LA CIVILTÀ CONTADINA DEL MOLISE


 Discovery Channel Store Father's Day 2007

 

Durante gli ultimi decenni abbiamo visto nascere, un pó dappertutto in Italia, in particolare nelle regioni agricole, piccoli musei che portano il nome di ''Musei della Civiltà Contadina''.   Il popolo delle regioni agrarie ha capito che bisognava risvegliare le coscienze per far rivivere la loro storia e ritrovare, sopratutto, una idendità perduta, quella della civilta contadina.   La massa contadina di tutta l'Italia che per secoli era rimasta l'alleata naturale della terra  e dell'ambiente, non poteva rimanere inattiva dinanzi alla grave minaccia del modernismo, il quale avrebbe potuto facilmente annientare la memoria di una storia millenaria.  Grazie a questo energico movimento degli ultimi decenni, noi e i nostri figli possiamo ammirare e capire il passato della gente della terra.

 

Rifacciamo un pó la storia per capire ció che si é voluto salvare.  Come sapete, i nostri antenati, rimanettero per secoli legati alla terra, e crearono un' economia basata sull'agricultura e l'allevamento.  Consequentemente, gran parte del corpo sociale (braccianti,piccoli proprietari,pastori, artigiani e persino gabellotti e borghesato)  rimaneva legato al lavoro e ai ritmi della terra e sviluppó, con ingegno, gli attrezzi necessari per facilitare il lavoro quotidiano.   À l'inizio del diciannovesimo secolo, le condizioni di vita degli agricoltori diventarono difficilissime, perché il suolo nelle regioni del sud non riusciva a sfamare il numero crescente  dei suoi abitanti.   Davanti a tanta miseria  il popolo della terra dovette rassegnersi ad emigrare.  Ed é cosi che tra il 1875 e il 1970 le regioni rurali del sud della penisola persero centinaia di migliaia di persone creando un grande impoverimento demografico delle campagne e privando di forza lavoro i tradizionali processi di produzione. 

 

Tutto ció non avvenne senza consequenze importanti.  Tutti coloro che partirono, contadini, pastori, artigiani assorbiti dall’industria e dal terziario perdettero, rifiutarono, negarono la loro cultura originaria.  Gli attrezzi del lavoro contadino diventarono simboli di una condizione di vita precaria, piena di privazioni, da dimenticare.  Lo svuotamento dei paesi provocó un vuoto culturale anche nelle popolazioni non emigrate, dove molti processi di produzione tradizionali cessarono di esistere.  Quando un contadino, un artigiano, un pastore perde il suo lavoro, il suo dialetto, i suoi ritmi di vita per «svolgere delle mansioni a lui inconsuete, ecco, perde la sua identità e si carica di frustrazioni.  Forse vivrà in una bella casa in città, avrà abiti e macchine nuove, «però il suo valore di uomo che è cresciuto in un certo mondo è completamente distrutto».


Dopo gli anni settanta, in modo quasi naturale, inizió il periodo del risveglio.   In tutta l'Italia si capi che c'era un passato che bisognava salvare, quello della civiltà contadina.   I rimasti capirono che un popolo non può vivere senza memoria, anche quando il passato è fatto di duro lavoro, di sacrifici, di rinuncie; capirono che il passato fa parte della propria memoria e che  «l’identità di un uomo non è fatta solo dei suoi caratteri fisici ma anche del suo modo di pensare, del suo modo di essere, dei suoi comportamenti: è la sommatoria di connotati fisici e culturali. Se si priva un uomo di questi ultimi gli si toglie la sua dignità umana».  Oggi questo risveglio ha creato e crea ancora i ''Musei della Civiltà Contadina'', anche nel Molise.

 

Ho visitato per voi  -video-  il Museo della Civiltà Contadina di Castelpetroso

 

 

 

 

 

 

ALCUNI MUSEI DELLA CIVILTÀ CONTADINA NEL MOLISE

 

 

Sono sicuro che non conoscete i piccoli musei della Civiltà Contadina del Molise.  E capisco, sopratutto se é da tempo che non siete tornati nella Regione, o che, pur se siete rientrati, non siete andati in giro per il Molise e anche perché il governo locale (il servizio del turismo in particolare) non ne fa la promozione.   In generale, questi piccoli musei, spesso nati dal volere di una sola persona o dal volere di gruppi cittadini, incoraggiati, a volte, dagli amministratori locali, ritracciano gli elementi importanti e essenziali della civiltà contadina, in particolare quella che fa riferimento al diciottesimo e dicianovesimo  secolo.

