ABBIAMO VISITATO IL MOLISE.

(Primavera 2005)

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Sonia e Sebastiano, Maria Luisa e Nunzio, Antonio e Ada, Anna e Antonio, Maddalena e Mario, Anna Rosa e Peppino, Angelo, Velio, Carlo, Francesco e Consorte, Pietro, Giovanni, Iole, Filippo, Anna, Armando, Antonino e Consorte e i Giovani di Kerres sono tutti Molisani che abbiamo incontrato tra il 28 maggio e il 16 giugno scorso nel Molise.

Ci hanno accolti nelle loro case o ci hanno ospitati; si son fatti guide per noi o hanno condiviso con noi momenti di scambi, d'affetto e d'amicizia.
É ognuno di loro che dobbiamo ringraziare, perché ci hanno permesso di vivere un viaggio indimenticabile nel Molise.

Senza la loro presenza, senza le loro attenzioni e suggerimenti, senza quei momenti magici che hanno saputo creeare per noi, il nostro viaggio non sarebbe stato cosi ricco proprio perché la dimensione della relazione personale ha predominato durante tutto il nostro percorso dal Basso a l' Alto Molise, dal mare alle montagne.

Termoli, Larino, Ururi, Santa Croce di Magliano, Casacalenda, Guardialfiera, Campobasso, Isernia, Agnone, Venafro sono tutti luoghi che ci hanno incantato per le loro ricchezze naturali e culturali, ma la ragione per cui il Molise rimane nel nostro cuore é perché ognuno di voi ha saputo comunicarci l'amore che portate dentro di voi per il vostro Paese.

Lettori di Comunicazione Molisani, che siate nati nel Molise o che siate discendenti di genitori molisani, tornate a rivedere o a conoscere i vostri luoghi natii. Che abbiate o non tracce di parentela nei vostri paesi, la gente del Molise v'accoglierà con la generosità legendaria di un popolo sempre fiero.




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Termoli


 Dopo il breve soggiorno nella città di Termoli sentiamo già il richiamo della terra frentana. La prossima tappa del nostro viaggio nel Molise é Larino. Durante i pochi chilometri che ci separano da Larino attraversiamo una splendida e ricca campagna, orgoglio dei contadini frentani per poi accedere alle prime colline del larinese in cui dominano il verde degli uliveti e quello più marcato delle vigne. É qui che sosteremo per qualche giorno e ammireremo sulle circondanti colline i paesi di Guglionesi, Portocannone, San Martino in Pensilis e Ururi.

Questa visita a Larino fu un ritorno al paese dei miei padri. É infatti a Larino che viveva la mia famiglia paterna da generazioni. E poi un giorno, nel lontano 1920, mio nonno Pardo Franco parti con la sua numerosa famiglia -eccetto mio padre,già sposato,che partirà verso l'America del nord negli anni cinquanta- verso il Brasile per poter assicurare un avvenire degno ai suoi figli. Seguirono poi altre partenze della famiglia Franco, tra cui mio padre, zii e cugini, negli anni cinquanta, verso l'America del nord. Il mio primo interesse dunque era di visitare i luoghi dove aveva vissuto la mia famiglia e rintracciare qualche membro della famiglia Franco che conobbi durante gli anni 1930.

Sotto questo aspetto il mio soggiorno a Larino fu un piacevole successo. Sapendo che la famiglia Franco aveva vissuto sopratutto nella Vecchia città di Larino, sin dal primo giorno ho percorso tutte strade e i vicoli dell'abitato ed ho cercato di riconoscere i luoghi e d'informarmi sulla mia famiglia. Difatti la Vecchia città di Larino é rimasta intatta, perció mi é stato facile immaginare comme vissero i miei nonni, mio padre, i miei Zii e cugini. Ma qual fu la mia gioia di ritrovare anche membri della mia famiglia! I nostri vicendevoli ricordi risalivano agli anni trenta, ma cosi vivi che hanno suscitato in noi bellissime emozioni.

