LA FESTA DI SAN GIUSEPPE NEL MOLISE
 
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Cari lettori Molisani, vi preparo questa pagina sulla festa di San Giuseppe quasi con devozione, mentre tengo dinanzi agli occhi quei momenti preziosi a cui partecipai più volte, nelle case del mio paese, bambino.  E sono sicuro che questa pagina ravviverà in voi - che viviate nel Molise o fuori -  sentimenti di devozione particolari.

La festa di San Giuseppe nel Molise é una festa, la sola credo, domestica, poiché non si festeggia con processioni fastuose, musiche, fuochi artificiali, ma con semplicità, nelle case.  I cristiani devoti di San Giuseppe l'hanno personalizzata creando altari, inni e litanie, ma anzitutti dandogli l'aureola della carità cristiana.  Il rito domestico della festa di San Giuseppe ha portato la liturgia dalla Chiesa nelle case.  Francesco Iovine nel suo scritto Viaggio nel Molise dice : ...''c'é da chiedersi fino a quando potremo godere dei benefici offerti (in occasione di questa festa) da queste donne semplici e generose (che l'organizzano).   Forse ancora per pochi anni se qualcuno non interverrà per accompagnare, continuare e preservare questa tradizione che resta ..... una specie di gioiello....da custodire ad ogni costo''.

 

É inutile cercare quando nacque questa festa; non lo sappiamo.  Esso  ha origini storiche molto antiche, come risulta dagli atti di un convegno tenuto a Riccia il 25 marzo 2003, dalle relazioni di Mauro Gioielli, studioso delle tradizioni popolari, e Mons. Salvatore Moffa, storico e critico dell’Osservatore Romano e figlio della terra di Riccia, i quali recarono documenti che fanno risalire il “ rito ” anteriormente al 1600.
 
Ma conosciamo molte cose sulle modalità dell'avvenimento che si svolge il 18 e il 19 marzo.  Nel libro ''La Tavola di San Giuseppe nella tradizione di Casacalenda" a cura dell'Ufficio Servizi Sociali e Culturali del Comune di Casacalenda, troviamo questa descizione : ''La ricorrenza era ed è una forma di devozione al Santo e consiste nell'imbandire, da parte di alcune famiglie del luogo, una tavola in favore di tutta la comunità. I vicini, parenti ed amici che non erano in grado di organizzare la tavola si disobbligavano nei confronti del Santo offrendo generi alimentari e quant'altro era necessario ad imbandire la tavola, o, in alternativa, si offrivano direttamente cibi ai poveri del luogo. I poveri erano la figura centrale di tutta la tradizione che così potevano sfamarsi a sazietà, senza obblighi nei confronti di chi offriva loro il cibo, ma con obbligo di riconoscenza solo verso San Giuseppe che in quella occasione esaudiva una loro primaria esigenza.   Ancora oggi molti prodotti vengono offerti a chi organizza la tavola. Altri cittadini a devozione del Santo distribuiscono gratuitamente a tutti il pane o la pasta (maccheroni con la mollica dolce..), la stessa pietanza che costituisce una portata della "tavola".  In un angolo della casa viene allestito un altare finemente addobbato con l'effige del Santo, con drappi variopinti e abbellito da piante e fiori. Nello stesso ambiente e in poche ore bisogna far mangiare i visitatori che affluiscono numerosi''.
 