Percorrendo il Molise ne troverete una dozzina, dal Matese a l'Adriatico, e sono accessibili solo, se arrivati in un comune, troverete la persona responsabile per l'accesso al museo.  Ecco in quali comuni o luoghi potrete visitare i musei della Civiltà Contadina :    Acquaviva Collecroce, Bagnoli del Trigno, Bonefro, Collemeluccio,Carovilli, Casalciprano, Castelpetroso, Montefalcone di Valfortore, Montenero di Bisaccia, Ripalimosani, San Pietro Avellana e Toro.

 

Cosa ritroviamo nei musei della Civiltà Contadina ?

Gli oggetti presenti nei musei variano tra un museo e un altro.  Per esempio troviamo i mezzi di trasporto utilizzati dai contadini, gli attrezzi dei campi ( i più numerosi), gli oggetti dei pastori e dell'allevamento, gli attrezzi della civiltà silvana, gli oggetti utilizzati nelle cantine delle case, gli oggetti della cucina, i mobili delle camere da letto, i telai  per tessere, gli attrezzi per la produzione casalinga del vino, gli oggetti utilizzati nei vecchi frantoi, gli attrezzi dei falegnami, dei fabbri, del vasaio, dei funai, oppure delle tintorie pubbliche ( conosciute a Riccia, Sepino, Ripalimosani, Campobasso, eccetera.), ricostruzioni tipiche delle botteghe del calzolaio o quella del fabbro.  S'aggiungono a volte anche  i costumi dei nobili e dei contadini (a volte risalgono fino al seicento)  e in particolare il vestiario delle donne. E questa lista non é esaustiva. 

 

Un invito a visitare qualche museo.

 

Acquaviva Collecroce :  Questo Museo ''ripropone la vita quotidiana, quella densa di sacrifici, ma anche di momenti di grande calore e condivisione, dei nostri nonni e trisavoli. Centinaia di pezzi in disuso, tutti autentici, talvolta rari, patrimonio di una società ancora fortemente legata alle sue antiche origini sono esposti in via Croazia, dove è stato allestito il Museo temporaneo, che resterà aperto, tutti i giorni, dalle 17 alle 20, fino al 17 agosto. Un appuntamento da non perdere, per coloro che quegli attrezzi li hanno usati, o almeno visti, per quelli che conservano il ricordo della loro terra natia, ospiti di una terra lontana, e per quanti, troppo giovani per ricordarsene, hanno avuto sentore di quel mondo lontano, tenero e rude, nei racconti di chi c’era''..continua...

 

Bagnoli del Trigno :   La Compagnia di Cultura Popolare, ha allestito in 12 vecchi locali, un vero percorso museale della Civiltà Contadina (Frammenti d'Antico) dove prendendo come spunto i mesi dell'anno le sceneggiature rappresentano la storia di un passato legato alla terra. ...continua...

 

Bonefro  :    Il museo della Civiltà Contadina di Bonefro, realizzato dal Prof. Michele Colabella , con l'aiuto del Comune, é presente a Bonefro sin dal 1991.   Il museo puó ammirarsi nel Convento Santa Maria delle Grazie.  I 2000 pezzi presenti nel museo  costituiscono '' ricco materiale viene apprezzato per la sua completezza, in quanto spazia sull’intero ciclo della vita umana e su tutte le tipiche attività lavorative local ''...continua...

 

Carovilli  :  Questo comune presenta temi specifici nel suo museo i quali coprono quasi tutti gli aspetti della vita contadina.  Li enumero :  la raccolta, la cucina, la cantina, l'agricultura-l'allevamento, i mestieri, accessori, fotografie, ...continua...

 

Casalciprano  :  Questo '' paese già da tempo sta tentando di salvaguardare il proprio passato dalla dimenticanza. Ne è prova il museo della civiltà contadina, presente da anni a Casalciprano, che custodisce tanto gli oggetti che hanno fatto parte della vita quotidiana della società rurale, quanto le testimonianze scritte e fotografiche delle tradizioni dei nostri avi.
Creato con i fondi attribuiti dalla Regione ex articolo 15 ai fini della ripresa produttiva, il museo costituisce ora la base per il progetto, comune a tutti i centri limitrofi, di valorizzare in maniera stabile e concreta il proprio patrimonio culturale.
Il sindaco di Casalciprano, Giovanni Lombardi, punta dunque sul passato per costruire il futuro della propria comunità, cercando di ricreare perfino le atmosfere, gli odori, i sapori che hanno caratterizzato la vita dei nostri nonni''
....continua...

 

 

Castelpetroso :  Se visitate Castelpetroso, dopo aver fatto sosta  al Santuario dell'Addolorata, recatevi in paese, chiedete per il custode del museo per rendervi  conto che anche qui i cittadini hanno cercato di salvare un pó la memoria del passato contadino.  Ma qui avrete la sorpresa che affianco al museo della civiltà contadina potrete ammirare un presepe  permanente che rifa un la storia dei luoghi  e dei mestieri antichi...continua...  

