MONTECILFONE  //  BASHKIA  MUNXHUFÙNI

 

 

 

La denominazione del Comune ha varie origini e quasi si confonde con la leggenda. Da una copia di un documento del 1102 viene indicata con il nome di  "Mons. Gilliani" una località non lontana da Guglionesi, che senz'altro può identificarsi con Montecilfone. Nei  Regesti Angioini e in documenti ecclesiastici del 1325 e 1328, riportanti le decime versate da alcune parrocchie della diocesi di Termoli, compare per la prima volta la forma "Mons. Celfoni" . Forse il nome derivò dal nome della contrada ove sorse, possedimento della dominante famiglia longobarda, il cui discendente Guaimaro, figlio del Conte di Conza, vissuto verso il 1091, era soprannominato "Giffone" . Un'altra origine del nome è quella derivante da un luogo dell'Albania detto "Mali Qiftit" (Monte dell'avvoltoio).
Nel 1608, per la prima volta, si trova l'attuale denominazione: "MONTECILFONE". Il paese è abitato da popolazione emigrata dall'Albania in epoca non facile da definirsi. Nel 1454, a circa 3 km da Montecilfone, si notava un casale albanese denominato "Torre Franca".  Poiché nel 1454 l'Albania era ancora libera dal dominio turco, gli abitanti di Torre Franca, più che esuli, erano da considerarsi come gente in arme a servizio del Barone di Larino, signore del Feudo di Torre Franca.
 
A convalida di questa tesi è necessario ricollegarsi alla vita dell'eroe nazionale albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg.
Nel 1440 il sultano Murad II, dopo aver conquistato la Grecia, mosse verso la Macedonia ed investì il piccolo regno di Giovanni Kastriota, principe di Kruja.  Il re Kastriota, non potendo resistere alle forze del sultano, preferì accordarsi e, a garanzia del rispetto dei patti di obbedienza, inviò alla corte del sultano, come ostaggio, il figlio di Giorgio (nato a Kruja nel 1403), che i Turchi allevarono nella corte del sultano e ponendogli il nome di  "Iskander bey" (principe Alessandro), e da qui l'appellativo SKANDERBEG.
Giorgio Kastriota, rientrando in patria dopo la morte del padre, fu costretto a difendersi dalle angherie di Maometto I, succeduto a Murad.
In questa occasione chiese aiuto al re di Napoli, Alfonso d'Aragona, che gli inviò generosamente soldati e denaro per far fronte alla furia degli Ottomani.
Nel 1461 re Ferdinando II D'Aragona, re di Napoli, succeduto ad Alfonso I, era assediato a Barletta dai sostenitori degli Angioini, e poté capovolgere la sua drammatica situazione solo grazie all'improvviso intervento dei mille fanti e dei settecento cavalli provenienti dall'Albania, al comando di Demetrio Reres, inviati da Giorgio Kastriota Skanderbeg memore dell'aiuto che, vent'anni prima, aveva ricevuto dal padre di Ferdinando. 

Non pochi autori antichi sostengono che Giorgio Kastriota sia venuto di persona nel reame in aiuto di Ferdinando I.  La generosità del re di Napoli verso gli Albanesi, si manifestò con la donazione dei feudi di Trani, Siponto e San Givanni Rotondo.
Questi primi stanziamenti albanesi per opera di soldati diventarono poi il canale attraverso il quale si sarebbe avviato un notevole passaggio immigratorio che ebbe il suo culmine nel 1466, quando il valoroso Giorgio Kastriota Skanderbeg morì ad Alessio combattendo strenuamente, seppure malato di febbre malarica contro le orde maomettane.
Si ha notizia, infatti, di numerose famiglie albanesi che, guidate da Giovanni e Elena, figli dello stesso Skanderbeg, passarono in Puglia e Molise per scampare all'eccidio e conservare la fede cristiana.
Skanderbeg, oltre al valoroso guerriero, fu un valido sostenitore della fede cristiana, tanto che Maometto II, alla notizia della sua morte, esclamò:  "Se non fosse vissuto Skanderbeg avrei posto il turbante sul capo del Papa ed avrei posto la mezza luna sulla cupola della Chiesa di San Pietro a Roma" .

Traduttore: http://www.systran.fr/index.html

 

Popolazione: 1588
Altitudine: m 405
Superfice: Kmq. 22,7
Patrono: San Giorgio
Ha il rito latino - italiano
 
 
Carnevale Montecilfonese

Durante il periodo carnevalesco vengono allestiti i carri allegorici a cura di vari gruppi di giovani, ai quali l’Amministrazione Comunale eroga contributi in denaro per la copertura delle spese e premi simbolici ai migliori. Inoltre, nell’ultimo giovedì di carnevale, a conclusione della sfilata dei carri, viene distribuito a tutti i convenuti il tradizionale “lejzot” (grano bollito).


