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UN MOLISE CHE CANTA E SUONA
IL PAESAGGIO SONORO MOLISANO
L'idea
di paesaggio sonoro è necessariamente determinata sia
storicamente sia culturalmente. Oggi, la distanza fra quello reso dai
documenti sonori etnomusicali e quello percepito quotidianamente si
è fortemente ampliata. Ciò è particolarmente vero
per il Molise che, solo recentemente, è passato da una cultura
agro-pastorale a una cultura urbana ed industriale. La trasformazione
ha prodotto un'inedita e particolare fonosfera nella quale convivono
mondi musicali altrimenti molto distanti nel tempo. Anche dall'ascolto
di Tribù
italiche Molise si può riscontrare come - ancora - sono a
noi contemporanei il Fischio alla picurara e il Richiamo delle galline,
tracce sonore di un mondo scomparso; il Canto dei carrettieri, in una
civiltà basata sui motori; la lamentazione funebre S'a
piglià ru figlie me, in una società dove la morte
è rimossa e tabuizzata. Il soundscape del mondo globalizzato,
ossia il panorama di pratiche musicali di varia cultura, natura e
genere, nel Molise contemporaneo, si è "sonorizzato" sia come
esito delle dinamiche culturali e commerciali mondiali che mettono in
conflitto le dimensioni locale e globale, sia come risultato del
rapporto fra passato e presente. In questa prospettiva, ad esempio,
è possibile decifrare il progetto di esperanto sonoro di Sunaulòs
di Luigi Cinque, le esperienze e la ricerca musicali di Luca Ciarla
e dei gruppi Ketoniche
e Riserva
Moac, oppure i percorsi musicali del gruppo storico del folk
revival molisano Il Tratturo, la visione rassicurante dei Plettri di
Ripalimosani, quella un po' mitizzata ma affascinante di Silvana
Licursi ed il tentativo di colmare la lacuna di documentazione
musicale per le comunità di Rom molisani che tenta Acquaragia Drom.Vincenzo Lombardi
l patrimonio musicale molisano tradizionale
Le forme e le
modalità della pratica musicale hanno avuto sorte non univoca:
repentini oblii, come nel caso del repertorio delle ninne nanne ancora
vivo e praticato solo qualche decennio fa, sono affiancati da tenaci
persistenze, come nel caso di alcune forme di danza; pochi centri di
presidio, come Scapoli e San Polo, residuano in un territorio che
mostra tracce marcate di antica, ampia e diffusa tradizione
zampognara. I canti di cui si è conservata memoria attestano
una pratica vocale prevalentemente femminile e monodica sia nella
cerimonialità privata (ninna nanne, lamentazioni funebri, canti
di fidanzamento e nozze), sia nel repertorio narrativo, al contrario di
quanto si riscontra nei canti rituali, come quelli per il maggio e per
le carresi (canto monodico maschile). Una maggiore varietà
è presente in quelli di lavoro (mietitura, raccolta di uva e
olive, lavorazione del granturco) e in quelli paraliturgici (canti
devozionali e per la Settimana santa) nei quali non è inconsueta
una pratica polifonica a voci parallele, sia femminili, sia miste.
Particolare rilievo hanno avuto i canti accompagnati da zampogna
(novene natalizie e canti augurali), quelli con zampogna e tamburello
(serenate), quelli con chitarra battente, come nel caso dei repertori
vocali di San Martino in Pensilis e Macchiagodena. Per quel che
riguarda gli strumenti musicali, oltre alla ancora vitale zampogna,
accompagnata dalla ciaramella; alla particolare - ma non più in
uso - zampognetta
di canna di Fossalto; alla estinta chitarra battente, diffusa
soprattutto nel Basso Molise; al tamburo a cornice; all'organetto e
fisarmonica, hanno fatto parte del paesaggio sonoro molisano:
fischietti, flauti di corteccia, doppio flauto, terrarella o quartara
(orcio di terracotta), colascione (cetra tubolare) e un'ampia
varietà di oggetti sonori e strumenti idiofoni: striculatora
(stropicciatore), tavolette, traccole, traccagnole (castagnette),
raganelle, una gamma di campane (anche in relazione alla presenza della
Pontificia fonderia Marinelli di Agnone), ecc. Una estesa diffusione ha
ancora il
bufù (tamburo a frizione) che viene costruito in varie
dimensioni. Oggi, è fortemente radicato nella tradizione di
molte comunità molisane, soprattutto a Casacalenda
e Sepino dove produce la colonna sonora della notte di Capodanno.