 

Montefalcone di Val Fortore :   ''Il mio interesse per la civiltà contadina incominciò nel 1964 quando ero impegnato nell'archivio di Stato di Napoli alla ricerca di documenti inedito riguardanti la baronia di Montefalcone, pubblicata popi nel 1978. Nel corso delle ricerche venne alla luce per caso un inventario dell'er4edità del fu Domenico Antonio Mansueto, datato Gennaio 1748.  Alla ripetuta rilettura del documento si proiettò nell'animo un fascio di luce, facendomi comprendere, attraverso quegli oggetti che venivano enumerati, la vita dei contadini nella zona Fortore. Di qui mi balenò nella mente l'idea di recuperare tutti gli oggetti citati nel documenti, non per mitizzare la vecchia civiltà contadina, ma per dare ai contadini del Fortore una voce che continuasse a testimoniare la vita che si viveva nei secolo precedenti''....continua...

 

Montefalcone Val Fortore è il paese del museo contadino, così è stato definito, così è conosciuto non solo in Italia ma anche all'estero. E' un centro di origine medievale, come testimoniano i resti del Castello ancor oggi evidenti e la struttura del centro abitato. Era allora terra murata con tre porte di accesso: la prima dove è il campanile di S. Maria "orientale", la seconda "Latrona" in via Ponte e la terza "Porta del Castello" in via S. Giovanni.  Il Centro Storico, nonostante sia stato depauperato dai terremoti del 1960 e 1980 e dall'evoluzione urbanistica degli ultimi 20 anni, conserva molto del suo antico fascino e la sua impronta autenticamente medievale.

Il Borgo appare tranquillo, quasi deserto, disposto a svelarci senza fretta angoli caratteristici con esempi di architettura spontanea di grande interesse, ripide e strette vie a scalinate dove un tempo passavano contadini, muli, asini, capre, maiali e pecore ogni mattina prima prima dell'alba per raggiungere, anche dopo ore di cammino, il campo. Durante la giornata il paese appariva quasi completamente svuotato e abbandonato per rianimarsi al vespro che era l'ora del ritorno e il banditore, con voce marcata e lamentosa annunciava l'arrivo in paese del "sanapurcelle" o l'intimazione di andare a pagare la "fondiaria" o la tassa focatica. Vi spiccano le case dei contadini e degli artigiani costruite con pietre da taglio del torrente "Gallinella" con tetti coperti di ceppi di terracotta di locale; il seicentesco campanile di S Giovanni e il settecentesco campanile di 5 S. Maria ritoccati nel corso dei secoli; sui portali di diverso pietra locale e di Roseto, alcuni finemente lavorati e decorati, si possono ancora leggere antiche date accanto a simboli semplici e misteriosi. ­Consigliamo al visitatore di addentrarsi nel borgo S. Pietro e di soffermarsi nella visita dei vicoli di 8 Nicola, di 5. Pietro, di S. Maria e i tre vicoletti, sarà così immerso in una autentica atmosfera medievale....continua....

Montenero di Bisaccia :  Qui la civiltà contadina é rappresentata per mezzo di una rappresenhtazione già secolare in tutto il Molise, il Presepe.   ''Degno di nota, nonché di fama nazionale, è il Presepe Vivente, evento che da oltre venti anni attira visitatori da tutta la Penisola nello scenario unico delle grotte arenarie.
Non è la solita, consueta sacra rappresentazione che si presenta al visitatore ma un ambiente naturale fatto di antiche cavità naturali cariche di leggende di briganti che si rianima e prende vita.
I presepi escono all'aperto dalle case. Vivono, si realizzano. Le statuine di ceramica o di cartapesta. Le casette arrampicate su monti fatti di carta, le botteghe. Il lavoro degli artigiani prendono vita si rianimano. Le vie tracciate nei presepi con sassolini o in altri modi e ricoperti qua e là di neve artificiale. Si riempiono di gente che in fila, cammina assorta. Sale verso l'alto, indirizzata da una stella che brilla in alto. Una stella lunga quindici metri perchè si possa vedere non solo da Montenero ma anche dai paesi vicini. In alto sotto la stella c'è la capanna. Le strade si snodano in un paese dove si lavora e si produce. Questa è la novità del presepe di Montenero di Bisaccia, la caratteristica che dà ad esso un posto particolare, nuovo. Originale tra i presepi che pullulano un po' ovunque. ''
 ...continua...