La visita ai monumenti di Larino ebbe meno successo. Volevamo visitare il Palazzo Ducale, il Museo Archeologico e i resti dell'epoca romana, ma non fu possibile. Abbiamo trovato le porte chiuse, anche dopo esserci tornati una seconda volta. Non sembra che l'Amministrazione Comunale sia organizzata per ricevere i Turisti desiderosi di conoscere i momumenti locali. Prima di partire dall'America avevamo persorso diversi siti web di Larino e quelli del turismo della Provincia di Campobasso. I detti siti invitano i turisti a recarsi sul posto e ne fanno un sacco di lodi. Ma la realtà é tutt'altra. Sul posto si ha l'impressione che certi siti archeologici sono abbandonati ed altri completamente inaccessibili.

Ci siamo accontetati di visitare la cattedrale, sempre attraente e unica a causa della purezza del suo stile gotico pugliese. I restauri degli ultimi anni gli hanno ridato tutta la sua vitalità.   Abbiamo pure ammirato la modernità della nuova città che sorge a Piano San Leonardo. L'attività economica e culturale vi é evidente, benché sia pure evidente che l'amministrazione locale e il popolo di Larino abbandoni ad una triste sorte la Città Storica : l'oblio.......


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Larino

Terza tappa del nostro viaggio : Casacalenda. Siamo partiti da Larino col sole splendido pemeridiano. Eravamo quasi soli lungo la strada panoramica che sale da Larino per 13 chilometri verso Casacalenda.  Zigzagando riscopro paesaggi che mi sono familiari: il torrente Cigno giù in fondo nella vallata; la vallata di Civitella col Liscione come sfondo; le colline su cui ondeggiano i campi di grano; i boschi in cui predominano il verde cupo delle quercie con al primo piano il giallo forte delle ginestre; i caselli della ferrovia Termoli-Campobasso che ormai fanno figura di testimoni quasi secolare; la strada rupestre che nei lontani anni quaranta mi permetteva di raggiungere a piedi Larino.

Sono passati appena venti cinque minuti e Casacalenda s'offre al mio sguardo sulla dorsale est -già ombreggiata- che va dalla Terra Vecchia alla Montagnola. Il cuore mi batte.....: riconosco la Fontenova, e poi la Fonteprete, la Torre dell'orologio e il Palazzo Scipione, il Mercato e la nuova Chiesa del Carmine, il Corso Roma, il Municipio e il Palazzo Masciotta, il vecchio pastificio e il vecchio carcere..... Finalmente ritrovo il paese natio. Per parecchie ore rimango incredulo: é un sogno o realtà? I giorni che seguiranno saranno piene di sorprese, di ricordi e di profonde emozioni....(Fr.N.)




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Casacalenda

Quando si ritorna nel paese natale si vorrebero rivedere tutti i luoghi in cui si é vissuti  e si vorrebbe sopratutto scoprire come  la micro società d'un paesetto vive oggigiorno.  Obiettivi ardui poiché si é di passaggio e il tempo manca.  Io  mi sono rassegnato ed ho scelto di visitare il paese passo a passo durante quattro giorni pur approfittando dei diversi incontri  fatti durante il mio soggiorno per conoscere o capire la comunità odierna.
 
Mi é parso chiaro che nel mio paese rimangono poche tracce -eccetto quelle esterne- della società degli anni trenta e del dopo guerra.  I cittadini di quell'epoca sono ormai poco numerosi;  nuove generazioni li hanno rimpiazzati.  Il paese si é girato verso il modernismo:  tutte le case, anche quelle centenarie, benché severe all'aspetto esterno, hanno adottato tutti i conforti moderni;  tutti i divertimenti della audio-video fanno parte del quotidiano;  le macchine hanno rimpiazzato i treni ed i pulmann che circolano con scarsi viaggiatori;  le macchine hanno rimpiazzato gli animali per raggiungere i campi e i macchinari agricoli facilitano il lavoro degli agricoltori; per molti cittadini l'internet é diventato lo strumento quotidiano della comunicazione ; il vecchio e unico bar é scomparso rimpiazzato da diversi altri alla moda, frequantato da giovani e anziani;  le vacanze annuali, al mare o altrove, sono accessibili quasi a tutte le famiglie.
 
