FROSOLONE

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II territorio fu abitato in epoca pre-romana da popolazioni osche; in località "Civitelle" si trovano vestigia di mura ciclopiche, che attestano senza alcun dubbio la remotissima presenza e storia degli abitanti garantendo che Frosolone, se non fu "Fulsulae" o "Fresilia" fu certo una delle tante città distrutte dalle legioni consolari con quistatricì.  Sulla montagna di Frosolone in antico esistevano vari monasteri, tra cui quello di S.Martino e di S.Onofrio.   Del primo restano ancora i blocchi giganteschi dell'architrave.  Sul luogo, invece dove sorgeva il monastero di S.Onofrio è stata rinvenuta  una lapide del 1339 con la scritta "siste et bibe, viator".  Distrutta dai barbari, Frosolone venne riedificato, al tempo dei longobardi, nel posto in cui si trova.  Durante la dominazione dei Longobardi fece parte della contea di Isernia.  Viene citato per la prima volta in un "diploma" del 1604, del conte di Isernia.   In epoca normanna fece parte della contea di Molise.

Nel sec. XII l'ebbero in feudo i Borrello d' Agnone; appartenne successivamente ancora ai conti di Isernia, quindi ai conti di Montagano (sec. XVI), ai Marchesano ed ai Della Posta.   Dal 1734 al 1768 Frosolone venne posseduta dalla Regia Corte di Napoli e dalla stessa, poi, fu venduta al sig. D. Nicola Sergio Moscettola, Principe dì Leporano.  Nel 1777 passò al di lui figlio D. Giovanni, che Io possedette fino al febbraio del 1806, epoca in cui andò in Sicilia, seguendo il suo sovrano Ferdinando IV. Nel marzo dei 1806, passato il regno di Napoli in dominio delle armi francesi, i beni dì casa Leporano vennero dati dalla Regia Corte in amministrazione al sig. Marchese di Leporano fino al 17 febbraio del 1808.   In data 13 giugno 1810 fu emessa sentenza dalla Suprema Commissione Feudale con la quale si ordinó che il suddetto feudatario si astenesse dall'intera esazione di ducati 240, che riscuoteva dal Comune, prima della promulgazione della legge eversiva della Feudalità. A l' ex barone non rimasero che pochi beni e il palazzo baronale, dimora una volta di odiosi e temuti tirannelli.  Questi immobili, in seguito, furono in gran parte venduti dagli eredi Leporano alla famiglia Zampini.

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Il palazzo baronale, gravemente danneggiato dal terremoto di S.Anna del 26 luglio 1805.  Poco serba dell'antica struttura e magnificenza, a cui lo avevano portato gli antichi baroni.  Frosolone fu l'epicentro di questo terribile terremoto: "case, palazzi, chiese, monasteri, la casa dei comune... ogni cosa fu distrutta.  Le poche case che rimasero in piedi erano in gran parte prive di tetti e soffitti".  Essendo perita la quarta parte dei suoi abitanti, Frosolone, con i suoi 518 morti e alcune centinaia dì feriti, presenta la più alta percentuale di vittime.   Nel 1817 fu istituito l'ufficio "di registro", che fu soppresso nel 1937.  Il cimitero fu edificato dopo il colera del 1837 e precisamente nel periodo 1839-1844.  Frosolone, nel 1860, gioì per l'ammissione delle province meridionali al resto d'Italia e soffocò sul nascere una feroce reazione ordita dai fedeli ai Borboni; si liberò inoltre, con rara abnegazione, dal flagello del brigantaggio, che infestava le sue strade.

Nel 1864 fu aperto l'ufficio postale.  Nel 1806 ben poche città della provincia erano illuminate durante la notte.  Frosolone investi per l'illuminazione pubblica a petrolio ben 4000 lire per l'acquisto di fanali.  Nel 1876 venne aperto a spese del comune, l'ufficio del Telegrafo, oggi soppresso.  Nel 1898, dall'illuminazione pubblica a petrolio si passò a quella elettrica fornita dalla società Fazioli, Ruberto e Co. di Frosolone;  contemporaneamente iniziò l'attività un moderno stabilimento, azionato da motori elettrici, diviso in tre reparti: lanificio,mulino e pastificio.

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CHIESE ­ Peculiarità di Frosolone è il considerevole numero di chiese e di tradizioni religiose. La parrocchiale di Santa Maria Assunta, è l’unico monumento nazionale del paese. La prima costruzione è del 1309 (citata in un atto notarile) ma il 5 dicembre 1456 è demolita da un terremoto. Riconsacrata nel 1531, viene danneggiata dal terremoto del 1805 e riaperta al culto soltanto nel 1877. La facciata è barocca. L’interno è a croce latina, a tre navate separate da pilastri, di cui la centrale coperta a volta, con cupola ribassata sulla crociera. Notevoli le tele di Giacinto Diana (1731-1803), e il crocifisso ligneo cinquecentesco.
La parrocchiale di San Pietro e Paolo custodisce due opere (“Sacro cuore” e “Sacra famiglia”) di Amalia Duprè.  Santa Maria delle Grazie ha un monumentale altare-retablo ligneo, strutturato in uno schema modulare legato ad una carpenteria intagliata, intarsiata e dipinta, divisa da pilastri e cornici. Racchiude nove splendidi dipinti di eccezionale valore artistico, ascrivibili al manierismo napoletano del XVI secolo. Accanto alla chiesa sorge il complesso del Convento dei Cappuccini, costruito nel 1580. Ha accolto i Padri Cappuccini fino al 1799.
Altre chiese: Sant’Antonio (parte alta del paese), San Rocco (con un importante mosaico) e San Nicola (parte bassa).- La Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Risalente al secolo XV, decorata nel 1533, conserva l’altare maggiore con il monumentale retablo, articolato in uno schema modulare, connesso con una carpenteria intagliata, intarsiata e dipinta, ritmata da _iastrini divisori e da cornici.
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