Giuseppe Di Lillo ha scritto nella parlata paesana una gustosa pagina dedicata all'emigrazione dal 1880 al 1921. Ricorda che il subagente per l'emigrazione si chiamava Giovanni Dichiccio e che per "stringere" le 100 lire per il viaggio veniva fatta la colletta tra tutti i parenti. Chi partiva inviava presto i sudati risparmi, che servivano innanzitutto per la restituzione e poi per far vivere i familiari. Partivano solo uomini, che restavano in media circa tre anni.
Dopo il 1949 cominciò la grande emigrazione senza ritorno: verso l'Argentina (a Villa Martelli vivono 200 oriundi, riuniti nell'Associazione "Madonna delle Grazie", presieduta da Carlo Iocca), il Venezuela (100), Brasile (100), Europa (300, specie Belgio), ma soprattutto verso il Canada.
Tra Montreal, Toronto e Winsor vivono circa 1000 oriundi. Il Sig. Giuseppe Lillo presiede un'attiva associazione a Riviere des Praires, città di molisani, vicino a Montreal. L'Associazione Gildonese dialoga con continuità col Centro Culturale di Gildone, retto dal sociologo Franco D'Elia, che assieme all'insegnante Antonio Grassi ed altri volenterosi organizza frequenti viaggi e scambi di delegazioni. E' stata portata a Montreal la mostra fotografica sulla Civiltà Contadina, nonchè il gruppo folkloristico "I Casarini".
Fiorente è il mercato delle case, sicchè molti canadesi hanno la disponibilità di abitazioni da occupare nei loro rientri, specie nei mesi estivi.Ancora vi è il ricordo dei maestri scalpellini gildonesi, che adornavano case e portali con pietre lavorate.
La comune cultura è il collante che unisce persone, che -pur vivendo fisicamente lontane - sono affratellate nel culto delle tradizioni. Notevole è l'entusiasmo e la passione che sostengono le iniziative di interscambio culturale.
L'occasione del Giubileo del 2000 servirà a stringere ancora di più gli scambi, mirando ad attrarre a Gildone e al Molise anche quei circa 500 Gildonesi emigrati, di cui si è perso traccia, dispersi un pò da ogni parte.
L'esempio dei gruppi più forti e
maggiormente organizzati può servire da eccellente richiamo per
dare a uomini con problemi di identità e di radici la loro
dignità e la giusta collocazione nella propria comunità
d'origine.