Ma ció che colpîsce di più l'emigrato che manca da  anni dal paese sono le attività culturali che durante tutto l'anno sono offerte ai cittadini.  Ho saputo con piacere che diversi gruppi a Casacalenda si danno al canto e al teatro, non solo per il piacere dei concittadini, ma anche di quelli della provincia.  In pochi giorni ho scoperto che la gioventù di Casacalenda é molto attiva e ció fa sperare un bel futuro per il paese.

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Difesa

Prima di lasciare il Basso Molise dove abbiamo visitato Termoli, Larino, Ururi, Santa Croce di Magliano, Guardialfiera, Casacalenda, voglio parlarvi di un soggetto che mi sta a cuore : il teremoto in questa regione del Molise.  Viaggiando tra un luogo e l'altro, la natura con le sue  bellezze ci fa dimenticare i disastri subiti dalla nostra gente.   Ma quando si penetra nei paesi, le numerose tracce del terremoto ci attristano, cosicché non possiamo fare a meno di pensare a tutto ció che hanno dovuto vivere i nostri concittadini nel 2002.  Noi che viviamo lontano dal Molise dimentichiamo facilemente questi tristissimi eventi in cui  i bambini sono stati le prime vittime, seguiti da coloro che hanno perso case, averi e che per mesi hanno vissuto sotto tende provvisorie. 
Ancora oggi tanta gente non ha ritrovato la sua casa e deve a volte vivere lontano dal paese, rifugiati da parenti e amici. 
 
Gl'Italiani come pure i Molisani sparsi nel mondo hanno reagito generosamente subito dopo il disastro, ma mano mano dimenticano la triste situazione in cui vive la nostra gente.   Visitando i nostri paesetti ho chiesto spesso informazioni sul disastro e la gente lo racconta come una catastrofe ancora presente nella loro mente.  I danni sono enormi: molte case non sono più abitabili; Chiese, Cappelle, Santuari, Conventi rimangono chiusi; i vecchi borghi, come quello di Casacalenda per esempio, sono stati abbandonati dal 90% della popolazione e stranamente sembrano luoghi fantasmagorici.   E camminando per i vicoli vuoti si ha la forte convinzione che ci vorranno anni e anni prima  di rivederli animati. 
La nostra gente é coraggiosissima!  Ho visto proprietari, aiutati da amici, che si danno da fare per ricostruire le loro case; ho visto vecchiette rimanere nelle casette pericolose facendo fiducia a Dio loro unico protettore.  Il Governo Italiano e il governo locale tardano a investire massivamente per la ricostruzione della regione.  Dovunque dove sono passato le critiche sono acerbe contro gli amministratori provinciali che aspettano le prossime elezioni per fare ancore promesse vane come solo scopo l'ottenzione di voti.  Certo i governi hanno assicurato i servizi più importanti alla popolazione, costruendo scuole, centri di servizi sociali e chiesette temporanee, ma non da ancora gli aiuti ai singoli cittadini che vogliono rientrare nelle loro case.  C'é da sperare che tale situazione cambii al più presto per ridare tutta la vitalità economica e sociale alla regione del Basso Molise. 
Concludo che se fate parte d'Associazioni Molisane fuori del Molise non perdete di vista l'obiettivo d'aiutare finanziariamente i vostri Comuni  che vivono ancora in condizioni economiche e umane molto precarie.  Aiutateli!     Franco Nicola
www.airfrance.ca

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Terremoto

Durante il nostro soggiorno a Casacalenda, benché limitati nel tempo, non ci siamo solo limitati a rivedere parenti e amici, né limitati a riscoprire il paese e i suoi bei monumenti culturali, ma ci siamo pure permessi uno svago inatteso e non programmato.  L’organismo LIPU aveva programmato una giornata delle farfalle a l’Oasi di Casacalenda.   Per me era l’occasione sognata di rimettere i piedi in quel bosco dove mi recavo frequentemente da bambino coi genitori e dove in quei tempi era possibile di prelevare la legna per la cucina e il riscaldamento.

