|
|
The little town of
HISTORY: The name appears in the "Pergamena montaganese" of 1039, when the settlement was a "castrum" that is a fortified borough, with the name of Ripa. The tradition, for which there is scanty historical evidence, tells that the inhabitants of a Samnite settlement that was on the site of the present town, known as Tifernum, after the destruction of their village by Roman consul Fabio Massimo, took refuge in the nearby Limosano, and that later, when they proceeded to rebuild their village, added to the name of Ripa that of Limosani (Latin genitive, meaning "of Limosano") as a sign of gratitude
|
|
Le origini di
Ripalimosani, paesino a
*******
Dal
libro di A. Mancini (1939) si legge: "I naturali di
Ripalimosani sono attivi, laboriosi, ed industriosi: svelti di mente ed
acuti: sobri, educati e ospitali." Lasciando ai forestieri il
commento sul nostro carattere, nello stesso libro troviamo il numero
degli abitanti nelle varie epoche, e faceva 133 fuochi nel 1532; 151
nel 1545; 218 nel 1561; 186 nel 1648; 226 nel 1699; 3064 ab. nel 1780;
3314 nel 1795; "Qui, -disse l’abate Longano-, tutte
si maritano con dote e senza dote, dritte o gobbe, con un occhio o due,
e d’anni forse quindici, si trovano con figli".
Nel 1844 il censimento registra una popolazione di 3768 ab., toccando
punte di 4007 nel 1859. In seguito incomincia a decrescere
perchè molti contadini ed artigiani emigrano nelle Americhe e
nel 1911 la popolazione si riduce a 2816 per poi stabilizzarsi intorno
ai 2500 ab. attuali.
Le orgini del
comune di Ripalimosani sono da far risalire all'incirca all'anno 1000,
secolo in cui venne edificato il palazzo ducale che rappresenta ancora
oggi , insieme alla chiesa, il nucleo intorno a cui si è
sviluppata l'edificazione del borgo. Sulle origini medioevali di esso
d'altra parte, oltre alle varie notizie estrapolate da documenti
storici, ne è testimonianza la caratteristica forma a fuso in
cui da un'asse principale che lo attraversa longitudinalmente, l'antica
via di Mezzo, ora via P.N.F. Giampaolo, si dipartono vari vicoli
trasversali che distribuiscono l'accesso all'edificato.
L'asse divideva l’abitato in due contrade: quella degli artigiani e
quella più a valle dei contadini; ancora più a valle
inoltre c’era la zona dei gessaiuoli ed i fabbricati attinenti al
castello formavano il borgo dei galantuomini.Il borgo degrada dal
castello verso valle e sorge su di un ripido costone arenaceo. Fu
dopo il 1600 che l’abitato incominciò a estendersi fuori le
porte (Porta Iannucci ad occidente, Porta del Borgo ad oriente, Porta
Grande o della Chiesa a mezzogiorno), dalla parte orientale e da quella
meridionale, in prossimità della Chiesa di S. Antonio. Ora
l’abitato si va estendendo lungo la rotabile che porta a Campobasso,
con uno sviluppo urbanistico aderente alle previsioni dell'attuale
programma di fabbricazione. L'abitato di Ripalimosani risulta inserito
in un contesto di verde attrezzato che avvolge la parte a monte del
paese caratterizzando, dal punto di vista ambientale, l'ambito urbano.
Il costone presenta pareti pressochè verticali dalle cui
sommità si elevano i fabbricati del borgo. Questa circostanza
conferisce una caratteristica di notevole pregio urbanisitco
poichè tali edifici, che in alcune zone intersecano
l'affioramento roccioso, forniscono un'immagine suggestiva e di rara
bellezza tra le facciate ed il tufo con un continuum di materiali che
presentano tonalità di colori ed un effetto cromatico di insieme
bene amalgamato. Da: http://www.ripalimosanionline.it/index.php
|
|
Chiesa :
Non si
conosce l’esatta epoca di costruzione della chiesa, ma sicuramente
risale al periodo medievale.Da alcuni scritti presenti nei registri
parrocchiali, si evince che l’arciprete D’Eramo nel 1463 si
occupò della costruzione del campanile; da ciò si deduce
che in quella data la chiesa già esisteva.A causa del terremoto
del 1456 l’edificio subì gravi danni, per cui nel corso dei
secoli è stata oggetto di numerose ristrutturazioni: una lapide,
datata al 1560, menziona che un cavaliere napoletano, di nome Orazio Di
Costanzo, provvide alla prima opera di ricostruzione in quell’anno;
un’altra lapide, collocata sul portale della chiesa, segnala un
ulteriore consolidamento intorno al 1770 probabilmente ad opera dei
cittadini di Ripalimosani, come attesta un atto notarile di quegli
anni.Nel 1780, al termine di questi lavori, la chiesa fu aperta al
culto.Ma il terribile sisma dell’1805 provocò diversi danni alla
chiesa, che dovette subire nuovamente
interventi di
restauro e di riconsolidamento.