Infine, grazie alla tradizione sia mandolinistica, sia bandistica in
Molise si è avuta un'ampia diffusione di plettri e di strumenti
appartenenti alle famiglie dei legni, degli ottoni e delle percussioni.
Vincenzo
Lombardi
Il Molise nella ricerca etnomusicale italiana

Nella letteratura tardo settecentesca all'interno di
descrizioni geografiche, politiche ed economiche del Molise, non
mancano riferimenti alle tradizioni, pratiche musicali e agli strumenti
popolari. Durante la seconda metà del secolo XIX, alcuni
studiosi molisani e non, compiono un'importante opera di
documentazione, ma il Molise resta privo di una raccolta organica di
testi cantati fino alla pubblicazione de I canti popolari del Molise di
Eugenio
e Alberto
Mario Cirese (1953 e 1957). Un caso isolato resta l'esperienza di Vittorio
De Rubertis che, nel 1920, pubblica sulla Rivista musicale italiana
un saggio intitolato Maggio della Defènsa, dedicato al rito di
Lucito (CB). Nel 1954, Alberto Mario Cirese e Diego Carpitella
realizzano, a Fossalto e nei comuni arbëresh di Ururi e
Portocannone, la Raccolta 23 per conto del Centro Nazionale Studi di
Musica Popolare; mentre solo Cirese, per conto della rivista La Lapa,
raccoglie registrazioni a Fossalto, Bagnoli del Trigno e nei tre paesi
croati (Acquaviva, San Felice e Montemitro). A partire da queste
registrazioni, nel 1955, Diego Carpitella pubblica un saggio su La
Lapa e cura con Alan Lomax un disco (1973). Di questo rito
primaverile e della piccola zampogna di canna di Fossalto si sono
occupati Anthony Baynes (1960), Roberto Leydi (1973), Leydi e Febo
Guizzi (1985), Roberta Tucci e Luciano
Messori (1985). Documenti sonori molisani sono depositati sia
presso il Museo Nazionale di Arti e Tradizioni popolari (raccolti da
Renato Cavallaro, Adriana Milillo, Giulio Di Iorio), sia presso la
Discoteca di Stato (raccolti da Carla Bianco e da Giulio Di Iorio); su
questi ultimi documenti sonori è basato lo studio di Sandro
Biagiola dedicato alle ninne nanne molisane (1981). Al 1983 risale la
ricerca condotta da Maurizio Agamennone
a Larino, durante la festa di San Pardo, e a San Martino in
Pensilis, in occasione della corsa dei carri in onore di San Leo. Va
inoltre segnalata l'attività di promozione e documentazione
condotta dal Circolo della zampogna di Scapoli. Vincenzo
Lombardi
Quale il ruolo della
Biblioteca provinciale Albino di Campobasso?
Attività
principali della Biblioteca provinciale sono quelle di documentazione,
conservazione e ricerca del patrimonio culturale regionale nei vari
ambiti disciplinari. Da alcuni anni, inoltre, si è prestata
maggiore attenzione anche alla produzione discografica, sopratutto di
interesse etnomusicale, costituendo una sezione essenziale, ma
rappresentativa. Sono stati attivati, inoltre, contatti con le maggiori
istituzioni italiane (Discoteca di Stato, Accademia nazionale di Santa
Cecilia, Museo nazionale di Arti e tradizioni, RAI) ed è stata
avviata un'attività di sensibilizzazione di privati, al fine di
recuperare, presso la Biblioteca, materiali audio/video di interesse
etnomusicale da mettere a disposizione di ricercatori, musicisti e
utenti appassionati. Ulteriore attività che la Biblioteca
sostiene è la collaborazione con studiosi ed operatori del
settore per la promozione di attività di studio, di
pubblicazione e di divulgazione del patrimonio etnomusicale molisano.
Fra i primi positivi esiti di tale attività, l'avvio nel 2002 di
un'apposita collana discografica, Musiche
tradizionali del Molise, con la pubblicazione in CD della Raccolta
23 degli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia nazionale di S.