 

In dieci minuti ci siamo ritrovati all’entrata dell’Oasi ben protetta e dove ci attendeva il Direttore, Carlo Meo, responsabile del  Centro Lipu di Casacalenda che in quel giorno era pure l’animatore dell’attività.  Che fortuna per noi di percorrere il sito  in compagnia di Carlo!   Con la sua vasta conoscenza  ci ha informato in modo simplice, dinamico e interattivo su l’ambiente in cui vivono

le farfalle, il loro comportamento, mimetismo,corteggiamento, segnali visivi, stimoli odorosi e su tanti altri aspetti dei lepidotteri che frequentano l’oasi protetta.

 

Dopo questa visita avvincente mi dicevo che i Casacalendesi e la Regione del Basso Molise sono fortunatissimi di possedere un luogo protetto alle porte di casa come quello  dell’Oasi Lipu.  In un momento  in cui bisogna ridare alla natura il posto che gli spetta, i cittadini del Molise hanno il privilegio d’accedere facilmente ad un luogo eccezionale per la fauna e la flora.    La mia breve visita a l’oasi,  in giugno , mi ha fatto vivere un momento magico in comunione con la natura e mi ha permesso di portar via con me un magnifico ricordo di Casacalenda.

http://www.lipu.it/oasi/oasiDettaglio.asp?32


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Eremo S Onofrio e Oasi Lipu


Non potevo lasciare Casacalenda prima d'aver visitato due luoghi importanti per i Casacalendesi e molti Molisani.  Voglio parlare di due luoghi sacri di Casacalenda : l'Eremo Sant' Onofrio e il Santuario della Madonna della Difesa.  L'Eremo Sant' Onofrio é il testimone secolare del misticismo francescano.  Fondato  sin dal XVo secolo fu fino a pochi decenni fa un faro di fede per il paese  e per la regione.  
Ho tanti ricordi dell'Eremo che risalgono alla mia infanzia e adolescenza .   Ricordo la Chiesa col suo dipinto dell'Annunciazione; ricordo il chiostro circondato dalle celle dei Frati e il refettorio col bel dipinto della Cena.  Ma ricordo pure altre cose più personali :  É il Padre Antonino, un
sacerdote di grande bontà e semplicità, che riceveva le mie confidenze e che
spesso m'introduceva nel lussurioso
giardino invitandomi a consumare la frutta stagionale.  É in questa chiesetta che venivo ad entusiasmarmi  davanti al magico presepe di Natale.  É a prossimità del convento che venivo a raccogliere l'incenso sul tronco di un maestoso pino ( oggi scomparso) per i Parroci Marcogliese e Di Lazzaro.  Qual non fu la mia tristezza d'arrivare al convento e di trovarmi davanti a un luogo senz'anima.  Le porte della chiesetta e del convento erano chiuse; più nessun frate presente sui luoghi.  Solo rimane testimone del disastroso terremoto del 2002 la sorgente d'acqua che scaturisce dalla roccia e continua a disalterare i rari visitatori.
Dopo l'Eremo ho visitato il Santuario della Difesa.  Questa Santuario che nacque da una leggenda, é stato frequentato dai fedeli durante un secolo.  Sul luogo vi arrivavano pellegrini tutto l'anno; ma ancora più numerosi erano i pellegrini che nel mese di luglio venivano dal Basso Molise per onorare la loro protettrice.  L'ultimo periodo fausto del santuario fu quello degli ultimi trent'anni con la presenza di religiose che assicuravano la custodia del Santuario e la protezione di giovani studenti della regione.  Anche qui, dopo il terremoto, le Religiose hanno abbandonato i luoghi e la loro misssione.
Era domenica quando venni a visitare la Madonna.  Verso le ore nove un custode apri le porte della chiesa.    Pochi momenti dopo arrivarono una dozzina di persone in macchina  per assistere alla celebrazione domenicale e ultimo fra tutti un sacerdote che celebró la Santa Messa. Ore dieci: la chiesa era già chiusa e non rimase sul posto anima viva.  Ho capito che un altro luogo sacro stava morendo a Casacalenda.   Anche qui, come al convento, sola testimone dei luoghi é rimasta la fontana della Madonna che col suo abbondante scrosio canta giorno e notte le lodi della Patrona dei luoghi.

