PIETRACUPA

 

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Cod regione 14  __ Cod provincia 70 __Cod comune 54
Maschi  112  __ Femmine 147 __Cod comune 54
Altre abitazioni 226 __Componenti 259

DATI GENERALI
Superficie territoriale (ha) 999
Altitudine centro abitato m. slm. 695
Altitudine minima m. slm. 467
Altitudine massima m. slm. 760

Codice Istat: 014070054
 Prefisso telefonico: 0874
 CAP: 86020

La storia

Nell' agro pietracupese tracce di insediamenti sanniti e poi romani coprono diversi secoli a cavallo dell'era volgare.   Il paese nacque attorno al VI sec. D.C. come insediamento di monaci nelle grotte della roccia (Pietracupa vuol dire all'incirca pietra scavata come le botti), ma crebbe intorno ad un castello longobardo che dominò la Morgia dagli anni intorno al 1000, mentre i monaci si erano trasferiti nell'Abbazia di S. Pietro in Formoso.

Primi feudatari conosciuti furono nel 1150 i figli di Atenulfo Berardo, Guglielmo e Gustaiano, che dominavano piu' o meno ottanta famiglie di contadini.

Nel 1268 Guglielmo signore di Pietracupa fu mandato in esilio da Carlo D'Angiò perché gli si era schierato contro, ed il feudo passò ad Anselmo da Guardia, poi ad Ugone di Brancia e infine a Guglielmo d' Alemagna.   In quegli anni il paese si dette un assetto autonomo per le questioni interne ("Universita"), con la magistratura dei sindaci ed il parlamento dei capifamiglia, mentre era

sottoposto al dominio feudale per i pesi fiscali, gli oblighi di lavoro e tutte le limitazioni del vassallaggio.

 

Nel 1348 un terremoto distrusse l'Abbazia di S. Pietro e il signore Roberto di Pietracupa trasferì i monaci sotto il suo patronato nell'Abbazia di S.Alessandro e nel 1360 fece erigere una prima Chiesa, intitolata a S. Gregorio, da Mastro Riccardo di Simone.   Nel 1456 un altro terremoto distrusse sia S.Alessandro sia S. Gregorio e la Chiesa fu spostata nelle grotte della Morgia.

In quegli anni il Paese fu sottratto alla signoria feudale e incorporato ai beni della corona aragonese; nel 1476, mentre il castello, non più abitato, andava in rovina, il Paese fu assegnato alla famiglia De Regina (a quel tempo risalgono quasi tutti i ceppi familiari attualmente esistenti nel paese), che ricostruì nel 1560 la Chiesa di S. Gregorio, fondando anche un Pio Ospedale per il ricovero temporaneo dei viandanti, pellegrini e mendicanti e per l'accoglienza degli orfani e dei trovatelli.   Ai De Regina successero nel 1600 come feudatari i baroni d'Eboli di Castropignano e a metà secolo il paese divenne dimora della baronessa vedova Lucrezia Rocco che però nel 1676 vendette Pietracupa al marchese di Salcito, Paolo Francone, per 10.500 ducati.

 

Poco dopo l'Università ed il Pio Ospedale decisero di costituire nella roccia una chiesa nuova che fu intitolata a Sant'Antonio Abate.  Gia' attiva nel 1695, fu consacrata dal vescovo nel 1726.   Nacquero anche Luoghi Pii, poi Monti frumentari, amministrati da laici il cui capitale in grano, granone, case, animali e denaro era stato costituito dagli stessi pietracupesi e serviva per il prestito di sementi ai bisognosi e per dare impulso all'economia generale, che ne ebbe un certo beneficio, nonostante la terribile carestia del 1764 che uccise molti abitanti.

 

Tra la fine del 1700 e il primo decennio del secolo seguente il paese fu sottoposto a diverse scorrerie dei briganti che si erano insediati nella Morgia di Pietravalle.   Nel 1799 fu invasa dalle truppe francesi; alla fine della feudalità, nel 1815, l'ex feudo fu assegnato dal Re Ferdinando I di Borbone come proprietà privata ai principi di Pietracupa Francone da cui passò in eredità ai Caracciolo di Torchiarolo, che poi piano piano lo cedettero ai privati.   Nel 1820, durante i primi moti costituzionali, i pietracupesi più in vista si rivelarono carbonari; e nel 1860, nonostante che la reazione antigaribaldina infuriasse nel Molise, Pietracupa diede un volontario alle Camicie Rosse e si schiero' dalla parte dell' unita' italiana.