Cecilia, a cura di Maurizio Agamennone e del sottoscritto. La
collaborazione fra la Provincia di Campobasso e l'Accademia ha
rappresentato, a livello nazionale, un'esperienza pilota per una serie
di pubblicazioni consacrate al folklore musicale italiano. Nel 2005
è comparso, in collaborazione con l'editore Squilibri e a cura
degli stessi autori, un volume contenente, oltre alla riproposta delle
registrazioni della Raccolta 23, alcuni saggi di analisi e una
selezione di scritti storici. Da ultimo, la collaborazione della
Provincia di Campobasso con la rivista World Music Magazine che ha
contribuito a far meglio conoscere la Tribù molisana. Vincenzo Lombardi
Il folk revival in Molise dagli
anni Settanta ad oggi.
Il folk revival
nel Molise è stato un fenomeno importante ma, per lungo tempo,
sottovalutato in ambito nazionale. Da oltre trent'anni è un
movimento di pregio; mai seguace delle facili mode, preferibilmente
affidato ai puristi ma anche aperto a ragionevoli contaminazioni.
Nonostante ciò, la musica folk molisana - tranne rare eccezioni
- ha subito, fuori regione, una colpevole disattenzione, solo di
recente rimossa. A partire dalla metà degli anni Settanta, la
ricca tradizione musicale del Molise ha favorito la nascita di gruppi
che ancora oggi calcano i palcoscenici italiani e stranieri con pieno
successo (Il Tratturo). Nel
medesimo periodo è sorto il Festival della Zampogna di Scapoli,
un evento che ha presto assunto un rilievo internazionale. Da allora
nessuna flessione, tutt'altro: l'incremento è stato costante,
sia in senso quantitativo che qualitativo. Eccellente l'attività
di alcuni strumentisti che hanno sapientemente attinto al repertorio
etnico (Silvio Trotta, Piero Ricci, Lino Miniscalco). Caratteristica la
presenza di esperti chansonnier dialettali (Benito Faraone). Non
è stato trascurato il settore legato alle pratiche musicali
delle classi artigianali (I Plettri). Qualche rimpianto per proposte
più che interessanti ma, purtroppo, di breve durata (Nuovo
Canzoniere Molisano). Significative le figure femminili, con elevate
punte di personale stile Mauro Gioielli,
Silvana Licursi, Ivana Rufo.
Come avvicinarsi, oggi, alla
tradizione?
È
necessario fare attenzione alla possibile artificiosità dei
nessi fra passato e presente, soprattutto in riferimento a ciò
che definiamo tradizione: spesso, sottende l'idea ed il senso comune di
autenticità. La tradizione è un filtro che opera la
selezione su cosa una società o un gruppo ritiene meriti di
essere riprodotto, su cosa sia culturalmente significativo e attraverso
quali modalità deve essere trasmesso. La tradizione non è
del passato, ma è una sua riappropriazione selettiva, compiuta
nel presente. Ci si affaccia sul passato e si sceglie la tradizione che
meglio rappresenta e legittima un'istanza di natura sociale. La
tradizione può essere letta come il risultato di negoziazioni
identitarie e lo studio della cultura locale, popolare, folklorica,
etnomusicale diventa parte attiva delle vicende politiche e di
politica culturale della collettività che li esprime,
così come sono parte del percorso di definizione della sua, o
delle sue, identità. In quest'ottica è decifrabile la
galleria sonora di quanto succede, ribolle, si fonde, riemerge ed
esplode nella variegata fonosfera della musica di ispirazione
folklorica contemporanea. La musica ha a che fare con globalizzazione e
localismo, con l'omologazione prodotta dalla world music, con il
fenomeno della ibridazione musicale e linguistica. Le sonorità,
le tematiche, così come le performances, la gestualità,
le dinamiche di gruppo, sono la rappresentazione di un mondo pieno di
fermenti, positivi o negativi secondo i punti di vista, certo gravidi
di interessanti possibili sviluppi musicali, culturali e, oserei dire,
antropologici e politici in senso proprio. (Vincenzo
Lombardi)
La cultura della zampogna come risorsa culturale
e di valorizzazione del territorio.
La zampogna
è da secoli il vessillo sonoro dell'orgoglio etnico molisano. La
zampogna, negli ultimi decenni, è divenuta simbolo di un
laboratorio culturale che, spontaneamente - ma oggi anche con l'input
degli enti locali - è sorto attorno ad essa ed ha saputo
esaltare l'interesse che tale strumento suscita in più settori,
trasformandolo in risorsa economica. Ne hanno beneficiato in molti. Il
turismo, ad esempio, se ne avvantaggia sensibilmente, basti considerare
le presenze che registra il menzionato Festival
di Scapoli, nonché l'alto numero di visitatori che
affluiscono, durante tutto l'anno, verso le strutture museali scapolesi
oppure nelle botteghe degli artigiani zampognai. E i media sono
complice cassa di risonanza; difatti, non v'è anno in cui
emittenti televisive nazionali o estere non realizzino servizi
riguardanti l'universo zampognaro molisano. Ciò alimenta un
circuito turistico-culturale che abbraccia l'intero territorio
regionale, con le sue bellezze naturali e la sua antica storia.