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Difesa


Quarta tappa :  Campobasso.   Nessun molisano che torna nel Molise puó omettere un breve soggiorno nel capoluogo, Campobasso.   Prima perché é la città più grande del Molise e poi perché la città offre luoghi e monumenti importanti da visitare.  L'otto giugno al mattino, dopo un commovente addio a Casacalenda, siamo partiti per il capoluogo.  La distanza é appena una quarantina di chilometri e quindi non c'era nessuna ragione d'affrettarci.  Potevamo viaggiare prendendo la Bifernina che passa giù nel fondo valle, ma abbiamo preferito la nazionale 87 che fu per moltissimo tempo l'asse centrale della regione, affiancata del resto dalla ferrovia di stato.
La nazionale 87 s'arrampica lentamente e sinuosamente verso Campobasso permettendo  d'ammirare sempre nuovi paesaggi e abbracciare, almeno con lo sguardo, parecchi paesetti conosciuti, come Provvidenti, Bonefro, Morrone, Ripabottoni, Matrice, Limosano, ecc.  A metà strada ci si trova - siamo su colline piuttosto elevate e in una zona lontana dagli abitati -dinanzi a un gran numero di torri eoliche.  Ció ci fa piacere poiché l'avvenire appartiene alle
risorse energetiche pulite e durabili.
In quarante cinque minuti siamo già a Campobasso.   Diciamo subito che la città non essendo troppo distesa bisogna visitarla a piedi.  Noi, il primo giorno abbiamo visitato i nuovi quartieri e la zona novecentesca e il secondo giorno il Vecchio Borgo.   Visitando a questo modo abbiamo potuto osservare la vita qutidiana dei nostri corregionali.  Li abbiamo osservati al mercato, nei negozi, nelle chiese, nei musei, nei giardini pubblici, lungo le stradette della vecchia città, nei ristoranti e nei café.  E siamo rimasti incantati dinanzi al fatto che i campobassani siano poco stressati, pure avendoadottato alcuni aspetti della vita moderna.   Siamo pure rimasti incantati dinanzi alla cortesia della gente che accoglie il turista come se accogliesse un amico. 
Campobasso é una bella città coi suoi giardini, coi suoi monumenti, coi suoi palazzi e musei, con le sue mura e stradette antiche.  Ci é apparso chiaro che l'amministrazione si preoccupa del buon mantenimento dei luoghi storici e del benessere dei cittadini che vi vivono.
Se tornate a Campobasso non dimenticate di visitare la Chiesa del Sacro Cuore e il piazzale San Francesco, la Cattedrale e i suoi dintorni, il mercato e i giardini pubblici, tutto il vecchio borgo coi suoi negozietti, con le sue chiese (San Giorgio,San Bartolomeo) e col suo castello in cima.  Fermatevi nei caffé, nelle gelaterie, nei ristoranti (Il Podestà, Zia Concetta, per esempio) e cosi potrete apprezzare la gastronomia locale.  Vi confesso che lasciammo la città con rammarico.