COME SI SVOLGE IL RITO CASALINGO DI SAN GIUSEPPE
 

Durante la serata della vigilia della festa, il 18 marzo, l'atmosfera nelle case dove si prepara la ''devozione'' é veramente carica di bellissime emozioni.  Mentre il fuoco e i carboni ardenti assicurano alle numerose ''pignate'' la cottura di una grande varietà di legumi, in casa si canta e si prega con inni e preghiere creati dagli antenati della famiglia; e gli occhi e i cuori riflettono la gioia d'aver raggiunto, dopo lunghi preparativi,  il momento culminante della festa.  ''Da ciò deve essere derivata l'usanza di gruppi che, spesso accompagnati da una fisarmonica o altri strumenti musicali, girano per le case dove sono allestite le tavole, per visitare i sepolcri (spuleche) e per cantare le "litanie". ..Il mattino del 19 le attività preparatorie iniziano presto, si organizzano due tavole, alla prima vi partecipano come commensali un vecchio, una vecchia e un bambino che simboleggiano la sacra famiglia (a volte la sacra famiglia è circondata da altri bambini che vengono chiamati "angeli")...Alla seconda tavola, più numerosa, possono partecipare gli adulti in numero vario perché non ci sono inviti ma vi è la partecipazione spontanea aperta a tutti e di solito il saluto "Gessemerie" (Gesù e Maria) dà diritto ad avere da mangiare senza chiedere e senza ringraziare. Infatti non vanno ringraziati i padroni di casa ma il Santo." (da "La Tavola di San Giuseppe nella tradizione di Casacalenda" a cura dell'Ufficio Servizi Sociali e Culturali del Comune di Casacalenda).

 
L'AVETARE DE SAN JESEPPE (L'ALTARE DI SAN GIUSEPPE)
 

L'altare di San Giuseppe é preparato dalla famiglia il 18 marzo coi pochi mezzi che ha

a disposizione, in generale con un quadro della Sacra Famiglia al centro, addobbato di tessuti di colori vivi in seta o in cotone.  E un pó più basso s'improvvisano due o tre gradini si cui si dispongono fiori e altre immagini di Santi.  A pochi passi, sotto lo sguardo della Sacra Famiglia, si dispone une grande tavola che riceverà, in attesa del pranzo dell'indomani diciannove, il pane e i dolci che faranno il piacere degli invitati e dei visitatori.  Nel pomeriggio dello stesso giuorno, il diciotto, il parroco viene a benedire l'altarino e la tavola imbandita, e da questo momento comincia il rito dell'adorazione. Questo rito é proprio ad ogni famiglia.  ''In alcuni luoghi (Termoli per esempio) vengono recitate e cantate in onore di San Giuseppe, con l'accompagnamento di strumenti tradizionali (fisarmonica, chitarra, mandolino), molte poesie, dialoghi, monologhi e canti in genere.  Ad eseguire tali recite sono le cosiddette "verginelle", ovvero delle bambine vestite di bianco, simbolo appunto di verginità e purezza, e recanti sulla testa coroncine di fiori di campo. La loro importanza è determinante per la riuscita del rituale poiché con i loro recitativi, il cui contenuto rispecchia determinate situazioni di famiglia, del paese, del lavoro (lutti, guerre, carestia, fame, ecc.), rivolgono al Santo richieste di intercessione presso la Famiglia Celeste. Inoltre le verginelle, consacrate e comunicate, non si limitavano solo a recitare e a cantare in onore di San Giuseppe, ma dovevano anche servire a tavola la famiglia povera a cui, come vedremo in seguito, il giorno 19 erano destinate gran parte delle pietanze raccolte con l'allestimento dell'altare''.   La famiglia che prepara la tavola di San Giuseppe non solo riceve, il diciannove, la famiglia scelta tra le famiglie povere (due adulti ed un bambino per rappresentare la Sacra Famiglia), ma offre ad altri poveri tutto il rimanente della tavola allestita e delle diverse portate preparate (13 portate in genere; a volte diciannove, come ad Agnone) .

LE PORTATE

La maggior parte delle portate, in totale tredici, sono a base di legumi e altri ingredienti poveri dell'alimentazione.  La successione delle portate è in genere la seguente: 1) arance condite con zucchero e olio di oliva; 2) sottaceti (composta); 3) fagioli; 4) ceci; 5) piselli; 6) cicerchie; 7) fave; 8) granchi; 9) lumache; 10) riso; 11) baccalà gratinato; 12) verdure; 13) maccheroni con la mollica. Vino casereccio e, a scelta dei padroni di casa, frutta (mele e arance o frutta secca) e dolci (caveciuni e screppelle).