Ripalimosami  :  In questo comune  possiamo facilmente risalire alla civiltà contadina se partecipiamo alle festività del carnevale.  Infatti per questa occasione i cittadini rivestono abiti che ricordano una lunga tradizione storica.  '' Non dimentichiamo che le civiltà contadine si caratterizzano per la tradizione orale e che è bello ogni tanto dare ai ricordi un valore concreto, o meglio il giusto peso che meritano.  Qualche breve cenno lo abbiamo nell’indagine murattiana del 1811, un vero e proprio quadro statistico che accertasse le condizioni essenziali del vivere quotidiano, in cui le “vestimenta”erano non un indice estetico, ma prodotto delle condizioni economiche ed igienico-sanitarie''.....'' I contadini di ambi i sessi in tutte le stagioni vestono di panno di lana tessuto ne’ propri telai e fatto colle lane delle proprie pecore.
Porzione di esso si tinge dalle donne del paese con erbe e robbia, e l’altra si manda alla tintera…Nel lavare la biancheria generalmente fanno uso del sapone, e si rimarca del lusso, massime nel ceto delle donne. Vera sudicezza ne’ miserabili non se ne osserva. Pubblici stabilimenti da vestire li poveri mancano.” (1)Povertà dunque, ma anche tanta dignità, e pulizia. .... ''
...continua...

San Pietro Avellana  :    San Pietro Avellana non é celebre soltanto per i suoi tartufi neri o per la bellezza delle montagne e dei boschi, ma pure per un museo allestito con cura dove  si possono ammirare ''elementi caratteristici della vita contadina e di paese come oggetti d'uso comune, attrezzi agricoli, degli artigiani, della nobiltà e della borghesia locale, libri antichi, coperte e merletti, costumi che vanno dal Seicento al Novecento''....   ''insieme a frammenti scultorei, testimonianza tangibile della volontà del paese di recuperare e conservare la propria memoria''.   Di particolare rilievo sono:
la cucina, la camera matrimoniale, l’angolo agricolo con attrezzi per la lavorazione dei campi, per l’allevamento degli ovini, bovini e suini, compresi vari utensili per la trasformazione del latte e per la lavorazione della lana... La sezione dedicata all’ artigianato comprende: il falegname, il calzolaio, il ramaio, il fabbro ferraio, il muratore, il sarto, etc.Nel complesso museale vi sono altri settori dedicati ad archeologia, religione e oggetti miltari.La sezione archeologica è ricca di materiale in quanto sul territorio sanpietrese la presenza di aree di interesse storico-archeologico e vastissima..... Un particolare spazio è riservato agli vestiti d’epoca, numerosi e di grande pregio che vanno dal ‘600 ali giorni nostri.noltre nel Museo è presente un archivio fotografico che comprende una numerosissima raccolta di foto d’epoca .Completano la sezione alcuni rari e ben conservati documenti antichi''
....dal sito..

Nelle vicinanze di San Pietro:  Nel nucleo di Montedimezzo è allestito il CENTRO VISITATORI che ospita un interessante museo suddiviso in tre sezioni: la prima sezione è dedicata ai legni delle due foreste di collemeluccio e Montedimezzo e dintorni: la seconda è dedicata alla geologia di questi luoghi, con una discreta raccolta di rocce e minerali; la terrza è dedicata alla fauna locale. Nel centro sono altresì esposti attrezzi forestali ed altri oggetti attinenti alla cultura e alle tradizioni locali per quanto attine al settore silvo-pastorale.

Toro :  A Toro il museo della civiltà contadina  sta nascendo per la volontà di un solo uomo che ama la sua terra e che vuol far rivivere la storia del suo popolo, Enzo Anchise.   Leggendo il suo sito Civiltà Contadina e Tradizioni popolari,  l'autore c'informa sulla vita contadina, gli usi e costumi quotidiani; ci descrive cosa sono l'Università, le Decime, il Convito di San Giuseppe, oppure c'informa su gli Ex-Voto, la Religione e Magia, lo Scongiuro, l'Incantagione, il Malacchio,  le Feste e le Fiere,  permettendoci cosi di scoprire l'animo del pôpolo contadino.

Altri temi che raggiungono la Civiltà Contadina I Costumi, Il Presepe, la Vendemmia, la Pagliara, e  la Zampogna.

                                           

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                         

ALCUNI LINKS SUL SOGGETTO

 

http://www.jstor.org/pss/1479558

<>http://www.valfortore.it/fortore/montefalcone/museo/museo.htm 
 
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Da leggere sulla Civiltà Contadina :
- la civiltà contadina
prof. M. Tanno.

- I paesi della vallata di Boiano.
prof. M. Mainelli
- La civiltà contadina nel dialetto Campobassano.

prof. A. Brunale
di  G. Puma, E. Minio, G.Psciuta
 
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