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Campobasso

Cari amici di Comunicazione Molisani, più volte, sin dal mese d’agosto, vi abbiamo raccontato, in breve, il nostro viaggio nel Molise.  Vi abbiamo parlato del nostro soggiorno a Termoli,Larino,Casacalenda e Campobasso. Vi abbiamo fatto i nostri commenti sui danni materiali e economici causati dal terremoto.  Abbiamo messo in rilievo  i luoghi e fatti culturali che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso e messo in rilievo i simpatici incontri coi Molisani. In quest’ultimo articolo sul nostro viaggio vi parliamo del soggiorno -cinque giorni-  nell’Alto Molise.   Se avete già percorso una delle strade che da Campobasso vanno verso Isernia e i Comuni dell’Alto Molise sarete rimasti affascinati dinanzi alle vaste panoramiche che si succedono al vostro sguardo : dalle montagne imponenti ai colli verdeggianti, dalle vette annevicate agli oliveti del fondo valle, dai fiumi e torrenti limpidi ai paesetti secolari sospesi sui fianchi rupestri della questa regione appennina.

Ci aspettevamo che il fascino fosse rotto entrando nella città d’Isernia andando incontro a zone industriali comuni alle grandi città.  Ma assolutamente non, poiché il capoluogo dell’Alto Molise si stende in mezzo a colline in cui regna ancora una intensa cultura agraria.  Ci aspettavamo pure di ritrovarci nel frastuono delle grandi città dove a volte il turista rinforza la coscienza d’essere straniero; ma non, qui ci siamo sentiti come a casa di qualcuno che ci aspettava.  Isernia ci ha sedotti dovunque siamo passati nella città : davanti al monumento ai caduti, al mercato, nella cattedrale, lungo i vicoli del vecchio borgo, al caffé della piazzetta dell’Assunzione, al ristorante tipicamente locale dove abbiamo pranzato e alla Fontana Fraterna.  É quasi con rimpianto che abbiamo lasciato la città sapendo che c’erano ancora molte cose da scoprire.

Agnone ci aspettava in fin di giornata.  Vi siamo arrivati, dopo aver attraversato il colossale viadotto, mentre il sole dorava dei suoi sbagliori il lato occidentale dell’antica città.  Arrivati a l’Agriturismo Acquasalsa (c/da Rigaini) ci siamo fatti cullare, in seno alla prospera valle, dal canto delle allodole e la brezza della sera.  Dopo un meritato riposo, eravamo impazienti di scoprire questa città ricca di storia e d’arte.  La fortuna ci ha sorriso per fare la scoperta della città.  Un giovane colto e dinamico, Presidente dell’Associazione Kerres, Armando Li Quadri, ci ha guidato nelle viuzze della città, ma sopratutto tra i sentieri secolari della storia e dell’arte. Ed un momento magico fu quando ci ha presentati al dotto Antonio Camperchioli, cicerone volubile e infaticabile, che ci ha trasportati per due ore lungo i sentieri culturali di una città che porta molto bene il nome di ‘’Città d’Arte’’. 

Cari amici, se tornate ad Agnone non vi accontentate solo del Museo delle Campane, ma visitate le numerose Chiese medioevali e barocche, il Vecchio Convento, la ricchissima Biblioteca del Convento, le Fonderie del Rame, riabilitate dai Giovani del Kerres, e partecipate alle diverse attività culturali che non mancano mai durante i mesi dell’anno.  Qui, ad Agnone, finisce il nostro soggiorno di due settimane nel Molise.  Siamo partiti, ma con tantissimi ricordi nella mente e nel cuore.  Dopo tanti anni d’assenza dalla nostra regione, possiamo dire che sappiamo un pó di più sulle sue ricchezze naturali e culturali e convinti che il Molise é un gioiello sul suolo italiano.  Franco Nicola

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                                                            Agnone                                                                     Giovani di Kerres, Agnone


TORNATE NEL MOLISE !

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