 

 
 

                                                                                                                                                                                                                                                                  

DOVE SI FESTEGGIA SAN GIUSEPPE
 
La festa di San Giuseppe si festeggia in una trentina di paesi del Molise; ad esempio Casacalenda, Civitacampomarano,Colletorto, Gambatesa, Petrella Tifernina, Riccia, San Martino in Pensilis, Toro, eccetera.  Vorrei presentarvi le usanze della festa di San Giuseppe in diversi paesi del Molise; eccole :
 
Santa Croce di Magliano
In occasione della Vigilia della festa di S.Giuseppe, si accendono numerosi piccoli falò nei rioni e nelle contrade, e un unico grande falò al centro del paese.  Attorno a questi fuochi si veglia per tutta la notte consumando cibi e bevande.  La pietanza tipica, associata a questa festa, é quella delle linguine con mollica ed uva passa. Attorno ai falò, chiamati “maruasce”, si cantano il “maruasce” e “maicantò”, due canti tipici .
Gambatesa
La tradizione vuole che nel giorno dedicato a San Giuseppe si prepari un pranzo di 15 pietanze .
Campodipietra
La tradizione vuole che in questo giorno venga imbandita una tavolata, di 14 pietanze, in onore di San Giuseppe .
Civitacampomarano
Da notare che a Civitacampomarano si festeggia due volte questa festa, il 19 marzo e il 1° maggio, con le tipiche “tavole di S. Giuseppe” dove la tradizione prevede la ricostituzione ospitale della Sacra Famiglia .
Toro
É tradizionale a Toro il convito di San Giuseppe. Consiste in un banchetto che viene offerto da chiunque, ad amici e conoscenti, il 19 marzo.
Roccavivara

''La festività di San Giuseppe prevede che la sera prima vienga benedetto il pane che sarà dato a tre persone rappresentanti S.Giuseppe, Gesù e la Madonna . La vigilia della festa le famiglie che fanno il Pasto portano in Chiesa un canestro contenente quattro pagnotte insieme ai dolci e alle focacce per una solenne benedizione da donare poi ai rappresentanti della Sacra Famiglia e il resto da consumare a tavola.  La Solennità è ripetuta al 1°  maggio, stessi preparativi ma  le pietanze sono a base di carne. Qualcuno dà questa spiegazione: nel passato questa doppia data di preparazione serviva sostanzialmente a distinguere il ceto sociale di appartenenza delle famiglie, infatti il 1° maggio erano soprattutto le famiglie più agiate della Comunità a preparare il tradizionale banchetto.  A me piace aggiungere: probabilmente in tempi più antichi,ove regnava la povertà, per magnanimità o per generosità o per carità evangelica ( mi piace pensare questo! ) le pochissime famiglie ricche di Roccavivara hanno ritenuto opportuno offrire il  “ pane a chi soffre quaggiù “.

Riccia
Festa tipica riccese, si svolge nella maggior parte delle famiglie devote il 19 Marzo, con un pranzo speciale a cui vengono invitati tre ospiti, simbolo della Sacra Famiglia.  In genere i tre "santi" invitati al convito sono un uomo ed una donna di solito sposati, ed un giovane celibe  .Il pranzo, tradizionalmente a base di magro ("scampere") oppure di carne ("campere") è composto da numerose portate, a seconda della tradizine familiare, e varia dai 13 ai 19 piatti. Il simbolo della festa restano i dolci a base di pasta di ceci con cannella e miele in delicata pasta sfoglia fritti in olio, i "cavezun".
Venafro


Ogni 19 marzo a Venafro verso sera si accendono dei grandi falò in devozione del santo. Ogni quartiere del centro storico organizza il proprio falò e uno spazio dedicato alla gastronomia locale con mozzarelle, vino, olio e bruschette principalmente e nell'ultima manifestazione si è svolto un mercatino di prodotti gastronomici, di antiquariato, mostre degli antichi oggetti usati nelle case ecc., lungo via Plebiscito, via principale del centro storico che è attraversata dalla numerosa gente che si reca da un falò all'altro.  Sotto il punto di vista religioso si tiene una breve processione la sera presso la chiesa di Cristo.