 
 

18 Marzo - Falò di San Giuseppe.

Nelle strade e nelle piazze vengono accesi falò in onore del Santo con la legna raccolta nelle campagne dai giovani e dai bambini del paese. Durante la serata, attorno ai fuochi, vengono offerti dagli abitanti dei quartieri dolci e vino e vengono eseguiti canti sempre in onore del Santo. 


 

Festa Patronale - 23 Aprile

Storia e leggenda, in un simpatico connubio, segnano la festività di San Giorgio Martire a Montecilfone. Preceduta da una fiera tradizionale che si svolge il giorno della vigilia, il 22 aprile, quella di San Giorgio è la prima festa di primavera.

Nata dalla fantasia popolare e tramandata da una meravigliosa leggenda, la storia di San Giorgio in lotta contro il drago è declamata in un’antica orazione panegirica che racconta la storia del Santo nella versione in cui, uccidendo un terribile drago, sottrae dalle bramose fauci, la giovane figlia di un re disposta ad immolarsi al mostro alla cui voracità erano sacrificate altre 7.000 giovinette. La tradizione iconografica che rappresenta il Santo di Cappadocia, in sella ad un bianco destriero, nell’atto di trafiggere con una lunga spada le fauci infuocate di un terribile drago, simboleggia, in verità, la vittoria del Cristianesimo di fronte alle invasioni pagane, da sempre rappresentate da draghi famelici che rappresentano il male. A Montecilfone, come del resto in altre località, di origine e lingua arbëreshë, il culto di San Giorgio, è associato a quello dell’eroe Giorgio Castriota Skanderbeg, strenue eroe del Cristianesimo, molto spesso rappresentato in groppa ad un bianco destriero e con in mano la spada bandita contro il turco.

In occasione della Festa patronale, che non sempre coincide con il giorno 23 aprile e che spesso viene rinviata al sabato o alla domenica successivi, Il sindaco e l'Amministrazione Comunale, accompagnati dal Gonfalone, partecipano insieme alla altre autorità presenti sul territorio alla S. Messa e alla processione in onore del Santo. Uno spettacolo in piazza e l'incendio di fuochi pirotecnici chiudono i festeggiamenti.

Traduttore: http://www.systran.fr/index.html

 


 

 
 
 
 
 

 
 

Voxtreme.com Shared Hosting
 
 

Le comunità arbereshe sono oggi diffuse in quasi tutte le regioni meridionali, superando complessivamente le 100.000 persone, anche se la popolazione di origine albanese che parla la lingua arbereshe costituisce una minoranza sul totale degli appartenenti alle comunità italo - albanesi.(Cè da sottolineare che molti arberesh come tanti italiani del sud si sono spostati verso il nord industrializzato e pur essendo al di fuori delle loro comunità d’origine mantengono la lingua e le usanze ,come per esempio la comunità di chieri (to)).

La Calabria è la regione che vede la maggiore presenza di comunità arberesh, contando ancora circa 58.425 persone che parlano la lingua originaria su un totale di circa 88.319 appartenenti alla comunità italo - albanese. Importanti comunità arbereshe abitano in almeno 30 Comuni della Regione, in particolare in provincia di Cosenza.

La comunità di origine albanese più numerosa è quella pugliese (113.088 persone ) anche se solo una piccola percentuale (12.816 persone, concentrate in provincia di Foggia, a Casalvecchio e Chieuti, e in provincia di Taranto a San Marzano) parlano ancora l'arberesh.

Altre comunità si trovano in Sicilia (in particolare nell'area di Piana degli Albanesi, con 15.135 persone che parlano l'arberesh su un totale di 64.177, ma anche in altri paesi, come Palazzo Adriano ecc.), in Molise (13.877 su 25.051, nei Comuni di Campomarino, Ururi, Montecilfone e Portocannone), Basilicata (nei Comuni di S.Paolo Albanese, S.Costantino Albanese, Barile, Ginestra e Maschito, dove quasi tutti i membri della comunità parlano ancora l'arberesh, 8.132 su 9.072). Molto più piccole le comunità italo - albanesi della Campania (2.226 persone) e dell'Abruzzo (510).

 

 

Erratum: Nell'ultimo numero (3 marzo) di Comunicazione Molisani, nell'articolo su Montemitro, il nome di ''Giorgio Castriota Skanderberg, deve leggersi come segue: Giorgio Castriota Scanderbeg.