Il Festival di Scapoli: un progetto dal forte valore creativo negli
anni in cui si è lavorato in stretto rapporto con il mondo della
ricerca etnomusicologica. (Mauro Gioielli)
Il
Festival Internazionale della Zampogna di Scapoli rappresenta la vera
rivoluzione del folklore musicale molisano, quasi lo spartiacque tra
due ere: quella ante e quella post Festival. Ne ho vissuto lo svolgersi
fin dalle primissime edizioni e, dal 1991 al 2002, ne ho assunto la
direzione artistica, dapprima da solo, poi con Antonietta
Caccia e, ancora dopo, anche con Maurizio
Agamennone.
Quello che, nell'ultimo trentennio, è transitato per
Scapoli ha pochi riscontri in Europa: circa tremila musicisti, anche
stranieri; oltre cento concerti; decine e decine di iniziative
collaterali, quali presentazioni di dischi e di libri, stages,
conferenze, esposizione e compravendita di strumenti, proiezioni,
mostre fotografiche e altro ancora. Il Festival, però, è
stato soprattutto momento di incontro, occasione di confronto. La sua
affermazione è stata possibile, principalmente, grazie
all'attività del Circolo della Zampogna e alla forza propulsiva
del suo presidente: la già menzionata Antonietta Caccia, la cui
capacità organizzativa e le cui doti di coordinatrice ne hanno
quasi mitizzato il ruolo.
Fatto unico per l'Italia, in Molise alcuni compositori hanno realizzato
nuove partiture per zampogna, in combinazione con un'orchestra d'archi.
Si è trattato da un avvenimento di considerevole valenza
culturale, con la zampogna capace di confrontarsi con le
sonorità del nostro tempo e la creatività musicale
contemporanea. (Mauro Gioielli)
Artefice
principale di ciò, con l'apporto organizzativo e finanziario del
Circolo della Zampogna, è stato Maurizio Agamennone che, nella
duplice veste di etnomusicologo e di docente del Conservatorio,
appariva l'unico in grado di raggiungere l'obiettivo. Sua l'idea -
concretizzata nelle edizioni 2000, 2001 e 2002 del Festival di Scapoli
- di proporre ad una nuova leva di compositori la creazione di brani
per zampogna e orchestra, coinvolgendo nell'esecuzione alcuni tra i
più noti zampognisti italiani (peccato, però, che tra
costoro si sia notata l'assenza di Lino Miniscalco, relegato ad un
minimale ruolo di ciaramellista) e l'Orchestra Regionale del Molise
diretta da Franz Albanese. Tale esperienza si è rivelata
originale e fruttuosa. Però, in subordine, mi è parso di
cogliere un atteggiamento speculativo del Conservatorio, il cui
approccio al progetto - a torto dell'incolpevole Maurizio - è
sembrato mosso dall'idea, non confessata, che era utile innestarsi su
un movimento musicale d'assoluto rilievo per il nostro territorio -
ossia quello etnico - al fine d'ottenerne un ritorno favorevole. Nel
Molise i concetti di cultura altra e di cultura alta - rispetto a come,
altrove, sono comunemente intesi - risultano diversamente posizionati,
giacché la prima coincide con la seconda e tutto il resto
è basso o quanto meno ordinario. In uno scenario del genere, il
Conservatorio non avrebbe quasi ragion d'essere se slegato dalla
realtà etnomusicale, alla quale, naturalmente sottomesso, si
adegua saggiamente, pur di non subire l'obliterazione Mauro Gioielli http://www.maurogioielli.net/video.htm
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| Termoli Musica: domani il concerto della Kleine Eurorchestra |
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TERMOLI – Domani, domenica 21 gennaio 2007, alle ore 18.00,
presso la Sala Colitto in Via F. D’Ovidio, avrà luogo il
concerto della Kleine EurOrchestra, formazione di giovani solisti
specializzati nell’esecuzione del repertorio barocco, classico e
contemporaneo, che per l’occasione eseguiranno il Concerto in la minore
per due violini e orchestra e le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi.
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LA GAZETTA DEL
MOLISE
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IL SANNIO
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