Intanto già nel 1830 era iniziata l'emigrazione verso Napoli e Roma che aumentò alla fine del secolo, dirigendosi verso le Americhe. Durante la II guerra mondiale per un breve periodo, nella primavera del `44, Pietracupa fu occupata dai tedeschi e bombardata dagli angloamericani, poi fu occupata da questi. Nel dopoguerra il flusso dell'emigrazione riprese sempre più imponente.

 

Nuclei di pietracupesi oggi esistono negli USA e a Roma, sempre in contatto con il paese di origine, mentre l'antico abitato si va spopolando sempre di più.  Quando nel 1676 I Francone comprarono Pietracupa, una relazione di un loro incaricato parlava dei vantaggi del luogo e, soprattutto, dell' aria fina e asciutta che rende i vassalli forti e sani e capaci di lavorare fino alla piu' tarda eta'.  Nell'anno 2000 si è inaugurato a Pietracupa un laboratorio biometereologico per porre sotto osservazione le qualità salutifere del posto.


 

 
 
 
 
 

 

 


Approfondimento su Pietracupa

 

 

 

 
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Nonostante le fonti sulla storia feudale del paese siano un po' frammentarie, di sicuro si sa che nel 1268 Carlo I d'Angiò affidò il feudo a Ugone di Briancia (o Ugo di Brianzio) spodestando Guglielmo di Pietracupa che lo aveva tradito nella sua causa......continua

Imprese a Pietracupa

 

Da leggere :

Antonio Pascale, con il suo  “Non è per cattiveria – Confessioni di un viaggiatore pigro” (editori Laterza collana Contromano), ci accompagna, quasi tenendoci per mano, lungo un meraviglioso percorso turistico, intorno gli anfratti naturali della regione molisana, pianeggiante, verde, montana e marina, facendoci assaporare fino in fondo la bellezza dei luoghi attraverso pagine ricche e variegate. .......

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Il Natale a Pietracupa  di Molisani emigrati .
 
Ho trascorso il Natale a Pietracupa, il paese dove era nato mio nonno e dove abbiamo una casa vecchia per lo meno da 150 anni.  A ranghi ridotti (di solito il Natale si festeggia tutti insieme, zii e cugini, ma quest'anno c'erano troppi vuoti da colmare); ma la casa era bella piena soprattutto grazie a mia sorella e ai miei nipoti che di spazio, anche uditivo, ne occupano parecchio.   In compenso fuori c'era un gran silenzio.  Credo che, nella strada dov'è la nostra casa, fossero presenti quattro famiglie in tutto.  Mia madre ha dismesso per una settimana i panni dell'intellettuale e si è calata in quelli della massaia -- non che le riesca difficile, del resto.   Noi siamo arrivati domenica, e lei era lì a cucinare già dal venerdì per quel misto molisano-napoletano (quest'anno anche con un tocco di altre regioni) che caratterizza le nostre feste: il ragù, le melanzane, il brodo di pollo maiale e vitello per la "minestra maritata"...
 
Per la preparazione dei dolciumi ha aspettato che arrivassero i rinforzi.   Eccola insieme a mia sorella Sara e a mia nipote Fulvia che preparano gli struffoli.  Altri elementi dolciari essenziali del Natale napoletano, quali mostaccioli, susamielli e paste reali, erano stati comprati già fatti; si sono aggiunti i torroncini che le manda ogni anno un istituto storico della Calabria, e la frutta martorana di cui ha avuto una ricetta dalla moglie di un collega siciliano e che ha preparato a Santo Stefano.   Insomma, non siamo rimasti digiuni neanche quest'anno.
 
La sera della vigilia un nostro vicino di casa ha preparato la 'ndoccia in mezzo alla strada. Oramai questa usanza natalizia molisana è diventata famosa, specialmente da quando gli agnonesi hanno cominciato a presentarsi a piazza San Pietro il giorno di Natale con la loro sfilata o 'ndocciata.  A Pietracupa le 'ndocce (torce) si preparano in modo un po' diverso,una specie di piramide di legno coronata da rami di alloro e di cipresso per renderla profumata. alcune case del paese avevano esposto i "cartocci", piccoli bracieri che bruciano per tutta la notte di Natale.  Quanto ad atmosfera, la neve e la nebbia hanno fatto il resto....