e uova), cipolla fresca, prezzemolo e altri aromi naturali. Fa da condimento alla pasta. Insieme alla pasta vengono distribuite - in genere dalle ragazze - le “pagnottelle”, dopo la benedizione in chiesa.
Quindi prende vita il “Pizzichendò”, la piramide umana, costituita da tredici uomini; il capogruppo fa da perno, munito di un palo, circondato da altri sei uomini, sulle spalle dei quali salgono altri quattro uomini, e su questi altri due. La piramide percorre un itinerario prestabilito girando su se stessa, mentre i suoi componenti cantano a voce alta.
L’itinerario va da via Chiesa attraverso piazza Municipio per giungere al traguardo posto sulla piazzetta di via Fontana ove attendono bevuta e “sagnitelle”. Il “Pizzechendò” deve percorrerlo girando su se stesso e cantando forte: “E vuie che stete pe’ ssotte stetev’attiente che nen lessate e se lessate facem’ ‘a botte e pizzechendò ‘ndonia.... La risposta: “E vuie che stete pe’ ccope ecc.”. Quindi insieme: “E vuie ch’ettuorne menite euenite che nnuie chentate evvive, evviv’ ‘u debbetate e pizzechendò ‘ndonia”.
Anche le donne fanno il loro “Pizzichendò”, però solo a due piani. Le più anziane cantano una canzone tradizionale: “Sant’Antonio mio diletto in braccio a te un bel Bambin e con il giglio in mano e con un campanel
suonavi, suonavi la tua gloria e facci le grazie sant'Antonio”. Oppure: “Nella mano di sant’Antonio c’è nato un giglio e ci spunta il sole, c’è nato un giglio e ci spunta il sole e sant’Antonio protettore, sei protettore e viecci a trovare e facci le grazie per pietà”.
Durante la manifestazione i bambini allestiscono altarini addobbati con fiori di ginestra, petali di rose e papaveri, davanti ai quali sosta la processione del santo il giorno 13, nonché fuochi. Ai più anziani l’onore di preparare la catasta dei “ciocchi” da ardere, offerta dai devoti (se il fuoco durerà fino al mattino vorrà dire che era stato ben preparato e si elogerà il preparatore).
Durante la nottata si gridano continuamente gli “Evviva Sant’Endonie” e i “Gesù Merì emmieglie, emmieglie e l’anne che vvè” (Gesù Maria ci auguriamo di esserci anche l’anno venturo).
La celebrazione trae origine dall’usanza dei contadini molisani di andare in Puglia per raccogliere il grano maturo, e tornare a luglio, quando il grano molisano matura. Il nome dovrebbe derivare da “un pizzico di Antonio” (un pizzico della festa di sant’Antonio) che seguiva il 13 giugno.   Mario Di Liso

 

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Aziende di Castellino del Biferno

 

 Cascina Garden Hotel
A partire da: EUR 46,00
C.Da Tappino N°61 
cap: 86100 
Campobasso
 

La Ricciata di Sant'Antonio Abbate :

Il 16 gennaio la vigilia di S. Antonio Abate ,viene cotta e distribuita "la ricciata" (granone e grano messo a mollo due o tre giorni prima ) a tutti i devoti. Il Gesù Meri " é cott" "a recciat" (Gesù Maria é cotta la ricciata ? ) corre di porta in porta ed i ragazzi in modo particolare ne fanno delle vere e proprie scorpacciate. 
Gli anziani si soffermano intorno al grosso caldaio recitando varie orazioni al Santo, inginocchiati e con la mano destra poggiata a terra. 
Dopo si degusterà la ricciata con un po' di sale e olio
novello affondando la mano nella "spasetta" di ferrobianco. 
Tale data segna anche l'inizio del carnevale ed ha radici molto profonde. Il martedì grasso e mercoledì delle ceneri si festeggia un Carnevale tutto allegro che accompagnato da suoni e canti arriva in piazza a cavallo ad un asino, sul tardi comincia ad avvertire dei forti dolori addominali e gli viene fatto un clistere con una rudimentale macchina da vigneto. 
Non dando buon esito il clistere si ricorre all'intervento chirurgico con attrezzi rudimentali. 
Spaccata la grossa zucca che funge da pancia ne escono fuori annoglie, pelle di capretto, cotiche, salsicce... alla fine i fagioli e il baccalà che hanno causato il malore. 
Con i conforti della quaresima il carnevale festeggia ballando la buona riuscita dell'intervento,(la quaresima è vestita di nero e molto magra). Il giorno dopo il carnevale morto viene accompagnato per le vie del paese dalla marcia funebre (a suo tempo era la rinomata banda castellinese ad eseguirla ) e dal pianto dei parenti. 
Non manca la schiera dei diavoli con tanto di forche e la croce obliqua stracarica di cipolle, aglio e peperoncino... 
Finito il giro del paese il pupazzo viene impiccato in piazza e poco dopo incendiato sul rogo al suono sempre della marcia funebre, (vi sono canti, detti, grida che sono stati raccolti a parte).

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