CASTELPETROSO


Un pó di Storia

'' Castelpetroso sorge sulla vetta di un colle a 872 m. s.l.m., a cavallo delle valli di Bojano e Carpinone. L' attuale centro abitato del paese è identificabile con il "Colle Petroso", nome che si incontra per la prima volta in un documento del 9 maggio 964, in cui il Principe Pandolfo Capodiferro assegna i confini della contea di Isernia e ne delimita il confine ad Est, a Colle Petroso. Questa identificazione, suggerita soprattutto dal Perrella, starebbe a dimostrare che a quel tempo il castello, "castrum", non era stato ancora edificato. Il luogo fu fortificato successivamente, sempre nel periodo longobardo, con la costruzione del castello che dal luogo, ricco di pietre, prese il nome. Ciò è attestato da una pergamena custodita nell' archivio di Montecassino, datata 1011, in cui si legge della donazione di due Chiese, S. Cristoforo e S. Salvatore, ubicate nel territorio di "Castrum Petrosum", alla badia cassinese da parte del Vescovo Leone di Bojano. Come si vede, il termine "Colle" è sostituito con "Castrum", che in latino sta proprio ad indicare castello, fortezza, spazio chiuso e fortificato. Quindi da Colle Petroso, a Castrum Petrosum, a Castelpetroso! Tappa fondamentale della storia del paese è la dominazione degli Angioini a Napoli. Il Masciotta annota che il re Carlo I° d'Angiò diede in feudo castelpetroso a Giovanni D'Angelo, Vice Giustiziere del regno. Successivamente Carlo II° d'Angiò lo assegnò al sommo giurista Andrea D'Isernia. L'ultima famiglia feudale è stata quella dei "de Rossi", già nota con il prenome di "Rubens" o "de Rubens" fin dal periodo longobardo. Anche se fonti storiche certe e sicure fanno risalire l' origine di Castelpetroso intorno all' anno mille, si ha motivo di ritenere che dovesse esistere un centro abitato anche nell' antico Sannio....''



 

Links

http://www.prolococastelpetroso.it/
http://www.comuni-italiani.it/094/010/
http://www.pasadena.it/ansovino.htm
http://www.giubileo.molise.it/luoghi/40.htm
http://web.infinito.it/utenti/c/cpetroso/
http://www.molisecitta.it/comuni/castelpetroso.html 
http://www.comuni-italiani.it/094/010/meteo.html  
http://www.italyworldclub.com/molise/isernia/castelpetroso.htm
http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=3399
http://www.corazones.org/lugares/italia/castelpetroso/castelpetroso.htm
http://digilander.libero.it/dgandrea/Patriarchiarborei/Castelpetroso/castelpetroso.htm 
http://it.dir.yahoo.com/Aree_geografiche/Paesi/Italia/Regioni/Molise/Province/Isernia/Citta/Castelpetroso/



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Le apparizioni.


Nei giorni 22 Marzo e 1 aprile dell'anno 1888, in località «Cesa tra Santi» di Castelpetroso (IS), apparve alle contadine Bibiana e Serafino (poco più che trentenni) la Vergine Addolorata in atto supplice verso il cielo, semi-inginocchiata presso il suo Figlio morto. Da allora le Apparizioni sono continuate saltuariamente e numerose fino al 1970 circa, e ne hanno beneficato tante persone. Ma, oltre alle prime, altre due Apparizioni furono particolarmente importanti, verificatesi sempre in quell'anno 1888.
Il 26 settembre il vescovo della diocesi mons. Francesco Palmieri Macarone di Bojano - incaricato quale delegato apostolico dal papa Leone XIII - fece un sopralluogo alla piccola grotta delle Apparizioni, e anche a lui si presentò la Madonna nel medesimo atteggiamento di maternità sacerdotale.
 
Il Primo Miracolo


Nel mese di novembre 1888, poi, si recò a Castelpetroso il giornalista Carlo Acquaderni di Bologna insieme al figlio dodicenne Augusto, malato di tubercolosi ossea. In quella occasione, sia il padre che il figlio ebbero la consolazione di vedere la Madonna Addolorata, e il figlio Augusto ebbe anche il dono della guarigione per mezzo di un'acqua che poco dopo la prima Apparizione era sgorgata lì sul posto (c'è tuttora) e che si era subito rivelata miracolosa. Fu proprio il signor Carlo Acquaderni di Bologna che, per riconoscenza della grazia avuta, lanciò sulla rivista «Il Servo di Maria» (da lui diretta) il progetto di costruire a Castelpetroso una chiesa in onore della Vergine Addolorata.

28 Settembre 1890: posa della prima pietra del Santuario
 
 
 La prima pietra del Santuario fu posta la quarta domenica di settembre (giorno 28) del 1890 da parte di mons. Francesco Palmieri assistito dai vescovi limitrofi e alla presenza di oltre 30.000 persone. La costruzione (bloccatasi per qualche decennio) è stata portata avanti quasi per un secolo, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, con le generose offerte di fedeli italiani e stranieri.