 
Campodipietra
Le donne di Campodipietra, offrono pane benedetto ed ospitalità a chi bussa alla loro porta impersonando la Sacra Famiglia.  Solitamente i pranzi di questa festa sono scanditi da non meno di 13 portate, consuetudine che assieme a quelle sopracitate aiutano ad allontanare il freddo e ad avere un buon raccolto.
Larino
''La festa cade in prossimità  dell'equinozio di primavera, il 21 marzo, importante cambio stagionale in grado di scacciare il freddo e buio inverno.  L'inverno, morte della Natura , la primavera, la rinascita.  San Giuseppe è anche il Patrono dei Poveri e dei derelitti, questo perchè i poveri Giuseppe e Maria, in fuga, si videro rifiutati la richiesta di un riparo per il parto. Da questo, secondo alcuni, la tradizione in alcune zone d'Italia del pasto offerto ai poveri dal padrone di casa. In una sala viene allestito un altare addobbato con drappi, fiori e con al centro l'immagine del Santo.  Nello stesso ambiente vengono accolti gli ospiti.Il pasto prevede la somministrazione di tredici pietanze offerte con la seguente successione'' :  arance condite con zucchero e olio di oliva; sottaceti (composta);  fagioli;  ceci;  piselli; 
cicerchie;  fave;  granchi;  lumache;  riso;  baccalà  gratinato;  verdure;  maccheroni con la mollica''.
Civitacampomarano
Il 19 marzo si ripropone a Civitacampomarano la tradizionale festa di S. Giuseppe. E' d'uso a Civitacampomarano come il altri paesi del Molise quali Santa Croce di Magliano e Bonefro, accendere un falò la sera che precede la festa di S. Giuseppe.  I falò avrebbero un collegamento con antichi riti di purificazione in cui, in questo passaggio stagionale si bruciava il "vecchio" e quindi rito di propiziazione per un futuro roseo.
San Martino in Pensilis
Il 19 Marzo, giorno di San Giuseppe, alcune famiglie allestiscono nelle proprie case dei particolari altari con statue di santi, benedetti da Sacerdote alla vigilia. La stessa sera questi altari vengono visitati dalla popolazione e dai fedeli.  Si prega e si distribuiscono "screppelle".  Si veglia e si cuociono le pietanze per il giorno dopo, le tredici minestre di San Giuseppe.  Alcune sono legumi ( fave, ceci e fagioli ) e altre sono il baccalà, i funghi, gli asparagi, il pesce, il riso, le lumache, le rape, le "fellate" d'arancio e maccheroni con la mollica fritta, i quali vengono distribuiti ad amici e a chiunque si presenti all'altare.  A mezzogiorno arrivano il vecchio, la vecchia e il bambino, la sacra famiglia, che pregano ed omaggiano le pietanze.  Cosumano il pranzo della Sacra Famiglia che viene servito da donne scalze.  Verso le 16.00 si svolge, al suono della banda musicale, la processione per le strade del paese. Alla sera si ritorna agli Altari dove vengono approntati i fuochi di San Giuseppe con fascine di ulivo della potatura appena conclusa in campagna.
 
 
19 MARZO SAN GIUSEPPE

 

Nella mia famiglia

era festa di famiglia

e festeggevamo San Giuseppe

col Bambino, Maria e Giuseppe

 

Quella tradizione di paese

mi fa ricordare il mio paese,

ma in casa : la grande festa,

si celebrava con me in testa.