Festa della Madonna della Neve
Una scalinata conduce alla
chiesa che presenta una facciata piuttosto sfarzosa, arricchita
da paraste che
indicano anche la divisione interna della chiesa. Tre portali,
ognuno sormontato da una finestra, introducono rispettivamente alle tre
navate. Il portale
centrale di stile barocco è più sfarzoso degli altri,
riccamente decorato da spirali, volute e decorazioni vegetali, è
sormontato da un archivolto e dallo stemma
del Comune di Ripalimosani. I battenti in legno sono divisi
in formelle scolpite a bassorilievo; nella
lunetta invece sono presenti altorilievi raffiguranti
La
chiesa è di ispirazione tardo barocca ed è divisa in tre
navate; le due laterali terminano con una cappella.Numerosi e
caratteristici sono gli altari che arricchiscono le due navate
laterali. Nella navata di destra i più interessanti dal
punto di vista artistico sono l'Altare dell'Epifania, in marmo
policromo e l'Altare dedicato alla Madonna del Rosario, in stile
barocco, che un tempo era l’altare maggiore.
Nella
navata sinistra, invece, desta interesse l’altare del Sacro Cuore, in
marmi policromi settecenteschi. Nella navata centrale c’è
il pulpito in
legno risalente al 1500 con un crocifisso anch’esso in legno.
Sopra l’ingresso della chiesa c’è un ballatoio che
ospita l’organo. La luce all’interno
della chiesa filtra attraverso vetrate ed ha un valore simbolico,
indicando la strada che il fedele deve percorrere per arrivare a
Cristo, infatti illumina le navate che conducono alla zona presbiterale. La copertura è a botte e nell’incrocio della
navata centrale e la parte presbiterale è presente una
cupola. Sulla sinistra della chiesa c’è il campanile
di quattro piani, divisi da cornici marcapiano, che sorreggono la cella campanaria, rivestita con fasce
gialle e verdi Alla base del campanile ci sono delle
sculture di periodo medioevale, che probabilmente rappresentano Adamo,
Eva e il Diavolo e un animale rannicchiato.
|
|
Il Castello
Il castello-palazzo di
Ripalimosani è così chiamato in quanto la conformazione
attuale si discosta da quella di un vero e proprio castello, avendo
perduto, nel corso dei secoli, la severità della fortezza
medioevale per trasformarsi in un palazzo signorile. L'origine
del castello risale all'epoca medievale e, con molta
probabilità, al secolo XI.
L'edificio venne
adattato col tempo alle esigenze delle famiglie ricche dell'epoca,
tanto che la sua più radicale trasformazione, si ebbe proprio
durante il Rinascimento, quando cominciarono a farsi ancora più
incalzanti le esigenze della nobiltà.
Gli interventi che subì l'edificio furono così radicali
da far perdere allo stesso gran parte delle componenti feudali, che lo
caratterizzavano. Durante
il Rinascimento il castello venne trasformato in una vera e propria
residenza fortificata, la stessa struttura che in definitiva possiamo
ammirare oggi.
Il primo vero e proprio restauro ed ampliamento del palazzo lo si deve
all'intervento di Marino Mastrogiudice,
che tra il 1516 e il 1517 divenne signore di Ripalimosani. Nel 1521
avvenne la trasformazione da castello in dimora baronale.
La lapide della porta
principale testimonia quanto detto. Essa recita: Marinus Mastriiudicis
hanc arcem - Vetustate quassam in hanc magnitudinem - Cultumque a
fondamentis restituit - Anno redemptionis nostrae MDXXI. Nel
In questo periodo, nel castello si poteva ammirare una sala molto
grande, posta sul piano nobile, che veniva utilizzata per le
rappresentazioni teatrali. Accanto a tale sala era sistemata una
cappella o oratorio e, di fronte alla stessa, si trovava uno dei due
trabocchetti, l'altro era sistemato altrove, composto da paletti a
punta, utilizzati per punire gli ospiti poco graditi e i nemici. Una
scala esterna al palazzo, parallela al alla chiesa vicina era
utilizzata per il transito degli animali da soma oltre che delle
persone.
Ai lati del ponte levatoio, posto a protezione dell'ingresso principale
del castello, erano presenti due carrucole nelle quali si facevano
passare le catene, che venivano alzate o abbassate dall'interno per
consentire l'ingresso al castello. Il castello era munito di una
prigione ricavata nel tufo e molto buia, che i Ripesi chiamavano
Cafurdio. Nel 1828 il proprietario del castello, Sig
Marinelli, trasformò una parte del castello in una rimessa e
adeguòun'ala dello stesso ad abitazioni. http://www.turismomatese.com/dimorestoriche/palazzoducaleripa.html
|
Ripalimosani,
Super Scrigno si aggiudica il Palio
Prima Pagina Molise - A 'Libri &
dintorni' appuntamento con Ripalimosani
AltroMolise - |