Nel 1931 il vescovo Alberto Romita fondò presso il Santuario un orfanatrofio chiamando per l'assistenza le suore «Piccole Discepole di Gesù»

Nel 1947, sul luogo delle Apparizioni fu costruita una cappellina in pietra e sistemata la fonte dell'acqua miracolosa, mentre lungo il sentiero della montagna fu realizzata la cosiddetta «Via Matris» con sette edicole in onore dei sette dolori della Madonna.

Il 6 dicembre 1973, su richiesta dei vescovi del Molise, il Santo Padre Paolo VI proclamò la Beata Vergine Addolorata di Castelpetroso Patrona della Regione.

L'inaugurazione del nuovo Tempio avvenne il 21 settembre 1975, per la preghiera consacratoria del vescovo diocesano mons. Alberto Carinci (morto poi nel 1983) e sepolto nel Santuario sotto il trono della Madonna.

Il 19 marzo 1995 fu una data storica importantissima per il nostro Santuario a motivo della visita del papa Giovanni Paolo II. Da settembre 1993 il Santuario di Castelpetroso è affidato ai Francescani dell'Immacolata (frati e suore), una novella famiglia religiosa che si prefigge di vivere le «origini» del Francescanesimo secondo il modello di san Massimiliano M. Kolbe, nello spirito della totale consacrazione all'Immacolata.

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 Il messaggio dell'Addolorata di Castelpetroso


La Madonna, pur apparendo tante volte, a tante persone e per tanti anni, tuttavia non ha parlato. O meglio, ha parlato attraverso il suo stesso atteggiamento che è abbastanza diverso da quello con cui viene di solito rappresentata l'Addolorata. Qui Lei si è mostrata semi-inginocchiata, con gli occhi rivolti al cielo e le braccia allargate in atto di offerta: Maria presenta a Dio Padre e all'umanità il Figlio Gesù, crocifisso per la nostra salvezza. Ella, «già amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata» (Lumen Gentium 58), accetta la Volontà del Padre, unendosi al sacrificio redentivo di Gesù e divenendo così la Corredentrice materna del genere umano. Così l'offerta di Gesù e di Maria diventano la prova suprema dell'amore di Dio per tutti e per ciascuno: poteva Egli fare qualcosa di più per la nostra salvezza? Certamente, questo è il messaggio silenzioso delle Apparizioni di Castelpetroso. Accogliendo col cuore questo messaggio che è poi il centro del Vangelo e di tutta la storia, ci sentiremo senz'altro spinti alla conversione e alla santificazione, a cominciare da due propositi fondamentali: quello di non peccare più e quello di offrire con più amore la nostra croce quotidiana.


 Emigrazione a Castelpetroso

Le radici sociali dell’emigrazione castellana sono da ricercarsi nella grave situazione creatasi all’indomani dell’unità d’Italia quando le tasse insopportabili e la difficoltà di vivere con i soli prodotti della terra avara costringevano la popolazione all’indigenza e alla sopravvivenza vera e propria. Le prime avvisaglie del malcontento e della disinformazione generale sono da avvisare nella opposizione violenta, da parte contadini del luogo, sudditi borbonici, contro i garibaldini massacrati a Pettoranello nei pressi del ponte del le Ferraine, quando i giovani volontari in cerca di cibo, durante le spedizione dei Mille, fecero imbestialire la folla che si accani contro di loro trucidandoli. Ciononostante, Garibaldi entrò il 7 settembre 1860 a Napoli e il giorno dopo un campobassano fu nominato governatore del Molise. Da quel momento iniziò la decadenza dei Borboni. Ma per diversi anni successivi la mentalità borbonica non permise alcun progresso nè economico, nè sociale nella zona e furono anzi molteplici i tentativi reazionari delle popolazioni per molto tempo ancora contro il nuovo regno appena proclamato. Intanto il nord dell’Italia proseguiva nelle conquiste sociali ed economiche mentre al sud mancavano le vie di comunicazione, l’agricoltura era povera e le poche famiglie baronali che possedevano il maggior numero di terre mantenevano in condizioni di estrema povertà una popolazione di contadini, mezzadri, stagionali e giornalieri.
Il Villari, noto scrittore del meridione, parla di contadini che dormono sui sacchi di paglia, mangiano pane nerastro e, comandati dal “massaro” vengono sfiancati da 15-18 ore di lavoro quotidiano. I bambini morivano come mosche nel primo anno di vita ma anche gli adulti perivano di malaria, pellagra e colera.


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Links


 http://www.sacredsites.com/europe/italy/italy.html
http://www.matese.org/files/Castelpetroso.htm
http://www.initaly.com/regions/B&M/churches.htm
http://www.prodottitipici.com/enti_regione_provincia.php?id=14


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