 

Quella festa m'é impressa

e nel pensare mi ricordo d'essa:

quando facevo il Gesù Bambino

con Maria, Giuseppe ed io il Bambino

 

Quelli erano tempi felici

e tutti vivevano ben felici

tradizionalmente, in famiglia,

festeggiaando la Sacra Famiglia

 Il 19 marzo é San Giusppe

e il nome di mamma é Giuseppe,

per l'occasione facevamo festa

e ogni anno una grande festa.

 

La tradizione della Sacra Famiglia

si festeggiava nella nostra famiglia

mamma la Madonna, Papà Giuseppe

mentr'io il figlio di Maria e Giuseppe.

 É il 19 marzo San Giuseppe

e al mio paese festeggiano San Giuseppe

con tredici pietanze differenti,

a tavola : eravamo tutti presenti.

 

Autore: Umberto di Genova

Origine: Boiano

Vive à Montréal, Quebec

Canadà

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                  

 

UNA RICETTA DELLA FESTA DI SAN GIUSEPPE

 

Ingredienti e dosi
per 4 pers. 400 g. vermicelli bucati
per il sughetto: 4 pezzi di baccalà già ammollata (circa 1 kg.)

 1 bicchiere di olio d'oliva - 2 spicchi d'aglio - 1 kg. pelati - sale
per la mollica: 2 manciate di mollica di pane raffermo
 1 bicchiere di olio d'oliva o per San Giuseppe olio di frittura degli "sfringiuni"


Preparazione:
In una teglia far insaporire nell'olio gli spicchi d'aglio, versare il pomodoro pelato passato, appena comincia a bollire sistemare nel condimento i pezzi di baccalà, salare leggermente, profumare con il prezzemolo e lasciar cuocere per una ventina di minuti. Preparare la mollica alcuni giorni prima (con il pane fatto in casa e raffermo di almeno 10 giorni), grattugiandola finemente e passandola attraverso un colino perché sia uniforme. Versare l'olio in una padellina, unire la mollica e, mescolando spesso, farla friggere fino a quando diventa dorata e croccante. Lessare i vermicelli bucati (le esperte suggeriscono il n. 13 della pasta La Molisana) in abbondante acqua salata, sgocciolarli molto al dente, sistemarli in un'insalatiera e condirli subito con la mollica che si deve attaccare ad essi. Devono – come si suol dire - diventare "ricci". Aggiungere un po’ del sughetto del baccalà, mescolare, ma evitare che siano molto conditi. Versare altra mollica a pioggia e lasciarli insaporire. Sono squisiti anche freddi, anzi alcuni guardesi amano mangiarli anche 2 o 3 giorni dopo. Si servono accompagnati da un pezzo di baccalà con un po’ di sughetto.

Nota: La mollica di pane raffermo sbriciolata compariva, nel Molise, in molte preparazioni.  Il suo uso rispondeva ad una triplice esigenza: alimentare, per la sua capacità di dare un senso di appagamento e di saziare; funzionale, per l’attitudine a proteggere ingredienti più delicati ed esposti; di gusto per l’inclinazione ad integrarsi con altri sapori e ad esaltarne il tono.
Le sue funzioni, infatti, erano, principalmente, quella di aumentare il volume delle pietanze (es. nelle polpette, negli ortaggi, nel cacio e uova, nei ripieni, nei dolci a base di mosto cotto, mollica e frutta secca), quella di proteggere dalla cottura e far conservare umidità ad alcuni elementi, come nel baccalà mollicato, e quella di sostituire il formaggio e dare completezza al piatto, come in questo caso. Il ricorso alla mollica è restato in molti piatti che continuano ad essere preparati nelle cucine molisane. La mollica che si usa è quella di pane casereccio, consistente, rafferma, sbriciolata o grattugiata e passata al setaccio perché deve essere uniforme. Nel caso degli spaghetti con baccalà e mollica, che si gustano in occasione di San Giuseppe, le signore di Guardialfiera per friggere la mollica usano, per devozione ma anche per risparmiare, l'olio usato nella frittura degli sfringiuni, effettuata la domenica precedente.
 
 
 
 
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